redazione il torinese

Lavori in corso: la mappa dei cantieri in città

La Polizia Municipale comunica la mappa dei cantieri in città

 

cantiere castello

LAVORI
– lavori di costruzione parcheggio sotterraneo piazza Carlina
– per alcuni mesi per lavori di completamento cavalcaferrovia corso Romania/Falchera chiusura tratto che passa sotto l’autostrada Torino/Milano; si tratta del collegamento viario tra Falchera nei pressi della Stazione Stura e stada Cebrosa di Settimo Torinese intitolata a Tazio Nuvolari
– lavori di riqualificazione su piazza Baldissera
– sino a sabato 8 ottobre chiusura al traffico della corsia di collegamento tra le due carreggiate di corso Galileo Ferraris,  nel tratto di viale compreso tra  via Cernaia e via Promis. Si evidenzia che la corsia è una piccola bretella di collegamento tra le due carreggiate ma, per tutta la durata dei lavori, per i veicoli provenienti da ovest in via Cernaia non sarà  possibile svoltare a sinistra  in corso Siccardi, consigliato corso Palestro in alternativa, così come i mezzi provenienti da corso Siccardi non potranno svoltare a sinistra in via Cernaia. Questo potrà provocare un considerevole rallentamento del traffico)
+ dalle ore7 alle ore 21 chiusura via Brissogne da via Ozieri a via Bionaz per montaggio gru

LAVORI GTT
– sino al 30 settembre lavori in corso Tassoni ang. corso Appio Claudio e in via Madama Cristina ang. via Valperga Caluso
– sino al 7 ottobre lavori in corso Tassoni ang. via Cibrario

LAVORI IREN
– sino al 30 settembre lavori in via Candiolo, via Olivero, corso Re Umberto, via Marocchetti, via Cellini, via Canova, via Pollenzo, via Principessa Clotilde, piazza Campanella, corso Francia 212, via Buenos Aires, via Vassalli Eandi, via Medardo Rosso
– sino al 30 settembre lavori in via Cherasco 10, corso Caio Plinio 54
– sino al 7 ottobre lavori in via Tripoli 85
– sino al 7 ottobre lavori in via Peyron, via Re, via Arduino
– sino all’8 ottobre lavori teleriscaldamento in via Paconotti, via Cappellina, corso Regina Margherita da via Industria, via Timavo, via Sagra di San Michele, corso Regina Margherita 308, via Spano, via Rey, corso Francia 225, via Clemente, via Digione, corso Peschiera con chiusura controviale sud tra via Spalato e in corso Ferrucci controviale ovest tra corso Peschiera e via cantieriD’Annunzio
– sino al 10 ottobre lavori in via Pio VII 104
– sino al 12 ottobre lavori in via Pio VI 61
– sino al 14 ottobre lavori in via Monfalcone, via Rieti, via Vandalino
– sino al 14 ottobre lavori in piazza Villari
– sino al 15 ottobre lavori in corso Regina Margherita 239
– sino al 15 ottobre in via Bainsizza
– sino al 21 ottobre lavori in via Germonio 27

LAVORI IRETI
– sino al 30 settembre lavori in via Valgioie, via Salbertrand, corso Moncalieri 271, via Cravero, via Saorgio 16, via O.Vigliani
– sino al 30 settembre lavori in corso Unione Sovietica 585, strada Comunale Pecetto 132, strada Comunale di Val San Martino 26, via Gastaldi, via dei Colli, via Valeggio, via Mottalciata, via Rivalta 28, via Martiniana, via Viterbo, corso Toscana 26, via Ventimiglia int. 16,
– sino al 7 ottobre lavori in via Asinari di Bernezzo, via Mogadiscio, via Gaglianico, via Spano int. 14, via Montevideo, via Monginevro, via Sostegno
– sino al 7 ottobre lavori in via Asinari di Bernezzo, via Mogadiscio, via Gaglianico, via Spano, via Montevideo, via Monginevro, via Sostegno
– dal 3 al 7 ottobre lavori in corso Agnelli controviale tra corso Traiano e via Pernati
– sino al 12 ottobre lavori in strada val Pattonera con regolazione traffico alternato con semaforo, in strada San Vito Revigliasco 70
– sino al 14 ottobre lavori in via Filadelfia e in corso Agnelli
– sino al 14 ottobre lavori in via Breglio, corso Toscana, corso Francia 170, piazzetta Jona, via Thonon, va Bizzozero, strada comunale Pecetto
– sino al 14 ottobre lavori in via Breglio, corso Toscana, corso Francia 170, piazzetta Jona, via Thonon, via Bizzozero, strada Comunale Pecetto
– sino al 21 ottobre lavori in via Vibò
– sino al 21 ottobre lavori in piazza della Vittoria, via Fornelli
– dal 3 ottobre all’11 novembre in via Tunisi e in via Spano

