redazione il torinese

Comau, trasformazione digitale con Microsoft e ICONICS

 

La  nuova soluzione Comau DiWo, supportata dalla tecnologia Microsoft, aiuta le aziende manifatturiere a ottimizzare l’efficienza e ridurre i costi. Cloud Computing, Machine Learning e Realtà Mista abilitano il monitoraggio da remoto  e la manutenzione predittiva e consentono di ottenere insight strategici, valorizzando i dati della linea di produzione e della supply chain

 

 In occasione di Hannover Messe 2017, l’appuntamento internazionale dedicato al mondo dell’industria in corso dal 24 al 28 aprile in Germania, Comau – azienda parte del Gruppo Fiat Chrysler Automobiles e leader a livello globale nel settore dell’automazione industriale – nello spazio espositivo Microsoft mostra innovative soluzioni frutto della nuova collaborazione con Microsoft e ICONICS, sviluppate per ottimizzare i processi produttivi di aziende di qualsiasi settore industriale e area geografica in termini di efficienza e Total Cost of Ownership. Facendo leva su dati e insight operativi, rilevati in tempo reale da impianti, prodotti, persone e nel complesso dall’ambiente produttivo, Comau consente alle aziende manifatturiere non solo di incrementare l’efficienza dei macchinari e ridurre le operazioni di manutenzione, ma anche di migliorare le performance degli operatori e la capacità di plasmare le potenzialità delle nuove tecnologie digitali agli obiettivi di incremento di efficienza della produzione. In quella che rappresenta una vetrina internazionale d’eccellenza spicca quindi la proposta italiana di Comau, che con i suoi oltre 40 anni di esperienza nel mercato industriale e con il suo network multinazionale di 34 sedi, 15 impianti produttivi e 5 centri d’innovazione distribuiti in 17 Paesi, fa squadra con Microsoft e ICONICS per arricchire la gamma di soluzioni digitali al servizio delle aziende di tutto il mondo.

 

Il progetto Comau DiWo (Digital Workplace) è supportato dalla piattaforma cloud Microsoft Azure e dalla soluzione per l’Internet of Things Azure IoT Suite, oltre che dal sistema operativo Windows 10, che consentono di utilizzare in totale sicurezza i dati generati all’interno degli impianti industriali. Grazie all’uso combinato delle Universal App di Windows 10 e di soluzioni di Realtà Mista è possibile ridurre i tempi di inattività operativa, incrementare l’efficienza e localizzare più rapidamente i guasti, migliorando in questo modo la collaborazione e il lavoro in team. Con Microsoft HoloLens, Comau è per esempio in grado di controllare il robot Comau Racer3 che manipola componenti di varia natura in diversi ambienti produttivi e può già monitorare da remoto macchinari in fabbrica offrendo ai produttori un nuovo modo di interagire con i dati attraverso gesti naturali e senza utilizzare le mani. Le funzionalità di Machine Learning e l’Interoperabilità, garantita in primis dal supporto allo standard di comunicazione machine-to-machine OPC-UA, consentono di integrare i dati relativi alla produzione con fonti interne/esterne ottenendo insights di business e valore aggiunto lungo tutta la supply chain. Inoltre gli utenti possono accedere alla soluzione Comau DiWo attraverso qualsiasi device, macchinario, sensore, robot e altro tipo di strumentazione in uso presso l’azienda.

 

La nostra strategia volta a rendere l’automazione industriale sempre più ‘aperta’ ed easy-to-use si basa su innovative soluzioni come DiWo, il programma di ricerca e sviluppo sull’Industrial IoT di Comau. In questo ambito, la collaborazione e soprattutto la sinergia che deriva dall’unione del know-how di tre grandi aziende, messa in luce nella prestigiosa vetrina di Hannover Messe attraverso una applicazione sviluppata congiuntamente, ci aiuta nel percorso di sviluppo delle infrastrutture software per la ‘fabbrica 4.0’, applicandole direttamente negli stabilimenti industriali, nel pieno rispetto di criteri per noi fondamentali come sicurezza, velocità e semplicità di utilizzo” – ha rilevato Massimo Ippolito, Innovation Manager di Comau.

