Indimenticabile Cary Grant

L’uomo dal fascino senza tempo

Di Debora Bocchiardo

Archibald Alexander Leach, in arte Cary Grant, nasce a Bristol, in Inghilterra, il 18 gennaio 1904.

La sua infanzia non è dorata. Ad appena nove anni, sua madre viene ricoverata in una clinica per malattie mentali, anche se al piccolo la verità verrà rivelata soltanto molto più tardi.

Ribelle e deciso a vivere la propria vita secondo le proprie regole, a quindici anni lascia la scuola e si unisce alla compagnia di saltimbanchi di Bob Pender, falsificando la firma del padre per l’autorizzazione.

Qui Archie inizia ad apprendere alcune basi della recitazione e a familiarizzare con il pubblico. Fa il funambolo e l’acrobata, abilità che utilizzerà anche per alcune pellicole cinematografiche, tra cui “Caccia al ladro”. Con il gruppo di Pender, nel 1920, parte per Broadway con lo spettacolo “Good Times”.

Giovane, raffinato, educato, il giovane capisce che l’America ha molto da offrire e lui può tentare la carriera di attore. Facendo molti lavori per mantenersi, Archie si esibisce in teatro, balla, canta, e recita. Crede nel suo sogno… e fa bene! Nei primi anni ’30 la Paramount lo scrittura come caratterista e factotum.

È a questo punto che la sua vita cambia … e Archie diventa Cary Grant!

Nel suo primo film, nel 1932, “This is the night”, ha solo una particina. Comincia però a farsi notare subito dopo, nello stesso anno, in “Venere bionda” (1932) di Josef von Sternberg, nel ruolo di un raffinato e brillante milionario che fa la corte a Marlene Dietrich.

L’anno seguente, Mae West lo vuole accanto in due film di grande successo, “Lady Lou – La donna fatale” di Lowell Sherman e “Non sono un angelo” di Wesley Ruggles.

Sempre raffinato ed elegante, verrà valorizzato al massimo dal regista George Cukor, nell’eccentrico e truffaldino Jimmy “Monk” Monkley nel film “Il diavolo è femmina” (1935), accanto ad un’altrettanto vivace e spigliata Katharine Hepburn.

Grazie a Cukor, Cary Grant porta sul grande schermo la sua verve e il un fascino, su cui lui stesso sarà sempre il primo a scherzare.

Nasce così anche l’amicizia con l’immensa Katharine Hepburn, sua compagna in diversi film.

Cukor lo dirigerà ancora in “Incantesimo” (1938) e “Scandalo a Filadelfia” (1940),  ma altri due grandi registi senza tempo stanno per entrare nella vita di Cary Grant: Howard Hawks e Alfred Hitchcock.

Hawks mette ancor più in risalto la sua straordinaria vena comica in esilaranti commedie come “Susanna” (1938), in cui interpreta un timido e impacciato paleontologo e “La signora del venerdì” (1940), in cui recita la parte del sarcastico e dispotico direttore di un grande quotidiano.

Nel 1939, sempre con Hawks, Grant accetta e supera brillantemente anche una sfida: il film drammatico “Avventurieri dell’aria” (1939).

Una vena drammatica di spessore che emergerà anche con “Gunga Din” (1939), di George Stevens.

Nuove entusiasmanti avventure cinematografiche arriveranno invece con Alfred Hitchcock. Il Maestro lo catapulta in un genere del tutto nuovo per lui: il thriller. Ambiguo e tenebroso, ma tuttavia affascinante, Grant è semplicemente indimenticabile in pellicole come “Il sospetto” (1941), “Notorious – L’amante perduta” (1946), con una straordinaria Ingrid Bergman, “Caccia al ladro” (1955), e “Intrigo internazionale” (1959).

Nel 1944 Grant accetta di variare un po’ la sua attività e con successo, diretto da Frank Capra, interpreta “Arsenico e vecchi merletti”, un’esilarante commedia nera tratta dall’omonima opera di Joseph Kesselring.

Grant entra nell’immaginario del suo pubblico anche con il romanticissimo “Un amore splendido”(1957), diretto da Leo McCarey, con la stupenda Deborah Kerr.

Howard Hawks recupera la loro collaborazione nel 1952 e lo affianca alla magnifica Marilyn Monroe in “Il magnifico scherzo”.

