redazione il torinese

Mala tempora currunt. Anzi, di più

Non mi riconosco più nel nostro Paese. Almeno in una classe politica che non perde occasione per polemizzare ed ascrivere a sé i meriti di  qualcun altro. In una eterna competizione che si chiama campagna elettorale
Mi sento apolide e francamente stanco con desideri di isolamento ed autocensura. Una classe politica che persino sull’arresto di Battisti polemizza. Dopo l’estradizione sarà completa la vittoria dello Stato italiano, come credo dello Stato brasiliano. Eravamo piccoli piccoli quando alle elementari ad educazione civica ci insegnavano che lo Stato è di tutti e fatto da tutti. Ma oramai l’ignoranza è dilagante. Non so se parte dalla società civile ed arriva alla società politica o viceversa. C’ è chi sostiene l’ inutilità dopo trent’anni della vendetta. Ignoranza pura. Lo Stato non si fa vendetta.  Lo stato applica le leggi e la giustizia. Ma mi sa che questa volontà di analisi razionale viene rifiutata dagli stessi nostri governanti. La propaganda è più forte di ogni altra cosa. Di ogni altra valutazione. Come ( ad esempio ) l’unità della nazione intorno allo Stato. Ne parlava all’inizio dell’Ottocento il filosofo idealista tedesco Fitche. Con Di Maio manco pretendiamo che lo conosca. Ma il Matteo lombardo-veneto dovrebbe essere impregnato di cultura e sapere il tedesco. Di contraltare, come una faccia della stessa medaglia, gli  individui della sinistra sbrindellata. Già molto arrabbiati per le manifestazioni i pro Tav non sopportano che Battisti venga definito un terrorista rosso. Sottolineano che il governo del Brasile sarà credibile solo se consegnerà anche  terroristi neri. Si danno la zappa sui piedi. Saranno ulteriormente credibili quando soddisferanno le italiane richieste anche sui terroristi neri. Anche. Da un lato il Matteo Fregolini si dà la medaglia di averlo arrestato . Singoli esponenti della sinistra sbrindellata che cercano giustificazioni per sminuire l’altro. Entrambi con il presupposto del falso. Entrambi con la netta certezza della propria e totale giustezza di un’idea che trova linfa vitale nell’altrui totale ingiusta idea. Lontani dall’ illuminismo. Dividersi  anche sul terrorismo è decisamente demenziale. Magari si guadagna nel breve tempo una manciata di voti, alimentando con la benzina il  fuoco non sacro delle polemiche. Altro nome della ingovernabilità di questo nostro Paese. E a Torino non siamo messi bene. Chiara Appendino si è incontrata con la sottosegretaria Laura Castelli per evitare il dissesto del nostro Comune. Arriverà il commissario? Siamo solo all’inizio di questo nuova tragedia. Il cambio del Sindaco ha semplicemente peggiorato le cose. Non tutta colpa loro. I torinesi hanno scelto un medico ed una medicina assolutamente inadeguati  Dunque è peggiorata la situazione. E l’ unica cosa da non fare è procrastinare le situazioni.  Assessori e consiglieri pentastellati si troveranno un lavoro. Un lavoro vero ancorché tanto lavoro non ci sia . Ma non mi si venga a dire che sei mesi dopo essere stati eletti non avevano capito. O per meglio dire ( forse ) la maggioranza dei pentastellati non aveva capito. Ma i capataz sicuramente avevano compreso e hanno tentato di salvare la situazione.  Ora tutto quello che c’era da vendere è stato venduto. Ed attrarre investimenti stranieri è pressoché impossibile. Così la risposta della Fiat non si è fatta attendere. Dopo questa finanziaria nessun investimento in Italia e dunque a Torino. Strumentale? Forse, ma non abbiamo la controprova. La tragedia rimane tragedia. Non diventa neanche farsa che in sé ha una dimensione di allegria Proprio ma proprio vero che non si può ascrivere solo ai pentastellati il dissesto.  I loro no hanno pesato e pesano come un macigno sulle sorte della. Città. No Tav. No Olimpiadi. No G7. NO è poi ancora NO. Vien voglia da dirgli tenetevi ben forte questi vostri no. No che portano ad un solo grande rifiuto. Il ministro Tria vuole e deve essere non allarmista. Ma in cuor suo sa che l’Italia sta entrando in recessione. Tutta l’Europa sta entrando se non è già in recessione. Meno consumi e  meno produzione. Meno lavoro. Di nuovo lo spettro di una pesante crisi. Ed il reddito di cittadinanza ha fatto il resto. Ovviamente in peggio. Lo ha fatto anche nella sua attuale indeterminazione voluta, tirando a campare fino alle elezioni prossime. Poi vedranno. Così la sommatoria di una crisi europea con una crisi italiana con una crisi di Torino. C’ è uno sconsolante filo che lega la vicenda del rimpatrio del terrorista Battisti con il possibile default del nostro Comune. Mai così profonda crisi sociale economica e politica del nostro sistema ha avuto una classe politica cosi incapace. Altro che mala tempora currunt. Di più, purtroppo.
Patrizio Tosetto

