redazione il torinese

Rai, interrogazione di Bergesio e Tiramani sul Centro di Produzione Tv di Torino

I parlamentari piemontesi della Lega, il senatore Giorgio Maria Bergesio e l’onorevole Paolo Tiramani hanno presentato un’interrogazione al Presidente della Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi per situazione del Centro di Produzione Tv di Torino.

“Il Centro di Produzione Tv di Torino è riconosciuto per la sua vocazione professionale alla realizzazione di programmi televisivi del segmento ‘kids’, nonché per la produzione di fiction di alta gamma, quali ‘Non uccidere’, ‘Romanzo Famigliare’, ‘I topi’, ecc., prodotti di riconosciuta e apprezzata qualità tecnica. Le istituzioni piemontesi svolgono in sinergia con la Film Commission Torino Piemonte attività attrattive e di stimolo alla realizzazione dell’industria cinematografica sul proprio territorio.  Una presenza di lavoratori stagionali del Cinema con riconosciuta professionalità oltre a un indotto di servizi di supporto alle attività cinematografiche con un buon potenziale di sviluppo”. Nel documento si evince come ad oggi siano”non operativi e in stato di abbandono” gli studi dell’azienda italiana di proprietà pubblica Lumiq Studios Srl, con sede in Torino nel complesso di Virtual Reality & Multi Media Park, “posseduta da Comune di Torino, Città metropolitana di Torino, Regione Piemonte, e Politecnico di Torino, attualmente gestita da Rai in regime di sub-concessione – fino a tutto ottobre 2019, salvo proroghe – al fine di utilizzare gli studi televisivi ivi situati per la realizzazione di fiction e contribuendo alle spese di gestione ordinaria per circa 160 mila euro l’anno. L’azienda Rai ha concesso in appalto a studi Esterni a Roma la realizzazione della fiction ‘Il paradiso delle Signore’ con un contratto di circa 17 milioni di Euro, a seguito del mancato accordo sindacale proposto ai lavoratori del Centro di Produzione Tv di Torino”. Considerato l’obiettivo comune delle istituzioni di “trovare una mediazione e non perdere una produzione ambiziosa con ricadute economico-produttive per la Rai e per lo sviluppo del territorio piemontese”, Bergesio e Tiramani chiedono agli attuali ai vertici aziendali se “non ritengano particolarmente grave l’affidamento in appalto totale della fiction in studi Esterni a Roma”, se sia stato “valutato e proposto un diverso apporto di risorse Rai alla coproduzione al fine di impiegare gli studi Rai e Lumiq”, se “le motivazioni che hanno indotto la Rai ad attuare durante la trattativa sindacale con le Rsu di Torino lo ‘spoils system dei funzionari’ del Centro di Produzione Tv di Torino e quali azioni intenda effettuare la Rai presso il Centro di Produzione Tv di Torino “al fine di rilanciare le competenze per la realizzazione di fiction di alta gamma sul territorio piemontese”.

 

 

(foto: il Torinese)

Chi ha paura delle masche?

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce.

Folletti e satanassi, gnomi e spiriti malvagi, fate e streghe, questi sono i protagonisti delle leggende del folcklore, personaggi grotteschi, nati per incutere paura e per far sorridere, sempre pronti ad impartire qualche lezione. Parlano una lingua tutta loro, il dialetto dei nonni e dei contadini, vivono in posti strani, dove è meglio non avventurarsi, tra bizzarri massi giganti, calderoni e boschi vastissimi. Mettono in atto magie, molestie, fastidi, sgambetti, ci nascondono le cose, sghignazzano alle nostre spalle, cambiano forma e non si fanno vedere, ma ogni tanto, se siamo buoni e risultiamo loro simpatici, ci portano anche dei regali. Gli articoli qui di seguito vogliono soffermarsi su una figura della tradizione popolare in particolare, le masche, le streghe del Piemonte, scontrose e dispettose, mai eccessivamente inique, donne magiche che si perdono nel tempo e nella memoria, di cui pochi ancora raccontano, ma se le loro peripezie paiono svanire nei meandri dei secoli passati, esse, le masche, non se ne andranno mai. Continueranno ad aggirarsi tra noi, non viste, facendoci i dispetti, mentre tutti fingiamo di non crederci, e continuiamo a “toccare ferro” affinchè la sfortuna e le masche, non ci sfiorino. (ac)

1 / Chi ha paura delle masche?

Credenze religiose, leggende, miti e fantasiosi racconti popolari fanno sì che in ogni parte del mondo vivano creature magiche e stregonesche, conturbanti divinità o dispettosi spiriti figli di Madre Natura. Nei territori dell’immensa Africa tutti temono il “voodoo”, e Fetischeur eTradipraticien sono figure riconosciute, temute e rispettate dall’intera popolazione; in Oceania, Ginga –“il Coccodrillo”, Gandajiti – “il Canguro” e Almudj – “il Serpente”, appaiono in sogno agli uomini e li guidano nei luoghi sacri della Terra, aiutandoli nelle scelte e nella difficoltà della vita. Ancora, nei Caraibi, le credenze del popolo Taino si espandono per tutto il territorio e fanno sì che gli sciamani occupino un ruolo di assoluto rilievo nelle comunità, poiché sono gli unici in grado di dominare gli spiriti. Un culto sicuramente conosciuto è quello di Nuestra señora de la Santa Muerte, conosciuta anche con il nome di La Catrina o La Flaca, rito che si svolge il 2 Novembre in Messico. Si tratta di una divinità di origine precolombiana, adorata dagli Aztechi, la Dea Mictecacilivati, dea della morte, dell’oltretomba e della rinascita. Non a caso La Muerte messicana non intimorisce i suoi fedeli, ma li accoglie e li protegge con benevolenza, accogliendo tra le sue braccia anche le minoranze perseguitate a causa di pregiudizi e di preconcetti.   Queste sono solo alcune delle innumerevoli credenze che si diramano nel Mondo, e sono solo pochissimi esempi che valgono a testimoniare come il confine tra realtà e superstizione si dimostri labile e sottile, tanto che si potrebbe quasi affermare che in verità tale confine non esista. E se questi culti vi appaiono troppo distanti, pensate all’alone di mistero che ancora oggi sovrasta l’attuale città di Danvers, l’antica Salem, nel Massachusetts, all’interno di quell’America che non possiamo fare a meno di conoscere, -almeno per sentito dire-, e idolatrare, -almeno per conformismo-. E se ancora pensate che questo tipo di storie non vi riguardi, provate ad allontanarvi dalle vostre città e ad addentrarvi in qualche borgo ancora geloso del suo essere rurale e retrogrado, cercate qualche anziano rugoso che si riposa all’ombra e chiedetegli:chi sono le masche?

