Mercoledì 29 Marzo, alle ore 10.00, si terrà nell’Aula di Palazzo Lascaris la seduta aperta del Consiglio regionale del Piemonte in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma che, nei fatti, rappresentarono l’atto costitutivo dell’Unione Europea. Sessant’anni fa, il 25 marzo 1957 , nella sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio, furono firmati i Trattati istitutivi della Comunità Economica Europea (CEE) e della Comunità Europea dell’Energia Atomica (Euratom) a Roma. I paesi firmatari erano soltanto sei: Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Questi stessi paesi, nel 1951, avevano dato vita alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca). Queste furono le tappe fondamentali dell’avvio del lungo processo di unificazione europea. Obiettivo della CEE era la creazione di un mercato comune europeo attraverso l’abolizione progressiva dei dazi e contingenti doganali tra gli Stati membri, nonché l’adozione di politiche agricole, commerciali e dei trasporti comuni. L’Euratom, invece, si proponeva come obiettivo principale la formazione ed una rapida crescita delle industrie energetiche. Per l’Italia firmò l’allora Presidente del Consiglio, Antonio Segni, mentre per la Germania il Cancelliere Adenauer. A Roma, quel giorno , pioveva a dirotto, e si narra che ci fu chi azzardò profezie di buon auspicio, parafrasando un noto proverbio dedicato alle spose. I Trattati di Roma entrarono in vigore a partire dal 1 gennaio del 1958 e vanno considerati ,a tutti gli effetti, come l’atto costitutivo dell’Unione Europea.
Affisso sulle vetrine dei negozi, spunta un cartello di protesta contro il prolungamento dell’orario Ztl
In questi giorni si sta facendo sentire sempre di più, la protesta dei commercianti della zona centrale di Torino contro i piani della sindaca Chiara Appendino e della sua giunta. L’esecutivo di Palazzo Civico ha dichiarato di avere in programma, infatti, il prolungamento dell’ orario della Zona traffico limitato, portando il divieto di transito fino a sera. Il simbolo della protesta è un cartello bianco, affisso sulla vetrina di ogni negozio, con la scritta a caratteri cubitali : “NO ZTL PROLUNGATA”. La mobilitazione è partita in maniera spontanea e silenziosa (almeno per il momento), da un gruppo di commercianti dell’area pedonale di via Giovanni Amendola, per poi estendersi piano piano anche alla maggior parte dei negozi di via Roma e delle zone limitrofe. “Vogliono prolungare la fascia oraria della zona Ztl fino alle 19”- recita il manifesto appeso dietro ogni vetrina- “I negozianti- conclude l’avviso- chiedono di ridurla alle 9e30 in modo da facilitare il commercio”. Maria Lapietra, assessora alla Mobilità, ha però ancora confermato nei giorni scorsi, la volontà di rivedere e con molta probabilità modificare, gli orari della Ztl.
Apre i battenti dopo meno di due anni di lavori il Torino Outlet Village, la shopville del lusso frutto di un investimento da 100 milioni di euro. Si estende su 20.000 metri quadri alle porte della città, a Settimo. Ulteriori 12.000 metri sono previsti, con 90 boutique di grandi brand come Armani, Gucci, La Perla, Nike, Michael Kors, Nike, Roberto Cavalli, Trussardi e con sconti fino al 70% tutto l’anno. Il centro è stato realizzato da Arcus Real Estate, società del gruppo Percassi, e resterà aperto tutto l’anno tranne a Natale e Capodanno. Il simbolo dell’Outlet Village, che dà lavoro a 600 persone, è un obelisco di 85 metri. Tra gli obiettivi attirare i turisti che arrivano in Piemonte, con una stima di 6 milioni di clienti l’anno.
