redazione il torinese

Blatte alle Molinette? Al via i controlli

A seguito di un esposto sono stati avviati i controlli del Servizio Igiene e Alimenti dell’Asl di Torino nelle cucine delle Molinette, il terzo ospedale italiano e il più grande ospedale del Piemonte. E’ stata infatti segnalata la presenza di  blatte. La  ditta che gestisce il servizio mensa dell’ospedale afferma che si stanno effettuando le verifiche e l’adozione delle opportune misure correttive. Il servizio di distribuzione dei pasti a degenti e a dipendenti non sarà interrotto.

RADICALI/IMMIGRAZIONE: LETTERA APERTA A SINDACO APPENDINO

PER CHIEDERE SE CONCORDA CON GRILLO-RAGGI E CHIEDERE ADESIONE A PROGETTO DI LEGGE “ERO STRANIERO”
Gentile Sindaca Chiara Appendino,
Le inviamo questa lettera aperta per invitarla a sottoscrivere il nostro progetto di legge di iniziativa popolare sull’immigrazione “Ero Straniero – l’umanità che fa bene” com l’obiettivo di cancellare la sciagurata Legge Bossi-Fini. Leggiamo oggi sui giornali di una ennesima svolta del Movimento 5 stelle in tema di immigrazione e delle prese di posizione della Sindaca di Roma Virginia Raggi e di Beppe Grillo sul suo Blog. Parole d’ordine che ricordano inequivocabilmente quelle di chi affronta il tema difficilissimo dell’immigrazione illudendosi di poter risolverlo ergendo muri o cacciando queste o quelle categorie di “stranieri”. Prese di posizione che paiono strizzare l’occhio a un elettorato di destra, che in questa tornata amministrativa pare avere in parte abbandonato il Movimento, per tornare verso i lidi d’origine o rifugiandosi nell’astensione. Ci rivolgiamo a Lei perché crediamo abbia sensibilità differenti rispetto a quelle evocate da queste prese di posizione e perché noi da anni ribadiamo che il fenomeno dell’immigrazione che stiamo vivendo non è ascrivibile ad una emergenza ma a un passaggio epocale che non terminerà fra un mese o un anno ma segnerà la storia del prossimo decennio. Un fenomeno che vogliamo governare perché solo così potremo ridurre gli impatti negativi e cogliere i frutti di un ringiovanimento della nostra società europea che sta inesorabilmente invecchiando. Con questi auspici Emma Bonino e Radicali Italiani, con molte associazioni nazionali e locali che del tema fanno il loro motivo principale di esistenza, hanno lanciato il progetto per abolire il reato di immigrazione clandestina; puntare a riforme fondamentali su lavoro, formazione, apprendimento della lingua e assistenza, che sono gli strumenti per una integrazione vera nella nostra società; fornire diritto di voto (attivo e passivo) nelle elezioni amministrative. Una iniziativa che vuol far vedere che esiste un’altra Italia, ragionevole, pragmatica, accogliente, lungimirante, che si mobilita e lo fa con uno strumento di partecipazione diretta. Oggi, sono i dati a dircelo, i 500.000 immigrati irregolari che vivono nel nostro Paese delinquono di più degli Italiani ma gli immigrati regolarizzati hanno tassi di delinquenza totalmente assimilabili agli Italiani. Ciò significa che integrare è lo strumento per garantire più sicurezza; ciò significa che marginalizzare ed escludere è una delle principali cause che conducono molti nelle mani della criminalità organizzata. Speriamo di ottenere da Lei una risposta positiva e un sostegno a questa iniziativa. Ci piacerebbe infatti che la città di Torino – sempre attenta a questi temi – divenisse esempio positivo anche in termini di mobilitazione.
Un augurio di buon lavoro.

Igor Boni – Laura Botti – Silvja Manzi (Coordinatori Associazione radicale Adelaide Aglietta)

MOVIDA, IL COMUNE PROPONE UNA MODIFICA AGLI ORARI NOTTURNI DEI DEHORS

Al fine di tutelare la tranquillità e il riposo dei residenti nelle zone della “movida” -, la Città ha avviato da mesi un dialogo con le associazioni di categoria dei pubblici esercizi, volto a introdurre la sperimentazione, dall’1 al 30 luglio, di nuovi orari con particolare attenzione ai dehors e agli spazi esterni dei locali.

