Piattaforma per il lavoro: dalla Città un piano per facilitare gli investimenti

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Uno strumento di coordinamento con il territorio, capace di intercettare tutte le esigenze che interessano sia le imprese intenzionate a investire, sia i lavoratori arrivati a Torino per iniziare un nuovo percorso professionale e di vita.
È questo uno dei propositi emersi dal quinto incontro della Piattaforma per il Lavoro, un ciclo di tavoli voluti dalla Città di Torino che hanno visto confrontarsi sindacati, associazioni datoriali, enti del terzo settore, fondazioni, atenei, centri per la formazione, chiamati a individuare quali possano essere sfide e soluzioni connesse al mondo produttivo.

L’evento ha visto l’apertura dei lavori da parte del sindaco Stefano Lo Russo e della vicesindaca Michela Favaro. Hanno partecipato il presidente della Camera di Commercio Massimiliano Cipolletta, il segretario regionale CISL Giuseppe Filippone, il segretario regionale UIL Gianni Cortese, Elena Ferro segretaria della Camera del lavoro di Torino (CGIL), Marco Piccolo Unione Industriali, Filippo Provenzano segretario CNA, Dimitri Buzio presidente Legacoop Piemonte  oltre a rappresentati di API, ASCOM, Università di Torino, Politecnico, ITC ILO, Fondazione CRT, Fondazione Compagnia di San Paolo,  ordini professionali e altri stakeholder del territorio.

Tra febbraio e maggio 2026 la Città ha avviato una serie di momenti di confronto e progettazione collaborativa con gli attori del territorio.
L’obiettivo dell’iniziativa è stato costruire una cornice stabile di collaborazione e innovazione per il lavoro, capace di connettere strategie pubbliche, progettualità territoriali e competenze diffuse.

Tra i temi sollevati ci sono stati quelli connessi al lavoro giusto, dignitoso e inclusivo, al capitale umano e all’attrattività dei talenti, allo sviluppo industriale e all’innovazione ma anche, appunto, alla necessità di un accesso territoriale sia per gli investitori che per le lavoratrici e i lavoratori. Uno snodo facilitatore, o una “porta d’ingresso”, pensato per dare risposte mirate a problematiche pratiche. Una infrastruttura di accesso per le persone alla vita urbana (ricerca della casa e orientamento nel mercato degli affitti, servizi sanitari, trasporti e mobilità, servizi comunali, opportunità formative, servizi per famiglie e bambini, attività culturali e reti sociali, etc.) e per le imprese la possibilità di orientarsi tra opportunità, incentivi, spazi disponibili, relazioni con università e centri di ricerca, reti territoriali, servizi e procedure (spazi disponibili per attività imprenditoriali o eventi, strumenti di sostegno, attivazione di collaborazioni con università e sistema della ricerca, reti territoriali di appoggio, servizi per lavoratori temporanei o personale internazionale, etc.).

“Quando parliamo di lavoro vogliamo partire da analisi puntuali. Tavoli come questo riuniscono coloro che possono aiutarci ad avere ampie chiavi di lettura e prospettive per il futuro dell’economia di questo territorio – ha affermato il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, intervenuto all’apertura dei lavori -. Ciascuno di noi ha un punto di vista che è figlio della propria esperienza e del proprio ruolo e il compito della Città credo sia quello di raccogliere tutti gli elementi utili ad individuare le migliori strategie possibili da mettere in campo. Torino si trova al centro di una stagione di grande trasformazione che con l’azione del nuovo piano regolatore porterà cambiamenti positivi sostanziali. Stiamo costruendo la linea direttrice del prossimo futuro e vogliamo davvero farlo insieme”.

Nel corso della mattinata di confronto, guidato dalla vicesindaca con delega al Lavoro Michela Favaro, è emersa anche la necessità di dotare il tessuto cittadino di tavoli di monitoraggio inter-istituzionali che periodicamente analizzino tematiche di forte interesse per il territorio.

“Ringrazio le oltre 50 istituzioni che hanno preso parte in modo costruttivo al percorso della Piattaforma per il lavoro. Dobbiamo avere la possibilità di fare periodicamente il punto della situazione, assistiti da dati e focus su produzione e occupazione– ha spiegato la vicesindaca Michela Favaro -. In questo specifico momento storico è essenziale vigilare sulla corsa ai rincari di fonti energetiche e materie prime ma dobbiamo anche dare voce alle diverse esigenze dei diversi comparti sul nostro territorio, che meritano piattaforme specifiche ad essi dedicate. Anche lo stesso servizio unico per imprese e lavoratori, questa porta d’ingresso alla produzione cittadina, va in questa direzione, cioè quella di far diventare la Città un punto di riferimento di chi investe e di chi lavora, un partner affidabile su cui contare per crescere insieme”.

TorinoClick

Spiati i pc dei magistrati?

Tre tecnici di una società di manutenzione, che aveva l’appalto in tribunale, sono indagati nell’inchiesta milanese sugli accessi abusivi ai computer dei magistrati tramite il sistema Ecm, di cui  il Ministero della Giustizia ha annunciato la dismissione.

Sarebbero stati violati i pc di tre magistrati in servizio ad Alessandria e a Torino. Su
fatti che vedono magistrati di Torino come persone offese di reati ha competenza la Procura di Milano.

