ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 673

In 12 foto “la polizia che ti aspetti”

”La polizia che ti aspetti” è la mostra fotografica sulle specialità della polizia di Stato. L’esposizione si tiene presso l’auditorium Vivaldi della Biblioteca Nazionale Universitaria, in piazza Carlo Alberto. Fino al 19 febbraio sono esposti i 12 scatti del fotografo Massimo Sestini.

polizia mostra

Sono ritratti di “agenti che lavorano per passione, che danno tutto loro stessi per un ideale” come spiega Sestini. Sono stati fotografati nel loro impegno quotidiano, “senza cercare il momento drammatico”. Commenta il Questore di Torino Salvatore Longo: “Immagini che raccontano la polizia vera, quella di prossimità, vicina alla gente, che da risposte e aiuto”.

Il Piemonte in rete contro la violenza sulla donna

Effettuare una mappatura dei servizi, pubblici e del privato sociale, che sul territorio regionale si occupano di offrire accoglienza, consulenza e tutela alle donne vittime di violenza di genere. È questa la finalità del progetto Piemonte in rete contro la violenza sulla donna, promosso dalla Consulta femminile regionale in collaborazione con l’associazione Tampep. I risultati della rilevazione sono stati presentati martedì 14 febbraio, a Palazzo Lascaris, durante una conferenza stampa moderata da Marilena Bauducco, vicepresidente della Consulta femminile regionale.

femminile ruffino

La ricerca ha messo in evidenza come, nonostante la sua dimensione, la rete a sostegno della donna vittima di abusi sia ancora piccola e poco conosciuta rispetto all’estensione della violenza. Su 64.362 donne fra i 16 e i 70 anni che, secondo l’Istat, hanno subito violenza in Piemonte nel 2014, solo 3.200 hanno fatto richiesta di aiuto a strutture o servizi specializzati. “La rete piemontese deve essere estesa e ottimizzata, specie nei piccoli centri, affinché le donne vittime di violenza possano permettersi di denunciare gli abusi e, oltre al volontariato, anche le istituzioni devono essere al fianco delle donne che compiono questo passo per dare adeguato supporto”, ha affermato la vicepresidente del Consiglio regionale Daniela Ruffino.ruffino motta “Le istituzioni devono creare una cultura di convivenza civile e auspichiamo che questo progetto sia ampiamente divulgato e possa portare a compimento le sue finalità in tutti gli ambiti del vivere sociale, compreso quello sportivo, dove ancora si verificano episodi di violenza di genere da contrastare”, ha aggiunto la consigliera segretaria Angela Motta.

“Fra le azioni da potenziare c’è sicuramente il coordinamento fra i centri antiviolenza e gli altri punti di contatto per fornire una rete di servizi capillare e un’assistenza competente, puntando anche sulla formazione dei volontari”, ha affermato l’assessora regionale alle Pari opportunità Monica Cerutti. “L’indagine ha messo anche in luce il tema dell’emergenza con la necessità di attivare posti di pronta accoglienza. Proseguiremo inoltre il lavoro comune avviato per mettere in rete le risposte alle problematiche emerse e stendere un piano triennale”. 

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La dottoressa Piera Viale dell’associazione Tampep ha poi sintetizzato i principali risultati emersi dalla ricerca. Dei 47 centri rispondenti all’indagine i due terzi è rivolto a un target ampio di donne adulte, minori, straniere. L’85% dei rispondenti accoglie donne adulte che hanno subito maltrattamenti e violenze. Il 66% è in grado di accogliere anche donne che hanno a proprio carico minori, mentre il 30% è attrezzato per offrire supporto a ragazze minorenni. Il 43% rivolge la sua professionalità a specifici segmenti di domanda: anziani, disabili, coppie o con reg lascarisuomini. Nel 2015 in Piemonte le donne seguite dalla rete dei 17 Centri antiviolenza sono state 1.650, di cui 1.091 italiane e 544 straniere (di 15 non è stata rilevata la nazionalità). La provincia di Torino è quella con il maggior numero di richieste: 1.381 di cui 931 italiane e 450 straniere. A seguire la provincia di Alessandria con 141 casi (77 italiane e 49 straniere), la provincia di Asti con 42 casi (27 italiane e 16 straniere), la provincia di Biella con 37 casi (26 italiane e 11 straniere), la provincia di Vercelli con 23 casi (13 italiane e 10 straniere), la provincia di Cuneo con 16 casi (9 italiane e 7 straniere) e il Vco con 10 casi (8 italiane e 2 straniere).

La quasi totalità dei soggetti coinvolti nella rilevazione gestisce sia il momento di accoglienza vis a vis (94%) sia la raccolta telefonica delle necessità (81%). A questo primo momento di accoglienza segue l’orientamento verso attività più specifiche come la consulenza legale (64%) e quella psicologica (49%). L’intervento specialistico può essere fornito sia da professionalità interne al centro, sia da altri soggetti specializzati coinvolti nella rete. Il 56% dei rispondenti ha inoltre la possibilità di garantire a donne a rischio l’accesso a una struttura abitativa protetta. Otto Centri antiviolenza su 10 hanno la possibilità di utilizzare, all’occorrenza, una casa protetta, mentre nell’ambito del privato sociale solo 4 associazioni su 10 riferiscono di essere in grado di offrire l’accoglienza in un luogo sicuro. “Fra le criticità emerge un ampio ricorso a reti volontaristiche che, pur essendo segnale di attenzione sociale, richiederebbero una valorizzazione più coordinata con le strategie di assetto e di sviluppo di una rete territoriale organica, che assicuri presidio, aggiornamento professionale e ricambio generazionale”, ha concluso Viale.

www.cr.piemonte.it

Foto: il Torinese

 

 

IL POLITECNICO DI TORINO PRONTO PER LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

INDUSTRIA 4.0 / Il Rettore descrive un Ateneo in crescita che si candida a ricoprire un ruolo chiave nel processo che porterà verso l’Industria del futuro

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 “Stiamo vivendo in un periodo caratterizzato da una rapida, e per certi versi imprevedibile, evoluzione di tecnologie emergenti, che avranno un impatto sulla crescita economica, ma anche e soprattutto risvolti di ordine sociale e culturale. Per restare competitiva in uno scenario internazionale, la nostra Industria dovrà non solo consolidare i processi di innovazione, ma avviare un percorso di trasformazione che la renda protagonista della rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo.  Alle Università è richiesto non soltanto di porsi sulla frontiera della ricerca scientifica, ma anche di contribuire, di concerto con il sistema socio-economico e con le istituzioni che hanno responsabilità di governo, a promuovere una diffusione inclusiva e sostenibile di queste nuove tecnologie, capace di dare risposte alle grandi sfide che ci attendono”.

