Ancora una volta le ragioni costituzionali, cioè i valori e i principi della nostra Costituzione, sono al centro del dibattito politico ed istituzionale del nostro paese. Certo, mai avremmo immaginato di trovarci in una situazione del genere. Come mai avremmo pensato che la figura del Presidente della Repubblica diventasse l’oggetto della divisione verticale, e violenta, nella politica italiana. E, nello specifico, proprio la figura di Sergio Mattarella. Ora, senza ergersi a paladini del Quirinale e senza esercitarsi nella difesa d’ufficio di Mattarella, non possiamo non dire che l’attuale Capo dello Stato ha dimostrato, in tutti i tornanti decisivi del suo alto magistero – a cominciare dal come ha affrontato concretamente la difficile situazione politica che si è venuta a creare dopo il voto del 4 marzo – una feconda e rispettosa fedeltà alla prassi e al dettato legislativo scolpiti nella Costituzione. Nessuna deroga, nessuna forzatura e, soprattutto, nessun privilegio politico o di schieramento. Anzi, rispetto rigoroso e puntuale del pluralismo e delle indicazioni provenienti dal
corpo elettorale. E sempre nella cornice del quadro costituzionale. Ma, in secondo luogo, quello che mi preme sottolineare in questo frangente delicato e complesso per la nostra vita pubblica, e’ che il rigoroso rispetto dei principi costituzionali – favorito dal comportamento istituzionale ineccepibile dell’attuale Presidente della Repubblica – e’ la cornice e la ragione essenziale per un rinnovato impegno politico dei cattolici italiani. Del resto, il recente appello del Presidente della Cei, cardinale Bassetti ad uscire dal letargo e dall’afasia per intraprendere e rilanciare un nuovo cammino politico dei cattolici, si intreccia anche con la necessità di far rivivere quel “cattolicesimo politico” che trova proprio nella difesa e nella promozione della Costituzione uno dei suoi principali obiettivi. Ecco perché nell’alto magistero istituzionale, concreto e quotidiano, del Presidente Mattarella noi ritroviamo anche le ragioni politiche e culturali per la riscoperta di una tradizione che è sempre stata decisiva in tutte le fasi storiche del nostro paese. Un rinnovato impegno che, adesso, non può più avere alibi per giustificare il distacco dalla vita pubblica.
“Siamo di fronte ad una vera e propria demolizione della democrazia. Il voto dei cittadini, così, non ha più senso. Siamo indignati e sconvolti per quello che sta accadendo nel nostro Paese. La Lega è pronta a governare e a scegliere ministri che facciano il bene e gli interessi dell’Italia e degli italiani e non di qualche altro paese europeo”. Così Riccardo Molinari, vicepresidente dei deputati della Lega e segretario del Piemonte del Carroccio.
Io sto con Mattarella
incaricato in accordo con il Mattarella formulerà una proposta alle Camere. Eppure dovrebbero conoscere la nostra Costituzione. Fieramente hanno votato no al referendum proprio per difenderla dal piano renziano. Anche se il sospetto che l’abbiano fatto per contrarietà e che non l’abbiano mai letta c’è tutto. Personalmente preferisco la cultura idealista di Benedetto Croce che il revanscismo neoborbonico. Preferisco un Matteo Salvini che si autodefinisce comunista padano che scimmiottare i fascisti di Casa Pound. Sono preferenze, opinioni e giudizi, come tali opinabili. Discutere e mettere in discussione le proprie certezze è il sale della democrazia. Si possono cambiare le regole. Ma a bocce ferme. Tant’è che Matteo Renzi … per la prima volta mi è
simpatico. Lui voleva cambiare le regole, ma a bocce ferme .Non ha ottenuto i due terzi dei consensi in parlamento, ha indetto il referendum. Per intanto si gioca con queste regole. È Gigino insiste: 12 milioni d italiani ci hanno votato per il cambiamento. Cosa c’entra? Attenti a non contrabbandare l’eventuale richiesta di cambiamento con la legittimità di stravolgere le regole del gioco mentre il gioco è in corso. C’è dell altro? Spero di no. Vedo troppi fascismi addentrarsi sull’ accordo giallo verde. Ma spero di sbagliarmi e che la causa di tutto sia solo ignoranza, anche se soprattutto per chi vuole governare l’ ignoranza è una colpa
imperdonabile. Continuano nel confidare nel Presidente della Repubblica. In questi mesi ha avuto nervi saldi .Il compito era tutt’ altro che semplice e lo sta realizzando con competenza. Sarà iniziata la terza repubblica ma la nazione continua ad affidarsi a uomini politici formati nella prima Repubblica. Con un mio personale invito a Gigino e Matteo – ora leader non solo del Nord – di leggere il filosofo tedesco idealista Fitche. Sulle dissertazioni e diversità tra Stato e nazione. Con una ultima raccomandazione: se volete ascoltare un consiglio per una volta – almeno per una volta – non attaccatevi al computer ma entrate in una libreria o in una biblioteca. Lì potrete sentire l’odore dei libri, del sapere e del conoscere. Ne Il Pd di Venaria sulla questione vaccini
“Il Sindaco è il responsabile della condizione di SALUTE della popolazione del suo territorio. Il Consiglio Comunale condivide questa responsabilità.”