Seguono “Operazione sottoveste” (1959) di Blake Edwards,  e poi le pellicole con la regia di Stanley Donen: “L’erba del vicino è sempre più verde” (1960), ancora con la Kerr, e “Sciarada” (1963), stavolta al fianco della magica Audrey Hepburn.

Nel 1966, dopo il successo di “Cammina, non correre”, di Charles Walters, Cary Grant decide improvvisamente di ritirarsi, convinto, ormai da tempo, di non essere mai stato veramente apprezzato! In realtà nella sua vita era appena entrata l’unica donna che gli avrebbe davvero cambiato la vita: la sua unica figlia, Jennifer, e il sogno di Cary era essere suo padre, starle vicino e dedicarle tutto il suo tempo.

Cary Grant ebbe una vita privata molto vivace: con ben cinque matrimoni!  La prima moglie fu l’attrice Virginia Cherrill, con la quale restò sposato solo un anno, nel 1934. La seconda fu la miliardaria Barbara Hutton, che sposò nel 1942 e dalla quale divorziò nel 1945.  Nel 1949 sposò l’attrice Betsy Drake dalla quale divorziò nel 1962. Nel 1965 si unì in matrimonio con l’attrice Dyan Cannon, dalla quale ebbe Jennifer. Il matrimonio con la Cannon durò fino al 1968. La quinta e ultima moglie fu Barbara Harris, che sposò nel 1981. Da ricordare anche la lunga relazione con Maureen Donaldson dal 1973 al 1977.

Nel 1970 gli viene assegnato il premio Oscar alla carriera.

La fine della carriera cinematografica vede Cary cimentarsi anche come uomo d’affari con la ditta di cosmetici Fabergé. La recitazione è rimasta tuttavia nella sua anima e nel suo cuore, tanto da spingerlo a lavorare in teatro. Sarà proprio sul palcoscenico che dirà addio alla sua splendida vita.

All’Adler Theater di Davenport, nell’Iowa, durante la preparazione di una rappresentazione di “An evening with Cary Grant”, un attacco di cuore lo stroncherà improvvisamente. È il 29 novembre 1986.  Ci piace salutare questo grande attore con una su celeberrima frase: “L’alcool è un liquido prezioso: conserva tutto, tranne i segreti”.

Il Club Fruttero. La mostra

23 aprile – 29 maggio 2026

Torino, Circolo dei lettori e delle lettrici

 

 

 

Un percorso tra materiali inediti, lettere e manoscritti originali per entrare nel mondo di Carlo Fruttero nel centenario

 

Non una biografia, ma un metodo. Il Club Fruttero. La mostra parte dai materiali – taccuini, lettere, manoscritti – per mostrare come Carlo Fruttero leggeva, scriveva, sceglieva. Dal 23 aprile al 29 maggio 2026 a Torino, al Circolo dei lettori e delle lettrici, prende forma il percorso espositivo centrale del centenario. Una mostra costruita sul lavoro, più che sul racconto: carte, appunti, strumenti che restituiscono un modo di stare nei libri e farli.

In esposizione materiali originali dell’Archivio Fruttero conservato dalla Fondazione Mondadori e documenti dalle collezioni custodite dalle eredi. Il percorso si sviluppa per ambienti che corrispondono a pratiche: entrare, leggere, scrivere, condividere, scegliere, giocare. Ogni sala attiva una funzione e coinvolge il visitatore più che guidarlo.

Al centro si impone il lavoro a quattro mani con Franco Lucentini. Le bozze e le pagine annotate del dattiloscritto “A che punto è la notte” sono affiancate da taccuini preparatori, appunti e materiali della campagna promozionale che accompagnò l’uscita del libro, con le vetrine dedicate a Milano, Torino e Roma: un processo lungo sette anni, visibile nelle sue stratificazioni. Accanto, carte manoscritte e strumenti raccontano la costruzione condivisa dei testi.

Due sezioni sono dedicate al lavoro editoriale: dalla collana Presa diretta, con le sue scelte controcorrente tra gli anni Sessanta e Settanta, all’esperienza di Urania. Pubblicare significa scegliere ed esporsi: non selezionare per confermare, ma per discutere e mettere in discussione.

Tra i materiali emergono anche documenti meno noti. Una lettera inedita della fotografa, scrittrice e attivista Carla Cerati racconta di aver rinunciato a una manifestazione pro-Vietnam per continuare a leggere “La donna della domenica”: un gesto indicativo della forza che un libro può esercitare. Nella stessa direzione si collocano le lettere di Samuel Beckett a Fruttero, il suo traduttore italiano, che introducono il tema del lavoro invisibile di traduzione, fatto di scelte continue e negoziazioni.

