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Youth Climate Action Fund, bando per finanziare le idee dei giovani per la transizione ecologica

 

Un’idea per contrastare il cambiamento climatico? Non serve essere già grandi esperti, né un curriculum pieno di titoli: basta avere tra i 15 e i 24 anni, un progetto valido e la voglia di metterlo in pratica. C’è tempo fino all’8 ottobre per farlo, grazie al Torino Youth Climate Action Fund, il bando appena pubblicato dalla Città di Torino che mette sul piatto contributi a fondo perduto tra i 1.000 e i 4.000 euro per sostenere le proposte dei giovani torinesi in materia di sostenibilità ambientale.

Il programma, finanziato da Bloomberg Philanthropies, è arrivato quest’anno alla sua terza edizione, e Torino è stata selezionata per il terzo anno consecutivo tra le città beneficiarie, un segnale dell’impegno della città nel dare spazio al protagonismo dei giovani sui temi ambientali. Il fondo, su scala globale, sostiene quest’anno 300 città in tutto il mondo, con l’obiettivo di costruire una rete internazionale di giovani impegnati nella transizione ecologica.

Il bando non si rivolge direttamente ai singoli ragazzi, ma a enti giuridicamente costituiti di natura privata senza finalità di lucro, che dovranno presentare le proposte per conto di gruppi composti da almeno due giovani tra i 15 e i 24 anni.

I progetti dovranno riguardare uno o più ambiti individuati dal Climate City Contract della Città di Torino: la riduzione dei consumi energetici, la mobilità sostenibile, le infrastrutture verdi e le soluzioni basate sulla natura, l’economia circolare. Le forme che i progetti possono assumere sono molteplici: si va dalle campagne creative di comunicazione e sensibilizzazione alle installazioni artistiche, dalle soluzioni digitali e le app sperimentali alle iniziative di monitoraggio civico, fino agli interventi concreti per rendere più sostenibile il territorio.

Nella valutazione delle proposte peseranno la qualità e la fattibilità del progetto, i tempi di realizzazione, la coerenza con gli obiettivi dell’avviso, la qualità del budget, il livello di coinvolgimento dei giovani in tutte le fasi dell’iniziativa, l’impatto atteso e la capacità di proporre soluzioni davvero innovative. È prevista inoltre una premialità per i progetti che rispondono a specifiche sfide ambientali indicate dall’avviso, e per quelli capaci di coinvolgere persone in condizioni di fragilità sociale.

Le domande vanno presentate entro le ore 12.00 dell’8 ottobre 2026. Il testo integrale dell’avviso, la modulistica e tutte le indicazioni operative sono disponibili sul sito del Comune, mentre per informazioni e chiarimenti è possibile scrivere a fondieuropei@comune.torino.it.

Il Youth Climate Action Fund è promosso da Bloomberg Philanthropies in collaborazione con il Bloomberg Center for Public Innovation (BCPI) della Johns Hopkins University, il C40 Cities Climate Leadership Group e United Cities and Local Governments (UCLG), con il supporto finanziario di Rockefeller Philanthropy Advisors (RPA).

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AI, Master PoliTo per la classe dirigente internazionale del futuro

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Le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale stanno trasformando il modo in cui imprese e pubbliche amministrazioni creano valore e competono, incidendo anche sulla capacità di perseguire obiettivi di sostenibilità e ottimizzazione delle risorse energetiche. La trasformazione digitale è soprattutto una questione di capacità organizzativa e manageriale, in cui competenze, governance e processi decisionali determinano la reale capacità di adottare e scalare l’IA. Sul piano infrastrutturale, l’Italia ha colmato parte del divario, con una copertura in fibra ottica FTTH superiore al 70%, in linea con la media UE. Tuttavia, questo progresso non si riflette ancora in un adeguato livello di maturità digitale: nelle imprese con meno di 50 addetti, solo il 14% ha adottato soluzioni basate su intelligenza artificiale1.

Il limite principale risiede nel capitale umano. Circa il 60% dei lavoratori italiani intervistati in una ricerca del Politecnico di Torino per Anitec-Assinform non ha competenze digitali adeguate per affrontare le attività quotidiane e professionali, né riesce a svolgerle con rapidità. Questo deficit di competenze rappresenta oggi il principale fattore di freno alla diffusione dell’intelligenza artificiale, più ancora della disponibilità delle tecnologie.

La sfida del post-PNRR si sposta quindi con decisione dal potenziamento delle infrastrutture alla costruzione di competenze, modelli di governance e capacità organizzative in grado di abilitare un’adozione efficace dell’innovazione. In questo contesto, la Scuola di Master e Formazione Permanente del Politecnico di Torino, in collaborazione con l’ITCILO (International Training Centre dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite), promuove la quinta edizione del Master in Technology and Public Policy – Achieving Social Impact, con l’obiettivo di formare decisori pubblici e privati capaci di comprendere l’impatto delle tecnologie, dall’intelligenza artificiale all’osservazione satellitare, dalle tecnologie digitali a quelle energetiche al quantum computing, nel processo di produzione delle politiche pubbliche. Il percorso fornisce infatti le competenze necessarie per utilizzare l’innovazione tecnologica come leva per migliorare la qualità delle politiche e dei servizi offerti, rendere più efficiente la gestione delle risorse e sviluppare risposte più efficaci alle sfide economiche, sociali e ambientali.

“La trasformazione in atto richiede un cambio di paradigma nella formazione della classe dirigente pubblica e privata. Per governare efficacemente società e processi decisionali complessi oggi non è più sufficiente una preparazione esclusivamente giuridica, economica o amministrativa: è necessario integrare competenze avanzate sulle tecnologie e in particolare sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di saperle impiegare in modo competente quando si prendono decisioni, e quindi nella progettazione e nell’implementazione delle politiche pubbliche”, commenta Stefano Sacchi, Vice Rettore del Politecnico di Torino, Professore di Scienza Politica, ideatore e Direttore scientifico del Master. “Al cuore del programma si situa la capacità di comprendere il rapporto tra innovazione tecnologica e regolazione, di valutare gli effetti economici, sociali, giuridici e istituzionali delle nuove tecnologie e di progettare interventi pubblici basati su evidenze. ll Master in Technology and Public Policy nasce proprio con questo obiettivo. È un percorso che ha anticipato in modo pionieristico una direzione oggi condivisa anche da alcune fra le più importanti università internazionali, ma che trova in questa iniziativa, giunta alla quinta edizione, la sua espressione più strutturata”.

Tecnologia come strumento per favorire l’impatto sociale, il piano di studi del Master – Il Master si fonda sull’idea che la tecnologia rappresenti uno strumento abilitante per l’impatto sociale e per il miglioramento delle politiche pubbliche. Il piano formativo integra competenze tecnologiche e di policy design, con vari moduli dedicati tra gli altri temi a intelligenza artificiale, tecnologie digitali e fisiche per l’inclusione, sostenibilità e governance pubblica, affiancati da attività laboratoriali, case study e il project work finale applicati a contesti reali. L’approccio didattico è fortemente interdisciplinare e combina formazione online, fase residenziale e lavoro progettuale finale, con l’obiettivo di sviluppare competenze operative immediatamente spendibili nei contesti istituzionali e organizzativi. Per questo sono particolarmente importanti i contenuti relativi alla valutazione rigorosa degli effetti e degli impatti delle politiche e degli interventi pubblici.

