ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 670

Linea di confine, spigolature di vita e storie torinesi

“Il grillismo ecologico in salsa torinese e’ davvero poca cosa e i suoi ispiratori molto modesti. Lor signori ragionano con l’idea fissa di bloccare tutto,  baloccandosi con l’ideuzza della ” decrescita felice”

 

di Pier Franco Quaglieni *

TORINO A PIEDI 

Oggi domenica a piedi ,in marzo ,dopo due giorni di pioggia. Forme di demagogia  verde un po’ retro’?  L’educazione ecologica di un giorno che valore ha ? Forse stamattina, scrivendo, sono stato troppo severo e in qualche modo, sia pure inconsciamente ideologico, ma già la parola educazione, riferita ad un Comune , stride alle orecchie di un liberale, perché un Comune dovrebbe fornire soprattutto servizi, non essendo tra i suoi compiti quello di educare i cittadini. La domenica senz’auto è comunque  un’occasione per verificare  se le iniziative comunali di blocco, messe in atto in febbraio,  siano  state utili  a migliorare l’aria o ad illudere il popolino(si sarebbe detto un tempo) che la sindaca pensi e provveda alla salute dei suoi cittadini. Non c’è mai stata una parola sugli impianti di riscaldamento e sui mezzi pubblici che inquinano. Stiamo tornando a Chiamparino o addirittura all’assessore Hutter emigrato da tempo a Milano  ? Spero proprio di no! Le  sparate propagandistiche  bloccano sicuramente  la città senza dare effetti utili documentati ,come pare abbia messo in evidenza il blocco dei diesel. Il grillismo ecologico in salsa torinese e’ davvero poca cosa e i suoi ispiratori molto modesti. Lor signori sembrano prigionieri dell’idea fissa di bloccare tutto,  baloccandosi con l’ideuzza della ” decrescita felice” di una città che non si  rivelano purtroppo finora  in grado di amministrare,se non ricorrendo a metodi vecchi ed obsoleti. Questa favola di una Appendino brava rispetto ad una Raggi pessima, si sta ridimensionando,non tanto perché la Raggi migliori,ma perché la sindaca torinese rivela una squadra di assessori  carente ,al di là dei miti giornalistici che le hanno cucito addosso troppo in fretta. Certo Appendino è meglio di Raggi,ma ,di per sé ,non appare un grande complimento.

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IL MORALISMO GIACOBINO TORINESE
E’ uscito in libreria il libro di Salvatore Vullo “Gli ultimi frutti dell’estate”  edito da Nerosubianco. Un romanzo che parte dalla disastrosa alluvione del 1994 in Piemonte per poi delineare “le ombre cupe e grevi di Tangentopoli”. Il racconto si intreccia tra Piemonte e la natia Sicilia .  Al di là della vicenda,raccontata con stile incisivo e molto efficace, risulta interessante la ricostruzione delle vicende di “Tangentopoli” , il giacobinismo violento di parte della magistratura politicizzata che archiviò l’intera classe dirigente della I Repubblica, la migliore che ebbe questo Paese, per via giudiziaria. Due passi meritano ,tra i tanti significativi, di essere citati. Uno riguarda Torino : ”Questa città e i suoi centri di potere , così rigidamente sabaudi ,moralistici, giacobini ,hanno sempre mal tollerato le altre espressioni laiche, riformiste , liberalsocialiste “. Un altro passo rivela la tempra di scrittore vero di Salvatore Vullo, amico di Leonardo Sciascia e il suo spirito libero:” Nella società occorre permanentemente moltiplicare le idee per fare in modo che non ci possano essere guardiani sufficienti per controllarle”. Il libro di Vullo merita di essere letto.

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BONA ALTEROCCA GIORNALISTA AMICA DI PAVESE

Bona è stata una giornalista torinese  di orientamento cattolico-laico,nata a Brescia nel 1916 e morta a Torino 1989. Responsabile della terza pagina del “Popolo nuovo”,il  bel quotidiano di Gioachino Quarello,dal 1959 fino al pensionamento,ha lavorato alla “Stampa” negli anni eroici di Ferruccio Borio e di Gabriella Poli.Nel 1968 pubblicò “Il romanzo del giornalismo”,un testo oggi dimenticato che andrebbe riletto.  Fu amica di  Cesare Pavese:su di lui scrisse,edito dalla Sei, un libro di ricordi e testimonianze “Pavese dopo un quarto di secolo” uscito nel 1974. Un libro che fa vivere un Pavese molto diverso dalla “vulgata” di Davide Lajolo,scritto con il distacco necessario a chi voleva indagare lo scrittore piemontese,senza cadere nella retorica ,spesso,della non-retorica.   Emblematico un giudizio di Pavese,citato da Alterocca, sulle poesie di  Edoardo Sanguineti,celebrato intellettuale dell’avanguardia e della sinistra marxista :”Questa non è poesia,e nemmeno stile:sono giochi di prestigio”. Ho conosciuto Sanguineti all’Università e mi parlò di lui con parole molto sanguigne Carol Rama,la pittrice che ebbe con lui una storia sentimentale. In effetti Sanguineti era contorto,  come aveva intravisto Pavese. Bona Alterocca per tanti anni fece la cronista de “La stampa” presso il Consiglio comunale di Torino,sempre presente in tribuna stampa. Ogni  tanto arrivava il fattorino della “Stampa” a ritirare le sue cronache  sempre precise,obiettive,senza retroscena.La conobbi in Consiglio Comunale nel 1970 e nacque subito un’amicizia sincera,destinata a rimanere negli anni. Era rispettata da tutti i  consiglieri di ogni parte politica per questa sua capacità di essere imparziale. Viveva con la sorella Letizia,professoressa di lettere alle scuole medie statali. Con lei feci un dibattito ,quando abolirono il Latino in modo definitivo dalla scuola media.C’era anche Italo Lana. Le nostre parole,ovviamente,caddero nel vuoto.E il Latino,ma successivamente  anche l’Italiano,scomparvero dalla scuola.