LAVORI ITALGAS
– sino al 13 ottobre lavori in via Coppino, via Mosca, via Palli, via Sospello
– sino al 20 ottobre lavori in via Sineo 10
– sino al 28 ottobre lavori in via Marsigli
– sino al 31 ottobre lavori in via Sommacampagna 5
– sino al 31 ottobre lavori in via Ornavasso 17
– sino al 1° novembre lavori in corso Casale 375, in via Avogadro, via Maria Ausiliatrice 7
– sino all’11 novembre lavori in corso Novara, via Regaldi,
– sino al 15 novembre lavori in via Pola, via Felice Romani 15
– sino al 23 novembre lavori in via Vallarsa
– sino al 23 novembre lavori in via Desana 9
– sino al 25 novembre lavori in largo Giulio Cesare 100
– sino al 26 novembre lavori in corso Casale 71
– sino al 30 novembre lavori in via delle Pervinche 37
– sino al 2 dicembre lavori in via Valprato 23
– sino al 3 dicembre lavori in via Roppolo 11
– sino al 30 dicembre lavori in via Coppino, via Roccavione, via Campiglia
– sino al 30 dicembre lavori in via Cardinal Massaia, via Ghiberti, via Sospello, via Madonna di Campagna, via Coppino 116 int.

LAVORI LL.PP. CITTA’ DI TORINO
– in piazza Bengasi, via Genova, via Nizza… lavori di costruzione delle nuove stazioni della metropolitana
– sino al 30 settembre lavori in via Kerbaker
– sino al 28 febbraio lavori in corso Galileo Ferraris tra corso Matteotti e via De Sonnaz

cantieri torino strade lavoriLAVORI METROPOLITANA
– sino a Natale, circa, nell’ambito della realizzazione della tratta “Lingotto-Bengasi” della linea 1 della Metropolitana estensione delle aree di cantiere su via Nizza, dal numero civico 371 al numero civico 373. L’ampliamento del cantiere è necessario per permettere lo svolgimento delle attività per la
realizzazione del limitrofo pozzo di ventilazione. Sarà comunque garantito l’accesso ai passi carrai ed il passaggio pedonale sul
marciapiede

LAVORI SMAT
– sino al 30 settembre lavori in piazza Pasini, ponte Sassi, lungo Po Antonelli ang. corso Belgio
– sino al 30 settembre lavori in via Vanchiglia tra i civici 34 e 44, in via Parma tra i civici 29 e 31, in via Pergolesi tra i civici 86 e 89 e tra i civici 91 e 93, in via Galliari1
– sino al 30 settembre lavori in strada Cascinette, in corso Giulio Cesare vicino strada Cascinette, corso Romania
– sino al 30 settembre lavori in via Sant’Ambrogio
– sino al 7 ottobre lavori in via Beinasco
– sino al 29 ottobre lavori in via San Francesco d’Assisi, strada comunale Mongreno, via Bionaz, via Brissogne, via De Maistre, via Castellino

Tram e bus potenziati per il Salone del Gusto

tram coloriSono previste promozioni per gli abbonati GTT e Formula che si recheranno alla manifestazione

Il Comune di Torino informa che, in occasione della manifestazione Terra Madre e Salone del Gusto che si terrà dal 22 al 26 settembre presso il parco del Valentino e nelle vie del centro di Torino, sarà potenziato il trasporto pubblico in città. Inoltre, sono previste promozioni per gli abbonati GTT e Formula che si recheranno alla manifestazione.

• le linee 9 e 16 saranno intensificate per tutto il periodo
• sabato 24 e domenica 25 settembre saranno potenziate anche le lineevalentino-gusto-salon
4, 13, 18 (solo domenica) e 55
• la linea storica 7 sarà in servizio venerdì 23, sabato 24 e domenica 25
settembre su un percorso speciale che collega il Parco del Valentino
con Porta Nuova e piazza Castello
• la metropolitana sarà potenziata domenica 25 settembre e
prolungherà l’orario lunedì 26 settembre fino alle ore 0.30

(foto: il Torinese)

