Di Pier Franco Quaglieni
25 aprile. E’ una festa nazionale che dovrebbe unire tutti. Ad alcuni la parola nazionale resta incomprensibile ed ostica. Vorrebbero che fosse una festa politica riservata solo a pochi.
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Torino – Liguria da terzo mondo
I treni che collegano Torino e la Liguria rappresentano un problema irrisolto.In passato ci si lamentava della loro snervante lentezza,oggi è in gioco l’incolumità dei viaggiatori.Cio’ che è successo domenica scorsa quando il Ventimiglia- Torino è arrivato a destinazione con ore di ritardo a causa del vandalismo di magrebini ubriachi( colpevolmente rimasti senza reale sanzione) ,non è un caso isolato. Circolano impunemente sui treni extra-comunitari che sistematicamente non pagano il biglietto e diventano molesti nei confronti degli altri viaggiatori,accanendosi anche sui sedili e sui servizi igienici,rendendoli inservibili. Il capotreno,lasciato solo, non è in grado di affrontare le emergenze perché ne va della sua stessa incolumità personale. > È una situazione non tollerabile che i prefetti di Torino, Cuneo,Savona,Imperia devono affrontare con i poteri loro conferiti. Con assoluta fermezza.Altrimenti lo Stato non esiste più.Piangere sul latte versato,come si sta facendo in questi giorni non serve a nulla,occorrono provvedimenti severi e adeguati che consentano di guardare all’estate con un minimo di serenità. Il diritto dei viaggiatori o,come vengono chiamati oggi,clienti,deve essere garantito senza rimpalli tra l’ uno e l’altro che rischiano su suscitare il ridicolo
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25 aprile
A Torino sarà Lidia Menapace a ricordare la festa della Liberazione. C’è da augurarsi che gli anni la rendano super partes,evitandole le figure del passato quando, come membro della Commissione Difesa del Senato, contesto’ le Frecce Tricolori. In effetti, la sen. Menapace non può essere considerata in base a quell’infortunio perché la sua storia è molto più ricca e complessa. Credo che andrò ad ascoltarla perché il 25 aprile segnò la fine della guerra , la
liberazione dal giogo nazifascista, l’inizio della primavera della nuova democrazia italiana. E’ una festa nazionale che dovrebbe unire tutti. Ad alcuni la parola nazionale resta incomprensibile ed ostica. Vorrebbero che fosse una festa politica riservata solo ad alcuni. Mi è spiaciuto che la mia persona di storico ad alcuni non sia andata a genio a Savona per la cerimonia del 24 aprile. L’Anpi, con cui ho ottimi rapporti in Liguria, non c’entra affatto. Per evitare polemiche ho rinunciato all’orazione che il Sindaco Caprioglio mi aveva invitato a tenere. Si tratta di alcuni faziosi che non riconoscono, soprattutto per ignoranza, la funzione storica della Federazione Italiana dei Volontari della Libertà, la FIVL di Cadorna, Mattei, Mauri, Taviani. Tra i liberatori di Savona ci furono Enrico Martini Mauri e Lelio Speranza ,ma la memoria storica latita quando prevale il settarismo. La “rossa primavera” di cui parlava il mio amico Davide Lajolo che ebbe sempre il massimo rispetto per il fazzoletti azzurri di Mauri, non corrisponde alla realtà storica. Sventoliamo il tricolore il 25 aprile e rinunciamo alle bandiere di partito. Ad Alassio ,dove sarò il 25 aprile insieme al Sindaco Canepa e agli amici dell’Anpi, fanno da tempo così.25 aprile festa tricolore, non festa di parte.
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Gozzano-attraverso Marina Rota- è arrivato a Cattolica
Marina Rota, elegante e raffinata scrittrice torinese, ha ricevuto il 21 aprile il Premio internazionale “Città di Cattolica” per il suo bel libro Amalia se voi foste uomo….Ispirandosi all’epistolario intercorso fra Guido Gozzano e la poetessa Amalia Guglielminetti, la Rota ha individuato i dodici snodi fondamentali della loro tormentata liaison, traendone altrettanti sonetti in stile gozzaniano, dando voce alla ‘bella arte fatta di parole’ dei due letterati. Le atmosfere della Torino inizio Novecento, percorsa da carrozze e tramvai, e ricca di fermenti artistici e culturali, fanno da sfondo allo sfuggente Guido e all’appassionata Amalia. Ricordo Franco Antonicelli che leggeva Guido Gozzano e mi è rimasta in mente una lettera di Guido ad Amalia rivelatrice dell’animo tormentato del poeta, filtrato attraverso il disincanto . Come scrive Vittorio Sgarbi nella sua prefazione, un transfert prodigioso, in cui Marina Rota dà voce alla sua “ossessione gozzaniana” per consentire ai due protagonisti di raccontare ai lettori di oggi la loro storia. Lo scorso anno ho ricordato in più occasioni Gozzano nel centenario della sua morte a Torino, Agliè ed Alassio, un poeta di cui mi innamorai al liceo. Ho colto nel 2016 le distanze che separano i giovani soprattutto ,ma non solo loro, dalla sua poesia: il nostro tempo che disprezza “ogni cosa gentile”, avrebbe detto Catullo, è lontano dai suoi versi carichi di ironia e di allusioni ad un mondo che non c’è più. Gozzano resta tuttavia importante perché ,come ha scritto Franco Contorbia ,capì che gli “idola” di massa rappresentati da un certo tipo di religiosità intollerante ,dalle ideologie presuntuose e dai nazionalismi sanguinari , sarebbero stati forieri di tragici inganni, come accadde in tutto il secolo scorso ed anche in quello attuale. Lo stravagante e trasognato poeta crepuscolare a molti apparve sterilmente scettico; invece, sulla lunga distanza ,ci sembra soprattutto lucido, anzi lucidissimo rispetto alla maggioranza degli intellettuali del primo Novecento che si lasciarono travolgere dai miti . Marina Rota ci fa rivivere, in modo intenso ed insieme leggero, un’atmosfera ormai rarefatta difficile da cogliere persino al “Meleto” di Agliè, visitando quel salotto di Nonna Speranza che le sorelle Conrieri hanno difeso e salvato dal tempo e dalla rovina: un’operazione squisitamente gozzaniana.***