È questo lo scenario che fa da filo conduttore per l’inaugurazione dell’anno accademico 2016/2017 del Politecnico di Torino, nel corso della quale il Rettore Marco Gilli si confronterà con il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda sul ruolo che le Università dovranno avere nell’attuazione del Piano Industria 4.0; il Politecnico, in particolare, sarà chiamato direttamente a dare corpo e sostanza al Piano, essendo stato individuato dal Ministero come una delle sedi dei Competence Center che saranno distribuiti sul territorio nazionale. Proprio a questo aspetto sarà dedicata la prolusione, tenuta dal Vicerettore al Trasferimento Tecnologico Emilio Paolucci. Un contributo alla discussione arriverà dal mondo industriale con gli interventi del Presidente dell’Unione Industriale di Torino Dario Gallina e di Riccardo Procacci, Presidente e AD di Avio Aero.

POLITECNICO 36Il Rettore presenterà alla comunità accademica, al sistema socio-economico e agli ospiti istituzionali le strategie e i progetti che l’Ateneo metterà in campo, forte dei risultati positivi conseguiti negli ultimi anni.“Per dare una risposta adeguata alle aspettative del sistema socio-economico e interpretare correttamente la propria missione”, fa presente il Rettore Marco Gilli, “il nostro Ateneo ha potuto avvalersi negli ultimi anni di una solida condizione economico-finanziaria, dovuta a un’attenta politica di contenimento dei costi, all’acquisizione di una parte crescente della percentuale premiale di Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), ma soprattutto all’acquisizione di fondi competitivi internazionali e al consolidamento di contratti di partnership con il sistema delle imprese.”

POLITECNICOIl Politecnico ha approvato un bilancio di previsione 2017 rivolto allo sviluppo di iniziative a sostegno dei propri studenti, delle attività di ricerca e di internazionalizzazione,  dello sviluppo culturale e tecnologico del territorio, con investimenti superiori ai 50 milioni di euro. Il numero di docenti torna a crescere: da metà 2014 a fine 2016, sono state aperte complessivamente 430 posizioni; “Il maggior investimento in risorse umane degli ultimi quindici anni”, commenta il Rettore. Il progetto Visiting Professor, che ha consentito di accogliere più di 30 docenti di elevata reputazione internazionale con il solo bando 2016, l’introduzione di uno starting grant per i professori non provenienti dai ruolo del Politecnico, la selezione di ricercatori da destinarsi a tempo pieno ai Campus all’estero e una call per professori esterni che ha portato a quasi 200 candidature per venire a lavorare al Politecnico completano l’investimento sul capitale umano, anche in un’ottica di internazionalizzazione.

 

In questo quadro di crescita, si registra anche l’incremento del numero delle domande di immatricolazione: dal 2012, il numero di studenti che hanno richiesto di immatricolarsi nei corsi di laurea dell’Ateneo è cresciuto in modo esponenziale, con percentuali annuali intorno al 10% e toccando quest’anno quota 11.000: “Un dato in forte controtendenza in un Paese che presenta una delle percentuali più basse di laureati tra i Paese OCSE”, fa presente il Rettore, che prosegue ribadendo però che questa situazione, di per sé estremamente positiva, rappresenta anche una politecnicocriticità che ormai è diventata emergenza: “Senza un supporto da parte delle Istituzioni per il reperimento in tempi brevi di aree e spazi adeguati, che consentano l’estensione del Campus della Scuola di Ingegneria, non saremo in grado di fare di più ed anzi ci troveremo costretti a restringere ulteriormente gli accessi, a meno di rinunciare, e non lo faremo mai, alla qualità della nostra offerta formativa”, commenta Gilli, che ricorda la centralità anche degli altri progetti edilizi già avviati, da ToExpo al MOI.

L’Ateneo sta già investendo molto per migliorare ulteriormente la qualità della propria didattica, rendendola ancora più internazionale e trasversale, proprio per venire incontro alle esigenze di innovazione del Paese: oltre 10 milioni di euro serviranno a riqualificare i laboratori didattici; è stato incrementato il numero di borse di studio destinate a  studenti internazionali, selezionati con esami di ammissione svolti direttamente nelle aree geografiche di maggiore interesse strategico (Cina, America Latina e Paesi del Mediterraneo);  è previsto un incremento sostanziale delle risorse destinate al dottorato di ricerca; infine, verranno rafforzati i percorsi di eccellenza per gli studenti maggiormente meritevoli: «Qualità e impegno» nella Laurea triennale e l’Alta Scuola Politecnica nella Laurea Magistrale, ai quali si aggiungerà un percorso integrato Laurea Magistrale-Dottorato, aperto agli studenti più brillanti e a quelli internazionali.

 

(foto: il Torinese)

 

La Settimana di Cardiologie Aperte

cuore spezzatoFino al 19 febbraio si rinnova l’appuntamento con la 8a Campagna Nazionale della Fondazione per il Tuo cuore Onlus di ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri

 

Dal 12 al 19 febbraio anche 8 strutture ospedaliere della Regione Piemonte e Valle d’Aosta ospitano Cardiologie Aperte, il tradizionale appuntamento di screening cardiologico e della salute del cuore degli italiani. Un’iniziativa della 8a Campagna Nazionale della Fondazione per il Tuo cuore Onlus e di ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri.

