redazione il torinese

Recuperata la reliquia di don Bosco. Il ladro voleva rivendere l’urna dorata

Un uomo è stato fermato dai  carabinieri del Comando provinciale di Asti, che hanno recuperato la reliquia del cervello di Don Bosco rubata dalla basilica di Castelnuovo Don Bosco lo scorso 2 giugno. Lo comunica  Procura di Asti, che ha coordinato le indagini. Dalle prime notizie pare che il ladro, di Pinerolo, non sapesse neppure che si trattava della reliquia del santo: il suo scopo era rivendere l’urna, che pensava fosse d’oro.

 

 

Latte! Latte appena munto!

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castagne magnan“Me lo ricordo, il Meo. Veniva da Carpugnino in bicicletta e portava a tracolla una sacca di tela in cui teneva gli attrezzi da lavoro e il materiale: aghi e filo per il rammendo, manici e stecche di ricambio, puntali di legno. Urlava a squarciagola “Umbrelàt, umbrelàt!”, annunciando il suo arrivo nei paesi attorno al Mottarone”

Ricordi quando girava per le strade l’umbrelàt? Eh, altri tempi! Ora gli ombrellai sono spariti. Non servono più; sono diventati inutili. A parte il Bortola, quello di Domo dove talvolta si serve il Faustino, non ne conosco altri. Chi vuoi che faccia riparare l’ombrello,oggi? Basta un sfriis, un piccolo segno nel telo o una bacchetta storta e l’ombrello va dritto nella spazzatura, sostituito con uno nuovo”. Dino Denti, mi parla e scuote la testa. “ Un tempo, che ti piacesse o no, eri  costretto a risparmiare. Si stava attenti alla roba e, quando l’ombrello si rompeva, si aspettava il passaggio dell’ombrellaio. Me lo ricordo, il Meo. Veniva da Carpugnino in bicicletta e portava a tracolla una sacca di tela in cui teneva gli attrezzi da lavoro e il materiale: aghi e filo per il rammendo, manici e stecche di ricambio, puntali di legno. Urlava a squarciagola “Umbrelàt, umbrelàt!”, annunciando il suo arrivo nei paesi attorno al Mottarone”. Mi sembra di capire che stasera, qui all’osteria, c’è aria di ricordi. Infatti, zittitosi Dino ecco partire in quarta l’Evaristo. “Io rammento quando girava per le vie e i cortili il magnan, lo stagnino. Ero piccolo e quando tornavo a casa sporco dopo un pomeriggio di giochi alla Madonna del Popolo mia madre mi gridava “Vunciòn d’un vunciòn, ti s’è cunscià ‘mé ‘l Belgio, négar cumpàgn d’un magnan”. In effetti ero nero come poteva esserlo solo uno stagnino che aveva a che fare tutto il giorno con paioli di rame, pentole di ferro, tegami d’alluminio”.

L’arrivo del magnano non passava inosservato. Gridava forte, annunciandosi, il Mario Colombo tradendo, con la sua inconfondibile pronuncia, le origini lombarde: “Tosann, gh’è chi el magnan ch’el gh’ha voeuja de laurà” (“Ragazze, c’è qui lo stagnino che ha voglia di lavorare”). “E del cadrigàt, del riparatore di sedie, non diciamo niente?”, interviene Bartolo, accompagnando le parole con una gran manata sul tavolo. “ Quando una cadréga si rovinava non c’era che lui in grado di risistemarla, soprattutto quelle impagliate.Era uno delle Quarne, testardo e risoluto come tutti i montanari. Viaggiava anche lui in bici, con un sacco  che conteneva martello, seghetto, trapano e pialla. Si sedeva sui gradini e, con la paglia della segale, intrecciava sedili quando non doveva piallare gambe e rinforzare schienali”. Mansueto conferma che ormai c’è una gara in corso a chi ricorda i mestieri di un tempo. “L’Ubaldo di Coiromonte, chi di voi l’ha più visto? Dev’essere morto e sepolto perché quand’ero ragazzo era già in là con gli anni. Vendeva ai mercati o davanti al sagrato delle chiese i filoni di castagne cotte al forno, copiando la moda della bassa. Girava tutto gobbo, piegato in due, con tutte quelle collane di castagne che portava a tracolla od appese in spalla”. “Mio nonno vendeva al giaz, il ghiaccio”.