L’Abbazia di Staffarda
L’Abbazia cistercense di Staffarda, fondata tra il 1122 e il 1138,come ha documentato un servizio del Tg Piemonte, sta cadendo in pezzi. Essa è proprietà di quell’Ordine Mauriziano che troppo frettolosamente venne liquidato, senza neppure considerare il dettato costituzionale che ne stabiliva la rilevanza. Con Dario Cravero, Marco Laudi e pochi altri ci battemmo inutilmente per farlo vivere. Era stato l’Ordine presieduto da uomini come Badini Confalonieri e Fusi. Oggi la Fondazione Mauriziana, privata di terreni e tenute, vendute
altrettanto frettolosamente, non ha i fondi necessari per fare la manutenzione ,né ordinaria né straordinaria, di un gioiello architettonico e religioso così legato alla storia piemontese. Il suo splendido chiostro è transennato, i pavimenti sono sconnessi. Il visitatore rimane esterrefatto. L’abate dell’abbazia si è espresso in termini sconsolati nell’intervista concessa al TG.E’ indispensabile intervenire e intervenire subito. Sembra però che nessuno sia interessato alle sorti dell’abbazia. Se penso all’avv. Giacomo Volpini che quasi trascurava la sua professione per studiare Staffarda e scrivere articoli e libri oggi dimenticati, mi si stringe il cuore. Volpini era originario di Modica, ma sentiva forte il legame con quel pezzo di Piemonte tra Saluzzo e Cavour. Inorridirebbe vedendo che la foresteria viene usata per matrimoni e feste da un ristorantino attiguo all ‘abbazia. La Fondazione, nata sulle ceneri dell’Ordine, che è proprietaria della palazzina di caccia di Stupinigi, naviga da anni a vista tra debiti e crediti che non riesce ad esigere. Che tristezza, se consideriamo la storia multisecolare dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, una dignità cavalleresca sabauda e italiana ,seconda solo all’Ordine Supremo della S.S. Annunziata.
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Bozzello, un esempio per i giovani
Sabato nella sua Castellamonte, di cui è stato sindaco, sono stati festeggiati i 70 anni di impegno socialista del sen. Eugenio Bozzello che da operaio della Fiat divento’ questore del Senato della Repubblica. Bozzello è stato ed e’ un uomo coerente ,da quando , ventenne, nel 1947, divento’ militante socialista . Un riformista nenniano che non ha subito il fascino delle sirene filocomuniste, ma è rimasto socialista anche quando, dopo la caduta di Craxi, ci fu un fuggi- fuggi dal PSI .Un uomo semplice, schietto, capace di forti sentimenti. Mario Soldati lo stimava molto proprio per la sua schiettezza . Un volto umano del socialismo. Quando molti tendevano a dimenticare Aldo Viglione, il presidente della Regione per antonomasia, fu Eugenio a promuovere insieme a me e a Luigi Sergio Ricca un suo ricordo pubblico. Fra poco Bozzello compirà 90 anni . Fin da adesso un augurio sincero: ad multos annos ! Bozzello, un socialista vero che anche i liberali come me stimano ed apprezzano. Un esempio di democratico senza macchia e senza paura, un esempio per giovani di oggi.
QUARTA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

Simbolo dell’arm-knitting e del finger-knitting
C’è un passato di grande spessore professionale alle spalle di Federica Negro, 43 anni, approdata sulla piazza della “manualità creativa” torinese da poco più di un anno e mezzo. Per quasi 20 anni ha lavorato come psicologa: prima in una comunità per minori, poi nel settore riabilitativo, infine si è dedicata alla cura degli adulti dalle dipendenze. “Un ambiente estremamente delicato, che ogni giorno ti mette in contatto con i lati più oscuri, e al tempo stesso profondi, dell’essere umano”, racconta. Un ambiente dal quale è uscita con le ossa spezzate. Ritrovatasi sola, senza lavoro e con due figli da mantenere, ha bussato a tante porte. Ma tutte sono rimaste chiuse.
“Mi sono rimboccata le maniche, nel vero senso della parola: sono sempre stata molto fantasiosa e creativa, ho messo a frutto le mie capacità. Non sapendo usare i tradizionali ferri da calza e neppure l’uncinetto – spiega – ho incominciato a lavorare a maglia utilizzando le braccia e le dita per creare sciarpe, berretti e accessori. si chiama arm-knitting e finger-knitting, Ed è una tecnica che consente di realizzare in tempi abbastanza rapidi modelli stravaganti, in linea con le attuali tendenze della moda. Mentre per fare le coperte utilizzo i manici delle scope”.