Le aree coinvolte sono le stesse stabilite dall’Amministrazione Comunale con l’ordinanza entrata in vigore venerdì scorso. Per San Salvario: via Galliari su entrambi i fronti, via Madama Cristina, corso Marconi, via Nizza (le vie Madama Cristina, corso Marconi, via Nizza devono intendersi esclusivamente come limite perimetrale, quindi escluse dall’area); per il Centro l’area delimitata dalle seguenti vie su entrambi i fronti: via Giolitti, Via delle Rosine, via Po, piazza Vittorio Veneto, via Giulia di Barolo, via Verdi, via Roero di Cortanze, corso San Maurizio, via Montebello, largo Montebello, corso Regina Margherita (civici dispari), via Bava, corso San Maurizio, lungo Po Cadorna, lungo Po Diaz.

Il provvedimento proposto dall’Amministrazione comunale coinvolgerà gli esercenti delle attività di somministrazione di alimenti e bevande, i laboratori artigianali alimentari, gli esercizi di vendita al dettaglio del settore alimentare e misto.

Dall’1 al 30 luglio, tutte le attività di somministrazione di alimenti e bevande, nonché le quelle artigianali alimentari di preparazione di prodotti destinati al consumo diretto che dovranno essere sospese all’esterno dei locali e nei dehors con la seguente modalità: nelle notti di domenica, lunedì, martedì e mercoledì dall’1 alle ore 6; nelle notti di giovedì e venerdì dalle 2 alle ore 6; nelle notti di sabato e prefestivi dalle 3 alle ore 6. Mentre all’interno dei locali entro l’ora successiva. La vendita al dettaglio sulle aree private in sede fissa del settore alimentare e misto dovrà essere sospesa dall’1 alle ore 6 dal lunedì alla domenica.

Inoltre,  il Comune  propone a tutti gli esercizi che distribuiscono alimenti e bevande – a partire dalle 23 – di avvalersi della collaborazione di personale riconoscibile, incaricato di concorrere, nei limiti delle proprie attribuzioni, al mantenimento di condizioni consone alla civile convivenza all’interno del locale e nelle aree esterne, dissuadendo, eventualmente, gli avventori dal persistere in comportamenti di disturbo alla quiete pubblica.

Ci stiamo impegnando ad affrontare il fenomeno della malamovida che ormai da anni crea problemi ai residenti – dichiara Alberto Sacco, assessore al commercio della Città -. Abbiamo avviato da mesi un dialogo con i rappresentanti delle associazioni di categoria, con cui stiamo collaborando costantemente nella convinzione che occorre salvaguardare il riposo delle famiglie che abitano nelle strade della movida e allo stesso tempo tutelare il diritto dei più giovani al divertimento. Condanno inoltre gli atteggiamenti di inciviltà avvenuti ieri notte in piazza santa Giulia nei confronti degli  agenti di polizia in servizio ai quali esprimo la mia solidarietà e colgo l’occasione per esprimere gratitudine alle Forze dell’Ordine per l’impegno a tutelare la legalità, consentendo tranquillità e decoro ai cittadini.”

www.comune.torino.it

Un video tributo a George Michael

Sabato 17 giugno ore 22.30 – Cinema Massimo 2

INGRESSO 7 € intero, 5 € ridotto

Per il secondo anno consecutivo LOVERS FILM FESTIVAL – Torino LGBTQI Visions e SEEYOUSOUND International Music Film Festival propongono un evento speciale per celebrare insieme al pubblico un personaggio cult del mondo musicale e LGBTQI. Dopo l’omaggio a David Bowie, in questa nuova edizione LOVERS e SYS ricordano George Michael, star della musica internazionale sotto i riflettori dai primissimi anni ’80 fino alla prematura scomparsa lo scorso Natale. Cantante, autore, sex symbol e indiscutibile icona gay, George Michael ha segnato l’immaginario pop anni ’80 con gli Wham, ma è con la carriera da solista che consacra la propria caratura artistica, grazie a duetti prestigiosi e sperimentazioni tra diversi generi musicali come l’r’n’b e il soul, che gli hanno portato riconoscimenti e circa 100 milioni dischi venduti.