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Le masche sono le streghe del folcklore piemontese, di indole dispettosa, vendicativa e capricciosa, ma non così malvagie come le lamie della letteratura e dei racconti classici dell’orrore.
Si tratta di donne apparentemente normali, che vivono ai margini della comunità, un po’ perché scontrose, un po’ perché temute a causa delle loro approfondite conoscenze delle erbe, per curare malattie o ferite, e delle loro abili capacità di levatrici. La condizione di subalternità delle donne dell’epoca medievale, che le voleva relegate alla casa, all’accudimento dei figli e al lavoro dei campi, faceva sì che attorno a tali figure femminili così diverse e “acculturate”, si creasse un alone di mistero e sospetto, che aumentava con il passare del tempo e finiva inevitabilmente con il trovare nelle masche il capro espiatorio perfetto per qualsiasi calamità o disgrazia. Va da sé che le “signore” emarginate venissero anche perseguitate e sacrificate ad opera dell’Inquisizione.
Le masche possono trasformarsi in animali, come il pipistrello, il maiale, la capra, la biscia o il gatto, possono decidere, poi, di comparire improvvisamente, per spaventare i viandanti notturni, già intimoriti dall’oscurità della notte.  E’ di notte, infatti, che esse agiscono, quando la vita nel villaggio si ferma e si assopisce, quando i contadini affaticati si curvano vicino al fuoco e le donne mettono a dormire i figli; solo alcuni viaggiatori guardinghi si attardano a percorrere sentieri ingannatori, resi ancora più tortuosi dall’ombra tenebrosa. Tali figure, messe in contrapposizione rispetto alla “normale” comunità, colpiscono nei luoghi più diversi: nelle case, nelle stalle, ma anche nei boschi, vicino ai grandi alberi o nei crocevia delle strade di campagna. Scagliano i loro sortilegi sui parenti, sui compaesani e talvolta su sconosciuti viandanti, su chiunque, per qualche motivo, abbia urtato la loro suscettibilità, acceso la loro invidia o pizzicato il loro lato geloso.

 


Si dice che si riuniscano in luoghi deputati, generalmente denominati “Pian delle streghe”, quattro volte all’anno: il 2 febbraio, (la Candelora), il 1 maggio, (la Crocefissione), il 1 agosto, ( il raccolto) e il 31 ottobre, (la vigilia di Ognissanti). Le masche si differenziano dalle streghe “canoniche” perché pare non abbiano   rapporti “diretti” con il Demonio, infatti svolgono le riunioni solo tra loro, e non partecipano ai Sabba come le loro consorelle. I loro poteri sono strettamente collegati alla natura, esse possono causare tempeste, nebbie e terribili temporali che distruggono i raccolti e, se questo non bastasse, possono provocare lunghe carestie, per vendicarsi di eventuali torti che la comunità ha procurato loro. Anche se decisamente in numero minore, si attestano anche aneddoti positivi: qualche masca ha messo a disposizione le proprie conoscenze per portare a termine un parto difficile o per aiutare un giovane gravemente ferito o un ammalato in fin di vita. Sono creature quasi immortali, rimangono in vita finchè decidono di averne a sufficienza di questo mondo umano, non hanno il dono dell’eterna giovinezza, né sono immuni da malanni o acciacchi della vecchiaia; anche loro si trovano   a invocare la morte, tuttavia per poter lasciare questa terra esse devono trasmettere i propri poteri . Il passaggio è diretto, generalmente si tratta della figlia o della nipote, in rari casi viene scelta una giovane al di fuori della famiglia. Nel caso la masca non trovi nessun erede, essa dovrà scagliare su un albero di noce i suoi poteri e l’albero seccherà immediatamente, se invece potrà contare sull’aiuto di un’amica, morirà con in mano un manico di scopa, che verrà, poi, gettato nel fuoco del focolare, per purificare l’aria e allontanare le energie magiche che il pezzo di legno ha assorbito.

 

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Molte masche dispongono del Libro del Comando, un testo di magia con indicati i metodi per distinguere gli spiriti benigni e quelli maligni, gli incantesimi per invocare sia gli uni che gli altri, in modo da chiederne l’aiuto per mezzo di responsi e rivelazioni; pare che, a seconda del verso   con cui le donne sfogliavano il libro, esse potessero leggere sia il futuro che il passato.
Su questo testo circolano molte leggende e polverose informazioni, per alcuni studiosi si tratta del De Cerimoniis magicis, attribuito a Enrico Cornelio Agrippa di Nettesheim, ultimo alchimista di tradizione medievale. Egli avrebbe steso tale scritto come quarto capitolo, segreto e destinato a pochi eletti, da aggiungere ai tre libri del De occulta philosophia libri tres.  Alcuni, più melodrammatici, ritengono che il testo sia stato scritto dal Diavolo in persona, altri, invece, ci testimoniano come l’amore per il marketing sia antico quanto l’uomo stesso, e ci raccontano, infatti, che tale oggetto, così personale e malefico, poteva essere acquistato, con un talismano in regalo, tramite i settimini, bambini nati prematuri e per questo ritenuti dotati di poteri di veggenza e sensitività. In tutte le raffigurazioni, il libro è rappresentato di grandi dimensioni, con inciso sulla prima pagina: “comanda, comanda, comanda”. Le masche, dunque, sono donne comuni, certo scontrose e capricciose, relegate ai limiti della comunità, ma comunque non riconoscibili ad un primo sguardo: come fare, allora per smascherarle?  Prima di tutto bisogna osservarle bene e vedere se hanno delle strane cicatrici: potrebbero infatti essere delle ferite che esse si sarebbero procurate mentre erano in forma di animale, in secondo luogo, esse non si lasciano pettinare, in terzo, le masche non si ubriacano, anche se sono in grado di bere molto vino. Per allontanare ogni sospetto, tuttavia, il metodo è quello stesso che si usa per smascherare una qualsiasi strega comune: è necessario cercare il “marchio” della strega, un neo a forma di stella sulla spalla sinistra o una piccola protuberanza sul pube.

