I parlamentari piemontesi della Lega, il senatore Giorgio Maria Bergesio e l’onorevole Paolo Tiramani hanno presentato un’interrogazione al Presidente della Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi per situazione del Centro di Produzione Tv di Torino.

“Il Centro di Produzione Tv di Torino è riconosciuto per la sua vocazione professionale alla realizzazione di programmi televisivi del segmento ‘kids’, nonché per la produzione di fiction di alta gamma, quali ‘Non uccidere’, ‘Romanzo Famigliare’, ‘I topi’, ecc., prodotti di riconosciuta e apprezzata qualità tecnica. Le istituzioni piemontesi svolgono in sinergia con la Film Commission Torino Piemonte attività attrattive e di stimolo alla realizzazione dell’industria cinematografica sul proprio territorio. Una presenza di lavoratori stagionali del Cinema con riconosciuta professionalità oltre a un indotto di servizi di supporto alle attività cinematografiche con un buon potenziale di sviluppo”. Nel documento si evince come ad oggi siano”non operativi e in stato di abbandono” gli studi dell’azienda italiana di proprietà pubblica Lumiq Studios Srl, con sede in Torino nel complesso di Virtual Reality & Multi Media Park, “posseduta da Comune di Torino, Città metropolitana di Torino, Regione Piemonte, e Politecnico di Torino, attualmente gestita da Rai in regime di sub-concessione – fino a tutto ottobre 2019, salvo proroghe – al fine di utilizzare gli studi televisivi ivi situati per la realizzazione di fiction e contribuendo alle spese di gestione ordinaria per circa 160 mila euro l’anno. L’azienda Rai ha concesso in appalto a studi Esterni a Roma la realizzazione della fiction ‘Il paradiso delle Signore’ con un contratto di circa 17 milioni di Euro, a seguito del mancato accordo sindacale proposto ai lavoratori del Centro di Produzione Tv di Torino”. Considerato l’obiettivo comune delle istituzioni di “trovare una mediazione e non perdere una produzione ambiziosa con ricadute economico-produttive per la Rai e per lo sviluppo del territorio piemontese”, Bergesio e Tiramani chiedono agli attuali ai vertici aziendali se “non ritengano particolarmente grave l’affidamento in appalto totale della fiction in studi Esterni a Roma”, se sia stato “valutato e proposto un diverso apporto di risorse Rai alla coproduzione al fine di impiegare gli studi Rai e Lumiq”, se “le motivazioni che hanno indotto la Rai ad attuare durante la trattativa sindacale con le Rsu di Torino lo ‘spoils system dei funzionari’ del Centro di Produzione Tv di Torino e quali azioni intenda effettuare la Rai presso il Centro di Produzione Tv di Torino “al fine di rilanciare le competenze per la realizzazione di fiction di alta gamma sul territorio piemontese”.
(foto: il Torinese)



Alessandro Volta, tra i più famosi fisici della storia, studioso e inventore molto prolifico che si applicò soprattutto allo studio dei fenomeni elettrici. Infatti, quella che viene comunemente chiamata la “
melmoso dell’acqua, Volta vide salire a galla e poi svanire nell’aria bollicine gassose. Incuriosito, racchiuse il gas all’interno di provette di vetro e incominciò a studiarne le proprietà e scoprì che poteva essere incendiato, sia per mezzo di una candela accesa, sia mediante una scarica elettrica(
grandi vantaggi e, già nella prima metà dell’Ottocento, l’illuminazione a gas divenne comune in molte città americane ed europee, a tal punto da modificare gli stili di vita dei cittadini: le strade, ben illuminate anche di sera, scoraggiarono i malintenzionati, la gente usciva anche di sera i luoghi d’incontro e cambiavano anche i costumi. Nel febbraio del 1822 il gas fece la sua prima apparizione a Torino, in piazza San Carlo, nel caffè del sig. Gianotti ( quello che oggi è il Caffè San Carlo) ma solo vent’anni dopo venne impiegato nell’illuminazione delle strade cittadine. Nel 1837, Carlo Alberto, autorizzò François Reymondon, architetto di Grenoble, e Hippolyte Gautier, ingegnere di Lione a costruire il gasometro di Porta Nuova e due anni dopo un nuovo tipo di illuminazione a gas entrò in funzione con 100 fiamme che divennero 1600 nel 1840. Le cronache dell’epoca raccontano che, nell’ottobre del 1846, “fra l’entusiasmo della popolazione, furono illuminate le contrade Dora Grossa e Nuova” e, poco dopo, anche le vie Po e Santa Teresa, piazza Castello, piazza San Carlo e piazza Vittorio. E tutto questo, in qualche misura, trovò origine anche da quella “nativa aria infiammabile di palude” che il Volta scoprì tra i canneti dell’isolotto sul lago Maggiore.