Un ritratto di Margherita di Savoia, tra manoscritti e doni, tra Carducci e Manzoni

Nelle sale della Biblioteca reale, sino al 6 gennaio

Ultime notizie – Italia – Interno – Torino, 20 novembre. Questa notte, ad un’ora, S.A.R. la Duchessa di Genova dava felicemente alla luce una Principessa che sarà tenuta oggi, alle ore 11, al sacro fonte da S.M. la Regina vedova Maria Teresa e da S.A.R. il Principe Giovanni di Sassonia, ed alla quale verranno imposti i nomi di Margherita Maria Teresa Giovanna. Lo stato di salute dell’Augusta Puerpera e della Neonata è ottimo”. Con tanto d’etichetta e di maiuscole ufficialmente rispettate, prendeva avvio nella “Gazzetta Piemontese” il cammino terreno – era il 1851, nelle stanze di palazzo Chiablese, sarebbe deceduta a Bordighera settantacinque anni dopo – di Margherita di Savoia, festeggiata nel suo centenario in più occasioni, non ultima la duplice mostra-dossier “Margherita, prima regina d’Italia. Storia, cultura e stile tra Palazzo e Biblioteca Reale” (alla Biblioteca Reale di piazza Castello sino al 6 gennaio), un viaggio non soltanto attraverso un’esistenza umana ma attraverso gli anni di una nazione che si andava costruendo, un contesto storico di crescita che percorreva i costumi e la letteratura, l’industria e l’artigianato, un repertorio di libri a stampa, documenti d’archivio, incisioni e fotografie, per la maggior parte inediti, “a testimoniare la vita e gli interessi della sovrana, lettrice curiosa e grande appassionata di musica”, non passando certo in secondo luogo le testimonianze dei doni preziosi che le provenivano da tutta Italia e che confermavano la popolarità della sovrana – “era una vera e seria professionista del trono, e gl’italiani lo sentirono. Essi compresero che, anche se non avessero avuto un gran Re, avrebbero avuto una grande Regina”: ebbe a scrivere Indro Montanelli, forse anche ripensando a quell’affetto che si riversò nelle grandi azioni come nelle cose magari di poco conto quotidiane, con un elenco che verrebbe ad abbracciare una pizza e un panforte, certi dolcetti tipici di Stresa e una sala teatrale romana, la Capanna, nel gruppo del Rosa, a ricordare il suo amore per la montagna, un lago in Etiopia e vari giardini, ospedali e ricoveri, corsi e piazze e viali, oltre un modello di macchina da cucire adoperata dalle massaie – e, nello stesso tempo, dell’affermarsi nelle arti di un gusto fin de siècle”. Il tutto culminando in quell’”Onde venisti? quali a noi secoli / Sì bella e mite ti tramandarono?” di un Carducci che aveva superato da poco i quaranta – musicata in seguito per coro e orchestra da Ernesto Luzzato -, che certo non rimase insensibile all’intelligenza e al fascino altresì dell’illustre donna (una sezione della mostra è dedicata al poeta e prosatore, tra manoscritti e dediche).

Ampliandosi il ritratto della sovrana nel Medagliere Reale con “Il Volto delle Donne. L’altra faccia della Storia”, a cura di Elisa Panero con la collaborazione di Patrizia Petitti e Daniele Speranza. È lo sguardo del visitatore a posarsi su alcuni dei personaggi femminili che fanno parte delle collezioni numismatiche dei Musei Reali – ben 60mila tra monete, medaglie e sigilli, un terzo dei quali recano volti di donna -, qui un viaggio ideale che si snoda da Arsinoe II con un ottodramma in oro a Cleopatra e Galla Placidia e Caterina di Russia per giungere appunto alla medaglia d’oro coniata per il XXV di Matrimonio o a quella con l’effigie della sola sovrana, nelle vesti ormai di regina madre (1924), ambìto premio per i riconoscimenti o le andate in pensione di questo o quel dirigente e (crediamo?) lavoratore, sino a quella che è opera di Marcelle Renée Lancelot Croce, nome che si va sempre più riscoprendo nella numismatica, e che fu coniata per le nozze (1896) di Elena di Montenegro e Vittorio Emanuele di Savoia.

Lunghe le teche che raccolgono i ricordi di Margherita, lavoro di ricerca dovuto ai curatori Lorenza Santa, Fabio Uliana e Maria Luisa Ricci, si guarda ai Calendari Reali che racchiudono gli elenchi dei membri della famiglia reale e dei regnanti europei, e una doppia veduta di Piazza Castello durante il carnevale del 1857, gli inviti e le disposizioni a tavola per le feste organizzate nel 1868 a Torino, Firenze e Genova e i balli a corte (in un invito torinese leggiamo le “persone che v’interverranno” sono Signore 417 e Signori 1519 sommando ai quali Guardia Nazionale e Armata e vari il totale raggiungeva i 2907 ospiti) in occasione del matrimonio con il cugino e principe ereditario Umberto di Savoia, che diverrà re dieci anni più tardi e che cadrà assassinato a Monza nel luglio del 1900 per mano dell’anarchico Bresci. Atto che mise fine a una malsicura vita di coppia, a un legame che Margherita, dopo un primo pensiero di separazione, aveva, camuffandolo, salvaguardato dal momento che il regio consorte dal 1864 intratteneva una liaison con la duchessa Eugenia Attendolo Bolognini Litta, di sette anni maggiore, che gli aveva generato il piccolo Alfonso: quadretto extraconiugale che non impedì ai principi di celebrare nell’aprile del 1893 le Nozze d’argento. E alla sovrana di piangere le più calde lacrime, sincere, che la portarono a formulare quei fogli che oggi vediamo e che contengono l’accorata preghiera alla “Devozione in memoria del Re Umberto I mio signore ed amatissimo consorte”, con tanto di rosario credo de profundis e requiem che per suo desiderio avrebbero dovuto ingrossare il libro delle preghiere di ogni buon cristiano: ma che la Chiesa rifiutò. Una frase del tipo “per quel tuo sangue vermiglio che sgorgò da tre ferite, per il tuo martirio che incoronò tutta una vita di bontà e di giustizia” – con buona pace di Bava Beccaris e Compagni e delle cannonate milanesi -, eccetera eccetera, non avrebbe avuto un seguito.