La voce è quella del Martino Piana ma non riesco a vederlo. Ah, eccolo: è talmente mingherlino che la botte vuota dove Maria affigge i suoi menù lo nascondeva alla vista. “ Sì, perché negli anni trenta non c’erano in giro i frigoriferi elettrici e per tenere al fresco gli alimenti si usavano i giazaròl, le ghiacciaie, dei mobiletti di legno le cui pareti interne erano rivestite da un’intercapedine di sughero e zinco. Si aprivano dall’alto con uno sportello e vi si infilava il blocco di ghiaccio per creare il fresco. Mio nonno, Gustavo Piana, viaggiava con un carrettino su cui c’erano dei pani di ghiaccio lunghi quasi un metro e di circa venti centimetri di lato. Ognuno ne acquistava la quantità che gli serviva e le signore ricche lo usavamo anche per fare le granite. A volte, proprio loro, facevano storie per pagare ma mio nonno, deciso a farsi valere, diceva che “gnànca ‘l can al fa nà la cùa par nuta” neanche il cane dimena la coda per niente) e non mollava l’osso finché non riceveva il giusto compenso. E che sudate nel su e giù per i paesi di montagna!”.

Questi mestieri sono del tutto scomparsi e , poco o tanto, la stessa traccia che hanno lasciato nella memoria di chi li ha potuti conoscere si affievolisce. Tempo qualche anno e chi si rammenterà più che, nei mercati, c’erano i venditori d’acciughe salate, aringhe affumicate (le saracche che davano profumo alla polenta dei più poveri) e il tonno sott’olio. Chi si ricorderà quei barili aperti con questi pesci accomodati a raggiera, in bella vista?  E i lattai ambulanti che arrivavano fin dalle prime ore del mattino dalla valle Strona o dai paesi del Mottarone e della valle dell’Agogna, con la brenta del latte fresco in spalla? Per attirare l’attenzione urlavano “Lac’! Lac’! Lac’ pèna mungiù!” (Latte! Latte! Latte appena munto!). C’era chi vendeva il castagnaccio e chi le mele, chi i frutti di bosco e chi i funghi. Uno dei pochissimi che resistono ancora sono i venditori di caldarroste. Pochi ma  ne sono ancora in giro. Anche loro hanno dovuto stare al passo con i tempi.  Le caldarroste erano vendute in fogli di giornale a forma di imbuto. Ora se non usano il sacchettino con la scritta “per alimenti” finiscono per prendersi multa e denuncia. Forse è il momento, dico io, di farci su una bella bevuta prima che la nostalgia ci faccia venire un groppo alla gola. Intanto, guardando fuori dalla finestra a fianco del bancone della mescita, la luce di una bella luna – tonda e gialla come una polenta – attenua il buio e fa dolce la sera.

Marco Travaglini

Ella contro il cyberbullismo

La cantautrice Ella e la Onlus “Io sto con il Regina Margherita” contro il cyberbullismo. 

Il bullismo è un fenomeno in crescita esponenziale in questa nostra società della “visibilità a tutti i costi”. La potenza del web e la sua capacità di coinvolgere un vasto pubblico, rendono il fenomeno del bullismo in rete più devastante: la persecuzione è percepita come continua e il persecutore è protetto dall’anonimato. Il cyberbullismo rende “tutti più vulnerabili”. E’ un fenomeno multiforme che ci coglie impreparati, miete vittime e ci dà la responsabilità di creare pensieri e azioni a sostegno della vita.

 

Ma la potenza della rete serve anche per costruire con maggiore forza azioni di denuncia e contrasto. Sulla scia di questa considerazione nasce #dimmilaverità, la nuova iniziativa che unisce la cantautrice torinese Ella e l’Associazione Onlus “Io sto con il Regina Margherita”, prendendo spunto dal  brano “Cuore matto”, primo singolo estratto dal suo recente album “Dentro”.

Il video del brano, rielaborazione elettronica del celebre brano interpretato da Little Tony, mette in scena l’ assenza di un confronto reale, dove i protagonisti si sentono come “dentro ad un videogioco”. In questo non luogo, la frustrazione data dai fraintendimenti di ciò che si scambia per amore, scatena con estrema facilità una violenza percepita come irreale da chi la compie, in quanto l’altro è vissuto al di là dello schermo, come un oggetto che si può far sparire in un clic. Il tema della verità, dell’autenticità, è quindi centrale per riconnettere il virtuale al reale e l’oggetto con il soggetto.