 

“La prevenzione rimane la migliore cura per la nostra salute soprattutto per un organo importante come il cuore. In questi anni di Campagna di Prevenzione, molti italiani l’hanno compreso e attendono Cardiologie Aperte per effettuare gli screening di prevenzione e assistere a importanti momenti di incontro con esperti di cardiologia. La vera e propria rivoluzione sanitaria è fare prevenzione in modo capillare, in piazza, una sensibilizzazione che va oltre le mura delle strutture ospedaliere –. Non solo si abbattono i costi sanitari, ma soprattutto si genera la consapevolezza e la cultura della prevenzione, grazie alla quale si evitano morti improvvise e malattie croniche e invalidanti.- ha sottolineato Michele Gulizia, ideatore del Progetto, Direttore di Struttura soccorso cto ambulanza ospedaleComplessa di Cardiologia Ospedale “Garibaldi-Nesima” di Catania e Responsabile del Settore Operativo “Progetto di Prevenzione Nazionale Banca del Cuore“ – Protagonista di eccellenza anche di questa edizione è infatti la Banca del Cuore, quest’anno estesa grazie al nuovo Progetto “Truck Tour Banca del Cuore” che in questi giorni affronta la tappa Sanremese, la prima delle tante che effettuerà nei prossimi 8 mesi nelle oltre 30 città italiane, rappresentando l’evoluzione di una prevenzione cardiovascolare che si sposta “porta a porta” a casa degli italiani.”

 

“Il cuore degli italiani soffre delle stesse malattie e con la stessa incidenza di quelle che colpiscono quello degli europei. La malattia più diffusa è indubbiamente la cardiopatia ischemica, che si può manifestare acutamente con un infarto miocardico acuto o una morte improvvisa ma che, nei tanti casi che riusciamo a salvare diventa una forma cronica, con la presenza o meno di una angina pectoris. – ha dichiarato Attilio Maseri, Presidente della Fondazione “per il Tuo cuore” Onlus. La Settimana di Cardiologie Aperte ci ha dimostrato, in questi anni, come sia importante arrivare a incontrare direttamente i cittadini, non solo in una situazione di sofferenza cardiaca, ma prima che la patologia si manifesti”.

 

“Entusiasticamente aderiamo, come per le precedenti sette edizioni, alla Campagna Nazionale della Fondazione per il tuo cuore ONLUS di ANMCO consapevoli che, grazie a questa lodevole iniziativa, molti cittadini della nostra Regione da oggi sapranno che il loro cuore è più protetto, poiché è inserito in un grande progetto di prevenzione cardiovascolare. Infatti in questi anni, grazie alla Campagna «Banca del Cuore», molte persone hanno scoperto di avere anomalie a livello cardiovascolare che non sapevano di avere, tra cui pregressi infarti, fibrillazione atriale e cardiopatie ad alto rischio di aritmie maligne” ha messo in evidenza Marco Sicuro Presidente Regionale ANMCO PiemonteValle d’Aosta. Per questa edizione il filo conduttore delle iniziative legate a Cardiologie Aperte 2017 sarà la divulgazione dei materiali elaborati dalla Fondazione per il Tuo Cuore per promuovere stili di vita corretti. In ogni sede le iniziative sono gestite dai medici e dagli infermieri di ciascun reparto di cardiologia, che hanno aderito con dedizione e in spirito di servizio. Ad Aosta l’iniziativa sarà rivolta, come di consueto, a un target particolare: in questa edizione sono i non vendenti e i loro accompagnatori. In ogni Sede verrà data informazione sula Banca del Cuore e sulla Ricerca Cardiovascolare portata avanti dal nostro Centro Studi“.

 

Anche per questa edizione sono previste tante iniziative in tutte le città che hanno aderito alla LETTO OSPEDALECampagna, molte delle quali rivolte alla prevenzione delle malattie cardiovascolari e all’educazione a un corretto stile di vita che permetta di avere un cuore sano – aggiunge Andrea Di Lenarda Presidente Nazionale ANMCO – A queste si sommano dibattiti e incontri con i cittadini all’interno delle stesse strutture ospedaliere e nei teatri, cinema e scuole coinvolte dall’iniziativa. La Banca del Cuore rappresenta una iniziativa di grande rilevanza e impatto per la popolazione italiana, motivo per cui anche la nostra Associazione promuove con forza questo Progetto per il suo alto valore educativo e per il suo forte messaggio in favore della salute dei nostri pazienti”.

 

A tutti i cittadini e ai pazienti che si recheranno nelle Cardiologie aderenti per partecipare al Progetto Nazionale di Prevenzione Cardiovascolare “Banca del Cuore” verrà consegnata gratuitamente, al termine dello screening, la propria BancomHeart, la card di Banca del Cuore. Una card unica al mondo, grazie alla quale i possessori possono prendersi cura meglio del proprio cuore, anche lontano da casa, in viaggio o quando non si ha la possibilità di raggiungere il proprio medico. Le informazioni mediche raccolte sono conservate nella “Banca del Cuore”: una cassaforte digitale dove le informazioni mediche relative al cuore sono sempre disponibili e consultabili. Infatti, la BancomHeart, grazie alla password segreta conosciuta solo dall’utente, consente di connettersi, via internet dall’Italia e dall’estero, alla Banca del Cuore e di vedere o scaricare il proprio elettrocardiogramma e i propri dati clinici ogni volta che lo si desidera.

 

Qui di seguito le Cardiologie Aperte finora pervenute:

 

  • Ospedale Generale Regionale-Po U. Parini , Aosta Dott. MARCO SICURO
  • Ospedale Degli Infermi, Ponderano (BI) Dott. MARCO MARCOLONGO
  • Ics Maugeri Spa Societa’ Benefit, Veruno (NO) Dott. CLAUDIO MARCASSA
  • Ospedale San Luigi Gonzaga, Orbassano (TO) Dott. ROBERTO POZZI
  • Ospedale Giovanni Bosco, Torino Dott.ssa PATRIZIA NOUSSAN
  • Ospedale Maggiore Ss. Trinita’, Fossano (CN) Dott. MAURO FEOLA
  • Ospedale Mauriziano, Torino Dott.ssa MARIA ROSA CONTE
  • Ospedale Maria Vittoria, Torino Dott. MASSIMO GIAMMARIA

 

L’elenco aggiornato delle Cardiologie aderenti al Progetto e delle iniziative promosse in Regione è disponibile sul sito www.periltuocuore.it.