La mostra non si limita a esporre: chiede di intervenire, votando il proprio incipit preferito e portandolo allo stand della Fondazione Mondadori al Salone Internazionale del Libro di Torino (14-18 maggio). In cambio, un Tratto Pen verde, come quello usato da Fruttero. La lettura torna ad essere un atto attivo, non un consumo. Anche la sala dedicata all’esperienza televisiva de “L’arte di non leggere” insiste su questo aspetto: parlare di libri come esercizio pubblico di selezione, non come elenco.

Il percorso si chiude in una sala che tiene insieme gli estremi. “All’inizio, alla fine” accosta uno scritto giovanile e il taccuino di La linea di minor resistenza, tra le ultime opere pubblicate: materiali lontani nel tempo che mostrano la stessa pratica, lo stesso modo di lavorare.

 

La mostra è affiancata da una serie di eventi speciali, ospitati nelle sale del Circolo, che ne ampliano il racconto e ne attivano i contenuti in forma partecipata. Il 23 aprile il vernissage con “A cena con Fruttero”: sette tavoli, sette libri, sette voci. Intervengono Carlotta Fruttero con “Donne informate sui fatti”, Federica Fruttero per “Mutandine di chiffon”, Annalena Benini in “La donna della domenica”, Francesca Sforza per Fruttero giornalista, Franco Forte con Urania, Giuseppe Culicchia “Da una notte all’altra”, Paolo Verri “A che punto è la notte”. Il 29 maggio il finissage con Frullato Fruttero, maratona di lettura.

 

La mostra fa parte del progetto culturale diffuso per il centenario, ideato e prodotto da FAAM, con il coinvolgimento diretto delle eredi Carlotta e Federica Fruttero, e sviluppato in collaborazione con la Fondazione Circolo dei lettori e progetto Urania del Dipartimento di Comunicazione, arti e media Giampaolo Fabris Università IULM. Il Club Fruttero attraversa luoghi, linguaggi e pubblici diversi. Fruttero era uno scrittore, un traduttore, un curatore, un editore: scriveva, traduceva, curava, sceglieva. Il centenario ne restituisce il metodo: leggere per capire, scegliere per escludere, discutere per divertirsi e non essere neutrali.

Giovedì 23 aprile alle ore 11 è in programma l’anteprima stampa della mostra al Circolo dei lettori e delle lettrici in via Bogino 9, Torino

Carlo Fruttero in una fotografia di Carla Cerati/ Courtesy Elena Ceratti

Info

Club Fruttero sito ufficiale www.ilclubfruttero.it

info@fondazionemondadori.it – www.fondazionemondadori.it

Facebook @fondazionemondadori.| Instagram @fondmondadori

 

Uomo travolto da tram è in gravi condizioni

Ieri sera a Torino un uomo di 46 anni è stato investito da un tram della linea 3. Pare che stesse camminando lungo i binari. L’incidente è avvenuto in corso Svizzera, nei pressi dell’Ospedale Amedeo di Savoia. Sono intervenuti il 118 e i vigili del fuoco. L’uomo, ferito gravemente, è stato ricoverato in ospedale.

Il Giandujotto di Torino IGP vola a Bruxelles: ora il traguardo è vicino

Dopo quasi dieci anni di attesa, battaglie legali e mediazioni internazionali, il “re” dei cioccolatini torinesi è pronto a conquistare l’Europa. Il Ministero dell’Agricoltura (MASAF) ha sciolto le ultime riserve, respingendo le opposizioni e dando il via libera ufficiale alla trasmissione del dossier alla Commissione Europea per il riconoscimento della IGP (Indicazione Geografica Protetta).
 Superate le divergenze con il gruppo svizzero Lindt (proprietario di Caffarel), è stato concesso un periodo transitorio di 15 anni per l’adeguamento delle denominazioni già in uso.
 
