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Controlli nei locali della Movida, multe salate e due sospensioni di attività

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Nella notte fra venerdì e sabato, la Polizia di Stato ha svolto dei controlli nelle zone della movida torinese mirati al contrasto delle attività illegali e al controllo di esercizi commerciali, con particolare riferimento alla zona di piazza Vittorio Veneto, di corso Massimo D’Azeglio e del Parco del Valentino.
L’attività è stata coordinata dal Commissariato di P.S. Barriera Nizza, con personale della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale della Questura torinese, del Commissariato Borgo Po, della Polizia Locale, dell’Ispettorato del lavoro e dei militari della Gdf, consentendo di riscontrare diverse irregolarità.
In particolare, presso un locale di somministrazione di alimenti e bevande di via Matteo Pescatore è stata accertata dall’Ispettorato del Lavoro la presenza di due lavoratori non regolarmente assunti, con conseguente sospensione dell’attività a partire da lunedì 25, e l’emissione di sanzioni per oltre 18.000 €. La Polizia Locale ha riscontrato diverse violazioni amministrative, fra cui la mancanza dell’alcool test e della valutazione dell’impatto acustico, con sanzioni per 2.400€.
Alle 22.30 il controllo si è esteso a un chiosco ubicato all’interno del Parco del Valentino, nelle cui immediate vicinanze gli operatori hanno riscontrato la presenza di una postazione per dj, con due persone intente a mixare musica e diffonderla tramite potenti casse acustiche, e la presenza di luci stroboscopiche. L’evento, pubblicizzato anche sui canali social, aveva attirato oltre 250 persone, molte delle quali intente a ballare. A tal riguardo, il titolare dell’attività è risultato privo dell’autorizzazione di polizia necessaria; l’area risultava mancante dei requisiti previsti dal TULPS, in quanto non verificata né dalla commissione di vigilanza né da un professionista iscritto all’albo degli ingegneri, architetti, geometri; inoltre, la sicurezza dell’area risultava compromessa dalla mancanza di vie di fuga segnalate e pienamente adatte a sgomberarla prontamente in caso di necessità.
Pertanto, il titolare dell’attività è stata contestata l’apertura abusiva di luoghi di spettacolo o trattenimento; tutta l’attrezzatura utilizzata dai dj per diffondere la musica è stata sottoposta a sequestro.
Anche qui è stata riscontrata la presenza di 4 lavoratori in nero, con l’emissione di sanzioni per oltre 12.000 €, e diverse violazioni di natura amministrativa, come l’ampliamento abusivo della zona di somministrazione, l’occupazione di suolo pubblico, la vendita di bevande in contenitori di vetro, e diverse carenze igienico sanitarie, per un totale di 10.600€.
Infine, alle due di questa notte è stato controllato un locale di corso Massimo d’Azeglio, ove è stata riscontrata la presenza di un numero di avventori di gran lunga superiore a quello massimo consentito (841 persone a fronte delle 550 massime previste dalla commissione di Vigilanza). In merito, il titolare è stato sanzionato amministrativamente per pubblicità non autorizzata e verrà segnalato all’Autorità Giudiziaria.

AmMira, il Festival rigenerativo delle periferie di Torino 

Fondazione AIEF in collaborazione con Fondazione Sviluppo e Crescita CRT. Fondazione AIEF inaugura la fattoria con i mini pony al Castello di Lucento e festeggia 5 anni di attività.

TORINO – Fondazione AIEF celebra il suo quinto anniversario con una grande festa al Castello di Lucento, luogo simbolo dell’azione rigenerativa che ha promosso in questi anni nelle periferie torinesi. Durante l’evento è stata inaugurata la nuova fattoria del Castello con i mini pony che ospiterà attività didattiche, educative e riabilitative rivolte in particolare a bambini e ragazzi con fragilità.

Ha, inoltre, preso il via l’edizione 2026 di AmMira Festival, il Festival rigenerativo promosso nelle periferie di Torino da Fondazione AIEF con il sostegno di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, ente impact oriented di Fondazione CRT: dal 9 maggio al 7 agosto, il Festival propone oltre 50 appuntamenti tra incontri, laboratori, spettacoli e momenti di partecipazione, coinvolgendo oltre 30 enti e associazioni, scuole, cittadini e istituzioni. Una programmazione trasversale rivolta a pubblici diversi, ospitata tra il Castello di Lucento e il Centro AIEF Mirafiori, che conferma AmMira non solo come calendario culturale e aggregativo, ma come percorso continuativo di ascolto e co-progettazione, parte integrante del modello rigenerativo di comunità. Il Festival, infatti, attiva processi strutturati di partecipazione e raccolta dati qualitativi, grazie a questionari somministrati durante gli eventi e ai successivi processi di analisi e mappatura, utili a intercettare bisogni e desideri dei quartieri e a orientare interventi futuri di riqualificazione urbana, sviluppo di servizi e rigenerazione sociale. AmMira Festival Mirafiori è anche parte del programma “ESTATE A SUD 2026: TORINO, CHE SPETTACOLO, CHE BELLA ESTATE!” promosso dalla Città di Torino e dalla Fondazione per la Cultura.

La fattoria del Castello è un nuovo spazio che amplia l’offerta progettuale di Fondazione AIEF, rafforzando il legame tra natura, cura, relazione e percorsi di autonomia. Nasce nell’ambito di AmMira, che è molto più di un Festival: è un processo che si rinnova e cresce ogni anno insieme ai quartieri, un’occasione concreta per costruire legami, raccogliere bisogni reali e trasformarli in azioni e servizi duraturi” dichiara Tommaso Varaldo, Presidente di Fondazione AIEF. “È questo il senso del modello AIEF: ascoltare, co-progettare e restituire valore al territorio attraverso percorsi condivisi”.

Cinque anni celebrati al Castello di Lucento, luogo che è diventato un esempio virtuoso di socialità, inclusione e impegno per i giovani e le famiglie, dove si creano legami e comunità. Continuiamo a sostenere realtà come questa che ogni giorno costruiscono relazioni, reti e futuro” ha scritto sui social, commentando la sua partecipazione all’evento, il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo.

Con il sostegno ad AIEF – sottolinea la Presidente Cristina Di Bari – la Fondazione Sviluppo e Crescita CRT riafferma il proprio impegno nel promuovere progetti di rigenerazione territoriale che siano motori di cambiamento. Il nostro obiettivo è intercettare i bisogni reali delle persone attraverso azioni a impatto che offrano risposte concrete a tutte le fasce della popolazione, dall’infanzia alla terza età, promuovendo una comunità sempre più coesa e collaborativa, mettendo al centro il legame tra le generazioni e la solidità del tessuto sociale.”

A conferma dell’impatto sociale del festival, nelle prime tre edizioni AmMira ha realizzato oltre 120 eventi, coinvolgendo 50 enti e circa 6.000 partecipanti. Da queste edizioni sono nati servizi strutturati e continuativi come il Centro Diurno Aggregativo AIEF, dedicato alla prevenzione dell’isolamento degli anziani e delle malattie neurodegenerative, e l’Orto didattico urbano e la fattoria del Castello di Lucento, esempi concreti di come il Festival rappresenti un motore di rigenerazione e non solo un evento temporaneo.

Il programma completo è disponibile su www.fondazioneaief.org. Per aggiornamenti e contenuti si possono seguire le pagine social @ammirafestival.