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 IL POLO UNICO DEL ‘900 ?
Il bando per la nomina del Direttore del Polo del ‘900 è passato quasi inosservato.
C’ è stato chi mi ha esortato a presentare la mia candidatura,ma io non ci ho mai pensato neppure un attimo perché ,così come è ,il Polo non mi piace. L’ho scritto in più occasioni e ribadisco le critiche. E’ un polo a senso unico,se si eccettua la Fondazione “Donat Cattin”;la cultura liberale piemontese è stata esclusa aprioristicamente.La nomina del direttore rivela,leggendo con attenzione il bando, una vocazione ulteriormente  volta a coordinare gli stessi ospitati.Alla fine verrà fuori un leviatano in cui gli stessi enti che compongono il Polo non saranno più dei soggetti pienamente autonomi. Per altri versi,ci sono anomalie da sanare come la doppia sede del centro Gobetti e dell’Unione culturale Antonicelli che trovano ospitalità nei palazzi juvarriani del Polo e mantengono le loro sedi originarie. Andrebbe anche fatta chiarezza sui finanziamenti che gli enti ospitati ricevono dalle diverse amministrazioni,a prescindere dal fatto di aver ottenuto  a titolo gratuito  i locali del Polo.  Tra le funzioni  del futuro direttore  c’è anche il fundraising  che, tradotto, significa il reperimento di fondi,facendo così terra bruciata ad ogni altra realtà non riconducibile al Polo medesimo. E questo forse è il tasto più dolente. Ma forse occorre davvero  un direttore scelto attraverso un bando per chiarire cosa sia o debba essere il Polo ,al di là dei primi passi. Anche dal nome della persona scelta  si avrà chiaro l’indirizzo che vogliono imprimere. Le voci sui candidati che circolano e che ovviamente sono banali pettegolezzi, non portano a “star sereni”. Imbarazzante appare la posizione del Comune di Torino con amministrazione grillina che si trova ad appoggiare ,senza aprire bocca, un pezzo emblematico del “Sistema Torino” ,tanto aborrito prima delle elezioni

*Direttore del Centro Pannunzio

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LETTERE

(Le lettere vanno indirizzate a quaglieni@gmail.com)
Lei ha scritto di ristoranti,di pasticcerie,di  locali storici della città. Perché non parlare  anche dei caffè? Anch’essi sono in crisi d’identità.
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La storia dei caffè torinesi mi sembra una pagina conclusa da tempo. Erano luoghi di ritrovo anche intellettuale e di promozione culturale. Restano i nomi :il caffè San Carlo , il Fiorio,ilTorino,il Platti. Vi andavano personalità importanti da Tomasi di Lampedusa a Giovanni Arpino.Esistono bei ricordi del passato,ma è cambiato il modo di vivere e la frequentazione dei caffè è legata alla fretta quotidiana. Anche a Roma il Rosati,il Greco hanno perso le caratteristiche di un tempo. Lo stesso Florian di Venezia è cosa molto diversa da com’era anche solo 30 anni fa. Oggi ci vanno soprattutto i turisti. Massimo Segre ,proprietario del Caffè San Carlo negli anni 80,cercò di rilanciare l’idea di caffè come punto di incontro culturale.Fu una generoso progetto che gli costò molti soldi e gli diede magre soddisfazioni. Accontentiamoci di bere ,alla svelta, un buon caffè,senza pretendere molto di più.Io debbo accontentarmi di quello all’orzo…Un disastro.  
pfq

Passa lo straniero? Sotto la Mole arriva Alfano

Martedi’ 7 marzo, alle h 15, presso il Centro italo arabo Daar al Hikma, Via Fiocchetto, 15, il Coordinamento interconfessionale “Noi siamo con voi”, terrà una conferenza stampa per presentare il convegno intitolato “Lo Straniero” che si terrà mercoledì 22 marzo presso la sede del Consiglio Regionale del Piemonte.