Tra i doni che Margherita ricevette e sono oggi in mostra è il manoscritto autografo di Alessandro Manzoni “Dell’unità della lingua e dei mezzi del diffonderla”, documento ricavato dai lavori della Commissione per l’unificazione linguistica nazionale, di cui – con un’ulteriore necessità di “sciacquare i panni in Arno” – divenne presidente nel gennaio del 1868. In occasione della mostra vengono riaperte le splendide sale settecentesche al primo piano di Palazzo Reale che accolgono l’appartamento abitato da Margherita, al centro il grande ritratto in sembianze giovanili che è opera di Michele Gordigiani e le preziose porcellane acquistate negli anni di regno presso le più prestigiose manifatture europee (Meissen) e nazionali (Richard Ginori) come le eleganti committenze assegnate agli ebanisti. Sino al 29 settembre, prestito della Reggia di Caserta, sarà possibile ammirare nella Sala dei Medaglioni dell’Appartamento di Rappresentanza la culla sontuosissima di Vittorio Emanuele III, eseguita su disegno di Domenico Morelli da artisti ed esperti artigiani campani, donata ai Savoia dalla città di Napoli. “La Biblioteca Reale è per me il luogo del cuore – ha confessato durante la presentazione della mostra la direttrice dei Musei Paola D’Agostino – e questa mostra non vuole essere soltanto il ricordo di una sovrana nel centenario della morte ma un’occasione per mostrare il patrimonio prezioso librario delle collezioni, dei manoscritti e fotografico; non soltanto un omaggio a una regina amata ma anche a Torino e a quella stagione che la città visse prepotentemente a cavallo dei due secoli”.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Michele Gordigiani (Firenze 1835 – 1909), Margherita di Savoia Genova, 1872, olio su tela, legno scolpito, intagliato e dorato, Musei Reali di Torino, Palazzo Reale; Album fotografico per la culla del principe di Napoli, 1869 Musei Reali di Torino, Biblioteca Reale; “Margherita, prima Regina d’Italia. Storia, cultura e stile tra Palazzo e Biblioteca Reale”; Musei Reali di Torino, Biblioteca Reale e Medagliere Reale, 2026, installation view: crediti: Giuliano Berti per i Musei Reali di Torino; “Il volto delle Donne. L’altra faccia della Storia”; Musei Reali di Torino, Biblioteca Reale; 2026; installation view; crediti: Giuliano Berti per i Musei Reali di Torino.

ATELIER 8 : design e architettura con identità

L’eleganza del dettaglio, la magia dello spazio e il respiro internazionale

Esistono studi di architettura che progettano ambienti comuni. Dove gli altri vedono solo metri quadri, loro vedono possibilità e potenzialità.

La loro realtà e’ di trasformare gli spazi in esperienze emotive, intime e sofisticate.

Atelier 8 nasce proprio da questa visione, un incontro armonioso tra architettura, interior design, cultura estetica e una sensibilità internazionale capace di distinguersi immediatamente nel panorama contemporaneo Torinese.

Fondato dallarchitetto Luana Blacetta e dalla designer Naz Sida, lo studio rappresenta una nuova generazione di professioniste che ha saputo costruire unidentità forte, elegante e profondamente riconoscibile.

La firma progettuale di Atelier 8 si riconosce soprattutto nella straordinaria capacità di valorizzare anche gli spazi più complessi. Dove molti vedono limiti, lo studio vede opportunità. Piccolissime metrature, ambienti difficili o apparentemente impossibili da trasformare diventano autentici microcosmi di eleganza e funzionalità. Dallidea progettuale, alla realizzazione in cantiere fino allultimo dettaglio degli interni, disegnato e realizzato tutto tailor made.

Reinventano pochissimi metri quadrati trasformandoli in appartamenti completi, sofisticati e perfettamente vivibili. Vere e proprie scatole magicheprogettate con precisione sartoriale, dove ogni centimetro viene studiato, reinventato e valorizzato con una creatività fuori dal comune.

Per Atelier 8, il design non si ferma agli interni. Lo spazio viene pensato nella sua totalità, attraverso progetti architettonici capaci di unire estetica, equilibrio e identità, trasformando ogni ambiente in un luogo che racconta davvero chi lo vive.

Ma il vero lusso che Luana e Naz offrono oggi , in unepoca sempre più veloce, impersonale e delegata al web , è il rapporto umano.

Ogni progetto viene seguito passo dopo passo con una cura artigianale, come un abito realizzato su misura. Lo studio accompagna il cliente in ogni fase del percorso creativo, ascoltando desideri, abitudini, e necessità, trasformandole in ambienti che raccontano davvero chi li abita.

Dai materiali alle luci, dai volumi agli equilibri estetici più piccoli, ogni dettaglio viene studiato con una presenza costante e una dedizione sempre più rara da trovare nel mondo contemporaneo dellarchitettura e design. Ed è proprio questa capacità e attenzione al cliente che diventa uno dei valori più importanti dello studio.

Atelier 8 porta inoltre avanti una visione profondamente legata alleccellenza italiana. Lo studio collabora e valorizza artigiani, materiali e lavorazioni Made in Italy, esportando allestero quella cultura del dettaglio, della manifattura e della bellezza che rende il design italiano unico nel mondo.

La loro forza nasce in Italia, ma il loro sguardo è già fortemente internazionale. Nel tempo hanno sviluppato progetti e collaborazioni anche allestero, lavorando tra Inghilterra, America, Francia, Medioriente portando ovunque il proprio stile raffinato e quella capacità tutta italiana di creare ambienti eleganti, accoglienti e profondamente identitari.

Ed è proprio questa anima cosmopolita, unita alla qualità artigianale italiana, a rendere Atelier 8 particolarmente apprezzato anche da una clientela straniera che arriva dallestero e che vive all’estero.

Non amano lesibizionismo né la costruzione artificiale dellimmagine. Lasciano che siano i progetti, la competenza e il passaparola a raccontarle. Ed è forse proprio questo che le rende ancora più interessanti, bisogna scoprirle, entrare nel loro universo creativo, osservare il loro modo di lavorare per comprendere davvero quanto siano diverse.

Perché appena si entra in contatto con questa meravigliosa realtà, si percepisce immediatamente quel quid raro che distingue i professionisti capaci da quelli destinati a lasciare un segno.

Una sensibilità contemporanea, una visione internazionale, una cura quasi sartoriale e una straordinaria capacità di trasformare limpossibile in qualcosa di incredibilmente unico.