L’anno precedente si era concluso con 320 editori in totale. Ad oggi si hanno già una ventina di iscritti in più
Il Salone del libro di Torino incassa il primo importante risultato. A due mesi dall’evento – ricordiamo che il Salone si svolgerà al Lingotto dal 18 al 22 maggio – gli espositori hanno risposto con entusiasmo, raggiungendo già un numero maggiore rispetto a quello dell’anno precedente. Sono 350 gli espositori che si sono iscritti per partecipare alla Book Fair torinese, mentre erano 330 quelli totali della scorsa edizione. “Avevo un po’ sfidato la scaramanzia pronosticando per la primavera sorprese positive anche in termini di partecipazione degli espositori – dichiara a Repubblica il direttore del Salone, Nicola Lagioia – ” Fortunatamente non si è peccato d’ottimismo e questo significativo dato premia innanzitutto la squadra della Fondazione che, sia sul piano professionale che relazionale, sta portando avanti senza sosta da ottobre, un lavoro intensissimo.”
Si è svolto oggi a Palazzo Lascaris il convegno “Quale cognome per i figli?”, promosso dallo Zonta Club International con il patrocinio della Consulta Femminile regionale. L’incontro ha tratto spunto dalla recente sentenza della Corte Costituzionale 286/2016 che prevede che d’ora in poi (con l’accordo dei genitori) il doppio cognome possa essere imposto al figlio legittimo.
Il convegno è stato aperto dal saluto istituzionale di Mauro Laus presidente del Consiglio regionale del Piemonte: “La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima l’automatica attribuzione del cognome paterno ai figli, in presenza di una diversa volontà dei genitori. Purtroppo ancora una volta è la magistratura ad aprire un varco, a dare la linea, a superare la politica su problemi che toccano la vita quotidiana della gente. Serve al più presto una norma organica in materia, i tempi sono più che maturi affinchè il disegno di legge, da proposta, diventi legge a tutti gli effetti.. L’idea che io ho in mente di famiglia è quella di un luogo in cui le responsabilità e le scelte siano condivise, dalla cura dei figli alla scelta del loro nome e cognome”.
Daniela Ruffino, vicepresidente del Consiglio regionale delegata alla Consulta Femminile, ha sottolineato: “Nella lunga lotta per la parità e per l’affermazione dei diritti della donna, anche la
possibilità di utilizzare il cognome materno ha un’importanza che va oltre le strette implicazioni burocratiche o legislative. E’ un discorso legato alla maternità, agli affetti, alla storia di un figlio e – di conseguenza – di una famiglia. Si tratta del diritto all’identità personale, del principio di uguaglianza e di pari dignità dei genitori. E’ un tema di civiltà che non deve vedere l’italia esclusa rispetto a quanto già avviene in molti paesi europei”.
La presidente della Consulta femminile Cinzia Pecchio ha introdotto le relazioni delle esperte ricordando che la sentenza della Corte Costituzionale arriva a 37 anni dalla presentazione della prima proposta di legge in Parlamento sul doppio cognome: “rimamngono molti interrogativi sull’applicazione di questa sentenza che è un tassello verso la parità di genere”.
Sono intervenute: Ivana Sarotto Area Director Zonta International Distretto 30 Area 3, Giuseppina Pippione avvocata di Torino, in rappresentanza dello Zonta Club Moncalieri, Susanna Schivo avvocata di Genova per lo Zonta Club Genova2 (già componente del Comitato Scientifico “Rete per la Parità”), Nadia Garis avvocata dello Zonta Club di Torino, Giulia Maria Cavaletto Consigliera di Parità della Regione Piemonte, Monica Cerutti assessora regionale alle Pari Opportunità, Giuseppe Ferrari vicedirettore generale del Comune di Torino, Elisabetta Palici di Suni Ordinario di Diritto pubblico comparato dell’Università di Torino.