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Guarda il video di “Cuore Matto” di Ella -> https://youtu.be/gu8JoBi78a4

 

#dimmilaverità è una campagna di crowdfunding che avrà inizio il 15 giugno 2017 e si protrarrà per 6 mesi, durante i quali Ella devolverà l’intero ricavato delle vendite digitali del suo nuovo album “Dentro” e del singolo “Cuore Matto” per  finanziare le azioni di contrasto al bullismo promosse dall’Ospedale Regina Margherita di Torino.

Per donare è possibile recarsi sulla pagina http://reginamargheritaonlus.org/ o su Itunes o Amazon e acquistare  l’album di Ella “Dentro” o il singolo “Cuore Matto”.

La campagna prevederà, nei prossimi mesi, una serie di azioni di sensibilizzazione e concerti a supporto della stessa.

Il calendario aggiornato di tali iniziative si potrà trovare:

– sul sito della Onlus “Io Sto Con il Regina Margherita”  http://reginamargheritaonlus.org/ e sulla sua pagina Facebook www.facebook.com/IoStoConIlRegina

– sulla pagina Facebook di Ella – www.facebook.com/ellaofficialpage

Operaio muore schiacciato da muletto

Incidente mortale sul lavoro questa mattina nel Cuneese, dove un operaio di una ditta di pneumatici di Scarnafigi, nei pressi di Saluzzo sarebbe stato schiacciato da un muletto. E’ morto poco dopo. Il 118  e l’elisoccorso non hanno potuto fare nulla per salvarlo. Proprio stamane è deceduto all’ospedale di Cuneo l’idraulico di 36 anni  ferito ieri pomeriggio cadendo da una altezza di tre metri . Ieri pomeriggio, invece, nell’Albese, è morto un agricoltore di 86 anni a Santo Stefano Belbo, schiacciato dal trattore che guidava in un campo.

Estate con FlixBus: da Torino verso 90 città

Nuove mete all’estero, in Romagna e in Puglia. Nuove fermate a Stura e Chivasso. +200% di prenotazioni in un anno. Prenotabili suwww.flixbus.it, via app e in agenzia

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FlixBus continua a investire su Torino in vista dell’estate, avviando nuove corse verso mete turistiche di richiamo e istituendo nuove fermate presso la stazione di Stura e a Chivasso. La start-up della mobilità ora primo operatore autobus in Europa, che in meno di due anni ha collegato 150 città italiane, consolida così la sua presenza sul territorio torinese e ne ribadisce l’importanza di crocevia sia per le connessioni nazionali che per quelle con l’estero, un ruolo confermato dal forte incremento delle prenotazioni da e per Torino, che tra giugno 2016 e giugno 2017 sono aumentate del 200%.

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Torino: da Barcellona a Ostuni, 90 mete a portata di FlixBus per l’estate  

Cresce di oltre il 50% rispetto allo scorso semestre il numero delle città collegate con Torino: dalle fermate di Corso Vittorio Emanuele, Lingotto e Stura sono ora raggiungibili 90 mete in sette Paesi.

Tra le nuove destinazioni italiane, numerose località balneari della Riviera Romagnola: dai Lidi ravennati (Lido di Classe e Lido di Spina) a Riccione, passando per Cervia,Cesenatico e Rimini, i Torinesi diretti in Romagna potranno sfruttare l’innovativo servizio di FlixBus per arrivare a destinazione senza cambi e senza stress. Novità anche per chi mira alla Puglia: sono infatti già operative corse dirette per Polignano a Mare, Monopoli, Ostuni e Otranto, e dal 30 giugno si potranno raggiungere, fra le altre, anche Manfredonia, Trani e Alberobello. Tra le nuove mete collegate con Torino si segnalano inoltre Parma, Pescara e i parchi di divertimento di Gardaland e Mirabilandia. Sono potenziati anche i collegamenti con diverse città a breve raggio: Milano e Genova sono collegate fino a sette volte al giorno in meno di due ore, mentre per Savona (a un’ora e 40 minuti) sono disponibili fino a quattro corse quotidiane.Anche per chi quest’estate vorrà esplorare l’Europa, la scelta è ampia: da Barcellona, raggiungibile in notturna per risparmiare tempo, alle spiagge della Provenza, più vicine grazie ai collegamenti con Nizza e Marsiglia, anche le coste europee quest’estate saranno a portata di portafogli. Tra le mete dell’Esagono collegate con Torino, anche Lione e Parigi, mentre viaggiando verso nord si possono raggiungere Bellinzona, Lugano e Monaco di Baviera. Anche Lubiana e Zagabria, capitali sempre più popolari tra i giovani Europei, sono collegate senza cambi con Torino. Per chi vuole girare l’Europa con partenza dal capoluogo, si consiglia il pass InterFlix, con cui è possibile acquistare fino a cinque viaggi per soli 99 €.