– Le reazioni
Il 2026 sarà l’anno del Giandujotto IGP“, ha dichiarato soddisfatto Guido Castagna.
Anche le istituzioni celebrano il traguardo: il Presidente della Regione, Alberto Cirio, ha ribadito l’importanza di difendere un simbolo dell’identità piemontese, mentre dal Ministero si sottolinea come il marchio darà nuova forza al cioccolato torinese sui mercati mondiali.
-Cosa succede ora?
Il fascicolo passa ora nelle mani di Bruxelles. La fase istruttoria europea durerà dai 6 ai 12 mesi. Entro il 2027, il Giandujotto di Torino potrebbe finalmente sfoggiare il bollino giallo e blu dell’Unione Europea, diventando la decima IGP della Regione Piemonte.
 
Il Giandujotto non è solo un dolce: da oggi è un patrimonio protetto che parla di Torino al mondo.
 
 
 
 Chiara Vannini

Auto tampona tir e si incastra sotto: conducente in ospedale

Un’ auto si incastra sotto il tir dopo aver tamponato e il conducente finisce in ospedale. È accaduto sulla provinciale 222, tra Rivarolo Canavese e Ozegna. Una Fiat Panda, al volante un anziano del posto diretto verso Ozegna, ha impattato contro la parte posteriore di un camion nei pressi della stazione di servizio Q8, all’ingresso del paese.

A seguito dell’urto, l’auto è rimasta incastrata sotto il rimorchio del veicolo, con il lato passeggero invaso dall’impatto. Sul posto è intervenuto tempestivamente il personale del 118 Azienda Zero, che ha trasportato l’uomo all’ospedale di Ivrea. Fortunatamente, le sue condizioni non sono gravi.

In corso gli accertamenti e i rilievi dei carabinieri di Rivarolo Canavese per ricostruire la dinamica dell’incidente. Il sinistro ha provocato disagi alla viabilità, con code e rallentamenti.

VI.G

l’Anteprima Giovani de I Puritani, in programma al Regio

Al via da giovedì 16 aprile la vendita dei biglietti per l’Anteprima Giovani de I Puritani di Vincenzo Bellini, in programma al Teatro Regio giovedì 30 aprile alle ore 20.

L’appuntamento, riservato al pubblico under 30, offre la possibilità di assistere all’ultimo e romantico capolavoro belliniano a un prezzo speciale: i biglietti, disponibili online e in biglietteria fino a esaurimento, sono in vendita a 10 euro.

La nuova produzione è diretta da Francesco Lanzillotta, già apprezzato interprete del repertorio belliniano, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Regio, preparato da Gea Garatti Ansini. La regia, le scene e i costumi portano la firma di Pierre Emmanuel Rousseau, che torna a Torino dopo i successi recenti al Regio.

In scena un cast di alto livello: il celebre tenore statunitense John Osborn, Gilda Fiume, Nicola Ulivieri e Simone Del Savio, insieme ad Andrea Pellegrini, Chiara Tirotta e Saverio Fiore.

I Puritani mette al centro il tema della follia, non come semplice stato d’animo ma come motore dell’azione drammatica. Elvira, credendosi tradita da Arturo alla vigilia delle nozze, sprofonda in una pazzia intensa e struggente, dando vita a una delle scene di follia più celebri della storia dell’opera, prima di approdare a un inatteso lieto fine.

Ad anticipare lo spettacolo, mercoledì 22 aprile alle ore 18, nel Foyer del Toro del Teatro Regio, si terrà una conferenza-concerto di presentazione a cura di Susanna Franchi, con esecuzioni dal vivo degli artisti del Regio Ensemble Albina Tonkikh, Eduardo Martínez e Tyler Zimmerman, accompagnati al pianoforte da Luca Brancaleon. L’ingresso è libero.

Mara Martellotta

Iren ha inaugurato il nuovo impianto Risma

 Amiat Gruppo Iren ha inaugurato il nuovo impianto RISMA – Recupero Integrato Selezione Materia Amiat, dedicato alla selezione e alla valorizzazione della carta proveniente dalla raccolta differenziata della Città di Torino e di parte della Città Metropolitana.

L’evento si è svolto alla presenza del Sindaco di Torino e della Città Metropolitana Stefano Lo Russo, del Vicesindaco del Comune di Collegno Antonio Garruto, dell’Amministratore Delegato del Gruppo Iren, Gianluca Bufo, della Presidente di Amiat Paola Bragantini e dell’Amministratore Delegato di Amiat Enrico Clara. Hanno preso parte all’evento anche il Presidente di Iren Ambiente Enzo Lavolta e Roberto Di Molfetta, Direttore Generale di Comieco.