VENARIA REALE – Si apprende dagli organi di stampa che a circa 20 giorni dalla fine dell’anno scolastico si riscontrano ancora, presso gli istituti scolastici cittadini, dei casi di ingiustificata inadempienza rispetto agli obblighi previsti dalla legge in materia di vaccinazioni obbligatorie, ci domandiamo come mai l’Autorità Sanitaria Locale, cioè il Sindaco, abbia potuto permettere una cosa simile. Non è possibile non esprimere preoccupazione rispetto a una situazione che evidentemente, fino a prova contraria, può potenzialmente pregiudicare la salute di tutti i bambini e i ragazzi, a prescindere da qualunque altra considerazione. Le recenti polemiche rispetto all’interpretazione di norme nazionali o regionali relative all’obbligatorietà dei vaccini, francamente poco interessano, sembrano più che altro un colorito tentativo di scaricare su altri le proprie colpevoli inadempienze; se l’obiettivo è quello di garantire la sicurezza sanitaria di tutti anziché innescare una una sterile discussione di tipo amministrativo-burocratico sarebbe stato più costruttivo capire come mai alcuni bambini ancora non erano in regola con le vaccinazioni ed adoperarsi presso le strutture preposte o magari, ma forse soprattutto, presso le famiglie interessate, al fine di risolvere il problema. Questa amministrazione invece, a partire dall’Autorità Sanitaria Locale, cioè il Sindaco, non ha fatto altro che polemizzare strumentalmente contro i provvedimenti nazionali e regionali senza fare alcunchè per svolgere il ruolo che invece le spetta ovvero “vigilare sulle condizioni di salute della popolazione”. Le polemiche pseudo-politiche fuorviano dal reale problema: per un intero anno scolastico alcuni bambini hanno
frequentato le scuole senza adeguata copertura vaccinale esponendo a dei potenziali rischi sanitari in primis loro stessi, ma allo stesso tempo tutti gli altri. Magari esistono dei validi e giustificati motivi per cui dei bambini non possono essere vaccinati, e le leggi vigenti in materia prevedono anche questi casi, ma un conto è non vaccinarsi perché questa è l’indicazione delle strutture sanitarie in seguito a verifiche effettuate da medici competenti e operanti all’interno del sistema sanitario, un conto è permettere l’interpretazione personale delle leggi sulla base di qualche convinzione fai-da-te maturata su qualche blog improvvisato su internet. Questo è il risultato di una posizione ambigua e confusionaria della maggioranza che guida la Città, che con lo scopo evidente di intercettare un certo consenso politico, ha scelto di mettere in discussione un tema di una delicatezza e di una importanza fondamentale: la salute dei nostri figli e la sicurezza dei nostri istituti scolastici. Se il Sindaco, i Consiglieri che sostengono la maggioranza e i rappresentanti del movimento, ritengono che vaccinarsi sia opzionale o discrezionale, o che si possa tollerare con leggerezza che alcuni non rispettino le regole, mettendo in discussione protocolli e procedure sanitarie applicate a livello mondiale, europeo, nazionale ed elaborate da medici specialisti e professionisti che in tutto il mondo attraverso decine di anni di studi, ricerche e sperimentazioni hanno ritenuto valide e degne di applicazione ne prendiamo atto con timore e preoccupazione. Timore e preoccupazione per la salute dei nostri figli e della nostra comunità, unita alla non minore preoccupazione che un eventuale critica alle procedure di vaccinazione che come ripetiamo sono il frutto del lavoro di centinaia di specialisti, non venga dalla comunità scientifica, dai medici, dagli epidemiologi ma emerga da una minoranza politica abile ad utilizzare un paio di articoli scientifici magari decontestualizzandoli e alterandoli ad
arte al solo fine di canalizzare il consenso per raggiungere posizioni di potere.Questa amministrazione si assume la responsabilità morale dell’aver anteposto ai propri doveri istituzionali, che ancora vi ricordiamo: “”Il Sindaco è il responsabile della condizione di SALUTE della popolazione del suo territorio. Il Consiglio Comunale condivide questa responsabilità.” delle misere polemiche da campagna elettorale anziché provvedere alla risoluzione del problema. Ci auguriamo, per il bene di tutti i bambini di Venaria che a seguito di queste leggerezze e del pressapochismo con cui si è affrontato questo problema, non si verifichino, ne oggi ne mai, delle emergenze sanitarie ai danni dei nostri figli, perché in quel caso non sarà di certo invocando un’interpretazione burocratica di un provvedimento a far venir meno il significato di un ben preciso dovere istituzionale del Sindaco, che per la terza volta ricordiamo: “Il Sindaco è il responsabile della condizione di SALUTE della popolazione del suo territorio. Il Consiglio Comunale condivide questa responsabilità.”