Atelier 8 non progetta semplicemente interni e volumi abitativi.

Disegna atmosfere. Emozioni. Modi di vivere.

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Pentecoste e Maria Ausiliatrice insieme per i cattolici

Si tiene sabato 23 maggio alle 21 nella chiesa del Santo Volto (via Val delle Torre 3 a Torino) la veglia interdiocesana di Pentecoste presieduta dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa. La veglia sarà occasione di preghiera e festa con i neofiti che hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella notte di Pasqua. La Veglia di Pentecoste, che celebra il dono dello Spirito Santo, è aperta ai cristiani “ma anche a quanti si considerano in ricerca e magari dubitano, ma si interrogano sui grandi temi della vita e della fede”. Si può seguire in diretta sul canale YouTube della Diocesi di Torino. Quest’anno la festa di Maria Ausiliatrice, 24 maggio, cade nella solennità di Pentecoste. Domenica alle 11:00 la solenne Messa sarà presieduta dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, con la Corale della Basilica. Alle ore 20:30 si terrà la tradizionale processione di Maria Ausiliatrice, presieduta da mons. Alessandro Giraudo, vescovo ausiliare, con la presenza del Rettor maggiore don Fabio Attard. Il carro dell’Ausiliatrice, portato dai gruppi parrocchiali e dai Cooperatori Salesiani, attraverserà le vie storiche di Valdocco. Al rientro la Messa conclusiva sarà presieduta dal Rettore della Consolata. La diretta TV su Rete 7 accompagnerà i fedeli dalle 17:00 alle 23:00.       fr
foto del settimanale  “La Voce e il Tempo”

Al Teatro Gobetti la Mandragola di Machiavelli, regia di Jurij Ferrini

Debutto al teatro Gobetti, giovedì 28 maggio, alle ore 19.30, della Mandragola di Niccolò Machiavelli per la regia di Jurij Ferrini, che sarà in scena insieme a Matteo Alì, Alessandra Frabetti, Raffaele Musella, Federica Quartana, Michele Schiano Di Cola, Angelo Tronca.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale, resterà in scena per la stagione in abbonamento fino a domenica 14 giugno prossimo.

“Non so perché,  ma almeno da un paio di decenni – spiega il regista Jurij Ferrini – mi pare che da queste latitudini non provenga più un buon vero teatro comico. Disaccoppiare le due maschere iconiche del teatro, quella tragica e quella comica, risulta pericoloso oltre che sbagliato. Perché  chi sta in alto e bene in vista, necessita di qualche graffio dagli artigli della satira, della comicità, della commedia. Essere in vista ha questo prezzo e se non s’intende pagarlo si corre il rischio di imporre poi una subdola censura. Imporre eccessiva serietà in Teatro e rendere pesante la riflessione culturale, come se cultura e divertimento fossero antitetici, non giova al pubblico, che è e deve restare il fine ultimo dell’evento unico e irripetibile dello spettacolo teatrale. Questo è il propellente che mi ha spinto per la terza volta , in poco più di trent’anni, a riallestire Mandragola di Niccolò Machiavelli per il Teatro Stabile di Torino.
La trama è celebre, l’autore ancora di più, non credo di poter aggiungere nulla di intelligente alle migliaia di pagine scritte su quest’opera e sul genio del suo autore. Potremo solo goderne ancora insieme, se tutto va per il meglio, divertendoci fino alle lacrime.
Se proprio posso indirizzare l’attenzione ad un paio di aspetti che mi hanno sempre colpito, vi dirò che cinquecento anni fa creare un personaggio come fra’ Timoteo che, per soldi, si dannerebbe l’anima sua e di tutti i parrocchiani, risultava concretamente pericoloso perché ad imbattersi nell’Inquisizione ci voleva davvero poco. Erano gli anni di Giordano Bruno e lo stesso Machiavelli a causa de ‘Il Principe’ era già  finito nelle segrete fiorentine. Eppure artisti e filosofi indicavano una visione di futuro e toccava loro patire le conseguenze del dono ricevuto con il talento”.

“L’altro aspetto – aggiunge il regista Ferrini – è  secondario perché riguarda solo questa messinscena. Nessuna epoca precisa è raffigurata dagli abiti e dalla non scenografia, perché non aiuterebbero assolutamente l’azione che, bene incarnata dagli interpreti, basta da sola a chiarire quel che di ostico la lingua talvolta può offrire, sempre in modo divertente. Inizia così, con un celebre prologo “Iddio vi salvi, benigni uditori” e in pochi istanti si gela la platea, fino a quando non parte davvero l’azione e poi tutto diventa chiarissimo e spassoso e va in crescendo […].”
La radice della pianta di mandragora ha fatto scaturire infinite leggende, più di tutte quella che potesse risolvere i problemi di sterilità e ha ispirato il titolo di un capolavoro teatrale che è  giunto fino a noi. Il regista Jurij Ferrini enfatizza la complessità morale dei personaggi e il paradosso tra apparenza e realtà.  La tensione tra virtù e malizia emerge con ironia sottile; ancora a distanza di secoli dalla sua composizione,  la commedia di Machiavelli non smette di parlare alla contemporaneità,  dominata da avidità, finzione sociale e manipolazione. La condanna divertente e divertita di un mondo corrotto e privo di valori in cui tutti sono corrotti e corruttori rappresenta la metafora dell’eterno gioco dei potenti verso i più deboli e ignoranti”.
Mara Martellotta

Inviato dall’app Tiscali Mail.

HUNGRY ROADS Quando il cibo smette di essere “fast” e torna a essere umano

Ci sono persone che non insegnano soltanto un mestiere, ma insegnano un modo di stare al mondo.

Cecily, l’ideatrice di questo fantastico progetto, inglese/polacca con origini italiane (nonna piemontese) cresciuta negli Stati Uniti, con quella mentalità internazionale capace di vedere opportunità dove altri vedono ostacoli, è una di quelle donne rare, forti e senza il bisogno di alzare la voce per farsi riconoscere, determinata ma al tempo stesso incapace di perdere la sua sensibilità, in grado di costruire il presente e il futuro.