La struttura sorge a Collegno all’interno di un edificio preesistente, riconvertito dopo due anni di lavori tecnici e infrastrutturali da impianto per il trattamento della plastica a impianto dedicato alla carta e al cartone. Il progetto ha comportato un investimento complessivo pari a 13,5 milioni di euro, di cui 2,55 milioni finanziati nell’ambito del PNRR. RISMA è il primo impianto in Italia in grado di separare, all’interno di un unico processo, sei diverse tipologie di frazioni cartacee, inclusi i materiali poliaccoppiati per bevande, producendo altrettante materie prime seconde.

Con una capacità autorizzata di 66.500 tonnellate all’anno e una portata di trattamento fino a 10 tonnellate all’ora, l’impianto consente di trasformare volumi significativi di rifiuti cartacei in materie prime seconde conformi agli standard di qualità richiesti dal mercato del riciclo. Oggi il sito gestisce flussi di materiali provenienti dalla raccolta differenziata della Città di Torino, gestita da Amiat, e della Città Metropolitana tramite i gestori Seta, Cidiu e Acsel, impiegando 40 persone, tra personale interno e ditte esterne.

All’interno di RISMA vengono selezionate e valorizzate sei distinte frazioni di carta e cartone: il cosiddetto soft mix, costituito da carta con una percentuale molto ridotta di cartone; la carta bianca da ufficio; i prodotti grafici come giornali e riviste; i contenitori poliaccoppiati per bevande composti da carta, plastica e alluminio; il cartone di qualità kraft; il cartone ondulato.

I rifiuti cartacei conferiti all’impianto vengono sottoposti a una prima separazione meccanica che suddivide il materiale in base alle dimensioni, distinguendo il cartone di grandi volumi, le frazioni più fini e quelle intermedie. Questa prima fase consente di avviare ciascun flusso al trattamento più idoneo.

Il cuore tecnologico dell’impianto è rappresentato da sei selettori ottici di nuova generazione, che utilizzano sensori a infrarossi supportati da software di intelligenza artificiale in grado di distinguere materiali visivamente simili, ma con caratteristiche e valori differenti. Questa tecnologia consente di riconoscere e distinguere materiali apparentemente simili ma destinati a filiere di riciclo differenti, un dettaglio che permette di ottenere materiali più omogenei e con un maggior valore di mercato.

Ogni frazione selezionata viene successivamente sottoposta a una fase di controllo qualità, che combina verifiche automatiche e attività di supervisione, per garantire la conformità agli standard richiesti dalle cartiere e dagli impianti di riciclo.

Le frazioni conformi vengono infine pressate, stoccate e avviate al riciclo, dove saranno reimpiegate come nuove risorse per la produzione di nuova carta e cartone. Il layout dell’impianto, progettato per essere flessibile e adattabile, consente di rispondere alle variazioni nella composizione dei rifiuti in ingresso e alle diverse esigenze della domanda finale.

L’avvio di RISMA costituisce un ulteriore passo avanti che rafforza il ruolo guida di Iren nell’economia circolare e nella transizione ecologica“, ha dichiarato Gianluca Bufo, Amministratore delegato di Iren. “Investire in tecnologie all’avanguardia significa trasformare le sfide ambientali in leve strategiche di sviluppo, creando valore aggiunto per i territori e riducendo il consumo di risorse naturali. Impianti come RISMA permettono di rendere più efficiente e robusta l’intera filiera del riciclo, incrementando la qualità dei materiali recuperati e garantendo al territorio, così come al Gruppo, infrastrutture adeguate a sostenere nel tempo i comuni obiettivi di sostenibilità”.

Con questa struttura rendiamo ancora più solido il presidio di Amiat sulle diverse fasi di trattamento delle frazioni della raccolta differenziata“, ha sottolineato Paola Bragantini, Presidente di Amiat Gruppo Iren. “Di fronte a un servizio di raccolta differenziata chiamato a rispondere a esigenze sempre più complesse, legate anche all’evoluzione delle abitudini e dei consumi dei cittadini, questo impianto rappresenta una risposta concreta alle necessità del territorio. Grazie a prestazioni di selezione elevate, RISMA consente di migliorare la qualità dei materiali recuperati, a beneficio di una comunità sempre più sostenibile”.

Proseguono gli incontri con la Polizia Locale per evitare le truffe

La campagna “La truffa si camuffa”, messa in campo dalla Città di Torino con la collaborazione della Polizia Locale con l’obiettivo di prevenire e contrastare i fenomeni di truffe e raggiri.