 

“L’Internet delle Cose, La Realtà mista, il Machine Learning e l’Intelligenza Artificiale stanno ridefinendo il mondo industriale e Microsoft si pone in questo senso come l’abilitatore del successo delle aziende che vogliono ripensare il proprio business in modo più efficiente, sostenibile e sicuro grazie alle nuove tecnologie. IDC stima che la fabbrica intelligente sia già una realtà ed entro il 2022 il 40% dei processi operativi sarà in grado di ‘auto-apprendere’ e ‘auto-ripararsi’: attraverso la tecnologia Microsoft stiamo aiutando le imprese italiane a cogliere le enormi opportunità che deriveranno da questa rivoluzione” – ha commentato Tiziana Olivieri, Direttore Divisione Enterprise e Partner di Microsoft Italia.

 

“Siamo entusiasti di collaborare con una realtà leader come Comau per offrire soluzioni intelligenti che possano guidare il percorso di trasformazione digitale delle realtà industriali italiane: grazie al progetto con Comau siamo sicuri di poter permettere a sempre più aziende di far leva su insight utili provenienti dall’interno e dall’esterno della fabbrica, garantendo al contempo sicurezza, flessibilità e interoperabilità” – ha commentato Fabio Moioli, Direttore della Divisione Enterprise Services di Microsoft Italia.

 

“ICONICS è orgogliosa di collaborare con Comau e Microsoft su questo interessante caso applicativo nel segno delle operazioni connesse, facendo leva su Microsoft HoloLens e sulla tecnologia IoT di Azure”, ha dichiarato Russ Agrusa, Presidente e CEO di ICONICS. “Con l’Holographic Machine Interface di ICONICS, gli utenti possono ora visualizzare rapidamente le informazioni necessarie in tempo reale e relative alla manutenzione predittiva, attraverso gesti naturali e operazioni intuitive che lasciano libere le mani. Queste capacità offerte dalla realtà mista ampliano le possibilità delle nostre soluzioni, consentendo ad ICONICS di rendere visibile l’invisibile per i clienti e i partner a livello globale”.  

 

 

DEMO IN FIERA

  • Ad Hannover Messe, Comau offre una demo di una soluzione focalizzata su business intelligence, remote controlling e monitoraggio operativo, oltre che sull’integrazione del customer service. Facendo leva su diversi scenari di malfunzionamento di un robot, si mostra come grazie alle piattaforme di Microsoft Azure IoT Suite e Dynamics 365, la soluzione è in grado di elaborare dati, creare alert immediati e identificare azioni correttive e competenze utili a risolvere il problema, concludendo con la pianificazione di una chiamata all’esperto giusto. Questo processo semplifica l’individuazione di anomalie e migliora l’efficacia degli interventi di riparazione in loco. Inoltre, facendo leva sulle funzionalità di analisi di Microsoft Power BI è possibile ottenere, in tempo reale, da diversi tipi di dashboard, insight utili per diversi ruoli con i dettagli necessari e sul device di preferenza.
  • In Fiera, presso lo spazio espositivo Microsoft, Comau mostra anche come ogni azienda cliente può ricevere attraverso il portale una diagnosi di base e avviare un dialogo via chat con un operatore di back-office disponibile a monitorare da remote il macchinario per risolvere il problema.
  • Allo stand, Comau dà infine dimostrazione della capacità di controllare un robot Comau Racer3 utilizzando la tecnologia ICONICS Holographic Machine Interface per rendere visibile l’invisibile: i tecnici di Comau usano infatti la realtà mista di HoloLens per monitorare da remoto gli impianti, offrendo ai produttori un nuovo modo per interagire con i dati della linea di produzione attraverso gesti naturali e operazioni che non richiedono l’uso delle mani. Gli operai sono quindi abilitati a interagire con ologrammi 2D e 3D sovrapposti all’ambiente di produzione reale per ottenere maggiori insight dalle operazioni. Un’applicazione che abilita scenari d’uso legati al monitoraggio da remoto, alla gestione degli asset e alla manutenzione predittiva.

 

Aleppo prova a rinascere

FOCUS /di Filippo Re

Aleppo prova a rinascere dopo quasi cinque anni di guerra civile. Dal luglio 2012 fino a dicembre 2016 Aleppo è stata trasformata in un grande campo di battaglia. Poi le forze governative siriane sostenute da russi, milizie iraniane e dagli Hezbollah libanesi hanno posto fine al lungo assedio che ha sventrato la città lasciando una lunga scia di morte e disperazione. È stata imposta la tregua e gli ultimi gruppi di ribelli siriani sono stati costretti a lasciare la parte orientale della città che occupavano da oltre quattro anni. Migliaia di Aleppini, in gran parte civili, sono morti e la città, un tempo una delle più belle e affascinanti del Medio Oriente, presenta oggi un volto spettrale.