FONDAZIONE AIEF

Fondazione AIEF si dedica al sostegno di persone fragili e alla promozione di comunità inclusive e solidali attivando progetti sociali nelle periferie di Torino. Nelle sue sedi, il Centro AIEF di Mirafiori e il Castello di Lucento, si sviluppano attività educative e riabilitative dedicate alle fragilità di bambini e adolescenti, interventi di contrasto alle povertà e alla dispersione scolastica, progetti a supporto delle vulnerabilità degli anziani e percorsi di formazione lavorativa per persone con disabilità. Tra il 2022 e il 2025 i progetti AIEF hanno accolto 219 minori con fragilità, 512 persone vulnerabili, 1.650 bambini in povertà economica, 3.800 studenti in percorsi educativi e oltre 2.470 nuclei familiari bisognosi. Una valutazione d’impatto, promossa dalla Fondazione nell’ambito di AmMira Festival 2025, per misurare in modo strutturato gli effetti generati dai progetti, ha stimato che, a fronte di 1,4 milioni di euro di donazioni raccolte e investite nelle attività, il valore economico generato per il territorio supera i 4 milioni di euro e il 79% dei beneficiari delle progettualità AIEF dichiara un miglioramento significativo della propria qualità della vita. Accanto ai progetti educativi e di inclusione sociale, c’è l’impegno di AIEF nella trasformazione di spazi abbandonati. Come realizzato per il Centro AIEF a Mirafiori e il Castello di Lucento, oggi Centri di Protagonismo Giovanile e punti di riferimento per il territorio, la Fondazione promuove interventi di riqualificazione urbana e rigenerazione sociale. Fondazione AIEF è un ente no profit nato nel 2021 per volontà di Tommaso Varaldo, grazie alla donazione delle opere d’arte di Eugenio Bolley che ne costituiscono il patrimonio. Sostiene il proprio operato con il contributo di imprese, fondazioni e benefattori attraverso donazioni, lasciti e il 5×1000.

Oltre 60mila presenze a Biennale Tecnologia


Il Politecnico di Torino riconosciuto da ANVUR al primo posto tra gli atenei italiani per Terza Missione e impatto sociale

Appuntamento alla VI edizione nel 2028

Si è conclusa domenica 19 aprile la V edizione di Biennale Tecnologia, la manifestazione culturale organizzata dal Politecnico di Torino, che ha invitato il pubblico di quest’anno a chiedersi in che modo la tecnologia può essere messa al servizio dell’interesse collettivo. Il tema di quest’anno, Soluzioni, è stato sviluppato attraverso un approccio trasversale e interdisciplinare, con l’obiettivo di avvicinare le scienze tecnologiche e quelle umane, in linea con il claim della manifestazione: “Tech Cultures”.

LA V EDIZIONE

Con oltre 60.000 presenze Biennale Tecnologia conferma il suo successo, inserendosi in un contesto di eccellenza per il Politecnico di Torino, appena riconosciuto da ANVUR come primo ateneo in Italia per Terza Missione e impatto sociale nella VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca) 2020–2024.
La V edizione di Biennale Tecnologia si è inoltre distinta per la sua presenza diffusa nello spazio urbano: per la prima volta oltre agli ambienti accademici del Politecnico di Torino, che è rimasto la sede centrale, si è estesa in maniera diffusa e capillare nella città nelle oltre 20 sedi che hanno accolto il programma di Biennale Tecnologia.

Tra le altre novità di questa edizionela presenza dei co-curatori, che hanno affiancato il curatore scientifico Guido Saracco. In particolare, Saracco ha coordinato l’intero programma e nello specifico si è focalizzato sul filone dedicato all’impatto dell’IA e alle trasformazioni che implica nella società e nel rapporto con l’essere umanoSimone Arcagni sul rapporto tra cultura e tecnologia; il collettivo Frame – Divagazioni scientifiche si è occupato di incontri che in maniera trasversale toccano più argomenti, dallo spazio alla saluteFederico Bomba (Sineglossa), invece, ha curato due mostre inserite nel programma, Framing Problems e Dati Sensibili.

Nel corso delle cinque giornate, Biennale Tecnologia ha visto confrontarsi oltre 300 relatori da tutto il mondo per un totale complessivo di 120 incontri animati dalla grande partecipazione di un pubblico di ogni età, coinvolgendo cittadini torinesi e anche molti turisti presenti in città nel weekend. Oltre 14.000 persone hanno partecipato agli incontri, registrando molti sold out.

Si è confermato l’impegno per le scuole, nell’ambito del progetto della Città “Torino Futura”oltre 2600 bambini e ragazzi che hanno partecipato ad attività didattiche nello Spazio 0-14 e laboratori, tra cui quelli di Politecnico Aperto. Tecnologia in Piazza ha portato in piazza San Carlo 22 Team studenteschi dell’Ateneo, coinvolgendo sabato e domenica oltre 25.000 persone.

Esauriti tutti gli spettacoli che hanno visto protagonisti, tra gli altri, da Marco Paolini alle OGR, a Stefano Accorsi al Teatro Carignano, passando per Tecnomusik al Conservatorio Giuseppe Verdi, La sussurratrice al Teatro Vittoria, Retrofuturo Prometeo Talks al Politecnico, con oltre 4.000 spettatori complessivi.

Quest’anno è stato dato grande rilievo alla relazione tra tecnologia e mondi espressivi percepiti tradizionalmente distanti dalle discipline tecniche, attraverso i format delle esposizioni artistiche e le mostre. Più di 15.000 persone hanno visitato le mostre.

In calce il link al press kit digitale contenente il  la nota conclusiva completa, le dichiarazioni, i loghi e le foto della V edizione di Biennale Tecnologia.

Foto Lapone e Ujetto

PoIiTo ottiene la certificazione Platinum

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Il Politecnico di Torino ha ottenuto la certificazione Platinum del programma FISU Healthy Campusil massimo riconoscimento internazionale promosso dalla International Federation of University Sport (FISU) per gli atenei impegnati nella promozione della salute e del benessere della comunità universitaria. Con questo risultato, il Politecnico entra nel gruppo delle 65 università al mondo che hanno raggiunto il livello più alto della certificazione.

Il programma FISU Healthy Campus sostiene le università nello sviluppo di politiche e iniziative dedicate al benessere della comunità accademica, attraverso un percorso di autovalutazione basato su 100 indicatori organizzati in sette aree tematiche legate alla salute e alla qualità della vita nel contesto universitario.

“Il raggiungimento di questo obiettivo è per noi motivo di orgoglio perché ci consente di caratterizzare sempre di più non solo i nostri spazi e le nostre infrastrutture, ma abitudini sane e orientate al benessere della persona. In un ateneo come il Politecnico di Torino che nello sviluppo delle proprie policy mette da sempre al centro le persone, diventa fondamentale che queste possano operare quotidianamente per gli studenti, i docenti e il personale tecnico-amministrativo all’interno di un contesto che sia orientato alla qualità della vita e nel quale si propongono stili di vita sani”, afferma il rettore Stefano Corgnati.

Sono oggi 215 le università nel mondo che partecipano al programma Healthy Campus, di cui 115 già certificate. Il Politecnico di Torino entra nel gruppo delle 65 università al mondo che hanno raggiunto il livello più alto della certificazioneIn Italia sono cinque gli atenei aderenti e solo tre hanno raggiunto il livello Platinum: oltre al Politecnico, l’Università di Torino e l’Università di Milano-Bicocca.

Il progetto Healthy Campus si pone come obiettivo il miglioramento della qualità della vita di tutta la comunità accademica a partire dalla vita all’interno del campus e si basa su un approccio olistico al concetto di salute che integra benessere fisico, mentale e sociale raggiungibile attraverso corretti stili di vita, alimentazione sana, prevenzione delle malattie e dei comportamenti di rischio, adottando azioni sostenibili per ridurre l’impatto ambientale. Attraverso la condivisione delle conoscenze e delle buone pratiche su questi temi tra i campus membri della rete, l’iniziativa sostiene gli atenei nel promuovere un contesto favorevole all’intera comunità universitaria nell’adottare abitudini di vita salutari e sostenibili. In questo modo, le opportunità di svolgere attività sportiva, l’accesso ai servizi e alle iniziative che promuovono il benessere e i corretti stili di vita diventano elementi centrali nell’esperienza della vita universitaria. Per raggiungere tali obiettivi il programma Healthy Campus si compone di un framework attraverso cui le università possono condurre un lavoro di autovalutazione a partire da 100 indicatori corrispondenti a 7 aree di riferimento.

