redazione il torinese

Contabilità: corso Enaip

Ci sono ancora pochi posti per iscriversi al corso proposto da EnAIP Grugliasco: ELEMENTI DI CONTABILITÁ PER PICCOLE E MICRO IMPRESE.

Il percorso ti permetterà di acquisire le conoscenze necessarie per intervenire nei processi amministrativo-contabili propri delle piccole e micro imprese: verrà approfondita la normativa e la gestione operativa in regime di contabilità semplificata; attraverso il supportato di applicativi gestionali dedicati saranno erogati contenuti riferiti alla procedura contabile, alla codifica dei documenti e alla gestione della documentazione IVA. Il corso, della durata di 40 ore, è aperto alle persone occupate ed è finanziato al 70% da Regione Piemonte e Fondo Sociale Europeo. Al termine rilascia un Attestato di Validazione delle competenze. Per informazioni e pre-iscrizioni: www.enaip.piemonte.it oppure:

CSF GRUGLIASCO

Via Somalia 1/b – 10095 Grugliasco (To)

Tel: 011.7072210

E-mail: csf-grugliasco@enaip.piemonte.it

Via i simboli logorati

di Giorgio Merlo

Il voto del 4 marzo, piaccia o non piaccia, ha modificato in profondità la geografia politica del nostro paese. A partire, appunto, dal protagonismo dei nuovi soggetti risultati vittoriosi nella politica italiana
Ora, per non far di tutta l’erba un fascio, credo sia abbastanza oggettivo, nonché realistico, che qualunque alternativa alla maggioranza di governo giallo/verde o qualsiasi alternativa riformista e di centro sinistra alla potenziale maggioranza di centro destra non possono certamente passare attraverso la riproposizione del simbolo del Pd quale partito cardine della coalizione dell’ex centro sinistra. Quel simbolo, seppur nel pieno rispetto dei reduci che partecipano con ammirazione e devozione alle feste della ex Unità, non è più un elemento aggregante. E non lo dicono solo tutti i sondaggi, ma è appena sufficiente ascoltare la cosiddetta pubblica opinione nella sua multiforme e variegata composizione per rendersene conto. È un simbolo che ormai appartiene al passato.

Un simbolo logorato e stantio che certifica il fallimento di un progetto politico. O meglio, il suo
superamento nell’attuale contesto politico italiano. Fuorché qualche simpaticone, come l’attuale
segretario di quel partito, pensi che la Lega di Salvini e il partito di Casaleggio e Grillo si sciolgano
come neve al sole nell’arco di pochi mesi per l’inconsistenza dell’azione di governo. Come tutti
sanno, tutto ciò semplicemente non accadrà. Ma, al contempo, esiste ancora un elettorato – non si sa quanto vasto, ma comunque esiste – riconducibile al cosiddetto “popolo di centro sinistra” che chiede una nuova e piu’ efficace rappresentanza politica. Certo, un popolo che difficilmente si riconoscerebbe sotto il simbolo del Pd renziano, tra l’altro in perenne conflitto tra le varie bande interne, ma che forse è disponibile a spendersi per una alternativa realmente e autenticamente democratica, riformista e di governo. Purché si tratti di un esperimento politico ed organizzativo che non scimmiotti le nefandezze del passato recente e meno recente del Pdr, il partito di Renzi.
Ecco perché il recente appello di Massimo Cacciari di dar vita ad una nuova lista per le europee e,
di conseguenza, ad un nuovo contenitore che sia in grado realmente di ripartire con una nuova
classe dirigente, un nuovo linguaggio e un nuovo progetto politico non è affatto da scartare. Anzi,
forse resta l’ultima occasione per un popolo oggi radicalmente sbandato e disorientato – anche tra
gli stessi reduci delle feste della ex Unità – che chiede, a ragione, di riappassionarsi per una
speranza e una prospettiva politica che non siano solo funzionali al consolidamento di un potere
nelle mani dei soliti noti.