Una città fantasma, con due milioni di abitanti rimasti al buio per cinque anni, senz’acqua, cibo e medicine e con gli ospedali ridotti a un cumulo di macerie. Ma com’era Aleppo prima della guerra civile, nella Siria del clan alawita degli Assad, del padre Hafez el Assad e del figlio Bashar? Negli anni Settanta e Ottanta il partito baathista al potere a Damasco divenne bersaglio dell’opposizione armata e numerosi alawiti furono eliminati. Il fatto più grave accadde proprio ad Aleppo il 16 giugno 1979 quando decine di cadetti, quasi tutti alawiti, della locale scuola di artiglieria furono massacrati da un gruppo di terroristi. Scrive Patrick Seale nella sua biografia di Hafez el Assad “Il Leone di Damasco”: “un insegnante, il capitano Ibrahim Yusuf, riunisce i cadetti nella sala mensa e fa entrare i guerriglieri che aprono il fuoco sui giovani. Trentadue restano uccisi sul colpo, secondo il rapporto ufficiale, e altri 54 vengono feriti. Ma altre fonti affermano che l’effettivo bilancio sarebbe almeno di 83 vittime. È una dichiarazione di guerra”. La reazione di Damasco non si fece attendere e centinaia di membri dei Fratelli Musulmani e degli oppositori baathisti finirono in carcere. Molti furono condannati a morte. Gli attacchi al potere erano una prassi quotidiana in Siria fin dall’intervento in Libano nel 1976 ma non c’era mai stato un attacco così grave prima di Aleppo. Fino a quel momento il governo di Damasco vedeva dietro ogni attentato la mano dei servizi segreti iracheni ma l’eccidio di Aleppo rappresenta indubbiamente un salto di qualità nell’offensiva contro la sicurezza dello Stato.

 REUTERS/Khaled al-Hariri 

Il nuovo nemico da combattere diventa l’opposizione interna vicina ai Fratelli musulmani. Tra il 1979 e il 1981 i terroristi sconvolgono Aleppo facendo oltre 300 vittime, in gran parte baathisti e alawiti. Arrivano improvvisamente nelle strade delle città siriane, piazzano bombe, bruciano gli edifici pubblici, costringono i negozianti a tenere le serrande abbassate, e sparano all’impazzata per cercare di controllare i quartieri. Accerchiati dalle forze di sicurezza e ormai in trappola, di frequente si facevano saltare in aria attivando le bombe legate alla cintura, iniziando una pratica che sarebbe diventata negli anni successivi sempre più rituale per i terroristi per non cadere nelle mani del regime. Dopo aver mirato molto in alto ai vertici del potere e delle forze di polizia ottenendo importanti successi ma senza riuscire a far crollare il governo, i Fratelli Musulmani provano a dar il colpo decisivo al regime bloccando il commercio e i trasporti, paralizzando le città e le attività lavorative. Riescono a far chiudere per due settimane il centro economico e finanziario di Aleppo e sfidano le autorità ad Hama, Homs, Idlib, Deir-ez Zor e in altre città. Il fronte interno scoppiò tra le stesse mani di Assad e la reazione fu durissima. Centinaia di esponenti della Fratellanza musulmana furono arrestati insieme a numerosi oppositori del regime, tra i quali il predicatore della Grande Moschea di Aleppo, lo sheik Zayn al Din Khayrallah, che aveva mandato in piazza decine di migliaia di persone a protestare contro il regime. Nel congresso regionale del Bath del dicembre 1979 – gennaio 1980 fu deciso di annientare l’opposizione armata. Le forze di sicurezza di Damasco, guidate da Rifat Assad, fratello del presidente Hafez, si scagliarono contro i Fratelli musulmani e fu un macello. Il clan laico degli Assad detestava in modo particolare i Fratelli Musulmani e, come ricorda Seale nella biografia di Hafez Assad, “fin dalla giovinezza Assad aveva combattuto i religiosi radicali ingaggiando con loro numerose risse nel cortile della scuola di Latakia. In effetti una corrente di islamismo militante aveva fatto parte della vita pubblica siriana fin dagli anni Trenta, quando sacche di resistenza islamica al regime francese erano spuntate un po’ ovunque nel Paese”. I membri della Fratellanza musulmana furono inseguiti ovunque, anche al di fuori del territorio siriano. Vendette sanguinose si registrano ad Aleppo nell’estate 1980 e ad Hama, dove centinaia di uomini e ragazzi minorenni vengono arrestati a caso e uccisi in strada. Per mettere a tacere l’opposizione religiosa estremista, il “Leone di Damasco” sguinzaglia servizi segreti e forze speciali oltre confine. Commando siriani danno l’assalto a campi di addestramento dei Fratelli Musulmani in Giordania mentre in Libano vengono uccisi alcuni giornalisti ostili al regime ma le rappresaglie governative non fermano le rivolte che minacciano l’ordine pubblico e mettono in ginocchio l’economia delle maggiori città della Siria.