Il lavoro di self-assesment è stato condotto grazie a una collaborazione trasversale e interdisciplinare tra le diverse componenti dell’Ateneo, sotto il coordinamento di Stefano Sacchi (Vicerettore  per la Società, la Comunità e per l’Attuazione del programma) e Giulia Mezzalama (Project Manager Healthy Campus per il Politecnico di Torino), in stretta collaborazione con la Direzione ARIA, Servizio Cultura, Sport ed Eventi, e con la Direzione STUDI; con il Servizio LIFE (Intera Comunità di Ateneo), la Direzione SAIL (Sostenibilità di Ateneo, Infrastrutture di ricerca e Laboratori) e la Direzione PROGES (Progettazione, Gestione, Edilizia e Sicurezza).

 

La validazione finale del processo di autovalutazione e il successivo rilascio della certificazione ufficiale di livello Platino è avvenuta tramite un audit in presenza che si è tenuta il 9 e il 10 febbraio presso diverse sedi del Politecnico di Torino.

“L’ottenimento della certificazione Healthy Campus di livello Platinum rappresenta il riconoscimento di questo impegno e conferma il ruolo del Politecnico di Torino come ateneo capace di integrare salute, sostenibilità e innovazione nelle proprie politiche di campus, contribuendo alla costruzione di comunità universitarie più resilienti, inclusive e orientate a stili di vita sani”, afferma il vicerettore per la Società, la Comunità e per l’Attuazione del programma Stefano Sacchi.

“Il programma Healthy Campus non è soltanto uno strumento che permette di leggere il nostro Ateneo sotto molteplici prospettive, ma anche una straordinaria opportunità per confrontarsi con università di tutto il mondo sulla grande sfida globale della salute e del benessere della comunità universitaria, in particolare delle giovani generazioni, delle studentesse e degli studenti”, commenta Giulia Mezzalama, Project Manager Healthy Campus per il Politecnico di Torino.

I 7 Cluster del Programma Healthy Campus

 

Gestione del programma Healthy Campus (Healthy Campus Management): mappatura dei programmi, iniziative e gruppi di lavoro esistenti, definizione della visione e della strategia per l’implementazione del programma Healthy Campus, definizione dei ruoli istituzionali e operativi, definizione degli obiettivi strategici per ciascun cluster, strategie di comunicazione, mappatura degli stakeholders.

Attività fisica e sportiva (Physical Activity and Sport): le strutture sportive, l’accesso alle strutture e alle attività sportive, i team studenteschi sportivi, le Rappresentative sportive, il programma Dual Career.

Nutrizione (Nutrition): gestione e qualità dei servizi mensa e bar, valore nutrizionale dei cibi, presenza di erogatori d’acqua all’interno del campus, promozione di un’alimentazione sana ed equilibrata.

Prevenzione delle malattie (Disease Prevention): programmi e campagne di prevenzione delle malattie trasmissibili e non trasmissibili, accessibilità delle cure dentali per studenti e personale, accessibilità alla vaccinazione, promozione dei check-up medici.

Salute mentale e sociale (Mental and Social Health): promozione del benessere individuale e sociale, con servizi di supporto e counseling psicologico, attenzione alla dimensione di genere, riduzione delle disuguaglianze ed eliminazione delle discriminazioni.

Prevenzione dei comportamenti dannosi per la salute (Risk Behaviour): iniziative e servizi per affrontare le dipendenze e ridurre i comportamenti fonte di rischio per la salute.

Ambiente, sostenibilità e Responsabilità Sociale (Environment, Sustainability and Social Responsability): azioni e progetti per ridurre l’impatto ambientale delle strutture del campus, gestione consapevole delle risorse e implementazione di spazi verdi all’interno del campus.

Dati sulle università iscritte al programma Healthy Campus:

 

Università iscritte al programma 215
Università iscritte al programma con certificazione 115
Università italiane iscritte al programma 5 Politecnico di Torino, Università di Torino, Università IULM, Università di Milano-Bicocca, Università degli Studi di Napoli
Università con certificazione di livello Platino 65
Università italiane con certificazione di livello Platino 3 Politecnico di Torino, Università di Torino, Università di Milano-Bicocca

 

Polito Healthy Campus Highlights

 

Nel corso dell’audit dedicato al programma FISU Healthy Campus sono stati evidenziati diversi punti di forza relativi alle iniziative e alle strategie sviluppate dal Politecnico di Torino per promuovere il benessere della comunità universitaria. In particolare, l’auditor ha riconosciuto il forte impegno e la dedizione del personale coinvolto nell’implementazione del programma, sottolineando la capacità dell’Ateneo di attivare una collaborazione trasversale tra le diverse componenti della comunità accademica – personale accademico, tecnico-amministrativo e studenti.

Dal confronto con i diversi gruppi di lavoro e dalle attività svolte durante la visita sono emersi alcuni ambiti prioritari su cui il Politecnico di Torino sta sviluppando in modo significativo le azioni del programma Healthy Campus. In primo luogo la promozione dell’attività sportiva come fattore di benessere fisico e mentale e come strumento di inclusione sociale e partecipazione alla vita universitaria, affiancata dal rafforzamento dei servizi dedicati al benessere della comunità accademica, attraverso iniziative di supporto psicologico, prevenzione e accompagnamento nel percorso universitario e dalle iniziative di prevenzione e promozione della salute, rivolte all’intera comunità politecnica. Da segnalare anche l’impegno sui temi della sostenibilità ambientale e della qualità degli spazi del campus, attraverso progetti e strategie orientati alla gestione responsabile delle risorse e alla creazione di ambienti universitari più sostenibili.

Nel corso dell’audit sono stati inoltre presentati diversi progetti e iniziative che testimoniano l’approccio interdisciplinare adottato dall’Ateneo nell’implementazione del framework Healthy Campus e che contribuiscono a rafforzare il ruolo del Politecnico di Torino come contesto universitario attento alla salute, all’inclusione e alla sostenibilità.

Stop burocrazia, addio carte inutili: il Piemonte accelera sulla semplificazione

Servizi più rapidi per cittadini e imprese

Una pubblica amministrazione più semplice, veloce e vicina ai cittadini. È questo l’obiettivo del disegno di legge “Semplifica Piemonte”, approvato dalla giunta della Regione Piemonte e presentato al Grattacielo Piemonte alla presenza dei ministri Maria Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo, del presidente della Regione Alberto Cirio e dell’assessore alla Semplificazione Gian Luca Vignale, insieme a rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico.

Il provvedimento rappresenta l’ultimo passaggio di un percorso avviato nel novembre 2023 con l’accordo tra Regione e Governo sulla semplificazione amministrativa. Il progetto punta a ridurre gli ostacoli burocratici, rendere più snelle le procedure e migliorare il rapporto tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese.

Lo slogan scelto per sintetizzare questo percorso è «Dire, fare, semplificare», che riassume le azioni messe in campo negli ultimi due anni per rendere più efficienti i processi amministrativi. Tra le iniziative già avviate figurano il supporto agli enti locali con il progetto PNRR “Mille esperti”, la definizione di procedure urbanistiche standard per i comuni piemontesi e il programma “Cresci Piemonte”, che ha accelerato i tempi di approvazione degli strumenti urbanistici.