I primi incontri, dal 10 febbraio ad oggi, hanno riscontrato la presenza e l’interesse di centinaia di cittadini con lo scopo di aiutare le potenziali vittime a riflettere sui meccanismi di questo fenomeno, invitandole a proteggersi e a chiedere aiuto.

La campagna mette in guardia sia dagli inganni di ultima generazione che arrivano attraverso gli strumenti digitali, come una email poco chiara che invita a cliccare un collegamento per carpire password o denaro, sia da raggiri messi in atto da persone che si fingono tecnici, ad esempio della caldaia, incaricati di una manutenzione urgente, familiari della vittima, personale incaricato di far firmare dei documenti o automobilisti che hanno subìto un danno allo specchietto dell’auto.

“Come amministrazione – spiega l’assessore alla Sicurezza della Città di Torino Marco Porcedda – abbiamo voluto fortemente questo progetto che ha un valore particolarmente importante: tutelare chi è più vulnerabile dalle truffe. Parliamo di raggiri che colpiscono spesso proprio le persone che meritano più protezione. Negli ultimi anni i tentativi di truffa ai danni degli over 65 sono aumentati di circa un quarto, un segnale evidente che dobbiamo continuare a investire nella prevenzione e nell’informazione come ha sottolineato recentemente alla festa per il 174° Anniversario della fondazione della Polizia di Stato, lo stesso Questore di Torino Massimo Gambino. L’obiettivo è fornire strumenti semplici e immediati per riconoscere, evitare e segnalare possibili truffe, sia a domicilio che online o al telefono. Vogliamo ribadire un messaggio chiaro – ha sottolineato l’assessore – che nessuno è solo. Anche la Città e la Polizia Locale sono presenti, per ascoltare e prevenire, perché la sicurezza è un bene comune che si costruisce insieme”.

Ai primi incontri ne sono stati calendarizzati altri nei centri civici di tutte le circoscrizioni cittadine con la partecipazione dei presidenti di Circoscrizione, dell’Assessore Marco Porcedda e dei referenti del Reparto Prossimità della Polizia Locale.

Ecco i prossimi appuntamenti da non perdere: il 15 aprile, alle 15.30, all’ufficio parrocchiale San Marco di via Daneo 19, alla Circoscrizione 8; il 16 aprile, alle 18, alla Bocciofila La Baracca di via Tintoretto 22, alla Circoscrizione 2; il 17 aprile alla Circoscrizione 3, alle 15.30, al centro anziani “Spazio delle meraviglie” di via Osasco 80. E poi alla Circoscrizione 4, il 6 maggio (orario da definire) al Centro d’incontro di via Pilo 50.

“Lattes Grinzane”, ad Amitav Ghosh il “Premio Speciale 2026”

Il più grande scrittore indiano vivente. Cinque, tutti stranieri, gli autori finalisti

Monforte d’Alba (Cuneo)

Scrittore, giornalista e antropologo indiano, nato a Calcutta (1956), oggi residente tra New York e Goa – il più piccolo stato dell’India sul Mar Arabico – e autore di rilievo mondiale (vincitore del 54° “Premio Jnanpith”, massimo riconoscimento letterario dell’India), ad Amitav Ghosh è andato, nell’ambito della XVI Edizione del “Premio Lattes Grinzane”, il “Premio Speciale 2026”, riservato ad autori internazionali di alto profilo e, spesso, con una lunga carriera alle spalle. Con tale assegnazione e l’annuncio dei cinque scrittori finalisti, è entrata nel vivo l’edizione di quest’anno del “Premio Lattes Grinzane”, organizzato dalla “Fondazione Bottari Lattes” – con il sostegno di numerosi Enti pubblici e privati – nata nel 2009 a Monforte d’Alba (Cuneo) per volontà di Caterina Bottari Lattes, con la finalità di promuovere e mantenere viva la conoscenza del marito Mario Lattes (1923 – 2001) nella sua multiforme attività di pittore, scrittore, editore e fervido animatore di proposte culturali.