IL CIRCOLO PD DI VENARIA REALE
Lega/5 stelle, opposizione inutile?
Come da copione, qualunque governo che nasce nel nostro paese e’ di norma accompagnato dalla grancassa mediatica della esaltazione preventiva. Quasi a prescindere. E così sarà anche questa volta. Anzi, il copione è già iniziato e il Governo deve addirittura ancora essere formato. Non oso immaginare cosa capiterà di fronte alle prime misure demagogiche e di pura facciata che saranno assunte nei prossimi mesi. Quindi, e’ bene non farsi condizionare dalle polemicucce puerili ed infantili sul “curriculum” del futuro Presidente del Consiglio dei ministri. Detto questo, credo che uno dei nodi politici decisivi in questa fase sia quello di sapere come si comporterà la minoranza o l’opposizione. E, quando parlo dell’opposizione, parlo evidentemente di quel che resta del centro sinistra. Anche perché stento a definire partiti di opposizione al Governo realtà che sono saldamente alleati con uno dei due azionisti. Mi riferisco a Forza Italia e a Fratelli d’Italia. Certo, fingo di non sapere ciò che si legge in questi giorni su quasi tutti i giornali. E cioè, un eventuale nuovo partito di Renzi in combutta con quella parte di Forza Italia che non si farà tentare dalle sirene leghiste. Mi fermo all’esistente. E
l’esistente, appunto, ci offre uno squarcio poco rassicurante sulla qualità della opposizione condotta contro una maggioranza che probabilmente sarà un misto di destra sociale, sinistra assistenzialista e destra politica.
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E quindi difficilmente catalogabile secondo i vecchi schemi che abbiamo conosciuto e sperimentato sino al voto del 4 marzo, cioè il centro destra che si contrapponeva, per modo di dire, al centro sinistra. Ora il panorama è cambiato. E profondamente. Due partiti del cartello del centro destra formalmente non appoggeranno il Governo ma mantengono in piedi – governando insieme le principali regioni italiane e moltissimi comuni – la coalizione di centro destra. Il Pd, ormai, fa notizia solo per la “guerra per bande” che lo caratterizza mentre Leu e’ semplicemente scomparsa dai radar. Ecco perché, di fronte ad un Governo espresso da una maggioranza che, almeno sulla carta, segna una netta discontinuità politica rispetto alla storia democratica del nostro paese, non sapere quale possa
essere l’opposizione che sarà messa in campo non è una notizia di buon auspicio per le forze riformiste italiane. Almeno su un punto, che non è affatto secondario ai fini della dialettica politica democratica. E cioè, esiste oggi la forza politica, culturale e programmatica per essere realmente alternativi alla cosiddetta alleanza giallo/verde? Ovvero, esiste un progetto politico – al di là delle chiacchiere e della propaganda – capace di essere percepito come reale prospettiva politica alternativa al sovranismo, al nazionalismo, al populismo e all’antieuropeismo? Senza una risposta chiara, seria e coerente a questa semplice ma complessa domanda, il centro sinistra rischia realmente una progressiva e silenziosa estinzione.