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Chivasso: dal 22 giugno corse dirette per Milano, Lodi, Rimini e Riccione  

Arriva anche a Chivasso l’offerta di mobilità di FlixBus: da giovedì 22 giugno, la Porta del Canavese sarà infatti collegata con la rete italiana della start-up degli autobus verdi, con corse dirette per Milano (a meno di un’ora e mezza), Lodi, Rimini e Riccione, in partenza dal casello dell’uscita A4 Chivasso Centro dal giovedì al lunedì alle 7:30. Il servizio di FlixBus si offre così come un’opzione preferenziale per raggiungere sia il capoluogo lombardo che alcune delle principali località balneari della Riviera Romagnola.

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Tutti i collegamenti sono prenotabili sul sito www.flixbus.it, tramite l’app FlixBus gratuita e nelle agenzie di viaggio affiliate, oltre che direttamente dal conducente al momento della partenza, a prezzo pieno e secondo la disponibilità. A bordo, sedute spaziose e reclinabili, Wi-Fi gratuito, prese di corrente e toilette, per garantire ai passeggeri tutti i comfort necessari in viaggio; il bagaglio è incluso nel prezzo del biglietto.

Stupinigi, riapre l’appartamento del re

Riapre al pubblico domani, giovedì 16 giugno, dopo 13 anni, l’Appartamento del Re nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, restituito al suo originario splendore grazie a 10.000 ore di lavoro. L’intervento è stato interamente finanziato dalla Fondazione CRT, storicamente il principale sostenitore privato del grande progetto di recupero e valorizzazione della Residenza Sabauda con un investimento complessivo di circa 20 milioni di euro, e realizzato in collaborazione con la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.

 

foto Vincenzo Maiorano

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“Oggi la Fondazione CRT riconsegna alla fruizione di tutti la bellezza dell’Appartamento del Re della Palazzina di Caccia di Stupinigi – spiega il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Questo nuovo traguardo, dopo il recente recupero dell’Appartamento della Regina, è l’ultimo tassello di un più ampio intervento avviato 30 anni fa dalla Cassa di Risparmio di Torino e portato avanti dalla Fondazione CRT, per salvare una Reggia Sabauda che è patrimonio dell’umanità. Abbiamo la responsabilità di tutelare l’eredità che viene dal passato, trasformandola in un bene contemporaneo e vivo”.


“La sinergia tra soggetti privati non profit, come la Fondazione CRT e la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, ha consentito ancora una volta il raggiungimento di un obiettivo di interesse per la collettività: la tutela e la promozione di un bene artistico e storico di forte significatività per il territorio e per l’Italia – afferma Massimo Lapucci, Segretario Generale della Fondazione CRT –. Restituire al pubblico la Palazzina di Caccia di Stupinigi nella sua bellezza originaria significa aprire maggiormente il nostro territorio al mondo, farlo conoscere ancora di più in Italia e all’estero per la sua rilevanza anche come destinazione turistica”.

 

“L’intervento di restauro dell’Appartamento del Re nella Palazzina di Caccia di Stupinigi conclude il recupero di tutti gli ambienti del corpo centrale della residenza sabauda – dice Adriana Acutis Presidente di Consulta –. Un passo importante nel cammino di recupero della Palazzina reso possibile dalla collaborazione fra Imprese, Istituzioni e Soprintendenza, finanziato dalla Fondazione CRT, socio fondatore di Consulta. Consulta, incaricata della progettualità e della gestione dell’intervento, è lieta di questa collaborazione costante nel tempo finalizzata alla rinascita della residenza, Patrimonio Unesco dell’Umanità, consapevole delle grandi potenzialità ancora inespresse a favore del territorio di questo gioiello sabaudo”. 

 

“Con il restauro dell’Appartamento del Re si aggiunge un nuovo, essenziale tassello al lungo percorso di recupero e valorizzazione della Palazzina di Caccia di Stupinigi – dichiara Luisa Papotti, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino –. Ci viene restituito nella sua interezza il fastoso corpo centrale, ideato da Juvarra per essere un ‘luogo magnifico’, una cornice di respiro teatrale adatta ad accogliere sia le feste ed i balli della corte, sia la vita segreta dei sovrani, in un’ariosa sequenza di sale e gabinetti via via più nascosti. Lo splendore delle sale restituite testimonia oggi non soltanto delle invenzioni juvarriane, ma anche dell’impegno che la Fondazione CRT ha posto da molti anni nell’azione di salvaguardia della Palazzina.  Un impegno fattivo e continuo, che si è rivelato fondamentale per la sua rinascita ed oggi si conferma determinante per riportarla ad essere centrale nel circuito delle residenze sabaude”.  