Intrecciando a mano la fettuccia e modellando le paste polimeriche, Federica crea anche una linea di bigiotteria. Quindi compra un gazebo, due cavalletti e una plancia di legno e incomincia a vendere le sue creazioni nei mercatini degli hobbisti.
Certo non è facile affrontare da sola le operazioni di carico e scarico dell’auto, montare il banco e poi ritirare tutto dopo una giornata trascorsa tra i capricci del tempo. “Ma la gioia che ti pervade quando le tue creazioni vengono apprezzate – confida – ti ripaga di tutti i disagi. Purtroppo però i complimenti non
danno da mangiare”. Con i soli frutti del suo ingegno Federica non riesce a guadagnare abbastanza. Integra quindi la sua produzione con un altro articolo più redditizio: oggettistica e bigiotteria realizzata in alluminio da Shadi, secondo l’antica tradizione artigiana siriana. Compra i pezzi, li assembla e li rivende. La gente si avvicina al banco attratta dalla straordinaria brillantezza di questi oggetti, e così scopre anche gli altri prodotti.
A Federica piace l’ambiente che ha trovato nei mercatini degli hobbisti: “Non potrei rinunciare al contatto con la gente. Andrò quindi avanti in questa direzione, coltivando il sogno di avere un giorno una bottega tutta mia. Non un negozio, proprio una bottega”. Ha le idee chiare Federica, sa esattamente dove vuole arrivare: “A Bussana Vecchia, sulla collina alle spalle di Sanremo. Abbandonata alla fine del 1800 a causa di un violento terremoto che ne ha devastato il borgo medioevale, oggi ospita una comunità di artisti provenienti da tutto il mondo. Ecco, è in questo villaggio artistico che vorrei vivere, dando libero sfogo a tutta la creatività che c’è in me e che a poco a poco sta venendo fuori, dopo tanti anni, troppi, passati con la sicurezza economica di un lavoro dipendente, ma con la tristezza nel cuore”.
Paola Zanolli
“Una politica attiva a difesa del suolo è necessaria sia a livello locale che nazionale e internazionale”
Per la Giornata della Terra Legambiente si mobilita in tutta Italia per incrementare le adesioni alla petizione popolare europea People4Soil. Sabato 22 aprile anche in dieci piazze del Piemonte e della Valle d’Aosta i volontari del cigno verde raccoglieranno le firme per chiedere all’Unione Europea di introdurre una legislazione specifica sul suolo, riconoscendolo e tutelandolo come patrimonio comune. Il traguardo da raggiugere è un milione di firme in tutta Europa entro il 12 settembre prossimo; 54 mila le firme necessarie per raggiungere il quorum in Italia.

“Una politica attiva a difesa del suolo è necessaria sia a livello locale che nazionale e internazionale. E’ paradossale che la risorsa più preziosa e scarsa sia anche la meno protetta –dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Per questo con la mobilitazione europea People4Soil vogliamo sollecitare un rapido intervento per sviluppare un quadro legislativo vincolante per gli Stati membri, che riconosca al suolo lo status di bene comune proprio come l’aria e l’acqua. Raggiungere questo obiettivo contribuirebbe, anche su scala locale, allo sviluppo di una politica di sicurezza e sviluppo economico: suoli sani e ricchi di sostanza organica consentono produzioni agricole di maggior qualità e più resistenti ai rischi climatici”.
In Piemonte e Valle d’Aosta i volontari di Legambiente saranno presenti in 10 piazze per promuovere la campagna. Durante la mattinata di sabato 22 aprile Legambiente Asti metterà a dimora 150 piantine presso l’ex poligono di tiro di Villanova d’Asti e in questa occasione raccoglierà le firme per la campagna. Il vicino circolo della Valtriversa sarà presente con lo stesso scopo alla passeggiata tra le colline della Val Versa e della Valmanera che si concluderà con una merenda nel giardino di via Madre Teresa di Calcutta ad Asti e con i laboratori organizzati presso la cooperativa agricola Bussola Verde di Valfenera. Nell’Alessandrino, in Val Lemme, il locale circolo di Legambiente organizza un dibattito sulle città a dimensione umana, sul cibo di qualità e le comunità sostenibili con gli interventi del naturalista Antonio Scatassi e alla naturopata Nevina Traverso; l’appuntamento è per le 16:30 all’ex Biblioteca di Piazza Carducci a Serravalle Scrivia. Banchetti di raccolta firme sono previsti nella mattinata di sabato anche a Torino in via Sestriere in occasione dell’iniziativa Lettori in Fabbrica e, al pomeriggio, alla polisportiva Campus di via Pietro Cossa. A Cuneo i volontari di Legambiente saranno presenti in corso Dante e, a Carmagnola (To), in piazza Sant’Agostino. Nel pomeriggio di sabato sono inoltre previste iniziative in via Palestro a Ivrea e nel centro di Settimo Torinese. La petizione #salvailsuolo si potrà infine firmare anche ad Aosta in via Aubert nel pomeriggio di sabato.