In particolare ad Aleppo, dove nel marzo 1980 venne inviata la III Divisione dell’esercito con oltre 10.000 soldati e 250 mezzi corazzati sotto il comando del fratello Rifaat Assad per soffocare le sommosse e riportare l’ordine. Centinaia di oppositori furono uccisi ma non si hanno dati attendibili. La città fu militarizzata e in quasi tutte le strade era presente un carro armato. “In piedi sulla torretta del suo blindato, annota Patrick Seale nel suo volume, il generale Shafiq Fadyah grida agli aleppini di essere pronto ad uccidere anche 1000 uomini al giorno se sarà necessario per ripulire la città dalla “peste” dei Fratelli Musulmani. La sua divisione resterà ad Aleppo per un anno” come ricorda il console sovietico Anwar Ahmadov (i sovietici erano alleati di Assad già a quel tempo e oggi Aleppo, dopo la liberazione dai gruppi ribelli, è difesa da reparti siriani e russi con l’ausilio di un battaglione ceceno). Anche Hama conoscerà una terribile repressione nel febbraio 1982 che cancellerà un terzo della città e causerà la morte di circa 30.000 civili. Importante città commerciale e più ricca di Damasco, dopo la Grande Guerra Aleppo venne separata da Alessandretta e dal suo sbocco al mare e conobbe un periodo di declino. La nascita dello Stato baathista a Damasco fece perdere ad Aleppo l’importanza politica che aveva acquisito negli anni precedenti e il ruolo svolto successivamente durante le rivolte dei Fratelli Musulmani la fece diventare una città nemica. Assad la punì anche sotto il profilo industriale e turistico: la lasciò senza un aeroporto internazionale, senza un centro commerciale e priva di hotel di lusso. Restava però lo storico Baron’s Hotel, costruito ai primi del ‘900 da una famiglia di armeni, che ospitò tra gli altri re Faysal, Lawrence d’Arabia, lo scià di Persia e Agatha Christie, e accolse anche Assad nei primi anni della sua presidenza (1971-2000). Negli anni Ottanta le condizioni di Aleppo migliorarono nettamente con la ricostruzione della città devastata dalla stagione delle violenze, con la realizzazione di nuove ferrovie, strade e industrie. Si sviluppò in modo eccezionale l’Università di Aleppo che passò dai 5.000 studenti del 1980 ai 35.000 di cinque anni dopo. Oggi molti cristiani che vivevano ad Aleppo se ne sono andati, almeno i due terzi sono fuggiti. “Prima della guerra, ricorda il vescovo caldeo cattolico di Aleppo, Antoine Audo, questa era una città ricca e non mancava nulla. Ora i ricchi se ne sono andati, la classe media è diventata povera e i poveri sono miserabili. I giovani sono scappati per evitare di andare a combattere e i tecnici hanno perso il lavoro”. Secondo il Patriarca greco-ortodosso di Antiochia, Yohanna X, i cristiani di tutte le confessioni presenti oggi a Aleppo non sono più di 35.000.