 

“Questo importante intervento – ricorda Cristiana Maccagno, in rappresentanza dell’Ente proprietario – è ulteriore testimonianza del trentennale sostegno dedicato al recupero e alla valorizzazione del Tesoro mauriziano dalla Fondazione CRT, sin dalla costituzione della Fondazione Palazzina Mauriziana e dal 2007 in sinergia con Consulta. Una attenzione che si conferma ben riposta, in prossimità dell’adozione delle nuove regole di governo della Fondazione Ordine Mauriziano, erede riconosciuta del secolare Ordine e della valenza costituzionale delle sue funzioni. L’intervento premia la riconquistata dignità museale della Residenza, il costante successo di pubblico e la reputazione internazionale dei valori storici e culturali del Sito monumentale e delle complessive sue valenze territoriali”.

 

L’intervento sull’Appartamento del Re ha riguardato il restauro degli apparati decorativi fissi, in particolare dei dipinti murali delle volte e delle pareti, delle boiserie dipinte e dorate, della tappezzeria novecentesca, della carta da parati, dei serramenti, dei camini e della pavimentazione in seminato alla veneziana.

 

Il restauro sugli sguinci delle aperture dell’Anticamera ha riportato alla luce l’originaria decorazione settecentesca, di grande impatto formale e cromatico. Le indagini conoscitive eseguite sulle volte dell’Anticamera e della Camera da letto, dipinte dal 1737 al 1739 da Michele Antonio Milocco, il cui restauro è stato completato unitamente a quello sui cornicioni, hanno fornito interessanti informazioni sullo stato di conservazione e sulla tecnica esecutiva. 

 

Riportata al suo splendore anche tutta la boiserie dell’Appartamento, in gran parte di fattura settecentesca, che presentava in particolare sulle porte gravi problemi conservativi con sollevamenti importanti. Si è proceduto alla pulitura e al consolidamento delle superfici in legno dipinto e dorato – che ha riportato cromie e dorature all’antico fulgore – e all’esecuzione di piccole stuccature e integrazioni cromatiche della foglia d’oro.

 

Sono inoltre stati restaurati tutti i dipinti su tela delle sovrapporte: le opere di Domenico Olivero dell’Anticamera e quelle della Galleria e del Gabinetto da toeletta.

 

Di particolare pregio il Pregadio nella Camera da letto realizzato da Piffetti nel 1762. L’intervento ha interessato anche la tappezzeria in seta con motivo a catenelle. Singolare il piccolo locale adibito a servizio igienico, dove la pulitura dei dipinti murali ha fatto emergere la cromia delle piastrelle bianche e azzurre dipinte, e dove la scelta è stata quella di conservare le rifunzionalizzazioni subite nel tempo da questo piccolo ambiente.

 

Gli interventi sul Gabinetto da toeletta hanno comportato la pulitura e il consolidamento dei dipinti murali opera di Giovan Francesco Fariano, il restauro delle Angoliere di Servozelli.

 

Gli interventi sulla Galleria verso il Salone centrale, completamente dipinta da Pietro Antonio Pozzo, hanno permesso di ritrovare le cromie originali e il loro scenografico rapporto con la grande architettura del Salone juvarriano.

 

Il restauro ha interessato inoltre le pavimentazioni in seminato alla veneziana dell’Anticamera, della Camera da letto e del Gabinetto da toeletta, riportando la superficie all’unitarietà e ai colori originali, i serramenti di tutte le aperture, che sono stati dotate di pellicole anti raggi u.v. al fine di preservare quanto restaurato, i camini in marmo.

 

Sono stati inoltre ricollocati i tre grandi lampadari già restaurati e gli arredi mobili dell’intero Appartamento.