1118-2018. Prepariamoci, questo è l’anno dei Templari, come se su di essi mancasse ancora qualcosa che non è stato detto o scritto nonostante la miriade di libri, romanzi, leggende, fumetti e film esistenti sul tema, anche se spesso frutto di storie inverosimili e grottesche
dell’Ordine del Tempio non sono ben chiare perchè non esistono documenti da cui si possa risalire con esattezza all’anno di nascita della confraternita, né risultano testimonianze dirette degli eventi. Gli storici dell’epoca annotarono i primi appunti dopo la comparsa della congregazione, come fece l’arcivescovo-cronista Guglielmo di Tiro, secondo cui “nel 1118 alcuni pii nobili timorosi di Dio, del rango di cavalieri e devoti al Signore, professarono di voler vivere perpetuamente in povertà, castità ed obbedienza, secondo le consuetudini delle regole dei canonici”. Sul sigillo dell’Ordine due cavalieri sullo stesso cavallo simboleggiano l’ideale di povertà evangelica dei Templari. In quell’anno nove cavalieri si misero al servizio di Dio in una specie di associazione laica, di fronte al patriarca di Gerusalemme, con il compito di difendere i pellegrini diretti in
Terra Santa, sorvegliare strade e sentieri percorsi da ladri e briganti e fronteggiare gli assalti dei nemici arabi. E così, nel 1118, diciannove anni dopo la prima crociata, (anche se alcuni storici indicano il 1119 come data di fondazione) Hugues de Payns, cavaliere di Champagne, fondò l’Ordine dei poveri compagni di Cristo e del Tempio di Salomone che nacque a Gerusalemme in un’ala del Palazzo di re Baldovino II, a pochi metri dalla moschea di al-Aqsa e dalle rovine del Tempio di Salomone. Furono poi riconosciuti ufficialmente nel 1139 con la bolla pontificia di Innocenzo II. Potenti, temuti e rispettati, dal Mediterraneo orientale alla penisola iberica, protagonisti della storia delle Crociate, processati e condannati per eresia, i Cavalieri del Tempio non sono diventati famosi solo per il coraggio e la devozione dei suoi soldati in difesa della Terra Santa. Le loro ricchezze, che facevano gola a molti, ne fecero il più importante potere finanziario della Cristianità. Con una pioggia di donazioni da parte di persone ricche e aristocratiche divennero una potenza economica, quasi dei banchieri. A tal punto che il re di Francia, Filippo IV il Bello, strangolato dai debiti e dalla crisi economica, li attaccò duramente per impossessarsi dei loro beni accusandoli di eresia, adorazione di animali
diabolici e divinità pagane nonchè di essere attratti dall’islam. Papa Clemente V ordinò l’arresto dei Templari che furono imprigionati e torturati in modo da confessare colpe inesistenti. Clemente V soppresse l’Ordine ma non lo condannò mai. La storica Barbara Frale, studiosa dei Templari, trovò, quindici anni fa, nell’Archivio Segreto Vaticano la pergamena di Chinon che si credeva perduta, un prezioso documento che dimostra come il Pontefice non considerava eretico l’Ordine e intendeva salvare i monaci-guerrieri dalle infamanti accuse loro rivolte. All’inizio del Trecento la fama e la grandezza dei monaci crociati si spense, cancellata da un Re che temeva la loro potenza e ambiva a possedere le loro ricchezze. Re Filippo (nessuna parentela con il sottoscritto..) li condusse al rogo nel 1314. Dal Sacro Graal al mistero del tesoro del Tempio, dalla Sindone all’Arca
dell’Alleanza, settecento anni dopo, il fascino per i Templari è vivo più che mai e l’interesse per il mitico Ordine cavalleresco continua ad essere diffuso in tutto il mondo. A Torino i Cavalieri del Tempio avrebbero posseduto, secondo documenti del secolo XII, diverse proprietà in borgo Vanchiglia e in Val San Martino. Le prime sedi si trovavano nell’area tra via Giolitti e via Lagrange dove compariva la “domus” templare di Santa Margherita del Tempio, meta dei pellegrini europei. Nella piazza della Consolata spicca invece il campanile di Sant’Andrea, disegnato dal monaco architetto Bruningo mentre in via San’Agostino sorgeva la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo e in piazza IV Marzo alcune case medievali e la locanda dei Templari.