Viaggiando spesso per il mondo, alla scoperta di sapori variegati appartenenti a quasi tutta la cucina internazionale attraverso la sua grande passione per il cibo, Cecily, oltre a Fry me Hungry Roads ha lanciato anche MexBomb, In-Out-secret delivery, Chick Me Out, Ahorita, Rlbs&Wings, Burrito Loco, Unburger (Veggie & Vegan) e Hats off (tutti questi Brands sono presenti sulle varie piattaforme delivery e disponibili anche per take away). La filosofia vincente di tutte queste realtà è legata innanzitutto al voler creare il minimo spreco di cibo possibile, utilizzando le materie prime al meglio, offrendo nuovi sapori tramite cucine e tipologie di cottura davvero svariate.

Cecily si dimostra quindi una donna dalla mente visionaria, concreta, lucida, instancabile, ma soprattutto capace di vedere valore nelle opportunità lavorative ma innanzitutto negli altri, prima ancora che gli altri riescano a vederlo in se stessi.

Ed è così che incontra Clara, donna più giovane, profondamente attratta dall’Asia, dai suoi equilibri, dai suoi sapori, dalla sua filosofia del dettaglio e dell’armonia, nonché cuoca eccellente e assai versatile. Ancora in cammino ma con dentro qualità autentiche che Cecily riconosce immediatamente.

E allora non la lascia indietro: la prende per mano, la osserva, la guida, la forma, le insegna quindi il lavoro ma trasmette in lei innanzitutto il rispetto per tutto ciò che si crea, la profondità delle cose eseguite con passione e amore, la dignità del sacrificio e la bellezza della crescita.

Con il tempo Clara non resta semplicemente accanto a lei ma diventa parte della sua visione. Diventa socia.

Entra poi a far parte del progetto anche Anna Chen. Una presenza preziosa che arricchisce un format già profondamente trasversale e aperto al mondo.

Con la sua presenza Hungry Roads si apre anche alla cucina orientale, arricchendosi così di culture, profumi e contaminazioni che ampliano ulteriormente l’identità di questo percorso umano e professionale.

Ma il cuore di Cecily resta sempre li, in quella meraviglia, con quella capacità rara di creare legami prima ancora che aziende. Di far crescere e formare donne, non solo collaboratrici, di insegnare loro un lavoro, certo…ma anche il coraggio di credere nel proprio valore.

Non solo un business quindi, non solo un marchio, ma un modo nuovo di portare qualità anche a coloro che la ricevono. Emozione e identità che va quindi successivamente a confluire dentro una società che troppo spesso consuma tutto in frettain questo caso il cibo ma anche le persone.

Si incontrano nel 2020, lanno delle serrande abbassate, delle città vuote, delle paure silenziose

che una pandemia semina come se non ci fosse un domani. Un periodo in cui molti hanno smesso di credere nei progetti.

Loro invece hanno deciso di costruirne uno, senza timore ma con lamabile sfacciataggine di chi

non si ferma, di chi non indugia, ma che al contrario osa la tenacia di oltrepassare persino

limpossibile.

Visioni assai differenti e lontane le loro ma che invece di scontrarsi, si sono riconosciute. E forse

Hungry Roads nasce proprio lì : in quella capacità rara di capire che le differenze, quando sono

autentiche, possono diventare forza creativa.

Nel pieno del COVID inventano dark kitchen, delivery segreti, nuovi brand costruiti quasi

sottovoce, mentre il mondo aveva paura persino di uscire di casa.

Eppure la gente risponde, perché dietro quel progetto non cera solo marketing, ma unenergia

vera. Cera il desiderio di far sentire le persone meno sole anche attraverso un piatto consegnato a domicilio.

Ed è così che i risultati arrivano rapidamente. Da subito Milano, poi Pavia e infine Torino.

Hungry Roads non è semplicemente una catena o un format gastronomico di qualità ottima,

è una filosofia! Elidea che si possa mangiare bene anche nei luoghi dove normalmente si

consuma male. Eil coraggio di portare qualità dentro la notte, nei festival, nelle discoteche , nei

luoghi frequentati dai giovani, dove troppo spesso il cibo viene considerato soltanto un riempitivo

veloce e senza anima.

Cecily, Clara e Anna invece, hanno deciso di ribaltare questo concetto. Perché anche un ragazzo che esce da una serata alle tre del mattino merita di assaporare qualcosa di buono e stimolante. Qualcosa fatto con attenzione, non indigesto, non cibo spazzatura, qualcosa che non sia soltanto velocema anche umano.

Ed è qui che il progetto abbraccia anche, o soprattutto, un concetto altamente sociale.

Hungry Roads parla ai giovani senza giudicarli. Entra nei loro spazi, nelle loro abitudini, nei loro

ritmi notturni, ma porta dentro quei mondi unidea diversa di gusto, di qualità, di rispetto per ciò che si mangia.

Eun pocome se dicesse : la bellezza può esistere ovunque, anche in strada, anche dopo la

mezzanotte, anche dentro una discoteca o chissà ancora dove…”.

Il grande successo degli eventi del 9 e del 16 maggio alla discoteca CACAO, con il progetto X Project, ha dimostrato che questa intuizione non è soltanto romantica ma funziona davvero! E’ un passo verso un sogno molto più grande : esportare questo format in tutta Italia.

Ma forse il vero segreto di Hungry Roads, sta si nella qualità appartenente a tutto il progetto, ma si afferma innanzitutto nellanima!

Al giorno doggi aprire un locale è relativamente facile, ma aprire qualcosa che lasci unemozione

è molto più raro.

Cecily, Clara e successivamente anche Anna, non stanno semplicemente vendendo cibo, ma stanno cercando di riportare valore in luoghi dove lo stesso si era perso. Stanno dimostrando

che si può fare impresa senza perdere empatia, perché si può crescere senza diventare freddi,

indifferentie che si può parlare ai giovani senza trattarli superficialmente.

