
I numeri sono davvero consistenti, importanti. Giunta alla sua terza edizione, La terra degli dei, ovvero “Gli artisti della ceramica nel Centro Storico di Avigliana”, raccoglie 40 artisti di valore nazionale e internazionale per un totale di 130 opere, appuntamento da sottolineare nel panorama espositivo piemontese, frequentato ogni anno da un folto pubblico che appare sempre più appassionato verso questa forma d’arte. Una partecipazione assai numerosa che trova ospitalità nelle tre sedi messe a disposizione della mostra, la Chiesa di Santa Croce, la Galleria “Arte per Voi” e la Galleria “Porta Ferrata” (sono raggruppate qui le opere del Maestro Piero della Betta e dei suoi allievi), tutte nel panorama assai suggestivo della piazza Conte Rosso o delle sue piccole strade collegate. Come per le precedenti edizioni, l’organizzazione è dovuta a Luigi Castagna e Giuliana Cusino, responsabili dell’Associazione come della Galleria “Arte per Voi”, e all’Assessorato alla Cultura del Comune mentre la presentazione è dovuta a Donatella Avanzo, archeologa e storica dell’arte.
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La mostra, resa possibile grazie al fondamentale contributo, operativo e finanziario, della Città di Avigliana, nonché di privati, aziende e associazioni del territorio, vede allineate le opere – credo sia veramente d’obbligo citare i nomi di tutti gli artisti – di Rosana Antonelli, Lisena Aresu, Franca Baralis, Sandra Baruzzi, Giuliana Bellina, Tiziana Berrola, Luciana Bertorelli, Enrica Ciampi, Luigi Canepa, Antonio Capra (con gli eccellenti giochi cromatici), Claudio Carrieri (suggestioni antiche per l’inanellamento di questo torso) , Daniele Chechi, Ilaria Chiocchi, Giuliana Cusino (il suo mondo di favola e d’incanto, dove il sogno supera la realtà, un teatrino levigato e vitale, lucente, il suggestivo alternarsi dei colori, gioioso), Gianluca Cutrupi, Piero della Betta, Maria Josè Etzi, Marisa
Franchino, Evandro Gabrieli, Sara Galizio, Gian Genta, Sonia Girotto (da ammirare questa maschera d’uccellaccio piumato), Nadia Giuffrida, Ezio Gribaudo (deriva forse da qualche scavo archelogico, carica di anni, questa sua “Grande Madre”?), Susanna Locatelli, Caterina Mandirola, Marcello Mannuzza, Manuz, Guglielmo Marthyn, Paolo Pastorino, Brenno Pesci, Ylli Plaka, Ermes Ricci, Federico Rivetti (i suoi strumenti), Guido Roggeri, Carlo Sipz, Michelangelo Tallone, Sergio Unia, Nino Ventura, Vittorio Zitti. Sottolinea Giuliana Cusino: “Non a caso il titolo di questa mostra parla di dei: in tanti miti è divina la scelta di plasmare l’uomo con l’argilla conferendogli sacralità già agli
albori della nostra storia: anche quest’anno ci verrà regalata l’emozione di ritrovare fragili e bellissimi oggetti creati da importanti maestri e da più giovani artisti, uniti dalla passione per la materia e per le possibilità che essa consente”.
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Ancora una volta all’insegna della bellezza, ogni opera si presenta allo spettatore con una propria storia, diremmo anche con un sentimento tutto proprio, permeato di colore e di ruvidezza, delimitato da dimensioni più o meno piccole, di immediata comprensione o di uno sguardo più rallentato, di un’interpretazione colta con attenzione. Donatella Avanzo ricorda come con la scoperta della ceramica abbiano avuto inizio nuove forme scultoree ed espressioni simboliche sino ad allora mai intuite e come qui “in omaggio alla lunga stagione della “Grande Madre” due artisti contemporanei, Ezio Gribaudo e Claudio Carrieri, plasmano l’argilla e interpretano l’adorazione del corpo quale salvacondotto dell’arte che ci rende esseri migliori, non più bestie, capaci di nuovi linguaggi estetici in grado di dialogare con l’essenza dell’arte che emerge dalle nebbie del tempo”.
(e.rb.)
Giuliana Cusino, “Equus”, ceramica raku su tavola, 2018
Sonia Girotto, “Maschera di piume”, gres, 2018
Ezio Gribaudo, “Grande Madre”, terracotta, 1952
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L’assessora alla cultura
caratteristiche previste dallo Statuto. Per la sua designazione la legge Bray prevede la nomina da parte del Ministro dei beni culturali su proposta del Consiglio di indirizzo e non prevede bandi. Sul nome del candidato non vi è stata unanimità di consensi ma il presidente ha deciso di procedere alla votazione per arrivare celermente alla nomina e affrontare celermente le difficoltà di bilancio. Nella stessa seduta, alla luce delle difficoltà economiche, sono state autorizzate le sole tournées a copertura totale dei costi non autorizzando con voto unanime quella negli Usa. Ringrazio il sovraintendente Vergnano, ha concluso Leon, che lascia un teatro che si colloca ai massimi livelli del Teatro d’opera in Europa. Un teatro sorretto da lavoratori partecipi che in questa fase hanno manifestato con una lettera le loro legittime preoccupazioni. Le loro istanze sono state recepite dal Consiglio di indirizzo e dalla presidenza. L’Amministrazione, per il tramite del nuovo sovraintendente, intende proporre soluzioni atte ad espandere l’attività della nostra fondazione lirica sia a livello locale che internazionale lavorando ad un modello di teatro che sia al servizio della Città e del territorio. La sindaca, presidente della Fondazione incontrerà il prossimo 9 maggio tutte le componenti della Fondazione, compresi i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali per informarli e individuare un percorso condiviso tra Città e Teatro Regio con il fine comune di diffondere l’arte e la cultura musicale nella nostra città e nel mondo.
Il dibattito
maestranze.
L’intervento della sindaca Chiara Appendino
bisogno di interventi strutturali che non sono stati attuati in precedenza. Una seconda sfida è quella del pubblico: la situazione della biglietteria e degli incassi negli anni non è migliorata e quindi bisogna ragionare su come ampliare il pubblico. La terza sfida è riuscire a mantenere i livelli delle competenze professionali e della programmazione artistica pur con una più oculata gestione finanziaria, per questo alcune tournées sono state autorizzate e altre no. In questo momento lo sforzo del Consiglio di indirizzo e mio è per non chiudere in disavanzo il bilancio del 2017 e del 2018 perché questo è importante per il futuro del teatro e permettergli di continuare a crescere con una programmazione all’altezza del teatro.