Il programma accoglie professionisti provenienti da tutto il mondo che operano ai più alti livelli della pubblica amministrazione, delle organizzazioni internazionali e dei governi nazionali. Le precedenti edizioni hanno visto la partecipazione di consiglieri ministeriali, advisor strategici per governi e istituzioni internazionali, dirigenti di sindacati e associazioni degli imprenditori nazionali e internazionali, responsabili delle politiche per lo sviluppo economico di livelli di governo nazionali e sovranazionali, di servizi statistici nazionali e di dipartimenti per la regolazione e la competitività di governi e imprese, confermando la vocazione internazionale del percorso e il suo posizionamento come programma di alta formazione per i decision maker pubblici.

Il Master apre a sbocchi professionali nei settori della governance pubblica, delle organizzazioni internazionali, della consulenza strategica e delle istituzioni impegnate nei processi di trasformazione digitale e innovazione delle politiche pubbliche, così come nei dipartimenti di regolazione e governance di imprese transnazionali.

Dalla sostenibilità alle sfide sociali, le competenze della nuova classe dirigente – I trend globali mostrano come l’avanzamento tecnologico, la digitalizzazione e l’evoluzione dell’intelligenza artificiale stiano ridefinendo i modelli di sviluppo, generando scenari sempre più complessi per sistemi economici e istituzionali. In questo contesto, i processi decisionali pubblici sono chiamati a evolvere per garantire risposte efficaci e tempestive alle nuove sfide economiche, sociali e ambientali.

Su queste direttrici si sviluppa il Master, che propone un percorso formativo orientato alla costruzione di competenze avanzate per la nuova classe dirigente pubblica. Il programma integra innovazione tecnologica, trasformazione digitale e intelligenza artificiale con la progettazione e l’attuazione di politiche pubbliche in contesti di cambiamento, dedicando particolare attenzione al ruolo della tecnologia nella transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili. Il piano di studi approfondisce infatti temi come la transizione energetica, l’economia circolare, le città sostenibili, le politiche climatiche e l’innovazione per l’inclusione sociale, affiancandoli agli strumenti per la valutazione delle politiche pubbliche, all’analisi degli impatti, alle transizioni socio-tecniche e all’economia dell’innovazione e del lavoro, con l’obiettivo di fornire competenze integrate e immediatamente applicabili nei contesti decisionali.

Dall’Economia circolare al Quantum tech: i progetti dei partecipanti al master – Project Work rappresentano uno degli elementi centrali del Master e il principale momento di applicazione delle competenze acquisite. I partecipanti sono chiamati a sviluppare interventi concreti di politica pubblica su sfide economiche, sociali e ambientali, con l’obiettivo di elaborare soluzioni operative e verificabili a livello nazionale o internazionale e potenzialmente applicabili nei contesti istituzionali identificati.

Dalla transizione energetica alle tecnologie quantistiche, i lavori realizzati nelle precedenti edizioni testimoniano l’approccio concreto del Master. Tra questi, un progetto dedicato alla riconversione dell’area di Bełchatów (Polonia), focalizzato sul rapporto tra economia circolaredata center e nuove infrastrutture nucleari, e uno dedicato al quantum computing, che propone un modello per rafforzare le partnership internazionali in materia di ricerca, competenze e sviluppo tecnologico. Altri hanno affrontato la digitalizzazione della fiscalità immobiliare in Senegal, utilizzando intelligenza artificiale e dati satellitari per migliorare il censimento degli immobili e l’efficienza della riscossione tributaria; la progettazione di un framework regolatorio per la connettività satellitare nelle comunità indigene di Panama, con l’obiettivo di favorire l’accesso a istruzione, telemedicina e turismo sostenibile; e lo sviluppo di un sistema digitale di protezione sociale per i lavoratori informali, basato su identità biometrica e piattaforme integrate per garantire la portabilità dei benefici e un accesso più semplice ai servizi pubblici. I Project Work funzionano come un vero laboratorio di policy design applicato: sono seguiti da tutor dedicati e permettono di trasformare le conoscenze teoriche in soluzioni operative, con un impatto diretto sui processi di governance pubblica e innovazione.

Le iscrizioni al Master in Technology and Public Policy sono aperte fino alle ore 14.00 del 18 settembre 2026. Maggiori informazioni su requisiti di iscrizione, modalità del bando e scadenze sono disponibili sul sito ufficiale del Politecnico di Torino.

Soluzioni per la messa in sicurezza della Strada Provinciale 6

Martedì 14 luglio nella sede della Città metropolitana di Torino i tecnici incaricati dal Dipartimento Viabilità e Trasporti hanno presentato agli amministratori locali dei Comuni interessati il Documento di Fattibilità delle alternative progettuali per la messa in sicurezza della Strada Provinciale 6 tra il km 11+720 e il km 23+490. Lo studio, reso possibile da una convenzione con la Regione Piemonte per il finanziamento degli incarichi professionali assegnati dalla Città metropolitana, aveva lo scopo di individuare la soluzione progettuale ottimale per incrementare la sicurezza, basando la valutazione delle priorità sull’analisi dello stato attuale e della classificazione dell’arteria e dei dati sui volumi di traffico e sull’incidentalità. I Comuni maggiormente interessati agli interventi che dovranno essere previsti nella successiva fase progettuale sono quello di Orbassano e quello di Piossasco, interessati rispettivamente dal 41,7% e dal 40,8% dello sviluppo della Provinciale 6 nel tratto oggetto di studio. Insiste sul territorio di Rivalta di Torino il 14,5% del tracciato, mentre Volvera e Beinasco rappresentano rispettivamente il 2,6 e lo 0,5%.

Il Documento di Fattibilità riconosce il carattere strategico della Provinciale 6 per il convogliamento del traffico dell’utenza pendolare proveniente dai 5 Comuni interessati verso Torino e verso la Tangenziale e viceversa in uscita dal capoluogo. La programmazione urbanistica di area vasta, in particolare il PTC2, riconosce da anni la funzione della Sp 6 di raccordo tra diversi livelli del sistema viario. L’analisi dell’incidentalità ha identificato nei tamponamenti i sinistri che si verificano con la maggiore frequenzapoco meno del 30% del totale, mentre gli scontri fontali-laterali e quelli laterali rappresentano circa il 20% ciascuno del totale degli incidenti che si verificano nel tratto in questione. Prevalgono gli incidenti causati da variazioni improvvise della velocità e da manovre di svolta non corrette, oppure collegati alla presenza di intersezioniaccessi laterali ed attività commerciali.

La gestione degli accessi alla Provinciale 6 e il controllo della velocità sono considerati come azioni fondamentali per la riduzione dell’incidentalità. Il modello di previsione elaborato dai professionisti incaricati dalla Città metropolitana consente di stimare come e quanto le caratteristiche della strada potranno influire in futuro sul tasso di incidentalità. La soluzione che consente di abbassare il numero di incidenti a 0,6 per km per anno è quella  corrispondente alle categorie B e D, caratterizzate dalla separazione fisica delle carreggiate e dei flussi nelle due direzioni tramite spartitraffico centrale e barriere new jersey, almeno due corsie per senso di marciadivieto di svolta a sinistrariduzione delle intersezionicorsie di accelerazione e decelerazione per l’immissione e l’uscita dalla strada e, per la categoria B, l’eliminazione delle intersezioni a raso (siano esse rotatorie o incroci regolati da semafori), svincoli a livelli sfalsati e sovrappassi, la separazione della viabilità locale e degli accessi alle proprietà dal flusso principale. L’analisi multicriteri consente il raffronto tra il costo degli interventi, il danno sociale arrecato dagli incidenti nel caso di assenza di interventi, i volumi di traffico registrati, l’impatto ambientale attuale e la sua riduzione auspicabile e lo scostamento della velocità media dei veicoli attualmente rilevata dai limiti fissati per legge. Sono ovviamente ritenuti importanti il controllo della velocità e la rilevazione delle infrazioni ai semafori. A questo proposito, la Città metropolitana e il Comune di Orbassano hanno stipulato una convenzione per l’installazione di due autovelox, che saranno attivati nei prossimi mesi, al fine di ridurre la velocità di percorrenza e di promuovere una maggiore attenzione nella guida da parte degli utenti, in un tratto particolarmente interessato da incidenti e in due punti individuati specificamente nel Piano di Sicurezza della Città metropolitana per la riduzione dell’incidentalità.
È attualmente in corso la redazione del progetto di fattibilità tecnico-economica degli interventi sui 4,3 km del Tratto 5 della Provinciale 6, tra il km 19+052 e il km 23+445, nel territorio del Comune di Piossasco, individuato come prioritario nell’analisi multicriteri. Il progetto definirà le opere necessarie per migliorare la sicurezzaridurre i punti di conflitto tra i flussi di traffico e adeguare progressivamente la sezione stradale agli standard funzionali previsti.