Incendi boschivi, ecco le norme attuative

Approvate in Commissione regionale  le norme attuative della legge quadro

In congiunta (Ambiente e Legalità) rinviata la relazione sugli incendi ai magazzini di trattamento rifiuti

Dopo il parere favorevole espresso dal Consiglio delle autonomie locali (Cal) e dalla prima Commissione (Bilancio) si è concluso l’esame, in seduta ordinaria della quinta Commissione (Ambiente), presieduta da Silvana Accossato, sulle norme di attuazione, approvate a maggioranza, riguardanti la legge quadro in materia di incendi boschivi prima della sua presentazione in Aula.

L’intervento normativo, si è reso necessario – ha spiegato l’assessore all’Ambiente Alberto Valmaggia – in seguito all’entrata in vigore del decreto legislativo numero 177/2016 e alla soppressione del Corpo forestale dello Stato. La Regione ha avviato un percorso, in tema di incendi boschivi, di aggiornamento della normativa prevedendo l’adozione di una legge regionale rispetto alla numero 21/2013. Gli oneri previsti ammontano a 3 milioni di euro all’anno.

La seconda proposta di legge all’ordine del giorno, la numero 252, verte sulla prevenzione e contrasto dell’abbandono dei rifiuti. Si è sottolineato al riguardo come non risultino sufficienti le azioni di volontariato, perché non sistematiche e legate al problema delle risorse. Per i proponenti (M5s e primo firmatario Federico Valetti) è necessario un forte coordinamento tra Comuni e Regione così come  un miglioramento della normativa e del testo di legge salvaguardandolo da potenziali conflitti tra normative europee e nazionali. Si è concordato di provvedere all’inserimento di alcuni aspetti normativi all’interno della legge numero 1/2018 e alla continuazione, del tavolo di lavoro con i tecnici dell’assessorato e i commissari al fine di poter inserire nuove norme di carattere tecnico. Nella seduta congiunta delle Commissioni Ambiente e Legalità è stata rimandata l’approvazione della relazione dell’indagine conoscitiva inerente agli episodi di incendio ai magazzini di impianto di trattamento rifiuti differenziati verificatisi in Piemonte per consentire a ciascun commissario di formulare nuove proposte.

Amiat e Carrefour per il World Cleanup Day

Amiat Gruppo Iren e l’ipermercato Carrefour di Corso Monte Cucco a Torino hanno scelto di collaborare in occasione del World Cleanup Day proponendo un’iniziativa di sensibilizzazione e informazione sulla corretta gestione dei rifiuti attraverso un’attività di coinvolgimento dei clienti dell’ipermercato. Sabato 15 settembre, infatti, dalle 10 alle 17.30 all’interno del punto vendita sarà posizionato uno stand di Amiat Gruppo Iren dove i clienti potranno partecipare ad un quiz sul tema della raccolta dei rifiuti. Sulla falsa riga dei più famosi giochi da tavolo, i partecipanti saranno invitati a testare la propria conoscenza sulla raccolta differenziata in modo divulgativo, suscitando nel contempo curiosità sul tema. Al termine del gioco, saranno distribuiti gadget e materiale informativo per rendere questo momento ricreativo occasione di educazione e sensibilizzazione sulla corretta gestione dei rifiuti, obiettivo della manifestazione a cui Amiat Gruppo Iren e l’iper Carrefour di Corso Monte Cucco hanno scelto di aderire.

Il Coaching nell’era digitale

Il 17 e il 18 settembre Torino ospita la XV Conferenza Nazionale dell’International Coach Federation, la Federazione che riunisce i coach professionisti, con oltre 31.000 membri in più di 141 nazioni