La Torino “bianca” della magia, tra la Gran Madre e il cancello di Palazzo Reale

“Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.” (Matteo 26:27-28)

madre-grande

Ai piedi della collina torinese, in borgo Po,  a poca distanza dal fiume e proprio davanti alla piazza Vittorio Veneto, sorge la  neoclassica chiesa  della Gran Madre di Dio. Sulla sua scalinata, quando scende la sera e – in autunno, con le foglie ad ingiallire i viali – sale quella nebbiolina che ovatta ogni cosa, si fa più acuta la sensazione di trovarsi in uno dei luoghi magici di Torino. Una percezione d’arcano, di soprannaturale che, a poco a poco, diventa quasi palpabile. Commissionata nel 1814 dal Consiglio dei Decurioni, nei fatti l’antenato del moderno consiglio comunale, allo scopo di celebrare il ritorno di Vittorio Emanuele I di Savoia dopo la sconfitta di Napoleone, la chiesa porta sul frontone l’epigrafe latina “Ordo Populusque Taurinus Ob Adventum Regis”, ovvero “la nobiltà e il popolo di Torino per il ritorno del re”. Se c’è un luogo che, tra i tanti di Torino, richiama la “magia bianca”, madre-dragoquesta chiesa lo rappresenta pienamente, a partire dalle due statue poste all’entrata che , richiamando la Fede e la Religione, mostrerebbero il luogo dove è sepolto il Sacro Graal, il calice da cui Gesù bevve durante l’ultima cena con gli apostoli. Una delle due statue, infatti, regge una coppa, che rappresenterebbe il sacro calice, mentre l’altra con lo sguardo rivolto lontano indicherebbe il cammino da seguire per ritrovarlo. Uno studio condotto dal Politecnico di Torino sostiene che lo sguardo della statua indicherebbe il Palazzo di Città dove, prendendo per buona l’inetra storia, sarebbe stato sepolto il Graal; viceversa, alcuni esoterici sostengono che la coppa da cui il figlio di Dio avrebbero bevuto, starebbe proprio lì, in quel punto esatto,collocata tra le due statue. Ovviamente, essendo un mistero, non v’è certezza alcuna. Il “cuore bianco” della città, parrebbe però localizzato tra la piazzetta Reale e i giardini, in particolare attorno alla fontana dei Tritoni. Siamo nell’area adiacente alla centralissima Piazza Castello, da cui si irradiano le principali arterie del centro storico, da via Po a via Roma,  da via Garibaldi a via Pietro Micca. L’influenza positiva dei luoghi dove sono custodite preziose reliquie, prima fra tutti la Basilica Cattedrale di San Giovanni Battista, cioè il Duomo di Torino, dov’è conservata da quattro secoli la Santa Sindone, offre una garanzia alla città che si trova ad una delle estremità di entrambi i triangoli magici e, nel caso, di quello “bianco”, condividendone le sorti con Lione e Praga. Per la Sindone occorrerebbe un discorso a  parte. Alcuni esoteristi sostengono che essa “racchiude in sé i quattro elementi che compongono l’Universo: Terra, Fuoco, Aria e Acqua. E’ nata dalla Terra come un fiore di lino, è stata tessuta dall’uomo, ha viaggiato attraverso l’Acqua, attraverso l’Aria, ossia il tempo, mentre il Fuoco è Cristo medesimo, è la luce, la conoscenza”. Niente e nessuno può distruggerla, a partire da quel fuoco che ne ha più volte minacciata l’integrità. Del resto è sempre in voga la leggenda secondo la quale chi possiede una reliquia del Cristo, di conseguenza, e possiede tutte, sostenendo – ad esempio, nel nostro caso – come i sotterranei della Basilica di Maria Ausiliatrice custodiscano una croce fatta con lo stesso legno di quella su cui Gesù fu crocifisso. Tornando al “cuore bianco”, nella parte recintata dei giardini reali, si trova una bianca, marmorea vasca con al centro la Fontana di Nereide e i Tritoni, più semplicemente conosciuta come “Fontana dei Tritoni”. L’opera raffigura una ninfa marina circondata, appunto, da tritoni che, nella mitologia, sono i figli del dio Poseidone. Siamo sul confine tra la città bianca e quella nera: il cancello del palazzo Reale, con le due stature dei Dioscuri, Castore e Polluce.

