Treni, modifiche sulla Torino – Modane

16/17 maggio e 6/7 giugno

 

 Modifiche alla circolazione ferroviaria per consentire interventi di manutenzione straordinaria alle opere d’arte nella tratta tra Bussoleno e Modane.

Per agevolare le attività, sabato 16 e domenica 17 maggio e successivamente sabato 6 e domenica 7 giugno Regionale di Trenitalia (Gruppo FS) ha riprogrammato il servizio ferroviario tra Torino Porta Nuova e Bardonecchia con bus dedicati nella tratta tra Bardonecchia e Bussoleno.

Frecciarossa da Milano verso Parigi e viceversa sono cancellati.

L’orario dei bus può variare in funzione delle condizioni del traffico stradale, con possibile aumento dei tempi di percorrenza.

Sui bus non è ammesso il trasporto bici e non sono ammessi animali di grossa taglia, eccetto i cani da assistenza.

I canali di acquisto sono aggiornati.

VIAGGIARE INFORMATI

È possibile consultare la sezione “Infomobilità” su sito e app Trenitalia, chiamare il call center gratuito 800 89 20 21 e rivolgersi al personale di stazione.

I viaggiatori saranno anche informati tramite sms, e-mail e notifiche su app. I clienti del Regionale possono ricevere sms ed e-mail grazie al biglietto digitale acquistabile anche in tutte le biglietterie di stazione. Inoltre, è possibile attivare, tramite App Trenitalia, le notifiche Smart Caring.

A questo link è consultabile la campagna SCEGLI DI VIAGGIARE INFORMATO

Domenica la Marcia per la Pace: le modifiche viabili

 

Domenica 17 maggio si terrà a Torino la “Marcia per la Pace”. La celebre manifestazione che dal 1961 si svolge lungo i 24 km che collegano Perugia ad Assisi, viene organizzata da Città di Torino, Città metropolitana di Torino, Regione Umbria, Città di Assisi, Città di Perugia e Salone Internazionale del Libro di Torino, in occasione della kermesse culturale torinese che ospita la Regione Umbria.

Il ritrovo è fissato alle 9 al Parco del Valentino, con partenza alle 9.30. Il percorso, lungo circa 5,5 chilometri, si snoderà lungo il Po e la Dora, attraversando corso Cairoli, lungo Po Diaz, intersezione con piazza Vittorio Veneto, lungo Po Diaz, via Napione, corso Regina Margherita (carreggiata centrale tra via Napione e largo Berardi), largo Berardi, corso Farini, viale Ottavio Mai, lungo Dora Siena, lungo Dora Savona, corso Giulio Cesare (carreggiata centrale tra ponte Mosca e piazza della Repubblica), con arrivo previsto alle 11.30 circa in piazza della Repubblica, dove si terrà l’evento conclusivo.

Per permettere lo svolgimento della manifestazione verranno emesse ordinanze temporanee di divieto di sosta e di divieto di transito.

Divieti di sosta

Divieti di sosta dalle ore 01.00 alle 12.00 e comunque sino a cessate esigenze del 17 maggio 2026 in Via Napione, ambo i lati.

Dalle ore 05.00 a cessate esigenze del 17 maggio, saranno in vigore divieti di sosta in “Piazzale Latteria Svizzera” (viale Virgilio 17), Viale Virgilio, Corso Cairoli, fronte civico 8 su carreggiata est, Piazza della Repubblica, esedra mercatale Sud Ovest (ex mercato Ittico).

Divieto di transito

Dalle ore 9.00 alle 12.00 e comunque a cessate esigenze del 17 maggio divieto di transito per tutte le categorie di veicoli compresi monopattini e biciclette su tutto il percorso, per il tempo necessario al transito della manifestazione.