Ed è forse proprio questo il dettaglio che colpisce di più : donne che hanno attraversato difficoltà,

sfide, cambiamenti, successie che invece di chiudersi hanno scelto di creare qualcosa capace di unire le persone, le persone tutte.

Perché alla fine Hungry Roads non parla solo di buon gusto del cibo, di fame, ma parla di incontri

e di valore. Narra di strade anche a volte sperse, ma che improvvisamente trovano direzione e di notti che diventano opportunità.

Hungry Roads sussurra una bella storia che parla di esseri umani che, nonostante tutto,

continuano ancora a cercare qualcosa da condividere lasciando un sapore sempre più profondo, in tutti i sensi…

Infine, possiamo paragonare questo progetto a una lunga tavola apparecchiata nella vita.

Prima arrivano gli antipasti : gli incontri, le intuizioni, i sogni detti piano.

Poi arrivano i primi : le difficoltà, le prove, le corse contro il tempo, le notti infinite.

Poi arrivano i secondi, quelli più intensi, dove serve forza vera per restare in piedi quando il mondo si ferma, almeno in parte

E poi finalmente arriva il dolce : i sorrisi delle persone, il successo inatteso, i giovani che

capiscono la qualità senza bisogno di troppe spiegazioni.

E poi entra in scena lamaro, quello buono però, quello che non lascia tristezza, ma consapevolezza. Quello che ti fa appoggiare lentamente il bicchiere sul tavolo e pensare che, forse, la vita non è fatta soltanto per rincorrere continuamente qualcosa, perché la felicità è anche riuscire a creare un luogo, fosse pure una strada, una notte, una discoteca, un festival, dove le persone si sentano bene davvero.

E Hungry Roads , in fondo, sembra proprio questo : non un semplice progetto di cibo, ma una

cena volante nel mondo fantastico di chi davvero sa apprezzarla e coglierla, con un anima capace

di lasciare dentro alle persone una sensazione raraquella di sentirsi pieni, sereni e finalmente in

pace con il mondo, anche solo per una notte.

(Contatti : 335.7090137 hungryroads.srl@gmail.com

Nuova apertura prevista per giugno : via san Massimo 2 – Torino )

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Il 23 e 24 maggio a Torino la ventesima edizione della Festa dei Vicini e dei nuovi cittadini

 

Sabato 23 e domenica 24 maggio Torino celebra la ventesima edizione della Festa dei Vicini con un programma di appuntamenti diffuso in tutta la città e, novità di quest’anno, una giornata speciale dedicata ai nuovi cittadini.

Promossa dalla Città di Torino insieme all’Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale, la Festa dei Vicini si inserisce nella Giornata Europea dei Vicini, nata a Parigi nel 1999 e oggi diffusa in numerose città europee con l’obiettivo di promuovere relazioni di prossimità, inclusione sociale e senso di comunità. Torino aderisce all’iniziativa dal 2006 e coinvolge ogni anno associazioni, cooperative sociali, complessi ATC, Case del Quartiere, scuole, gruppi informali, comitati di quartiere e centri di aggregazione, che organizzano momenti conviviali e attività aperte al vicinato per rafforzare i legami sociali nei territori.

Questa edizione vedrà 97 feste nei quartieri torinesi, tra cortili, piazze, giardini, case del quartiere, scuole e spazi di comunità, con circa 8mila partecipanti attesi. Per celebrare il ventennale della partecipazione torinese la Città ha inoltre realizzato, insieme al gruppo di Servizio Civile del progetto “Torino di PIÙ”, il dossier “20 anni di Festa dei Vicini a Torino”, che ripercorre la storia della manifestazione dagli esordi parigini fino all’esperienza torinese attraverso locandine storiche, immagini e dati di partecipazione delle diverse edizioni.

Tra gli appuntamenti di quest’anno sarà protagonista la Festa dei Nuovi Cittadini, dedicata alle persone che hanno recentemente ottenuto o stanno per ottenere la cittadinanza italiana, che si terrà sabato 23 maggio in via Po. L’appuntamento è alle ore 11.30 sul palco del tram teatro messo a disposizione dall’Associazione Torinese Tram Storici che sarà posizionato davanti alla Chiesa di San Francesco da Paola. Qui dieci persone prossime al conferimento della cittadinanza, rappresentative delle principali comunità di origine straniera presenti sul territorio torinese, saranno protagoniste di una speciale cerimonia pubblica di giuramento alla presenza del sindaco Stefano Lo Russo. La Festa dei Nuovi Cittadini proseguirà nel pomeriggio al Centro Interculturale di corso Taranto 160, che celebrerà i propri 30 anni di attività con iniziative sociali e una cena conviviale aperta alla cittadinanza.

“Lo spirito con cui questa festa è nata – spiega il sindaco Lo Russo – è di contrastare la solitudine che troppo spesso caratterizza le grandi città, favorendo lo scambio, l’inclusione, il senso di comunità. Ecco perché siamo particolarmente contenti che quest’anno si inserisca nel calendario dei festeggiamenti la simbolica cerimonia con cui diamo il benvenuto ai “nuovi” cittadini torinesi, persone che sono nate in altri paesi ma hanno scelto di fare di Torino la propria casa e di costruire qui la propria vita”.

La Festa in via Po sarà accompagnata dall’esibizione della Banda della Polizia Locale e coinvolgerà associazioni interculturali, il Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze, i commercianti di via Po e numerosi partner. L’intera via sarà chiusa al traffico e animata da attività culturali, sportive e laboratori dedicati al tema dell’Europa e della partecipazione come le esibizioni del CUS Torino, le performance di danza di “Aspettando BallaTorino”, i concerti dell’Ensemble di Musica da Camera dell’Arsenale della Pace, i laboratori artistici dell’Accademia Albertina e quelli scientifici del CentroScienza. Per tutta la giornata saranno inoltre aperti il cortile del Rettorato dell’Università di Torino, il Bibliobus delle Biblioteche civiche torinesi e un tram storico che effettuerà visite guidate. L’Associazione Commercianti di via Po, insieme ad Ascom e Confesercenti, parteciperà con iniziative diffuse e visite guidate gratuite dedicate alle eccellenze storiche e commerciali della via.