 

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INFORMAZIONI SULLA PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI:

 

ORARI
dal martedì al venerdì

dalle 10.00 alle 17.30 (ultimo ingresso ore 17.00)

sabato, domenica e festivi

dalle 10.00 alle 18.30 (ultimo ingresso ore 18.00)

 

BIGLIETTERIA

tel. +39 011 6200634

e-mail: biglietteria.stupinigi@ordinemauriziano.it

Alla Cernaia giurano i carabinieri, tra loro 20 donne

Oggi alla caserma Cernaia la tradizionale cerimonia del conferimento degli Alamari, alla Scuola Allievi Carabinieri di Torino, per gli allievi del 136/esimo corso intitolato alla memoria del carabiniere Vittorio Tassi, Medaglia d’Oro al Valor Militare. Sono in tutto 201 i militari, di cui venti donne, che hanno giurato nella piazza d’Armi,  presenti il ministro per gli Affari Regionali e la Famiglia, Enrico Costa, il comandante dell’Arma, generale Tullio del Sette, e il comandante delle Scuole Carabinieri, generale Carmine Adinolfi. Gli alamari, simbolo di appartenenza e di continuità storica che lega ogni militare all’Istituzione, sono stati apposti dai familiari dei giovani allievi. La cerimonia si è conclusa con la sfilata di tutto il Corso in Piazza d’Armi.

 

(foto archivio / il Torinese)

Iacchetti e Sorrenti al Parco Dora Live

Prosegue la seconda settimana della rassegna ‘#Parco Dora Live’, che sino a fine luglio offre concerti e spettacoli di cabaret gratuiti di gradi artisti italiani nella piazzetta esterna del Centro Commerciale ‘Parco Dora’ a Torino in Via Livorno angolo Via Treviso. Dopo la partenza alla grande con gli show di Marco Berry e di Paolo Vallesi, venerdì 16 giugno, presentato dal noto attore comico torinese Gianpiero Perone, sarà di scena Enzo Iacchetti, volto tra i più amati della tv. Domenica 18 giugno, invece, presentato da Gino Latino di Radio GRP (media partner dell’evento) e Carlotta Iossetti, sarà la volta del concerto di Alan Sorrenti, storico protagonista degli anni ’70 e ’80 della musica italiana. Attesi inoltre nelle prossime settimane anche i cantanti Francesco Baccini, Silvia Mezzanotte, Donatella Rettore, Alexia, Mario Venuti e Marco Ferradini. Tutti gli spettacoli sono gratuiti e iniziano alle 20.30. Per informazioni,www.parcocommercialedora.it.

GLI ALLIEVI DELL’ACCADEMIA DI HANGZHOU IMMAGINANO LE CITTA’ INVISIBILI

Il 7 giugno all’Accademia Albertina è stata inaugurata ,alla presenza di Fiorenzo Alfieri, Salvo Bitonti, Mario Marchetti, Presidente del Premio Calvino, Stefania Stafutti, rappresentante dell’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, un’interessantissima mostra dal titolo”Calvino made in China”,che riunisce 20 lavori ispirati al romanzo “Le città invisibili” di Italo Calvino. La collettiva è rimasta aperta fino al 14 giugno, riscontrando un grande successo. Zhao Binglin, studente della China Academy of Art di Hangzhou è risultato il vincitore del concorso “Arte chiama arte”, promosso dall’Istituto italiano di cultura di Shanghai, in collaborazione con il Premio Calvino.

La sua opera, un disegno a matite colorate, esposta insieme alle altre 19 nella Sala Azzurra dell’Accademia, si ispira a Diomira, una delle “Città invisibili” , descritte da Marco Polo all’imperatore dei Tartari Kublai Khan : ” la città con sessanta cupole d’argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d’oro che canta ogni mattina su una torre”.

Il concorso Arte chiama arte, da alcuni anni propone a dei giovani artisti cinesi un’opera di letteratura italiana come fonte di ispirazione per realizzare moderne opere d’arte. La formula intende promuovere l’incontro tra le due culture, incoraggiando da una parte giovani cinesi a leggere con attenzione un’opera importante della letteratura italiana, dall’altra parte favorendo la conoscenza dell’arte cinese in Italia attraverso l’esposizione in Italia delle migliori opere in concorso. Questa edizione, iniziata nel 2016, è per l’appunto dedicata alle Città invisibili di Italo Calvino. Nel romanzo Calvino ripercorre l’antico incontro tra cultura italiana e cultura cinese, ” un’affascinante convergenza tra Oriente e Occidente, un incrocio di immaginari” come ha sottolineato Mario Marchetti, Presidente del Premio Calvino, in occasione dell’inaugurazione della Mostra. Un’occasione per parlare della moderna e ancora oggi attualissima problematica della nostra concezione della città , cioè del nostro modo di concepire e realizzare il vivere insieme , la socialità, il rapporto tra essere umano e ambiente. Come nel disegno di Wu Jiayl, ispirato al tema dello scontro tra natura e urbanizzazione.