Ponti chiusi

Saranno chiusi i seguenti ponti:

Dalle ore 9 a cessate esigenze:

  • Vittorio Emanuele I (Gran Madre)
  • Umberto I (Corso Vittorio Emanuele I)

Dalle 9.30 a cessate esigenze:

  • Ponte Rossini
  • Ponte Regio Parco
  • Ponte Bologna
  • Ponte Mosca

Vorrei, ma non posso

Parlando con alcuni imprenditori e, per par condicio, con alcuni giovani, magari figli di amici è emerso, ma non è una novità, che da parte dei giovani vi sia una disaffezione nei confronti del lavoro tradizionale, quello che ti occupa 8 ore al giorno in ufficio (o in auto se sei rappresentante) con motivazioni quanto mai variegate.

Il bisogno di libertà, di non sentirsi incatenati in ufficio è forse al primo posto, seguito dagli stipendi troppo bassi rispetto alle esigenze personali, seguito a sua volta dal sentirsi sfruttati perché, a fonte dei 1200 euro di stipendio elargiti, l’azienda fattura miliardi.

Tutti temi rispettabili, salvo il fatto che questi ragionamenti nascono spesso dall’ignoranza dei fatti, da un’analisi scarsa di tutte le componenti e, non di rado, nascondono la voglia di non fare nulla, preferendo essere serviti e riveriti a casa.

Personalmente, anche sono passati più di 40 anni dal primo giorno di lavoro, a suo tempo preferii iniziare come semplice impiegato, con 850 mila lire al mese; anzi, il primo mese fui assunto come borsista, a stipendio quasi uguale ma senza contributi (e, alla soglia della pensione ho dovuto lavorare un mese in più). Poi guardando continuamente a eventuali bandi o concorsi, partecipai ad una selezione nella più grande azienda culturale del Belpaese venendone assunto dopo 3 anni. E’ vero, i tempi sono cambiati, ma il meccanismo è sempre lo stesso.

Nel Comune dove sono Sindaco periodicamente hanno luogo bandi di assunzione per diversi profili professionali; in quello in corso attualmente, per un semplice geometra, non sono ancora giunte domande: stipendio non interessante? Orario scomodo? Lavoro pesante? Non credo, considerando che negli Enti pubblici l’orario è di 36 ore settimanali contro le 39-40 delle aziende private, almeno nel mio Comune non si lavora il sabato e, di norma, non mandiamo nessuno in miniera a picconare le rocce.

In ogni caso, perché non provare ed eventualmente, se non piace o se si trova altro, si cambia occupazione o datore di lavoro?

C’è poi chi, come il figlio di miei amici, sta aspettando il lavoro giusto, da 2 anni, e ne ha oltre 30 di età; quando gli ho spiegato che la sua pensione sarà irrisoria perché, all’età pensionabile, avrà accantonato pochissimi contributi, 35-39 anni al massimo, è caduto dal pero non sapendo che vi sia un’età massima per il ritiro dal lavoro. Da notare che trascorre le giornate in internet alla ricerca di non si sa quali notizie.

Forse la colpa può essere attribuita ai genitori che hanno allevato come mamme chiocce i propri pargoletti, forse è dei ragazzi che non sono sufficientemente stimolati a iniziare a mettersi alla prova, a provare ad ottenere e riuscirvi.

Fogazzaro diceva “chi vuol vedere l’aurora lasci le molli piume”: certo è che se ognuno rinuncia a fare del proprio meglio (genitori e figli) ma anche Stato e imprenditori un risultato è garantito: nel giro di pochi anni la previdenza sociale si affosserà come in un enorme buco nero, dove di fronte al mancato ingresso di versamenti faranno fronte uscite spaventose (tutti i pensionati attuali e futuri e l’assistenza, che in Italia è garantita anche a chi non ha reddito e non ha mai versato contributi.

Ma possiamo stare tranquilli almeno su un punto: non vi sarà, in tal caso, nessuna guerra civile perché gli anziani saranno demotivati ed i giovani non sapranno distinguere i buoni dai cattivi perché preferiranno starsene in casa a poltrire.

Sergio Motta

Collanina strappata alla Gran Madre: anziana 73enne insegue il ladro, arrestato

Un furto con strappo da circa 1.000 euro a pochi passi dalla chiesa della Gran Madre è finito con l’arresto grazie alla reazione determinata della vittima. È successo intorno alle 9, in via Monferrato all’angolo con via Santorre Santarosa: due giovani — uno su monopattino e l’altro a piedi — si sono avvicinati verso una donna di 73 anni e le hanno strappato una collanina d’oro.