Alla conferenza stampa illustreranno l’iniziativa: il Presidente del Consiglio Regionale Mauro Laus, in particolare nella sua veste di Presidente del Comitato per i diritti umani della Regione Piemonte, il Ministro degli Esteri Angelino Alfano, il portavoce del movimento “Noi siamo con voi” Giampiero Leo.

L’iniziativa del 22 marzo, avente come titolo “Lo Straniero”, nasce da un lavoro di studio, riflessione, indagine, ascolto e dialogo, che il Coordinamento interconfessionale porta avanti da oltre un anno, sui temi dell’immigrazione, della emigrazione, della accoglienza, della cooperazione internazionale, della giustizia e dello sviluppo dei popoli. Il lavoro su queste problematiche, e le analisi e le proposte che saranno presentate il 22 marzo, hanno cercato e cercheranno di uscire dalla tenaglia perversa di “demagogia buonismo da una parte e di “populismo razzismo” dall’altra. Consci, infatti, dell’estrema complessità della situazione mondiale attuale, sappiamo che non esistono soluzioni né facili, né indolori, né possibili al di fuori di una seria cooperazione e solidarietà internazionale.

Vorremmo, quindi, trattare queste problematiche, sia dal punto di vista storico-politico, che da quello antropologico-sociale. Dunque: il perché di questa situazione, i possibili rimedi, i necessari accordi fra Stati e l’opera degli organismi internazionali, la cultura dell’accoglienza e le regole per un’accoglienza giusta e non controproducente, l’importanza di evitare speculazioni politiche o mass-mediatiche su questi drammi.

Questi argomenti saranno trattati da illustri esperti e conoscitori del settore.

Desideriamo ringraziare sinceramente il Presidente Mauro Laus, per avere ricostituito e fortemente rinnovato il Comitato per i diritti umani in questa legislatura, e per aver inserito (con il consenso unanime dei membri) il convegno del 22 marzo nel calendario dei principali eventi dell’anno del comitato stesso. Importantissima la presenza e l’attenzione fattiva del Ministro Alfano, perché proprio al suo ministero, attribuiamo un importanza strategica.

Vogliamo ringraziare ancora Valentino Castellani e il Comitato Interfedi, e tutti quei gruppi e quelle realtà, che lavorano nella nostra Regione, senza unilateralismi, a favore del dialogo, della solidarietà, della giustizia, della pace.

Alla conferenza stampa saranno presenti, e potranno intervenire, anche molti esponenti del Coordinamento interconfessionale, a partire dal prof. Younis Tawfik che, anche nella sua qualità di ospitale padrone di casa, aprirà la conferenza con un suo saluto.

A nome del Coordinamento “Noi siamo con voi”

Giampiero Leo (portavoce).

Donne tenaci e vincenti

Grazie all’idea di Roberta Aime, mamma molto attiva, creativa e vulcanica all’interno della Scuola Leumann e dopo l’evento che ha visto donne sognatrici sfilare e raccontarsi all’Ecomuseo Villaggio Leumann nel 2016, quest’anno si è voluto dimostrare che i sogni possono diventare realtà.

Ed è proprio così; quando ci sono donne tenaci i sogni si realizzano e non c’è niente di più incoraggiante e istruttivo per le giovani generazioni, che incontrare modelli positivi in grado di stimolarle a perseguire le proprie passioni ed attitudini.

Questo vale in tutti i campi lavorativi dall’arte, allo sport, alla politica e alla cultura.A Collegno non è stato difficile trovare donne che abbiano raggiunto traguardi importanti in tutti questi campi; donne che si sono realizzate, nonostante abbiano trovato ostacoli sulla propria strada, in un mondo non proprio pronto ad accogliere l’impeto femminile.

L’11 marzo all’Ecomuseo Villaggio Leumann queste donne si racconteranno ed insieme trascorreremo un paio di ore piacevoli e ricche di sorprese.Tutto questo avverrà con l’obiettivo della solidarietà, caratteristica che distingue l’Associazione Amici della Scuola Leumann.

Infatti una parte del ricavato andrà al Salvadanaio Solidale Collegnese ed in parte al Fondo Solidarietà della Scuola Primaria Leumann, destinato allo sviluppo dei laboratori didattici e in particolar modo all’acquisto delle Lavagne Multimediali importantissime per una didattica più dinamica e interattiva.

La serata avrà inizio alle ore 19,30 con l’apericena in “rosso”presso la sede dell’Ecomuseo Villaggio Leumann, Corso Francia 349, Collegno.Rosso è colore del sangue, dei muscoli e del cuore elementi indispensabili alla nostra vita. Ci indica il valore dell’aggressività, della voglia di fare, di vincere e primeggiare, della passione, della fiducia in noi stessi. Tutti sentimenti molto forti che indicano uno stato di eccitazione, ma allo stesso tempo di fierezza e orgoglio.