Parallelamente la Regione ha avviato anche una revisione del proprio quadro normativo: con il disegno di legge di razionalizzazione legislativa, attualmente all’esame del Consiglio regionale, sono state eliminate 42 leggi ormai superate e cancellate 30 disposizioni obsolete per ridurre sovrapposizioni e conflitti normativi.

Il nuovo ddl “Semplifica Piemonte”, che ora dovrà essere esaminato dal Consiglio regionale, interviene invece sulle procedure amministrative introducendo tre principi guida: niente duplicazione di documenti già in possesso della pubblica amministrazione, riduzione degli adempimenti burocratici non necessari e maggiore collaborazione tra cittadini e amministrazione per correggere eventuali irregolarità formali nelle pratiche.

La riforma prevede anche la creazione di un portale regionale unico che diventerà il punto di accesso ai servizi e alle procedure della Regione, con l’obiettivo di rendere più chiare le informazioni e più semplici le pratiche per cittadini e imprese. Un ruolo importante sarà affidato anche all’uso dell’intelligenza artificiale a supporto dell’attività amministrativa.

Tra gli strumenti previsti figura inoltre un tavolo permanente di confronto con istituzioni, enti locali e soggetti del territorio per raccogliere proposte e migliorare continuamente i servizi pubblici. Il percorso sarà guidato da un piano strategico triennale affiancato da un piano operativo annuale.

Nelle prossime settimane sarà inoltre firmato un accordo di collaborazione tra Regione, università piemontesi, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, Università del Piemonte Orientale, Formez PA, Unioncamere Piemonte e le principali associazioni degli enti locali per costruire un vero ecosistema regionale dedicato alla semplificazione amministrativa.

«La semplificazione normativa non è un concetto astratto: è una scelta di campo con effetti concreti sulla vita delle persone. La burocrazia costa ogni anno tra 57,2 e 80 miliardi di euro, mentre i ritardi nell’erogazione dei servizi pubblici pesano per 225 miliardi su famiglie e imprese. È una vera tassa invisibile che rallenta la crescita e scoraggia gli investimenti – spiega il ministro le Riforme istituzionali e la Semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati – La vostra Regione ha scelto di stare dalla parte dei cittadini e delle imprese, dimostrando che il cambiamento è possibile. ‘Semplifica Piemonte’ è una legge coraggiosa, e il suo spirito è lo stesso che anima, a livello nazionale, il governo Meloni e il mio operato. In questi tre anni e mezzo di legislatura, abbiamo reso il quadro normativo più moderno e vicino alle esigenze di cittadini e imprese: abbiamo ridotto di oltre il 28% la legislazione abrogando più di 30.700 atti pre-repubblicani, adottato la legge annuale di semplificazione e introdotto strumenti innovativi come la Valutazione di Impatto Generazionale e di Genere. A breve presenteremo la seconda legge annuale, dedicata ai rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione, perché la semplificazione è e deve essere un impegno costante, una pratica ordinaria di governo. Siamo stati i primi a prevedere un Ministro ad hoc per la semplificazione, anticipando una strada poi seguita da altri governi e dalla Commissione Europea con la nomina del Commissario Dombrovskis. Oggi molti Stati ci considerano un punto di riferimento internazionale. Come Ministro, sono orgogliosa di essere qui a esprimere il sostegno del governo: siamo al vostro fianco in questo processo. Con ‘Semplifica Piemonte’ state sviluppando un modello che potrà ispirare le altre Regioni italiane».

«La semplificazione è uno degli obiettivi che questo Governo sta realizzando, nella logica di rendere più semplice il rapporto con cittadini e imprese. Ne abbiamo già presentate quasi 500 in Consiglio dei ministri, poi approvate dalla Commissione europea, anche in linea con gli obiettivi assunti nel contesto del PNRR – dichiara il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo – Queste semplificazioni sono state realizzate in maniera diversa rispetto al passato, non autoreferenziale. Il metodo seguito è stato infatti quello del coinvolgimento diretto dei nostri utenti, cittadini e imprese. E proprio per dare visibilità al lavoro svolto, le abbiamo rese disponibili attraverso il portale italiasemplice.gov.it, che consente a chiunque, in pochi click, di avere piena visibilità su quello che è stato fatto».

«Oggi aggiungiamo un altro tassello al percorso di semplificazione e sburocratizzazione che abbiamo preso come impegno della nostra azione di governo regionale e che, ad esempio, abbiamo portato avanti con il progetto 1000 esperti del Pnrr e con Cresci Piemonte che ha dimezzato i tempi di approvazione degli strumenti urbanistici, anche per le grandi città. Oggi facciamo un altro passo avanti: Semplifica Piemonte abolisce leggi superate e facilita le procedure e i rapporti tra cittadini, imprese e la pubblica amministrazione – dichiara il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio – Questa non è solo una riforma tecnica: quella che portiamo avanti è una grande azione di civiltà e di rivoluzione culturale indispensabile per modernizzare la pubblica amministrazione affinché sia più veloce, più efficiente, più facile e più amica, anche per favorire gli investimenti e lo sviluppo del nostro territorio».

«Il disegno di legge sulla Semplificazione ha obbiettivi chiari, rapidi e certi – spiega l’assessore alla Semplificazione Gianluca Vignale – ridurre il numero di norme in circolazione, eliminare quelle obsolete, uniformare la modulistica burocratica a livello regionale, tagliare i tempi di elaborazione delle pratiche e di attesa per cittadini e imprese, migliorare i rapporti e l’interazione tra i vari livelli dell’amministrazione pubblica dal Comune fino alla Regione. Il risultato lo otterremmo coinvolgendo tutti gli attori possibili dalle associazioni di categoria a quelle delle amministrazioni locali, passando per le università con il supporto del Ministero».

«Accogliamo con grande favore la volontà della Regione di continuare a coinvolgere le associazioni degli enti locali nel processi che hanno come obiettivo lo sviluppo del territorio e la semplificazione amministrativa. Con “Semplifica Piemonte” oggi parte una sfida importante per evitare duplicazioni amministrative tra le diverse amministrazioni pubbliche e favorire la standardizzazione della modulistica. Che questa iniziativa ci consenta anche di arrivare a rivedere, forti anche della recente ricerca condotta insieme a IFEL, il sistema degli enti locali, con una riforma strutturale ormai non più prorogabile sulle funzioni che i comuni dovranno gestire in forma associata, evitando di esternalizzare a ditte private servizi fondamentali come quelli economici- finanziari che riguardano anche la privacy dei cittadini senza aver nessuna possibilità di controllarne il loro utilizzo» spiega il presidente di ANCI Piemonte Davide Gilardino.

«Nel ruolo delle università è centrale il lavorare in stretta collaborazione con le pubbliche amministrazioni, non solo per sviluppare insieme attività di innovazione su percorsi progettuali ma anche e soprattutto per vedere nel rinnovamento di modelli, metodi e regolamenti un aspetto fondamentale verso la traduzione di quell’innovazione in benefici concreti per le cittadine e i cittadini – commenta il rettore del Politecnico di Torino Stefano Corgnati – Questa collaborazione su tutti gli asset della semplificazione dei processi della PA è quindi fondamentale per il Politecnico, un ateneo che vuole diventare sempre più un punto di riferimento costante nel dialogo con le istituzioni pubbliche anche per il miglioramento di tutte le loro procedure».

«La semplificazione amministrativa non significa soltanto rendere più rapidi i procedimenti, ma costruire un’azione pubblica più chiara, accessibile ed efficace. In questo processo la collaborazione tra istituzioni è decisiva, e l’Università può offrire un contributo importante in termini di competenze, ricerca e formazione. Anche l’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità, ma solo se guidata da responsabilità, trasparenza e supervisione umana. La vera sfida è innovare senza perdere di vista i valori che mettono al centro le persone» sottilinea la rettrice dell’Università di Torino Cristina Prandi.