La 73enne non si è data per vinta: ha inseguito il rapinatore che materialmente le aveva sottratto la collana, attirando l’attenzione dei passanti. Alcuni cittadini sono intervenuti e hanno bloccato uno dei due malviventi in attesa dell’arrivo di una pattuglia dei carabinieri. Le immagini delle telecamere di zona hanno ripreso la scena e hanno contribuito alle fasi successive dell’indagine.

I carabinieri della Stazione di Barriera Casale hanno fermato un 24enne, di origini nordafricane e senza fissa dimora, accusato dello scippo. La vittima ha recuperato la collana e ha presentato denuncia. Il giovane è stato processato con rito direttissimo; il giudice gli ha imposto l’obbligo di firma giornaliero alla polizia giudiziaria. Le indagini continuano per risalire all’altro presunto autore.

VI.G

Torino e la nuova era della pizza gourmet

SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

 

Negli ultimi anni Torino ha cambiato completamente il suo modo di vivere la pizza. Accanto alle classiche pizzerie di quartiere sono nati locali più moderni, dove la pizza non viene più vista soltanto come un piatto veloce ma come un’esperienza studiata nei dettagli. Gli impasti sono più leggeri, le lievitazioni più lunghe e gli ingredienti scelti con una cura quasi da ristorante stellato. La città oggi è diventata uno dei punti di riferimento del Nord Italia per chi cerca una pizza gourmet fatta con tecnica, creatività e prodotti di qualità.

Andrea Brunetti, il pizzaiolo che ha portato personalità e ricerca nella pizza torinese

Tra i protagonisti più interessanti della scena torinese c’è Andrea Brunetti, pizzaiolo che negli ultimi anni è riuscito a distinguersi grazie a uno stile molto personale. Il suo modo di lavorare parte dalla tradizione napoletana ma si evolve verso qualcosa di più contemporaneo. Le sue pizze hanno un impasto molto soffice, leggero e arioso, con un cornicione importante ma mai pesante. Ogni elemento sembra studiato per dare equilibrio, senza coprire il gusto degli ingredienti principali.

Quello che colpisce del suo lavoro è soprattutto la ricerca continua sulle materie prime. Nel suo menu si trovano prodotti selezionati con attenzione, spesso legati al territorio piemontese, utilizzati però con un approccio moderno. Non punta mai sull’eccesso o sugli abbinamenti strani soltanto per stupire. Le sue pizze cercano invece armonia e semplicità, anche quando utilizzano ingredienti più ricercati.

Una delle pizze più rappresentative del suo stile è quella in cui i sapori risultano molto netti ma allo stesso tempo delicati. La mozzarella resta sempre protagonista senza coprire il resto, il pomodoro mantiene freschezza e acidità e ogni ingrediente aggiunto serve davvero a completare il piatto. Anche gli oli, le creme e le consistenze vengono usati con attenzione per creare un’esperienza più elegante rispetto alla classica pizza tradizionale.

Il locale trasmette la stessa idea della sua cucina: moderno ma accogliente, curato ma senza risultare troppo formale. L’obiettivo non è trasformare la pizza in qualcosa di distante dalla tradizione, ma darle un’identità nuova mantenendo però il lato conviviale che da sempre la rende speciale. Proprio questa capacità di unire tecnica e semplicità ha permesso ad Andrea Brunetti di diventare uno dei nomi più apprezzati della pizza gourmet torinese.

Le altre pizzerie gourmet che stanno facendo parlare Torino

Un’altra realtà molto apprezzata in città è FERMENTO Care & Passion, locale che ha costruito il proprio successo soprattutto grazie allo studio sugli impasti. Qui la lievitazione ha un ruolo fondamentale e il risultato finale è una pizza molto digeribile, leggera e fragrante. Il menu cambia spesso seguendo la stagionalità e propone ingredienti freschi che vengono valorizzati senza appesantire la pizza.

