E’ uno strumento che le aziende utilizzano per “comunicare direttamente” con un segmento di clienti che, potenzialmente, usano o “potrebbero” usare il loro prodotto/servizio
di Antonio De Carolis*
Probabilmente ognuno di noi ha ricevuto telefonate da parte di aziende che proponevano prodotti o servizi dal cui acquisto sarebbero derivati enormi vantaggi in termini di risparmio economico o di altri fattori, che variavano da azienda ad azienda.

Sino a qualche anno fa queste telefonate le ricevevamo prevalentemente sui telefoni fissi di casa mentre oggi, sempre più spesso, siamo contattati anche sul telefonino che, per “accordo non scritto”, avevamo qualificato all’origine come “personale”, quasi riservato.
A parte un fastidio per i casi di maggiore insistenza o per i contatti reiterati per lo stesso motivo, non nessun esiste problema che possa giustificare ansia e nervosismo. Abbiamo solo scoperto che, su qualche modulo che non ricordiamo, abbiamo firmato il consenso al trattamento dei dati personali ai fini commerciali. (per tutti i dettagli vedere sito www.garanteprivacy.it).
Il telemarketing è uno strumento che le aziende utilizzano per “comunicare direttamente” con un segmento di clienti che, potenzialmente, usano o “potrebbero” usare il loro prodotto/servizio.
Un modo come un altro che le aziende utilizzano per “farsi conoscere e scegliere” dal numero più alto possibile di potenziali clienti.
Ma se è tutto così “normale” come stiamo dicendo, perché, quando siamo di fronte ad una di queste chiamate, l’ansia ci assale e assumiamo un “atteggiamento difensivo”, quasi fossimo potenziali “prede” di un nemico invisibile del quale udiamo solo la voce?
E’ un problema di scarsa confidenza con il ”mezzo telefonico” o il timore che qualcuno “entri inaspettatamente nel nostro privato”, magari in un momento inopportuno, per parlarci di risparmi su bollette, prodotti per la casa o quant’altro …?
Proviamo ad analizzare le due possibilità, partendo dalla “scarsa familiarità con il telefono”.
L’ultimo Rapporto Italia presentato da Eurispes presenta i seguenti dati:
Il 93,1 % della popolazione italiana over 18 ha un cellulare.
Il 75,6 % ha uno smartphone.
Il 99,3 % lo usa per fare e ricevere chiamate.
L’85,1 % lo usa per inviare e ricevere sms.
Se mai avessimo avuto qualche dubbio, questi numeri confermano ampiamente che il livello di confidenza che abbiamo con il ”telefono”, sia fisso sia mobile, non è un problema per noi italiani. Quindi non ci resta che archiviare il caso catalogandolo come “possibile problema di invadenza nella sfera del privato in momenti poco opportuni”.
Personalmente crediamo che ciò sia possibile ma siamo portati a credere sia ancor di più un problema di abitudini e comportamenti.
Abitudini perché molti di noi sono soliti fare acquisti avendo di fronte un interlocutore fisico che ascolta, informa e aiuta a scegliere. Una presenza amica che psicologicamente rappresenta un presidio a garanzia della bontà dell’acquisto e un supporto in caso di necessità.
Questo è, per tutti i venditori, l’apoteosi del rapporto di vendita, il massimo riconoscimento che un cliente possa offrire al proprio consulente commerciale.
Il cliente è sempre più esigente e, come ammoniva la pubblicità di un noto brand caseario che molti ricorderanno, “La fiducia è una cosa seria e si dà alle cose serie”. Per questo forse, non tutti riescono a fare questo lavoro con successo.
Qualcuno potrebbe definire ovvio il fatto che una persona “in carne e ossa” generi “più fiducia” di una voce al telefono o di una videata del computer e così dicono anche la statistica sull’e – commerce, presentata da Eurostat, che vede l’Italia al 27mo posto in Europa.
Quota d’individui che hanno effettuato acquisti online negli ultimi 12 mesi

Ciò che non deve sfuggire però è che il trend è in costante sviluppo, il numero di persone che scelgono questo canale di vendita, infatti, cresce sia in numero sia in valore delle transazioni, nel 2016 le ricerche parlano del + 19% rispetto allo scorso anno. (fonte studio Casaleggio)