 

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E una volta scovata? Ecco alcuni metodi per difendersi da loro e dormire sogni sicuri:

  1. Portare al collo una collana di tela grezza, con all’interno un ossicino a forma di croce e peli di gatto, (oppure unghie di gallo, anche se meno efficaci), aghi di pino e piume di civetta catturata in una notte di plenilunio.
  2. Mettere sulla porta alcuni fuscelli a forma di croce o una scopa di saggina sul focolare, la masca si fermerà a contare i fili di saggina invece che lanciare malefici, finché la luce dell’alba non la scaccerà via.
  3. Non lasciare i panni dei neonati stesi dopo il tramonto, perché una masca potrebbe toccarli
  4. Tenere qualcosa di benedetto a contatto con il corpo

Con tali precauzioni nessuna masca potrà farvi del male, riuscirete a scacciarla e a tenerla segregata nella solitudine del suo giardino, in compagnia delle erbe e della luna, laddove si merita di stare, senza poter nuocere a nessuno. Ma quando vi renderete conto che nessun altro potrà aiutarvi se non lei, e andrete a supplicare il suo aiuto, non vi stupite se, indispettita, prenderà la scopa e vi volterà le spalle, volando via sogghignando, come un barbagianni nella notte.

 

Alessia Cagnotto

Bisagno al Polo del ‘900

Il Centro culturale Piergiorgio Frassati organizza per venerdì 14  alle  21.15 al Polo del 900, in via del Carmine, 14 una serata dedicata alla figura del partigiano cattolico “Bisagno”. La serata e la proiezione del docu-film, saranno introdotte e commentate dal giornalista e autore dell’opera Marco Gandolfo e dal Vice Presidente del Comitato per i diritti umani della Regione Piemonte Giampiero Leo.  “Personaggio amatissimo dai suoi uomini e dalle popolazioni contadine. Dotato di un carisma straordinario, – commentano i promotori della serata – si oppose con decisione a ogni tentativo di politicizzazione faziosa della Resistenza. E’ ricordato come “primo partigiano d’Italia”. La sua statura umana e cristiana ha segnato la vita di molti compagni, e la sua testimonianza personale e ideale, può essere un esempio luminoso anche nei nostri tempi così difficili”.

Alessandro Volta e la “nativa aria infiammabile di palude”

VOLTA 3Alessandro Volta, tra i più famosi fisici della storia, studioso e inventore molto prolifico che si applicò soprattutto allo studio dei fenomeni elettrici. Infatti, quella che viene comunemente chiamata lapila di Volta”, il primo generatore statico di energia elettrica mai realizzato, tanto da costituire il prototipo della batteria elettrica moderna, fu un’invenzione davvero rivoluzionaria. Ma al geniale ingegnere comasco si deve anche la scoperta del metano, avvenuta nel 1776, tre anni prima della “pila”. Alessandro Volta nel corso dei suoi studi di fisico e filosofo viaggiò molto, spostandosi in diversi paesi d’ Europa,senza trascurare i territori più vicini. Tra questi anche la sponda lombarda del lago Maggiore, dove – ospite della famiglia Castiglioni – trascorse ad Angera alcune giornate nell’autunno dell’anno in cui, a Filadelfia, veniva scritta la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America. Il soggiorno nel paese all’ombra della Rocca Borromea fu breve ma fruttuoso. Durante  una gita in barca attorno alle rive dell’IsolinoPartegora( quello che gli angersi chiamano “l’isulìn”), un piccolo scoglio circondato di canneti nelle acque del golfo di Angera,  praticamente l’unica delle undici isole del Lago Maggiore situata in territorio lombardo, Volta s’imbattè nell’aria infiammabile delle paludi. Costeggiando quei canneti, frugando con un bastone il fondoVOLTA melmoso dell’acqua, Volta vide salire a galla e poi svanire nell’aria bollicine gassose. Incuriosito, racchiuse il gas all’interno di provette di vetro e incominciò a studiarne le proprietà e scoprì che poteva essere incendiato, sia per mezzo di una candela accesa, sia mediante una scarica elettrica( Quest’aria arde assai lentamente con una bella vampa azzurrina”)ededusse che il gas si formava nella decomposizione di sostanze organiche, animali e vegetali, in assenza di ossigeno. Pensando immediatamente a un suo utilizzo pratico ( dalle sue ricerche risultava che quel gas fosse presente in grande quantità in  tutte le paludi) Alessandro Volta pensò subito a un utilizzo pratico della sua “aria infiammabile” e costruì una pistola elettroflogopneumatica in legno, metallo e vetro, il cui scopo sarebbe stato la trasmissione di un segnale a distanza, dimostrandosi – in pratica – un precursore dei sistemi di accensione dei moderni motori a benzina. Non pago realizzò una lucerna ad aria infiammabile e perfezionò l’eudiometro per la misura e l’analisi dei gas. Per una corretta determinazione della composizione del gas passò più di un quarto di secolo. La scoperta portò VOLTA 2grandi vantaggi e, già nella prima metà dell’Ottocento, l’illuminazione a gas divenne comune in molte città americane ed europee, a tal punto da modificare gli stili di vita dei cittadini: le strade, ben illuminate anche di sera, scoraggiarono i malintenzionati, la gente usciva anche di sera i luoghi d’incontro e cambiavano anche i costumi.  Nel febbraio del 1822 il gas fece la sua prima apparizione a Torino, in piazza San Carlo, nel caffè del sig. Gianotti ( quello che oggi è il Caffè San Carlo) ma solo vent’anni dopo venne impiegato nell’illuminazione delle strade cittadine. Nel 1837, Carlo Alberto, autorizzò François Reymondon, architetto di Grenoble, e Hippolyte Gautier, ingegnere di Lione a costruire il gasometro di Porta Nuova e due anni dopo un nuovo tipo di illuminazione a gas entrò in funzione con 100 fiamme che divennero 1600 nel 1840. Le cronache dell’epoca raccontano che, nell’ottobre del 1846, “fra l’entusiasmo della popolazione, furono illuminate le contrade Dora Grossa e Nuova”  e, poco dopo, anche le vie Po e Santa Teresa, piazza Castello, piazza San Carlo e piazza Vittorio. E tutto questo, in qualche misura, trovò origine anche da quella “nativa aria infiammabile di palude” che il Volta scoprì tra i canneti dell’isolotto sul lago Maggiore.