Sullo sfondo rimane il tema del finanziamento degli interventi, che richiederà la concertazione e la collaborazione tra la Città metropolitana e i Comuni interessati per reperire le risorse regionali e nazionali necessarie.

Controlli nei locali della Movida, multe salate e due sospensioni di attività

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Nella notte fra venerdì e sabato, la Polizia di Stato ha svolto dei controlli nelle zone della movida torinese mirati al contrasto delle attività illegali e al controllo di esercizi commerciali, con particolare riferimento alla zona di piazza Vittorio Veneto, di corso Massimo D’Azeglio e del Parco del Valentino.
L’attività è stata coordinata dal Commissariato di P.S. Barriera Nizza, con personale della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale della Questura torinese, del Commissariato Borgo Po, della Polizia Locale, dell’Ispettorato del lavoro e dei militari della Gdf, consentendo di riscontrare diverse irregolarità.
In particolare, presso un locale di somministrazione di alimenti e bevande di via Matteo Pescatore è stata accertata dall’Ispettorato del Lavoro la presenza di due lavoratori non regolarmente assunti, con conseguente sospensione dell’attività a partire da lunedì 25, e l’emissione di sanzioni per oltre 18.000 €. La Polizia Locale ha riscontrato diverse violazioni amministrative, fra cui la mancanza dell’alcool test e della valutazione dell’impatto acustico, con sanzioni per 2.400€.
Alle 22.30 il controllo si è esteso a un chiosco ubicato all’interno del Parco del Valentino, nelle cui immediate vicinanze gli operatori hanno riscontrato la presenza di una postazione per dj, con due persone intente a mixare musica e diffonderla tramite potenti casse acustiche, e la presenza di luci stroboscopiche. L’evento, pubblicizzato anche sui canali social, aveva attirato oltre 250 persone, molte delle quali intente a ballare. A tal riguardo, il titolare dell’attività è risultato privo dell’autorizzazione di polizia necessaria; l’area risultava mancante dei requisiti previsti dal TULPS, in quanto non verificata né dalla commissione di vigilanza né da un professionista iscritto all’albo degli ingegneri, architetti, geometri; inoltre, la sicurezza dell’area risultava compromessa dalla mancanza di vie di fuga segnalate e pienamente adatte a sgomberarla prontamente in caso di necessità.
Pertanto, il titolare dell’attività è stata contestata l’apertura abusiva di luoghi di spettacolo o trattenimento; tutta l’attrezzatura utilizzata dai dj per diffondere la musica è stata sottoposta a sequestro.
Anche qui è stata riscontrata la presenza di 4 lavoratori in nero, con l’emissione di sanzioni per oltre 12.000 €, e diverse violazioni di natura amministrativa, come l’ampliamento abusivo della zona di somministrazione, l’occupazione di suolo pubblico, la vendita di bevande in contenitori di vetro, e diverse carenze igienico sanitarie, per un totale di 10.600€.
Infine, alle due di questa notte è stato controllato un locale di corso Massimo d’Azeglio, ove è stata riscontrata la presenza di un numero di avventori di gran lunga superiore a quello massimo consentito (841 persone a fronte delle 550 massime previste dalla commissione di Vigilanza). In merito, il titolare è stato sanzionato amministrativamente per pubblicità non autorizzata e verrà segnalato all’Autorità Giudiziaria.

AmMira, il Festival rigenerativo delle periferie di Torino 

Fondazione AIEF in collaborazione con Fondazione Sviluppo e Crescita CRT. Fondazione AIEF inaugura la fattoria con i mini pony al Castello di Lucento e festeggia 5 anni di attività.

TORINO – Fondazione AIEF celebra il suo quinto anniversario con una grande festa al Castello di Lucento, luogo simbolo dell’azione rigenerativa che ha promosso in questi anni nelle periferie torinesi. Durante l’evento è stata inaugurata la nuova fattoria del Castello con i mini pony che ospiterà attività didattiche, educative e riabilitative rivolte in particolare a bambini e ragazzi con fragilità.

Ha, inoltre, preso il via l’edizione 2026 di AmMira Festival, il Festival rigenerativo promosso nelle periferie di Torino da Fondazione AIEF con il sostegno di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, ente impact oriented di Fondazione CRT: dal 9 maggio al 7 agosto, il Festival propone oltre 50 appuntamenti tra incontri, laboratori, spettacoli e momenti di partecipazione, coinvolgendo oltre 30 enti e associazioni, scuole, cittadini e istituzioni. Una programmazione trasversale rivolta a pubblici diversi, ospitata tra il Castello di Lucento e il Centro AIEF Mirafiori, che conferma AmMira non solo come calendario culturale e aggregativo, ma come percorso continuativo di ascolto e co-progettazione, parte integrante del modello rigenerativo di comunità. Il Festival, infatti, attiva processi strutturati di partecipazione e raccolta dati qualitativi, grazie a questionari somministrati durante gli eventi e ai successivi processi di analisi e mappatura, utili a intercettare bisogni e desideri dei quartieri e a orientare interventi futuri di riqualificazione urbana, sviluppo di servizi e rigenerazione sociale. AmMira Festival Mirafiori è anche parte del programma “ESTATE A SUD 2026: TORINO, CHE SPETTACOLO, CHE BELLA ESTATE!” promosso dalla Città di Torino e dalla Fondazione per la Cultura.

La fattoria del Castello è un nuovo spazio che amplia l’offerta progettuale di Fondazione AIEF, rafforzando il legame tra natura, cura, relazione e percorsi di autonomia. Nasce nell’ambito di AmMira, che è molto più di un Festival: è un processo che si rinnova e cresce ogni anno insieme ai quartieri, un’occasione concreta per costruire legami, raccogliere bisogni reali e trasformarli in azioni e servizi duraturi” dichiara Tommaso Varaldo, Presidente di Fondazione AIEF. “È questo il senso del modello AIEF: ascoltare, co-progettare e restituire valore al territorio attraverso percorsi condivisi”.

Cinque anni celebrati al Castello di Lucento, luogo che è diventato un esempio virtuoso di socialità, inclusione e impegno per i giovani e le famiglie, dove si creano legami e comunità. Continuiamo a sostenere realtà come questa che ogni giorno costruiscono relazioni, reti e futuro” ha scritto sui social, commentando la sua partecipazione all’evento, il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo.

Con il sostegno ad AIEF – sottolinea la Presidente Cristina Di Bari – la Fondazione Sviluppo e Crescita CRT riafferma il proprio impegno nel promuovere progetti di rigenerazione territoriale che siano motori di cambiamento. Il nostro obiettivo è intercettare i bisogni reali delle persone attraverso azioni a impatto che offrano risposte concrete a tutte le fasce della popolazione, dall’infanzia alla terza età, promuovendo una comunità sempre più coesa e collaborativa, mettendo al centro il legame tra le generazioni e la solidità del tessuto sociale.”

