ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 560

Poli, crescono le preimmatricolazioni

Si conferma il trend positivo degli studenti che scelgono il Politecnico di Torino: sono 12.400 (+4% rispetto al 2017/18) e sono sempre più preparati. Negli ultimi cinque anni i preimmatricolati sono cresciuti del 50%

 

Sempre più studenti scelgono il Politecnico di Torino per il proprio percorso di studio, confermando un trend ormai pluriennale; per il 2018/2019 è stata raggiunta la quota di 12.400 iscritti ai test per i corsi di Ingegneria, Architettura, Design e Pianificazione dell’Ateneo, con un incremento globale del +4% rispetto allo scorso anno.

 

Per quanto riguarda gli aspiranti ingegneri, il numero dei preimmatricolati provenienti da Regioni italiane diverse dal Piemonte e dall’estero continua a essere superiore rispetto a quello dei residenti in Piemonte: sono il 60% e arrivano dalle Regioni storicamente più legate all’Ateneo come Sicilia, Puglia, Lazio, Liguria, Sardegna, Calabria.

 

I Paesi stranieri più rappresentati sono la Turchia e la Cina: in quest’ultimo Paese per il terzo anno consecutivo sono state organizzate sessioni in loco del test di ammissione, un’azione mirata a incentivare la partecipazione ai test d’ingresso da parte degli studenti stranieri che risiedono in Paesi geograficamente più lontani. Nonostante l’introduzione della soglia minima e del test obbligatorio anche per chi ha studiato all’estero, per quest’anno il numero degli studenti stranieri che intendono iscriversi al Politecnico si mantiene in linea con lo scorso anno. Fra i corsi di laurea in crescita, nell’area dell’Architettura spicca Design e Comunicazione Visiva con+18,5% rispetto allo scorso anno; nell’area dell’ingegneria invece Ingegneria Aerospaziale (+18%),Ingegneria Biomedica (+16%), Matematica per l’ingegneria (+15%), Ingegneria Chimica e Alimentare(+14%), Ingegneria Gestionale (+13%). Gli iscritti al test nazionale per l’accesso al corso di laurea in Architettura sono 674, sostanzialmente in linea con lo scorso anno.

 

Particolarmente significativo quest’anno è l’aumento della qualità degli studenti che hanno sostenuto il test nelle sezioni anticipate: il 50% di loro ha ottenuto un punteggio superiore al 50/100 (lo scorso anno era il 40%) il 30% ha raggiunto la soglia di 60 (lo scorso anno era il 23%). Di contro, gli studenti che hanno ottenuto un punteggio inferiore alla soglia del 20% sono solo il 5% (lo scorso anno erano il 10%). Gli iscritti ai test che hanno ottenuto un voto alla maturità pari a 100 e 100 e lode sono il 25% (stabile rispetto allo scorso anno).

 

“Gli studenti e le loro famiglie continuano a scegliere il nostro Ateneo, che offre percorsi di studi riconosciuti a livello internazionale e apprezzati dalle aziende”, commenta il Rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco, che prosegue: “A questi ragazzi che entreranno a settembre nelle nostre aule noi garantiremo un modello formativo fortemente innovativo, con percorsi di apprendimento sempre più incentrati sullo studente, per favorirne l’autonomia nello studio e la maturazione di senso critico, capacità progettuale e responsabilità sociale, elementi essenziali per confrontarsi in modo ancora più proficuo con il mondo del lavoro e per rispondere alle nuove sfide poste dalla società. Per questo, proporremo forme flessibili e personalizzate di insegnamento, con modalità innovative e multimediali, e miriamo ad aprire al più presto un Teaching Lab, un centro per il miglioramento continuo della didattica sull’esempio di analoghi centri di molte scuole internazionali”.

 

Il 30 e 31 agosto si svolgerà l’ultima sessione dei test per Ingegneria, Pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistico-ambientale e Design e Comunicazione visiva; il 6 settembre, toccherà invece agli aspiranti architetti sostenere la prova di accesso regolata dal Ministero. Come di consueto i risultati dei test saranno pubblicati sulla pagina personale degli studenti.

 

Autunno caldo: aziende senza ammortizzatori

Sono circa trenta le aziende torinesi  che esauriranno, tra settembre e ottobre, gli ammortizzatori sociali che riguardano centinaia di lavoratori. La Fiom lancia l’allarme e sottolinea la vicenda della Emarc di Chivasso, fabbrica dell’indotto auto con più di 200 dipendenti. Per tale azienda il 12 ottobre gli ammortizzatori saranno terminati. Invece la Federal Mogul di Chivasso, del settore auto, con un organico di circa  di 200 dipendenti almeno fino a fine anno farà 3 settimane di cig al mese. Per quanto riguarda Comital dopo il fallimento i 150 lavoratori si trovano senza stipendio e al momento non ci sono offerte. E l’incertezza è dovuta anche all’attesa di molte aziende per gli investimenti Fca