reale-palace

E’ qui che si trova l’immaginaria linea di demarcazione tra la Torino sacra e  quella diabolica,  tra la zona est da quella ovest, tra la parte della luce dalla quella delle tenebre. Per restare nei dintorni di piazza Castello, ci sono altri tre motivi che accrescono l’energia positiva e magica di Torino: il Museo Egizio, la fontana di piazza Solferino e le grotte alchemiche che si troverebbero sotto Palazzo Madama, dove si dice che i Savoia proteggessero chi, usando al pietra filosofale, praticasse antica arte che si proponeva la trasformazione dei metalli in oro, come Cagliostro e Nostradamus. Il Museo Egizio di via Accademia delle Scienze, ospiterebbe invece dei reperti in grado di sprigionare “una carica positiva di grande forza”. Tra questi si segnerebbero quelli che riguardano e raffigurano il faraone Thutmosi III, maestro nelle discipline esoteriche che regnava in Egitto proprio quando la città di Augusta Taurinorum venne fondata. Oggetti dotati di energia positiva e benefica, dunque, necessari a contrastare la nefasta presenza di tutto ciò che riguarderebbe Tutankhamon, il faraone bambino (di cui è esposto un solo reperto, la celebre scultura, proveniente da Tebe, che lo rappresenta al fianco del dio Amon, mentre altri giacciono nei sotterranei del museo). Stesso madre-2discorso per la piccola testa mummificata del malefico Seth, fratello e assassino di Osiride, anch’essa intrisa di energia negativa. Il più importante e antico museo egizio del mondo, dopo che quello del Cairo è stato selvaggiamente saccheggiato,  offrirebbe così alla città che lo ospita un enorme campo energetico positivo. Ci si sposta un po’, nemmeno troppo distante, ed ecco un altro simbolo esoterico tra i più noti: la Fontana Angelica di Piazza Solferino, d’ispirazione massonica. Nella fontana si trovano raffigurate due figure femminili che rappresentano allegoricamente la Primavera e l’Estate e due figure maschili, l’Autunno e l’Inverno. L’Inverno volge lo sguardo verso oriente, dove sorge il sole, simbolo di energia positiva. L’acqua versata dalle otri (che rappresentano i segni zodiacali dell’Acquario e dell’Ariete) rappresenterebbe invece la conoscenza data agli uomini , con una marcata, evidente, simbologia positivista. La Torino “bianca” non esaurisce qui i suoi “luoghi d’elezione” se pensiamo che lo stesso simbolo della città, la Mole Antonelliana, non sarebbe altro che una gigantesca antenna in grado d’irradiare energia positiva sulla città dei quattro fiumi. Nell’elenco non sfigurano certamente il bassorilievo di Cristoforo Colombo, in piazza Castello 211 ( toccarne il mignolo porterebbe fortuna, alla pari del calpestare il toro sotto i portici di piazza San Carlo) e la fontana dei Dodici Mesi, al Valentino, che sorgerebbe nel punto dove si sarebbe schiantato il carro solare di Fetonte, il figlio di Apollo, sulle cui ceneri sarebbe stata fondata la città. E che dire dell’enigmatico e misterioso “quadrato magico” del Sator, composto da 25 lettere, nella forma classica a griglia di caselle a cinque per cinque, sullo stabile al civico 23 di via Gioberti? Messaggio positivo o negativo? Segno che punta sul bianco o sul nero? I più, nel dubbio, immaginano una prevalenza del bene sul male. Più evidente il ruolo dei “guardiani di porta”, che – dalle facciate di molti edifici – mostrano la lingua, proteggendoli dalle influenze negative. Comunque, un fatto è certo. Nella sulfurea Torino, dove si aggirava il solitario Domingo, maestro di trucchi e diastuzie, creato dalla penna di Giovanni Arpino, non mancano certo i misteri.

Marco Travaglini

All’aperto c’è più Gusto. Il Salone dei cinque continenti (e 7000 contadini) conquista Torino

gusto3gusto fruttaE’ di nuovo Salone del Gusto, per la prima volta non al Lingotto, ma per vie e piazze di Torino, senza dover pagare il biglietto. La location principale è il parco del Valentino, ma il Salone è spalmato anche in via Roma ,  piazza San Carlo, piazzetta reale e piazza Carignano.

Un immenso  mercato con venditori provenienti da tutto il mondo. E poi laboratori, degustazioni, corsi di cucina, personal shopper, proiezioni alla Mole Antonelliana, oltre naturalmente ai celeberrimi presìdi Slow Food. Non mancherà la parte “scientifica” con incontri e forum e , naturalmente, la possibilità di assaggiare le gastronomie tipiche di tutti i continenti grazie alle cucine di Terra Madre, i food truck in piazzetta reale, la Via del Gelato, lo stand dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

salone-chiocciola-gusto

Sono 57 i nuovi presìdi,  7mila i coltivatori , produttori, chef e volontari di Slow Food da 143 paesi sparsi nel mondo, giunti sotto la Mole per la XX edizione della kermesse ideata da Carlin Petrini Il tema del ventennale è ‘Voler bene alla terra’.