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Sabato 17 giugno alle 22.30 al Cinema Massimo, cinema, musica e performance saranno uniti sotto la stella di questo personaggio sovraesposto – l’arresto per atti osceni in luogo pubblico l’ha costretto a ‘venire allo scoperto’ in merito alla propria omosessualità, episodio che il cantante ha saputo trasformare in un videoclip e una canzone memorabili -, ma anche riservato e con numerosi risvolti, artistici e umani, ricoperti dalla patina pop che l’ha accompagnato tutta la vita.

Per il pubblico dei festival LOVERS e SYS, il musicteller Federico Sacchi traccerà un percorso che svelerà gli aspetti meno noti della vita e della carriera del cantante inglese, attraverso una selezione di videoclip dal suo repertorio, intervallati ai racconti su misura di Sacchi che ci permetteranno di conoscere un George Michael oltre i cliché della pop star.

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Watch Without Prejudice vol. 1 (Un video tributo a George Michael)

Di e con Federico Sacchi

Giugno 1987. Milioni di fan davanti alle loro TV aspettano la messa in onda di un videoclip. Finalmente il VJ di MTV lo annuncia. Profilo di ragazza in guêpière. Stacco. Primo piano sul volto. Stacco. Movimento di camera su lenzuola di seta nere. C’è parecchio movimento li sotto. Dopo un po’ emerge la mano di una donna. Stacco. Primo piano sul volto di George Michael. Nel suo sguardo c’è qualcosa di diverso. Si chiama maturità. A trent’anni dall’uscita del video di I Want Your Sex, Lovers Film Festival omaggia il cantante inglese recentemente scomparso con un evento speciale. Il musicteller Federico Sacchi accompagnerà il pubblico in un viaggio nella sua musica e nella sua produzione video, alla scoperta di un altro George Michael, l’artista e l’uomo che si cela dietro l’icona Pop. Oltre gli stereotipi, senza pregiudizi.

TORINO, CAPITALE DELLO SPORT, OSPITA CON SUCCESSO L’AMICHEVOLE TRA ITALIA E STATI UNITI DELLA GINNASTICA RITMICA

Al Palaruffini, sabato 10 giugno si è svolto l’incontro internazionale di ginnastica ritmica tra la nazionale italiana e quella statunitense. Organizzatore dell’evento, in collaborazione con il Comitato Piemonte e Vale d’Aosta FGI, è stata l’associazione Eurogymnica che, dopo il grande successo della sfida tra Italia e Svizzera svoltasi a Torino il 27 marzo 2013 nell’impianto di viale Burdin, ha saputo ben gestire anche in quest’occasione la competizione, consentendo al capoluogo torinese di attestarsi come città protagonista della ginnastica ritmica e dello sport in generale.  Per le ragazze italiane questo appuntamento è stato di grande importanza in vista dell’imminente Campionato del Mondo, in programma, per la prima nella storia della Ritmica in Italia, a Pesaro, dal 30 agosto al 3 settembre 2017 e dei prossimi Giochi olimpici di Tokyo 20202.

Di fronte ad un Palaruffini gremito di persone, lo spettacolo non è mancato e la nazionale italiana, capitanata dalla torinese Alessia Maurelli tornata nella sua città natale dopo aver raccolto grandissimi successi sportivi in tutto il mondo tra cui i Giochi Olimpici di Rio 2016, ha prima tenuto testa e poi battuto ai punti le atlete americane. Tra le italiane, la Direttrice tecnica nazionale, Marina Piazza, ha schierato, sul fronte individuale, Alexandra Agiurgiuculese, Milena Baldassarri, Alessia Russo e Veronica Bertolini, mentre, per il concorso generale, ha convocato tutte le campionesse reduci dalla vittoria della World Challenge Cup, tra cui Alessia Maurelli, Martina Centofanti, Martina Santandrea, Anna Basta, Agnese Duranti e Beatrice Tornatore. La squadra a stelle e strisce, guidata da Angelina Yovcheva e Margarita Mamzina, si è, invece, presentata con Nicole Sladkov, Kristina Sobolevskaya, Daria Baltovick, Natalie Bourand, Ugne Dragunas, Yelyzaveta Merenzon e Connie Du, mentre sul fronte individuale, ha schierato Laura Zeng, Evita Griskenas e Camilla Feeley.