 

Filippo Re

(Rivista “Il dialogo-al hiwar” del Centro Federico Peirone)

Morano: “Sul bilancio il Collegio dei revisori conferma i miei rilievi”

Il consigliere di opposizione Alberto Morano torna a fare le pulci al bilancio comunale, attraverso un post pubblicato su Facebook. “Il Collegio dei Revisori aderendo sostanzialmente ed integralmente ai rilievi formulati dal sottoscritto nel corso dell’audizione  avvenuta in Commissione Controllo di Gestione il 18 Aprile – scrive Morano – ha evidenziato come le scelte della Giunta Appendino in tema di Bilancio di Previsione contrastino con le norme di legge e ha richiesto alla Città di modificare il Bilancio di Previsione”. 

 

  1. Che il debito di Euro 5.000.0000 verso Ream venga iscritto nel Bilancio di Previsione 2017/2019;
  2. Che i debiti della Città derivanti dalla convenzione con Infra.To vengano iscritti a Bilancio;
  3. Che i proventi della vendita del Carlo Alberto pari a Euro 14.500.000 non siano utilizzati per finanziare il debito Infra.To, ma siano destinati a finanziare attività socio-assistenziali.

 

Il consigliere – notaio osserva che “iI parere dei Revisori apre una voragine nei Conti del Comune di Torino, soprattutto ove si consideri che i Revisori concludono il loro parere affermando testualmente: “Si riafferma il parere favorevole al Bilancio di Previsione 2017/20119, contestualmente evidenziando le riserve e le prescrizioni prima esposte e che le stesse unite a quelle già contenute nel Parere del 11 Aprile 2017 sono condizionanti la natura e il tenore del parere espresso.”

 

“Ciò significa che qualora la Giunta non dovesse rispettare quanto richiesto dal Collegio dei Revisori, il Parere al Bilancio di Previsione 2017/2019 diventerà negativo. In sede di discussione del Bilancio di Previsione  – conclude Morano – illustrerò in dettaglio le conseguenze del parere, alcuni ulteriori profili di criticità e credo emergeranno ulteriori sorprese”.

 

Boom turistico: anche nel ponte della Liberazione pienone negli hotel torinesi

Il ponte del 25 Aprile, tra venerdì 21 e lunedì 24 ha registrato per gli hotel torinesi, dopo i positivi dati ottenuti nelle vacanze pasquali, risultati superiori alla media. I dati sono dell’Osservatorio alberghiero della Camera di commercio  e di Turismo Torino, insieme  con le associazioni di categoria del settore.L’Osservatorio, nato nel 2010, raccoglie le informazioni di numerose strutture torinesi, per un totale di 3.714 camere, circa il 54% della capacità del comparto alberghiero in città (6.817). L’occupazione delle camere è stata pari al 78.1%  rispetto al 67.6%  di Pasqua:  in crescita del 16.1% sul  corrispondente periodo dell’anno prima. Le camere sono state vendute a una tariffa media  89,9 euro ( 85 nel periodo pasquale), in salita del 5,4% rispetto alla Festa della Liberazione 2016. I  ricavi medi per stanza ammontano a 70,2 euro, in crescita del 22,4%. 

(foto: il Torinese)

Il laboratorio di Nosiglia per i giovani che cercano lavoro

Il “Laboratorio metropolitano su giovani e lavoro” riguarderà la fascia 18-25 anni, per affrontare il loro futuro professionale. La proposta è del’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, per la festa del 1 maggio. Ne anticipa la notizia il giornale cattolico  “La Voce e il Tempo”. “L’area metropolitana  – commenta Nosiglia – vede da diversi anni notevoli tassi di disoccupazione, che incidono sul tessuto sociale ed impongono il superamento dei modelli, formativi e lavorativi, risalenti al pre-crisi. Per rispondere alle attese e alle legittime  richieste dei giovani dei nostri territori, sarà attivato un Laboratorio metropolitano su giovani e lavoro”.

La mamma della “sposa bambina”: “Mai imposte le nozze a mia figlia”

“Io non ho mai imposto nulla a mia figlia: né il fidanzato, né  un matrimonio . Voglio riabbracciare la mia bambina. Sono disperata”. Così ha parlato dinanzi ai giudici del Tribunale dei minori di Torino la mamma della studentessa quindicenne di origini egiziane di 15 tolta alla famiglia perché sarebbe stata  promessa sposa ad uno sconosciuto di dieci anni più grande. Ora la ragazzina è affidata a una comunità. Tempo fa per scansare  le nozze aveva tentato il suicidio e si era confidata con una compagna di classe che l’aveva convinta a denunciare  quanto le stava accadendo al commissariato ‘Barriera Milano’. Il legale della madre dichiara all’Ansa “La mia cliente  ribadisce la sua assoluta disponibilità a farsi valutare come potestà genitoriale e a farsi seguire dai servizi sociali. Chiederemo alla Procura di sentire anche gli altri figli della mia cliente e di fare luce su questa vicenda”.