Info e programma su:http://www.salonedelgusto.com/it/

POTENZIAMENTO DI TRAM E BUS

In occasione della manifestazione Terra Madre e Salone del Gusto che si terrà dal 22 al 26 settembre presso il parco del Valentino e nelle vie del centro di Torino, sarà potenziato il trasporto pubblico in città. Inoltre, sono previste promozioni per gli abbonati GTT e Formula che si recheranno alla manifestazione.
• le linee 9 e 16 saranno intensificate per tutto il periodo
• sabato 24 e domenica 25 settembre saranno potenziate anche le linee
4, 13, 18 (solo domenica) e 55
• la linea storica 7 sarà in servizio venerdì 23, sabato 24 e domenica 25
settembre su un percorso speciale che collega il Parco del Valentino
con Porta Nuova e piazza Castello
• la metropolitana sarà potenziata domenica 25 settembre e
prolungherà l’orario lunedì 26 settembre fino alle ore 0.30

(FOTO: IL TORINESE)

Ricatto sessuale: minaccia di pubblicare foto hard della ex

escortLui era stato lasciato e ha minacciato la ex  di pubblicare alcune sue foto hard. Il 54enne di Pinerolo, Giuseppe D., è stato così arrestato dai carabinieri per estorsione nei confronti dell’ex fidanzata. La donna, di 60 anni, ha dato il via libera agli accertamenti dell’Arma . Il compagno aveva iniziato a ricattarla quando lei lo aveva lasciato. Oltre a minacciarla di divulgare alcuni scatti hard realizzati durante la loro relazione, in cui compariva senza vestiti, le ha anche chiesto  5 mila euro come ” risarcimento morale.”

Settembre al castello e parco di racconigi

racconigiDal 22 al 25 settembre, in occasione di Terra Madre Salone del Gusto, sarà possibile scoprire la natura agricola e conviviale del complesso reale di Racconigi, amata dimora di villeggiatura, luogo per feste e sontuosi banchetti, ma anche centro produttivo d’eccellenza. Le visite guidate “Dai campi alla tavola…da Carlo Alberto al nostro tempo” illustreranno le cucine settecentesche e ottocentesche, completamente attrezzate, e le sale da pranzo offrendo uno sguardo “dietro le quinte” dei banchetti reali. A seguire, una passeggiata in carrozza svelerà i segreti della tenuta, sin dalla prima metà dell’Ottocento azienda agricola modello antesignana della “filiera corta”, centro di produzione e sperimentazione di tecniche botaniche, agrarie e zootecniche reso famoso in Europa dal lavoro dei fratelli Roda. La visita toccherà il giardino delle foglie, il frutteto, le aree produttive, la neogotica Margaria progettata da Pelagio Palagi, la produzione del miele e si concluderà con una “Reale Degustazione”.

L’ultimo fine settimana di settembre (sabato 24 e domenica 25), in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio promosse dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea, il castello celebrerà il 150° anniversario delle relazioni tra Italia e Giappone con l’esposizione “Tradizioni del Sol Levante al Castello di Racconigi”. All’iniziativa, patrocinata dalla Fondazione Italia Giappone, saranno dedicate le sale che conservano l’arredo settecentesco a chinoiseries, ispirato al gusto per “gli Orienti”. Incorniciati da parati decorati con scene di vita orientale saranno esposti, alcuni per la prima volta, oggetti che testimoniano la diffusione della cultura e dell’arte giapponesi al nascere delle relazioni diplomatiche e commerciali con l’isola che Marco Polo aveva denominato Zipango. Il mito di quel paese, alimentato nel Settecento dal gusto per l’esotismo, si presentò allora finalmente in autonomia rispetto alla Cina, contribuendo al progressivo formarsi di un gusto, il Japonisme, più consapevole e interiorizzato. È così che a Racconigi, residenza di villeggiatura di re Carlo Alberto, grande collezionista di armi anche orientali, giunsero non solo una corazza e alcune katane da samurai, ma anche eleganti bambole ornamentali di epoca Edo (1683/1868) che raffigurano la famiglia imperiale, usate in Giappone per celebrare l’antichissima festività Hinamatsuri dedicata alle giovani donne, diversi strumenti musicali del teatro Nō ed una portantina riccamente decorata del Giappone di età feudale, destinata ad assicurare alle dame di più alto lignaggio spostamenti lontani da occhi indiscreti. La presentazione di questi manufatti intende configurarsi anche come iniziativa di raccolta fondi nella forma dell’Art Bonus per il loro restauro. Sabato 24 settembre sarà inoltre possibile assistere a spettacolari incontri di Kendo, Iaido e Jodo, tradizionali arti marziali giapponesi, e partecipare ad un laboratorio di calligrafia ed alla sofisticata cerimonia del tè, concludendo la giornata con una cena giapponese nella Dacia russa. Grazie all’apertura straordinaria del castello e del parco fino alle 22,30 sarà possibile trascorrere il sabato sera nell’atmosfera incantata che conquistò lo zar e gli arciduchi godendo la quiete del parco all’imbrunire e lo spettacolo suggestivo dell’illuminazione scenografica. Visitando il castello si vivrà l’emozione di una amatissima dimora di villeggiatura dove tutto sembra sospeso ad attendere il ritorno dei principi e, approfittando delle tiepide giornate di settembre, si potrà trascorrere una giornata all’aperto con i bambini e gli amici, anche a quattro zampe, tra passeggiate in carrozza o in bici, osservando le maestose cicogne e magari i primi colori dell’autunno.