Il giorno prima della competizione,  Marina Piazza, aveva dichiarato che “Il 10 giugno sarà un appuntamento importante per testare la preparazione delle nostre ginnaste e per chiudere il bilancio di questo primo semestre del nuovo quadriennio olimpico. La squadra è quasi interamente rinnovata e le giovani ginnaste stanno già dimostrando tutto il loro talento e la loro tecnica, affermandosi tra le squadre migliori al mondo. Il tifo italiano è sempre molto forte e caloroso, è davvero piacevole gareggiare in Italia e, in particolare, a Torino. La nostra squadra è indiscutibilmente molto forte, ma anche le statunitensi hanno fatto notevoli progressi, migliorando il loro ranking mondiale. Non è quindi una squadra da sottovalutare, tenendo conto della presenza tra le loro fila di una ginnasta olimpionica, la giovane e talentuosa Laura Zeng.”.

 

Il quadriennio olimpico è iniziato particolarmente bene per le nostre atlete, che hanno già vinto sette medaglie d’oro e quattro d’argento nelle recenti World, dimostrandosi come squadra sempre da podio, seppur rinnovata dopo i Giochi Olimpici di Rio. E le aspettative di una serata vittoriosa non sono mancate, neppure a Torino. Di fronte ad un pubblico interamente schierato a sostegno delle atlete italiane, le Farfalle hanno offerto uno spettacolo degno di una sfida internazionale, conquistando anche una meritata una vittoria. La nazionale italiana, infatti, ha realizzato un totale di 38.050 punti contro i 31.700 delle americane. Il sestetto dell’Accademia di Desio ha totalizzato 19.150 punti, mentre 18.900 è il risultato della routine con le 3 palle e le 2 funi. Anche sul fronte individuale, l’Italia ha conquistato il podio più alto grazie all’exploit di Milena Baldassarri (71.800) che si è piazzata davanti ad Alexandra Agiurgiuculese (70.900) e al talento stelle e strisce Laura Zeng (66.300). Ai piedi del podio la pentacampionessa assoluta Veronica Bertolini con il personale di 65.950.

Al termine della manifestazione, il capitano delle Farfalle, Alessia Maurelli, con grande emozione ed entusiasmo ha dichiarato: “E’ la prima volta che gareggio a Torino ed è stata una competizione molto emozionante. Essere qui in veste di capitano della squadra, davanti ad amici e parenti, è stata un’emozione incredibile. Le ragazze sono state magnifiche, mi hanno aiutata tanto, ed anche le statunitensi hanno condotto una gara di alto livello. Spero che il pubblico si sia divertito e abbia passato una serata piacevole. Questa squadra si è sempre trovata preparata alle gare. Mi preme ricordare che in sole 4 gare abbiamo già conquistato 11 medaglie, di cui 7 ori e 4 argenti, quindi è una squadra che vuole dire la sua e, con questi mondiali in Italia, cercheremo di fare bene e dare il meglio di noi.”.

Complimenti per il livello tecnico arrivano anche dalle allenatrici della compagine americana, Angelina Yovcheva Margarita Mamzina, che hanno dichiarato: “Questa gara è stata veramente una bella sorpresa per noi, non avevamo mai gareggiato in Italia per un incontro amichevole. Ci ha dato l’opportunità di creare una bella relazione con la squadra italiana ed è stata un’ottima preparazione, un buon primo passo, verso i Campionati del Mondo di Pesaro, dove il nostro obiettivo sarà di portare la migliore routine possibile, a prescindere dal punteggio che otterremo o dalla classifica finale.”.