Cinque, si diceva, gli autori finalisti. La cinquina decisamente più internazionale nella storia del “Premio”, in rappresentanza di FranciaRegno UnitoUSA e Spagna. Ecco i nomi e le opere selezionate da una “Giuria Tecnica” di altissima competenza, presieduta dalla scrittrice (ma anche giornalista e conduttrice radiofonica) Loredana LipperiniJulia Deck con “Ann d’Inghilterra” (Adelphi, traduzione di Yasmina Melaouah), Mathias Enard con “Disertare” (e/o, traduzione di Yasmina Melaouah), Andrew Miller con “La terra d’inverno” (NNE, traduzione di Ada Arduini), Andrew Porter con “La vita immaginata” (Feltrinelli, traduzione di Ada Arduini) e Clara Usón con “Le belve” (Sellerio, traduzione di Silvia Sichel).

Ora la parola passa ai 400 studenti e studentesse che fanno parte delle “Giurie Scolastiche” a cui è affidato il compito di leggere le opere in finale e decretare quella vincitrice di quest’anno. Le ragazze e i ragazzi coinvolti provengono da tutta Italia e fanno parte di 25 Istituti Superiori, tra cui  il “Lycée René Char” di Avignone, in Francia. Le Scuole piemontesi inserite in “Giuria” sono: Liceo Scientifico Statale “Leonardo Cocito” di Alba (Cuneo), Istituto di Istruzione Superiore “Arimonda-Eula” di Savigliano (Cuneo), Liceo Classico e Linguistico “Vincenzo Gioberti” di Torino, Istituto Statale di Istruzione Specializzata per Sordi “A. Magarotto” di Torino e Liceo Classico Statale “Gian Francesco Porporato” di Pinerolo (Torino).

Il prossimo appuntamento con il “Premio Lattes Grinzane” è fissato per sabato 17 ottobre: nella mattinata gli studenti saranno protagonisti dell’incontro con i cinque finalisti al “Castello di Grinzane Cavour”, durante il quale potranno dialogare con gli scrittori e porre loro delle domande. Al pomeriggio, al “Teatro Sociale Busca” di Alba, Amitav Ghosh terrà una lectio magistralis su un tema a sua scelta e sarà insignito del riconoscimento, dopodichè verrà scoperto il nome del vincitore o della vincitrice della XVI edizione del “Premio”. L’appuntamento sarà trasmesso in diretta streaming sul sito e sui canali social della “Fondazione Bottari Lattes”.

Commenta la “presidente” di Giuria, Loredana Lipperini“La cinquina finalista della XVI edizione del ‘Premio Lattes Grinzane’ è costituita da cinque fra autori e autrici stranieri: non è in alcun modo una scelta che intende sottovalutare la bellezza della narrativa italiana, i cui candidati, anche quest’anno, sono stati e sono di pregio assoluto. Solo, la giuria ha ritenuto che il valore dei cinque testi finalisti rendesse impossibile escluderne uno. Sono, come ogni volta, romanzi molto diversi fra loro, ma con un’affinità di fondo. In ‘Ann d’Inghilterra’, Julia Deck scardina le regole classiche dell’autofiction per raccontare la vita di una donna comune, sua madre, come se fosse una protagonista della Storia. Mathias Enard, con “Disertare”, ci immerge nel trauma e nell’orrore della guerra nel momento esatto in cui le guerre tornano ad assediare il mondo. Di un altro trauma che è ormai alle spalle parla Andrew Miller in “La terra d’inverno”, scegliendo di scavare nell’inquietudine delle coppie e di una piccola comunità inglese. In “La vita immaginata”, Andrew Porter mette a confronto un padre imprendibile e un figlio solitario per destino. E in “Le belve” Clara Usón affronta l’antica questione del male, questa volta nei gesti e nella mente di una terrorista dell’‘ETA’, la cui vita scorre parallela a quella di una ragazza come tante. C’è sempre un mondo che influisce sulle narrazioni, che non sono mai ripiegate all’interno, ma portano alla luce le contraddizioni, gli orrori e il tentativo di pacificazione di chi vive in un tempo difficile”.

Ricordiamo ancora che, dal 2017, il “Premio Lattes Grinzane” è parte integrante del “calendario culturale” legato alla “Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba”. Inoltre, prosegue anche nel 2026 la collaborazione tra il “Premio” e la Rassegna “Cervo in Blu d’inchiostro”. Per cui domenica 18 ottobre, proprio all’indomani della cerimonia finale, si terrà l’appuntamento all’“Oratorio di Santa Caterina” di Cervo con uno dei finalisti. L’evento sarà condotto da Walter Scavello, docente di Inglese del “Liceo Cassini” di Sanremo.