 

(foto: il Torinese)

La Pina presenta il libro “I love Tokyo”

Acquista il libro “I love Tokyo” presso il Mondadori Store di Torino in via Monte di Pietà 2  e riceverai il pass per avere accesso prioritario al firma copie con La Pina che si terrà al temine della presentazione.

Se non siete mai stati in Giappone, se ci siete già andati mille volte, se Tokyo è il vostro sogno nel cassetto, se non ve ne potrebbe fregare di meno, QUESTO LIBRO FA PER VOI
La cosa che La Pina ama di più nella vita, dopo suo marito, è il Giappone. Ci va da quando era ragazzina e nei suoi molti viaggi ha visto tanto e imparato ancora di più. È qui per condividerlo con noi.
SIETE PRONTI A EMOZIONARVI?
«I love Tokyo è una canzone d’amore. L’amore mio per il Giappone e per questa città in particolare. Mettere piede a Tokyo è un flash, perché è come entrare nei cartoni animati che guardavamo da piccoli. Le divise alla marinaretta, i dolcetti, le scritte fluo, le ragazze carine, i ragazzi timidi… È tutto esattamente così! Sono stata in Giappone quarantatré volte. Ho deciso di scrivere questo libro perché in questi anni ho fatto da madrina ai viaggi di amici e amiche. Ho disegnato loro centinaia di mappe sui tovaglioli dei ristoranti, ho consigliato dove fare shopping, indicato le strade dove perdersi, i parchi dove riposarsi e, stremata all’idea di dover continuare a farlo, ho detto ‘Ok, lo faccio una volta per tutte!’. Ma l’ho fatto anche per me. Per dare un ordine, anche se mio, a tutto quello che questo posto mi ha dato. E poi perché Tokyo se lo merita. Più di Tokyo amo solo Emi, mio marito. A lui ho chiesto di comporre la musica per questa canzone d’amore. Con I love Tokyo potrete organizzare il vostro primo viaggio, visitare la città senza muovervi dal divano o ritornarci, ricordarla, rivedere sotto altri punti di vista questa meravigliosa capitale asiatica. Vi chiedo solo una cosa: trattatemela bene e amatela come la amo io. I love Tokyo!» La Pina

 

A DUE GIORNATE DALLA FINE DEL CAMPIONATO SFUMA IL SOGNO PLAYOFF PER FIAT TORINO

Di Manuela Savini

Con la sconfitta casalinga contro Sassari si sono ridotte ad un lumicino le speranze per la squadra torinese di agguantare almeno l’ottava posizione in classifica, utile per qualificarsi ai playoff di fine stagione.

Dopo l’entusiasmante successo contro Cantù di un mese fa, le quattro sconfitte consecutive (Pistoia, Caserta, Reggio Emilia ed infine Sassari) sono costate carissime ad una squadra che sembrava essere in grado di raggiungere un obiettivo non programmato ad inizio stagione. Tanto cuore, grinta e determinazione non sono bastati a colmare le mancanze dovute a qualche passo falso di troppo ed ad un livello tecnico ancora un po’ inferiore a quello delle dirette concorrenti. Mancano ancora due partite e le sorprese potrebbero ancora arrivare, ma Fiat Torino non può più perdere e deve sperare che Pistoia, Capo d’Orlando e Brescia non ne vincano alcuna. Già qualificate per i playoff sono la capolista indiscussa, Emporio Armani Milano, Umana Reyer Venezia che ha saputo conquistarsi la seconda posizione nel girone di ritorno, superando Avellino e Reggio Emilia; già qualificate anche Trentino e Sassari. Per gli ultimi due posti in chiave playoff, Pistoia e Capo d’Orlando sembrano le favorite, anche se la squadra siciliana arriva da risultati poco convincenti e Brindisi potrebbe approfittare del suo momento negativo. In zona retrocessione ci sono, invece, Pescara e Cremona che faranno di tutto per salvarsi.Prossimo incontro fuori casa, sabato 30 aprile alle ore 18.15, per la sfida Germani Basket Brescia vs Fiat Torino

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CLASSIFICA (28a giornata): +Milano 44; +Venezia 38; +Avellino 36; +Sassari 34; +Trentino, -Reggio Emilia 32; +Pistoia e -Capo d’Orlando 28; -Brindisi 26; -Brescia, -Varese e –Torino 24;+-Cantù e +Caserta 22; -Pesaro 18; +Cremona 16.