A conferma dell’impatto sociale del festival, nelle prime tre edizioni AmMira ha realizzato oltre 120 eventi, coinvolgendo 50 enti e circa 6.000 partecipanti. Da queste edizioni sono nati servizi strutturati e continuativi come il Centro Diurno Aggregativo AIEF, dedicato alla prevenzione dell’isolamento degli anziani e delle malattie neurodegenerative, e l’Orto didattico urbano e la fattoria del Castello di Lucento, esempi concreti di come il Festival rappresenti un motore di rigenerazione e non solo un evento temporaneo.

Il programma completo è disponibile su www.fondazioneaief.org. Per aggiornamenti e contenuti si possono seguire le pagine social @ammirafestival.

FONDAZIONE AIEF

Fondazione AIEF si dedica al sostegno di persone fragili e alla promozione di comunità inclusive e solidali attivando progetti sociali nelle periferie di Torino. Nelle sue sedi, il Centro AIEF di Mirafiori e il Castello di Lucento, si sviluppano attività educative e riabilitative dedicate alle fragilità di bambini e adolescenti, interventi di contrasto alle povertà e alla dispersione scolastica, progetti a supporto delle vulnerabilità degli anziani e percorsi di formazione lavorativa per persone con disabilità. Tra il 2022 e il 2025 i progetti AIEF hanno accolto 219 minori con fragilità, 512 persone vulnerabili, 1.650 bambini in povertà economica, 3.800 studenti in percorsi educativi e oltre 2.470 nuclei familiari bisognosi. Una valutazione d’impatto, promossa dalla Fondazione nell’ambito di AmMira Festival 2025, per misurare in modo strutturato gli effetti generati dai progetti, ha stimato che, a fronte di 1,4 milioni di euro di donazioni raccolte e investite nelle attività, il valore economico generato per il territorio supera i 4 milioni di euro e il 79% dei beneficiari delle progettualità AIEF dichiara un miglioramento significativo della propria qualità della vita. Accanto ai progetti educativi e di inclusione sociale, c’è l’impegno di AIEF nella trasformazione di spazi abbandonati. Come realizzato per il Centro AIEF a Mirafiori e il Castello di Lucento, oggi Centri di Protagonismo Giovanile e punti di riferimento per il territorio, la Fondazione promuove interventi di riqualificazione urbana e rigenerazione sociale. Fondazione AIEF è un ente no profit nato nel 2021 per volontà di Tommaso Varaldo, grazie alla donazione delle opere d’arte di Eugenio Bolley che ne costituiscono il patrimonio. Sostiene il proprio operato con il contributo di imprese, fondazioni e benefattori attraverso donazioni, lasciti e il 5×1000.

Oltre 60mila presenze a Biennale Tecnologia


Il Politecnico di Torino riconosciuto da ANVUR al primo posto tra gli atenei italiani per Terza Missione e impatto sociale

Appuntamento alla VI edizione nel 2028

Si è conclusa domenica 19 aprile la V edizione di Biennale Tecnologia, la manifestazione culturale organizzata dal Politecnico di Torino, che ha invitato il pubblico di quest’anno a chiedersi in che modo la tecnologia può essere messa al servizio dell’interesse collettivo. Il tema di quest’anno, Soluzioni, è stato sviluppato attraverso un approccio trasversale e interdisciplinare, con l’obiettivo di avvicinare le scienze tecnologiche e quelle umane, in linea con il claim della manifestazione: “Tech Cultures”.

LA V EDIZIONE

Con oltre 60.000 presenze Biennale Tecnologia conferma il suo successo, inserendosi in un contesto di eccellenza per il Politecnico di Torino, appena riconosciuto da ANVUR come primo ateneo in Italia per Terza Missione e impatto sociale nella VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca) 2020–2024.
La V edizione di Biennale Tecnologia si è inoltre distinta per la sua presenza diffusa nello spazio urbano: per la prima volta oltre agli ambienti accademici del Politecnico di Torino, che è rimasto la sede centrale, si è estesa in maniera diffusa e capillare nella città nelle oltre 20 sedi che hanno accolto il programma di Biennale Tecnologia.

Tra le altre novità di questa edizionela presenza dei co-curatori, che hanno affiancato il curatore scientifico Guido Saracco. In particolare, Saracco ha coordinato l’intero programma e nello specifico si è focalizzato sul filone dedicato all’impatto dell’IA e alle trasformazioni che implica nella società e nel rapporto con l’essere umanoSimone Arcagni sul rapporto tra cultura e tecnologia; il collettivo Frame – Divagazioni scientifiche si è occupato di incontri che in maniera trasversale toccano più argomenti, dallo spazio alla saluteFederico Bomba (Sineglossa), invece, ha curato due mostre inserite nel programma, Framing Problems e Dati Sensibili.

Nel corso delle cinque giornate, Biennale Tecnologia ha visto confrontarsi oltre 300 relatori da tutto il mondo per un totale complessivo di 120 incontri animati dalla grande partecipazione di un pubblico di ogni età, coinvolgendo cittadini torinesi e anche molti turisti presenti in città nel weekend. Oltre 14.000 persone hanno partecipato agli incontri, registrando molti sold out.

Si è confermato l’impegno per le scuole, nell’ambito del progetto della Città “Torino Futura”oltre 2600 bambini e ragazzi che hanno partecipato ad attività didattiche nello Spazio 0-14 e laboratori, tra cui quelli di Politecnico Aperto. Tecnologia in Piazza ha portato in piazza San Carlo 22 Team studenteschi dell’Ateneo, coinvolgendo sabato e domenica oltre 25.000 persone.

Esauriti tutti gli spettacoli che hanno visto protagonisti, tra gli altri, da Marco Paolini alle OGR, a Stefano Accorsi al Teatro Carignano, passando per Tecnomusik al Conservatorio Giuseppe Verdi, La sussurratrice al Teatro Vittoria, Retrofuturo Prometeo Talks al Politecnico, con oltre 4.000 spettatori complessivi.

Quest’anno è stato dato grande rilievo alla relazione tra tecnologia e mondi espressivi percepiti tradizionalmente distanti dalle discipline tecniche, attraverso i format delle esposizioni artistiche e le mostre. Più di 15.000 persone hanno visitato le mostre.

In calce il link al press kit digitale contenente il  la nota conclusiva completa, le dichiarazioni, i loghi e le foto della V edizione di Biennale Tecnologia.

Foto Lapone e Ujetto

PoIiTo ottiene la certificazione Platinum

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Il Politecnico di Torino ha ottenuto la certificazione Platinum del programma FISU Healthy Campusil massimo riconoscimento internazionale promosso dalla International Federation of University Sport (FISU) per gli atenei impegnati nella promozione della salute e del benessere della comunità universitaria. Con questo risultato, il Politecnico entra nel gruppo delle 65 università al mondo che hanno raggiunto il livello più alto della certificazione.

Il programma FISU Healthy Campus sostiene le università nello sviluppo di politiche e iniziative dedicate al benessere della comunità accademica, attraverso un percorso di autovalutazione basato su 100 indicatori organizzati in sette aree tematiche legate alla salute e alla qualità della vita nel contesto universitario.

“Il raggiungimento di questo obiettivo è per noi motivo di orgoglio perché ci consente di caratterizzare sempre di più non solo i nostri spazi e le nostre infrastrutture, ma abitudini sane e orientate al benessere della persona. In un ateneo come il Politecnico di Torino che nello sviluppo delle proprie policy mette da sempre al centro le persone, diventa fondamentale che queste possano operare quotidianamente per gli studenti, i docenti e il personale tecnico-amministrativo all’interno di un contesto che sia orientato alla qualità della vita e nel quale si propongono stili di vita sani”, afferma il rettore Stefano Corgnati.