E con uguale entusiasmo e soddisfazione le ginnaste statunitensi hanno sottolineato a fine competizione che “E’ stata un’esperienza straordinaria, siamo molto grate che l’Italia ci abbia invitate per competere in questa manifestazione. é stato bellissimo potersi allenare nelle loro palestre. E’ stato un grande onore poter passare qualche giorno nel vostro paese, domani torniamo a casa consapevoli di avere vissuto un’esperienza meravigliosa.”

Manuela Savini

 

Regioni del Nord alleate per battere lo smog

La Giunta regionale adotta un nuovo piano  che fornisce al Piemonte un set di misure concrete per contrastare l’inquinamento, in un’ottica condivisa con le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, che hanno firmato insieme al Ministero dell’Ambiente, il comune accordo di programma per il risanamento della qualità dell’aria nel bacino padano, venerdì 9 giugno a Bologna in occasione del G7 dell’ambiente.

Sono più di quaranta le misure e azioni per contrastare l’inquinamento atmosferico in tutto il territorio piemontese e rientrare nei valori-limite stabiliti dalla legge nel più breve tempo possibile, incidendo su mobilità, trasporti, energia, industria e agricoltura: sono previste dal Piano regionale per la qualità dell’aria, adottato il 5 giugno dalla Giunta della Regione Piemonte.

“Giunge così a compimento un lavoro iniziato nel 2015, – spiegano in Regione –  frutto del confronto scaturito dai tavoli tecnici gestiti dalla Direzione Ambiente, governo e tutela del territorio della Regione Piemonte, cui hanno preso parte tutte le direzioni regionali e l’Arpa Piemonte, che ha realizzato gli scenari emissivi. Un approccio allargato alla condivisione dei problemi e delle decisioni che è stato seguito anche attraverso la consultazione on-line dei cittadini piemontesi, cui è stato sottoposto, sempre nel 2015, un questionario sulla qualità dell’aria. Da questo percorso di democrazia partecipata sono scaturite le conclusioni contenute nel Piano, racchiuse nei dieci capitoli del documento di programmazione.

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Il “catino piemontese”. La base di partenza è l’analisi delle caratteristiche meteo-climatiche del Piemonte, fortemente condizionate dal posizionamento geografico e dalla conformazione topografica dell’area, inserita alla testata del bacino orografico padano e chiusa su tre lati dai rilievi alpini. Questa conformazione particolare “a catino”, contribuisce a rendere più difficile il rimescolamento e il ricambio dell’aria, in particolare nei bassi strati, influenzando direttamente ed indirettamente il trasporto, la dispersione e la deposizione al suolo di gas e aerosol presenti in atmosfera, determinando, in autunno ed in inverno, frequenti periodi di stagnazione nelle zone pianeggianti della regione.

Lo scenario al 2030. La metodologia utilizzata prevede la realizzazione di uno scenario di riferimento a legislazione corrente su cui calare uno scenario futuro al 2030, con l’inserimento delle misure che verranno prese per ridurre le emissioni in atmosfera e verificare, mediante l’uso di modelli tridimensionali di diffusione e trasporto in atmosfera degli inquinanti, la possibilità di rientrare nei limiti di legge posti a tutela della salute dei cittadini.

Le previsioni sugli inquinanti. L’applicazione del Piano prevede una consistente e diffusa riduzione delle concentrazioni degli inquinanti, che si collocano ampiamente al di sotto dei valori limite previsti dalla normativa. Fanno eccezione alcune aree dell’agglomerato di Torino, nelle quali il valore del biossido di azoto supera la soglia di attenzione. Per la situazione dello scenario di piano al 2030, si registra un generale rispetto dei valori limite per gli inquinanti particolato PM10, particolato PM2,5 e biossido di azoto (NO2) su tutti i comuni della regione.