Fonte: elaborazione 2016 – studio Casaleggio
Una riflessione va fatta anche su chi è l’operatore di telemarketing e su come svolge la propria attività.
La maggior parte di essi opera all’interno di call center composti di un numero più o meno elevato di operatori preparati per fissare, in pochi minuti, un appuntamento o vendere il proprio prodotto. Nel primo caso parliamo di Telemarketing, nel secondo di Teleselling.
L’attività può essere di tipo inbound e outbound.
Gli operatori inbound hanno il compito di rispondere alle telefonate ricevute, ad esempio, per un servizio informativo, un servizio di assistenza o per un acquisto a mezzo telefono.
Gli operatori outbound, invece, hanno il compito di contattare telefonicamente i nominativi presenti su una lista autorizzata e in regola con quanto previsto dalla legge sulla privacy .
Due professionalità con abilità e preparazioni simili ma diverse, che utilizzano il telefono come strumento di contatto allo scopo di soddisfare i bisogni palesi o latenti dell’interlocutore.
Un obiettivo molto chiaro e positivo, se vogliamo in alcuni casi anche socialmente utile, che consente alle aziende di comunicare con il proprio mercato acquisendo, ove l’offerta risponda alle reali esigenze, clienti a costi più contenuti rispetto a quelli di una visita del venditore o di altre forme di pubblicità.
Ma allora verrebbe da chiedersi: se chi ci chiama è preparato, se gli scopi sono positivi, perché si è dovuti arrivare a istituire l’Autorità del Garante della protezione dei dati personali, il registro delle opposizioni e focalizzare sempre più la nostra attenzione sul rispetto della privacy di ogni cittadino?
Qualcuno direbbe: ”Perché i comportamenti umani e la cultura del rispetto degli altri variano da persona a persona, quindi è necessario fissare normative precise a riguardo di un modello operativo a cui tutti devono attenersi nello svolgimento del proprio lavoro. Una sorta di rielaborazione del vecchio concetto, valido ancora oggi, “ La libertà personale finisce dove comincia quella degli altri”.
Il telemarketing è uno “strumento”, è chi lo usa che lo rende “ positivo o negativo”.

Le vendite push (per intenderci quelle fatte con eccessiva insistenza…) o peggio ancora le vendite “forzate”, producono solo una visione negativa e un sentimento d’intolleranza nei confronti delle persone che svolgono un’attività commerciale e del marchio che rappresentano, creando danni molto gravi all’immagine del ruolo e dell’azienda.
Meglio una vendita in meno che un cliente scontento perché parlerà male di noi con amici e conoscenti generando, di fatto, una referenza negativa, assai più virale di quella positiva.
Le aziende sanno benissimo tutto ciò e destinano importanti risorse economiche alla formazione del personale, alla sempre migliore selezione dei nominativi, delle modalità e dei tempi più idonei al contatto del segmento di potenziali clienti identificato.
Siamo fermamente convinti che un’offerta veramente adeguata ai bisogni, un prezzo allineato al valore offerto, e una relazione professionale cordiale e trasparente siano le chiavi di successo di ogni trattativa, sia essa svolta di persona sia essa fatta al telefono.
Buoni acquisti a tutti.

Antonio DE CAROLIS
Presidente CDVM – Club Dirigenti Vendite e Marketing
presso Unione Industriale di Torino
www.cdvm.it
Lo dimostra uno studio italiano pubblicato sulla prestigiosa rivista International Urology and Nephrology. La “luce verde” guarisce la prostata ingrossata, salva il sesso e tutela il cuore
interventi) è stata promossa a pieni voti dagli stessi pazienti operati e guariti, come dimostrano i risultati di un recente studio effettuato dai massimi esperti italiani e pubblicato a gennaio sulla prestigiosa rivista internazionale International Urology and Nephrology.