Sono oggi 215 le università nel mondo che partecipano al programma Healthy Campus, di cui 115 già certificate. Il Politecnico di Torino entra nel gruppo delle 65 università al mondo che hanno raggiunto il livello più alto della certificazioneIn Italia sono cinque gli atenei aderenti e solo tre hanno raggiunto il livello Platinum: oltre al Politecnico, l’Università di Torino e l’Università di Milano-Bicocca.

Il progetto Healthy Campus si pone come obiettivo il miglioramento della qualità della vita di tutta la comunità accademica a partire dalla vita all’interno del campus e si basa su un approccio olistico al concetto di salute che integra benessere fisico, mentale e sociale raggiungibile attraverso corretti stili di vita, alimentazione sana, prevenzione delle malattie e dei comportamenti di rischio, adottando azioni sostenibili per ridurre l’impatto ambientale. Attraverso la condivisione delle conoscenze e delle buone pratiche su questi temi tra i campus membri della rete, l’iniziativa sostiene gli atenei nel promuovere un contesto favorevole all’intera comunità universitaria nell’adottare abitudini di vita salutari e sostenibili. In questo modo, le opportunità di svolgere attività sportiva, l’accesso ai servizi e alle iniziative che promuovono il benessere e i corretti stili di vita diventano elementi centrali nell’esperienza della vita universitaria. Per raggiungere tali obiettivi il programma Healthy Campus si compone di un framework attraverso cui le università possono condurre un lavoro di autovalutazione a partire da 100 indicatori corrispondenti a 7 aree di riferimento.

Il lavoro di self-assesment è stato condotto grazie a una collaborazione trasversale e interdisciplinare tra le diverse componenti dell’Ateneo, sotto il coordinamento di Stefano Sacchi (Vicerettore  per la Società, la Comunità e per l’Attuazione del programma) e Giulia Mezzalama (Project Manager Healthy Campus per il Politecnico di Torino), in stretta collaborazione con la Direzione ARIA, Servizio Cultura, Sport ed Eventi, e con la Direzione STUDI; con il Servizio LIFE (Intera Comunità di Ateneo), la Direzione SAIL (Sostenibilità di Ateneo, Infrastrutture di ricerca e Laboratori) e la Direzione PROGES (Progettazione, Gestione, Edilizia e Sicurezza).

 

La validazione finale del processo di autovalutazione e il successivo rilascio della certificazione ufficiale di livello Platino è avvenuta tramite un audit in presenza che si è tenuta il 9 e il 10 febbraio presso diverse sedi del Politecnico di Torino.

“L’ottenimento della certificazione Healthy Campus di livello Platinum rappresenta il riconoscimento di questo impegno e conferma il ruolo del Politecnico di Torino come ateneo capace di integrare salute, sostenibilità e innovazione nelle proprie politiche di campus, contribuendo alla costruzione di comunità universitarie più resilienti, inclusive e orientate a stili di vita sani”, afferma il vicerettore per la Società, la Comunità e per l’Attuazione del programma Stefano Sacchi.

“Il programma Healthy Campus non è soltanto uno strumento che permette di leggere il nostro Ateneo sotto molteplici prospettive, ma anche una straordinaria opportunità per confrontarsi con università di tutto il mondo sulla grande sfida globale della salute e del benessere della comunità universitaria, in particolare delle giovani generazioni, delle studentesse e degli studenti”, commenta Giulia Mezzalama, Project Manager Healthy Campus per il Politecnico di Torino.

I 7 Cluster del Programma Healthy Campus

 

Gestione del programma Healthy Campus (Healthy Campus Management): mappatura dei programmi, iniziative e gruppi di lavoro esistenti, definizione della visione e della strategia per l’implementazione del programma Healthy Campus, definizione dei ruoli istituzionali e operativi, definizione degli obiettivi strategici per ciascun cluster, strategie di comunicazione, mappatura degli stakeholders.

Attività fisica e sportiva (Physical Activity and Sport): le strutture sportive, l’accesso alle strutture e alle attività sportive, i team studenteschi sportivi, le Rappresentative sportive, il programma Dual Career.

Nutrizione (Nutrition): gestione e qualità dei servizi mensa e bar, valore nutrizionale dei cibi, presenza di erogatori d’acqua all’interno del campus, promozione di un’alimentazione sana ed equilibrata.

Prevenzione delle malattie (Disease Prevention): programmi e campagne di prevenzione delle malattie trasmissibili e non trasmissibili, accessibilità delle cure dentali per studenti e personale, accessibilità alla vaccinazione, promozione dei check-up medici.

Salute mentale e sociale (Mental and Social Health): promozione del benessere individuale e sociale, con servizi di supporto e counseling psicologico, attenzione alla dimensione di genere, riduzione delle disuguaglianze ed eliminazione delle discriminazioni.

Prevenzione dei comportamenti dannosi per la salute (Risk Behaviour): iniziative e servizi per affrontare le dipendenze e ridurre i comportamenti fonte di rischio per la salute.

Ambiente, sostenibilità e Responsabilità Sociale (Environment, Sustainability and Social Responsability): azioni e progetti per ridurre l’impatto ambientale delle strutture del campus, gestione consapevole delle risorse e implementazione di spazi verdi all’interno del campus.

Dati sulle università iscritte al programma Healthy Campus:

 

Università iscritte al programma 215
Università iscritte al programma con certificazione 115
Università italiane iscritte al programma 5 Politecnico di Torino, Università di Torino, Università IULM, Università di Milano-Bicocca, Università degli Studi di Napoli
Università con certificazione di livello Platino 65
Università italiane con certificazione di livello Platino 3 Politecnico di Torino, Università di Torino, Università di Milano-Bicocca

 

Polito Healthy Campus Highlights

 

Nel corso dell’audit dedicato al programma FISU Healthy Campus sono stati evidenziati diversi punti di forza relativi alle iniziative e alle strategie sviluppate dal Politecnico di Torino per promuovere il benessere della comunità universitaria. In particolare, l’auditor ha riconosciuto il forte impegno e la dedizione del personale coinvolto nell’implementazione del programma, sottolineando la capacità dell’Ateneo di attivare una collaborazione trasversale tra le diverse componenti della comunità accademica – personale accademico, tecnico-amministrativo e studenti.

Dal confronto con i diversi gruppi di lavoro e dalle attività svolte durante la visita sono emersi alcuni ambiti prioritari su cui il Politecnico di Torino sta sviluppando in modo significativo le azioni del programma Healthy Campus. In primo luogo la promozione dell’attività sportiva come fattore di benessere fisico e mentale e come strumento di inclusione sociale e partecipazione alla vita universitaria, affiancata dal rafforzamento dei servizi dedicati al benessere della comunità accademica, attraverso iniziative di supporto psicologico, prevenzione e accompagnamento nel percorso universitario e dalle iniziative di prevenzione e promozione della salute, rivolte all’intera comunità politecnica. Da segnalare anche l’impegno sui temi della sostenibilità ambientale e della qualità degli spazi del campus, attraverso progetti e strategie orientati alla gestione responsabile delle risorse e alla creazione di ambienti universitari più sostenibili.

Nel corso dell’audit sono stati inoltre presentati diversi progetti e iniziative che testimoniano l’approccio interdisciplinare adottato dall’Ateneo nell’implementazione del framework Healthy Campus e che contribuiscono a rafforzare il ruolo del Politecnico di Torino come contesto universitario attento alla salute, all’inclusione e alla sostenibilità.