Per raccontare l’entità del consumo di suolo in Italia, Legambiente ha raccolto nel dossier Suolominacciato, ancora cemento oltre la crisi, una serie di storie di “suolo consumato”. Alle storie fanno da cornice i dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. In Italia, l’urbanizzazione del territorio ha impermeabilizzato o compromesso, fino al 2015, circa 2,11 milioni di ettari: il 7% del territorio nazionale, pari a circa un sesto della superficie coltivata (SAU). Il dato pro capite, 346 mq/abitante, è in linea con la media degli altri paesi europei. Il tasso di crescita è leggermente al di sotto di 22.000 ettari all’anno (cioè 60 ettari al giorno). Negli ultimi due anni si è rilevato un rallentamento che, ove confermato dalle ulteriori e future rilevazioni, appare del tutto ascrivibile alle particolari condizioni di crisi congiunturale del settore delle costruzioni: è troppo presto per affermare che il dato riscontrato nel biennio 2014-2015 (35 ettari/giorno) corrisponda a un cambiamento strutturale. Per quanto riguarda la ripartizione territoriale, i territori maggiormente urbanizzati corrispondono al quadrante nord-ovest del Paese (8,6%).
Per il Piemonte il dito di Legambiente è puntato sull’impatto di grandi opere come il Terzo Valico dei Giovi, collegamento tra il porto di Genova e l’entroterra padano annoverato tra le opere strategiche per l’interesse nazionale, sulla base di previsioni di incremento del traffico portuale che negli anni sono state smentite nei fatti. La nuova linea si sviluppa complessivamente per 53 km e interessa 12 comuni delle province di Genova e Alessandria. L’estensione dell’ingente porzione di suolo occupata dal Terzo Valico è difficilmente quantificabile. All’area del tracciato bisogna infatti aggiungere quella delle gallerie di servizio, dei cantieri e campi base a ridosso dei centri abitati, degli allargamenti delle strade e dei bypass e ponti costruiti ex-novo per agevolare il passaggio dei camion e quella dei siti in cui verrà stoccato lo smarino estratto per far spazio ai tunnel. A seguito di una lunga serie di espropri, queste zone collinari e pianeggianti, una volta ricoperte da orti, giardini, boschi, rigogliosi prati verdi e cascine sono state deforestate e sottratte alla società, per un progetto dalla discutibile utilità. Ma sono tante le vicende di autostrade, ville e insediamenti e centri commerciali raccontate nel dossier di Legambiente. Né mancano le storie di chi dice “no”, storie di suoli salvati come quelle, per esempio, del Comune di Rivalta di Torino. Dopo Lauriano Po, il comune della collina torinese la cui sindaca Matilde Casa si è meritata il titolo di ‘ambientalista dell’anno’, è la volta del comune di circa 20.000 abitanti della conurbazione del capoluogo piemontese, per dire stop al cemento. Qui è stata avviata nel marzo 2015 una variante urbanistica finalizzata a contenere il consumo di suolo che si sarebbe determinato attuando il piano regolatore approvato nel 2011. La variante urbanistica si è concentrata sulla parte di territorio comunale, in sponda destra del Torrente Sangone, affluente del Po, che presenta ancora ampie zone libere e coltivate, costellata da cascine anche di origine storica ed in cui si irradia un’articolata rete di canali irrigui.
Il marketing al servizio della comunità
Il progetto KAMI per don Serafino
di Antonio DE CAROLIS
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Il marketing scende in campo per aiutare un padre salesiano a compiere un’opera a dir poco difficile: costruire una centrale idroelettrica nelle Ande.

In questi giorni si è svolta un’asta molto interessante presso la Sant’Agostino Casa d’Aste in corso Tassoni 56 a Torino, un’iniziativa nata per portare un po’ di benessere alla popolazione andina del villaggio di KAMI, un sito abitato prevalentemente da minatori a circa 4000 di altitudine in Bolivia.
Tra i partecipanti incontriamo Gianluigi Montresor, docente universitario, scrittore e titolare di GM Gente di Marketing , società di consulenza costituita subito dopo essere uscito da realtà aziendali molto importanti quali LA STAMPA, Magneti Marelli e Punto Com. E’ nel CDVM da trent’anni e, dopo esserne stato Presidente per tredici anni, è attualmente Presidente Onorario.
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A lui chiediamo:
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Oggi ti incontriamo nel tuo ruolo di Volontario del Progetto Kami, perché hai deciso di seguire questa iniziativa e perché la consideri una fortissima esperienza di marketing?
Le motivazioni sono principalmente due: la prima è quella di mettersi al servizio degli altri anche quando non si sta parlando con un proprio cliente, la seconda, invece, è proprio rappresentata dalla complessità che si ha quando si deve organizzare un’operazione senza fini di lucro, che dia comunque un ritorno economico all’iniziativa stessa.
Progetto Kami: di che cosa si tratta ?
Di una missione salesiana nell’omonimo villaggio, nel quale padre Serafino si è inventato un’impresa ai limiti dell’impossibile, costruire una centrale idroelettrica per rendere indipendente e portare un po’ di benessere alla popolazione.
E a che punto è il progetto? Da quanto tempo ci si lavora ?