«L’emanazione di questa legge regionale segna un passaggio concreto e fondamentale per rafforzare il ruolo dell’amministrazione di alleato primario per chi vive e opera sul territorio – dichiara Menico Rizzi, rettore Università Piemonte Orientale – L’Università del Piemonte Orientale sostiene con convinzione questo percorso di semplificazione che supporta un obiettivo centrale del nostro piano strategico: la costruzione di un patto civico tra PA, imprese e cittadini per liberare le energie migliori della nostra comunità, permettendo alla ricerca scientifica e al capitale umano di trasformarsi rapidamente in valore sociale ed economico. In questo contesto, il futuro protocollo d’intesa tra Regione e Atenei piemontesi rappresenterà lo strumento operativo per consolidare questa sinergia. UPO, con le sue trasversali competenze scientifiche e metodologiche, è pronta a una forte e concreta collaborazione che contribuisca a una governance pubblica sempre più moderna, agile, digitale e vicina alle esigenze di cittadine e cittadini fra cui, mi preme ricordarlo, ci sono anche le nostre studentesse e i nostri studenti».

«Con questo Protocollo facciamo un passo avanti concreto per rendere la Pubblica Amministrazione un vero alleato di chi fa impresa in Piemonte. Partecipiamo a questa intesa con un obiettivo chiaro: semplificare il lavoro degli imprenditori attraverso una trasparenza reale e l’uso intelligente dei dati camerali. La nostra missione è snellire i percorsi burocratici e creare un dialogo più fluido tra istituzioni e mercato. Vogliamo che la trasparenza non sia più percepita come un obbligo formale, ma come un valore aggiunto che permetta alle nostre aziende di muoversi più velocemente e di investire con piena fiducia nel nostro territorio» commenta Massimiliano Cipolletta, vice Presidente di Unioncamere Piemonte.

«La collaborazione tra Regione Piemonte e Formez rappresenta un passaggio decisivo per trasformare la semplificazione in realtà concreta. Per noi è un onore poter lavorare al fianco della Regione, che ringraziamo per la fiducia, perché si rafforza un percorso avviato già lo scorso dicembre con l’accordo sull’innovazione- evidenzia il presidente di Formez Pa Giovanni Anastasi – Formez considera la semplificazione un passo fondamentale per continuare a lavorare sul percorso di disintermediazione tra cittadino e bene pubblico, avviato dall’Istituto anche con il supporto delle nuove tecnologie, siamo quindi orgogliosi di poter fornire il nostro contributo al progetto ‘Semplifica Piemonte’, consapevoli che il nostro ruolo è quello di essere laboratorio delle Pubbliche Amministrazioni così come territorio di condivisione di esperienze nell’ambito pubblico. Il Piemonte ha scelto di investire su una PA più semplice, coerente, affidabile e più vicina alla collettività: una scelta coraggiosa, che può diventare un modello nazionale».

I Luoghi del cuore, grazie a Fai venti nuovi progetti

L’Italia più fragile, quella delle aree interne e delle periferie, è  la protagonista dei nuovi interventi dei “Luoghi del Cuore”.
Si tratta di venti progetti in undici regioni, da Nord a Sud Italia, selezionati attraverso il bando legato alla XII edizione del censimento, che riceveranno il contributo economico del FAI, Fondo per l’ambiente Italiano, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, 700 mila euro in totale, la cifra più alta mai stanziata a sostegno del programma, che andranno a beneficio di luoghi poco noti o poco valorizzati , spesso a rischio, che incarnano e narrano la nostra civiltà, la memoria collettiva e sono patrimonio di storia, arte e natura ricchissimo e vario.
Di questi 520 mila euro saranno destinati ai progetti selezionati attraverso il bando e, per la prima volta, i singoli beni candidati hanno potuto richiedere fino a un massimo di 50 mila euro. Si tratta di una dotazione che consente di rispondere in modo maggiormente  significativo alle esigenze dei territori e di rafforzare complessivamente l’impatto dei Luoghi del Cuore.
I restanti 180 mila euro saranno riservati ai primi tre classificati al censimento,  al primo posto il Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Nizza Monferrato, nell’Astigiano,  a seguire la Fontana Antica di Gallipoli, in provincia di Lecce e la chiesa di San Giorgio nel borgo di Tellaro a La Spezia.

Tra i Luoghi del cuore sostenuti dal bandi diciotto si trovano in territori lontani dai grandi centri del nostro Paese, piccoli Comuni o frazioni, spesso situati in aree interne o in zone montuose e isolate, oppure luoghi periferici, anche in grandi città.  Luoghi per i quali, attraverso il censimento del FAI, i cittadini danno voce alle loro richieste di tutela e valorizzazione,  come testimoniano la passione e l’impegno civile delle centinaia di comitati che partecipano ad ogni edizione. I venti progetti riguardano, infatti, storie e tradizioni che rischiano di scomparire o angoli di paesaggio e ambienti naturali da proteggere e tutelare. Per questi luoghi la partecipazione al programma del FAI e l’assegnazione del contributo rappresentano una concreta, talvolta, l’unica opportunità di recupero e di rilancio, un primo soccorso che spesso diventa l’inizio di un processo di sviluppo locale che porta ad attirare ulteriori nuove risorse e far crescere  competenze, rafforzare lo spirito di comunità e far nascere nuove economie del territorio.

I progetti selezionati , candidati da “Luoghi del cuore” che al censimento hanno raggiunto la soglia minima di 2500 voti, portano alla ribalta un patrimonio inedito, ai più sconosciuto, che si configura formato di beni lontani dalle consuete mete di turismo, spesso trascurati, chiusi e abbandonati, dall’Eremo della Quisquina, immerso nell’entroterra di Agrigento1, in una foresta di querce secolari sui Monti Sicani, all’Asilo Sant’Elia, capolavoro dell’architettura  moderna progettato nel 1937 da Giuseppe Terragni nell’allora quartiere operaio di Como; dal borgo di Nidastore, il più settentrionale dei castelli di Arcevia ( AN), al piccolo Museo Filippa di Ramella, un paesino di poco più di 140 abitanti in Alta Valsesia,  con una curiosa collezione di oggetti che in passato hanno raccontato il mondo ai valliggiani.

Il bando è rimasto aperto oltre tre mesi per permettere ai proponenti di sviluppare i progetti e far crescere nuove competenze. Per la prima volta dalal nascita dei Luoghi del  Cuore i candidati hanno potuto seguire due webinar di formazione, tenuti da architetti e storici dell’arte del FAI, dedicati alla messa a punto  dei progetti di restauro  e di valorizzazione culturale,  a partire dalla Fondazione nei suoi Beni. Si tratta di un’iniziativa che si è  rivelata molto utile e che nasce dallo spirito educativo del FAI e che ha lo scopo di diffondere competenze ed esperienze accumulate nei suoi cinquanta anni di attività con altri operatori del settore e tecnici, magari di piccole realtà associative o istituzioni locali.
I progetti selezionati, al di là del numero ottenuto di voti del censimento,  che rappresenta uno degli otto parametri di valutazione, si distinguono per la qualità dei contenuti, la capacità di attivare le comunità  e le potenzialità di impatto a lungo termine sui rispettivi territori, in particolare nelle aree interne.
La ricerca svolta nel 2024 da Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, intitolata “Valutazione sugli impatti dei Luoghi del cuore”, ha evidenziato come il programma riesca a innescare processi virtuosi su scala locale, capaci di generare impatti culturali, sociali, ambientali ed economici, contribuendo non solo alla tutela e alla valorizzazione dei luoghi, ma anche al consolidamento dell’identità e della resilienza delle comunità e alla rinascita di piccoli circuiti turistici.
Accanto all’impatto culturale, largamente condiviso dei progetti sostenuti, emerge largamente l’impatto sociale, attestato dalla nascita  e dal consolidamento di reti di collaborazioni e dalla capacità di mobilitazione delle comunità.