 

 

Rispetto per il povero Crescenzio: la lapide non si tocca

quaglieniBaloccarsi su cosa scrivere sulla targa è inutile se non si ricostruisce l’insieme. E dall’insieme risulta che violenza politica, violenza terroristica, terrorismo sono difficilmente scindibili in quegli anni di piombo. Anche le parole sono pietre, diceva Carlo Levi, pietre che uccidono come la P 38

Di Pier Franco Quaglieni*

La polemica che sta montando ad una settimana dallo scoprimento di una lapide in ricordo del lavoratore studente (come si diceva allora) Roberto Crescenzio non è un buon segnale, rivela l’appannarsi di alcuni valori di riferimento che si credevano acquisiti una volta per sempre. In quell’anno conducevo un seminario a Palazzo Nuovo quasi esclusivamente riservato ai lavoratori studenti e so cosa significasse lavorare e studiare tra mille difficoltà ,come faceva Crescenzio.
terrorismo2La polemica su cosa si deve  incidere sulla lapide (violenza politica? violenza eversiva? violenza terroristica? terrorismo?) appare un po’ pretestuosa, soprattutto quando si vuole sostenere che quella vicenda terribile fu solo violenza politica. L’uso di bombe molotov  in manifestazioni  non è mai solo violenza politica. Assaltare la sede del MSI, partito che aveva una folta rappresentanza in Parlamento, è un’idea inconciliabile con la convivenza civile. Le idee si combattono con il confronto delle idee ,non con le aggressioni alle sedi. Altrettanto per l’assalto di tipo squadristico all’”Angelo Azzurro”.

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Spadolini aveva scritto degli opposti estremismi che finiscono di confondersi nei modi di comportarsi di agire. Squadristi rossi e squadristi neri. Scannarsi su cosa scrivere sulla targa non è segno di rispetto per questo giovane disgraziato, vittima incolpevole di una furia che non può trovare spiegazioni,  nè tanto meno giustificazioni ragionevoli. Meno che mai sono tollerabili i tentativi di sminuirne la portata. I protagonisti -responsabili non hanno mai dato spiegazioni convincenti.Alcuni hanno anche fatto carriere impensabili. Il solo Silvio Viale, andato assolto ed accusato  esclusivamente per l’assalto alla sede missina ha espresso, sia pure molto tardivamente, le sue scuse alla mamma di Crescenzio. Il prof. Stefano Della Casa, Steve Lotta_continua_1973per i compagni di LC, laureatosi proprio nel 1977,anno della morte violenta di Crescenzio, che pure passò un anno in carcerazione preventiva per quell’episodio, si è sempre dichiarato innocente e quindi non  si è mai espresso su quel dramma, pur prendendo  successivamente le distanze dall’uso della violenza. Nel 2006 ebbe la riabilitazione del Tribunale di Torino e questo chiuse per sempre il discorso giudiziario. E’ vero che nel 1976 Lotta Continua si sciolse proprio di fronte al dilemma del terrorismo, ma una parte  significativa di suoi militanti confluirono nei gruppi terroristici.

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Non va inoltre dimenticato l’omicidio nel 1972  del commissario Luigi Calabresi ad opera di militanti di LC il cui mandante,come assodato da sentenza definitiva, dopo innumerevoli processi, fu  Adriano Sofri  per il quale intellettuali irresponsabili chiesero per anni la grazia dopo la condanna, grazie che il casalegno-2presidente Ciampi non firmò. Baloccarsi su cosa scrivere sulla targa è inutile se non si ricostruisce l’insieme. E dall’insieme risulta che violenza politica, violenza terroristica, terrorismo sono difficilmente scindibili in quegli anni di piombo. Anche le parole sono pietre, diceva Carlo Levi, pietre che uccidono come la P 38. In particolare l’idea di ridurre la portata della tragedia dell’Angelo Azzurro con una variazione del testo della lapide appare profondamente sbagliata. Soprattutto sbaglia in modo clamoroso chi vuole ricondurre la responsabilità al clima di quegli anni. E’ un vetero sociologismo  di convenienza  che va respinto. Ciascuno è sempre responsabile dei suoi atti. LC fu un gruppo violento ed eversivo perché la Costituzione consente solo ed esclusivamente manifestazioni pacifiche. Chi ha fatto ricorso alla violenza è quindi eversore delle istituzioni repubblicane. Chi si aggrappa ai nominalismi intende magari ,al di là delle sue stesse intenzioni,non fare fino in fondo i conti  su una pagina nera e rossa della storia italiana, rossa anche di sangue versato da vittime innocenti. L’assalto all’Angelo Azzurro fu un atto criminale che non può trovare attenuanti. Di criminalità politica ed eversiva, in una parola terroristica, non foss’altro perché generò terrore in una città già straziata ed umiliata. Non dimentichiamo che nello stesso anno venne ammazzato Carlo Casalegno e ci fu chi persino all’interno di una redazione de “La Stampa” ne gioì.

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Ha ragione Giancarlo Caselli, il magistrato che insieme a Caccia, Barbaro, Maddalena ed altri, fu protagonista della difesa della democrazia repubblicana minacciata, quando  parla di “arretramenti”, se si modificasse  il testo della lapide. Il Presidente del Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Nino Boeti, pur cercando di confrontarsi con tutti come è nel suo stile ed è proprio del suo crescenzio2ruolo istituzionale ,ha ricordato che  nel movimento studentesco e nell’autonomia il terrorismo trovò terreno fertile . Gli aspetti penali della questione sono archiviati da tempo. Quelli storici ed anche politici no. I fiancheggiatori di allora ,i simpatizzanti, quelli che non andarono in piazza San Carlo  per il “reazionario” Casalegno, quelli che parlarono di sedicenti Brigate rosse e poi  di compagni che sbagliano, sarebbe bene che  stessero zitti ed evitassero anche di farsi vedere all’inaugurazione della lapide. 