Marco Travaglini

La guerra del Canavese del XIV secolo

V Edizione “1339. De Bello Canepiciano”

 

Si svolgerà il 15 e 16 Settembre 2018, nel centro storico di Volpiano (TO) la 5° Edizione della Festa Medievale denominata “1339. De Bello Canepiciano. La Guerra del Canavese del XIV secolo”.

Nasceva infatti nell’ormai lontano 2008 l’embrione del De Bello, una sorta di “edizione zero”, durante la quale alcuni gruppi storici piemontesi, durante la fiera autunnale del paese, hanno creato un corteo per le vie del centro fino all’area del Castello. Qui, per la prima volta, venivano letti frammenti del testamento del Marchese Giovanni II Paleologo di Monferrato, morto in quelle stanze nel 1372. La giornata terminava con una dimostrazione di duelli storici con il coinvolgimento del pubblico che poteva avvicinarsi all’arte della guerra del XIV secolo attraverso riproduzione di armi di varie tipologie.

Dal 2010 ha preso il via una manifestazione più strutturata che negli anni a seguire, a cadenza biennale, si è arricchita di contenuti sempre più coinvolgenti per un pubblico di tutte le età.

Questa 5° Edizione vuole celebrare il Decennale del progetto “De Bello Canepiciano”, un progetto culturale di studio e ricerca sugli avvenimenti storico-culturali della guerra del canavese del 1300.

Giocoleria, musica itinerante, trampolieri e mangiafuoco si alterneranno in un continuo susseguirsi di colpi di scena per terminare con il grande spettacolo notturno del Sabato sera. Quasi 400 figuranti fra armati, popolani, antichi mestieri e scene di vita quotidiana, allestiranno un autentico villaggio tipico dell’epoca. Si tratterà di uno scorcio storico molto particolare in cui sarà possibile entrare in prima persona negli accampamenti per visite guidate e vivere esperienze e situazioni proiettati nel XIV secolo. Il Marchese del Monferrato Giovanni II Paleologo conquista Volpiano nel 1339 e vi pone le basi per la conquista del Canavese: ecco davanti ai vostri occhi un vero e proprio accampamento militare con macchine d’assedio (trabucchi), tende, cavalli, arene da combattimento, taverne per il ristoro…

 

Numerosi momenti sono dedicati ai giochi per i bambini: in una arena allestita appositamente per loro, con la supervisione di istruttori certificati, potranno avvicinarsi al mondo della scherma storica e partecipare a veri e propri combattimenti a squadre, in assoluta sicurezza e con le dovute protezioni ed accorgimenti. Anche quest’anno proponiamo La Grande battaglia al castello per i bambini che si svilupperà in un gioco di ruolo fantastico: una grande avventura gestita dalla Compagnia di San Giorgio e il Drago fatta di esperti educatori per le più giovani età, guiderà ben 140 bambini in una avventura senza eguali, coinvolgendo tutto il paese per circa 3 ore (su prenotazione, per informazioni tavoladismeraldo@msn.com). In p.za XV Aprile sarà possibile sperimentare la calligrafia medievale con il laboratorio “L’angolo della scrittura” promosso da Mediares, specializzata in laboratori per scuole e casa editrice con la collana PiemontArte. Una ampia area gioco sarà allestita dall’Oratorio San Giuseppe e un vero e proprio Asilo Medievale sarà gestito dal centro infanzia Lilliput di Volpiano.

Anche gli adulti avranno spazi per il gioco e il divertimento: un gioco a tappe condurrà attraverso un percorso di prove divertentissime che culmineranno nell’investitura a cavaliere del “Sacrissimo Ordine del Cigno Zoppo”. Il gioco della gabbia e l’ordalia dell’acqua, l’area di tiro con l’arco, il lupanare, le passeggiate a cavallo… Saràimpossibile annoiarsi.

 

E per le pause? Sarà possibile rifocillarsi nelle taverne medievali allestite per l’occasione con proposte di cucina tipica semplice e stuzzichevole: la stupenda Taverna di San Carlo, la frizzante Taverna di San Maurizio sotto le Stelle, la caratteristica Taverna del Vialot, la storica Taverna di Sir Riboldi e molte altre possibilità di godersi un pizzico di soddisfazione enogastronomica durante il percorso della festa.

 

Grande spazio è dedicato alla cultura con conferenze e mostre espositive: la mostra sulla “Tortura, stregoneria ed Inquisizione” a cura del Centro Ricerche e Studi sulla Stregoneria in Piemonte, la straordinaria mostra sull’ “Abbigliamento e moda nel XIV secolo” a cura di Samby – Creazioni Sartoriali, le mostre sulla storia del “Marchese Giovanni II Paleologo del Monferrato” e su “Armi ed armature” a cura del Circolo Culturale Tavola di Smeraldo sono solo 4 delle molte possibilità di incontrare momenti di approfondimento storico nel De Bello Canepiciano. Le conferenze: organizzate in collaborazione con la Associazione Terra di Guglielmo di Volpiano (TO), si svolgeranno al Palazzo Oliveri (Vicolo Fourat) e toccheranno tematiche interessantissime: dalla sessualità alla tintura dei tessuti, da tematiche di archeomedicina alla stregoneria, dalla morte nel medioevo all’alimentazione ed arte della guerra. Uno sguardo speciale viene dedicato al Millennio della nascita dell’ordine Templare con la rassegna “I Templari: storia, mito e mistero”, realizzata in collaborazione con la Casa editrice e Centro studi Yume di Torino.