Per il XV anno ICF organizza una conferenza nazionale dedicata a un particolare tema: quest’anno il programma si concentrerà sul Coaching 4.0 nell’era digitale. L’evento prevede workshop e tavoli di lavoro per analizzare e capire l’impatto e le potenzialità che la 4^ rivoluzione industriale, la digitalizzazione e la robotizzazione hanno avuto e hanno quotidianamente sulla percezione del mondo, di noi stessi e soprattutto del nostro modo di comunicare e interagire con gli altri in qualsiasi ambito della vita. La conferenza diventa quindi un’occasione di confronto su come cambia il lavoro di un Coach Professionista nel mondo digitale, quali sono le nuove sfide (e con esse le nuove possibilità) da affrontare e in che modo le competenze di Coaching possono sostenere le persone e le aziende in questo processo di cambiamento. Commenta Raquel Guarnieri, Presidente ICF Italia: “L’idea è stata quella di organizzare un momento dedicato da un lato all’apprendimento di competenze che garantiscono l’efficacia del Coaching con l’utilizzo di strumenti digitali, dall’altro alla riflessione su come si modificherà il ruolo del Coaching nell’industria 4.0. A nostro avviso la professione di Coach può cogliere la sfida di utilizzare la rete per accorciare le distanze ed essere di supporto all’era virtuale.”

Programma e ospiti

Gli incontri si terranno presso il Palazzo Unimanagement del Centro Formazione Unicredit di via XX settembre 29, nelle giornate di lunedì 17 e martedì 18 settembre. Ai momenti di networking e workshop saranno alternati dibattiti, lezioni e keynote speeches. Tra i relatori alcuni ospiti internazionali come Shiri Ben Arzi e Damian Goldvarg.

Shiri Ben-Arzi è un Medical Coach: co-fondatrice e CEO di MCI – Medical Coaching Institute. L’obiettivo di MCI è facilitare il cambiamento nel sistema medico attraverso il Medical Coaching e le capacità comunicative, il rispetto, la resilienza e la formazione della leadership medica. Nel corso degli anni Shiri ha lavorato con le principali aziende farmaceutiche, organizzazioni mediche e ospedali di livello internazionale come: MSD, GSK, TEVA, Pfizer, GlaxoSmithKline, Neopharm, Ministero della Salute Israeliano e molti altri. In occasione del suo intervento a Torino si concentrerà sulla relazione tra Coaching e tecnologia: in particolare approfondirà le prospettive del group Coaching online e del valore aggiunto che il Coaching offre alle tecnologie mediche e sanitarie. L’incontro con Shiri Ben-Arzi è in programma lunedì 17 settembre alle ore 16:30.

Damian Goldvarg, che terrà la sua lectio martedì 18 alle 09.30, ha trent’anni di esperienza nel fornire servizi di sviluppo della leadership tra cui: assessment ed executive Coaching, facilitazione, formazione sulla leadership, pianificazione strategica e team building. Originario dell’Argentina, ha lavorato con aziende e persone in più di cinquanta nazioni, in America, Europa, Africa e Asia, offrendo servizi in inglese, spagnolo e portoghese. Goldvarg è anche autore di cinque libri sul Coaching, quattro dei quali in spagnolo. Il primo libro in inglese sarà pubblicato a breve.

Insieme a Goldvar e ad alcuni coach italiani di successo, martedì 18 alle 11,15 i presenti lavoreranno per co-creare un modello di competenze digitali da affiancare alle competenze di coaching.

Alla Conferenza interverrà anche Paola Marazzini, Director Agency & Strategic Partnerships di Google Italia ed Internal Coach. Dal 2007 Marazzini gestisce per Google un team proveniente dall’intero ecosistema delle principali Agenzie Media, Creative e Indipendenti e dal 2016 è anche alla guida di una task force dedicata alla consulenza digitale di alcuni top clients e partner strategici. Fa parte, inoltre, dell’EMEA Leadership Coaching Team che progetta e fornisce internamente supporto ai Google Executives. Forte della sua esperienza in un’azienda del livello di Google, Paola Marazzini suggerirà come reinterpretare l’arte del Coaching nell’era delle nuove tecnologie. Il suo intervento sarà martedì 18 settembre alle ore 14.30.

Il programma completo degli incontri è disponibile online, sul sito dell’ICF:

http://www.conferenzaicf.it/programma/

Iscrizioni e tariffe

Le iscrizioni alla Conferenza sono aperte e rivolte a tutti. I soci di ICF Italia avranno diritto a una tariffa agevolata, ma non è necessario essere soci per potersi iscrivere.