* direttore del Centro Pannunzio

Terrorismo o violenza, sempre assassini erano

STORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto

Ci sono anni ed episodi che non vorresti ricordare. Non vorresti avere vissuto

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Ho visto la morte in diretta di Roberto Crescenzio.  Quella mattina ho chiesto un permesso visto che lavoravo all’Inps. In tarda mattinata cercavo di raggiungere il corteo da via Po.  Non ho assistito alle scaramucce  tra i giovani comunisti e chi aveva deciso di assaltare la sede del Movimento Sociale in corso Francia. Preludio di una più grande tragedia.  Urlavano: “le sedi fasciste si chiudono col fuoco con dentro i fascisti, se no è troppo poco”.  Tragico Preludio. Poi il destino o la stupida e criminale “usanza” di chi andava ai cortei con le molotov. E proprio delle Molotov erano avanzate, da qui la scelta di finirle incendiando il bar Angelo Azzurro.  Per loro un covo di fascisti.  Tutto pianificato la sera prima.  Un interessante libro di Bruno Babando che ricostruisce la tragedia. Noti gli esecutori, alcuni scappati in Francia.  Ora il ricordo si mischia alla polemica politica.  Atto di terrorismo o atto di violenza politica? Non mi sembra un distinguo rilevante.  Ieri come oggi. E gli esecutori sono degli assassini. Non era intenzionale? Pazzesco! Andare ad un corteo con le molotov per bruciare qualcosa non è da criminali? Ieri come oggi.  Nelle intenzioni non c’era quella di uccidere? Dunque?  E voglio fare il tragico parallelo con la morte del compagno Guido Rossa due anni dopo.  Anche in questo caso gli assassini tentarono si schermirsi: volevamo solo gambizzalo. 

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In questo giorni alla sindaca Appendino è giunta una lettera di richiesta di modifica sulla targa ricordo.  Tutte le compagne e compagni promotori hanno la mia personale stima. Li conosco uno per uno e sono stati e sono convinti democratici.  In quegli anni eravamo dalla parte giusta della barricata .Contro i violenti, contro i terroristi.  Anzi eravamo bersaglio di violenti e terroristi.  Campeggiavano le nostre caricature e le nostre foto a Palazzo Nuovo, come nemici del popolo e servi dei padroni. Non ho firmato questa petizione per un semplice fatto: non sono d’accordo.  Fu un atto terroristico. Nei vari scambi di opinione mi sono stati fatti  dei rilievi. Sono passati 40 anni. Non riesci a perdonare ed elaborare? Elaborare si, confermando le mie opinioni.  Perdonare no, anche perché non c’è stato alcun atto di pentimento degli assassini del resto….ripeto…noti.  Anche per tutti questi motivi vorrò esserci alla commemorazione.  Sempre pronto al confronto con chi in quegli anni era da questa parte della barricata.  Ma non con chi non vuole ammettere i propri torti. Glielo dobbiamo, a Roberto, vittima della violenza politica e del terrorismo.  Roberto ucciso da violenti terroristi. 

Patrizio Tosetto

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“Imu ridotta per chi abbassa gli affitti dei negozi”

saldi intimissimi vetrinaIl Comune di Torino confermi anche per il 2017 la riduzione delle aliquote Imu per i proprietari di locali commerciali che, per andare incontro alle richieste degli affittuari, decideranno di ricontrattare e abbassare l’importo del canone di locazione: è questa la richiesta che Ape Torino Confedilizia con il sostegno di Confesercenti rivolge all’Amministrazione comunale. Si tratta di uno sconto sull’aliquota Imu dal 10,6 al 9,6 per mille, nel caso di una riduzione del canone annuo compreso tra il 10 e il 20 per cento, che sale a due punti percentuali, dal 10,6 all’8,6 per mille, se la riduzione del canone è superiore al 20%; tale sconto dovrebbe essere riconosciuto per l’intero periodo di riduzione del canone concordata fra le parti. Secondo le due associazioni, questa misura contribuirebbe a rilanciare entrambi i settori, particolarmente colpiti in questi anni di crisi economica.“ Ape Torino Confedilizia ha ottenuto – evidenzia Erasmo Besostri presidente Ape vetrina14Confedilizia Torino – che l’Amministrazione comunale nel 2016 abbia ridotto l’Imu, per i contratti commerciali e abitativi (4+4) per quei proprietari che abbiano diminuito il canone agli inquilini in difficoltà. Analoga riduzione si chiede per il 2017,; la misura favorisce non soltanto la proprietà immobiliare, ma anche tutto il sistema che ruota attorno alla casa”   “Dal punto di vista dei commercianti – dice Giancarlo Banchieri presidente di Confesercenti – la riduzione del canone rappresenterebbe una boccata d’ossigeno non indifferente: in un periodo di riduzione dei consumi come questo, il costo fisso rappresentato dall’affitto pesa sempre di più per chi è già in attività e rappresenta una barriera d’ingresso talvolta insormontabile per chi intende iniziare. In questi anni il commercio ha perso posizioni, con la chiusura di migliaia di aziende (oltre il 6% fra il 2009 e il 2016) e  alcune zone specialmente periferiche rischiano la desertificazione dal punto di vista commerciale. Il commercio svolge anche una funzione sociale di contribuire alla vivacità e alla sicurezza di vie e quartieri; evitare o limitare altre chiusure, inoltre, significa inoltre garantire posti di lavoro. Dunque, il valore della misura che chiediamo al comune di confermare ha un significato non solo settoriale”.