Il cambiamento è giallo-verde?
invece muti. Diciamocelo, non ci fanno una bella figura.Se il caso della consulenza del Salone del Libro al portavoce della sindaca si fosse verificato a parti inverse, l’Appendilo consigliera di opposizione avrebbe detto a Fassino che rispondere era un dovere. Ora le domande fatte all’Appendino sono invece solo delle provocazioni. Uno dei cardini della democrazia è l’informazione, la conoscenza. Noi vogliamo sapere come sono andate le cose. Ma Chiara non si scompone. Anzi. Da oggi può contare sul contratto tra Di Maio e Salvini. Addirittura si potrebbe ipotizzare un accordo per le Regionali. Sarebbe cappotto, una quasi scontrata vittoria alle regionali. Contenuti del contratto per i piemontesi? Questo dopo il voto. Così si evitano imbarazzanti figure. Non ci stupiamo più di nulla.
qualcosa. Ammesso che si voglia fare qualcosa. Chi saranno i ministri? Dettagli! Per ora si intuisce che la compagine governativa sarà composta da poche donne. E ci dispiace per la Castelli che non sarà Ministra. Forse paga un certo “nervosismo” nelle sue pubbliche dichiarazioni. Ci sarebbe piaciuto vederla all’opera. Ma è un Lusso che il popolo italico non si può permettere. Sicuramente Crosetto si è dimesso da parlamentare indispettito di non poter fare il ministro. Dimesso per modo di dire. Dimissioni solo quando voterà accettandole il Parlamento. Non lo sapevate? Proprio cosi .Per noi comuni mortali vale il principio delle dimissioni ricettizie.Una volta date non sono respingibili. Per Loro no. Vale quando voteranno, se voteranno. Indubbiamente poche certezze. Forse la prima Santa alleanza in Piemonte tra pentastellati e leghisti, tra i sostenitori del reddito di cittadinanza e chi ha sempre detto “prima il Nord”. Tra quelli che ognuno deve avere un reddito e chi meno tasse per i ricchi. È poi chiedi: ci sono le coperture economiche? Provocatore! Sei contro la rivoluzione giallo-verde. Più che provocatori chiediamo chiarezza. Chiediamo troppo? Non ci sembra.Iniziamo dalle affermazioni dichiarate nel contratto di governo al punto 27: “Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia” . Ridiscutere un progetto come la Tav può significare una notevole perdita di tempo e di occasioni di sviluppo economico per il Piemonte; I parlamentari Piemontesi, sia di maggioranza che minoranza, si devono impegnare efficacemente per sostenere la più importante infrastruttura che potrà risollevare l’economia di Torino e dei comuni
vicini, la città di Orbassano per prima, al pari dei politici Lombardi, Veneti e Emiliani; Non a caso il Piemonte soffre dell’aumento della disoccupazione (soprattutto giovanile) e della riduzione del reddito pro capite, mentre le altre regioni padane registrano ben altra vitalità economica; La mancata realizzazione della TAV renderà sempre più isolata l’area Torinese e la conferma del terzo valico che interessa la Lombardia e che sarà aperto nel 2022, rafforzerà sempre più l’asse infrastrutturale Genova-Rotterdam sul quale si concentreranno le attività logistiche e produttive per l’ovvia comodità dei trasporti e temiamo che parte delle attività torinesi si rilocalizzeranno altrove, abbandonando le nostre città; Siamo molto preoccupati per il futuro economico dei nostri territori e invitiamo i politici locali a impegnarsi con tutte le loro energie per mantenere l’impegno della realizzazione della TAV e a non far prevalere la superficialità con cui certe forze politiche stanno liquidando questa importante infrastruttura affermando “che ormai non serve più e che andava fatta 30anni fa”; Vorremmo la conferma che un’importante opera di trasporto pubblico come la stazione della ferrovia metropolitana del San Luigi (FM5) sarà realizzata e per la quale nutriamo qualche timore perché finanziata proprio con l’anticipazione dei fondi della Torino-Lione; Proponiamo di organizzare una mobilitazione delle forze politiche e sociali per far sentire la voce di tutti coloro che sostengono il ruolo nazionale ed europeo dei nostri territori, soprattutto per non perdere ancora tempo prezioso;
Il Sindaco di Orbassano Componente Osservatorio TAV
Eugenio Gambetta Valter Martino
“Realtà differente da quella frettolosamente prospettata la settimana scorsa”
“METTERE IN SICUREZZA IL TRASPORTO FERROVIARIO SIA UNA PRIORITÀ”
“Esprimo la mia vicinanza alle famiglie delle vittime e ai viaggiatori feriti nel grave incidente ferroviario di questa notte a Caluso. In attesa che vengano chiarite cause e responsabilità, quanto avvenuto è un ulteriore segnale dell’urgenza di mettere in sicurezza il trasporto regionale. Non si può morire per un malfunzionamento di un passaggio a livello. I passeggeri devono salire su un treno sapendo che la loro vita è in buone mani: tutti siamo pendolari per lavoro, tutti abbiamo persone amate che salgono su un treno. Viaggiare non può essere un rischio. La messa in sicurezza della rete del trasporto pubblico locale sia una priorità nell’agenda del nuovo governo”.