L’atmosfera del locale è contemporanea e rilassata, perfettamente in linea con l’idea moderna di pizzeria gourmet. Le pizze più richieste sono quelle che uniscono ingredienti semplici a dettagli più creativi, come creme delicate, formaggi particolari o salumi artigianali. Anche gli antipasti seguono la stessa filosofia: pochi elementi ma scelti con grande attenzione.

Tra le realtà più conosciute c’è anche Berberè, che a Torino ha trovato un pubblico molto appassionato. La loro pizza è diversa rispetto a quella napoletana classica perché punta maggiormente sulla croccantezza e sulla leggerezza dell’impasto. Le farine utilizzate e le lunghe fermentazioni permettono di ottenere una pizza molto equilibrata, con sapori puliti e ben definiti.

Il menu alterna pizze più tradizionali a proposte moderne con ingredienti stagionali e combinazioni originali ma sempre accessibili. Molto apprezzata anche la scelta di valorizzare prodotti semplici senza complicare troppo i gusti. È proprio questa immediatezza, unita alla qualità tecnica, che ha reso Berberè una delle pizzerie gourmet più frequentate della città.

Torino oggi riesce quindi a raccontare diverse interpretazioni della pizza contemporanea. Da una parte ci sono pizzaioli come Andrea Brunetti, che puntano su identità e creatività personale, dall’altra locali che lavorano soprattutto sulla tecnica e sulla qualità degli impasti. In ogni caso, la pizza gourmet torinese continua a crescere e a conquistare sempre più persone, trasformando un piatto tradizionale in qualcosa di moderno senza perderne l’anima autentica.

NOEMI GARIANO

Noemi Gabrielli, la custode invisibile di Torino

Durante il Nazismo salvo’ migliaia di libri proteggendo la memoria collettiva.

Ci sono storie che restano ai margini, eppure hanno contribuito in modo decisivo a costruire l’identità di una città. Torino è anche questo: un intreccio di vite femminili coraggiose e spesso poco raccontate, come quella di Noemi Gabrielli; donne che, in ambiti diversi, hanno saputo proteggere, innovare, resistere. Recuperare oggi le loro storie non è solo un atto di memoria, ma un modo per dare profondità al presente e riconoscere il valore di un’eredità culturale che continua a parlarci. Durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre l’Europa bruciava sotto i bombardamenti e le città venivano distrutte, c’era anche chi combatteva una battaglia meno visibile ma altrettanto importante: salvare la cultura. A Torino, questo compito ebbe il volto e la determinazione di Noemi Gabrielli, funzionaria nelle biblioteche e storica dell’arte. Nata nel 1901 a Pinerolo, museologa, lavorava già da anni alla tutela del patrimonio quando la guerra cambiò tutto, le bombe non colpivano solo case e fabbriche, ma anche biblioteche e archivi. A questo si aggiungeva il rischio di razzie e distruzioni legate al nazismo che in tutta Europa aveva già preso di mira libri e opere d’arte. In quel contesto, la Gabrielli capì subito una cosa: bisognava agire in fretta, e lo fece. Organizzò lo spostamento di migliaia di volumi, tra cui manoscritti antichi e testi rari, lontano dalla città, in luoghi ritenuti più sicuri. Era un lavoro complesso e rischioso, i trasferimenti avvenivano sotto la minaccia dei bombardamenti e in un clima di incertezza continua. Eppure la Gabrielli andò avanti, assumendosi responsabilità dirette e prendendo decisioni rapide. Non si trattava solo di salvare oggetti, ma di proteggere una parte essenziale della memoria collettiva. Grazie a queste operazioni, migliaia di libri furono messi al sicuro. Alla fine della guerra, quando Torino iniziò lentamente a rialzarsi, quel patrimonio poté tornare nelle biblioteche. Un risultato concreto, che oggi appare quasi scontato, ma che allora dipese dalla determinazione di poche persone. Dopo il conflitto, Noemi Gabrielli continuò il suo lavoro nel campo della tutela artistica, contribuendo alla ricostruzione culturale del territorio piemontese. Morì nel 1979, senza mai cercare visibilità per ciò che aveva fatto. Oggi il suo nome è ricordato anche nel Giardino Noemi Gabrielli. Ma la sua storia resta ancora poco conosciuta. Eppure racconta qualcosa di molto attuale: nei momenti più difficili, difendere la cultura significa difendere l’identità di una comunità e a volte, per farlo, basta il coraggio di agire quando tutto intorno crolla. “Se dovessi rinascere mi dedicherei ancora con questo entusiasmo a questo lavoro” disse Noemi Gabrielli.

