È nata il 29 settembre 1998, segno zodiacale bilancia il segno dell’equilibrio sopra ogni cosa, dello charme e della raffinatezza, in Romania a Bacău
La vincitrice della finale regionale Piemonte che va alla finalissima nazionale “Una ragazza per il cinema” a Taormina si chiama Edera Tulbure. È nata il 29 settembre 1998, segno zodiacale bilancia il segno dell’equilibrio sopra ogni cosa, dello charme e della raffinatezza, in Romania a Bacău.Nello stesso distretto è nata anche Nadia Comăneci, che tutti ricorderanno come una delle più grandi atlete del XX secolo e delle Olimpiadi, nonché la più grande ginnasta, la prima ad aver ottenuto il massimo punteggio, 10, in una competizione olimpionica. Quindi, Nadia, diminutivo di Nadežda, che in russo significa Speranza, nome che la madre volle dare alla ginnasta ed Edera, un Rampicante Sempreverde come la speranza che mai non muore.
Un super talento precoce la prima che iniziò a far ginnastica da 3 anni, la Nadia Comăneci, e la voglia di farsi strada di un talento tutto da dimostrare per la seconda, Edera Tulbure, che sta dimostrando carattere in tutt’altro settore, ovviamente. Edera è venuta in Italia dall’età di 5 anni e “ormai sono quasi dieci anni che vivo qui sin da piccola, mi ha sempre affascinato il mondo della moda e mi ricordo che ho sempre sognato di diventare una modella poi ho avuto l’occasione di venire a conoscenza del Casting del concorso Nazionale “Una ragazza per il Cinema” in Film Commission” – ci dice.
In quella occasione ha conosciuto Mirella Rocca che l’ha inserita nel cast del concorso e sempre tramite lei è diventata testimonial della Model Agency Castin di Torino.“Ho partecipato al workshop di recitazione di Fioretta Mari la quale mi ha aiutata veramente tanto a tirar fuori da me stessa qualcosa che neanche sai di possedere. Lei è per me una donna splendida che ti entra nell’anima” è ancora Edera che parla.
Le è rimasta impressa una frase che la Fioretta Mari le ha detto personalmente: “Se continui così ad avvilirti e a farti complessi che non esistono appassirai come un fiore…se credi in te stessa sarai dura come una roccia e riuscirai a lottare per il tuo sogno senza guardare in faccia a nessuno!!” “Parole che porterò sempre nel cuore” ci dice Edera.
E così si è fatta strada. Ricordiamo il suo percorso nelle selezioni del concorso di cui è vincitrice per la Regione Piemonte.Ha partecipato alle selezioni di Bardonecchia arrivando seconda. A Villa Amoretti ha vinto la fascia delle semifinali.E infine in Piazza San Carlo per la finalissima Regione Piemonte le è stata assegnata la fascia da vincitrice assoluta.“Per ora sono felicissima ed ora partirò per la Sicilia, comunque vada sarà sempre un’ esperienza indimenticabile….e ringrazio Mirella Rocca per tutti i suoi consigli” ha concluso Edera.
E Mirella Rocca, prezioso riferimento a cui si affidano le giovani promesse che si affacciano nel mondo del Cinema e della Moda, attraverso il concorso “Una ragazza per il Cinema” cosa ci dice? “Penso che tutte queste ragazze che si avvicinano a questi concorsi o a questo mondo dello spettacolo abbiano bisogno sopratutto di persone professioniste nel settore e che esprimano la massima serietà e professionalità”.
E noi considerando la sua esperienza e la sua partecipazione pluriennale a eventi di questo genere, ricordando tra l’altro il concorso del 2013 vinto dal Piemonte, possiamo ben dire che in quanto a “massima serietà e professionalità” e aggiungeremmo noi a “scrupolo di coscienza”, si tratta comunque di minorenni allo sbaraglio, ne ha da vendere. Intanto è il momento del Grande Spettacolo più atteso dell’anno, il cui patron è Antonio Lo Presti, 27° edizione, il primo concorso nazionale di talento in Italia, con centinaia di selezioni nella maggior parte delle province italiane, con migliaia di bellissime ragazze partecipanti, e infinite emozioni !
Ben 150 Miss sfilano per il Concorso Nazionale più prestigioso “Una Ragazza per il Cinema 2015” a Taormina, dall’1 al 6 settembre. Presenteranno Riccardo Signoretti e Carmen Russo, con la partecipazione di Grazia Di Michele, Rossella Izzo, Federico Moccia, Pippo Franco, Garrison Rochelle, Francesco Sarcina, Paola Marotta e Pablo Gilcagné.
Vito Piepoli