Da più di dieci anni. Nel 2007 è stata costruita la prima centrale e negli anni successivi è stata attivata una linea elettrica di 30 km per collegarsi alla rete nazionale, a cui Kami venderà l’energia in eccedenza. Quindi da più di dieci anni padre Serafino, di fatto, sta dando lavoro a molti abitanti del luogo proprio nella costruzione di un’impresa che è un vero investimento per il futuro.
Avete organizzato questa asta di quadri per sostenere il progetto? Com’è andata?
Abbiamo venduto oltre il 50% delle 127 opere esposte (tra le varie presentate De Chirico, Capello, Fico, Carena, Fissore, Bellini, Fracalossi) con un incasso interessante. In realtà, quest’operazione è una delle molte messe in atto e servirà specificamente per finanziare il cosiddetto “terzo salto”.

Una delle zone di lavoro con Don Serafino che segue le attività.
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Di cosa si tratta?
Di una galleria di oltre 1 km, scavata per consentire di portare l’acqua in un’altra area poco distante, dove è possibile utilizzare nuovamente il salto dell’acqua per un ulteriore sfruttamento di questa che è l’unica risorsa disponibile in un Paese poverissimo e difficile da raggiungere.
Ma allora com’è stato possibile far arrivare tutti i materiali occorrenti per impiantare una centrale idroelettrica? E chi se ne è occupato?
Sono stati i volontari che da lontano seguono padre Serafino. Tra questi c’è stato un gruppo molto attivo di ex tecnici ed ingegneri della Terna, che hanno ottenuto dalla Società la possibilità di smontare, ricondizionare, spedire in containers tutte le apparecchiature (dalle turbine agli apparati, dai tralicci ai cavi). Con diverse spedizioni transoceaniche tutto ciò è stato portato fin lassù a 4000 metri e montato, naturalmente tutto manualmente con la manodopera locale, guidata dai tecnici Terna.
Un’impresa titanica, quasi ai limiti dell’impossibile…
Proprio così. Sul sito www.astatokami.it potrete vedere foto e filmati che rendono bene l’idea di questa operazione, che, come detto, attende di essere ultimata. Solo la grande fede di don Serafino e la determinazione dei volontari hanno consentito di raggiungere questi risultati degni di un film di Herzog. www.missionekami.it è il sito ufficiale che contiene tutte le notizie aggiornate sull’intera operazione.
E dei quadri tuttora disponibili, cosa ne farete? C’è ancora la possibilità di acquistarli?
Secondo gli accordi presi con gli artisti donatori, le opere non collocate in fase d’asta saranno restituite. Tuttavia abbiamo ancora almeno un paio di mesi, durante i quali chi non era a conoscenza dell’operazione oppure i ritardatari potranno ancora procurarsi un’opera anche importante al prezzo della base d’asta. Sempre nel sito citato c’è tutto il catalogo e, tra qualche giorno, comparirà anche la lista delle opere vendute e invendute. Inoltre, l’organizzatore artistico dell’operazione è disponibile e contattabile alla sua mail: riccardo@studiopetrecca.it.

Nespolo
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A questo punto non ti resta che rispondere alla seconda parte della prima domanda: perché consideri questa una grandissima esperienza di marketing?
Perché organizzare un’asta benefica vuol dire:
- Identificare un target di persone potenzialmente interessate alle opere, o semplicemente, al gesto umanitario.
- Trovare artisti e opere
- Identificare bene il prezzo rendendolo “appetibile”.
- Trovare una location prestigiosa e adatta allo scopo
- Organizzare una campagna di comunicazione
- Gestire l’evento prima, durante e dopo la fase di asta
Il tutto ovviamente con budget zero e con tante attese in termini di ritorno economico, perché chi si occupa di marketing e vendite sa bene che trovare le risorse necessarie al progetto significa raggiungere l’obiettivo e noi del CDVM a questo teniamo molto.
Un’impresa molto difficile anche questa quindi?
Diciamo impegnativa, ma mai come quella di Don Serafino e dei suoi volontari.