MARIA LA BARBERA

Stellantis-Dongfeng, maxi accordo da un miliardo: la Cina torna centrale nella strategia del gruppo

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Nuovo passo strategico di Stellantis sul mercato cinese. Il gruppo automobilistico ha raggiunto un’intesa con Dongfeng Motor per sviluppare e produrre in Cina nuovi modelli dei marchi Peugeot e Jeep, con un forte orientamento verso motorizzazioni elettriche e ibride.

L’operazione, dal valore superiore al miliardo di dollari, segna un ritorno di centralità della Cina nelle strategie industriali di Stellantis, impegnata a recuperare terreno in un mercato diventato cruciale per la mobilità del futuro. La produzione dovrebbe concentrarsi principalmente nello stabilimento di Wuhan, polo industriale già importante per il settore automotive cinese.

L’accordo prevede la realizzazione di vetture destinate non soltanto ai consumatori cinesi, ma anche ai mercati internazionali, in particolare Asia, Medio Oriente e America Latina. Per il marchio Jeep si tratta anche di una ripartenza produttiva nel Paese asiatico dopo l’interruzione della precedente collaborazione con GAC avvenuta alcuni anni fa.

La nuova alleanza arriva in una fase delicata per l’industria automobilistica europea, stretta tra la transizione ecologica, la concorrenza asiatica e la necessità di ridurre i costi produttivi. Per questo motivo il rafforzamento dei rapporti con Dongfeng viene osservato con attenzione anche in Europa e in Italia, dove il futuro degli stabilimenti Stellantis resta al centro del confronto politico e sindacale.

Negli ultimi mesi il gruppo ha già intensificato i rapporti con diversi partner cinesi, soprattutto nel settore delle auto elettriche. L’obiettivo è accelerare lo sviluppo tecnologico e ampliare l’offerta di veicoli a basse emissioni, sfruttando il know-how maturato in Cina, oggi leader mondiale della mobilità elettrica.

L’intesa con Dongfeng rappresenta quindi molto più di una semplice collaborazione industriale: è un tassello della nuova strategia globale di Stellantis, chiamata a competere in un mercato automobilistico sempre più orientato verso innovazione, elettrificazione e alleanze internazionali.