“La bioeconomia si inserisce all’interno delle priorità indicate dall’Unione europea per l’uso dei fondi comunitari nella programmazione 2014-2020”, ha spiegato l’assessora regionale alle Attività produttive, energia, innovazione e ricerca
carta e della trasformazione del legno, benché il valore totale della produzione sia inferiore rispetto a quello di Spagna e Francia”.
Cobror, responsabile Relazioni istituzionali del Gruppo Mossi e Ghisolfi, ha spiegato come la sua azienda abbia sviluppato e applicato l’utilizzo di risorse energetiche rinnovabili come il bioetanolo ricavato da biomasse non alimentari nell’attività chimica.
No profit atto 2°. I murales di street art in montagna, il film dei bimbi di Casa Oz e gli Orti sostenibili sono i 3 nuovi progetti della campagna di crowfunding -partita il 7 febbraio e aperta per 40 giorni, fino al 18 marzo- promossa da Eppela (prima piattaforma italiana di crowdfunding reward based) in partnership con + Risorse di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT. 
riprendono vita con i graffiti di artisti che arrivano da tutto il mondo. Basti pensare che nelle precedenti 3 edizioni sono stati coinvolti 25 creativi provenienti da Australia, Usa, Brasile, Portorico e Argentina. Mette allegria ed incanta con la sua bellezza questa forma di arte, in una sorta di galleria a cielo aperto. Ma c’è di più. Il progetto è infatti lo spunto per una proposta più ampia di carattere turistico: l’idea vincente sarebbe inserire nei vari tour turistici proprio queste aree pedemontane. Un grazie dunque agli sponsor che fino ad oggi hanno sostenuto l’iniziativa, ma ben vengano d’ora in poi le donazioni di tutti.
di Alessandro Avataneo, ma manca l’ultimo pezzo; ed ecco il perché della campagna raccolta fondi. Non pensiate a un filmato solo triste o intriso di malattia, perché sa essere anche un inno alla vita gioioso e divertente. L’idea sarebbe quella di finirlo e riuscire a produrre i primi 1000 Dvd da distribuire a partire dalle scuole e un po’ ovunque, giusto per sensibilizzare la società civile sul tema.
Orti sostenibili con Valgiò è il progetto portato avanti dall’Associazione Maria Madre della Provvidenza Giorgio Valsania Onlus, nata in memoria di un ragazzo la cui vita è stata falciata, a soli 18 anni, in un incidente stradale.In suo nome è nata questa realtà no profit che ha due notevoli valenze: da un lato lavora sul fronte della riabilitazione sociale, dall’altro ha anche un importante risvolto produttivo. Infatti, non solo offre un lavoro a giovani svantaggiati, insegnando loro l’agricoltura; ma distribuisce anche i prodotti ortofrutticoli alle famiglie più bisognose.
Ora si guarda ad un orizzonte più ampio con la commercializzazione delle eccedenze da vendere online. Dal momento che il surplus si traduce in prodotti sottovetro di sottaceti e sotto olii, passate, composte e succhi, tutti col marchio “Valgiò”, perché non pensare più in grande?L’idea sarebbe quella di un lancio sul web, con una precisa e mirata azione di marketing, al fine di riuscire a distribuire le leccornie “Valgiò”, in tutta Italia.
Succede che in una città sedicente “europea” (ma non il lunedì, evidentemente) si chiudano i cancelli della metropolitana alle 21,40. Ed è già una cosa insolita
Il Piemonte è una delle Regioni più esposte al rischio melanoma, con oltre 500 nuovi casi diagnosticati ogni anno e circa 8.000 persone che convivono con la malattia. Torino è la città italiana con il maggior numero di nuovi casi
come protagonisti i bambini delle scuole elementari ed i loro genitori, passaggio per noi cruciale, considerato l’aumento dell’incidenza dei tumori della pelle proprio tra i più giovani e visto che le scottature da esposizione solare in età pediatrica rappresentano uno dei principali fattori di rischio».
comunità educante per incoraggiare l’adozione di comportamenti positivi orientati alla salute. Queste esperienze sono un’importante opportunità di arricchimento e di approfondimento. La campagna di comunicazione “Il Sole per amico” propone un tema importante: il melanoma, per il quale è decisiva la prevenzione. Ma non ci può essere prevenzione senza conoscenza ed informazione». La campagna “Il Sole per amico” è anche una grande opportunità di prevenzione per la salute pubblica e l’intera collettività dal momento che, oltre a coinvolgere i bambini, si rivolge ad insegnanti e genitori.
migliora l’umore, questo va detto, ma bisogna esporsi al sole in maniera corretta e consapevole – osserva Pietro Quaglino, Dermatologia AOU Città della Salute e della Scienza di Torino Molinette – evitare le ore centrali del giorno; esporsi e proteggersi a seconda del tipo di pelle; non esporre mai al sole diretto i bimbi di 1-2 anni, se non nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio; ricordare che sotto l’ombrellone il 50-60% delle radiazioni solari arriva sulla nostra pelle; esporsi gradualmente per favorire la comparsa dell’abbronzatura che serve a proteggere la pelle; usare creme o spray a filtro elevato applicandole più volte al giorno e non pensare che dopo aver applicato il filtro solare ci si possa esporre per 12 ore al sole».
base della partnership che vede IMI e MSD Italia insieme per la campagna nazionale “Il Sole per amico” per promuovere i comportamenti corretti in grado di prevenire il melanoma tra gli adulti di domani. «I tumori della pelle ed il melanoma in particolare rappresentano una grave minaccia per la salute di milioni di persone e per la sostenibilità dei Servizi Sanitari – afferma Goffredo Freddi, Executive Director Policy & Communication, MSD Italia – le campagne di sensibilizzazione sono fondamentali per creare e diffondere la cultura della prevenzione, specie quando coinvolgono i bambini in età scolare e le loro famiglie. MSD, come consociata di Merck & Co., ha deciso di sostenere questa iniziativa promossa da IMI proprio perché interviene molto precocemente nell’educazione delle persone, evitando che si inneschino processi patologici tali da favorire una maggiore probabilità di sviluppare il melanoma in età adulta».
FOCUS / di Filippo Re