Tutte le info per l’iscrizione sono disponibili online: http://www.conferenzaicf.it/prezzi/

È possibile iscriversi a una sola giornata (166€ per i soci, 225€ +iva per i non-soci) o a entrambe (277€ per i soci, 375€ +iva per i non soci); ma anche seguire gli incontri in streaming (150€ per entrambe le giornate).

Informazioni Utili

Ulteriori info utili sono disponibili sul sito dell’ICF: http://www.conferenzaicf.it/informazioni-utili/

È inoltre possibile contattare: info@conferenzaicf.it

 

I tappeti della guerra russo-afghana

13-09-2018 Inaugurazione della mostra “Dall’Afghanistan all’Italia. I tappeti delle guerra russo-afghana 1979-1988”

Ci sono anche semplici stilizzazioni di aerei, carri armati, fucili bombe ed elicotteri nei trenta tappeti Baluci afghani esposti nella mostra “Dall’Afghanistan all’Italia. I tappeti della guerra russo-afghana. 1979-1988”, allestita nella galleria Carla Spagnuolo di Palazzo Lascaris dal 13 settembre al 6 ottobre 2018.”Dalle trame di questi tappeti – ha affermato il consigliere segretario Giorgio Bertola durante l’inaugurazione – emergono le trame delle storie personali di coloro che li hanno tessuti a mano nei cortili delle case afghane. Una produzione artistica che racconta le vite di una comunità e potenzia il messaggio rendendolo comprensibile a tutti attraverso le immagini semplici dettate dalle emozioni”.   La mostra verrà aperta in via straordinaria anche sabato 6 ottobre (dalle 15 alle 21) in occasione della manifestazione cittadina Portici di Carta. Quel giorno l’esposizione sarà accompagnata da un intervento con musiche tradizionali afghane e da una dimostrazione di tessitura su un telaio artigianale. 

Sanità, dalla Regione 14 milioni per liste d’attesa

In arrivo dalla  Regione Piemonte per le aziende sanitarie 14 milioni di euro destinati all’abbattimento delle liste di attesa, al fine di fornire 385 mila prestazioni in più e per acquistare nuovi macchinari di ultima generazione. La Regione prevede così di  arrivare all’azzeramento, ovvero il rientro nei parametri di legge del Ministero della Sanità, entro il prossimo anno. Il presidente Sergio Chiamparino – dice che sulle liste d’attesa c’è da recuperare, a causa di “una situazione pesante, con la sanità commissariata. Adesso stiamo lavorando con grande impegno per lasciare un segno in un campo che ai cittadini sta giustamente molto a cuore”. La Giunta ha approvato i piani per l’abbattimento delle liste che le aziende sanitarie  hanno fornito, finanziandoli integralmente. Aggiunge l’assessore alla Sanità Antoni Saitta: “non ci sono più alibi. Faremo controlli rigorosi, verificando  vengono spese le risorse”.