Il cibo rosso stimola il metabolismo. Frutta e verdura di colore rosso possiedono importanti proprietà antiossidanti e sono utili per la capacità di prevenire tumori e patologie cardiovascolari, proteggendo anche il tessuto epiteliale.  Inoltre gli alimenti rossi sono i più ricchi di vitamina C , favoriscono la produzione di collagene, mantengono integri i vasi sanguigni, stimolano le difese immunitarie e la cicatrizzazione delle ferite. Alle ore 21,00 l’incontro con le “donne vincenti” con la conduzione di una donna altrettanto energica e tenace, la giornalista Rosanna Caraci. Queste donne, in ordine alfabetico, saranno:

 

SILVANA ACCOSSATO
CLAUDIA BASSANI e le ragazze dell’EVER GREEN TWIRLING
FULVIA BASSO
ANNA MARIA DE SIMONE
ANNA LUCIANO
GABRIELLA MALFATTI
ADONELLA MARENA
ANDREEA MOGOS
WILMA MONTI
NEJA

Prenotazione obbligatoria per l’apericena, entro l’8 marzo, al n. 349 5620384. Info: Associazione Amici della Scuola Leumann Tel. 333 3923444

www.villaggioleumann.it

info@villaggioleumann.it

https://www.facebook.com/EcomuseoVillaggioLeumann/?fref=ts

Prepararsi all’ammaraggio

Da qui in poi non potrà, in effetti, che peggiorare. Quand’anche solo i tassi d’interesse raddoppiassero con l’inflazione, come tutti auspicano, il costo annuo del nostro debito pubblico salirebbe da 70 a 140 miliardi. Scacco (auto)matto da cui se ne uscirà, fra qualche anno o più in là ma non c’è altra prospettiva, purtroppo, solo col default (sperabilmente gestito) statale italiano, uno dei pochi Stati a non essere mai fallito prima. Brutta cosa, ovviamente, ma un haircut sullo stock del Debito pubblico (che riporterà sotto il 100% il rapporto Debito pubblico/Pil) del 30% non è da considerare la tragedia suprema, se si considera che immobili e Borsa quello e anche di più hanno già perso.

https://paoloturatitactica.wordpress.com/2017/03/03/prepararsi-allammaraggio/

Medio Oriente: Israele- Palestina, pace più difficile

FOCUS / di Filippo Re

Se l’ipotesi dei due Stati vicini sembra impossibile, quella di uno Stato unico pare ugualmente irrealizzabile per la diffidenza reciproca e l’odio che divide i due popoli e che nasce già sui banchi di scuola. Non accadeva da oltre vent’anni che un presidente degli Stati Uniti affermasse di non considerare la soluzione dei due Stati come l’unica via percorribile per risolvere la crisi israelo-palestinese ma di essere disponibile a studiare altre possibilità come quella di uno Stato unico.

Qualsiasi idea va bene, sembra dire Trump, uno Stato, due Stati, come vogliono le parti interessate, l’obiettivo è la pace e siano loro a decidere. Le alternative per arrivare alla composizione della crisi non mancano e Nikki Haley, l’ambasciatrice americana all’Onu, ha detto che l’amministrazione statunitense sta cercando di capire se esistono altre strade da percorrere, dalla soluzione dei due Stati, sebbene congelata dopo l’incontro con Netanyahu alla Casa Bianca, a quella di uno Stato binazionale o a una Confederazione. Oppure riprendere il negoziato partendo dai Paesi arabi, come propone il capo della Casa Bianca, per tuffarsi poi nel cuore del problema, lasciando ai due attori principali la discussione sugli insediamenti e sui confini e non viceversa come è stato fatto fin qui. Provare quindi a lanciare la palla nel campo arabo moderato con il quale si è instaurato un clima più distensivo e i rapporti sono più stretti, soprattutto in chiave anti-terrorismo. Netanyahu va oltre e afferma che molti Paesi arabi non considerano più Israele un nemico ma un alleato su cui contare per lottare contro i terroristi islamici, per cui non bisogna perdere questa grande occasione per cambiare il corso della storia. Insomma, un rimescolamento delle carte che evidenzia la complessità di una questione che a sua volta si inserisce in un contesto mediorientale sconvolto dagli eventi degli ultimi anni e tutto da ricostruire.