I venti progetti sostenuti coinvolgono oltre cento stakeholder, tra associazioni, scuole, parrocchie, enti scientifici,  istituzioni universitarie, Soprintendenze e  Comuni.
I contributi stanziati dal FAI e da Intesa Sanpaolo per questi progetti attiveranno ulteriori risorse per oltre 820 mila euro, più del 150 % della dotazione stessa del bando, messi a disposizione dai territori e dagli stakeholder. Un ruolo importante spetta ai Comuni, responsabili delle candidature dei progetti  in 13 casi su venti, seguiti da associazioni, enti ecclesiastici e anche da una scuola. È il caso dell’ Istituto Comprensivo Francesco Cappelli, con sede nell’ex casa del Sole, all’interno del parco Trotter di Milano, che ha presentato il progetto di recupero della Minitalia, per renderla accessibile non solo agli alunni per scopi didattici, ma anche ai visitatori del parco.
Questi venti nuovi progetti fanno salire a 180 gli interventi sostenuti dal 2003 grazie ai Luoghi del Cuore.

In Piemonte sarà avviato il progetto di recupero, restauro e valorizzazione  di sei Fontane Parlanti a Rosazza, nel Biellese, piccolo borgo montano della Valle del Cervo, uno degli esempi più significativi del patrimonio storico e culturale della provincia di Biella. Le origini medievali del borgo si intrecciano con una profonda trasformazione avvenuta nel corso dell’Ottocento, quando il paese assunse l’aspetto attuale grazie all’intervento di Federico Rosazza Pistolet, filantropo e senatore, figura centrale della storia locale, che realizzò una serie di tubazioni in ghisa per portare l’acqua potabile in tutto il paese, iniziativa che permise la costruzione delle fontane parlanti, un progetto di rinnovamento urbano dove l’aspetto funzionale delle architetture si intreccia con l’elemento sociale e identitario degli spazi pubblici.

Mara Martellotta

I benefici socio-economici dell’eolico offshore

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È stata firmata nei giorni scorsi l’intesa definitiva tra AERO – Associazione delle Energie Rinnovabili OffshoreIntesa Sanpaolo, il Politecnico di Torino, il Politecnico di BariPrometeia e Owemes per la realizzazione di uno studio approfondito e indipendente sui benefici socio-economici dell’eolico offshore in Italia.

Lo studio si propone di analizzare in modo completo benefici, sfide e strategie per lo sviluppo del settore, con particolare attenzione al ruolo strategico dell’eolico offshore nella competitività del Paese, nella transizione energetica e nel rafforzamento della filiera industriale nazionale. Verranno esaminati fabbisogni occupazionali e materiali, confrontandoli con le capacità industriali esistenti, anche grazie al contributo operativo dei soci industriali di AERO.

I risultati restituiranno indicatori quantitativi e qualitativi utili alla programmazione industriale e finanziaria, supportando decisioni strategiche di policy e investimento. Particolare attenzione sarà dedicata alla supply chain, evidenziando le opportunità di crescita per l’industria italiana e le azioni necessarie per una transizione rapida, efficace e sostenibile del settore.

“Questo studio nasce con l’obiettivo di mostrare concretamente quanto l’eolico offshore possa contribuire a creare nuovi posti di lavoro qualificati e a rafforzare l’industria italiana, offrendo al contempo strumenti concreti per decisioni strategiche e investimenti mirati”, ha dichiarato il Presidente di AERO, Fulvio Mamone Capria.

Elisa Zambito Marsala, Responsabile Education Ecosystem and Global Value Program di Intesa Sanpaolo: “Questo studio è importante non solo per misurare l’impatto economico dell’eolico offshore, ma soprattutto per contribuire a ridurre il divario tra le competenze richieste dalle imprese e i percorsi formativi. Intesa Sanpaolo è impegnata a favorire il dialogo continuativo tra università e mondo produttivo, essenziale per formare profili professionali adeguati alle esigenze del tessuto industriale e ispirare le giovani generazioni a nuove professioni legate alla transizione energetica”.

“Il Politecnico di Torino, con questo studio, intende contribuire a dotare il Sistema Paese di un’analisi tecnico-economica che valuti impatti e ricadute lungo la filiera industriale e informi scelte di politica pubblica e programmazione industriale su temi ad elevato impatto sistemico, come l’eolico offshore. Costruire evidenze solide e confrontabili a supporto dei decisori pubblici è infatti tra i principali compiti del nostro Ateneo”, commenta Giuliana Mattiazzo, Vicerettrice per l’Innovazione scientifico-tecnologica del Politecnico di Torino.

“L’accordo promuove un’alleanza tra competenze scientifiche e sistema industriale, finalizzata a costruire un quadro chiaro e rigoroso del valore economico e industriale dell’eolico offshore, a supporto di strategie di policy e investimenti volti a sostenere la competitività italiana”, spiegano i proff. Antonio Messeni Petruzzelli e Lorenzo Ardito del Politecnico di Bari.

Alessandra Lanza, Senior Partner Prometeia ha commentato: “Siamo orgogliosi di partecipare alla valutazione promossa da Aero. Crediamo che accompagnare le politiche di investimento per la transizione tecnologica e ambientale con studi di impatto ex-ante su tutta la filiera sia fondamentale per indirizzare le risorse verso il maggior beneficio sociale possibile e garantirne un effetto duraturo nel tempo”.

Per Alessandro Corsini, presidente di Owemes “disporre di strumenti quantitativi rigorosi permette di far emergere il potenziale di una nuova avventura industriale per il Paese. Questo lavoro dimostra l’importanza di fare squadra: solo unendo competenze accademiche, finanziarie e tecniche possiamo costruire decisioni strategiche solide per la transizione energetica del Paese”.

Una prima sintesi dello studio sarà presentata in occasione della Fiera Key Energy di Rimini, il 5 marzo 2026, offrendo un primo quadro dei risultati e delle opportunità emergenti per il settore.

Con questa iniziativa, AERO conferma il proprio impegno a promuovere una visione basata su dati e analisi indipendenti, favorendo il coinvolgimento attivo di attori industriali e accademici e contribuendo a costruire un quadro chiaro e condiviso sul potenziale dell’eolico offshore per lo sviluppo economico, occupazionale e industriale dell’Italia.

 

 

Ogni euro investito nelle Olimpiadi porta davvero valore? La risposta non è (solo) economica

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In questi giorni la Fiamma Olimpica sta attraversando il Piemonte. È un passaggio carico di simboli, memoria e aspettative.

Torino, più di altre città, sa cosa significa ospitare un grande evento sportivo internazionale e confrontarsi, negli anni successivi, con una domanda inevitabile: che cosa resta davvero sul territorio?

Per molto tempo la risposta è stata affidata quasi esclusivamente ai numeri dell’impatto economico. Un euro investito genera due, tre o più euro di ritorno. Aumentano le presenze turistiche, cresce l’indotto, si rafforza la visibilità internazionale. Tutto vero, ma non sufficiente. Perché questi numeri raccontano solo una parte della storia.

Un grande evento come le Olimpiadi o le ATP Finals non produce soltanto effetti economici. Produce cambiamenti nei comportamenti delle persone, nelle relazioni tra attori pubblici e privati, nel modo in cui un territorio viene vissuto e percepito. Può rafforzare la coesione sociale, creare competenze, generare fiducia, oppure, al contrario, lasciare disuguaglianze, spazi inutilizzati e occasioni mancate. Questo è l’impatto sociale: non automatico, non scontato, ma intenzionale, addizionale e soprattutto misurabile.