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Accogliere lo straniero e i suoi diritti
“Accoglienza e garanzia dei diritti umani non possono mai essere disgiunti. Il repentino e forzato mutamento delle geografie dei popoli rende necessario affrontare il dialogo tra le culture, trovare modalità di confronto che trascendano quelle abituali anche attraverso lo sforzo, non solo linguistico, di arrichire i modelli interpretativi per comprendere il mondo dell’altro e rendere il nostro comprensibilie allo straniero. Un processo che ci impegna e ci obbliga ad allargare progressivamente le definizioni di uomo, di mondo, di Dio, di cultura, di famiglia e d’identità nazionale”.

Con queste parole il presidente dell’Assemblea legislativa e del Comitato regionale per i diritti umani Mauro Laus ha accolto, mercoledì 22 marzo nell’Aula di Palazzo Lascaris, i partecipanti al convegno Lo straniero, realizzato in occasione della Giornata internazionale contro il razzismo, che si è celebrata ieri, 21 marzo.L’iniziativa, realizzata dal Comitato in collaborazione con il coordinamento interconfessionale “Noi siamo con voi”, ha rappresentato un’occasione di approfondimento e di riflessione con le istituzioni.
“Una tappa importante di un percorso – ha sottolineato il vicepresidente del Comitato e e portavoce di “Noi siamo con voi” Giampiero Leo – per dire no a chi strumentalizza ed esaspera i temi e i problemi che l’immigrazione porta con sé attraverso un approccio che vada oltre il populismo razzista e il buonismo per non dimenticare che, se esiste il sacrosanto dovere dell’accoglienza, esiste anche quello a non emigrare per forza, dal momento che le migrazioni, se non governate, destabilizzano sia i paesi di partenza sia quelli di arrivo”.
La direttrice del Servizio centrale Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) Daniela Di Capua, sottolineando che Torino è stato uno dei primi Comuni, nel 1999, ad aderire ai progetti Sprar, ha evidenziato che “nell’ultimo triennio i richiedenti asilo sono passati da 150mila a 170 mila l’anno ma i 190mila posti disponibili per l’accoglienza non vengono aumentati perché sono molti i richiedenti asilo che lasciano il territorio italiano di propria spontanea volontà. Il tema dell’accoglienza è molto strumentalizzato, a cominciare dal fatto che i circa 35 euro giornalieri a persona non vanno, come si fa credere, nelle tasche degli stranieri ma in quelle di chi opera con loro e provvede alla loro sistemazione”.
Il sociologo Massimo Introvigne, direttore del Centro studi sulle nuove religioni, ha rilevato che “come c’è una temperatura reale e una percepita, così c’è un’immigrazione reale e una che ci costruiamo nell’immaginario sociale. Un’indagine condotta in Piemonte mostra che più della metà degli intervistati pensa che gli immigrati nella regione siano più del 20%, esattamente il doppio di quanti sono in realtà, 10%. Più interessante ancora è che oltre l’80% degli intervistati pensa che in Italia la maggioranza degli immigrati sia di religione musulmana, mentre in realtà gli immigrati musulmani sono il 32% contro un 54% di cristiani. L’immigrazione percepita ha importanti conseguenze sociali e politiche ed è alimentata da un massiccio fenomeno di fake news che forniscono informazioni errate”.
Per il prefetto di Torino Renato Saccone “accogliere non è un atto più o meno gratuito di bontà ma una previsione di legge, a cominciare dai principi costituzionali, che tutelano la libertà della persona e della collettività. La laicità, che considera la libertà religiosa come un bene di civiltà, s’impegna a rimuovere ogni ostacolo che possa impedirla: per questo non consentire la libertà religiosa deve rappresentare un vulnus della democrazia anche per i non credenti. Bisogna inoltre sottolineare che tutti i richiedenti asilo accolti nei centri Sprar sono regolari dal momento che nessun clandestino può essere ospite di un centro”.
“L’unico elemento che può salvare il mondo – ha concluso il presidente Laus – è la consapevolezza. Noi politici abbiamo il dovere di governare i processi, compreso il sentimento della paura, e non di subirli. Non è una questione di buonismo ma di realismo e di ottemperanza alle norme, pensando agli articoli della Costituzione e della Carta europea”.