LAUS “SCOMUNICA” LA SINDACA DI ROMA: “IL NO DI RAGGI UNO SCHIAFFO AL PAESE”

leo laus“Con il no ai Giochi olimpici la sindaca di Roma schiaffeggia non soltanto la sua città, ma l’intero Paese. Perché è evidente che l’evento a cinque cerchi esprime un potenziale di benefici per l’intera nazione e non soltanto per il luogo candidato a ospitarla”. Ci sono disappunto e amarezza nelle parole del presidente del Consiglio regionale e degli Stati generali dello Sport piemontesi, Mauro Laus, di fronte alla contrarietà totale di Virginia Raggi ad ospitare i Giochi del 2024. Secondo Laus, “dietro la scusa di presunti comitati d’affari da cui tenersi alla larga, traspare un’evidente incertezza di Raggi sul piano della capacità amministrativa che si somma al disinteresse verso il ruolo di capitale che invece dovrebbe essere la cifra di Roma in ogni circostanza”

Il “triangolo nero” da Piazza Statuto al Rondò della Forca

Sto nostradamusituata sul 45° parallelo, alla metà esatta  dell’emisfero, Torino da sempre è accompagnata dalla sua fama di città magica, collocata al vertice del “triangolo bianco”, insieme con Lione e Praga, ma anche del  “triangolo nero”, con Londra e San Francisco. Nel bel mezzo di un importante nodo energetico, tra due fiumi, la “femminea” Dora e il “maschio” Po, la città ancor prima di diventare il centro di potere della dinastia sabauda, aveva saldi e diffusi legami con le pratiche esoteriche. Non a caso Torino divenne meta dei viaggi dell’ alchimista e astrologo svizzero Paracelso e di Giuseppe Balsamo, il famoso Conte di Cagliostro che, condannato dalla chiesa cattolica come eretico dedito alla magia,  morì rinchiuso nella fortezza di San Leo, sull’appennino tosco-romagnolo. Lo stesso vale per il misterioso alchimista e avventuriero francese noto come il Conte di Saint-Germain, un “maestro Asceso”, ossia una di quelle persone che dopo una o più esperienze terrene, realizzata in sé la fusione tra materia e spirito, ottenevano – a loro dire –  un “corpo di gloria” non più soggetto alle leggi di gravità e di morte. A metà del 1500 anche il più famoso dei medici, astrologi e veggenti, Michel de Nostredame ovvero Nostradamus, raggiunse Torino per far visita a Margherita di Valois e al duca Emanuele Filiberto di Savoia, con il compito di aiutare i due nobili ad avere un figlio. Gli esoteristi, però, sostengono che a muovere i suoi interessi fossero piuttosto le misteriose  tre grotte alchemiche che si celerebbero  nelle viscere dell’altra Torino, quell’ universo parallelo di gallerie, cripte, cunicoli che ne contraddistingue il sottosuolo. Secondo alcuni, una traccia concreta della permanenza torinese del famoso estensore di profezie consisterebbe in una  marmorea lapide, scritta in francese, un tempo collocata  sull’androne della cascina Domus Morozzo, appartenente alla omonima famiglia risiedente presso la villa Vittoria to frejusdi via Lessona in borgata Parella, demolita negli anni sessanta. La traduzione della scritta  indicava come “Nostradamus alloggia qui, dov’è il Paradiso, l’Inferno, il Purgatorio. Io mi chiamo la Vittoria, chi mi onora avrà la gloria. Chi mi disprezza, la completa rovina”. Per vie e palazzi di Torino, nei primi decenni del secolo scorso,  s’aggirava anche un misterioso autore di libri di alchimia che si faceva chiamare Fulcanelli,  la cui identità non fu mai stata resa nota. All’ombra della Mole Antonelliana , nel 1903, nacque il sensitivo e veggente Gustavo Adolfo Rol, una delle figure esoteriche più discusse del novecento. Una targa, affissa al civico 31 di Via Silvio Pellico, dove visse per oltre sessant’anni, ricorda la sua straordinaria figura, nota per lo sguardo magnetico. Il baricentro dove si concentrano le energie negative a Torino si trova a Piazza Statuto. In epoca romana ospitò una grande necropoli e da sempre venne considerata un luogo in ombra, misterioso, tutt’altro che positivo. Al centro della piazza un monumento in pietra scura ricorda le vittime sul lavoro per la costruzione del primo vero tunnel sotto le Alpi ( se si escludono  i 75 metri del “buco di Viso”, che separano la valle Po da quella francese del Queyras ). Il monumento, la Fontana del Frejus, è sormontato da un genio alato che porta sul capo una stella a cinque punte ma, secondo la leggenda nera, si tratterebbe di ben altro e più inquietante personaggio: Lucifero, il “portatore di luce” , l’angelo ribelle caduto in disgrazia. La sua figura, rappresentata con le mani rivolte verso il basso, indicherebbe l’accesso segreto agli Inferi. Non a caso , proprio al centro della piazza, si trova  l’accesso