Ceronetti, l’intellettuale antipopulista

di Pier Franco Quaglieni

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Guido Ceronetti è stato un uomo semplice, gioioso, intransigente. Ha odiato le tirannie ideologiche del Novecento e il giacobinismo della Rivoluzione Francese. Seppe vedere la grandezza di de Maistre, grandissimo scrittore, come già riconosceva anche Mario Soldati. Ha tradotto in modo magistrale e non convenzionale i carmina di Catullo con una sensibilità che ci ha reso, come forse nessun altro, il poeta dell’amore sfortunato vissuto nel tempo in cui tramontava l’antica repubblica e la corruzione stava invadendo la vita pubblica e privata di Roma L’animo delicato, tenero, licenzioso ed ironico di Catullo è reso, come neppure il raffinatissimo latinista Vincenzo Ciaffi seppe fare. Altrettanto preziose sono le sue traduzioni dall’ebraico, in primis, del Cantico dei cantici. È stato un uomo che trovava e creava divertimento con il suo straordinario teatro di burattini, il Teatro dei Sensibili, un uomo ricco di un’ironia che non faceva sconti a nessuno, rifiutando i manicheismi settari. A Cetona trascorse la sua vita di vegliardo lucidissimo, mantenendo il gusto per la vita, una vita semplice ed austera. Quando veniva a Torino andava spesso dal comune amico Sante Prevarin al “Montecarlo”, ma le sue esigenze alimentari erano minime non solo perché vegetariano, ma perché si poteva considerare un moderno eremita che si accontentava di poco. Fece gradualmente, ma convintamente, la scelta vegetariana sull’esempio di Aldo Capitini bandiera della non violenza, come Piero Martinetti della causa degli animali. Fu contrario alla sperimentazione sugli animali e una volta Alda Croce mi disse che” Guido consentiva a quelle battaglie di essere meno solitarie e di trovare voci autorevoli sui giornali” e mi ricordò di averlo avuto spesso al suo fianco nella difesa del patrimonio paesaggistico e storico, senza gli snobismi di “Italia nostra”. Fu anche contro l’accanimento terapeutico, ma non si pronunciò mai a favore dell’eutanasia. Fu contrario al voto ai diciottenni, una scelta bizzarramente voluta da Amintore Fanfani nel 1975. In tempi recenti, Guido rifletteva sul fatto che ci fosse troppa gente impreparata ad esercitare con un minimo di consapevolezza il proprio diritto di votare, ingrossando le fila dei populisti arrogantemente orgogliosi della propria ignoranza. Sentiva il pericolo della “dittatura della maggioranza” come diceva Tocqueville, della oclocrazia, il governo delle plebi, di cui scriveva Polibio. Era, secondo lui, un po’ come pretendere di guidare un’automobile senza la patente. In campo religioso non esitò ad evidenziare i limiti di alcuni papi, in primis Papa Francesco. Difese ad oltranza il valore del Latino, sostenendo che le nuove classi dirigenti si distinguono negativamente anche perché non lo hanno studiato. Ci sarebbero tanti altri esempi della sua volontà di essere un bastian contrario, senza compiacersi di esserlo per partito preso. Per dirla con parole di Arturo Carlo Jemolo, era un “malpensante”. Pur sembrando un uomo disincantato, se non addirittura scettico, non esitava a definirsi un patriota e diceva che “l’Italia lo faceva molto soffrire per motivi di passione civile”. Amava citare Lucrezio e il suo “patriai tempore iniquo” che lui traduceva: “in questo tempo di sciagure per la patria”.

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Ceronetti, che ha attraversato decine d’anni di cultura italiana, si può considerare un uomo solo con il suo orgoglio, la sua umiltà, il suo spirito libero. Non è mai voluto entrare nel branco dei lupi famelici che costituisce il nocciolo durissimo della cultura italiana schierata. Alla Biblioteca cantonale di Lugano, che già conserva le carte di Prezzolini e di Flaiano, nel 1994 si è creato un fondo Ceronetti a dimostrazione di come i grandi italiani debbano fuggire in Svizzera ancor vivi per avere la sicurezza che i propri documenti vengano conservati nel modo dovuto. Una triade quella di Prezzolini, Flaiano e Ceronetti molto rappresentativa di un modo di pensare liberamente senza lasciarsi condizionare da nessuno. Quando si scrive di Guido Ceronetti bisogna parlare di un genio unico ed irripetibile, di un genio molto distante dal giacobinismo marxisteggiante torinese, rimasto coerentemente agli antipodi da certi ambienti che disprezzano chiunque la pensi in modo diverso da loro: gli eredi dell’egemonismo gramsciano sopravvissuti al crollo del Muro di Berlino hanno sempre ignorato Guido e la sua opera è stata circondata dal silenzio. Torino, la sua città (in effetti era nato ad Andezeno), non lo ha mai amato e lui si è sempre sentito estraneo ad una città conformista e chiusa. Come molti grandi torinesi con schiena diritta ha dovuto presto abbandonare Torino per veder riconosciuto il suo talento. Una volta, mettendomi in imbarazzo per l’immeritato elogio, mi disse che lo stupiva che io fossi rimasto a Torino, andando sempre controcorrente e che immaginava il prezzo che ero stato costretto a pagare. Per i suoi 90 anni fu il solo Centro “Pannunzio” a promuovere a Torino – con l’assenza più totale di autorità – un convegno in suo onore che ebbe un grande successo di pubblico e raccolse studiosi di rango a parlare dell’opera di Guido il quale avrebbe desiderato intervenire, se le sue condizioni di salute non glielo avessero impedito. Mandai l’amica Vinicia Tesconi a video-intervistarlo a Cetona. Un’intervista molto significativa che venne proiettata al termine del convegno condotto da Marina Rota. L’unico vero legame con Torino fu la sua assidua collaborazione con “La Stampa” per circa trent’anni. Con il coraggio e con la capacità propria di chi sa essere direttore di un grande giornale e non un giornalista che bazzica nelle stanze del potere, fu Alberto Ronchey ad invitare Guido a scrivere per “La Stampa” e fu Carlo Casalegno a intrattenere i rapporti con lui. Una volta Ceronetti mi disse che gli assassini di Carlo erano da ricercare tra gli eredi diretti del PCI, una verità scomodissima, ma non totalmente infondata. In piazza San Carlo nell’ottobre del 1977, a Torino, gli intellettuali e gli operai comunisti a manifestare solidarietà per Carlo ferito a morte, furono pochissimi perché lo ritenevano un reazionario. Avevo ascoltato con un certo imbarazzo durante una recente cena un giornalista vantarsi di aver chiamato lui Ceronetti al giornale, vincendo le resistenze di Casalegno. Evitai, per rispetto al padrone di casa, di smentire il pavone che si vantava di meriti che mai avrebbe potuto avere e che ingenuamente esibì quella sera, dimenticando che c’ero anch’io che con Casalegno e con Ronchey condivisi un lungo rapporto di sincera amicizia.