La partita contro Sassari è sembrata la fotocopia di quelle precedenti in cui Torino era partita con determinazione e sicurezza, raggiungendo anche un buon vantaggio fino all’intervallo, salvo poi scemarlo nei successi due quarti. Così è accaduto contro Sassari: la squadra del coach Vitucci ha chiuso il secondo quarto avanti di 17 punti, per poi aumentarlo (+21) e subito dissiparlo nel terzo quarto, fino ad andare in svantaggio nell’ultima frazione di gioco perdendo la partita.Sassari ha conquistato questa vittoria, dimostrando ancora una volta di meritarsi il primato nel girone di ritorno e di essere una squadra che può e deve ambire ai vertici del basket italiano ed europeo. Come ha detto il capitano di Fiat Torino, Beppe Poeta, prima della sfida, la squadra sarda si è dimostrata “lunga, solida, con tanti elementi di valore in ogni comparto. Difende bene ed ha validi tiratori, in più è fisica“, mentre la squadra torinese è riuscita solo fino a tre quarti gara a “giocare una gran partita in difesa e contropiede.”Il fatto che Fiat Torino non sia riuscita a mantenere il vantaggio contro Sassari, così come contro Reggio Emilia, Caserta ed altre squadre, deve fare riflettere la dirigenza che pur avendo elogiato il lavoro svolto dalla componente tecnica e da chi ha costruito la squadra, ha dovuto prendere atto con rammarico dell’assenza, nel momento decisivo della stagione, di due pedine importanti come Washington e Wright. La panchina, forse troppo corta degli ultimi mesi a causa di una serie di concomitanti infortuni, ha probabilmente compromesso l’ottimo campionato che comunque la squadra del coach Vitucci ha disputato.

Giusta quindi l’analisi di Poeta quando, prima della partita contro Sassari, aveva dichiarato “Anche se abbiamo perso le ultime tre partite non mi sento di dire che la squadra sia in un brutto momento tecnico. Abbiamo a mio parere espresso una buona pallacanestro rimanendo avanti per 9 quarti su 12 nelle ultime uscite. Poi siamo calati nel finale pagando le tante assenze ed un briciolo di sfortuna, soprattutto un comprensibile calo fisico. Non abbiamo mai pianto in questo campionato, ma è innegabile constatare che solo in 10 occasioni su 26 siamo scesi sul terreno di gioco con la formazione al completo. Le assenze di Deron e di Chris si sono fatte sentire eccome, anche se abbiamo cercato in tutti i modi di colmarle. Se la sorte ci avesse aiutati potremmo essere tranquillamente a quota 28 punti”. Occorre riconoscere, in effetti, una certa sfortuna alla squadra di Vitucci se non altro per aver accumulato diversi infortuni e quasi tutti nello stesso periodo.

 

Fiat Torino, comunque, ha dimostrato di essere un ottimo gruppo e di buon livello tecnico e come ha spiegato il DG di Fiat Torino Renato Nicolai –Non dimentichiamo poi il campionato scorso, quando tutti ci davano per spacciati a 7 giornate dalla fine e con gli scontri diretti sfavorevoli. Siamo riusciti a salvarci conquistando 5 vittorie negli ultimi 7 incontri. Permanenza in A conquistata sul campo contemporaneamente alla battuta d’arresto di Virtus Bologna sul parquet di Reggio Emilia. Continuo a ritenere che la Fiat Torino possa vincere contro chiunque. Il rammarico di aver perso nel momento decisivo della stagione due giocatori fondamentali come Washington e Wright è mitigato dal fatto che dietro di loro altri giocatori stanno facendo bene, ad ulteriore testimonianza della bontà del lavoro svolto dalla componente tecnica e da chi ha costruito la squadra“.