Stop burocrazia, addio carte inutili: il Piemonte accelera sulla semplificazione

Servizi più rapidi per cittadini e imprese

Una pubblica amministrazione più semplice, veloce e vicina ai cittadini. È questo l’obiettivo del disegno di legge “Semplifica Piemonte”, approvato dalla giunta della Regione Piemonte e presentato al Grattacielo Piemonte alla presenza dei ministri Maria Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo, del presidente della Regione Alberto Cirio e dell’assessore alla Semplificazione Gian Luca Vignale, insieme a rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico.

Il provvedimento rappresenta l’ultimo passaggio di un percorso avviato nel novembre 2023 con l’accordo tra Regione e Governo sulla semplificazione amministrativa. Il progetto punta a ridurre gli ostacoli burocratici, rendere più snelle le procedure e migliorare il rapporto tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese.

Lo slogan scelto per sintetizzare questo percorso è «Dire, fare, semplificare», che riassume le azioni messe in campo negli ultimi due anni per rendere più efficienti i processi amministrativi. Tra le iniziative già avviate figurano il supporto agli enti locali con il progetto PNRR “Mille esperti”, la definizione di procedure urbanistiche standard per i comuni piemontesi e il programma “Cresci Piemonte”, che ha accelerato i tempi di approvazione degli strumenti urbanistici.

Parallelamente la Regione ha avviato anche una revisione del proprio quadro normativo: con il disegno di legge di razionalizzazione legislativa, attualmente all’esame del Consiglio regionale, sono state eliminate 42 leggi ormai superate e cancellate 30 disposizioni obsolete per ridurre sovrapposizioni e conflitti normativi.

Il nuovo ddl “Semplifica Piemonte”, che ora dovrà essere esaminato dal Consiglio regionale, interviene invece sulle procedure amministrative introducendo tre principi guida: niente duplicazione di documenti già in possesso della pubblica amministrazione, riduzione degli adempimenti burocratici non necessari e maggiore collaborazione tra cittadini e amministrazione per correggere eventuali irregolarità formali nelle pratiche.

La riforma prevede anche la creazione di un portale regionale unico che diventerà il punto di accesso ai servizi e alle procedure della Regione, con l’obiettivo di rendere più chiare le informazioni e più semplici le pratiche per cittadini e imprese. Un ruolo importante sarà affidato anche all’uso dell’intelligenza artificiale a supporto dell’attività amministrativa.

Tra gli strumenti previsti figura inoltre un tavolo permanente di confronto con istituzioni, enti locali e soggetti del territorio per raccogliere proposte e migliorare continuamente i servizi pubblici. Il percorso sarà guidato da un piano strategico triennale affiancato da un piano operativo annuale.

Nelle prossime settimane sarà inoltre firmato un accordo di collaborazione tra Regione, università piemontesi, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, Università del Piemonte Orientale, Formez PA, Unioncamere Piemonte e le principali associazioni degli enti locali per costruire un vero ecosistema regionale dedicato alla semplificazione amministrativa.

«La semplificazione normativa non è un concetto astratto: è una scelta di campo con effetti concreti sulla vita delle persone. La burocrazia costa ogni anno tra 57,2 e 80 miliardi di euro, mentre i ritardi nell’erogazione dei servizi pubblici pesano per 225 miliardi su famiglie e imprese. È una vera tassa invisibile che rallenta la crescita e scoraggia gli investimenti – spiega il ministro le Riforme istituzionali e la Semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati – La vostra Regione ha scelto di stare dalla parte dei cittadini e delle imprese, dimostrando che il cambiamento è possibile. ‘Semplifica Piemonte’ è una legge coraggiosa, e il suo spirito è lo stesso che anima, a livello nazionale, il governo Meloni e il mio operato. In questi tre anni e mezzo di legislatura, abbiamo reso il quadro normativo più moderno e vicino alle esigenze di cittadini e imprese: abbiamo ridotto di oltre il 28% la legislazione abrogando più di 30.700 atti pre-repubblicani, adottato la legge annuale di semplificazione e introdotto strumenti innovativi come la Valutazione di Impatto Generazionale e di Genere. A breve presenteremo la seconda legge annuale, dedicata ai rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione, perché la semplificazione è e deve essere un impegno costante, una pratica ordinaria di governo. Siamo stati i primi a prevedere un Ministro ad hoc per la semplificazione, anticipando una strada poi seguita da altri governi e dalla Commissione Europea con la nomina del Commissario Dombrovskis. Oggi molti Stati ci considerano un punto di riferimento internazionale. Come Ministro, sono orgogliosa di essere qui a esprimere il sostegno del governo: siamo al vostro fianco in questo processo. Con ‘Semplifica Piemonte’ state sviluppando un modello che potrà ispirare le altre Regioni italiane».

«La semplificazione è uno degli obiettivi che questo Governo sta realizzando, nella logica di rendere più semplice il rapporto con cittadini e imprese. Ne abbiamo già presentate quasi 500 in Consiglio dei ministri, poi approvate dalla Commissione europea, anche in linea con gli obiettivi assunti nel contesto del PNRR – dichiara il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo – Queste semplificazioni sono state realizzate in maniera diversa rispetto al passato, non autoreferenziale. Il metodo seguito è stato infatti quello del coinvolgimento diretto dei nostri utenti, cittadini e imprese. E proprio per dare visibilità al lavoro svolto, le abbiamo rese disponibili attraverso il portale italiasemplice.gov.it, che consente a chiunque, in pochi click, di avere piena visibilità su quello che è stato fatto».

«Oggi aggiungiamo un altro tassello al percorso di semplificazione e sburocratizzazione che abbiamo preso come impegno della nostra azione di governo regionale e che, ad esempio, abbiamo portato avanti con il progetto 1000 esperti del Pnrr e con Cresci Piemonte che ha dimezzato i tempi di approvazione degli strumenti urbanistici, anche per le grandi città. Oggi facciamo un altro passo avanti: Semplifica Piemonte abolisce leggi superate e facilita le procedure e i rapporti tra cittadini, imprese e la pubblica amministrazione – dichiara il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio – Questa non è solo una riforma tecnica: quella che portiamo avanti è una grande azione di civiltà e di rivoluzione culturale indispensabile per modernizzare la pubblica amministrazione affinché sia più veloce, più efficiente, più facile e più amica, anche per favorire gli investimenti e lo sviluppo del nostro territorio».

«Il disegno di legge sulla Semplificazione ha obbiettivi chiari, rapidi e certi – spiega l’assessore alla Semplificazione Gianluca Vignale – ridurre il numero di norme in circolazione, eliminare quelle obsolete, uniformare la modulistica burocratica a livello regionale, tagliare i tempi di elaborazione delle pratiche e di attesa per cittadini e imprese, migliorare i rapporti e l’interazione tra i vari livelli dell’amministrazione pubblica dal Comune fino alla Regione. Il risultato lo otterremmo coinvolgendo tutti gli attori possibili dalle associazioni di categoria a quelle delle amministrazioni locali, passando per le università con il supporto del Ministero».

«Accogliamo con grande favore la volontà della Regione di continuare a coinvolgere le associazioni degli enti locali nel processi che hanno come obiettivo lo sviluppo del territorio e la semplificazione amministrativa. Con “Semplifica Piemonte” oggi parte una sfida importante per evitare duplicazioni amministrative tra le diverse amministrazioni pubbliche e favorire la standardizzazione della modulistica. Che questa iniziativa ci consenta anche di arrivare a rivedere, forti anche della recente ricerca condotta insieme a IFEL, il sistema degli enti locali, con una riforma strutturale ormai non più prorogabile sulle funzioni che i comuni dovranno gestire in forma associata, evitando di esternalizzare a ditte private servizi fondamentali come quelli economici- finanziari che riguardano anche la privacy dei cittadini senza aver nessuna possibilità di controllarne il loro utilizzo» spiega il presidente di ANCI Piemonte Davide Gilardino.