Sequestro di fabbricati per un milione di euro

Dalle prime ore di ieri mattina la Polizia di Stato sta eseguendo, nell’ambito di un procedimento di prevenzione, il sequestro di: due fabbricati di civile abitazione di tipo “villa”, un fabbricato di civile abitazione in costruzione e relativo terreno, un locale ad uso autorimessa ed un’attività commerciale, site in alcuni comuni dell’hinterland  torinese, nonché n. autovettura, n. 1 minicar, n. 1 scooter, n. orologi di valore, diversi oggetti preziosi e denaro contante, nonché n. 2 conti correnti bancari con relativa liquidità, il tutto per un valore complessivo di circa  1.000.000,00 (un milione) di Euro, di proprietà di  soggetti gravati da numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio ed in particolar modo per numerose truffe ai danni di anziani.
In accoglimento della proposta presentata in data 29.12.2025 dal Questore di Torino, Massimo Gambino, il Tribunale di Torino – Sezione Misure di Prevenzione, ha emesso il decreto di sequestro anticipato dei suddetti beni, nell’ambito di un procedimento di prevenzione destinato a colpire l’ingente patrimonio illecitamente accumulato dai due proposti. 
La complessa attività di indagine di carattere patrimoniale svolta dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Torino, ha tratto origine da un’attività investigativa della locale Squadra Mobile risalente al mese di ottobre dello scorso anno. 
Dalle indagini è emerso che i due soggetti, spacciandosi per tecnici incaricati al controllo dei termosifoni inviati dall’amministratore del condominio, carpendo la fiducia delle vittime, perlopiù persone anziane particolarmente vulnerabili, le derubavano di tutto il denaro e oggetti preziosi custoditi all’interno delle abitazioni. 
Grazie ai proventi dell’attività delittuosa, i due soggetti – oggi colpiti da sequestro di prevenzione – ostentavano un elevato tenore di vita, incompatibile con i redditi dichiarati e caratterizzato dal possesso di beni di lusso, soggiorni in esclusive località turistiche, nonché spese voluttuarie di ogni genere.
Tali condotte criminali risultate altamente redditizie per i colpevoli, sono state capaci di causare un non indifferente danno economico e psicologico per le vittime, le quali – a causa delle particolari condizioni di fragilità anagrafica – in molti casi hanno rischiato di cadere in situazioni di sconforto e depressione. 
Il Questore di Torino, riscontrando l’elevata pericolosità sociale dei due truffatori, ha richiesto nei loro confronti l’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. per la durata di tre anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. 
Il provvedimento eseguito in data odierna conferma l’importanza che rivestono, nell’azione di contrasto alla criminalità, le misure di prevenzione patrimoniali, capaci di sottrarre a soggetti criminali i patrimoni illecitamente accumulati.
Tanto è stato tra l’altro evidenziato in occasione del convegno nazionale sulle misure di prevenzione tenutosi il 13 maggio c.a. presso il Teatro Olimpico di Roma ed organizzato dal Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Pref. Vittorio Pisani, unitamente alla Direzione Centrale Anticrimine. L’incontro, dal titolo “Le misure di prevenzione: quadro analitico prassi operative e innovazione” ha infatti posto al centro proprio il tema della prevenzione patrimoniale come strumento decisivo per sottrarre ricchezza alle organizzazioni criminali e a soggetti dediti a reati predatori.

Regione Piemonte: “Cultura infrastruttura strategica”

La Regione Piemonte conferma il proprio impegno politico e istituzionale a sostegno del sistema culturale piemontese e per lo scorrimento delle graduatorie dei bandi triennali del settore Cultura per il 2026 e 2027. Il tema è stato al centro del Tavolo della Cultura di venerdì 15 maggio, occasione di confronto con Comitato Emergenza Cultura, Agis, enti, fondazioni, operatori e rappresentanti del comparto culturale regionale.

«La cultura rappresenta una delle infrastrutture strategiche del Piemonte e il nostro obiettivo è continuare a rafforzare un sistema che genera crescita, lavoro, partecipazione e identità territoriale. Per questo, come Regione Piemonte, abbiamo scelto di assumerci un impegno concreto sullo scorrimento delle graduatorie dei bandi triennali, lavorando insieme agli operatori culturali, ai territori e alle fondazioni per ampliare le opportunità del sistema culturale piemontese», dichiara l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli.

Grazie alle risorse regionali e ai contributi statali, che arriveranno nei prossimi mesi, sarà infatti possibile dare continuità a questo percorso, consentendo di sostenere ulteriori progettualità culturali risultate finanziabili e rafforzando così la rete culturale piemontese. In questo quadro si inserisce anche il confronto avviato con la Fondazione CRT per valutare nell’ambito del protocollo attivo con la Regione Piemonte possibili forme di collaborazione e sostegno a favore del sistema culturale piemontese e dello scorrimento delle graduatorie.

Per quanto riguarda i bandi del triennio 2025–2027, infatti, pur essendo la dotazione finanziaria dell’avvio di questo triennio superiore a quella del triennio 2022–2024 — passando da 8 milioni a 8,3 milioni di euro — il numero dei soggetti che non hanno ottenuto il contributo è stato maggiore rispetto al passato. Questo sia perché è aumentato in modo significativo il numero dei soggetti risultati finanziabili, segnale di un sistema culturale vivo, dinamico e in crescita, sia perché è cresciuto il valore del singolo contributo erogato.