Questi i parziali contro Sassari: 19-14, 30-18, 14-27, 16-28

 

Queste le formazioni:

FIAT TORINO: Wilson 0, Harvey 1, DJ White 3, Parente 4, Poeta 8, Alibegovic 5, Okeke 18, Cuccarolo 14, Hollins 15, Vitale 23, Crespi 33; All. Vitucci.

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SASSARI: Bell 15, Devecchi, D’Ercole, Sacchetti 6, Lydeka 9, Savanovic 12, Carter 11, Stipcevic 10, Lawal 17, Monaldi n.e., Lighty 7, Ebeling n.e.; all. Pasquini.

 

 

 

Foto: Fiat Torino Auxilium

Il Monferrato casalese corteggia Torino

Torinesi venite a visitare e a conoscere le bellezze di Casale e del Monferrato. E’ il messaggio alla base di un progetto lanciato dall’amministrazione comunale di Casale Monferrato nei confronti del capoluogo subalpino, reso possibile grazie ad uno stanziamento effettuato dalla Regione Piemonte per valorizzare la Rete MoMu – Monferrato Musei (che racchiude Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi, Sacrestia del Duomo, Sinagoga e Musei Ebraici a Casale Monferrato, Sacro Monte di Crea e Cappella del “Paradiso”, Centro di Interpretazione del Paesaggio del Po a Frassineto Po, Museo Etnografico “Coniolo il paese che visse due volte”, Ecomuseo della Pietra da Cantoni a Cella Monte e Museo San Giacomo a Lu). Nell’ambito delle iniziative finalizzate a captare nuovi visitatori sono organizzate quattro gite gratuite riservate ai titolari dell’Abbonamento Musei Torino – Piemonte. Per partecipare è sufficiente essere in possesso della tessera Abbonamento Musei Torino – Piemonte per prenotare il proprio posto sul bus accedendo online alla propria area riservata oppure telefonando al numero verde 800 329329 attivo dalle 9 alle 18. La prima della serie è prevista domenica 7 maggio, “Casale capitale del Monferrato”. Si tratta di una dedicata alla scoperta dell’antica capitale che conserva importanti testimonianze artistiche e storiche: partendo dalla splendida Sinagoga con i Musei Ebraici e la mostra di Fabio Mauri si arriverà a visitare l’antica Cattedrale di Sant’Evasio con l’annessa Sacrestia Aperta per poi approdare, nel pomeriggio, al Museo Civico e alla Gipsoteca Bistolfi che custodiscono importanti testimonianze d’arte e dove è stato recentemente inaugurato il restauro del paliotto-arazzo fiammingo “La Circoncisione di Gesù”. Le altre date sono domenica 21 maggio, in concomitanza con la kermesse “Riso & Rose in Monferrato, domenica 24 settembre (il programma è ancora da definire) e domenica 8 ottobre “Dall’infernot al Paradiso” con una significativa puntata al Sacro Monte di Crea, da secoli meta devozionale delle genti monferrine e non solo. Ed è significativo che Casale, dopo anni in cui pareva avere lo sguardo (peraltro non ricambiato appieno) rivolto verso Milano, adesso riprenda a guardare nella direzione che le è naturale, ovvero Torino.

Massimo Iaretti

 

 

Oltre 400 espositori per la XXX edizione di Librolandia: “Torino merita un grande Salone”

Tanti espositori, 424 rispetto ai 338 di un anno fa. Un dato che fa ben sperare dopo il mezzo flop (di visitatori) di Tempo di Libri a Milano. In tutto sono 11 mila i metri quadrati:  il 10% in più dell’anno prima per la trentesima edizione del Salone del Libro, dopo inchieste e polemiche che hanno favorito il clima per lo strappo milanese.  Ma “sarà un grande Salone del Libro, Torino lo merita”, dice alla conferenza stampa di presentazione della rassegna Massimo Bray, ex ministro oggi chiamato a presiedere la Fondazione per il Libro. Alla presentazione presso il Museo del Risorgimento c’erano la sindaca Chiara Appendino e il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. “Ringrazio tutti avete lavorato in modo condiviso perché il Salone riesca pienamente. Torino possiede una comunità culturale e amministrativa già consolidata in questi 30 anni del Salone, che non potrà che raggiungete ancora grandi risultati”.Appuntamento al Lingotto dal 18 al 22 maggio.