A lezione di tasse con i commercialisti

Da giovedì 17 gennaio riprende l’ iniziativa dell’ Ordine dei Commercialisti di Torino: “Tasse: ce le racconta il commercialista”, attuata con il patrocinio dell’ Ufficio Scolastico Regionale. Si parte dalla scuola elementare Chiovini, di Torino. Si sono prenotati altri 25 istituti


L’appuntamento è per giovedì prossimo, 17 gennaio, alle ore 10,30,alla scuola Chiovini, di via
Baltimora 76, a Torino. Gli alunni delle quarte e quinte elementari impareranno perchè è interesse del buon cittadino pagare le tasse, che servono per riparare le strade, comprare e far circolare bus e tram, costruire scuole e ospedali, tenere pulite le città. Concetti semplici, che i
commercialisti/docenti illustreranno con l’ aiuto di un filmato e di tavole illustrate. Ai bimbi sarà poi donato un libretto e un attestato di frequenza. L’ iniziativa dell’ Ordine dei Commercialisti di Torino e Provincia ha avuto sin dall’ inizio il sostegno dell’ Ufficio Scolastico Regionale e, infatti, alla prima lezione sarà presente il Dirigente Stefano Suraniti, che darà il benvenuto ai due commercialisti “in cattedra”, Rosanna Chiesa e Alessandro Martini. Altri 25 istituti scolastici (ma il numero potrebbe ancora crescere) si sono già prenotati per ospitare queste lezioni di legalità fiscale. l progetto “Tasse ce le racconta il Commercialista” ha preso il via a inizio del 2017 ed è stato subito accolto con favore da scuole e insegnanti. Il passaparola ha contribuito notevolmente alla sua diffusone. Novanta commercialisti, tutti volontari hanno seguito un corso di formazione presso il loro Ordine. “Il progetto – afferma il Presidente dell’ Ordine, Luca Asvisio – si inquadra nell’ambito delle attività che svolgiamo in modo volontario a servizio della società, secondo quella collaborazione interistituzionale che chiamiamo ‘Modello Torino”. Ad oggi le ore di lezione sono state 213 in altrettante classi quarte e quinte elementari, per un totale di oltre 5 mila bimbi coinvolti. Gli istituti che hanno ospitato le “lezioni di tasse” sono stati 90, 66 a Torino e 24 in provincia (Airasca, Buttigliera Alta, Carignano,Castiglione, Ceretta, Chieri, Coazze, Collegno, Cossano Canavese, Fiano, Foglizzo, Forno C.Se, Giaveno, La Cassa, Luserna San Giovanni, Moncalieri, Pino T.se, Piossasco, Rivara C.se, Robassomero, San Francesco Al Campo, San Maurizio C.se, Settimo T.se, Verrua Savoia). Un successo che ha suscitato l’interesse di Ordini dei Commercialisti di altre province, ultimo in ordine di tempo quello di Prato, dove la referente del progetto, Nadia Pompeo, e la Direttrice dell’Ordine di Torino, Lorella Testa, nei mesi scorsi si sono recate a tenere un corso di formazione ai colleghi che hanno poi tenuto le lezioni nelle scuole.

Dl sicurezza, Regione avanti con il ricorso

Il dibattito sul ricorso che la Giunta regionale presenterà alla Corte Costituzionale contro il “decreto sicurezza” del Governo ha occupato gran parte della seduta di martedì 15 gennaio, con le comunicazioni in apertura dell’assessora alle Politiche Monica Cerutti, chieste dal gruppo Forza Italia, e le conclusioni del presidente Sergio Chiamparino