Le misure e le azioni. Il Piano indica le azioni politiche da perseguire per quanto riguarda l’agricoltura, i trasporti, l’energia e l’industria, i comparti ad oggi enumerabili tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico. Nel campo della mobilità si va dalla rimodulazione delle accise dei carburanti alla limitazione della circolazione in ambito urbano per i veicoli alimentati a gasolio, a partire da quelli più obsoleti fino a quelli più recenti, dal rinnovo dei veicoli adibiti al trasporto pubblico locale alla promozione della mobilità alternativa. Per quanto riguarda l’energia, dalla promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili alla riqualificazione ed efficientamento energetico degli edifici, dallo sviluppo del teleriscaldamento alla regolamentazione dell’utilizzo delle biomasse. Nel comparto industriale gli interventi vanno dall’applicazione delle migliori tecniche disponibili ai processi produttivi alla riduzione delle emissioni di polveri. In agricoltura le misure si concentrano sulle riduzioni di emissioni di ammoniaca in atmosfera dal comparto zootecnico e sulla limitazione della combustione dei residui colturali in campo nella stagione invernale, più problematica per l’accumulo di polveri sottili. Il piano sarà a breve consultabile sul sito della Regione nell’area tematica dedicata all’ambiente.

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www.regione.piemonte.it

 

Dopo piazza San Carlo un San Giovanni blindato. Sicurezza come per papa Francesco

Un San Giovanni blindato il prossimo 24 giugno a Torino, dopo il triste precedente di  piazza San Carlo. Il dispositivo di sicurezza messo in atto dalle forze dell’ordine in vista della festa del santo  patrono della Città è eccezionale. Come ogni anno sono infatti previste migliaia di persone per i  fuochi d’artificio e le autorità locali non vogliono sgradite sorprese. In Piazza Vittorio verrà stabilita una capienza massima e l’area sarà suddivisa in settori con tutte le vie d’accesso e di fuga controllate dalle forze dell’ordine, da steward, volontari dell’associazione carabinieri e alpini in congedo. Il parcheggio sotterraneo sarà chiuso e saranno installati metal detector. Si tratta di misure di sicurezza simili a quelle adottate nel 2015 per la visita di Papa Francesco, sono state comunicate dalla Questura. Il piano definitivo sarà approvato nei prossimi giorni in un tavolo tecnico presieduto dal Questore Angelo Sanna, che ha chiesto la collaborazione di tutti i torinesi.

Nessuna speranza per Erika: condizioni disperate dopo la notte di piazza san Carlo

I medici non lasciano più speranze per Erika Pioletti, la 38enne che si trova all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino da quel terribile 3 giugno, quando nella ressa infernale  di piazza San Carlo ha avuto un infarto causato da schiacciamento. Secondo gli esami effettuati è presente un gravissimo danno cerebrale con prognosi pessima. Ci si attende il decesso della paziente in un brevissimo periodo di tempo.

Si può smettere di uccidere? Giancarlo Giudice: il Mostro di Torino

giancarlo-giudice-killer-modificaErano gli anni ’80, gli anni in cui tutto era lecito. Gli anni in cui il crimine passava spesso inosservato. Era una vita piena: c’era chi sguazzava nell’agio degli anni d’oro, chi tirava a campare arrangiandosi con quel che poteva. Ma erano anche gli anni in cui il boom delle droghe cominciava a mietere vittime. Tutto aveva il suo posto negli anni Ottanta. Ma nessuno, né negli anni ’80 né in qualsiasi altra epoca, meriterebbe che il suo posto sia a terra, mangiato dai i vermi, qualsiasi scelta di vita abbia mai attuato. Nove prostitute, nove donne uccise brutalmente. Un unico colpevole: Giancarlo Giudice. In libertà da otto anni. Classe 1952 e una storia di abbandono alle spalle. Spesso l’infanzia infelice, marchiata da una serie di traumi, è il background che accumuna gli adulti che decidono di uccidere. Non che questo li giustifichi, ma è giusto precisare che si diventa sempre ciò che ci hanno insegnato o privato di essere. Il piccolo Giancarlo Giudice fu spedito in collegio in tenera età, seppe della morte di sua madre solo dopo che i funerali ebbero atto. Aveva 13 anni e dopo aver ricevuto questa brutta notizia, in modo quasi naturale, decise di uccidersi. Il tentativo di suicidio, però, fallì. Il padre, alcolista, già assente per tutta l’infanzia, lo abbandonò nuovamente trasferendosi in Calabria con una nuova compagna, con la quale si sposò solo dopo due anni dalla morte della moglie.