opposizione. Dovrà alzare la guardia anche nei confronti del terrorismo jihadista, uno dei tanti nemici interni che lo ossessiona da qualche tempo. Dopo gli ultimi attacchi, come quello nella discoteca di Istanbul a Capodanno, che hanno insanguinato il Paese, Erdogan ha scatenato la caccia alle cellule dell’Isis ormai ramificate in gran parte della Mezzaluna, ad Ankara, Istanbul, Bursa e a Gaziantep, al confine con la Siria e con una consistente presenza di miliziani neri. Retata anche a Smirne, sulla costa Egea, dove sono state arrestate diverse persone sospettate di aver legami con il Daesh e di voler seminare il panico in città con nuovi stragi. Ma anche nel cuore dell’Anatolia, nella Turchia profonda, il Califfo recluta miliziani per la guerra santa contro infedeli e “traditori” musulmani, come a Konya, antica capitale del sultanato turco selgiuchide, diventata una base per reclutare combattenti per la Siria. Qui, a Konya, la città del poeta sufi persiano Mevlana Rumi (i famosi Dervisci ruotanti), l’attentatore uzbeko del Reina sul Bosforo aveva preso un alloggio con la sua famiglia.
nuove e condivise”. Porzio ricorda un’analisi Ismea sui punti di debolezza dell’export del vino presentata qualche giorno fa da Tiziana Sarnari: “Elevata frammentazione degli operatori, incapacità di fare sistema, scarse alleanze produttive e commerciali con aziende estere, difficoltà della UE a concludere accordi di libero scambio, posizionamento dei vini italiani all’estero non sempre adeguato con eccessiva competizione sul prezzo, difficoltà a comunicare efficacemente la grande diversità e varietà del vino Italiano con vitigni, territori, denominazioni, uno sviluppo più intenso delle esportazioni avrebbe bisogno di più “protagonisti”. Si conclude: “L’Italia vince le sfide della competizione internazionale quando riesce a fare sistema, ad innovare nella qualità e a comunicare la diversità”.
8.400 soci, 37 sono associate e rappresentate da Vignaioli Piemontesi con 6.242 aziende vitivinicole.
Inoltre verranno presentati i traguardi raggiunti dai musei e i progetti futuri insieme al calendario degli eventi legati alle celebrazioni di questo decennale. Dalle 18,00 alle 23,00 apertura straordinaria del Museo di Anatomia e del Museo della Frutta con ingresso gratuito. Dalle ore 21 alle 23, ogni trenta minuti circa, partiranno visite guidate gratuite. Alle ore 19,30 l’Ora del Vermouth offerto da “Antica Torino” di Torino.
Meglio tardi che mai…come ho sostenuto più volte, quale alternativa ad un Euro a 2 velocità come finalmente ipotizzato
basterebbe che i pagamenti dello Stato venissero rifatti in Lire: Nel giro di pochi anni si genererebbero due masse monetarie equivalenti ad un rapporto di cambio fissato dal mercato interno, dopo di che, sarà il Mercato stesso a decidere quale delle due prevarrà ( e non è difficile ipotizzare quale).
produttività!), o si lasciano le cose come sono e in pochi anni la distruzione definitiva delle Economie europee non-tedesche è certa, oppure, salvo ipotizzare come altra alternativa un’Euroarea a due velocità EuroNord/EuroMed, bisogna pensare ad un piano, più che sostitutivo, integrativo dell’Euro, per quanto attiene nello specifico all’Italia, con una nuova Lira. La reintroduzione della Lira dovrebbe procedere con la creazione di una doppia valuta circolante in Italia, senza eliminare in una prima fase l’Euro. Lo Stato provvederebbe ad effettuare tutti i pagamenti nella nuova( potrebbe avere un rapporto di 1:1 con l’Euro) o nella reintrodotta vecchia Lira( rapportata con l’Euro a 1936, 27), e sarà poi il Mercato, in funzione delle variabili macroeconomiche( tassi d’interesse, inflazione, crescita, massa monetaria) a determinare gli equilibri fra le due divise interne, la cui massa monetaria( con quelle che sono in Italia le spese dello Stato!) entro breve tempo dovrebbe andare ad equivalersi, onde alla fine, “la vinca la più adatta” al Paese( con quasi totale probabilità sarà da nuova Lira, svalutata – e così l’Economia nazionale ne trarrà in immenso sospiro di sollievo- rispetto all’ Euro, che è, come da millenni a partire dai Sesterzi, certamente più aderente alle caratteristiche dell’Italia).