“Il decreto sicurezza rischia di rappresentare un danno per il nostro territorio – ha spiegato Cerutti – e mette in discussione il sistema finora costruito. Prevediamo un aumento esponenziale degli irregolari, che per potersi mantenere rischiano di essere impiegati nel lavoro nero o di essere assoldati dalla criminalità. Il nostro ricorso alla Consulta è il naturale approdo dopo un lungo lavoro. Il decreto porterà allo smantellamento degli Sprar con la perdita di 350 posti di lavoro, graverà sul sistema sanitario regionale e, secondo l’Anci, le spese sociali aggiuntive saranno di 22 milioni di euro”. Il capogruppo di Forza Italia Andrea Fluttero ha lamentato “la mancanza di un confronto prima della scelta. Nel merito mi pare che l’unico elemento che presenta rilievi significativi sia quello della revoca della cittadinanza. Gli altri sono argomenti politici che non giustificano un ricorso alla Corte su un provvedimento che è stato già controfirmato dal Capo dello Stato. Molti presidenti di Regione non hanno scelto tale via. Abbiamo il 7,6% di Pil da recuperare rispetto alle regioni del nord, siamo al quarto posto. Chiamparino usi gli ultimi mesi della legislatura per risolvere i problemi dei piemontesi e ritiri il ricorso”. Per il Partito Democratico sono intervenuti i consiglieri Domenico RavettiPaolo AllemanoAndrea AppianoVittorio BarazzottoLuca CassianiNadia ConticelliAntonio FerrentinoGabriele Molinari sottolineando che “noi dovremmo comprendere le percezioni di cittadini e allinearle alla realtà, non fomentare la rabbia. Questo ricorso è un’azione per incidere davvero, in Italia molti sarebbero d’accordo e in questi giorni si è già sentita la voce di chi considera  questo governo il peggiore della nostra storia. Ieri l’Anci ha spiegato che ci sarà bisogno di circolari interpretative, che magari saranno diverse a seconda della prefettura. Siamo di fronte a una legge scritta male, che incide sui diritti fondamentali. Il ministro degli Interni dovrebbe fare un giro nei pronto soccorso delle periferie: mettere in discussione il sistema di accoglienza è frutto della volontà ideologica di cavalcare il tema, bisognava invece snellire le pratiche e garantire servizi adeguati”. Per Giorgio BertolaDavide Bono e Federico Valetti (M5S) “la realtà dei fatti è che c’è grande e grave disagio nei nostri territori. Chi abita in piazza vittorio come Chiamparino forse non ha contezza di quello che accade nelle periferie delle città. Non dobbiamo né cavalcare né ignorare il disagio. Questo governo sta cambiando l’immagine e l’autorevolezza dell’Italia in Europa, tutti devono essere parte della soluzione e non scaricare su qualcuno i problemi. a forza di retorica buonista e terzomondista, ci si dimentica delle persone che soffrono. Ci siamo preoccupati delle condizioni dei paesi da cui si parte e non di quelle in cui si arriva e accogliamo queste persone per permetterci di mantenere i nostri stili di vita con manodopera a basso costo”. Secondo Marco Grimaldi (Leu) “il decreto sicurezza minerà gli sforzi regionali per una distribuzione su tutto il territorio dell’accoglienza e smantellerà gli Sprar gestiti dai Comuni, che hanno favorito percorsi di integrazione e relazione, ingolfando i Centri di Permanenza per Rimpatri (ex Cie). Con questa legge odiosa si vuole negare in modo discriminatorio ad alcuni il diritto fondamentale alla salute, la possibilità di cercare o mantenere un contratto di lavoro, l’accesso ai servizi del territorio (i centri per l’impiego, un conto in banca, gli asili nido e le scuole dell’infanzia) e creare un esercito di invisibili Per questo in Piemonte dobbiamo proseguire lungo la strada dell’accoglienza diffusa, continuare a fornire cure e servizi e impugnare il decreto”. “Troviamo stucchevole – ha dichiarato il capogruppo Fdi Roberto Ravello – il solito spettacolo di soggetti che si arrogano senza alcun titolo il diritto di distribuire patenti di legittimità su chi è titolato ad esprimersi su certi temi, a partire dall’immigrazione. Ma soprattutto, registriamo l’ennesimo segnale di distacco della maggioranza di centrosinistra dalla realtà: da un lato abbiamo chi ha ridotto in modo consistente il numero degli sbarchi e dall’altra una Giunta regionale che lamenta la diminuzione dei richiedenti asilo nel circuito degli Sprar, invece che occuparsi dei problemi dei piemontesi”. Sulla stessa linea Gianluca Vignale (Mns): “voglio dire a Cerutti che dal 2014 al 2017 in Italia sono entrate 250 mila persone di cui abbiamo perso le tracce, di questi 40 mila sono minori non accompagnati. Questi sono dei clandestini che girano per l’Europa ospitale per cercare di avere sussidio economico e futuro. Per cui il vostro timore di mancanza di controlli è tardivo. In questa regione solo l’8-9% ha diritto d’asilo e sul fronte dell’emergenza sanitaria si spendono troppe risorse, garantendo un numero elevato di servizi ai clandestini con corsie preferenziali rispetto ai normali cittadini. L’idea universale di accoglienza è portata avanti da chi da troppo tempo non si confronta con la povertà che c’è in Piemonte”. Per Benito Sinatora (Lega Nord) “promuoviamo un ricorso come se il decreto avesse già prodotto effetti. Le leggi buoniste sono fallite, la Giunta vive una realtà diversa da quella dei cittadini comuni che subiscono gli effetti di un’immigrazione selvaggia e incontrollata. Queste politiche sono state bocciate dal popolo italiano che il 4 marzo ha dato un messaggio chiarissimo e oggi sperate che la magistratura si schieri contro il governo democraticamente eletto”. “Non ci devono essere cittadini di serie A e di serie B – è stato l’invito di Stefania Batzella (Mli) – ho apprezzato il ricorso della Regione, dobbiamo difendere e tutelare i diritti umani e i diritti delle persone. Sembra che la storia, con le sue tragedie non ci abbia insegnato nulla. L’immigrazione va controllata e gestita, ma non si possono lasciare morire le persone in mare”. “Nell’avanzare questo ricorso ci siamo avvalsi di una prerogativa della Giunta, senza invadere alcuna competenza del Consiglio regionale”, ha concluso Chiamparino. “Il nostro ricorso non è sui principi costituzionali, anche se mi auguro che questi principi siano oggetto di altri ricorsi, ma è sul conflitto di attribuzione dei poteri perché il decreto ha effetto sulle politiche di cui siamo titolari, come la sanità e i servizi sociali”.