 

La Cavalleria storica del Marchese durante la manifestazione si esibirà in prove di abilità come la giostra all’anello, il saracino e la giostra all’incontro con le lance. Prove di abilità e dimostrazione di affinità con il cavallo verranno portate al pubblico per meglio avvicinare le persone a questi animali, da sempre compagni di vita per l’uomo in molti settori. Durante le due giornate il pubblico potrà conoscere un mondo nuovo, sportivo e ricreativo, legato all’equitazione. Sarà inoltre presente il Circolo Ippico “Il Pioppeto”, affiliato FISE, che proporrà piccoli percorsi a cavallo per grandi e bambini, avvicinando il pubblico all’equitazione attraverso momenti di conoscenza del cavallo e delle sue abitudini di vita in relazione all’uomo.

 

Il settore sportivo meglio rappresentato sarà senza dubbio la scherma storica nella sua nuova formula HMC (Historical Marzial Combat), sport da combattimento riconosciuto da CSEN e OPES (Enti di promozione sportiva affiliati al CONI) che schiera incontri singoli (duelli) e a squadre 3 vs 3, 5 vs 5, 10 vs 10. L’Italia ha la sua squadra Nazionale da ormai 7 anni e partecipa ai mondiali promossi dalle federazioni internazionali. La partecipazione ai mondiali è subordinata ad una selezione nazionale che si configura come una vera e propria Coppa Italia (da qui HMC-Cup) a cui partecipano atleti provenienti da tutta Italia sia nel settore maschile che femminile. Il 15 e 16 Settembre a Volpiano verrà inaugurato il campionato italiano e si giocherà la prima tappa del medesimo, valida per le selezioni ai mondiali 2019. Quest’anno avremo ospiti provenienti da molte nazioni europee (Svizzera, Inghilterra, Francia, Ucraina, Polonia, Germania). Festa medievale dunque ma con numerosi momenti sportivi:

– torneo scherma storica regolamento HMB e IMCF campionato italiano selezione per i mondiali 2019,

– torneo scherma storica regolamento Trecentesco Italiano,

– torneo di scherma storica regolamento Hema in Armis (circuito Italiano Hema in Armis) ,

– torneo di arcieria storica (campionato Piemontese 2018) ,

– dimostrazioni di equitazione storica (giostre all’incontro con lance, all’anello e giochi d’arme).

 

Due piazze della manifestazione saranno collegate in LIVE STREAMING dal sito www.debellocanepiciano.it

Un tour virtuale del De Bello Canepiciano è stato messo a punto in collaborazione con Elisa Ferrero: sarà sufficiente scaricare l’Applicazione gratuita izi.TRAVEL, selezionare “De Bello Canepiciano” e cominciare a scoprire le novità della 5 Edizione 2018. Per questioni di sicurezza l’accesso alla manifestazione sarà a numero chiuso con opportuni controlli alle porte di ingresso. Tutti gli spettatori hanno l’obbligo di conservare il biglietto di ingresso per eventuali verifiche. All’interno della manifestazione è vietato fumare.

 

 

Torino accoglie con la cultura i nuovi nati

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E’ stato presentato a Palazzo Madama  il “Passaporto Culturale”, destinato ad ogni nuovo nato. La Città di Torino, infatti, con un intervento trasversale agli Assessorati all’Innovazione, alla Cultura, alla Salute e alle Politiche Sociali e Abitative, adotta “NATI CON LA CULTURA”, il progetto concepito all’Ospedale S.Anna di Torino dalla Onlus Fondazione Medicina a Misura di Donna. Dal 14 settembre , l’Anagrafe Centrale di Torino distribuirà all’atto dell’iscrizione delle nascite, il ” Passaporto Culturale” che, grazie alla partnership con Abbonamento Musei, consentirà a tutte le famiglie per il primo anno di vita del bimbo il libero accesso a 32 musei del Piemonte accreditati ” Family and Kits friendly”, luoghi stimolanti che contribuiscono al supporto genitoriale nell’educazione : è un progetto per i primi mille giorni di vita che, per ogni individuo, sono fondamentali per il futuro sviluppo bio – psico -sociale. Alla presentazione ha preso parte l’assessora Francesca Leon in rappresentanza del Comune. ” La Cultura fa bene alla Salute – afferma la Prof.ssa Chiara Benedetto, Presidente della Fondazione Medicina a Misura di Donna Onlus, l’Ente che ha ideato il ” Passaporto culturale” – La partecipazione culturale attiva e la qualità dell’ambiente sono risorse che contribuiscono al ben – essere , allo sviluppo e al potenziamento creativo, partendo appunto dai primi 1000 giorni. L’Ospedale S.Anna ha infatti avviato un progetto di ricerca-azione sulla relazione virtuosa tra Cultura e Salute, con oltre 40 istituzioni culturali del territorio che stanno contribuendo a migliorare tangibilmente la qualità percepita dell’ambiente ospedaliero attraverso le arti visive, la musica e il teatro. Basti citare alcuni progetti come il ” Cantiere dell’Arte” grazie al quale venti ambienti grigi hanno preso nuova vita con azioni di pittura collettiva , diventando più ospitali e piacevoli. E, ancora, le” Vitamine musicali”, il più ampio programma musicale mai realizzato in un ospedale con oltre 100 appuntamenti in un anno grazie alla collaborazione con 13 istituzioni culturali e oltre 100 artisti. La musica dal vivo rasserena le donne durante le terapie oncologiche al Day Hospital ,dà il benvenuto alle nuove vite al reparto maternità e abbraccia l’ingresso e le sale di attesa. Dal 2017 il progetto si è arricchito della rassegna ” Vitamine jazz” sotto la direzione artistica di Raimondo Cesa, con il coinvolgimento dei più noti musicisti jazz torinesi, progetto che riprenderà verso la fine di ottobre con una programmazione di altissimo livello. ” ” Nati con la Cultura” è un progetto che nasce in ospedale per dare valore e far crescere il patrimonio di esperienze museali esistenti a favore delle famiglie, come servizio di comunità educante. Il progetto crea una connessione con le famiglie che non conoscono le opportunità offerte oggi dai musei che si presentano invece in questo modo come luoghi capaci di accogliere”, ha commentato Catterina Seia, Vice Presidente Fondazione a Misura di Donna ” Il progetto si sviluppa in rete e in alleanza tra Musei, mondo sanitario, educativo, pubblica amministrazione e altre istituzioni, in un territorio che ha politiche e progettualità di riferimento nazionali a favore della prima infanzia e nell’audience engagement territoriale “.