Nel corso dell’evento, cui hanno preso parte – tra gli altri – i consiglieri regionali Enrica Baricco, vicepresidente del Comitato, Silvana Accossato, Paolo Alemanno, Stefania Batzella, Gian Paolo Andrissi e Mario Giaccone e l’assessore alle Pari opportunità della Città di Torino Marco Giusta, sono state proiettate alcune sequenze del film documentario Redemption Song della regista Cristina Mantis.
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I recenti reports rilasciati da Tefaf 2017 e Art Basel 2017, le realtà top worldwide che, assieme a Frieze ed a non molti altri, stanno contribuendo a realizzare un cambiamento epocale nelle dinamiche economiche del settore, confermano alcuni Big Data che si disvelano come “un sogno per alcuni( i dealers e le grandi Fiere)e un incubo per altri( le Case d’asta)”, in un contesto, peraltro, in fase di ampio ritracciamento al ribasso complessivo dopo gli eccessi dei primi anni del Secondo decennio del Secolo e, segnatamente, del 2014.
Art Basel(ma equipollenti sono anche i dati del Tefaf, come ho verificato sul posto pochi giorni fa analizzando il report dei miei colleghi dell’Università di Maastrich) segnala come Big Data 56 miliardi di Dollari il turnover globale, in calo di un ulteriore( nel 2014 erano 68 miliardi, sicché il calo dal top level è stato del 20%) 11% rispetto al 2015( 63 miliardi), con un crollo drammatico per le Case d’asta (-26% rispetto all’anno prima), le quali, rispetto al top del 2014, registrano peraltro per i lotti superiori al milione– aumentati comunque dal 2006 del 76%, il che mostra come la bolla non si sia ancora ridotta sufficientemente– un tracollo clamoroso del 53%( 34% rispetto al 2015). Di converso, salgono le vendite dei Dealers( +3% nel fatturato e +7% relativamente alle opere del valore di oltre un milione), che oggi controllano il 57% del Mercato dell’Arte( come sembrano lontani i tempi di pochi anni fa in cui Christie’s e Sotheby’s da sole fatturavano i 2/3 del settore), Nel novero dei Dealers, i Galleristi rappresentano al momento il 51% dei produttori di fatturato, le Fiere il 41%( con un incremento del 57% dal 2010 e del 5% rispetto al 2015, con un totale di vendite di 13,3 miliardi) e le vendite online il 9%. L’ottantuno per cento delle vendite si consolidano fra Usa( 40% da soli) , U.K. e Cina. Considerato che l’1% degli artisti quotati in Asta rappresentano circa il 50% del fatturato delle medesime, si evidenzia anche in questo aspetto specifico un’evidente bolla di eccessiva concentrazione, concentrazione che si conferma non di meno relativamente al
settore più trainante, il Postwar & Contemporary che, pur perdendo il 18% del fatturato rispetto all’anno top del 2014, produce ancora oltre metà delle transazioni complessive in quanto al fatturato( 37% come numero). Il settore Modern si conferma al secondo posto col 23% di fatturato( ma perde il 43%, con Impressionisti e Postimpressionisti che limitano la perdita al 31%: sempre meno le opere di qualità non musealizzate in circolazione, “ cannibalizzate” nel recente passato da grandi investitori privati o istituzionali), mentre gli antichi Maestri, col 13% del fatturato globale, mostrano invece un aumento del 5%, a testimoniare uno sforzo, da parte dei più attenti operatori, di ricerca non irrilevante anche in termini di crescita culturale complessiva della Società
Quali le conseguenze? Ovviamente le Case d’Asta stanno dismettendo in modo ampio il personale( o ne vengono abbandonate) anche ai massimi livelli, in un contesto in cui si sta viepiù verificando come la loro attività si sia mostrata in passato non raramente poco accurata e spesso attenta al puro incremento del fatturato( anche con operazioni a prezzo garantito soventemente catastrofiche o concedendo credito ad acquirenti magari importanti ma senza ottenere le dovute garanzie) a fronte di commissioni eccessive ( mediamente il 40% fra quello che incassa in venditore e quello che paga il compratore), chiudono bilanci pessimi e quelle poche come Sotheby’s controllate da azionariato diffuso rischiano di essere acquisite da investitori privati estremorientali. Il contrario pare accadere per le grandi( nulla da fare per le piccole!) Gallerie( che- i nomi sono noti, da Gagosian a Pace- ormai fatturano i miliardi di Dollari e stanno subentrando alle Case d’Asta, le quali vengono dalle medesime spesso utilizzate, ma, com’è giusto che sia, come “mezzo”, grazie alla cura della clientela) e per le grandi Fiere( ma anche quelle più regionalizzate stanno posizionandosi sempre meglio), capaci, nella loro espansione sui vari Continenti, di fatturare in pochi giorni anche diversi miliardi di Dollari, nonché, per ora parzialmente, per le vendite online.