Helen Alterio

 

L’Evelina dell’Uva Matta

RISTORANTE GALLORISTORANTE OSTERIAOltre alla varietà dei salumi, la trattoria era  uno dei pochi, se non l’unico posto, dove si cucinava ancora il “ragò“, un piatto a base di verze arrosto con costine e cotenne di maiale. Non propriamente un piattino leggero e dietetico che però solleticava le papille gustative a molti, tant’è che venivano persino dall’Oltrepò a gustarlo. Previa prenotazione, ovviamente

Evelina Castiglioni, vedova Borlazza era – oltre che zia di Ercolino, avendo sposato il compianto Ruggero, uno dei fratelli del padre del Vicesindaco – la proprietaria dell’unico ristorante di Buttignolo, la trattoria dell’ Uva Matta. Beh, proprio l’unico no, a dire il vero. C’erano anche “Il rustico” dell’Arduino Pombini e “La lucerna” di Vittorino Ardemagni ma erano due bettole, dove si mangiava piuttosto male e si beveva peggio. Dall’Evelina, grazie anche allo “chef” Lunardotti che aveva lavorato per qualche anno nei migliori ristoranti di Pavia e Alessandria, chi “metteva i piedi sotto il tavolo” ( come amava dire la corpulenta ristoratrice) non si poteva lamentare del menù, sempre ricco e vario. Grazie a lei Buttignolo si era fatto riconoscere come una delle mete per le merende e per le cene che venivano organizzate in zona. Vuoi che fossero gli operai della “Casalini Guarnizioni e Freni”, i ferrovieri del pavese, le varie società sportive o famiglie che cercavano un posto dove mangiar bene con poca spesa per festeggiare compleanni o anniversari vari, in cucina  all’Uva Matta non si stava mai con le mani in mano.

La cucina di Evelina ,fortemente influenzata dalla civiltà contadina della risaia e dell’orto, era una cucina paesana e povera, fatta di piatti semplici ma genuini. Tra gli antipasti  non mancavano il “salam d’la duja“, sapido salame di maiale conservato sotto grasso nelle olle, i caratteristici recipienti in terracotta dall’imboccatura stretta, e, vera leccornia, il  celebrato salame d’oca. E poi, a seguire, il classico “bagnetto” verde,  le frittatine, i funghi sott’olio che lei stessa confezionava,  l’insalata di nervetti e il pesce in carpione. I clienti più “rustici” e più affezionati andavano matti per l’insalata di fagioli borlotti; belli grossi, tondi e venati di rosa. Nei primi piatti  a farla  da padrone era il riso: dai minestroni ai risotti. La scìura  Castiglioni aveva imparato dal fù Borlazza, buon anima, a preparare  il “risotto giallo”,  quello con i “fagiolini dell’occhio” o con le “barlande” ( le erbette prataiole), con i funghi porcini, con le tinche, le quaglie, gli asparagi, la trippa e le ortiche.  Una varietà incredibile che lasciava gli avventori a  bocca aperta e incerti su cosa assaggiare, obbligandoli a tornare all’Uva Matta. Restando sui primi, se a mezzogiorno tutto questo s’accompagnava anche a ravioli ripieni di arrosto e conditi con il sugo,  lasagne con le rigaglie e tagliolini con gli asparagi o con panna e funghi, alla sera si andava di minestre. Oltre al classico minestrone, l’Evelina preparava un ottimo riso e una trippa in brodo da resuscitare i morti, tralasciando di parlare delle zuppe di ceci , di cipolle e di rane. Ai secondi ci pensava Romildo Lunardotti che variava dalle lumache e rane (fritte, in guazzetto, con la frittata) che rappresentavano  la base dei piatti più tradizionali della Lomellina, alle  pietanze a base di maiale, manzo e oca, per non parlare dei gustosi pesci del Ticino (anguille, trote, tinche, carpe) accompagnati il più delle volte dalla polenta.