Una full immersion di cinema erotico sotto la Mole

Si apre domani al Cinema Massimo in collaborazione con il Museo del Cinema la quarta edizione di “Fish&Chips Film Festival” in programma fino a domenica 20 gennaio. Quattro giorni di full immersion tra 70 film, incontri, mostre, party e laboratori tutti imperniati sul mondo dell’erotismo e della sessualità

Sarà un’edizione arricchita da nuovi temi e collaborazioni con altri festival garantisce la direttrice artistica del festival Chiara Pellegrini. “Raccontiamo, descriviamo e viviamo l’erotismo, la pornografia e la sessualità in un periodo storico in cui si assiste al preoccupante ritorno di antichi oscurantismi e all’appiattimento dell’offerta culturale, che fanno mal sperare per il futuro.” afferma Marco Petrilli, vicedirettore del festival “Quattro anni per condividere un messaggio di libertà, coraggio e indipendenza che, ancora una volta, anche nel 2019, dalle sale del Cinema Massimo si diffonderà per tutti i luoghi del festival. E non solo.Anche quest’anno non mancano gli omaggi a personalità di spicco dello scenario erotico e pornografico mondiale e fra i protagonisti spicca il regista Davide Ferrario, presente anche in qualità di giurato, che presenterà in sala la proiezione in 35 mm di “Guardami “, film ispirato alla vita di Moana Pozzi da lui diretto vent’anni fa. Ad inaugurare il festival alle ore 21.00 al Cinema Massimo sarà il film vincitore dell’Orso d’oro alla scorsa Berlinale “Touch me not” di Adina Pintilie. Il film segue le vicende di diversi personaggi che cercano di superare le proprie barriere mentali per esprimere meglio la propria emotività nella sfera sessuale. Il Wet Party è la festa imperdibile di Fish&Chips di sabato 19 gennaio a mezzanotte, al Bunker con una novità: le ragazze del progetto Pornopoetica accoglieranno gli ospiti in una dark room per lasciare campo libero alla sperimentazione delle proprie fantasie erotiche. La performance live electro-wave-tropicale dei Dadi Etro e, a seguire, dj Gwen Stefaninini e Malormone Crew contribuiranno a scaldare l’atmosfera. Durante i giorni del festival sarà possibile, inoltre, visitare, nella galleria Spacenomore, la mostra Ginger&Glamour: una selezione di locandine di film hard anni Settanta e Ottanta che testimoniano un tempo neanche troppo lontano in cui il senso della trasgressione non era così esplicito e provocatorio come quello a cui siamo abituati oggi.

Giuliana Prestipino

Per maggiori informazioni consultare i seguenti link:

www.fishandchipsfilmfestival.com | info@fishandchipsfilmfestival.com

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Sofia Rastello: “l’Italia faccia la sua parte per il rifinanziamento del Fondo Globale”

 

L’11 gennaio il Fondo Globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria ha annunciato che punterà a raccogliere 14 miliardi di dollari per il prossimo triennio, somma necessaria per continuare a svolgere il suo lavoro nella lotta a tre delle malattie più mortali al mondo