La vera domanda, oggi, non è più semplicemente quanto rende un investimento, ma che cosa cambia davvero grazie a quell’investimento. Cambia qualcosa rispetto a ciò che sarebbe successo comunque? Per chi? Con quali effetti nel medio e lungo periodo? Senza queste risposte, il rischio è confondere il movimento con il cambiamento e celebrare risultati che non lasciano traccia.

C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato. La valutazione di impatto non serve solo a giudicare ex post se un evento è andato bene o male. Serve prima di tutto a pianificare meglio. Aiuta a capire dove investire, quali obiettivi perseguire, quali territori e comunità coinvolgere, quali risultati monitorare nel tempo. In questo senso, la valutazione di impatto è uno strumento di governo delle decisioni, non un esercizio burocratico.

Torino e il Piemonte rappresentano un laboratorio straordinario per questi temi. Dalle Olimpiadi del 2006 alle trasformazioni urbane, fino ai grandi eventi sportivi e culturali più recenti, il territorio ha accumulato esperienze, successi e criticità che meritano di essere analizzati con metodo. Ma per farlo servono competenze specifiche, oggi sempre più richieste anche da pubbliche amministrazioni, fondazioni, imprese e organizzazioni del terzo settore.

È da questa esigenza concreta che nasce la settima edizione del Corso Universitario di Aggiornamento Professionale in Valutazione di Impatto Sociale, promosso dal Dipartimento di Management dell’Università di Torino, che prenderà avvio il 9 febbraio 2026. Il corso è pensato per chi già lavora e sente che non è più possibile progettare politiche, eventi e interventi complessi senza dotarsi di strumenti seri per comprenderne gli effetti reali.

L’obiettivo non è insegnare a produrre report, ma a costruire processi di valutazione capaci di accompagnare le decisioni, migliorare gli interventi e rendere visibile il valore sociale generato. Perché oggi la vera sfida non è dimostrare che un euro speso ne produce altri, ma capire se quell’euro contribuisce davvero a costruire un futuro migliore per i territori e le comunità che lo ospitano.

Paolo Biancone

Professore Ordinario di Economia Aziendale

Università di TorinoResponsabile scientifico del CUAP in Valutazione di Impatto Sociale

Torino si prepara per la candidatura a Capitale Europea della Cultura

Si è riunito il Tavolo Strategico per la candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033, che vede coinvolti Comune e Città Metropolitana di Torino, Regione Piemonte, Camera di commercio, Politecnico e Università degli Studi di Torino, Fondazione CRT e Fondazione Compagnia di San Paolo.

Presieduto dal sindaco Stefano Lo Russo, l’incontro ha visto la partecipazione dell’assessora regionale Marina Chiarelli, dell’assessora comunale Rosanna Purchia, del presidente della Camera di commercio Massimiliano Cipolletta, della vicerettrice del Politecnico Silvia Barbero, della rettrice dell’Università Cristina Prandi, della presidente della Fondazione CRT Anna Maria Poggi e di Matteo Bagnasco per la Fondazione Compagnia di San Paolo. La riunione ha rappresentato un tassello decisivo nel percorso verso la presentazione del dossier, offrendo agli enti l’occasione di fare il punto sulle attività in corso, consolidare una visione comune e delineare le priorità per i prossimi anni.

Nel corso del 2025 sono stati compiuti passi significativi: sono nati tre think tank dedicati a intelligenza artificiale, libro e democrazia, che hanno coinvolto università, fondazioni, realtà culturali e imprese in processi di ricerca e co-progettazione. Parallelamente, Università, Politecnico, CeVIS e Torino Social Impact hanno avviato la creazione di un sistema sperimentale di valutazione dell’impatto, mentre la Città ha mappato l’intero ecosistema culturale urbano e metropolitano. Grazie all’accordo con Fondazione Piemonte dal Vivo e Hangar Piemonte sono inoltre partiti percorsi di partecipazione e formazione rivolti a operatori culturali, reti civiche e cittadinanza, estesi all’intero territorio regionale.

Ha preso avvio anche un ampio programma di partecipazione civica: più di 200 volontarie e volontari stanno portando il progetto tra le persone in occasione di eventi e appuntamenti pubblici. A questo si aggiunge il progetto di creative bureaucracy, che coinvolge 60 dipendenti comunali in un percorso formativo orientato a favorire innovazione sociale e collaborazione tra uffici e settori.

La candidatura dispone ora anche di un logo ufficiale, ideato con la collaborazione di oltre cento studentesse e studenti delle scuole primarie e secondarie torinesi e presentato in occasione del concerto di San Giovanni in piazza Vittorio Veneto, portando il progetto in uno dei momenti simbolici della vita cittadina.

Sul piano europeo, Torino ha intensificato le relazioni con numerose città del continente, sviluppando un rapporto privilegiato con i Paesi Bassi – partner nel ciclo delle Capitali Europee della Cultura 2033 – e partecipando a reti e conferenze internazionali che hanno contribuito a posizionare la candidatura come luogo di sperimentazione e cooperazione culturale.

Il Tavolo Strategico ha definito le direttrici operative per il 2026, anno in cui si passerà dalla mappatura alla progettazione concreta, attraverso percorsi condivisi con istituzioni culturali, scuole, presidi sociali e reti artistiche. A livello internazionale, l’obiettivo sarà consolidare i rapporti con le Capitali Europee della Cultura passate e future e definire più compiutamente la dimensione europea della candidatura, in linea con le indicazioni dell’Unione Europea.

A commento della riunione, il direttore della candidatura Agostino Riitano ha dichiarato:
“Questa riunione del Tavolo segna un passaggio significativo del nostro percorso – spiega Agostino Riitano, direttore della candidatura – e dimostra che Torino sta assumendo la candidatura a Capitale Europea della Cultura non come un esercizio formale, ma come un processo collettivo di interpretazione del presente e di immaginazione del futuro. In questi mesi abbiamo costruito un metodo, una rete e un orizzonte. Il metodo è quello della cooperazione tra istituzioni, università, fondazioni, comunità culturali e cittadini; una collaborazione che non si limita a sommare energie, ma produce una visione condivisa. La rete è quella che stiamo tessendo con le città europee, con cui non cerchiamo semplicemente alleanze, ma uno scambio di prospettive, linguaggi e responsabilità comuni. L’orizzonte è quello di una Torino che mette al centro le persone, che valorizza i talenti e le risorse vitali, che affronta le complessità del presente con curiosità, coraggio e spirito di apertura. Il 2026 sarà l’anno decisivo per trasformare gli indirizzi in progettualità, le intuizioni in programmi, le relazioni in partenariati strutturali. Sarà l’anno in cui il dossier inizierà a rivelare la sua forma, la sua architettura e la sua ambizione: raccontare una città che vuole proporre all’Europa un modello culturale fondato sul dialogo, sull’innovazione sociale, sulla prossimità, sulla qualità della vita urbana e sulla capacità di costruire fiducia. Torino sta dimostrando di avere una visione ampia, un’identità forte e una comunità pronta a partecipare. È da questa energia civile che nasce la candidatura e da questa energia continuerà a crescere”.

Il cammino verso il 2033 continuerà con il sostegno della Fondazione per la Cultura Torino, attraverso il coinvolgimento attivo di cittadini, istituzioni culturali, scuole, imprese e società civile. Nei prossimi mesi saranno presentati nuovi incontri pubblici, progetti di co-progettazione, azioni di comunicazione e iniziative territoriali che accompagneranno la redazione del dossier e il rafforzamento della dimensione europea della candidatura.