Helen Alterio

Torino, segni templari da 900 anni

1118-2018. Prepariamoci, questo è l’anno dei Templari, come se su di essi mancasse ancora qualcosa che non è stato detto o scritto nonostante la miriade di libri, romanzi, leggende, fumetti e film esistenti sul tema, anche se spesso frutto di storie inverosimili e grottesche. In realtà, dei Templari non sappiamo tutto poiché, di tanto in tanto, spuntano nuove rivelazioni, scoperte e nuovi insediamenti. Il 2018 è l’anno giusto per fare il punto della situazione, attraverso convegni, conferenze e altre iniziative rievocatorie perchè il celebre Ordine religioso-guerriero compie 900 anni di vita. Nove lunghi secoli che hanno lasciato tracce e segni anche sotto la Mole. Le gesta eroiche dei Cavalieri del Tempio in difesa dei cristiani e della fede e la ricerca continua e ossessiva del Santo Graal che spunta all’improvviso in chiese, monasteri e abbazie (anche nel duomo di Genova c’è un sacro Catino che, secondo la tradizione popolare, sarebbe il Graal autentico) ci lasciano confusi e perplessi. Così come le stesse origini dell’Ordine del Tempio non sono ben chiare perchè non esistono documenti da cui si possa risalire con esattezza all’anno di nascita della confraternita, né risultano testimonianze dirette degli eventi. Gli storici dell’epoca annotarono i primi appunti dopo la comparsa della congregazione, come fece l’arcivescovo-cronista Guglielmo di Tiro, secondo cui “nel 1118 alcuni pii nobili timorosi di Dio, del rango di cavalieri e devoti al Signore, professarono di voler vivere perpetuamente in povertà, castità ed obbedienza, secondo le consuetudini delle regole dei canonici”. Sul sigillo dell’Ordine due cavalieri sullo stesso cavallo simboleggiano l’ideale di povertà evangelica dei Templari. In quell’anno nove cavalieri si misero al servizio di Dio in una specie di associazione laica, di fronte al patriarca di Gerusalemme, con il compito di difendere i pellegrini diretti in Terra Santa, sorvegliare strade e sentieri percorsi da ladri e briganti e fronteggiare gli assalti dei nemici arabi. E così, nel 1118, diciannove anni dopo la prima crociata, (anche se alcuni storici indicano il 1119 come data di fondazione) Hugues de Payns, cavaliere di Champagne, fondò l’Ordine dei poveri compagni di Cristo e del Tempio di Salomone che nacque a Gerusalemme in un’ala del Palazzo di re Baldovino II, a pochi metri dalla moschea di al-Aqsa e dalle rovine del Tempio di Salomone. Furono poi riconosciuti ufficialmente nel 1139 con la bolla pontificia di Innocenzo II. Potenti, temuti e rispettati, dal Mediterraneo orientale alla penisola iberica, protagonisti della storia delle Crociate, processati e condannati per eresia, i Cavalieri del Tempio non sono diventati famosi solo per il coraggio e la devozione dei suoi soldati in difesa della Terra Santa. Le loro ricchezze, che facevano gola a molti, ne fecero il più importante potere finanziario della Cristianità. Con una pioggia di donazioni da parte di persone ricche e aristocratiche divennero una potenza economica, quasi dei banchieri. A tal punto che il re di Francia, Filippo IV il Bello, strangolato dai debiti e dalla crisi economica, li attaccò duramente per impossessarsi dei loro beni accusandoli di eresia, adorazione di animali diabolici e divinità pagane nonchè di essere attratti dall’islam. Papa Clemente V ordinò l’arresto dei Templari che furono imprigionati e torturati in modo da confessare colpe inesistenti. Clemente V soppresse l’Ordine ma non lo condannò mai. La storica Barbara Frale, studiosa dei Templari, trovò, quindici anni fa, nell’Archivio Segreto Vaticano la pergamena di Chinon che si credeva perduta, un prezioso documento che dimostra come il Pontefice non considerava eretico l’Ordine e intendeva salvare i monaci-guerrieri dalle infamanti accuse loro rivolte. All’inizio del Trecento la fama e la grandezza dei monaci crociati si spense, cancellata da un Re che temeva la loro potenza e ambiva a possedere le loro ricchezze. Re Filippo (nessuna parentela con il sottoscritto..) li condusse al rogo nel 1314. Dal Sacro Graal al mistero del tesoro del Tempio, dalla Sindone all’Arca dell’Alleanza, settecento anni dopo, il fascino per i Templari è vivo più che mai e l’interesse per il mitico Ordine cavalleresco continua ad essere diffuso in tutto il mondo. A Torino i Cavalieri del Tempio avrebbero posseduto, secondo documenti del secolo XII, diverse proprietà in borgo Vanchiglia e in Val San Martino. Le prime sedi si trovavano nell’area tra via Giolitti e via Lagrange dove compariva la “domus” templare di Santa Margherita del Tempio, meta dei pellegrini europei. Nella piazza della Consolata spicca invece il campanile di Sant’Andrea, disegnato dal monaco architetto Bruningo mentre in via San’Agostino sorgeva la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo e in piazza IV Marzo alcune case medievali e la locanda dei Templari.