 Il Fondo Globale, un partenariato tra governi, organizzazioni della società civile e il settore privato nato nel 2002, mira a raccogliere tale somma entro la conferenza di rifinanziamento del prossimo ottobre che vedrà riuniti i maggiori donatori mondiali, tra i quali anche l’Italia, a Lione, Francia. Sofia Rastello, Giovane Ambasciatrice dell’organizzazione anti-povertà ONE, ha reagito all’annuncio dichiarando: “Come giovane attivista ONE, mi batto per un mondo più equo dove la possibilità di vivere una vita dignitosa non sia un privilegio ma un diritto di tutti. Con la conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale il prossimo ottobre si presenta all’Italia l’opportunità di rinnovare il proprio impegno sul fronte della salute globale e di fare la sua parte affinché epidemie come l’AIDS, la tubercolosi e la malaria siano relegate al passato. La salute dovrebbe essere un diritto universale in ogni angolo del pianeta.”Nel corso del 2018 e nel contesto della campagna italiana ONE Vote Italia, Rastello e gli altri Giovani Ambasciatori hanno incontrato oltre 35 tra Ministri, Deputati e Senatori, tra i quali la Viceministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Emanuela Del Re, l’On. Paolo Gentiloni e la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, per chiedere il loro sostegno nella lotta alla povertà estrema e alle malattie prevenibili. Tra le raccomandazioni chiave che Rastello ha rivolto ai rappresentanti politici che ha incontrato, la necessità da parte del governo italiano di contribuire al pieno rifinanziamento di meccanismi multilaterali efficaci come il Fondo Globale che, ad oggi, ha contribuito a salvare oltre 27 milioni di vite nel mondo. Romilly Greenhill, referente di ONE per l’Italia, ha aggiunto: “È fondamentale che il Fondo globale, una delle organizzazioni più efficaci nell’ambito della saluta globale, sia pienamente rifinanziato per continuare a salvare milioni di vite. Ci auguriamo che anche questa volta l’Italia faccia la sua parta e rinnovi l’ambizione dimostrata durante l’ultima conferenza di rifinanziamento nel 2016, quando ha aumentato il proprio contributo al Fondo Globale rispetto al triennio precedente.”

 

Il Fondo Globale

Il Fondo Globale è un partenariato tra governi, organizzazioni della società civile, settore privato e persone affette da AIDS, tubercolosi e malaria, nato nel 2002 per accelerare la lotta contro le tre malattie. Raccoglie e investe quasi 4 miliardi di dollari l’anno per sostenere programmi gestiti da esperti locali nelle comunità e nei paesi più bisognosi. Milioni di vite sono già state salvate e servizi di prevenzione, trattamento e assistenza sono stati forniti a centinaia di milioni di persone, contribuendo a rivitalizzare intere comunità, rafforzare i sistemi sanitari locali e migliorare le economie. Per più informazioni sul Fondo Globale:

https://www.theglobalfund.org/en/

 

Cos’è ONE

ONE è un’organizzazione sostenuta da oltre 9 milioni di membri, tra i quali 70.000 in Italia, che opera con campagne e attività di sensibilizzazione per combattere la povertà estrema e le malattie prevenibili, soprattutto in Africa. Apolitica, ONE mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a lavorare di concerto con i leader politici per combattere l’AIDS e le malattie prevenibili, aumentare gli investimenti per l’istruzione, l’agricoltura e l’alimentazione e chiedere ai governi maggiore trasparenza nei programmi di lotta alla povertà. Per saperne di più visita: one.org

 

Programma “Youth Ambassador”

Gli ambasciatori ONE sono un gruppo di giovani volontari estremamente motivati, selezionati tramite bando pubblico, che conducono attività di sensibilizzazione in tutta Europa per porre fine alla povertà estrema. Sollecitano un impegno concreto dei responsabili politici, lavorano con i mezzi di comunicazione per aumentare la visibilità delle campagne ONE e incoraggiano il pubblico a sostenere le petizioni e le altre azioni ONE con attività online ed eventi locali. Per saperne di più visita: one.org/youthambassadors.

 

Sofia Rastello: "l’Italia faccia la sua parte per il rifinanziamento del Fondo Globale"

 
L’11 gennaio il Fondo Globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria ha annunciato che punterà a raccogliere 14 miliardi di dollari per il prossimo triennio, somma necessaria per continuare a svolgere il suo lavoro nella lotta a tre delle malattie più mortali al mondo