La Festa dei Vicini quest’anno assume anche un significato simbolico particolare grazie al collegamento con il percorso di candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033. Il riferimento all’Europa e al valore della cultura come strumento di partecipazione e coesione sociale sarà infatti il filo conduttore di molte delle iniziative previste durante il fine settimana. Tra le iniziative, ci sarà la distribuzione gratuita di tovagliette dedicate ai momenti conviviali delle feste con un QR code attraverso il quale i partecipanti potranno contribuire simbolicamente alla “ricetta” della candidatura europea, indicando il proprio ingrediente segreto per la città del futuro.

Sul sito istituzionale della Città di Torino sono disponibili tutte le informazioni e il programma completo della Festa dei Vicini e della Festa dei Nuovi Cittadini.

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“UWA, Ugi Weekend ad Alassio” rinnova l’appuntamento

“UWA, Ugi Weekend ad Alassio”, l’appuntamento all’insegna della solidarietà ideato da Davide Ravello dei Bagni Corner Beach, giunge alla sua terza edizione e si svolgerà nel fine settimana di sabato 23 e domenica 24 maggio prossimi. L’iniziativa, dedicata ai bambini in cura a Torino e ospiti di Ugi – Unione Genitori Italiani contro il tumore dei bambini OdV, si pone l’obiettivo di regalare un weekend di relax e divertimento a 28 persone, tra cui i piccoli, i loro fratellini e genitori, nella rinomata località marittima ligure di Alassio. Gli ospiti, che giungeranno nella mattinata di sabato 23 maggio presso i Bagni Corner Beach, avranno così modo di passare gratuitamente due giorni da favola, organizzati nei minimi dettagli. L’appuntamento, grazie anche all’importante contributo degli sponsor e dei commercianti della zona, prevede tante novità, momenti di gioco e intrattenimento.

“Ringrazio tutti coloro che si sono voluti inserire in questa iniziativa capace di crescere ancora – ha spiegato Davide Revello – quando abbiamo pensato al progetto UWA non credevamo neppure di poterlo realizzare e, invece, oggi siamo al terzo anno. La cosa che mi fa più piacere, inoltre, è il fatto che gli sponsor stanno crescendo, il che ci dà la possibilità di ospitare più famiglie e di programmare nuove iniziative per intrattenerle. Come nasce UWA? In inverno trascorro gran parte del mio tempo a Torino – continua Revello -. Sono stato colpito dalla realtà di Ugi che ho imparato a conoscere molto bene e mi sono detto: anch’io voglio fare qualcosa per questi bambini che ogni giorno combattono una battaglia difficilissima. Ecco allora l’idea di regalare loro un intero weekend di relax e di spensieratezza mettendo a disposizione il mio stabilimento e il mio staff, composto dai miei figli Simone e Marco, sua moglie Barbara, e da tanti amici che si sono offerti di partecipare, come i miei colleghi, i ristoratori e gli albergatori della zona. Sono istruttore di nuoto, in passato ho lavorato molto nelle piscine con bambini affetti da disabilità o malati, so quello che passano e cosa devono sopportare le famiglie. È importante da parte di chi è più fortunato dare loro una mano, sempre. Anche un piccolo gesto può fare la differenza”.

“Quello di Alassio rappresenta molto più di un semplice fine settimana al mare – ha sottolineato il presidente di Ugi, professor Enrico Pira – è un’occasione preziosa di serenità, condivisione e spensieratezza per i nostri bambini e per le loro famiglie, che ogni giorno affrontano percorsi complessi e delicati. Iniziative come UWA dimostrano quanto la solidarietà concreta possa fare la differenza. Per questo desidero esprimere un sentito ringraziamento a Davide Revello, agli sponsor, ai commercianti e a tutti coloro che hanno scelto di sostenere ancora una volta questo progetto, regalando ai nostri bimbi e alle loro famiglie momenti autentici di gioia e normalità”.

 “A nome mio e dell’amministrazione – ha dichiarato il vicesindaco di Alassio, Angelo Galtieri –  è sempre un piacere per la città di Alassio accogliere questi ragazzi per permettere loro di godere del nostro mare e di due giorni di divertimento. Ringraziamo tutte le attività commerciali che si impegnano a garantire una pausa da sogno”.

Il programma del weekend prevede l’arrivo nella mattinata di sabato 23 maggio, la sistemazione negli hotel, l’arrivo in spiaggia, la merenda offerta dai Bagni Bernardino, il pranzo offerto dai ristoranti Sail Inn, Panama e La Marinas, un pomeriggio di giochi e relax in spiaggia con il gelato offerto dalla Gelateria Leccarie e un giro turistico sul trenino di Emilio, a precedere la cena a base di pizza offerta da Pizzeria 88. Domenica mattina la si passerà in spiaggia e vi sarà modo di gustare la focaccia offerta dalla Panetteria Galli, e alle 10 il Mago Taz intratterrà i presenti con uno spettacolo di magia.  Il pranzo con primo sarà offerto dal Ristorante Panama e il fritto misto di pesce e patatine dal Ristorante La Marina. Il rientro a Torino, previsto per le ore 17, sarà preceduto da relax in spiaggia, giochi e gelato offerto dalla Gelateria Leccarie.

Il progetto UWA, ideato dai Bagni Corner Beach di Alassio, si è concretizzato grazie all’aiuto di chi ha creduto in esso, a partire dagli sponsor: Automotomarco (Torino), Golden Garage (Moncalieri), CityEmotion (Torino-Alassio), Morando Petfood Spa (Andezeno, Torino), Hotel Rosa Allegroitalia (Alassio), Hotel Toscana, Hotel Danio, Hotel Corso, Residence Panama, Ristorante Sail Inn, Ristorante Panama, Ristorante La Marinas, Pizzeria 88, Gelateria Leccarìe, Bagni Bernardino, Trenino Emilio, Panetteria Galli Silvana. Si ringraziano per il preziosissimo supporto: il Comune di Alassio, il Mago Taz, Cartitalia, Alassio Magazine.