 

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Giancarlo era rimasto solo. Lo era sempre stato in realtà. Abbandonato in più occasioni. Abbandonato dalla madre, la prima volta quando lo spedì in collegio, la seconda quando “decise” di morire. Abbandonato dal padre, che continuava a vivere la sua vita fregandosene dei bisogni del figlio. È con questi sentimenti negativi che logorano dall’interno che il nostro futuro serial killer comincia la sua vita da adulto. Una vita fatta di microcriminalità e di eccessi. Lui che ama le droghe e, non a caso quelle eccitanti, come cocaina e allucinogeni. Lui che ama la velocità, ama correre senza freni. Come ogni assassino seriale, Giancarlo è un narcisista. Il narcisista innalza il proprio ego, idealizza se stesso, nel tentativo di nascondere i sentimenti di vergogna che riserva dentro di sé. Una patologia che si sposa bene con l’atto di uccidere, di prendere la vita dell’altro. Perché il narcisista nasconde un grande vuoto e il modo migliore per colmarlo e “prendere”, “possedere” qualcosa che viene dall’esterno. È tutto un gioco di proiezioni e identificazioni. Io mi sento marcio, vuoto, proietto polizia-bnall’esterno questo mio malessere e quindi sarà l’altro a diventare marcio e vuoto. Ma allo stesso tempo ho bisogno di colmarlo quel vuoto, quindi decido di appropriarmi di ciò che credo possa essere in grado di farlo e mentre me ne approprio, per giustificare il mio gesto, lo accuso di essere malvagio, meritevole di qualsiasi azione io decida di compiere. Così funziona la psiche di un narcisista patologico. Ora cerchiamo di capire, nello specifico, come ha funzionato quella di Giancarlo. Il nostro assassino faceva il camionista. Tante ore da solo, lungo strade più o meno conosciute. I suoi compagni di viaggio erano le sue droghe.

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I colleghi dicevano di lui che fosse uno stacanovista, ma non erano a conoscenza dell’uso smodato di cocaina che assumeva e che gli permetteva di non sentire la stanchezza. Era un uomo ossessionato dal sesso. Nel suo appartamento, quello che poi si scoprì essere luogo di alcuni dei suoi omicidi, furono ritrovate migliaia di riviste porno. Il degrado in cui riversava la casa, aggiunse ulteriore squallore alla sua figura. Era un uomo ossessionato dal sesso o dall’amore? Non lo conosceva l’amore lui, non era mai stato amato, né da una mamma né da un padre. I suoi impulsi, la sua rabbia incontrollabile erano dettati dalla mancanza, nella sua vita, di persone in grado di accettarlo e amarlo. Il sesso diventava un atto necessario, un atto da cui dipendere, assieme alle altre cose, perché la scarica sessuale gli permetteva di riequilibrare la tensione interiore. Non a caso il giorno che fu arrestato, fu trovato in macchina a compiere atti autoerotici e solo quando la polizia si avvinò per dirgli di smetterla, si accorse che il sedile al fianco del guidatore era colmo di sangue fresco. Vi erano anche due pistole e un asciugamano intriso di sangue, il sangue di quella che fu la sua ultima vittima: Maria Rosa Paoli. Dirà mole-torino-2delle sue vittime che le ha uccise perché gli ricordavano la sua matrigna, donna che odiava. Le vittime erano tutte prostitute sulla quarantina. Donne oggettivamente poco attraenti, trasandate. Altra frase detta da lui stesso “erano vecchie, grasse e poco curate”. È probabile che quest’associazione inconscia lo abbia spinto ad uccidere, ma è anche probabile che esse rappresentino il rancore verso sua madre e l’odio che provava nei suoi confronti per averlo abbandonato, ma che era “molto più accettabile” per la sua labile psiche affermare che questi gesti così brutali erano compiuti a causa di una matrigna non benvoluta.