 Il Fondo Globale, un partenariato tra governi, organizzazioni della società civile e il settore privato nato nel 2002, mira a raccogliere tale somma entro la conferenza di rifinanziamento del prossimo ottobre che vedrà riuniti i maggiori donatori mondiali, tra i quali anche l’Italia, a Lione, Francia. Sofia Rastello, Giovane Ambasciatrice dell’organizzazione anti-povertà ONE, ha reagito all’annuncio dichiarando: “Come giovane attivista ONE, mi batto per un mondo più equo dove la possibilità di vivere una vita dignitosa non sia un privilegio ma un diritto di tutti. Con la conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale il prossimo ottobre si presenta all’Italia l’opportunità di rinnovare il proprio impegno sul fronte della salute globale e di fare la sua parte affinché epidemie come l’AIDS, la tubercolosi e la malaria siano relegate al passato. La salute dovrebbe essere un diritto universale in ogni angolo del pianeta.”Nel corso del 2018 e nel contesto della campagna italiana ONE Vote Italia, Rastello e gli altri Giovani Ambasciatori hanno incontrato oltre 35 tra Ministri, Deputati e Senatori, tra i quali la Viceministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Emanuela Del Re, l’On. Paolo Gentiloni e la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, per chiedere il loro sostegno nella lotta alla povertà estrema e alle malattie prevenibili. Tra le raccomandazioni chiave che Rastello ha rivolto ai rappresentanti politici che ha incontrato, la necessità da parte del governo italiano di contribuire al pieno rifinanziamento di meccanismi multilaterali efficaci come il Fondo Globale che, ad oggi, ha contribuito a salvare oltre 27 milioni di vite nel mondo. Romilly Greenhill, referente di ONE per l’Italia, ha aggiunto: “È fondamentale che il Fondo globale, una delle organizzazioni più efficaci nell’ambito della saluta globale, sia pienamente rifinanziato per continuare a salvare milioni di vite. Ci auguriamo che anche questa volta l’Italia faccia la sua parta e rinnovi l’ambizione dimostrata durante l’ultima conferenza di rifinanziamento nel 2016, quando ha aumentato il proprio contributo al Fondo Globale rispetto al triennio precedente.”
 
Il Fondo Globale
Il Fondo Globale è un partenariato tra governi, organizzazioni della società civile, settore privato e persone affette da AIDS, tubercolosi e malaria, nato nel 2002 per accelerare la lotta contro le tre malattie. Raccoglie e investe quasi 4 miliardi di dollari l’anno per sostenere programmi gestiti da esperti locali nelle comunità e nei paesi più bisognosi. Milioni di vite sono già state salvate e servizi di prevenzione, trattamento e assistenza sono stati forniti a centinaia di milioni di persone, contribuendo a rivitalizzare intere comunità, rafforzare i sistemi sanitari locali e migliorare le economie. Per più informazioni sul Fondo Globale:
https://www.theglobalfund.org/en/
 
Cos’è ONE
ONE è un’organizzazione sostenuta da oltre 9 milioni di membri, tra i quali 70.000 in Italia, che opera con campagne e attività di sensibilizzazione per combattere la povertà estrema e le malattie prevenibili, soprattutto in Africa. Apolitica, ONE mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a lavorare di concerto con i leader politici per combattere l’AIDS e le malattie prevenibili, aumentare gli investimenti per l’istruzione, l’agricoltura e l’alimentazione e chiedere ai governi maggiore trasparenza nei programmi di lotta alla povertà. Per saperne di più visita: one.org
 
Programma “Youth Ambassador”
Gli ambasciatori ONE sono un gruppo di giovani volontari estremamente motivati, selezionati tramite bando pubblico, che conducono attività di sensibilizzazione in tutta Europa per porre fine alla povertà estrema. Sollecitano un impegno concreto dei responsabili politici, lavorano con i mezzi di comunicazione per aumentare la visibilità delle campagne ONE e incoraggiano il pubblico a sostenere le petizioni e le altre azioni ONE con attività online ed eventi locali. Per saperne di più visita: one.org/youthambassadors.
 

“Non mi sono mai arreso”

E’ da poco più di un mese nelle librerie “Non mi sono mai arreso” (Editrice Il Punto/ Piemonte in Bancarella), il libro a cura di Nico Ivaldi che narra la storia di Bruno Segre, avvocato e giornalista torinese, figura tra le più limpide e coraggiose dell’antifascismo italiano