(foto: il Torinese)

Il pericolo del terrorismo internazionale in Italia

Al di fuori di guerre combattute tra eserciti di nazioni o coalizioni, non si è mai parlato, sino ad un certo punto, di terrorismo, o meglio, di attacchi terroristici commessi dolosamente contro cittadini. E quando tale neologismo ha fatto breccia nella nostra società, più che altro si ‘limitava’ a compagini autoctone contro il sistema di quel Paese

 

Di Alessandro Continiello *

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“Ci sono tanti tipi di guerre. Fin dai primi passi l’uomo ne ha inventate e praticate tante. E si può dire, riassumendo, che le ha considerate secondo i tempi e le ideologie, tribunali dei principi, continuazioni della politica con altri mezzi, patologie sociali [….] Secondo gli studiosi dell’antico fenomeno ci sono gli ultra-conflitti (armi di distruzione di massa), gli iperconflitti (guerre mondiali), i macro-conflitti (guerre internazionali o civili localizzate), i medio-conflitti (Algeria negli anni ’90, Irlanda del Nord, Palestina), i micro-conflitti (guerriglia o terrorismo limitati nello spazio e nel tempo) e gli infra-conflitti (rivalità armate, guerra fredda)[1]“. Questo l’incipit di un interessante articolo sulla genesi della guerra in Iraq, sempre attuale. Conflitti armati che, per lungo tempo, pur con qualche eccezione come visto, sono stati combattuti in modo “convenzionale” o “simmetrico”: sostanzialmente ci si affrontava ‘a viso aperto’ e l’esercito più forte – o tatticamente meglio schierato (Roma docet) – risultava vincitore. Gli stessi Romani erano soliti rispettare dei vinti non solo gli usi e costumi, tollerandoli, ma anche la religione. I Romani non hanno mai lottato per affermare i loro Dei. Questo, a contrario, il detto latino che imperava in epoca romana nei confronti degli altri conquistatori: “Barbari iura gentium iuriumque humanorum principia quoque ignorat” [2].

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Così ebbe a dire alla Costituente, saggiamente ed in modo altresì tagliente, Benedetto Croce nella seduta del 24 luglio del 1947: “La guerra è una legge eterna del mondo, che si attua di qua e di là da ogni ordinamento giuridico, e in essa la ragion giuridica si tira indietro lasciando libero il campo ai combattenti, dall’una e dall’altra parte intesi unicamente alla vittoria, dall’una e dall’altra parte biasimati o considerati traditori se si astengono da cosa alcuna che sia comandata come necessaria o Moro Brconducente alla vittoria. Chi sottopone questa materia a criteri giuridici, o non sa quel che dica o lo sa troppo bene”[3]Numerosi testi hanno avvalorato la tesi su un concetto‘standard’ di combattimento. Basti richiamare “L’arte della guerra” (Bingfa), scritta dallo stratega e filosofo cinese Sun Tzu, ove si è disquisito della “vitale importanza della guerra e della sua preparazione in modo rigoroso, secondo un tatticismo preciso” non a caso è considerato il più antico manuale strategico); o “Della guerra” (Von Kriege), un altro trattato di pura strategia militare, scritto dal generale prussiano Von Clausewitz, in cui si è considerata l’attività bellica quale “prosecuzione della politica con altri mezzi”. Quello che si vuol significare, con tale prologo, è che i conflitti armati, pur aberranti, avevano delle “regole”: si combatteva tra soldati e le vittime civili, quantomeno in apparenza, dovevano risultare dei “danni collaterali”.[4] 

 

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Cosa sta accadendo negli ultimi anni[5]? Quale ulteriore paura attanaglia la società e il nostro comune vivere, tale da modificare le nostre abitudini? Il terrore di azioni indiscriminate, per mezzo di armi da guerra utilizzate tra la folla “alla cieca”, di bombe fatte scoppiare intenzionalmente nelle ore di punta o in luoghi affollati, di camion usati come arieti contro la folla inerme ed inerte. Il tutto perpetrato “in ragione di una dottrina integralista”, sotto l’egida di un fanatismo religioso-militante, cioè non di una matrice politica così come eravamo abituati a conoscere. Atti commessi per la sola ‘colpa’ di essere membri della società con un credo religioso differente (kafir). La storia, in un certo senso, si ripete. E così, nostro malgrado, se prima si è imparato a conoscere Al Qaida,

BRUXELLES SICUREZZA TERRORISMO

movimento islamista sunnita terroristico, promotore di un fondamentalismo islamico con a capo Osama Bin Laden, ora siamo stati costretti a non ignorare l’Isis (o Is o Daesh) o l’autoproclamatosi Stato Islamico, anch’esso predicante il jihad, il fanatismo religioso-militare inteso come chiara violenza indirizzata a Stati e organizzazioni internazionali mediante l’uso di kamikaze, di veri e propri ordigni umani. Cita una recente sentenza penale del Tribunale di Milano che, nel caso dell’Isis, “dietro l’apparenza di uno Stato legittimo perfettamente organizzato […] si cela un “progetto politico” portato avanti con metodi terroristici, il cui scopo ultimo è il sovvertimento degli Stati democratici a cui le truppe con il vessillo nero vogliono sostituire la rigida applicazione della legge islamica[6]“. Ecco che il brocardo latino citato torna di attualità. Al di fuori di guerre combattute tra eserciti di nazioni o coalizioni, non si è mai parlato, sino ad un certo punto, di terrorismo, o meglio, di attacchi terroristici commessi dolosamente contro cittadini. E quando tale neologismo ha fatto breccia nella nostra società, più che altro si ‘limitava’ a compagini autoctone contro il sistema di quel Paese: nel nostro caso, in Italia, si dice che siamo più preparati contro il terrorismo, stante la nostra pregressa esperienza avverso il brigatismo, poi debellato a caro prezzo, e i sodalizi associativi di stampo mafioso.