Per info: tel. 0173/789282 o www.fondazionebottarilattes.it

Gianni Milani

Nelle foto: Amitav Ghosh (ph. Mathieu Genon) e “Cover” libri finalisti

 

“Frolla e Cioccolato”, un laboratorio del gusto

Ci sono gesti semplici che riportano indietro nel tempo, come le mani nella frolla, il profumo
del cioccolato che si scioglie e la sensazione di creare qualcosa da zero.
Dalla voglia di creare un’esperienza da condividere, in famiglia o con gli amici, è nata l’idea
dell’evento “Frolla e Cioccolato”.
Sabato 18 aprile il primo piano di EDIT in Piazza Teresa Noce a Torino si trasformerà in un
vero e proprio laboratorio aperto a tutti e pensato per chi vuole prendersi una pausa, rallentare
per un paio di ore dallo stress quotidiano e riscoprire il piacere di creare con le proprie
mani, divertendosi in cucina.
L’evento si inserisce all’interno del calendario di appuntamenti di Edit Place Social Hub “for
people and for having fun” – polo di gusto, cultura e incontro – dove vivere esperienze di
socialità innovative, lontane dai luoghi comuni.
Il workshop verrà realizzato su tre turni – alle ore 10, alle 15 o alle 17.30 – sotto la guida
esperta di Jacopo Pistone, fondatore di Cibrario Forno Contemporaneo, una realtà
d’eccellenza torinese che unisce panificazione artigianale, ricerca e una visione moderna del
forno. Classe 1987, Jacopo arriva al mondo della panificazione dopo una formazione
alberghiera e un percorso nella ristorazione, sviluppando nel tempo un approccio concreto e
attento alla qualità delle materie prime e ai processi di lavorazione. Grazie a questo know how,
durante il laboratorio accompagnerà ogni fase con consigli pratici, suggerimenti e piccoli
accorgimenti, rendendo la preparazione accessibile anche a chi non ha esperienza in cucina.
Durante il workshop verrà realizzata la preparazione di un dolce, lavorando prima la frolla
e poi il cioccolato, passo dopo passo. La musica in sottofondo accompagnerà il tempo del
lavoro, mentre si impasta, si taglia, si assembla e si condivide. A rendere il momento ancora
più piacevole, una pausa con infusi e tisane, per chiacchierare insieme e socializzare.
Questo evento è infatti pensato per chi volesse passare un momento divertente in compagnia
degli amici o dei famigliari, ma anche per chi, da solo, volesse trascorrere un sabato diverso,
imparando in cucina e avendo l’opportunità di conoscere persone nuove.
“La data del 18 aprile è stata scelta con cura – racconta Elisa Filippelli, project manager
dell’evento per To Be Experience – perché segue il periodo pasquale quando quasi tutte le
famiglie, in particolare quelle con bambini piccoli, sono letteralmente invase dagli avanzi delle
uova di Pasqua. Noi abbiamo deciso di combattere gli sprechi e quindi insegneremo a
trasformare gli avanzi in qualcosa di nuovo e buonissimo. In loco i partecipanti troveranno
del cioccolato pronto per essere utilizzato per i dolci, ma potranno anche decidere di portare
da casa dei pezzi avanzati di uova pasquali da utilizzare.”
All’arrivo a Edit il pubblico verrà accolto anche con un kit di benvenuto – composto da
grembiule e cappello da chef – e ovviamente con gli ingredienti e i materiali utili per il
laboratorio.
INFO e MODALITA’ ACQUISTO BIGLIETTI
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I biglietti per l’evento sono in vendita sul sito ufficiale di
To Be Events al link:

Frolla e Cioccolato


I posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.
A causa della natura e della scala dell’evento, non è
possibile garantire l’assenza di contaminazioni crociate
né prevedere variazioni personalizzate del menù. Le
preparazioni vengono realizzate in cucine condivise,
pertanto non è possibile assicurare un ambiente
completamente privo di allergeni.
L’esperienza, dal costo di 30 euro, comprende in sintesi:
• Kit di benvenuto con grembiule e cappello da
chef
• Ingredienti e materiali per il laboratorio
• Supporto e guida da parte di professionisti
durante tutta l’attività
• Infuso e tisana
• Produzione di un dolce
In fase di accredito sarà possibile aggiungere i
bambini con età inferiore ai dieci anni al costo di 10
euro, rendendo l’esperienza un momento
indimenticabile genitori/figli.