 Il racconto, sotto forma d’intervista, propone il ritratto lucido e appassionato di questo combattente per le libertà e i diritti lungo un intero secolo, dalla Torino degli anni venti e del “lessico famigliare” dei Segre ai due decenni del fascismo con l’ignominia delle leggi razziali, la guerra, la Resistenza e il lungo cammino per tanti decenni di quest’uomo caparbio e determinato, diviso tra mille impegni e interessi. Nato a Torino il 4 settembre del 1918 “quando ancora tuonavano i cannoni della Prima guerra mondiale” in una casa di via Barbaroux con i balconi che “si affacciavano su piazza Castello”, Bruno Segre ha attraversato l’intera vita politica e sociale della prima capitale d’Italia lungo il “secolo breve”. Laureato in legge, ultimo allievo di Luigi Einaudi ( di cui il padre era stato il primo nel 1901), antifascista, discriminato dalle leggi razziste in quanto figlio di genitore ebreo, durante il secondo conflitto mondiale Bruno Segre conobbe due volte, nel 1942 e nel 1944, l’esperienza del carcere e partecipò alla Resistenza nelle fila di Giustizia e Libertà. Un’esperienza sulla quale, nell’estate del 1946, scrisse un memoriale che pubblicò soltanto qualche anno fa, nel 2013, in un volume intitolato “Quelli di via Asti”. Dalle pagine del libro e dal ritmo incalzante dell’intervista emerge il profilo di Bruno Segre, uomo colto e intelligente ma soprattutto innamorato del concetto di giustizia e libertà, straordinariamente collegato a quell’esprit républicain che ne orienta le scelte, a partire dall’insopprimibile impegno a difesa dei principi di laicità e all’intransigente fedeltà ai valori di un socialismo capace di garantire i diritti individuali, ripudiando ogni settarismo e dogmatismoUna narrazione autobiografica che offre un’infinità di spunti, suggestioni, aneddoti ironici. Giornalista e avvocato, negli anni del dopoguerra Segre si è impegnato nella difesa dell’obiezione di coscienza e nella battaglia per il divorzio. Come giornalista ha intervistato un’infinità di personalità importanti e ben pochi possono vantare un intervista a Joséphine Baker, la “venere nera” della Parigi degli “années folles” descritti da Hemingway nel suo “Festa mobile”. E soprattutto di averla fatta nel contesto che lui stesso descrive e che non è il caso di anticipare per non togliere al lettore la curiosità di scoprirlo da solo. Bruno Segre, oltre a collaborare a diverse testate ( tra le altre L’Opinionediretta da Franco Antonicelli e Giulio De BenedettiPaese SeraIl Corriere di Trieste e Corriere di Sicilia) è stato il fondatore del mensile “L’Incontro” di cui quest’anno ricorrono i

Bruno Segre con Marco Travaglini e Franco Berlanda

settant’anni di ininterrotta pubblicazione. Un “periodico politico-culturale” stampato su foglio unico in formato grande e con la testata in rosso che ha segnato più di un epoca, accompagnando per ben quattordici lustri gli affezionati lettori con riflessioni e articoli dedicati alle battaglie contro l’intolleranza religiosa e il razzismo, per la pace, i diritti civili e la laicità. Il 4 settembre scorso l’avvocato Bruno Segre ha festeggiato 100 anni. In quella occasione, ringraziando i presenti,disse: “Faccio un grande augurio a tutti gli amici che con me condividono ideali democratici, pensieri di libertà e di antirazzismo, di fedeltà a quelle che furono le conseguenze della Liberazione: cioè la fedeltà alla Costituzione, la fiducia nella Repubblica. L’auspicio che mi permetto di esprimere, in questo momento solenne per la mia vita, per il futuro e per l’umanità, è: viva la libertà!”. Un messaggio chiaro, da parte di un uomo che ha attraversato un intero secolo a testa alta. E che nelle ultime righe della sua intervista autobiografica afferma che vorrebbe essere ricordato come una persona che si è sempre opposta a tutti i tentativi di prevaricazione, d’imposizione forzata in sede politica o religiosa. E sul suo sepolcro vorrebbe il motto di Saul Bellow : “Qui giace un vinto – dalla morte – che non si è mai arreso”.

Marco Travaglini

"Non mi sono mai arreso"

E’ da poco più di un mese nelle librerie “Non mi sono mai arreso” (Editrice Il Punto/ Piemonte in Bancarella), il libro a cura di Nico Ivaldi che narra la storia di Bruno Segre, avvocato e giornalista torinese, figura tra le più limpide e coraggiose dell’antifascismo italiano