“Piemonte Visual Contest” è online

Il Novecento in Piemonte e il suo impatto sul nuovo Millennio sono i temi al centro della quarta edizione del Piemonte Visual Contest. Come sempre, per raccontare le diverse sfaccettature (storiche, politiche, economiche, sociali, culturali) del Secolo Breve nel nostro territorio saranno coinvolte le comunità di creativi, storyteller, mappatori, sviluppatori, data scientist e designer. Le iscrizioni sono aperte fino al 15 maggio.
È on line il regolamento del nuovo concorso “Piemonte Visual Contest”, giunto alla quarta edizione.Quest’anno vi partecipa anche il Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte, di cui mi onoro di essere Presidente, perché il tema, la memoria del Novecento, ci riguarda da vicino e credo possa essere valorizzata in modi nuovi e più contemporanei. La partecipazione del Comitato si concretizzerà in un Premio speciale che ha lo scopo di valorizzare i progetti che sono più vicini alle tematiche del Comitato, ovvero i valori della Liberazione e della Carta costituzionale. Nelle prime tre edizioni, #piemonteviz ha sperimentato modalità innovative del racconto del territorio, esplorando le possibilità che arrivano dalle esperienze collaborative all’interno delle comunità legate agli open data, alle mappe open, al design e alla data visualization. In questi anni ha aggregato reti di innovatori che l’hanno reso un’esperienza di rilievo
nazionale, un’iniziativa pionieristica che unisce tecnologie, storytelling, nuove forme di cultura digitale. Oggi il Piemonte è una regione in profondo cambiamento. Da territorio fortemente improntato all’industria e alla produzione, negli ultimi decenni sta accogliendo la sfida del cambiamento in ambito urbanistico, architettonico e paesaggistico fino a quello sociale, economico e culturale. Non a caso, la terza edizione del contest ha voluto indagare proprio queste trasformazioni, che affondano le radici nelle vicende del secolo scorso. E il secolo scorso resta al centro anche della quarta edizione edizione del contest, che prende il via lunedì 30 gennaio 2017 e si chiude il 15 maggio 2017. Piemonte Visual Contest – edizione 2017 si propone di indagare ad ampio spettro le vicende storiche, politiche, economiche, sociali e culturali che hanno caratterizzato il Novecento in Piemonte e il loro impatto sul nuovo Millennio. Il racconto dovrà svilupparsi utilizzando e integrando Data Visualization, Mappe Digitali, Storytelling e Data Journalism.