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È comune che gli assassini seriali scelgano, per le loro uccisioni, persone ai margini della società. Questo per evitare di essere scoperti in quanto è più difficile che una persona che vive nell’ombra, nei sobborghi di una città in cui ci si chiude gli occhi e tappa la bocca, venga cercata dalla polizia. Che poi, la paura di essere scoperti in realtà lotta sempre con la voglia di esserlo. Perché solo così possono raccontare la loro storia. Solo così possono essere ascoltati. Un pubblico che resti attonito, un pubblico terrorizzato che non può far a meno di distogliere l’attenzione dai loro racconti. È questo l’applauso che bramano. Inoltre il rapporto con una donna che di mestiere fa la prostituta è spesso marchiato da un pregiudizio che anche le menti non patologiche si portano dietro. Una donna che sceglie di vendersi non merita rispetto. Questo pregiudizio inserito nella mente delirante di un uomo freddo, psicopatico, che non conosce sentimenti e che non è in grado di provarne, rende lecito qualsiasi comportamento. Nove vittime. La prima Anna Pecoraro, il cui riconoscimento è avvenuto solo grazie all’arresto dell’uomo che parlando di lei alla polizia disse “Risulta scomparsa, ma non siete mai riusciti a identificarla perché vi ho fatto trovare il cadavere completamente sfigurato. Doveva essere tolta di torno, portava “un volgare reggiseno a fiori”, per farla rantolare bastava stringerla con le sue stesse calze di nailon. Ho forzato le portiere di una macchina con il tagliaunghie e ho portato il torino bncadavere in un campo. Lì ho deciso di bruciarlo. Un po’ di benzina e poi il fuoco”. Era il 1983 quando cominciò. E il 25 agosto 1986, per puro caso, fu catturato. Tre anni in cui sei donne sono state strangolate, due freddate con colpi di arma da fuoco, una sgozzata. Giancarlo Giudice fu condannato all’ergastolo in primo grado e ritenuto totalmente capace di intendere e volere.

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La pena fu poi ridotta a trenta anni e venne rivista la sua eventuale infermità conferendogli, in aggiunta alla pena, altri tre anni da passare in un ospedale psichiatrico giudiziario che abbandonò definitivamente nel 2008. Da allora Giancarlo è libero e vige di un regime di protezione che ne permette di mantenere preservata la privacy. Il titolo di quest’articolo lancia un quesito: si può smettere di uccidere? Ora che Giancarlo è di nuovo in libertà potrà nuovamente commettere questi reati? La risposta a questa domanda non è facile. È certamente più corretto rispondere di si, perché con le giuste cure, il giusto percorso terapeutico e l’accettazione dei propri limiti e dei desideri più ombrosi, il riuscire a vivere il senso di colpa e trasformarlo in forza per risollevarsi e intraprendere strade di vita più sane, anche chi si è macchiato dei delitti più atroci può salvarsi. Si può smettere di uccidere solo quando si avrà capito che quel vuoto che c’è nell’animo non potrà mai colmarsi, ma lo si accetta e lo si elabora. Che un narcisista smetta di esserlo questo è un po’ più difficile. E che gli anni di galera, seppur tanti, possano portare giovamento alle vittime, resta, però, sempre impossibile.

Teresa De Magistris

Bilancio, Fassino: “La Sindaca perde il pelo ma non il vizio di incolpare gli altri”

L’ex primo cittadino esterna attraverso un video sui social
 E’ ancora polemica tra la sindaca Appendino e il suo predecessore sui conti municipali. “Fassino ha lasciato il bilancio in una situazione di squilibrio strutturale: lo dice la Corte dei Conti nelle proprie conclusioni a termine della fase istruttoria” sul rendiconto dell’esercizio 2015, sostiene la prima cittadina che aggiunge: ” così cade definitivamente, il falso mito di aver lasciato a me e alla mia squadra una città con i conti in ordine. Ora toccherà a noi rimettere i conti in equilibrio”. Fassino replica con un video sui social in cui afferma che la sindaca “perde il pelo ma non il vizio di attribuire ad altri le proprie responsabilità”.