L’impegno adesso, in accordo anche con il Consiglio regionale che ha approvato sul tema uno specifico ordine del giorno, è di garantire il contributo a tutti i soggetti risultati ammissibili. Nel corso del Tavolo è stato inoltre illustrato anche il cronoprogramma amministrativo legato all’assegnazione dei contributi dei bandi per l’anno in corso: l’obiettivo condiviso è arrivare alla chiusura del percorso entro il mese di luglio per coloro che risultano già finanziati ed entro ottobre per coloro che verranno finanziati con lo scorrimento delle graduatorie.

Nel frattempo, molti enti hanno già potuto contare sul sostegno del ‘Rafforza Cultura’, la misura promossa dalla Regione Piemonte con il supporto della Compagnia di San Paolo, che consente di ottenere immediatamente l’anticipazione bancaria del contributo regionale, in modo da garantire continuità alle attività culturali anche nelle fasi di attesa delle liquidazioni. La misura, operativa da oltre un anno, ha rappresentato uno strumento innovativo e concreto per aiutare associazioni, enti e operatori culturali ad affrontare le difficoltà legate ai tempi amministrativi.

«Rafforza Cultura ha dimostrato che le istituzioni possono costruire strumenti concreti per accompagnare il mondo culturale, non soltanto finanziando i progetti ma aiutando gli enti a trasformare le idee in attività reali sui territori. La cultura ha bisogno di programmazione, stabilità e strumenti moderni: è questa la direzione che il Piemonte intende continuare a seguire», conclude l’assessore Chiarelli.

L’incontro è stato anche l’occasione per avviare il confronto per il programma triennale della cultura per il triennio 2028/2030: “L’obiettivo – sottolinea Chiarelli – è la  definizione del Programma entro la fine del 2027, proprio per consentirci di anticipare l’applicazione degli interventi regionali rispetto a quanto avvenuto nel passato”.

“COSE. Stanze come mondi”

Nell’ottocentesca “Villa Giulia” di Verbania, la “città giardino” sul Lago Maggiore dedica un’importante retrospettiva ad Alessandro Mendini

Dal 16 maggio al 27 settembre

Verbania

Una grandiosa (in tutti sensi) “Poltrona di Paglia”, che mi fa subito venire alla mente le “Big Benches” (“Panchine Giganti” panoramiche, oggi sparse in tutta Italia, la maggior parte in Piemonte), ideate dal designer automobilistico americano Chris Bangle quando insieme alla moglie, nel 2009, si trasferì nelle Langhe di Clavesana e proprio lì creò la sua prima “Panchina Gigante”. La “Panchina n. 1”. Correva l’anno 2010. Non una novità, se si pensa all’enorme “Poltrona di Paglia”, di cui sopra, progettata da Alessandro Mendini, era il 1974 (ben 35 anni prima!), tra i più geniali interpreti del “design” e dell’“architettura” del nostro Novecento, cui la Città di Verbania dedica nell’ottocentesca “Villa Giulia”, sul versante piemontese del Lago Maggiore, una prestigiosa retrospettiva, curata da Loredana Parmesani (con allestimento di Alex Mocika), e visibile da sabato 16 maggio a domenica 27 settembreBen 130 le opere in mostra, tra le più significative della sterminata produzione di Mendini (Milano, 1931 – 2019) e capaci di ripercorrere tutta la sua lunga carriera, dando voce e corpo ad un vasto arco cronologico che scorre dai primi passi nel “Radical Design” milanese degli anni Settanta fino alle più pronunciate “teorie post-moderne”, che ritroviamo anche nella sua collaborazione con l’Azienda “Alessi”, la cosiddetta “Fabbrica dei sogni”, che proprio nel Verbano-Cusio-Ossola (precisamente ad Omegna, dove fu fondata nel 1921 da Giovanni Alessi) ha la sua sede operativa.