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Antonio DE CAROLIS
Presidente CDVM – Club Dirigenti Vendite e Marketing
presso Unione Industriale di Torino
L’incontro, organizzato in tre tavoli di discussione, ha coinvolto oltre centocinquanta giovani delle Università e numerosi stakeholders
“Cybersecurity, cyberbullismo e futuro della comunicazione sono tre tematiche delicatissime e complesse, che definiscono i confini entro i quali dovranno vivere e crescere le nuove generazioni”. Con queste parole Alessandro De Cillis, presidente del Corecom Piemonte, ha aperto, alla Scuola Holden, il Forum di discussione regionale “Il mercato digitale e il futuro dei social media”, realizzato dal Parlamento europeo in collaborazione con il Consiglio regionale. “La generazione Z, quella dei ‘nativi digitali’ – ha proseguito De Cillis – è iperconnessa ed è nata in un mondo di condivisione quotidiana. È interessante notare, per esempio, come i contratti telefonici offrano continuamente pacchetti di traffico dati che fino a cinque anni fa erano inimmaginabili. Una generazione mobile-first in cui la condivisone è diventata una vera e propria esigenza”.L’incontro, organizzato in tre tavoli di discussione, ha coinvolto oltre centocinquanta giovani delle Università e numerosi stakeholders, proponendo una riflessione sulla sfida epocale della comunicazione digitale e l’uso dei social media per avvicinare sempre di più l’Europa ai cittadini. Sul tema della tutela dei giovani nel cyberspazio Gianluca Martino Nargiso, vicepresidente del Corecom, ha evidenziato come “è necessario che anche gli enti che si occupano di tutela dei minori siano costantemente aggiornati di fronte a una società in continuo mutamento”. “Bisogna giocare sulla prevenzione – ha sottolineato Nargiso – come strumento fondamentale da offrire soprattutto a genitori e insegnanti, che hanno il dovere di educare, conoscendo in maniera approfondita le insidie nascoste nel web e assumendo, in questo modo, non il ruolo di censori ma di vere proprie guide per i giovani che sono il nostro futuro”. Nel corso del dibattito sulle competenze digitali De Cillis ha portato all’attenzione del pubblico il mondo dei social media e gli importanti cambiamenti che oggi il sistema radiotelevisivo si trova ad affrontare. In particolare si è parlato di fake news, di come identificare le false notizie sul web e di come sanzionare i responsabili delle cosiddette “bufale in rete”. “Il limite di una legislazione internazionale non condivisa – ha precisato De Cillis – permette che l’emissario di una scorretta informazione non ne debba rispondere. Questa è una lacuna che è necessario colmare”. Antonio Martusciello, commissario di Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha poi evidenziato i molteplici rischi ai quali i minori sono esposti, soffermandosi in particolare sul presunto anonimato dei cyberbulli che riduce il senso di responsabilità di chi denigra o aggredisce psicologicamente le fasce più deboli. Ha poi concluso considerando indispensabile investire nell’educazione digitale, non solo giuridica ma anche culturale.
Daniela Roselli
www.cr.piemonte.it
Lo spariglio che non ti aspetteresti. Certo che se al ballottaggio francese
andassero Marine Le Pen( probabile e, in questo caso, ancor più probabile Presidente) e Mélenchon, fra pochi giorni cambierebbe il Mondo in cui siamo abituati (non così soddisfacentemente, peraltro) a vivere da circa 25 anni. E l’altro spariglio giocato oltremanica dalla May(che inizia a piacermi anche fisicamente, il che mi preoccupa un po’) sancirebbe l’8 Giugno la fine dell’Europa, non solo quella a trazione turbo-deutsche-diesel (peraltro, i motori diesel verranno banditi, indipendentemente da ogni altra considerazione, entro i prossimi 10 anni) diretta da Berlino, ma in
termini globali. Nulla di tragico, magari qualcosa di drammatico nel breve sui Mercati finanziari (ma si è visto che il Panico-Trump sia durato 24 ore), epperò la necessità di rifondare ritornando al passato l’Europa come l’avevano concepita i Padri Fondatori, cioè in forma di più semplice Zollverein, l’unica architettura che, obiettivamente, i diversissimi Popoli che la compongono possono, allo stato delle cose, accettare e sostenere nel tempo.
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“A fronte della nostra richiesta all’azienda appaltante di rispetto dei termini contrattuali e in particolare della clausola di salvaguardia a suo tempo concordata, l’ipotesi di licenziamento per 14 addetti alle pulizie in servizio presso il Consiglio regionale, è rientrata”. Lo annuncia il presidente Mauro Laus, al termine della riunione di questa mattina con i responsabili della ‘Lucentezza Srl’, ditta che ha in appalto il servizio di pulizie dei locali del parlamentino piemontese. Preso atto della disponibilità manifestata dai responsabili della società, Luca Maugeri, Domenico Ciraci e Michela Marchesi, “circa la continuità di impiego di tutte le lavoratrici e i lavoratori, con il sostanziale mantenimento del monte ore, ho chiesto un incontro tecnico-operativo tra sindacati e azienda, fissato già per il prossimo mercoledì 26 aprile”, ha aggiunto Laus. I rappresentanti di Lucentezza hanno manifestato apertura verso i sindacati e chiarito che “i lavoratori ritenuti in esubero orario presso il Consiglio potranno essere impiegati in altri cantieri presenti in città. Considerando anche la possibilità di qualche prepensionamento – hanno concluso – dovremmo risolvere quasi del tutto ogni problema per mantenere inalterati i livelli occupazionali e le ore lavorate. Di fatto non abbiamo mai avuto intenzione di licenziare nessuno”.
gm – www.cr.piemonte.it
Apre la nuova sede Inail
A volte ritornano. E’ proprio il caso di dirlo per l’Inail che a Torino torna nuovamente in centro dopo quasi tre decadi. La sede della direzione regionale dell’Istituto torna nuovamente in corso Galileo Ferraris, che era rimasta sinora in corso Orbassano, ospitando anche le strutture di Torino Centro e Torino Sud nonché il Centro Diagnostico Polispecialistico Regionale (CDPR). A breve è prevista inoltre l’apertura del nuovo punto di assistenza del Centro Protesi Inail, uno dei primi in Italia, unitamente a quelli di Milano, Roma, Bari, Napoli e Venezia. Lo stabile diventa così centro direzionale dell’Inail in Piemonte, principale fulcro operativo della città di Torino, nonché struttura di eccellenza dal punto di vista sanitario, grazie anche ai vantaggi derivanti dalla nuova posizione. Una collocazione strategica che rende prossima la Direzione regionale Inail alle altre Istituzioni presenti sul territorio e porta le sedi di Torino direttamente nel cuore della città. L’inaugurazione del nuovo stabile si terrà venerdì 21 aprile 2017 con un incontro che dalle ore 10.30 coinvolgerà le massime autorità e i vertici dell’Istituto. Il programma, che vede come moderatore Vita Rocca Romaniello, prevede l’intervento di apertura del direttore regionale del Piemonte, Alessandra Lanza, del presidente del consiglio reginale Mauro Laus, dell’assessore regionale al lavoro Gianna Pentenero, di Carlo Gasperini, direttore centrale del Patrimonio Inail, dell’esperto di storia piemontese, Flavio Quaranta. Seguiranno il senatore Antonio Bianco componente della commissione igiene e sanità di Palazzo Madama e del sottosegretario del Ministero del Lavoro, Luigi Bobba. Le conclusioni saranno tenute dal direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello.