Messi da parte, per il momento, i due Stati, avanza l’ipotesi di uno Stato unico per due popoli. A questo punto, sostiene Hanan Ashrawi, storica portavoce palestinese cristiana e veterana dei negoziati, l’alternativa ai due Stati è o uno Stato unico con eguali diritti per tutti oppure l’apartheid, cioè una discriminazione tra i cittadini di serie A, gli israeliani, e quelli di serie B, i palestinesi. L’idea di uno Stato binazionale preoccupa anche gli israeliani. Dare la cittadinanza a oltre 2.000.000 di palestinesi, dopo aver inglobato la Cisgiordania, stravolgerebbe, secondo gli esperti, gli equilibri demografici di Israele, essendo il tasso di natalità dei musulmani molto più alto di quello degli ebrei, mettendo così a repentaglio l’esistenza di Israele come Stato ebraico. Ma forse oggi non è più così perchè, almeno secondo le ultime statistiche, sono le donne israeliane a fare più figli delle donne musulmane palestinesi, facendo passare l’arma demografica dalla parte di Israele. Dal puzzle israelo-palestinese saltano fuori dati interessanti che confutano in modo clamoroso l’opinione diffusa secondo cui gli arabi palestinesi userebbero il tasso di natalità per superare gli ebrei a casa di questi ultimi. Dal nuovo Atlante geopolitico dello studioso francese Frederic Encel (“Israele in cento mappe”, Libreria editrice Goriziana) emerge che il rapporto tra gli israeliani ebrei e gli israeliani arabi sta crescendo a favore degli ebrei smentendo la possibilità di un crollo demografico e la scomparsa dello Stato ebraico in un futuro neanche tanto lontano.

Negli anni Settanta, osserva il politologo, gli arabi musulmani che vivevano in Israele avevano in media otto figli per coppia mentre gli ebrei ne avevano tre. Oltre quarant’anni dopo il tasso di natalità degli ebrei è rimasto uguale ma quello dei musulmani è precipitato da otto a tre. Nel 2015 i neonati ebrei sono stati il 74% mentre quelli musulmani il 20 per cento. Se questi dati verranno confermati l’esistenza di Israele non sarebbe più a rischio ma nascerebbero probabilmente altri problemi come la difficoltà di convivere in pace nello stesso territorio, gli uni insieme agli altri con il rischio di discriminazioni anche pesanti, potenziali scintille che potrebbero innescare un vasto incendio. Tra le altre proposte si guarda anche a una Confederazione formata da Israele e da un’entità palestinese autonoma (è l’idea del presidente israeliano Rivlin), con propri governi e istituzioni comuni, i cui confini verrebbero controllati dall’esercito di Tel Aviv oppure all’ipotesi di una Confederazione tra Israele, la Giordania e i palestinesi di cui si parla da decenni. La Confederazione risolverebbe forse il problema dei confini e di Gerusalemme ma lascerebbe intatta la questione dei profughi, altro nodo complicato da sciogliere. Nel settembre 2014 spuntò fuori un fantomatico piano segreto del presidente egiziano Al Sisi, che per sbloccare il negoziato, offrì ai palestinesi un pezzo del Sinai da affiancare alla Striscia di Gaza in cambio della rinuncia di Abu Mazen alla Cisgiordania e al ritorno dei profughi. Non se ne fece nulla.

C’è poi il drastico piano di Naftali Bennet, leader del partito religioso ultranazionalista “Focolare ebraico”, che chiede l’annessione per legge del 60% della Cisgiordania (la zona C dei Territori) e la creazione di zone autonome palestinesi nei territori restanti. Bennet auspica che la nuova amministrazione americana dia la spallata definitiva agli Accordi di Oslo. Ma bisogna fare i conti con il mondo arabo che, con il piano di pace saudita del 2002, prevede la normalizzazione delle relazioni con Israele ma solo dopo il ritiro dai territori conquistati nel giugno 1967, di cui ricorre quest’anno il 50esimo anniversario, e la nascita di uno Stato palestinese, già riconosciuto da 138 Paesi. E sono trascorsi 24 anni da quando Rabin, Arafat e Clinton firmarono nel 1993 gli accordi di Oslo che ordinavano a Israele di ritirarsi dai territori palestinesi. E sono passati 22 anni dall’assassinio di Rabin, ucciso da un estremista ebreo nel 1995, quando in Cisgiordania vivevano 150.000 coloni contro i 650.000 di oggi. L’obiettivo di Netanyahu è quello di arrivare a un milione di coloni nel 2020. Il piano approvato dalla Knesset il 6 febbraio scorso che prevede la legalizzazione di 4000 case edificate su terre palestinesi apre la strada all’annessione delle colonie, come dopo la guerra dei Sei Giorni nel ’67, e la sua adozione (l’ultima parola spetta alla Corte Suprema) seppellirebbe definitivamente Oslo ’93. Il fallimento del processo di pace, oltre alle evidenti responsabilità di Israele, chiama in causa anche gli stessi palestinesi che, incalzati dalle pressioni dei Paesi arabi, hanno spesso rifiutato le proposte di pace che vari governi israeliani hanno avanzato, giungendo a restituire perfino il 95% dei territori occupati con Gerusalemme est capitale di un futuro Stato palestinese. È anche vero che nessun pezzo di carta è mai stato firmato dalle parti e si trattava più che altro di offerte verbali ma dimostravano pur sempre la volontà politica di Gerusalemme di scendere a difficili compromessi e fare dolorose concessioni territoriali. Dal mondo accademico e intellettuale israeliano si commenta con un po’ di sarcasmo: resta pur sempre la soluzione dei tre Stati. Uno per noi, uno per i palestinesi, un altro per gli estremisti di entrambe le parti.