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In occasione del compimento dei 90 anni è venuta fuori la verità. La collaborazione di Ceronetti fu opera di Ronchey ed è stata lunga e proficua. Fu anche vicino al “Mondo” di Pannunzio. Poi con gli ultimi due direttori prima di Maurizio Molinari la collaborazione giornalistica di Guido è andata assottigliandosi fino a terminare. Da qualche tempo era titolare di una piccola rubrica sul “Corriere della Sera”. Ceronetti scriveva a ruota libera. Solo un esempio tra i tanti: sollevò dei dubbi sull’ergastolo a cui venne condannato il capitano delle SS Erich Priebke per la strage delle Fosse Ardeatine. Pochi in Italia ebbero il coraggio di farlo. Uno tra i pochi fu l’avvocato Gianvittorio Gabri, allora membro del CSM. Prevalse in quella condanna un giudizio storico-politico a danno della civiltà giuridica. Una volta Guido mi disse che “non vedeva politici che pensano”, un giudizio sicuramente troppo duro, ma con un fondo di verità. Ceronetti ha vissuto per tanti anni in condizioni economiche difficili, come è quasi inevitabile che accada ad uomo libero e scomodo come lui e non solo quindi perché i carmina non dant panem. Chi comanda ha bisogno di intellettuali malleabili e Ceronetti non è mai stato servile, ma sempre un liberissimo pensatore. A lui venne applicata la Legge Bacchelli che gli ha consentito di vivere, malgrado avesse le esigenze di un uccellino. Per i suoi meriti verso la Nazione, come per i senatori a vita. Forse Ceronetti avrebbe meritato di essere senatore a vita. Nel giugno 2014 alla festa dell’Inquietudine di Finalborgo proposi quella nomina per Ceronetti. In Liguria ebbe vasta eco, ma non varcò i confini liguri. Una nomina simile a quella di Eugenio Montale voluta dal presidente Giuseppe Saragat, scrissi in quella occasione. In Liguria era molto noto ad Albenga dove trascorreva lunghi periodi ospite del docente dell’Università di Siena Nicola Nante nella sua clinica San Michele dove curava gli acciacchi della vecchiaia e non disdegnava di chiacchierare con i degenti. Ha lasciato la vita in silenzio, poco dopo il compimento del 91° anno. La sua opera resta a parlare crocianamente per lui. È un’opera destinata a rimanere, anzi ad essere rivalutata nel tempo. In tutti i momenti decisivi della vita ha saputo fare le scelte che gli dettava la sua coscienza di uomo libero senza pensare mai al suo tornaconto, dimostrando una sincerità a volte persino disarmante, ma sempre meritevole di attenzione.