«Nel ruolo delle università è centrale il lavorare in stretta collaborazione con le pubbliche amministrazioni, non solo per sviluppare insieme attività di innovazione su percorsi progettuali ma anche e soprattutto per vedere nel rinnovamento di modelli, metodi e regolamenti un aspetto fondamentale verso la traduzione di quell’innovazione in benefici concreti per le cittadine e i cittadini – commenta il rettore del Politecnico di Torino Stefano Corgnati – Questa collaborazione su tutti gli asset della semplificazione dei processi della PA è quindi fondamentale per il Politecnico, un ateneo che vuole diventare sempre più un punto di riferimento costante nel dialogo con le istituzioni pubbliche anche per il miglioramento di tutte le loro procedure».

«La semplificazione amministrativa non significa soltanto rendere più rapidi i procedimenti, ma costruire un’azione pubblica più chiara, accessibile ed efficace. In questo processo la collaborazione tra istituzioni è decisiva, e l’Università può offrire un contributo importante in termini di competenze, ricerca e formazione. Anche l’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità, ma solo se guidata da responsabilità, trasparenza e supervisione umana. La vera sfida è innovare senza perdere di vista i valori che mettono al centro le persone» sottilinea la rettrice dell’Università di Torino Cristina Prandi.

«L’emanazione di questa legge regionale segna un passaggio concreto e fondamentale per rafforzare il ruolo dell’amministrazione di alleato primario per chi vive e opera sul territorio – dichiara Menico Rizzi, rettore Università Piemonte Orientale – L’Università del Piemonte Orientale sostiene con convinzione questo percorso di semplificazione che supporta un obiettivo centrale del nostro piano strategico: la costruzione di un patto civico tra PA, imprese e cittadini per liberare le energie migliori della nostra comunità, permettendo alla ricerca scientifica e al capitale umano di trasformarsi rapidamente in valore sociale ed economico. In questo contesto, il futuro protocollo d’intesa tra Regione e Atenei piemontesi rappresenterà lo strumento operativo per consolidare questa sinergia. UPO, con le sue trasversali competenze scientifiche e metodologiche, è pronta a una forte e concreta collaborazione che contribuisca a una governance pubblica sempre più moderna, agile, digitale e vicina alle esigenze di cittadine e cittadini fra cui, mi preme ricordarlo, ci sono anche le nostre studentesse e i nostri studenti».

«Con questo Protocollo facciamo un passo avanti concreto per rendere la Pubblica Amministrazione un vero alleato di chi fa impresa in Piemonte. Partecipiamo a questa intesa con un obiettivo chiaro: semplificare il lavoro degli imprenditori attraverso una trasparenza reale e l’uso intelligente dei dati camerali. La nostra missione è snellire i percorsi burocratici e creare un dialogo più fluido tra istituzioni e mercato. Vogliamo che la trasparenza non sia più percepita come un obbligo formale, ma come un valore aggiunto che permetta alle nostre aziende di muoversi più velocemente e di investire con piena fiducia nel nostro territorio» commenta Massimiliano Cipolletta, vice Presidente di Unioncamere Piemonte.

«La collaborazione tra Regione Piemonte e Formez rappresenta un passaggio decisivo per trasformare la semplificazione in realtà concreta. Per noi è un onore poter lavorare al fianco della Regione, che ringraziamo per la fiducia, perché si rafforza un percorso avviato già lo scorso dicembre con l’accordo sull’innovazione- evidenzia il presidente di Formez Pa Giovanni Anastasi – Formez considera la semplificazione un passo fondamentale per continuare a lavorare sul percorso di disintermediazione tra cittadino e bene pubblico, avviato dall’Istituto anche con il supporto delle nuove tecnologie, siamo quindi orgogliosi di poter fornire il nostro contributo al progetto ‘Semplifica Piemonte’, consapevoli che il nostro ruolo è quello di essere laboratorio delle Pubbliche Amministrazioni così come territorio di condivisione di esperienze nell’ambito pubblico. Il Piemonte ha scelto di investire su una PA più semplice, coerente, affidabile e più vicina alla collettività: una scelta coraggiosa, che può diventare un modello nazionale».

I Luoghi del cuore, grazie a Fai venti nuovi progetti

L’Italia più fragile, quella delle aree interne e delle periferie, è  la protagonista dei nuovi interventi dei “Luoghi del Cuore”.
Si tratta di venti progetti in undici regioni, da Nord a Sud Italia, selezionati attraverso il bando legato alla XII edizione del censimento, che riceveranno il contributo economico del FAI, Fondo per l’ambiente Italiano, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, 700 mila euro in totale, la cifra più alta mai stanziata a sostegno del programma, che andranno a beneficio di luoghi poco noti o poco valorizzati , spesso a rischio, che incarnano e narrano la nostra civiltà, la memoria collettiva e sono patrimonio di storia, arte e natura ricchissimo e vario.
Di questi 520 mila euro saranno destinati ai progetti selezionati attraverso il bando e, per la prima volta, i singoli beni candidati hanno potuto richiedere fino a un massimo di 50 mila euro. Si tratta di una dotazione che consente di rispondere in modo maggiormente  significativo alle esigenze dei territori e di rafforzare complessivamente l’impatto dei Luoghi del Cuore.
I restanti 180 mila euro saranno riservati ai primi tre classificati al censimento,  al primo posto il Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Nizza Monferrato, nell’Astigiano,  a seguire la Fontana Antica di Gallipoli, in provincia di Lecce e la chiesa di San Giorgio nel borgo di Tellaro a La Spezia.

Tra i Luoghi del cuore sostenuti dal bandi diciotto si trovano in territori lontani dai grandi centri del nostro Paese, piccoli Comuni o frazioni, spesso situati in aree interne o in zone montuose e isolate, oppure luoghi periferici, anche in grandi città.  Luoghi per i quali, attraverso il censimento del FAI, i cittadini danno voce alle loro richieste di tutela e valorizzazione,  come testimoniano la passione e l’impegno civile delle centinaia di comitati che partecipano ad ogni edizione. I venti progetti riguardano, infatti, storie e tradizioni che rischiano di scomparire o angoli di paesaggio e ambienti naturali da proteggere e tutelare. Per questi luoghi la partecipazione al programma del FAI e l’assegnazione del contributo rappresentano una concreta, talvolta, l’unica opportunità di recupero e di rilancio, un primo soccorso che spesso diventa l’inizio di un processo di sviluppo locale che porta ad attirare ulteriori nuove risorse e far crescere  competenze, rafforzare lo spirito di comunità e far nascere nuove economie del territorio.

I progetti selezionati , candidati da “Luoghi del cuore” che al censimento hanno raggiunto la soglia minima di 2500 voti, portano alla ribalta un patrimonio inedito, ai più sconosciuto, che si configura formato di beni lontani dalle consuete mete di turismo, spesso trascurati, chiusi e abbandonati, dall’Eremo della Quisquina, immerso nell’entroterra di Agrigento1, in una foresta di querce secolari sui Monti Sicani, all’Asilo Sant’Elia, capolavoro dell’architettura  moderna progettato nel 1937 da Giuseppe Terragni nell’allora quartiere operaio di Como; dal borgo di Nidastore, il più settentrionale dei castelli di Arcevia ( AN), al piccolo Museo Filippa di Ramella, un paesino di poco più di 140 abitanti in Alta Valsesia,  con una curiosa collezione di oggetti che in passato hanno raccontato il mondo ai valliggiani.