che conduce al complesso sistema to rondo cafassofognario (che all’altezza di piazza Statuto ha il suo snodo principale), da cui si accederebbe ai cunicoli che condurrebbero alle già citate grotte alchemiche. Ma c’è di più: i cultori dei misteri di Torino sostengono che in città il vertice del triangolo della magia nera cada esattamente nel punto indicato da un piccolo obelisco  ( la “guglia Beccarla”, eretta nel 1808) che porta sulla sommità un astrolabio, situato nell’aiuola del piccolo giardinetto che si trova di fronte al monumento del Traforo ferroviario del Frejus. Non  distante da piazza Statuto, fulcro della Torino esoterica, c’è il Rondò della Forca. Lì, alla confluenza degli attuali corsi Valdocco, Principe Eugenio e Regina Margherita con via Cigna, per quasi vent’anni – dal 1835 al 1853  venne innalzata la forca per le esecuzioni capitali per mano del boia. Illuogo, a quel tempo in aperta campagna, venne scelto per la sua vicinanza alla prigione che si trovava in quella che oggi è via Corte d’Appello. In precedenza le impiccagioni venivano effettuate sulle rive del Po, della Dora per poi essere inscenate in Piazza delle Erbe (l’attuale Palazzo di Città) e nella Piazza Reale (oggi Piazza San Carlo). Solo negli anni dell’occupazione francese la forca fu sostituita dalla ghigliottina  ( la “beatissima”) e le teste rotolarono sotto la sua mannaia in Piazza Carlo Emanuele II detta anche Piazza Carlina, in quegli anni chiamata “Place de la Liberté”. Tutto ciò non fece che aumentare la “sulfurea” reputazione della zona occidentale della città, la più tenebrosa, tanto che lo stesso nome del Corso Valdocco deriverebbe dal toponomastico di latina memoria “Vallis Occisorum”, la “valle degli uccisi”. Alla congiunzione tra corso Principe Eugenio e corso Valdocco, all’inizio degli anni sessanta, è stato inaugurato un monumento dedicato a San Giuseppe Cafasso, conosciuto come il “prete della forca”, per la sua opera di assistenza spirituale ai carcerati e ai condannati a morte. I cadaveri dei condannati venivano poi sepolti in San Pietro in Vincoli, nel cimitero dei giustiziati. Per non farsi mancare un brivido in più, al numero due di via Bonelli, nel quadrilatero torinese – tra via delle Orfane e via Sant’Agostino – ecco la “casa del boia”. E’ lì che, quando la via portava il nome di Contrada Pusterla e in seguito via dei Fornelletti, per tradizioneto boia bonelli secolare vivevano i più temuti tra i cittadini di Torino: gli incappucciati  addetti a tirare la corda del patibolo. L’ ultimo, tal Pietro Pantoni, misantropo, tutto casa e lavoro, non usciva quasi mai dalla propria abitazione  e  si racconta che l’ unico suo amico fosse un certo Caranca, becchino di Rivarolo. Nella vicina chiesa di Sant’Agostino, il boia, poteva contare su di un banco separato dagli altri e un certo timoroso rispetto, viceversa nella Chiesa della Misericordia, in via Barbaroux, sono conservati alcuni reperti, tra cui il registro con i nomi dei giustiziati e il cappuccio dei condannati. Pur essendo il suo “mestiere” ben pagato (un editto del 1575 stabiliva un prontuario di servizi con relativi compensi: si andava dalle 21 lire per un’ impiccagione semplice alle 36 lire in caso di squartamento cruento)  tutto ciò non lo metteva al riparo da una sorta di gogna sociale e dal disprezzo dei più. Per questo, ancora oggi, passando davanti a quel portone, si può avvertire un senso di disagio e un filo d’ansia.

Marco Travaglini

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Al Piemonte la maglia nera dei tumori alla vescica: 550 morti

molinetteSono 220.000 in Italia  le persone colpite da tumore alla vescica, una  patologia che ogni anno provoca 5000 morti. Purtroppo la maglia nera va al Piemonte: con 20.577 pazienti e 550 morti all’anno è una regione ad alto rischio per questa malattia, con un’incidenza del 15% in più rispetto al resto d’Italia. Il tumore della vescica è al centro del Convegno di chirurgia “live”, presieduto dal professor Paolo Gontero della Clinica urologica dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino), che si svolge il 22 e 23 settembre alle Molinette, con esperti provenienti da tutto il mondo che si confronteranno sull’ efficacia dell’ asportazione della vescica eseguita con tecnica robotica. In collegamento diretto dall’Università di Miami e dalle sale operatorie delle Molinette saranno effettuati interventi di asportazione e ricostruzione della vescica grazie alla tecnica chirurgica considerata oggi  come la più innovativa e sofisticata per combattere uno dei tumori più subdoli ed invalidanti.