Filippo Re

 pubblicato da “La Voce e il Tempo “

 

 

10 mila firme contro la chiusura di oftalmologia

Sono state consegnate alla vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, Daniela Ruffino, il 2 marzo a Palazzo Lascaris, quasi 10mila firme a sostegno di una petizione contro la soppressione del reparto di oftalmologia dell’ospedale San Luigi di Orbassano. A consegnare le firme una delegazione di cittadini e amministratori locali, tra cui Daniel Cannati e Raffaele Sguazzanti, consiglieri comunali di Beinasco, e Claudio Gamba, consigliere comunale a Piossasco. “Abbiamo avviato la raccolta firme nello scorso mese di novembre – hanno spiegato gli amministratori – quando abbiamo appreso dai cittadini che il San Luigi di Orbassano non accettava più prenotazioni per le prestazioni di oftalmologia. Abbiamo poi appreso che, con atto aziendale, il reparto sarebbe stato soppresso a partire dalla fine dell’anno. La raccolta firme è stata spontanea perché la chiusura del reparto comporta molti i disagi all’utenza, soprattutto anziana. Peraltro questa decisione ci pare un altro passo verso il progressivo depauperamento dell’ospedale del nostro territorio”. “Con la petizione al Consiglio regionale – concludono – chiediamo che l’attività di oftalmologia al San Luigi di Orbassano venga ripristinata, anche sotto forma organizzativa diversa, come una struttura semplice, che comporterebbe un risparmio ma continuerebbe a erogare un importante servizio sul territorio”. La petizione passerà ora al vaglio dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale e, se ritenuta ammissibile, sarà trasmessa per competenza alla Commissione Sanità.

 

www.cr.piemonte.it

In Piemonte cresce la domanda di abitazioni

Nei primi due mesi del 2017 (+6,8%). Ma calano leggermente i prezzi (-1,3%)

 

Milano, 01 marzo 2017 – Secondo l’Osservatorio di Casa.it (www.casa.it) sul mercato immobiliare relativo ai primi due mesi dell’anno in corso, la ripresa del mercato residenziale in Piemonte è confermata dall’aumento della domanda di abitazioni (+6,8%), tuttavia si assiste a un leggero calo dei prezzi (-1,3%), con un valore medio di vendita al metro quadro pari a circa 1.580 euro. Il budget a disposizione delle famiglie per l’acquisto è di circa 126.400 euro.

Per quanto riguarda i prezzi delle abitazioni in offerta sul mercato, tra i capoluoghi registrano segno positivo Asti (+4,4%), Alessandria (+3,7%) e Vercelli (+1,5%). Nelle altre città i prezzi sono in calo solo a Novara (-3%) e Verbania (-1%) mentre restano sostanzialmente stabili a Torino (+0%), Biella (+0%) e Cuneo (-0,5%). Torino (2.350 /mq) è la città più cara, mentre Biella (1.200 /mq) la più economica. Nelle altre città, a Cuneo il costo è di 2.090 €/mq, a Verbania di 1.980 €/mq, ad Asti di 1.670 €/mq, a Novara di 1.600 €/mq, ad Alessandria di 1.400 €/mq e a Vercelli di 1.320 €/mq. Cosa accade sul fronte della domanda? Nei primi due mesi dell’anno in Piemonte la domanda è cresciuta in tutte le città della regione (+6,8%), seppure con valori variabili. Le più dinamiche risultano Asti (+6,8%), Biella (+6,3%) e Novara (+6,2%). Seguono Alessandria (+5,9%), Torino (+5,5%), Verbania (+4,9%), Cuneo (+4,6%) e Vercelli (+4,1%).

Quali sono le previsioni per il I semestre del 2017?

“Il costante aumento della domanda rilevato in regione è un indicatore importante che conferma la ripresa in atto del mercato immobiliare – afferma Luca Rossetto, General Manager di Casa.it -. Un più facile accesso al credito concesso dalle banche e i tassi ai minimi hanno sicuramente contribuito a dare nuova linfa al settore e a risvegliare il desiderio delle famiglie ad acquistare una nuova abitazione. I dati positivi dei primi due mesi di quest’anno confermano che la spinta propulsiva della domanda manterrà vivace il mercato delle compravendite in Piemonte anche per tutta la prima parte dell’anno.”