Mara Martellotta

Al Museo MIIT  Athos Faccincani: “Quando la luce abita i sogni”

Inaugura sabato 23 maggio, dalle ore 18, presso il Museo MIIT diretto da Guido Folco, in corso Cairoli 4, a Torino, la mostra dal titolo “Athos Faccincani. Quando la luce abita i sogni”, curata da Gianluigi Bettoni e aperta fino al 7 giugno prossimo. Nel periodo dell’esposizione sarà possibile ammirare un’ampia selezione delle opere del maestro che, come recita il titolo dell’esposizione, ha saputo coniugare sogno e realtà con un alfabeto pittorico intriso di luci e colori vibranti.

“Si tratta di un’arte gioiosa e al tempo stesso intensa di significati ed emozioni di immediata lettura, ma anche intimamente profonda, in quanto riflesso dello spirito dell’anima del maestro – spiega il direttore del Museo MIIT, Guido Folco – Tra le opere in mostra sono presenti alcuni dipinti dedicati a Torino, come quello intitolato l’incanto dell’amore, la stupenda rappresentazione di una città in piena fioritura nel giardino roccioso del parco del Valentino, tra ruscelli, giochi d’acqua e gli ormai famosi “lampioni innamorati”, che si abbracciano vicino a una romantica panchina: uno dei luoghi simbolo della città viene reinterpretato da Faccincani con il suo consueto sguardo poetico, con quell’amore e passione verso la luce e il colore che sempre caratterizzano il suo lavoro. L’opera intitolata “Nel silenzio. Passeggiare verso la Mole” narra di un altro angolo della città, osservata da uno scorcio dei giardini reali, nel silenzio della natura rigogliosa che sembra invadere tutto lo spazio urbano. Questa è sicuramente una delle caratteristiche dell’arte di Faccincani: la capacità di osservare gli spazi abitati dall’uomo da una prospettiva differente, spesso inaspettata e sempre incentrata sulla valorizzazione della bellezza e della natura. Nei toni e nei cromatismi accesi di uno spazio inondato dalla luce, il maestro sorprende con contrasti decisi, chiaroscuri intensi e profondi, metafora dei suoi sentimenti al cospetto di una realtà che sa essere sorprendente. “Il bello di natura”, caro alla pittura ottocentesca, non solo italiana, vedeva nella raffigurazione del velo del paesaggio il soggetto principale con cui esprimere i sentimenti e le emozioni dell’essere. In Faccincani assume visioni e connotazioni nuove, contemporanee e dirette. Le sue composizioni sembrano abbracciare l’osservatore, indurlo a percorrere sentieri, strade, respirare i profumi di una natura in fiore, a percepire l’aria frizzante e il  amore di un sole sempre protagonista, un simbolo della filosofia esistenziale del maestro, della sua “seconda stagione”.

Athos Faccincani si può considerare un maestro indiscusso dei nostri tempi, originale e personale in ogni sua interpretazione del mondo, maestro di vita, capace di mutare nel tempo e di regalarci gli aspetti migliori e la visione più onirica e candida dell’esistenza.

L’artista, nato a Peschiera del Garda nel 1951, dedica già da bambino molte ore al disegno e alla pittura, anche se di nascosto, in quanto la madre era profondamente contraria alla pratica artistica. Segue da piccolo la bottega di artisti quali Guidi e Seibezzi Novati, maestri che gli insegnano le varie tecniche pittoriche e gli trasmettono il coraggio di coltivare le proprie passioni e rendere nel proprio talenti. Athos comprende che desidera diventare un pittore per intima necessità. Dopo il diploma, si dedica quindi alla pittura a tempo pieno, e i suoi lavori giovanili, in stile espressionista, ritraggono personaggi cupi e piegati dal peso della sofferenza. Per approfondire lo studio della figura, entra nel mondo delle carceri, degli emarginati e degli ospedali psichiatrici, fa propria la sofferenza altrui e la trasmette attraverso la tela. Non passa molto tempo prima che qualcuno noti forza e intensità espressiva delle sue opere, iniziando a commissionargli lavori sempre più importanti. Alla fine degli anni Settanta, Athos affronta il lavoro più importante della sua carriera, realizzando una mostra sulla Resistenza, e le sue personali vengono visitate anche dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini che, complimentandosi per aver rappresentato la guerra senza aver preso posizione, se non quella di essere uomo di grande sensibilità, lo nomina Cavaliere della Repubblica. Dopo questo importante riconoscimento, il pittore deve affrontare un periodo di crisi interiore che per quasi un angolo terrà lontano dal cavalletto. Quindi, eliminati i colori cupi dalla sua tavolozza, recupera la gioia di vivere e ricomincia a dipingere guardando al mondo con gli occhi di un bambino, prediligendo paesaggi che gli permettono di catturare una natura generosa e lussureggiante, e di esprimere un mutamento radicale nel suo stile, che diventa di chiara derivazione impressionista, utilizzando colori puri e accesi per ripetere gli stessi elementi in ogni quadro: la luce, il sole alto e il racconto semplice.

Con la sua pittura, l’artista ha stregato pubblico e critica, e i suoi lavori sono approdati nelle case di star hollywoodiane e ha esposto nelle località più belle d’Italia, a Londra, a Vienna, Parigi, Chicago, New York, Zurigo, Hong Kong, Singapore e molte altre.

Museo MIIT, Corso Cairoli, 4, Torino – dal 23 maggio al 7 giugno 2026 – da martedì a domenica dalle10 alle 13 e dalle 16 alle 20 – lunedì 1 giugno aperto – 011 8129776 – www.museomiit.it
– info@athosfaccincani.it

Mara Martellotta