Organizzata dal “Comune di Verbania”, in collaborazione con l’“Archivio Alessandro Mendini (Elisa e Fulvia Mendini)”, il Patrocinio di “Regione Piemonte” e “Provincia del Verbano-Cusio- Ossola” (insieme ad altri numerosi Enti ed Istituzioni), la rassegna segue fedelmente un particolare “percorso espositivo” che si snoda lungo un allestimento modulato sulla struttura interna di “Villa Giulia”. In cui s’affiancano, per l’appunto (per dirla con il titolo della stessa mostra), “Cose” che guardano – in un gioco ludico fatto di alta maestria ma anche di sottile ironia e non poca visionarietà – alle “Stanze come mondi”.  Ogni stanza, infatti, é dedicata a un capolavoro di Mendini, scelto in collaborazione con le figlie Fulvia ed Elisa.

In mostra, ci si muove dunque dalla famosa “Poltrona di Paglia” del 1974, progettata per dichiarare quanto il “design” possa essere non solo creazione di “oggetti utili”, ma anche “strumento di provocazione, sensibilizzazione e attivismo sociale”, alla “Poltrona di Proust” del 1978, dedicata allo scrittore francese e a metà tra “Rococò” e “Puntinismo”; dal “Divano K2”  per “A LOT OF Brazil” (importante industria di “design” brasiliana) del 2013 – omaggio ai riferimenti artistici a lui più vicini, quali De ChiricoSavinioCarràKandinskijFuturismo e le avanguardie storiche del tempo – al “Mendinigrafo” del 1985, una sorta di “normografo” o “strumento da disegno” in legno che racchiude i segni e i decori caratterizzanti la sua produzione, fino al “100% Make up” di “Alessi” del 1992, una “Collezione di 100 vasi in porcellana” con il coperchio disegnato da Mendini, ma decorati da altrettanti artisti, architetti e “designer” internazionali. E tant’altro, ancora, di imprevedibile e geniale creatività. Ciascuna opera, inoltre, ci appare accompagnata da disegni, oggetti, dipinti e testi che ne spiegano la genesi e ne sottolineano la collocazione storica e l’importanza estetica.

Sottolinea la curatrice, Loredana Parmesani“In ogni spazio, l’oggetto iconico dà il via a un racconto progettuale ed emozionale che si sviluppa in un percorso fatto di oggetti, disegni, fotografie, scritti che sostengono la peculiarità teorica e formale dell’argomento affrontato. Perché le stanze? Perché le stanze come mondi? Perché le stanze sono state uno dei fili conduttori della sua ricerca. La stanza, a lui così cara, è luogo della riflessione, del riposo, della quiete, del lavoro ma anche il luogo della turbolenza, dell’inquietudine che può divenire anche prigione da cui fuggire grazie all’immaginazione”.

Particolarmente intenso e fecondo anche l’estroso lavoro di “architetto” di Mendini che, insieme al fratello Francesco e con il loro “Atelier”, ha dato vita a innumerevoli progetti in Italia e nel mondo, dalle “Fabbriche Alessi” a Omegna alla “Piscina Olimpionica” di Trieste e alle stazioni della “Metropolitana” a Napoli, fino, in estrema sintesi, al “Museo di Groningen” in Olanda, a un quartiere di Lugano in Svizzera, a un “Palazzo Commerciale” a Lörrach in Germania e, in Corea del Sud, alla “Torre Osservatorio” di Suncheon.

Gianni Milani

“COSE. Stanze come mondi”

Villa Giulia, corso Zanitello 10, Verbania; tel. 0323/503249 o www.viviverbania.it

Dal 16 maggio al 27 settembre

Orari: dal lun. al ven. 10,30/13 e 16/19; sab. e dom. 11/19

Nelle foto: Alessandro Mendini seduto sulla “Poltrona di paglia”, 1974 (Ph. Enrico D. Bona); “Poltrona di Proust”, 1978 (Ph. Carlo Lavoratori); “K2 Amazzonia”, 2013 (“Archivio Alessandro Mendini”); “100% Make Up, Alessi”, 1992 (“Archivio Alessandro Mendini”)