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Casa.it: andamento dei prezzi e della domanda di abitazioni nelle città capoluogo di provincia della regione

PIEMONTE
Capoluoghi di Provincia Variazione % della Domanda Febb.’17/Febb.’16 Prezzo medio di vendita (€/mq)  – Febbraio 2017 Variazione % prezzo medio di vendita  – Febb.’17/Febb.’16 Budget medio *
Asti 6,8 1.670 4,4% 133.600
Biella 6,3 1.200 0,0% 96.000
Novara 6,2 1.600 -3,0% 128.000
Alessandria 5,9 1.400 3,7% 112.000
Torino 5,5 2.350 0,0% 188.000
Verbania 4,9 1.980 -1,0% 158.400
Cuneo 4,6 2.090 -0,5% 167.200
Vercelli 4,1 1.320 1,5% 105.600
DATO REGIONALE ** 6,8 1.580 -1,3% 126.400
Centro Studi Casa.it

* Budget Medio: dato calcolato sull’acquisto di una abitazione di 80 mq.

Gli ultimi testimoni del Tibet libero

Si è inaugurata lunedì 27 febbraio all’Urp del Consiglio regionale di via Arsenale 14/G, a Torino, la mostra fotografica “Sognando casa – Gli ultimi testimoni di un Tibet libero”, realizzata da Samkil Delek e curata dall’Associazione Free Tibet Italia Onlus

. Con l’autore sono intervenuti – moderati dalla dirigente del settore Comunicazione dell’Assemblea Daniela Bartoli – la presidente dell’associazione Rosanna Degiovanni, il segretario della Comunità tibetana in Italia Tashi Samdup e il garante regionale per i detenuti Bruno Mellano. “Sono figlio di esuli tibetani rifugiati in Orissa (India) e da alcuni anni risiedo a Milano – ha spiegato Delek -. I miei scatti rappresentano una traccia e una testimonianza preziosa: una galleria di volti di esuli tibetani che una sessantina di anni fa sono scappati in India e che hanno vissuto l’intera vita in attesa di un possibile, improbabile, ritorno sul ‘tetto del Mondo’, nel paese delle nevi”. “L’Associazione Free Tibet Italia Onlus – ha sottolineato Degiovanni– si occupa da anni di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla difficile e sempre più drammatica situazione del Tibet e del popolo tibetano che dal 1959 a oggi ha subito l’occupazione e la progressiva distruzione del proprio  patrimonio artistico e culturale, colonizzato e infine marginalizzato dalla vicina Cina”. “In Italia risiedono una settantina ti tibetani, di cui una decina in Piemonte  – ha testimoniato Samdup -. Siamo un popolo che sta scomparendo e le condizioni, per il nostro popolo, sono peggiorate dopo i Giochi olimpici di Pechino 2008 perché la censura cinese è sempre più opprimente”. “La Regione Piemonte – ha concluso Mellano – si è sempre distinta per essere una delle più sensibili nei confronti del Tibet e ospitali verso il Dalai Lama. Oggi molte delle sue istanze vengono portate avanti dal Comitato regionale per i diritti umani, presieduto dal presidente dell’Assemblea Mauro Laus. Dobbiamo coltivare la speranza e alimentarla anche attraverso il sostegno di progetti concreti” L’esposizione è visitabile fino al 29 marzo dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 15.30 e il venerdì dalle 9 alle 12.30.

(www.cr.piemonte.it)

Campagna Mondiale per la Salute della Donna

Dal primo marzo una settimana ricca di informazioni promossa dal Comitato per la Salute della Donna e i Diritti Umani della FIGO in collaborazione con la SIGO

 

Parte il conto alla rovescia per la Giornata Internazionale della Donna: dal primo marzo, ogni giorno, su una pagina Facebook dedicata, verranno lanciati messaggi chiave per sfatare alcuni miti e migliorare le proprie conoscenze su alcuni importanti aspetti della Ginecologia e dell’Ostetricia.

Si parlerà di stili di vita, prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, benefici dei contraccettivi ormonali, di come prepararsi alla gravidanza e di come affrontare gravidanza e parto nel modo migliore, di preservazione della fertilità in donne e uomini colpiti dal cancro e di prevenzione della violenza di genere. La campagna culminerà l’8 marzo con un appello al rispetto per la donna, in modo trasversale alle differenti culture, religioni e contesti sociali.

Sarà possibile approfondire ogni argomento grazie a una serie di link accuratamente selezionati.

La Campagna è stata ideata e realizzata dal Comitato per la Salute della Donna e i Diritti Umani della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO), presieduto dalla professoressa Chiara Benedetto (Direttore Clinica Ostetricia e Ginecologia universitaria dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino).

Per facilitare la divulgazione dei messaggi, il contenuto delle informazioni, redatto originariamente in Inglese, è stato tradotto in diverse lingue fra cui l’Italiano e si è scelto di partire esclusivamente dal canale dei social network.

In Italia collabora attivamente alla Campagna la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), presieduta dal professor Giovanni Scambia.

Dalla partecipazione e dall’interazione del “popolo del web” verranno colti i suggerimenti per produrre materiale scaricabile on line e stampabile per un’ulteriore capillare diffusione nel mondo, utilizzando anche strumenti di accessibilità universale.