 

(foto:  il Torinese)

 “Demolition”, un lutto per distruggere la casa e rinascere

Pianeta Cinema a cura di Elio Rabbione

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Un incidente d’auto, una macchina che piomba su quella di una coppia mentre gli occupanti stanno tranquillamente discutendo di incidenti casalinghi, del frigorifero della cucina che perde acqua e che andrebbe subito riparato. La donna muore in ospedale, il marito David, investitore di successo nella finanziaria del suocero, si rintana in un asettico dolore, in una annebbiata esistenza che lo lascia lontano, assente dal dramma che la vita gli fa attraversare. Con la moglie morta poche camere più in là, lui s’affanna a far scendere dal distributore quella merendina che ha scelto e, insoddisfatto, a rimpiangere quel dollaro e rotti che la macchina s’è mangiato. Tutto diventa banale, quasi incomprensibile chi attorno a lui si dispera per la perdita, lui torna immediatamente a occupare la propria scrivania e a rintanarsi in ufficio, mentre qua e là prendono forma immagini della defunta, frettolose, senza reale importanza, dei flash presto dimenticati. Innegabile che qualcosa covi all’interno dell’uomo, una ribellione, un accanimento ancora inspiegato: inizia a scrivere lettere di protesta, esigendo il rimborso di quegli spiccioli catturati dalla macchina, all’ufficio reclami della ditta che fornisce quei distributori, allargando a macchia d’olio su quelle pagine brani di una vita, il proprio disagio, l’esistenza ammaccata, il tempo andato quanto soprattutto il vuoto del presente. Come inizia a demolire una vita precedente, vista attraverso le imperfezioni o la noia o la volontà della scoperta dei tanti oggetti che gli stanno attorno, oggi il frigorifero dell’innocente discordia, domani una macchinetta del caffè o un computer, domani ancora l’intera cucina o la casa.demoli2

La fisicità prende il sopravvento sulla tranquillità e sul vuoto del trauma, sulla stessa domanda se davvero nel passato abbia conosciuto un amore vero, una lotta con se stesso – e una conoscenza – che trova l’appoggio della donna che ha ricevuto le sue lettere e di suo figlio, giovane ribelle con il tarlo ossessivo della propria omosessualità. Un modo per liberarsi dei fantasmi, di andare oltre, di dare un nuovo assetto ad una nuova esistenza.

“Demolition”, sgravato tout court di una disturbante appendice dell’edizione italiana (“amare e vivere”), è il nuovo film di Jean-Marc Vallée, regista canadese che Hollywood vede di buon occhio e che tre anni fa ha acclamato per “Dallas Buyers Club”. Ancora un bel ritratto umano, una regia attenta nel condurre avanti il dramma interiore, capace di calibrare certi aspetti più forti chiedendo aiuto ad un fantasma femminile, con certi sognanti intermezzi che rispecchiano una giostra a cavalli di antiche memorie o le note e la voce di Aznavour e della sua “Bohème”, o con insperati tratti di humour, il tutto ad alleggerire quella furia distruttiva che come un uragano agguanta il protagonista. Quello che non corre nella storia, nella sceneggiatura scritta da Bryan Sipe, o ha ilfilm-demolition fiato a ben vedere corto, è l’affastellarsi di una eccessiva simbologia che carica a negativa dismisura il racconto (l’albero sradicato, le chiacchiere di un uomo che a volte appare più che altro completamente fuori di sé, il mobilio preso a calci e ben oltre) come finisce con il nuocere raccontare ogni cosa – disperazione, linguaggio, atteggiamenti, azioni di ogni giorno, fughe nella ribellione – sfacciatamente sopra le righe, senza quei binari che la renderebbero assai più credibile.

In questo zoppicare, ancor di più s’apprezza la prova di eccellente maturità che offre Jake Gyllenhaal, in una vastissima gamma di sentimenti, nascosti o immediati, tra la confusione e l’annichilimento, tra il dolore lontano e il rendersi conto di verità tenute nascoste. Attorno a lui Naomi Watts, Chris Cooper disperato suocero e la rivelazione Judah Lewis, sboccato, unghie laccate, sfrontato quanto basta ma con un dolore dentro che solo al protagonista, a quell’uomo caduto in casa sua chissà da dove, può essere rivelato.