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Tutte le informazioni e il regolamento per la partecipazione sul sito ufficiale www.piemontevisualcontest.eu
A dare l’allarme è La Stampa, che parla di crisi delle biblioteche civiche. Sono stati ridotti del 90% i fondi negli ultimi otto anni e il sistema delle biblioteche pubbliche torinesi è diventato dal migliore d’Italia a uno dei più deboli. Si registra un calo di utenti dal 2012 a oggi pari a un -10.25% di volumi prestati: un crollo di 20 mila libri in prestito nell’ultimo anno . Dal 2009 l’amministrazione ha iniziato a investire 1 milione di euro per comprare nuovi libri. Solo un anno dopo la cifra scende a 800 mila euro. Fino al 2015 quando si scende a 110 mila. E nel 2016 gli euro previsti sono solo 85 mila, in realtà – per problemi vari – spesi soltanto in minima parte. E’ naturale che, se nelle biblioteche non arrivino i libri di nuova pubblicazione i lettori si disaffezionino: 20mila prestiti in meno nell’ultimo anno. Poi c’è penuria di personale per tenere aperte le sedi, sono state chiuse alcune strutture che richiedevano importanti interventi di ristrutturazione. La carenza di personale obbliga inoltre i dipendenti delle strutture civiche ad essere reperibili su tutto il territorio comunale durante l’estate, quando diverse strutture sarebbero costrette a restare chiuse. Insomma, Torino città del Salone del Libro, ma in crisi proprio (anche) nel settore delle biblioteche.
La ricerca del Poli si racconta
Una giornata interamente dedicata alla ricerca al Politecnico di Torino. Sarà l’occasione per fornire un quadro completo sulle linee strategiche dell’Ateneo per la ricerca, insieme al Vicerettore per la Ricerca Stefano Corgnati e grazie alle testimonianze di docenti e ricercatori del Politecnico, che racconteranno i risultati delle strategie e azioni messe in atto insieme ai partner istituzionali e industriali dell’Ateneo. Seguirà una tavola rotonda per discutere dell’impatto e della relazione del Politecnico con il sistema socio-economico del territorio e del Paese, in un contesto di nuovi ruoli e nuovi modelli di finanziamento richiesti oggi a un’università tecnica. A partire dalle ore 15.30, poi, in occasione delle celebrazioni per i 10 anni dello European Research Council, si svolgerà l’“ERC Café”, evento informale rivolto a studenti, dottorandi e ricercatori per dialogare con i vincitori dei prestigiosi ERC Grants.
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Il programma della giornata:
9.15 Registrazione
9.30 Rilanciare la ricerca: il ruolo dell’università tecnica oggi – Marco Gilli, Rettore Politecnico di Torino
10.00 La ricerca fondamentale, collaborativa e industriale del Politecnico di Torino: strategie, azioni e finanziamenti
Introduce Stefano Corgnati, Vicerettore per la Ricerca, Politecnico di Torino
I ricercatori raccontano: Video-testimonianze di ricercatori e gruppi di ricerca per rappresentare la molteplicità di ambiti disciplinari, il contributo di tutti i Dipartimenti e la variegata natura dei finanziamenti che sostengono la progettualità nella ricerca.
L’industria racconta: Interventi di rappresentanti di grandi gruppi industriali che hanno siglato accordi di collaborazione con il Politecnico di Torino.
11.30 Coffee break
12.00 Risultati della ricerca e trasferimento tecnologico del Politecnico di Torino
12.20 Tavola rotonda – Il futuro dei finanziamenti alla ricerca
Introduce: F. Profumo (Presidente, Compagnia di San Paolo), modera: M. Ferrando (Giornalista,
Il Sole 24 Ore)
Partecipano rappresentanti delle Istituzioni e delle Fondazioni che sostengono la ricerca scientifica in Italia, del CNR e di alcune grandi aziende del territorio.
15.00 ERC Café
Salone d’Onore, Castello del Valentino – Viale Mattioli 39, Torino
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GIORNATA DELLA RICERCA
LA RICERCA DEL POLITECNICO DI TORINO SI RACCONTA
martedì 21 marzo 2017
ore 9.30 – Giornata della ricerca
Aula Magna “Giovanni Agnelli” – Corso Duca degli Abruzzi, 24
ore 15.30 – ERC Café
Salone d’Onore, Castello del Valentino, Viale Mattioli, 39
(foto: il Torinese)