Il messaggio è condividere e creare un’alleanza per migliorare la salute della comunità partendo dalla donna.

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“The state of digital banking”: Intesa Sanpaolo al top

L’innovazione dell’esperienza multicanale dei clienti, a due anni dalla partenza del progetto, è un caso di eccellenza internazionale.  Piena integrazione dei canali, completa riprogettazione della banca online e del servizio di assistenza clienti, dematerializzazione, revisione dei processi, sono le tappe salienti di un percorso che colloca Intesa Sanpaolo tra i sette player mondiali più evoluti

Intesa Sanpaolo è uno dei sette player mondiali più evoluti in termini di profondità della trasformazione digitale intrapresa, unica banca europea insieme a BBVA e CaixaBank: lo attesta il rapporto “The state of digital banking 2016” pubblicato da Forrester Research, società di ricerca di mercato leader mondiale sui temi digital. Nel report, Intesa Sanpaolo è espressamente citata come un benchmark ed evidenziata come un caso di eccellenza internazionale: grazie alla chiara comprensione dei percorsi di acquisto e post-vendita e alla superiore capacità di utilizzo dei dati disponibili, ha saputo ridisegnare l’esperienza multicanale della propria clientela, avviando con successo un processo di digitalizzazione del business. Intesa Sanpaolo ha fatto leva sulle tecnologie digitali per implementare una forte integrazione dei dati (reddituali, transazionali, comportamenti multicanale da fonti interne ed esterne) che, unita alla visione globale del cliente, ha permesso l’avvio di un vero approccio di real time marketing; in parallelo sono stati rivisti end to end i processi, anche in filiale, per rispondere sempre più in tempo reale alle richieste della clientela e recuperare efficienza: ad esempio, su prestiti personali e carte di credito circa il 25% delle erogazioni avviene in tempo reale, un ulteriore 60% in giornata; contemporaneamente, nei primi undici mesi del 2016, l’introduzione del nuovo processo multicanale ha ridotto drasticamente anche il peso del credito problematico. Il prestigioso riconoscimento di Forrester Research mette in luce le tappe salienti del percorso di trasformazione di Intesa Sanpaolo, a due anni dall’avvio del progetto:sull’80% del catalogo retail è stata raggiunta la piena integrazione dei canali, che fa sì che il cliente possa scegliere come e quando interagire con la banca, decidere di cambiare canale senza interrompere l’interazione, ricevere offerte a distanza dal proprio gestore in filiale o dal gestore online, firmare digitalmente i contratti dal proprio PC o tablet; l’help desk telefonico ha lasciato il posto alle Filiali Online, capaci di assistere il cliente risolvendone i problemi, nell’80% dei casi, alla prima chiamata; la banca online è stata completamente riprogettata, con l’attivazione di un servizio di internet banking unico per tutte le Banche del Gruppo, su cui già opera quasi il 30% dei clienti, e di un’app con servizi innovativi; le filiali sono state digitalizzate e i processi di firma dematerializzati sull’80% dei prodotti retail e documenti obbligatori: da giugno dello scorso anno, sono circa 8,5 milioni le operazioni e i contratti firmati su tablet, con un risparmio di circa 400 milioni di fogli di carta. “La trasformazione digitale è un fenomeno dirompente in ogni settore e sta rivoluzionando il modo di vivere e di lavorare – spiega Stefano Barrese, responsabile della Banca dei Territori Intesa Sanpaolo – Per il nostro Gruppo, la ricerca di un business digitale più efficace e di un’esperienza più soddisfacente per i nostri clienti rappresenta una priorità assoluta, che stiamo sostenendo con un forte impegno ad ogni livello dell’organizzazione aziendale. Siamo molto orgogliosi dei risultati ottenuti fino ad oggi, frutto di un deciso cambiamento culturale e di una visione strategica centrata sulla piena sintonia con i nostri clienti. Grazie a strumenti nuovi e intelligenti, abbiamo migliorato la qualità dei nostri servizi e l’esperienza dei nostri 5 milioni di clienti che operano online. Il rapporto di Forrester Research certifica il raggiungimento tempestivo dei nostri obiettivi d’innovazione e il posizionamento di Intesa Sanpaolo a livelli paragonabili, dal punto di vista di processi e piattaforme, ai leader internazionali nel servizio al cliente.”

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Chi è Forrester Research

Società di ricerca internazionale, tra le più influenti a livello globale in termini di analisi del posizionamento competitivo di player bancari e non bancari in ambito digitale, di Customer Experience, Marketing e CRM. Totalmente indipendente e attiva da oltre vent’anni, esegue ogni anno indagini su un campione di oltre 500.000 tra consumatori ed executive di vari settori, avvalendosi di metodologie all’avanguardia che, interpolando i risultati delle indagini con dati di business, offrono una chiara comprensione delle strategie di successo dei top player mondiali nelle varie industry