Filippo Re

 

Tutti i numeri di Peperò

250.000 presenze, 800 quintali di peperoni venduti e 1100 kg di Pane della Fiera, 3500 degustazioni gratuite, cene sold-out e un grande apprezzamento per le novità proposte

Si è svolta dal 31 agosto al 9 settembre la 69° Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola, un grande festival che ha proposto 10 giorni di eventi gastronomici, culturali, artistici, sportivi ed esperienze creative e coinvolgenti per tutti i sensi e per tutte le fasce di età. Riconosciuta da otto anni come Manifestazione Fieristica di Livello Nazionale, è una delle più grandi e qualificate manifestazioni italiane nel settore dell’enogastronomia, la più grande dedicata a un prodotto agricolo, che ogni anno propone un ricchissimo cartellone costruito a cavallo tra tradizione e innovazione, forte di numerose gustose proposte e di spettacoli di richiamo.

La gestione e la ricerca dei 250 espositori è stata a cura dell’agenzia Totem di Chiavari (GE) che insieme all’amministrazione comunale è stata artefice di una edizione che ha esaltato le aree enogastronomiche con proposte di alta qualità e che ha registrato una eccezionale affluenza di pubblico e visitatori, stimata sulle 250.000 presenze, come nell’ultima edizione nonostante tre serate disturbate dalla pioggia. Nei social network, la pagina facebook è stata molto seguita con circa 360 mila visualizzazioni complessive tra tutti i post pubblicati da inizio agosto e 70 mila interazioni.

26 produttori del Consorzio presenti nella grande area espositiva di 18.000 mq, hanno venduto un totale di oltre 800 quintali di Peperoni, molti dei quali con la nuova apprezzatissima valigetta d’asporto blu, originale packaging pensato per un asporto semplificato rispetto alle classiche cassette, ognuna per circa 4-5 kg. di peperoni e con in omaggio il ricettario “Peperone in 5 minuti” con 30 idee veloci a cura di altrettante food blogger italiane. Sono stati venduti 1100 kg di Pane della Fiera a scopo benefico e ad offerta libera con un incasso di circa 7000 euro. Il ricavato del Pane della Fiera, pane al peperone preparato in collaborazione con l’Università della Terza Età di Carmagnola (UNITRE), viene devoluto all’O.A.M.I. di Carmagnola (Opera Assistenza Malati Impediti) ed in particolare per l’apertura di Casa Roberta, residenza per l’accoglienza di chi non è in condizioni di vivere autonomamente.

Sono state offerte circa 3500 degustazioni gratuite. Nell’Accademia San Filippo – grande novità con un eccezionale percorso sensoriale, talk food, seminari d’assaggio, caffè letterari, show-cooking e altri eventi condotti dai giornalisti Paolo Massobrio e Renata Cantamessa – sono stati proposti 50 eventi con degustazioni gratuite, ognuna per almeno 30 persone, alle quali si sono aggiunte le 2000 porzioni di pasta al peperone con bagna cauda distribuite nell’ultima giornata, che per tradizione prevede la mega preparazione di una ricetta in piazza con distribuzione gratuita finale.

Il peperone è stato proposto in almeno 50 modi differenti, considerando 15 degustazioni diverse dell’Accademia San Filippo, le cene del Salone Antichi Bastioni, e le proposte dei vari standisti che sono stati stimolati a sperimentare nuove combinazioni anche grazie al contest della Fiera intitolato “Vendesi storie al Peperone” che nell’ultima giornata ha premiato 3 abbinamenti di 3 standisti diversi.

Hanno registrato il sold out 7 delle 9 nove cene a tema del Salone Antichi Bastioni organizzate in collaborazione con la BCC di Casalgrasso e Sant’Abano Stura, uno dei principali sponsor della manifestazione che da alcuni anni organizza anche eventi di beneficenza a favore di Forma ONLUSla Fondazione Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, come la cena Bank Cooking del 6 settembre (sold-out) e la raccolta fondi realizzata durante gli apprezzatissimi eventi proposti nel pomeriggio di domenica 9 settembre.

I visitatori hanno apprezzato le novità che si sono aggiunte alle proposte tradizionali, tra le quali ha ottenuto un grande successo e un’incessante passaggio di persone il percorso sensoriale “Peperone in tutti i sensi” ideato e curato insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia. Un affascinante viaggio per vista, tatto, olfatto e gusto in cui, grazie all’artista Lia Pascaniuc ed al suo progetto “Però!!”, nella sezione visiva erano allestiti dei bellissimi light-box ed un ologramma che faceva danzare i peperoni, regalando incredibili trasparenze sensoriali visive.

Ha destato molto interesse anche la nuova iniziativa intitolata “Carmagnola regina delle canape” con la quale Assocanapa, il Coordinamento Nazionale per la Canapicoltura che ha sede proprio a Carmagnola, ha offerto una ricca selezione e vendita di prodotti locali a base di canapa ed incontri in tutte le giornate su temi oggi di grande attualità, sulla rivalutazione e sull’impiego della canapa nei settori edilizio, alimentare e farmaceutico.
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CHI HA ORGANIZZATO E CHI HA SOSTENUTO LA 69^ FIERA NAZIONALE DEL PEPERONE
La Fiera Nazionale del Peperone viene organizzata dal Comune di Carmagnola in collaborazione con la Pro Loco. La gestione e la ricerca degli espositori sono stati a cura dell’agenzia Totem di Chiavari (GE) che, in collaborazione con l’Associazione Nazionale La Compagnia dei Sapori, ha collaborato per il quarto anno al progetto di innovazione. La manifestazione gode del patrocino del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e della Camera di Commercio di Torino. I main sponsor sono stati la BCC Casalgrasso e Sant’Albano Stura, Caffè Vergnano, Pasta Berruto, e Teamwork srl.

Al Maria Vittoria il ritorno dell’agopuntura

Il Dipartimento Materno Infantile della ASL Città di Torino diretta da Valerio Fabio Alberti si arricchisce di nuove prestazioni al Maria Vittoria, che confermano la vocazione di un Ospedale a misura di donne e bambini. Da settembre ritorna in Ospedale l’Agopuntura che, per la prima volta in Piemonte, viene proposta anche in versione non invasiva per i bimbi ricoverati nella Terapia Intensiva Neonatale diretta dalla Dott.ssa Patrizia Savant Levet.