Massimo Iaretti
Armenia, la terra delle pietre urlanti

“Nonostante il genocidio del popolo armeno per mano dei turchi sia avvenuto a più riprese, prima, durante e dopo la Prima guerra mondiale, il 24 aprile è la data in cui si è soliti commemorarlo. Eppure, nonostante il massacro abbia spazzato via un milione e mezzo degli armeni che vivevano all’epoca in territorio ottomano, ovvero i due terzi di quella popolazione, ancora oggi in Turchia vi sono leggi restrittive della libertà di espressione che di fatto mettono il bavaglio a chiunque voglia parlare di genocidio”. Con queste parole il presidente del Consiglio regionale e del Comitato piemontese per i Diritti umani Mauro Laus ha aperto, giovedì 20 aprile a Palazzo Lascaris, i lavori del convegno “La voce delle pietre urlanti”, promosso dal Comitato in collaborazione con Associazione solidale (Asso) in occasione del 102° anniversario del genocidio armeno.
Il titolo, ispirato alla definizione dell’Armenia coniata dal poeta simbolista russo Osip Mandel’štam per rendere l’idea del destino di un popolo pesantemente segnato dal dolore, dalla separazione e dalla negazione ha rappresentato un’occasione per riflettere sul passato e sul presente. La definizione di Mandel’štam – infatti – è ancora oggi tremendamente attuale se si considera che quegli stessi orrori e quelle stesse “marce della morte” continuano a ripetersi, un secolo dopo, nel deserto siriano.
“I fatti di questi giorni, che vedono il reporter italiano Gabriele Del Grande tenuto agli arresti in Turchia senza ragione, dimostrano quanto ci sia ancora tanto da fare e quanto sia necessario non abbassare la guardia sul fronte della tutela e della difesa dei diritti umani”, ha dichiarato il vicepresidente del Comitato Giampiero Leo.
Con la presidente di Associazione solidale Silvana Zocchi – che ha letto i telegrammi a sostegno dell’iniziativa pervenuti dall’ambasciatrice della Repubblica d’Armenia in Italia Victoria Bagdassarian e dal consigliere comunale Silvio Magliano, primo firmatario della mozione per l’assegnazione della cittadinanza onoraria di Torino alla scrittrice di origine armena Antonia Arslan – sono intervenuti i giornalisti del Tg Rai Piemonte Matteo Spicuglia e del quotidiano Avvenire Nello Scavo.
Spicuglia ha ricostruito il contesto del genocidio armeno, in cui – nel giro di pochi mesi – venne fatto sparire oltre un milione di persone, a cominciare dagli intellettuali, e le responsabilità della Turchia, che non nega che ci siano stati i morti ma, ancor oggi, non riconosce che esse siano state pianificate.
Scavo ha sostenuto che la storia dimostra che la religione e la cultura non sono quasi mai il vero motivo scatenante delle persecuzioni ma un innesco funzionale e ha ricordato che la verità è spesso la prima vittima della guerra anche perché è spesso difficile comprendere realtà complesse come quella che si sta vivendo attualmente in Siria con 92 gruppi combattenti islamici indipendenti e 12 governi.
All’evento è intervenuta – tra gli altri – la consigliera regionale Gianna Gancia.
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Raggiunto un accordo tra le Associazioni Italiabio e Arcipelago Scec Piemonte per promuovere l’utilizzo degli Scec nella rete dei negozi Italiabio, ovvero nel circuito dei punti vendita collegati ai produttori biologici.
Gli ŠCEC diventano il simbolo e lo strumento per dare concretezza a un nuovo patto, da stringere fra gli agricoltori e i cittadini, utilizzando la rete dei negozi bio, che accetteranno una percentuale del prezzo in Buoni Locali, gli Scec appunto, con l’obiettivo di promuovere e agevolare localmente lo scambio di beni e servizi.

Gli ŠCEC sono la rappresentazione dell’atto di fiducia tra quanti condividono questo progetto e si usano insieme agli Euro; rappresentano una diminuzione del costo della spesa, aumentando il potere di acquisto delle famiglie che partecipano al circuito. Una rinuncia del singolo ad una percentuale del prezzo di vendita che agevola tutta la comunità, lui per primo. Possiamo allora definire gli ŠCEC come una “contabilità” della reciproca fiducia: metro di misura di una solidarietà fattiva, economicamente circolare e quindi per tutti conveniente. Una scelta di collaborazione che le due associazioni, Italiabio e Arcipelago Scec Piemonte, compiono spinte dalla comune consapevolezza che la “Terra” è il datore di lavoro più importante e occorre ripartire dalla terra, e dall’agricoltura, se si vuole ricostruire un’economia che sia finalmente sostenibile. L’agricoltura biologica, dal canto suo, continua nel suo trend di crescita e ha dimostrato concretamente in questi anni come sia possibile, e anche conveniente, produrre rispettando salute dell’ambiente e quella dei consumatori.