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In questo particolare momento storico l’attenzione dei nostri Servizi di Intelligence – e di tutti gli altri Paesi – è focalizzata a (cercare di) prevenire avvenimenti di natura terroristica di matrice islamica. Questa situazione di insicurezza acutizza vecchi sentimenti di odio e rancore o, quantomeno, di diffidenza: si tende, erroneamente ma inesorabilmente –pur non giustificabilmente- a guardare con sospetto tutti coloro che professano una religione differente dalla nostra, ritenendoli potenzialmente pericolosi, dimenticando, però, che l’Isis ha preso di mira anche le stesse popolazioni, nel mondo musulmano, di una corrente differente (gli sciiti, ad esempio[7]) o sterminando e riducendo in schiavitù gli yaziti (perché seguaci di una fede pre-islamica considerandoli, in tal guisa, miscredenti dai fondamentalismi dello ‘Stato islamico’).

tunisi terrorismo

Una continua violazione dei diritti umani, ma non l’unica purtroppo. D’altronde lo stesso termine ‘proselitismo’ sta a significare, etimologicamente parlando, l’opera o l’attività volta alla ricerca di nuovi adepti (per una religione, ad esempio): in tal caso non vi sarebbe nessuna condotta illecita. Ma, sempre per ‘proselitismo’, si può altresì intendere la ricerca nel convertire una persona non solo a una religione, ma anche a una dottrina. Orbene, se tale ‘dottrina’ (integralista, non tout court il credo religioso) è ritenuta per stessa ammissione di chi la professa contra legem – nel senso che i mezzi per raggiungere lo scopo prevedono l’uccisione di persone e la distruzione di res attraverso modalità terroristiche – e la ‘promozione’ funge da indottrinamento proprio per perpetrare delitti ‘nel nome di’ terrorismo2o ‘a favore della causa’, non sarebbe da ritenersi in se stessa come reato? Il nostro ordinamento è corso ai ripari, come si suole dire, per non creare un pericoloso vuoto normativo (c.d. horror vacui), cercando di coprire a più ampio spettro tutte quelle condotte associative di ‘promozione, costituzione, organizzazione, direzione e finanziamento’ (art. 270 bis c.p.), ma anche la mera ‘assistenza agli associati’ (art. 270 ter), ossia la condotta ‘esterna’ di favoreggiamento a tutti i livelli (rifugio, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione); e, altresì, le ulteriori attività finalizzate ad ‘arruolare’ soggetti ‘”per il compimento di atti di violenza o sabotaggio con finalità di terrorismo” (art. 270 quater).

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E ancora, risultano contra ius, “l’organizzazione, il finanziamento ed il propagandare’”, viaggi in territorio estero ‘per il compimento di condotte con finalità di terrorismo’ (art 270 quater.1), così come ‘”’addestramento o il fornire istruzioni sulla preparazione o l’uso di materiali esplosivi ed armi da fuoco, sostanze chimiche e batteriologiche, nonché altra tecnica per il compimento di atti di violenza o sabotaggio’” ( art. 270 quinques), sempre con finalità di terrorismo.

berlin-terror

 

Attualmente, accanto alla preoccupazione per il rientro dei combattenti stranieri nei territori dell’Isis (foreign fighters), si è creato un nuovo timore nel nostro Stato: il pericolo che si annidino nelle carceri soggetti detenuti di religione musulmana che abbiano abbracciato la ‘causa dell’Isis’ e che compiano proselitismo all’interno delle stesse. Trattasi del (nuovo) pericolo di radicalizzazione nelle carceri. “Sono 19 i detenuti di fede islamica radicalizzati e ristretti in apposite sezioni, mentre circa 200 sono gli ‘attenzionati’[8]”, questi i dati dell’anno precedente contro gli attuali: “Sono 170 i detenuti sottoposti a specifico monitoraggio, a cui se ne aggiungono 80 attenzionati e 125 segnalati, isis mosulper un totale di 375 individui a vario titolo radicalizzati[9]”. Quindi il pericolo ‘terrorismo internazionale’ non è assolutamente debellato, dovendosi necessariamente ‘tenere alta la guardia’. Come tutelarsi? Personalmente ritengo che a questa domanda non esista una risposta univoca, ma sicuramente attraverso una peculiare attività di prevenzione dei nostri apparati di intelligence, un controllo capillare del territorio da parte delle Forze dell’Ordine – come accaduto con l’arresto del terrorista un mese fa -, e una attenzione particolare negli istituti di pena e alle frontiere (ovvero nelle località ove sbarcano persone bisognose di aiuto –all’interno delle quali potrebbero sempre annidarsi soggetti con intenzioni bellicose).

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isis

Ed ancora, un controllo accurato delweb ed una politica, pur difficile, che eviti situazioni di emarginazione da parte di queste persone giunte e stabilizzatesi nel nostro territorio o di ‘seconda generazione’, relegandole in zone o quartieri, così come accaduto in Francia o in Belgio, e così fomentando, indirettamente, una avversione per lo Stato ospitante o comunque di nascita, dove il potenziale proselitismo finalizzato al jihad potrebbe trovare un terreno fertile. Risultano oggi più che mai attuali le parole pronunciate dall’ex magistrato Ferdinando Imposimato, nel corso di un’intervista nel lontano 1986, contro il terrorismo: “Quali rimedi? A mio avviso occorre elaborare una risposta diversa da quella ideata ed attuata per il terrorismo negli anni ’70: in questa fase occorre una strategia differenziata a seconda che si tratti di terrorismo interno o terrorismo internazionale. Per il terrorismo interno […] Una diversa azione s’impone per il terrorismo internazionale, specie di matrice mediorientale. Occorre riconoscere che l’arresto e anche le dure condanne dei terroristi non hanno alcun potere deterrente […] I militanti di questi gruppi mediorientali prevedono e spesso desiderano di morire nell’azione terroristica […] Allora che fare? Occorre cercare di risolvere il problema sul piano politico agendo politicamente ed economicamente sui Paesi che alimentano il terrorismo [..][10]”.