L’Agopuntura è una storica eccellenza dell’Ospedale Maria Vittoria, dove negli Anni Sessanta operò come assistente medico volontario un autentico pioniere dell’Agopuntura in Italia, il Dott. Alberto Quaglia Senta, creando di fatto uno dei primi servizi ospedalieri di Agopuntura italiani; negli Anni Settanta, una delle più autorevoli figure nel settore dell’Agopuntura, allievo di Quaglia Senta, il Prof. Luciano Roccia, Docente di Semeiotica Chirurgica di specialità all’Università di Torino, profondo conoscitore ed esperto di fama mondiale di Agopuntura, fondatore dell’Istituto Italiano di Agopuntura e del Centro di Studi Terapie Naturali e Fisiche, eseguì procedure in analgesia e sedazione con Agopuntura.Al Maria Vittoria il Servizio di Agopuntura fu in attività sino al 1996 con la dott.ssa Tiziana Pedrali, oggi docente del C.S.T.N.F (Centro Studi Terapie Naturali e Fisiche di Torino) ma da tale data cessò per mancanza di personale interno dedicato: ora la lungimiranza della attuale Direzione Generale della ASL Città di Torino riporta in vita questa eccellenza storica che, intanto, ha vissuto tappe storiche in Occidente e in particolare in Italia.Disciplina della Medicina Tradizionale Cinese, viene riconosciuta ufficialmente efficace nel 1997 dal National Health Institute, nel 2002 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, quindi identificata come atto medico ed entra tra le prestazioni della Sanità Pubblica, inserita nel nomenclatore tariffario per le prestazioni mediche, dispensata dal SSR, che ne ha fissato i ticket: praticata in Università, Ospedali e Ambulatori territoriali delle ASL, è regolamentata in Piemonte ai sensi della Legge Regionale n° 13 del 23 Giugno 2015, sulle medicine non convenzionali.Da settembre al Maria Vittoria inizierà l’attività di digitopressione sui punti di agopuntura, metodica non invasiva, detta infatti “agopuntura senza aghi”, per i neonati ricoverati nella Terapia Intensiva Neonatale e l’attività di Agopuntura, inizialmente dedicata alle donne ricoverate in Ginecologia e Ostetricia.L’attività di Agopuntura sarà curata da un medico interno specializzato, la Dott.ssa Maria Chiara Russo, dirigente medico di Neonatologia, in servizio presso la Terapia Intensiva Neonatale -che ha frequentato il Corso Triennale di Perfezionamento in Agopuntura e Tecniche Complementari del C.S.T.N.F. (Centro Studi Terapie Naturali e Fisiche di Torino)-  in collaborazione con il Dott. Marco Pesce, dirigente medico della Anestesia e Rianimazione del Maria Vittoria, diretta dal Dott. Emilpaolo Manno, che ha conseguito analoga formazione.A fianco delle attività in essere presso la Terapia Intensiva Neonatale sarà prevista inoltre l’attivazione di un Ambulatorio rivolto alle donne inviate internamente dai Consultori territoriali e dai punti nascita del Maria Vittoria e del Martini, per il trattamento di frequenti problematiche che possono complicare la gravidanza e il puerperio, come l’iperemesi gravidica, le cefalee e lombo-sciatalgie, l’ingorgo mammario e l’ipogalattia, in alternativa all’utilizzo dei farmaci, fino ad evitare il taglio cesareo alle donne con feti in presentazione podalica, utilizzando le tecniche di agopuntura per il rivolgimento in presentazione cefalica.

“Nell’ambito dell’ASL Città di Torino è presente una forte politica di sostegno della Donna in tutte le fasi della vita, dall’adolescenza all’età adulta, che coinvolge le Strutture consultoriali del territorio, i Reparti Ospedalieri di Ostetricia e Ginecologia, il Servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza, il Centro di Senologia multidisciplinare, il Centro di Fisiopatologia della Riproduzione, l’Ambulatorio delle gravidanze a rischio – spiega il Direttore Generale della ASL Città di Torino, Valerio Fabio Alberti – e altrettanto rilevante è l’attenzione al Neonato e al Bambino, a partire dai Punti Nascita, la Patologia e Terapia Intensiva Neonatale, la Neuro Psichiatria Infantile, le Strutture consultoriali e i Punti di sostegno allattamento, i Reparti ospedalieri di Pediatria ed i Pediatri di Base. L’introduzione della digitopressione per i neonati critici, la pratica dell’Agopuntura nei reparti di degenza e l’organizzazione dell’Ambulatorio di Agopuntura nell’ambito del Dipartimento Materno-Infantile viene incontro a quanto previsto dall’articolo 24 dei LEA 2017, ‘assistenza sociosanitaria ai minori, alle donne, alle coppie, alle famiglie’, per garantire le cure più innovative secondo la medicina basata sull’evidenza”.

Far west in Barriera: polizia aggredita per difendere pusher

Gli agenti di polizia sono stati accerchiati e presi a spintoni  perché avevano fermato un pusher. Ad essere aggrediti due poliziotti, in barriera di Milano. Contro di loro è stata lanciata anche una bici, e uno dei due è stato spinto contro la pensilina del tram. Se la sono cavata con lesioni e contusioni e ne avranno per 20 e 25 giorni. Il fatto è avvenuto nei giorni scorsi in corso Palermo. Gli agenti stavano svolgendo controlli di un edificio coinvolto in procedure di sfratto. Un cinquantenne italiano è stato processato per direttissima e sottoposto all’obbligo di firma per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, favoreggiamento e lesioni personali. Una piccola folla di persone è uscita dalle case della zona in “soccorso” del  pusher, un giovane gabonese di 23 anni, ora sottoposto a misura cautelare in carcere per detenzione di sostanza stupefacente, resistenza e lesioni. La gente gridava “fascisti” ai due agenti.