Nei primi sette mesi dell’anno le ore di cassa integrazione in Piemonte – spiega il Rapporto della Uil – sono scese del 14,7% rispetto allo stesso periodo del precedente anno. La cassa ordinaria è calata del 6,7%, la straordinaria del 17,7%, quella in deroga del 29,8%. La nostra regione è ancora seconda in Italia per numero complessivo di ore richieste, e Torino è sempre la provincia più cassaintegrata d’Italia. Soltanto Asti fra le province piemontesi registra un aumento (+17,5%).
LA STORIA
Cadeva di domenica il 2 settembre 1945 quando, nelle brughiere ad ovest dell’abitato brianzolo di Mariano Comense, venne organizzata la prima festa de L’Unità. La guerra non aveva neppure svoltato l’angolo ed era forte il bisogno di stare insieme e far festa, pur mantenendo una forte impronta politica. L’idea era partita direttamente da Giancarlo Pajetta e dagli esuli che ,l’anno prima, avevano partecipato nella Parigi liberata alla festa de “L’Humanitè”, l’organo del Partito Comunista Francese. Milano era semidistrutta dalle bombe e si decise di trasferire
l’iniziativa in una zona periferica. Così la scelta cadde su Mariano Comense dove, dal 1944, si erano insediate alcune industrie sfollate dal capoluogo lombardo e fra queste la Breda, dove tra gli operai si contavano molti militanti del Pci. Lì, nei boschi tra la zona delle fornaci e Lentate sul Seveso, al “Casin del Porta”, si svolse la “Grande scampagnata de l’Unità”. Per «testimoniare la ripresa di una nuova e gioconda vita di popolo», come si poteva leggere sul programma, si diedero appuntamento migliaia di lavoratori accompagnati dai famigliari.
sette botti di vino, da distribuire alla spina, con i bicchieri di vetro. E c’era anche qualcuno che provò a bere dalla bottiglia, a garganella”, ricordano i più anziani, quelli che “c’erano” quel giorno. “ E i salamini , le costine di maiale, una vagonata di michette e grandi pentoloni di pastasciutta al sugo di pomodoro. Che fame avevamo, e che voglia di far festa”. I muri del paese erano tappezzati da manifesti che salutavano i partecipanti alla festa, firmati dal sindaco, il dottor Giovanni Del Curto, un galantuomo democristiano che venne eletto deputato alla Costituente. Oltre a mangiare, bere e ballare, il programma prevedeva un raduno ciclistico, corse podistiche, uno spettacolo teatrale per i bambini, incontri di pugilato, tiro a segno, alberi della cuccagna, corse nei sacchi, lotterie e una tombolata, con modesti premi, considerato che la guerra era terminata da poco. Poi c’era anche la parte politica, con gli interventi di Amendola, Sereni, “Cino” Moscatelli, Giancarlo Pajetta e Luigi Longo. Dalla tribuna prese la parola, salutando la folla, anche un cappellano delle formazioni partigiane.
incontro sia festosi che culturali,dove si consolidava la coscienza popolare. Nulla era lasciato all’improvvisazione e l’appuntamento con la festa veniva preparato nei minimi particolari, con organizzazione, disciplina e la consapevolezza dell’importanza dell’avvenimento. Feste politiche, vetrina di una identità che andava affermata e resa “visibile”, quella del PCI, di quel “partito nuovo”, voluto da Togliatti nel 1944, con l’obiettivo di trasformare l’ossatura clandestina e resistenziale dell’organizzazione comunista in un partito di governo, progressista e democratico. Ma, al tempo stesso, erano anche feste popolari, dove divertirsi e raccogliere i fondi necessari all’autofinanziamento. Per interi decenni, da quel giorno di Mariano Comense ad oggi, le Feste de L’Unità ( tornate alla loro denominazione legata dal giornale fondato da Antonio Gramsci, dopo la parentesi delle “feste democratiche”) hanno rappresentato uno straordinario appuntamento di popolo. Tra il fumo delle griglie e i mitici “tortellini”, i dibattiti e le danze al ritmo di polke e mazurke, sono passate da quelle feste intere generazioni.
L’impegno dei militanti non si esauriva nella “gestione” durante lo svolgimento delle feste ma c’era anche un prima e un dopo, allestendole e poi smontandole (quando le strutture, come nella maggioranza dei casi, erano temporanee). Dietro alle quinte di ogni festa c’è sempre stato il sudore, la gioia, la fatica di tanti volontari che, gratuitamente, hanno montato gli stand, avvolgendo i cavi degli impianti elettrici, acquistando i viveri, disponendo sedie o lavando enormi pile di piatti e tanti, tantissimi bicchieri e posate. Le Feste de l’Unità sono state rappresentate anche in numerosi film, tra i quali, Prima della rivoluzione di Bernardo
Bertolucci (1964), Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca(1970) di Ettore Scola, Zitti e mosca (1991) di Alessandro Benvenuti. Vicende che racconta bene anche Anna Tonelli nel suo libro “Falce e tortello. Storia politica e sociale delle Feste dell’Unità”, edito nel 2012 da Laterza. In quelle pagine, senza agiografie, prende corpo la storia di un pezzo d’Italia, di un grande fenomeno politico che si faceva tradizione popolare, fino a diventare patrimonio della democrazia e quindi, al di là delle idee, di tutti. Dalla “scampagnata” del ’45 , come momento di libertà e liberazione, fino alle feste degli anni ’90 senza il Pci ( diventato PDS e poi DS) a quelle d’oggi: ne è passata di acqua sotto i ponti e le feste, come l’Italia, sono cambiate molto. I ricordi di un anziano militante della provincia più a nord del Piemonte, quella di Verbania, rendono bene il clima e le differenze. 

STORIE DI CITTA’ / 



Le donne lo sanno. Hanno quella saggezza ancestrale, quell’istinto acuminato
Così presenti, profonde, complesse e irrisolte, incomprensibili e a volte,