Il bando è rimasto aperto oltre tre mesi per permettere ai proponenti di sviluppare i progetti e far crescere nuove competenze. Per la prima volta dalal nascita dei Luoghi del  Cuore i candidati hanno potuto seguire due webinar di formazione, tenuti da architetti e storici dell’arte del FAI, dedicati alla messa a punto  dei progetti di restauro  e di valorizzazione culturale,  a partire dalla Fondazione nei suoi Beni. Si tratta di un’iniziativa che si è  rivelata molto utile e che nasce dallo spirito educativo del FAI e che ha lo scopo di diffondere competenze ed esperienze accumulate nei suoi cinquanta anni di attività con altri operatori del settore e tecnici, magari di piccole realtà associative o istituzioni locali.
I progetti selezionati, al di là del numero ottenuto di voti del censimento,  che rappresenta uno degli otto parametri di valutazione, si distinguono per la qualità dei contenuti, la capacità di attivare le comunità  e le potenzialità di impatto a lungo termine sui rispettivi territori, in particolare nelle aree interne.
La ricerca svolta nel 2024 da Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, intitolata “Valutazione sugli impatti dei Luoghi del cuore”, ha evidenziato come il programma riesca a innescare processi virtuosi su scala locale, capaci di generare impatti culturali, sociali, ambientali ed economici, contribuendo non solo alla tutela e alla valorizzazione dei luoghi, ma anche al consolidamento dell’identità e della resilienza delle comunità e alla rinascita di piccoli circuiti turistici.
Accanto all’impatto culturale, largamente condiviso dei progetti sostenuti, emerge largamente l’impatto sociale, attestato dalla nascita  e dal consolidamento di reti di collaborazioni e dalla capacità di mobilitazione delle comunità.

I venti progetti sostenuti coinvolgono oltre cento stakeholder, tra associazioni, scuole, parrocchie, enti scientifici,  istituzioni universitarie, Soprintendenze e  Comuni.
I contributi stanziati dal FAI e da Intesa Sanpaolo per questi progetti attiveranno ulteriori risorse per oltre 820 mila euro, più del 150 % della dotazione stessa del bando, messi a disposizione dai territori e dagli stakeholder. Un ruolo importante spetta ai Comuni, responsabili delle candidature dei progetti  in 13 casi su venti, seguiti da associazioni, enti ecclesiastici e anche da una scuola. È il caso dell’ Istituto Comprensivo Francesco Cappelli, con sede nell’ex casa del Sole, all’interno del parco Trotter di Milano, che ha presentato il progetto di recupero della Minitalia, per renderla accessibile non solo agli alunni per scopi didattici, ma anche ai visitatori del parco.
Questi venti nuovi progetti fanno salire a 180 gli interventi sostenuti dal 2003 grazie ai Luoghi del Cuore.

In Piemonte sarà avviato il progetto di recupero, restauro e valorizzazione  di sei Fontane Parlanti a Rosazza, nel Biellese, piccolo borgo montano della Valle del Cervo, uno degli esempi più significativi del patrimonio storico e culturale della provincia di Biella. Le origini medievali del borgo si intrecciano con una profonda trasformazione avvenuta nel corso dell’Ottocento, quando il paese assunse l’aspetto attuale grazie all’intervento di Federico Rosazza Pistolet, filantropo e senatore, figura centrale della storia locale, che realizzò una serie di tubazioni in ghisa per portare l’acqua potabile in tutto il paese, iniziativa che permise la costruzione delle fontane parlanti, un progetto di rinnovamento urbano dove l’aspetto funzionale delle architetture si intreccia con l’elemento sociale e identitario degli spazi pubblici.

Mara Martellotta

I benefici socio-economici dell’eolico offshore

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È stata firmata nei giorni scorsi l’intesa definitiva tra AERO – Associazione delle Energie Rinnovabili OffshoreIntesa Sanpaolo, il Politecnico di Torino, il Politecnico di BariPrometeia e Owemes per la realizzazione di uno studio approfondito e indipendente sui benefici socio-economici dell’eolico offshore in Italia.

Lo studio si propone di analizzare in modo completo benefici, sfide e strategie per lo sviluppo del settore, con particolare attenzione al ruolo strategico dell’eolico offshore nella competitività del Paese, nella transizione energetica e nel rafforzamento della filiera industriale nazionale. Verranno esaminati fabbisogni occupazionali e materiali, confrontandoli con le capacità industriali esistenti, anche grazie al contributo operativo dei soci industriali di AERO.

I risultati restituiranno indicatori quantitativi e qualitativi utili alla programmazione industriale e finanziaria, supportando decisioni strategiche di policy e investimento. Particolare attenzione sarà dedicata alla supply chain, evidenziando le opportunità di crescita per l’industria italiana e le azioni necessarie per una transizione rapida, efficace e sostenibile del settore.

“Questo studio nasce con l’obiettivo di mostrare concretamente quanto l’eolico offshore possa contribuire a creare nuovi posti di lavoro qualificati e a rafforzare l’industria italiana, offrendo al contempo strumenti concreti per decisioni strategiche e investimenti mirati”, ha dichiarato il Presidente di AERO, Fulvio Mamone Capria.

Elisa Zambito Marsala, Responsabile Education Ecosystem and Global Value Program di Intesa Sanpaolo: “Questo studio è importante non solo per misurare l’impatto economico dell’eolico offshore, ma soprattutto per contribuire a ridurre il divario tra le competenze richieste dalle imprese e i percorsi formativi. Intesa Sanpaolo è impegnata a favorire il dialogo continuativo tra università e mondo produttivo, essenziale per formare profili professionali adeguati alle esigenze del tessuto industriale e ispirare le giovani generazioni a nuove professioni legate alla transizione energetica”.

“Il Politecnico di Torino, con questo studio, intende contribuire a dotare il Sistema Paese di un’analisi tecnico-economica che valuti impatti e ricadute lungo la filiera industriale e informi scelte di politica pubblica e programmazione industriale su temi ad elevato impatto sistemico, come l’eolico offshore. Costruire evidenze solide e confrontabili a supporto dei decisori pubblici è infatti tra i principali compiti del nostro Ateneo”, commenta Giuliana Mattiazzo, Vicerettrice per l’Innovazione scientifico-tecnologica del Politecnico di Torino.

“L’accordo promuove un’alleanza tra competenze scientifiche e sistema industriale, finalizzata a costruire un quadro chiaro e rigoroso del valore economico e industriale dell’eolico offshore, a supporto di strategie di policy e investimenti volti a sostenere la competitività italiana”, spiegano i proff. Antonio Messeni Petruzzelli e Lorenzo Ardito del Politecnico di Bari.

Alessandra Lanza, Senior Partner Prometeia ha commentato: “Siamo orgogliosi di partecipare alla valutazione promossa da Aero. Crediamo che accompagnare le politiche di investimento per la transizione tecnologica e ambientale con studi di impatto ex-ante su tutta la filiera sia fondamentale per indirizzare le risorse verso il maggior beneficio sociale possibile e garantirne un effetto duraturo nel tempo”.

Per Alessandro Corsini, presidente di Owemes “disporre di strumenti quantitativi rigorosi permette di far emergere il potenziale di una nuova avventura industriale per il Paese. Questo lavoro dimostra l’importanza di fare squadra: solo unendo competenze accademiche, finanziarie e tecniche possiamo costruire decisioni strategiche solide per la transizione energetica del Paese”.

Una prima sintesi dello studio sarà presentata in occasione della Fiera Key Energy di Rimini, il 5 marzo 2026, offrendo un primo quadro dei risultati e delle opportunità emergenti per il settore.

Con questa iniziativa, AERO conferma il proprio impegno a promuovere una visione basata su dati e analisi indipendenti, favorendo il coinvolgimento attivo di attori industriali e accademici e contribuendo a costruire un quadro chiaro e condiviso sul potenziale dell’eolico offshore per lo sviluppo economico, occupazionale e industriale dell’Italia.