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Il primo punto vendita che accetterà gli ŠCEC è il negozio Superpolo Bio, collocato a Collegno (TO), in via Fermi n. 6/1 ed è gestito dalla Cooperativa Bio Paradiso. Qui verrà sperimentata la nascita di una “filiera colta”, con l’obiettivo di creare una vera e propria collaborazione tra produttori agricoli e cittadini: mangiare è un atto agricolo – come ci ricorda Wendell Berry, poeta e contadino statunitense – e il processo produttivo si conclude quando mettiamo il nostro cibo nel piatto. Per questo, in collaborazione con la cooperativa Bio Paradiso, nascerà una vera e propria Comunità del Bio, una comunità di intenti e interessi che, se pur differenti tra di loro, cooperano per conseguire una serie di obiettivi comuni che superano i vantaggi individuali e particolari, per rendere le attività economiche e l’ambiente circostante economicamente solidali, improntati alla sostenibilità e al rispetto dei valori etici. Una Comunità capace di avvalorare la vita di tutti coloro che a vario titolo entrano in relazione con essa.
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La Comunità del Bio, assieme alla cooperativa Bio Paradiso, definirà un vero e proprio patto di acquisto con i produttori, entrando nel merito delle scelte e dei programmi produttivi, puntando alla ricostruzione dei circuiti economici locali, contribuendo all’opera di resistenza di chi ha scelto di produrre con i metodi dell’agricoltura biologica per rendere più sostenibile la produzione del cibo, per tutelare l’ambiente, la biodiversità e la salute di tutti, rendendo possibile il recupero e il reinserimento nei circuiti distributivi delle varietà locali, magari meno produttive ma sicuramente dal sapore e dalla qualità meno massificata. Senza dimenticare la possibilità di ottenere migliori relazioni sociali, maggior senso della convivialità e fiducia reciproca.
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Per info:
Di Pier Franco Quaglieni
Torino – Liguria da terzo mondo
liberazione dal giogo nazifascista, l’inizio della primavera della nuova democrazia italiana. E’ una festa nazionale che dovrebbe unire tutti. Ad alcuni la parola nazionale resta incomprensibile ed ostica. Vorrebbero che fosse una festa politica riservata solo ad alcuni. Mi è spiaciuto che la mia persona di storico ad alcuni non sia andata a genio a Savona per la cerimonia del 24 aprile. L’Anpi, con cui ho ottimi rapporti in Liguria, non c’entra affatto. Per evitare polemiche ho rinunciato all’orazione che il Sindaco Caprioglio mi aveva invitato a tenere. Si tratta di alcuni faziosi che non riconoscono, soprattutto per ignoranza, la funzione storica della Federazione Italiana dei Volontari della Libertà, la FIVL di Cadorna, Mattei, Mauri, Taviani. Tra i liberatori di Savona ci furono Enrico Martini Mauri e Lelio Speranza ,ma la memoria storica latita quando prevale il settarismo. La “rossa primavera” di cui parlava il mio amico Davide Lajolo che ebbe sempre il massimo rispetto per il fazzoletti azzurri di Mauri, non corrisponde alla realtà storica. Sventoliamo il tricolore il 25 aprile e rinunciamo alle bandiere di partito. Ad Alassio ,dove sarò il 25 aprile insieme al Sindaco Canepa e agli amici dell’Anpi, fanno da tempo così.25 aprile festa tricolore, non festa di parte.
Gozzano-attraverso Marina Rota- è arrivato a Cattolica
altrettanto frettolosamente, non ha i fondi necessari per fare la manutenzione ,né ordinaria né straordinaria, di un gioiello architettonico e religioso così legato alla storia piemontese. Il suo splendido chiostro è transennato, i pavimenti sono sconnessi. Il visitatore rimane esterrefatto. L’abate dell’abbazia si è espresso in termini sconsolati nell’intervista concessa al TG.E’ indispensabile intervenire e intervenire subito. Sembra però che nessuno sia interessato alle sorti dell’abbazia. Se penso all’avv. Giacomo Volpini che quasi trascurava la sua professione per studiare Staffarda e scrivere articoli e libri oggi dimenticati, mi si stringe il cuore. Volpini era originario di Modica, ma sentiva forte il legame con quel pezzo di Piemonte tra Saluzzo e Cavour. Inorridirebbe vedendo che la foresteria viene usata per matrimoni e feste da un ristorantino attiguo all ‘abbazia. La Fondazione, nata sulle ceneri dell’Ordine, che è proprietaria della palazzina di caccia di Stupinigi, naviga da anni a vista tra debiti e crediti che non riesce ad esigere. Che tristezza, se consideriamo la storia multisecolare dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, una dignità cavalleresca sabauda e italiana ,seconda solo all’Ordine Supremo della S.S. Annunziata.
Bozzello, un esempio per i giovani