 Il racconto, sotto forma d’intervista, propone il ritratto lucido e appassionato di questo combattente per le libertà e i diritti lungo un intero secolo, dalla Torino degli anni venti e del “lessico famigliare” dei Segre ai due decenni del fascismo con l’ignominia delle leggi razziali, la guerra, la Resistenza e il lungo cammino per tanti decenni di quest’uomo caparbio e determinato, diviso tra mille impegni e interessi. Nato a Torino il 4 settembre del 1918 “quando ancora tuonavano i cannoni della Prima guerra mondiale” in una casa di via Barbaroux con i balconi che “si affacciavano su piazza Castello”, Bruno Segre ha attraversato l’intera vita politica e sociale della prima capitale d’Italia lungo il “secolo breve”. Laureato in legge, ultimo allievo di Luigi Einaudi ( di cui il padre era stato il primo nel 1901), antifascista, discriminato dalle leggi razziste in quanto figlio di genitore ebreo, durante il secondo conflitto mondiale Bruno Segre conobbe due volte, nel 1942 e nel 1944, l’esperienza del carcere e partecipò alla Resistenza nelle fila di Giustizia e Libertà. Un’esperienza sulla quale, nell’estate del 1946, scrisse un memoriale che pubblicò soltanto qualche anno fa, nel 2013, in un volume intitolato “Quelli di via Asti”. Dalle pagine del libro e dal ritmo incalzante dell’intervista emerge il profilo di Bruno Segre, uomo colto e intelligente ma soprattutto innamorato del concetto di giustizia e libertà, straordinariamente collegato a quell’esprit républicain che ne orienta le scelte, a partire dall’insopprimibile impegno a difesa dei principi di laicità e all’intransigente fedeltà ai valori di un socialismo capace di garantire i diritti individuali, ripudiando ogni settarismo e dogmatismoUna narrazione autobiografica che offre un’infinità di spunti, suggestioni, aneddoti ironici. Giornalista e avvocato, negli anni del dopoguerra Segre si è impegnato nella difesa dell’obiezione di coscienza e nella battaglia per il divorzio. Come giornalista ha intervistato un’infinità di personalità importanti e ben pochi possono vantare un intervista a Joséphine Baker, la “venere nera” della Parigi degli “années folles” descritti da Hemingway nel suo “Festa mobile”. E soprattutto di averla fatta nel contesto che lui stesso descrive e che non è il caso di anticipare per non togliere al lettore la curiosità di scoprirlo da solo. Bruno Segre, oltre a collaborare a diverse testate ( tra le altre L’Opinionediretta da Franco Antonicelli e Giulio De BenedettiPaese SeraIl Corriere di Trieste e Corriere di Sicilia) è stato il fondatore del mensile “L’Incontro” di cui quest’anno ricorrono i

Bruno Segre con Marco Travaglini e Franco Berlanda

settant’anni di ininterrotta pubblicazione. Un “periodico politico-culturale” stampato su foglio unico in formato grande e con la testata in rosso che ha segnato più di un epoca, accompagnando per ben quattordici lustri gli affezionati lettori con riflessioni e articoli dedicati alle battaglie contro l’intolleranza religiosa e il razzismo, per la pace, i diritti civili e la laicità. Il 4 settembre scorso l’avvocato Bruno Segre ha festeggiato 100 anni. In quella occasione, ringraziando i presenti,disse: “Faccio un grande augurio a tutti gli amici che con me condividono ideali democratici, pensieri di libertà e di antirazzismo, di fedeltà a quelle che furono le conseguenze della Liberazione: cioè la fedeltà alla Costituzione, la fiducia nella Repubblica. L’auspicio che mi permetto di esprimere, in questo momento solenne per la mia vita, per il futuro e per l’umanità, è: viva la libertà!”. Un messaggio chiaro, da parte di un uomo che ha attraversato un intero secolo a testa alta. E che nelle ultime righe della sua intervista autobiografica afferma che vorrebbe essere ricordato come una persona che si è sempre opposta a tutti i tentativi di prevaricazione, d’imposizione forzata in sede politica o religiosa. E sul suo sepolcro vorrebbe il motto di Saul Bellow : “Qui giace un vinto – dalla morte – che non si è mai arreso”.

Marco Travaglini

“Stop alla tav? E’ come uscire dall’Euro”

Gallina: “Credo che il premier Conte possa arrivare a una soluzione ragionevole guardando le evidenze”

Secondo il presidente dell’Unione Industriale, Dario Gallina “sospendere oggi la Torino-Lione sarebbe come uscire dall’euro”. L’Ansa riporta le sue parole dette a margine della presentazione della Fiera A&T.  “Da vent’anni – ha aggiunto –  si discute: ora non è più il tempo della discussione. A chi ha combattuto l’opera in modo ideologico dico che ci sono le ragioni per cambiare idea. Credo che il premier Conte possa arrivare a una soluzione ragionevole guardando le evidenze”. Per il capo di Confindustria di Torino sospendere il tunnel di base oltre ad avere risvolti legali “costerebbe più che portare avanti l’opera, con ricadute incalcolabili sul territorio nei prossimi decenni”.

 

(foto: il Torinese)

"Stop alla tav? E' come uscire dall'Euro"

Gallina: “Credo che il premier Conte possa arrivare a una soluzione ragionevole guardando le evidenze”
Secondo il presidente dell’Unione Industriale, Dario Gallina “sospendere oggi la Torino-Lione sarebbe come uscire dall’euro”. L’Ansa riporta le sue parole dette a margine della presentazione della Fiera A&T.  “Da vent’anni – ha aggiunto –  si discute: ora non è più il tempo della discussione. A chi ha combattuto l’opera in modo ideologico dico che ci sono le ragioni per cambiare idea. Credo che il premier Conte possa arrivare a una soluzione ragionevole guardando le evidenze”. Per il capo di Confindustria di Torino sospendere il tunnel di base oltre ad avere risvolti legali “costerebbe più che portare avanti l’opera, con ricadute incalcolabili sul territorio nei prossimi decenni”.
 
(foto: il Torinese)