Torino lancia ToMove4Future: nuove sperimentazioni per la mobilità urbana del futuro

 

A pochi giorni dal debutto della navetta autonoma on demand, il Living Lab ToMove della Città di Torino accelera e rilancia.

Con la Call ToMove4Future, la città amplia il proprio ecosistema di sperimentazione con 13 nuovi progetti che trasformeranno Torino in un laboratorio diffuso dell’innovazione per la mobilità urbana del futuro.

Le nuove sperimentazioni – presentate  nella Sala Lauree Rossa del Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino – spaziano dall’intelligenza artificiale alla sensoristica, dai veicoli autonomi alle piattaforme digitali, con un obiettivo comune: rendere la mobilità più efficiente, sicura, sostenibile e centrata sulle persone.

“L’innovazione non è un traguardo, ma un percorso – sottolinea l’assessora all’Innovazione e alla Mobilità della Città di Torino, Chiara Foglietta –. Con ToMove4Future vogliamo mettere alla prova idee che rendano la città più accessibile, inclusiva e sostenibile. Non si tratta solo di tecnologia, ma di costruire, insieme,  una mobilità che migliori la qualità della vita di chi vive e attraversa Torino ogni giorno.”

Torino laboratorio europeo per la mobilità del futuro

Promosso dalla Città di Torino e finanziato dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’ambito del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari al PNRR (PNC – Misura 1.4.6 “Mobility as a Service for Italy”), il Living Lab ToMove è il contesto di sperimentazione urbana che unisce istituzioni, imprese, ricerca e cittadini per testare nuove forme di mobilità cooperativa, connessa e autonoma (CCAM) e nuove soluzioni applicate al paradigma del MaaS – Mobility as a Service.

Nel Living Lab, Torino mette in campo una visione integrata in cui dati, infrastrutture e servizi dialogano per costruire politiche urbane sempre più evidence-based.

Le attività avviate – dal digital twin urbano, alla navetta autonoma on demand, fino ai test sulla logistica dell’ultimo miglio – hanno già reso la città un punto di riferimento nazionale per la sperimentazione MaaS-ready, capace di integrare i nuovi servizi digitali nel sistema di mobilità quotidiana.

Con ToMove4Future, questo ecosistema si arricchisce di nuovi progetti sperimentali, sviluppati da imprese e startup selezionate attraverso una call pubblica e pronti a testare idee innovative direttamente in campo reale.

Anche in questo caso, è stato e sarà cruciale l’apporto del Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in raccordo con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: non solo per il finanziamento che ha consentito di attivare le sperimentazioni, mettendo in campo circa 1,4 milioni di euro a parziale cofinanziamento delle imprese selezionate; ma anche per il supporto fornito attraverso “Sperimentazione Italia” che rende possibile l’attivazione di test in deroga alla normativa vigente e la valutazione diretta delle tecnologie in campo.

Un contributo fondamentale per favorire la sperimentazione delle tecnologie CCAM e delle nuove soluzioni applicate al paradigma del MaaS, accelerando al tempo stesso l’evoluzione normativa e regolatoria necessaria a sostenerne la diffusione su scala nazionale.

I 13 progetti vincitori della Call ToMove4Future

Ogni progetto racconta un pezzo del futuro della mobilità torinese, affrontando temi cruciali come la sicurezza, la sostenibilità ambientale, l’accessibilità e la digitalizzazione del trasporto pubblico.

Caboto – LUMOS
Sperimentazione di un sistema innovativo di monitoraggio urbano basato su sensori LiDAR e edge computing, capace di contare e classificare in modo anonimo pedoni, biciclette, mezzi privati e pubblici presso fermate, incroci e stazioni.

ClearBox AI – Replica Torino
Realizzazione di una piattaforma che restituisce una popolazione sintetica realistica della città di Torino, tramite tecnologie di AI generativa e data modeling, per simulare comportamenti urbani e valutare l’impatto di nuove politiche di mobilità.

Latitudo 40 – Urban Green Navigator
Applicazione che suggerisce percorsi a basso impatto ambientale integrando dati satellitari e algoritmi di intelligenza artificiale su qualità dell’aria, isole di calore e rischio inondazione.

Voltaage.IO – HYDRA
Piattaforma di intelligenza artificiale geospaziale che ottimizza la rete di ricarica per i veicoli elettrici, individuando le aree strategiche per l’installazione di nuove colonnine e prevedendo la domanda di ricarica.

Dropper
Sensori Wi-Fi e a infrarossi installati a bordo di autobus per analizzare, in forma anonima, gli spostamenti dei passeggeri e generare matrici origine-destinazione utili a migliorare la pianificazione del trasporto pubblico.

Hitachi Rail STS / Zenabyte
Soluzioni di business intelligence e ottimizzazione avanzata per migliorare efficienza e affidabilità del trasporto pubblico, attraverso l’analisi dei dati di posizione e affollamento dei mezzi.

Lucian / Btinkeeng – MOVE WISE
App mobile che, grazie al machine learning, analizza i trend di spostamento e incentiva comportamenti di mobilità sostenibile con tecniche di nudging e gamification.

WeTechnology / Auriga / AWorld – STAR
Servizio innovativo di trasporto notturno a chiamata integrato nella piattaforma MaaS cittadina. Il test prevede l’uso di navette elettriche GTT e un sistema di monitoraggio ambientale.

Willeasy / TeamDev – AccessiNeTEx
Piattaforma per la raccolta e gestione di dati real-time sull’accessibilità del trasporto pubblico per persone con disabilità, con rilascio in formato standard aperto NeTEx 5.

Alba Robot – CAREBOT
Veicolo elettrico autonomo progettato per il trasporto sicuro di persone a mobilità ridotta, già sperimentato in ambienti indoor e ora testato in contesto urbano esterno.

Next G Cloud / Quandopasso – Edge Data 4 Safety
Sistema integrato per la sicurezza stradale che combina un’app per segnalazioni vocali in tempo reale, un nodo edge cloud per analisi predittive e l’integrazione con il digital twin cittadino.

Lifetouch – MOVEO on the road
Rover autonomo elettrico per la logistica dell’ultimo miglio, in sperimentazione nell’area pedonale del Politecnico di Torino, per ridurre traffico e inquinamento e validare la soluzione in condizioni reali.

Bylogix / Technomill Eng – LastMed
Sperimentazione di un sistema di consegna contactless di medicinali a soggetti fragili, attraverso un rover a guida autonoma operante nel contesto urbano di Torino.

Torino, capitale della mobilità intelligente

Con ToMove4Future, Torino consolida il proprio ruolo di capitale europea dell’innovazione e di riferimento per la smart mobility in Europa.

Un percorso che unisce tecnologia e visione, sperimentazione e cittadinanza, trasformando la città in un luogo dove il futuro della mobilità si costruisce ogni giorno, su strada.

Un ecosistema che innova insieme

Il Living Lab ToMove è promosso dalla Città di Torino con il contributo di un ampio partenariato pubblico-privato che riunisce competenze tecnologiche, scientifiche e operative:

  • GTT S.p.A., per la co-progettazione e la gestione del servizio di trasporto autonomo on demand;
  • 5T S.r.l., che gestisce la centrale di infomobilità e supporta l’integrazione dei nuovi servizi nei sistemi MaaS;
  • Politecnico di Torino, Università di Torino e Fondazione LINKS, impegnati nella ricerca applicata, nel monitoraggio tecnico-strategico e nella valutazione dell’accettabilità sociale;
  • Fondazione Piemonte Innova, coordinatore del Polo ICT e del Cluster Smart Communities, per il raccordo con imprese e centri di ricerca.

 

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