 

*Alessandro Continiello,

Avvocato del Foro di Milano e Presidente del comitato locale della LIDU

(esperto in diritto penale, criminologia forense, analisi della scena del crimine; intelligence, relazioni internazionali, terrorismo)

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[1] Tratto da: “Iraq, una guerra senza faccia” di B. Valli, sul sito www.repubblica.it 08/02/2007

[2] Trad.: I barbari ignorano il diritto delle genti e anche i fondamenti dei diritti umani. Tratto da “La civiltà romana” sul sito www.romanoimpero.com

[3] Tratto da: “Ancora considerazioni sui rapporti fra terrorismo e giurisdizione”, in Difesa Penale, ed. Bucalo, Latina, anno IV, gennaio-marzo 1986, di G.V. Mura

[4] Il discrimen può esser dato con l’utilizzo della bomba A (o bomba atomica/nucleare) nell’agosto del 1945 da parte degli Americanilibia

[5] Si potrebbe dire dalla fatidica data dell’11 settembre 2001 con l’attacco alle Torri gemelle

[6] Tratto da: “Terrorismo e indottrinamento. Anatomia della fattispecie alla luce di una recente pronuncia della Corte di Cassazione” di A. Continiello, sul sito www.giurisprudenzapenale.com del 26/01/2017

[7] Per un approfondimento: “Qual è la differenza tra musulmani sunniti e sciiti?” sul sito www.internazionale.it del 05/01/2016

[8] Tratto da: “Carceri. Antigone: In italia 19 detenuti radicalizzati..” sul sito www.ilfattoquotidiano.it del 15/02/2016

[9] Tratto da: “Mettere al centro i diritti per combattere la radicalizzazione in carcere” di P. Gonnella sul sito www.openmigration.org del 25/01/2017

[10] Tratto da una intervista al Corriere della Sera del 27/03/1986 in Difesa Penale cit.

L’ingegneria civile dopo la seconda guerra mondiale

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia visse una stagione di grande vivacità nel settore delle costruzioni e delle opere pubbliche: si trattava di ricostruire un Paese che usciva dal conflitto sconfitto, ma con tante energie per intraprendere una ricostruzione che ben presto divenne un vero e proprio boom economico.

POLI INGE 2

Una testimonianza di che cosa abbia significato lavorare nel settore dell’ingegneria civile e dell’architettura negli anni del boom nel territorio torinese e piemontese viene dell’archivio professionale dell’ingegner Emilio Clara, donato dalla famiglia al Laboratorio di Storia e Beni culturali del Politecnico di Torino, Dipartimento Interateneo di Scienze Progetto e Politiche del Territorio.

 

Emilio Clara, attivo a Torino tra il 1950 e il 2006,  si laureò al Politecnico di Torino una prima volta nel 1949 in Ingegneria Industriale e dopo pochi anni in Ingegneria Aeronautica. Nel 1950 scelse di intraprendere la libera professione come ingegnere strutturista specializzato nel calcolo del cemento armato. Operando prevalentemente a Torino e provincia, Emilio Clara è stato a suo modo uno dei protagonisti della ricostruzione e dell’espansione edilizia del capoluogo subalpino negli anni del secondo dopoguerra e del miracolo economico, con progetti informati al costante aggiornamento di materiali e tecniche esecutive e al rigoroso rispetto degli standard normativi.

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Nel corso della sua attività, durata oltre cinquant’anni, l’ingegner Clara ha ideato e seguito 3.330 progetti, distinti in interventi per civili abitazioni (1626), attività commerciali, aziende agricole, stabilimenti industriali, impianti sportivi e uffici (361), per edifici di istituti religiosi e parrocchie (16), caserme militari (2), edifici scolastici (7), istituti sanitari e socio-assistenziali (12), monumenti funerari (123) e opere di pubblica utilità (11). Una produzione ingente, che ha lasciato una testimonianza effettiva nel tessuto territoriale e che da oggi è a disposizione di studenti e studiosi.

Quale futuro nelle mani dei robot?

Sabato 18 febbraio, dalle ore 17.30 il dott. Rossano Schifanella – Università degli Studi di Torino – parlerà di “Le macchine pensanti: un viaggio tra utopia e realtà”Qual è e quale sarà l’impatto dei robot sulla società? Oggi si parla di Industry 4.0, ossia della quarta rivoluzione industriale, di fabbriche automatizzate in cui il lavoratore non avrà più alcun compito manuale. 

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Vengono progettati robot in grado di “replicare” ogni attività umana: la produzione industriale, l’esplorazione dei pianeti, dei fondali marini e l’assistenza ai malati (robot badanti). Abbiamo robot dotati di intelligenza, di capacità di apprendere e di prendere decisioni (le auto che si guidano da sole). L’Human Brain Project punta in futuro a realizzare un supercomputer in grado di simulare il funzionamento di un cervello umano. Robot pensanti, quindi, dotati di una moralità, cioè della facoltà di decidere quello che si può o non si può fare, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Quali saranno le conseguenze di questa trasformazione? È corretto che i robot possano definire in propria autonomia un obiettivo? Queste sono solo alcune delle domande a cui il ciclo di incontri “Quale futuro nelle mani dei robot?” intende rispondere. Evento gratuito presentando il biglietto di ingresso al Museo interattivo, fino ad esaurimento posti disponibili.

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Ore 17.30

Le macchine pensanti: un viaggio tra utopia e realtà
a cura del dott. Rossano Schifanella – Università degli Studi di Torino.

L’applicazione estensiva di sistemi di intelligenza artificiale a molteplici aree del sapere umano ha cambiato e cambierà radicalmente nei prossimi decenni molti aspetti della nostra vita quotidiana, basti pensare alla robotica applicata a sistemi di produzione o alla medicina, ad algoritmi che ci consigliano che cosa guardare o comprare, ai sistemi di guida autonoma.

L’incontro approfondirà le principali caratteristiche delle macchine intelligenti moderne, che cosa sono e non sono in grado di compiere oggi e che cosa saranno molto probabilmente in grado di compiere in futuro con esempi concreti in differenti campi di applicazione. Analizzeremo le opportunità sottolineate dagli enormi investimenti dei grandi colossi internazionali della tecnologia, insieme ai risvolti etici, sociali e alle preoccupazioni espresse da più parti sul rapporto tra macchine e uomo. L’incontro vuole essere un percorso di informazione in grado di fornire gli strumenti per discernere utopia e realtà nel complesso dibattito sulle future frontiere dell’intelligenza artificiale.