Oltre alla varietà dei salumi, la trattoria era  uno dei pochi, se non l’unico posto, dove si cucinava ancora il “ragò“, un piatto a base di verze arrosto con costine e cotenne di maiale. Non propriamente un piattino leggero e dietetico che però solleticava le papille gustative a molti, tant’è che venivano persino dall’Oltrepò a gustarlo. Previa prenotazione, ovviamente. E per finire, i dolci. La zia del Borlazza li annunciava cinguettando tra i tavoli  “dulcis in fundo”, alludendo al fatto che a quel punto veniva  il bello, pardon, il buono. E via con l’onda glicemica a base di uova, burro, farina. Il “carrello” proponeva torte come  la “virulà” (bianca e nera), quella di riso, di pane o la torta paradiso. Ed ancora i biscotti Bramantini di Vigevano, quelli di riso ed il “dolce del Moro”, la cui ricetta risaliva al tempo di Ludovico il Moro. Senza dimenticare le reginette dei dolci lomellini: le Offelle di Parona.Facile immaginare il perché, nella famiglia Borlazza, il più “patito” era bianco e rosso di carnagione e pesava non meno di novanta chili, a prescindere dall’essere uomo o donna. La cucina dell’Evelina e le tradizioni di famiglia non consentivano a nessuno di sgarrare , tant’è che Carlino Borlazza, il figliolo dell’ostessa, innamoratosi di una impiegata della posta di Mortara, venne costretto dal parentado ad interrompere quella liaison dangereuse poiché la giovane era (orrore!) vegetariana. “Non vorrai mica rovinarti con una così, eh, Carletto!”, lo investì la madre, puntando gli avambracci sui larghi fianchi. E il figlio, abbassando lo sguardo, risposte, rassegnato: “No, no, mamma. Le ho già detto che non è il tipo che fa per me”.L’Uva Matta ospitava, talvolta, anche i matrimoni, come nel caso di Filippo e Danielina, convolati a nozze nella chiesa di Sant’Eusebio e poi a pranzo dall’Evelina,accompagnati da testimoni e parenti ( in tutto una cinquantina di commensali). Seguendo il copione delle tradizioni goliardiche, i due fratelli Carletto ( quelli della “Carletto Spurghi”) – Virginio e Vannino, detti anche “i due vù” – amici di vecchia data dello sposo, distribuirono a tutti dei profilattici della Durex, in confezione da uno. Ridendo come matti, ne fecero dono anche alla signora Evelina che ringraziò educatamente, mettendosene in tasca un paio.

Tornata in cucina, la titolare dell’Uva Matta avvicinò Rosalba Tinelli, cameriera  a tempo perso che dava una mano in occasioni come quella, sussurrandole: “Rosalba, tienile te queste cicche americane. Io non riesco a mettermele  in bocca perché mi si attaccano ai denti”. La cameriera, imbarazzata, ringraziò. Senza avere il coraggio di spiegare alla signora Castiglioni che non  di chewingum si trattava ma di ben altro. Ma Evelina era così, un po’ all’antica, fuori moda e tutta “presa” dal suo mondo che iniziava in cucina e finiva sull’uscio della trattoria. Un po’ di tempo fa, ad esempio, accade un episodio che strappava ancora qualche sorriso. Con l’Uva Matta confinava la tabaccheria del signor Giurlandotti. Per le feste natalizie, davanti alla sua rivendita, il tabaccaio aveva posizionato un manichino vestito da Santa Claus, con uno sgargiante completo rosso e la lunga barba bianca. Poi, passata anche l’Epifania, l’aveva ritirato nel ripostiglio a fianco della legnaia, spogliato dagli indumenti. Siccome non stava in piedi, lo appoggio ad una sedia. Il manichino assunse così una posa che poteva definirsi “riflessiva”: seduto, con la testa reclinata ed appoggiata al braccio destro. Evelina, vuotando il secchio dei rifiuti di cucina nel bidone che teneva a fianco della legnaia, vide quella figura dalla finestra aperta del ripostiglio. “ Ma cosa ci fa quell’uomo lì, nudo come un bruco, seduto sulla sedia? Ma non sente il freddo?”. Provò a schiarirsi la voce, per richiamarne l’attenzione ma quello niente. Non dava segni di vita. Che si fosse sentito male?  Non sapendo bene come comportarsi, prese la decisione di avvertire il Giurlandotti. In quel momento il tabaccaio era solo in negozio e lei, dopo un po’ d’esitazione data l’imbarazzante situazione, lo informò sulla presenza di quell’uomo che stava lì al freddo, senza vestiti, nel ripostiglio. E si offese non poco quando il tabaccaio, capito al volo l’equivoco, si mise a ridere. Non fu facile per il povero Giurlandotti placare la permalosa Evelina, spiegando per filo e per segno che non di uomo si trattava ma di un manichino spogliato dai vestiti e riposto in magazzino. La Castiglioni, borbottando un “balengo di un balengo”, se ne andò, impettita ma quell’episodio, grazie alla “lingua lunga” del tabaccaio fece il giro di tutta Buttignolo.

Marco Travaglini