Sui tre principali fondi europei indiretti gestiti dalla Regione, il Piemonte è fortemente in ritardo: a lanciare l’allarme è l’eurodeputato Alberto Cirio insieme agli esponenti di Forza Italia in Consiglio Regionale Franco Graglia e Andrea Fluttero.
Su quasi 3 miliardi di euro (2,9 mld per l’esattezza) assegnati dalla programmazione europea al Piemonte per il periodo 2014-2020, al momento le risorse già allocate sui diversi bandi sono solo un terzo, circa 990 milioni, e quelle spese e già arrivate nelle tasche dei cittadini e del territorio ancora meno, solo 420 milioni di euro.
Su due Fondi in particolare il Piemonte è tra le regioni che si posizionano al fondo della classifica italiana per l’uso delle risorse europee. Si tratta del Fondo per lo sviluppo rurale (FEASR) e di quello per lo sviluppo regionale (FESR), rispettivamente al 13° e 18° posto. Migliore invece la gestione del Fondo sociale (FSE) su cui il Piemonte è 3° a livello italiano.
«Queste risorse vanno spese entro il 2020 – sottolineano Alberto Cirio, Franco Graglia e Andrea Fluttero – altrimenti il rischio è di perderle. Molti bandi devono ancora essere decisi e su quelli già avviati ci sono stati molto problemi di accesso, lungaggini ed eccesso di complessità e burocrazia».
«Come ho già ribadito più volte – aggiunge l’eurodeputato Cirio –, sono a disposizione per dare un supporto alla Regione su questi fondi e per lavorare insieme, fin da adesso, sulla prossima programmazione».
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FONDI UE: LO STATO DELL’ARTE IN PIEMONTE
Dati Commissione UE aggiornati al 21 maggio 2018
FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale). Sono le risorse principalmente destinate ai territori e alle imprese per interventi finalizzati a creare sviluppo sostenibile e ripresa dell’occupazione. Su quasi 966 milioni di euro per il Piemonte, al momento le risorse decise – ossia allocate sulle misure già aperte – sono pari all’26,7% (quelle spese il 6,2%). Siamo al 18° posto a livello nazionale, a differenza della Valle d’Aosta, al 2° posto con l’83,4% delle risorse già decise, ma anche a differenza di regioni del sud come la Campania, che su oltre 4 miliardi di euro di dotazione ne ha già allocati più del 70%, posizionandosi al 4° posto in Italia.
Una situazione che potrebbe mettere a rischio la “premialità” di circa 50 milioni di euro che, ottimisticamente, era già stata conteggiata e ripartita tra le varie misure. Se dovessimo perderla, la dotazione totale del FESR per il Piemonte passerebbe dagli oltre 960 milioni attuali a poco più di 900.
FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale). Sono principalmente le risorse del PSR destinate agli agricoltori e i fondi per i GAL (Gruppi di azione locale). Ad oggi, su quasi 1,1 miliardi di euro di dotazione per il Piemonte, la quota di risorse decise è pari all’31,3% (quelle spese 13%). Siamo al 13° posto delle regioni italiane, seguiti dalla Calabria, a fronte del primo posto della Toscana con il 99,8% già deciso.
Sia sul FESR che sul FEASR sono state segnalate notevoli difficoltà di adesione alle misure, farraginosità nella produzione dei documenti e complessità e lunghezza delle istruttorie (in alcuni casi oltre un anno di attesa per conoscere l’esito della propria istanza). A tutto questo si aggiungono i tempi “biblici” di pagamento.
FSE (Fondo sociale europeo). Sono principalmente le risorse destinate a inclusione sociale, istruzione, formazione e occupazione.
Qui il Piemonte va meglio e si posiziona al 3° posto nazionale e in testa alle regioni del Nord Ovest, mostrando buona capacità di ricorrere agli aiuti europei. Su quasi 873 milioni di euro, la percentuale di risorse decise è del 45,4% (e spese del 25,3%), a fronte del 17° posto della Lombardia con il 24,2% deciso (e 15,1% speso).