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Questo “cane sciolto” della cultura resta un testimone scomodo di un’età difficile in cui la maggioranza degli intellettuali si è spesso piegata come dei salici al vento del conformismo.Il mite, mitissimo ed ironico Ceronetti, un omino esile, persino fragile, ha saputo farsi sentire in tutte le occasioni in cui altri tacevano o dicevano cose banali. Un amico, appresa la sua morte, ha scritto con molto, forse eccessivo pessimismo: “Purtroppo la cultura sta morendo e prende sopravvento la notizia, spesso falsa, da consumare e dimenticare subito”. Nella non civiltà dei social un uomo come Guido non poteva continuare a vivere. La sua era una voce nel deserto. Era un uomo di una élite intellettuale che è finita con lui. Un anno fa, nel 2017, durante una lunga telefonata mi diceva che i nuovi barbari stavano arrivando. Aveva visto giusto. Guido si era rinchiuso da tempo nell’eremo di Cetona non solo per ragioni di salute. Come ha osservato Valter Vecellio, anche lui suo amico, Guido era “l’amaro impolitico più politico di tutti”. In senso civilmente molto alto, è stato infatti un eccezionale testimone di verità scomode, che seppe esercitare nella polis il suo ruolo pubblico di intellettuale. Pur orgogliosamente indipendente da tutti, ebbe un rapporto speciale con Marco Pannella che della non violenza fu un convinto assertore negli anni bui della violenza contestatrice e del terrorismo. Lo stesso Pannella amava citare Guido che partecipò persino ad un congresso radicale. Sarebbe tuttavia un errore grave parlare di lui in rapporto ai partiti perché egli ebbe il grande pregio di non sentirsi mai legato all’engagement, comunque professato. In questo senso, si potrebbe considerare un liberale, esponente cioè di quella cultura che privilegia il valore della libertà responsabile. Da vero “liberale” Guido ha sempre fatto parte per sé stesso. Collaborò al “Mondo” di Pannunzio, ma non si potrebbe considerarlo, per nessun motivo, “organico” a quel giornale. Il suo maggiore merito “liberale” fu proprio di essere sempre stato un intellettuale disorganico per usare un’espressione di Bobbio, antitetica a quella gramsciana. Una volta Mario Soldati definì Ceronetti “un titolare del proprio cervello, incurante delle critiche e delle ostilità che potevano suscitare i suoi scritti”. Amava il teatro delle marionette, ma non ha mai permesso a nessuno di farlo muovere, tirando i fili, come si fa con una marionetta. Era un uomo di carattere, non incline ai compromessi. Nel panorama desertificato della cultura italiana era rimasto solo lui a tenere alto il valore della libertà di pensiero senza compromessi. Quella casa di Cetona piena zeppa di libri resta un piccolo sacrario a cui gli italiani dovrebbero guardare, pensando al loro futuro, vergognandosi del loro presente.

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GUIDO CERONETTI

(Torino, 24 agosto 1927 – Cetona, 13 settembre 2018)

 

 

In duomo Torino ricorda Marchionne

Celebrazione religiosa in memoria di Sergio Marchionne, questa mattina presso la cattedrale di Torino. “Gli è stato affidato un patrimonio glorioso, quando era più gravemente compromesso. C’era bisogno non solo di risanare conti economici ma pure di ricostruire il senso della fabbrica in rapporto alla città che con la fabbrica era cresciuta e sulla fabbrica aveva costruito il suo destino di metropoli”, ha detto nell’omelia l’arcivescovo Cesare Nosiglia. Erano presenti il presidente di Fca John Elkann e l’amministratore delegato Mike Manley, l’ex premier Matteo Renzi, la sindaca Chiara Appendino  e il presidente della Regione Sergio Chiamparino. Tanti anche gli operai e i dipendenti del gruppo automobilistico, oltre ai big dell’economia e della finanza.