Una proposta contro il degrado urbano

Le foto scattate dal vicepresidente del Gruppo di Forza Italia in Consiglio regionale riguardano gli ex mercati generali  del Lingotto, la presenza dei senza fissa dimora in piazza San Carlo e la sporcizia in via Roma.
Si tratta di soli tre esempi del degrado che caratterizza molti luoghi di Torino, abbandonati all’incuria assoluta. Una situazione che riguarda non solo il capoluogo, ma molti centri del Piemonte ed  è spesso collegata alla presenza di senza fissa dimora. “Una realtà – commenta Tronzano – che vede come primi danneggiati gli stessi senza tetto, ai quali la società, attraverso le istituzioni , non riesce evidentemente a garantire diritti e dignità”. “I casi si degrado urbano comportano non solo implicazioni sociali – osserva il consigliere regionale- ma anche  problemi di sicurezza. Poi, naturalmente, non è’ trascurabile l’impatto negativo che i turisti riscontrano nel vedere giacigli improvvisati nelle piazze e sotto i portici storici cittadini”.
Per Tronzano “le questioni decoro e sicurezza non vanno disgiunte. Per dare risposte alle problematiche relative agli homeless si inizi dal coordinare realmente ogni azione attraverso una regia tra le istituzioni, il mondo del volontariato, delle associazioni caritatevoli. Ma non solo: si interessi anche il mondo del privato,  delle imprese e dei costruttori per cercare soluzioni tecniche e abitative in accordo con le istituzioni, si razionalizzi l’uso degli edifici del demanio per trovare spazi per i senza tetto”
A Torino nel 2010 risultavano senza fissa dimora  699 persone di cui 25 donne e nel  2011, secondo i dati della Fondazione Rodolfo Debenedetti erano circa 1400 . In Piemonte si occupano degli homeless per il 39,2% organizzazioni private, per il 37,3% organizzazioni private finanziate con fondi pubblici, il 23,5% dal pubblico che è tra le quote più alte in Italia.
” Torino ha sperimentato l’uso della vecchia stazione di Porta Susa per accudire i senza dimora nel periodo invernale – dice Tronzano – e ha proposto la sperimentazione di un contributo mensile per chi ospita in casa a i senza tetto. Non dico si tratti di scelte inutili, ma sono un palliativo. Il fenomeno è da esaminare in modo organico grazie  ad un confronto più ampio con tutti i soggetti potenzialmente coinvolti. In alcuni casi, non escluderei l’arresto per evitare che qualcuno muoia al freddo o per ragioni di salute pubblica.”
“L’approccio al problema è spesso quello emergenziale – aggiunge il vicepresidente del gruppo di Forza Italia – mentre necessitano soluzioni organizzative definitive e, aspetto non meno importante, una azione preventiva che intercetti situazioni di disagio sociale ed economico, anticamera della perdita di una casa. In questa direzione sarebbe importante dialogare con le altre Regioni, per un confronto sulle politiche dell’emergenza abitativa e sui casi si criticità sociale”.
“Per quanto riguarda la Regione, essa ha il compito di sviluppare  progetti nel campo della sicurezza e forme di collaborazione con le forze di polizia, considerando che spetta all’ente regionale istituire la Conferenza regionale sulla sicurezza integrata, sede di valutazione e di confronto in merito alle politiche locali per la sicurezza integrata. E proprio in riferimento alla legislazione piemontese sulla sicurezza integrata – conclude Tronzano – suggerisco alla giunta regionale di predisporre un Regolamento che valga per Torino ma anche per i centri delle città piemontesi, che tenga in conto delle questioni legate al decoro urbano, alla sicurezza dei cittadini e ad una dignitosa assistenza ai senza tetto. Il regolamento regionale, che dovrà prendere spunto dalla legge 48/2017, avrà tra i suoi punti cardine anche quello di sancire la responsabilità oggettiva ( per esempio: paga chi è colpevole di deturpare il decoro urbano)”.
Ecco alcuni degli aspetti più significativi che dovrebbero essere contenuti nel regolamento regionale proposto da Tronzano:
– un maggiore coordinamento tra regioni e enti locali per la promozione della sicurezza integrata, che comprende la riqualificazione urbana e il decoro, utilizzando la polizia locale che tra l’altro avrà un aggiornamento professionale costante
– patto tra prefetti e sindaci con accordo sancito in conferenza Stato- città e autonomie locali; il patto contiene prevenzione e sicurezza nelle aree a maggior degrado per dissuadere da ogni forma di condotta illecita e di turbativa del libero utilizzo degli spazi pubblici
– nel regolamento ci sarà spazio anche per i sensori del territorio come gli amministratori di condominio e i volontari 
– individuare nel regolamento anche le aree urbane che devono essere tutelate
– ordinanze per situazioni di grave incuria e degrado e vivibilità urbana
 “All’interno del regolamento  – conclude Tronzano – saranno comprese anche le sanzioni che non sono più di natura penale ma multe per chi imbratta i muri. Il modello è il ripristino a cura dell’ente e la fattura a chi è stato beccato o si è reso responsabile di un fatto. Il tema è  dunque quello della responsabilità oggettiva: chi imbratta deve pagare i danni.” 

Lupi e ungulati, Cia: “Buon senso Uncem”

Pieno apprezzamento per le considerazioni espresse dal presidente dell’Uncem Piemonte (l’Unione degli enti montani), Lido Riba, sulla nuova legge regionale sulla caccia è stato manifestato dal presidente della Confederazione italiana agricoltori di Torino, Roberto Barbero, che rilancia l’allarme sul proliferare di lupi e ungulati

«La posizione dell’Uncem è la dimostrazione che gli organismi che davvero vivono a contatto con le realtà montane, sui problemi dei danni della fauna selvatica non possono che stare dalla parte degli allevatori e degli agricoltori. Il presidente Riba ha parlato in termini pragmatici e di buon senso, ragionando sul merito della questione e non dando spazio alle sirene dell’ambientalismo ideologico che renderebbe incompatibile l’attività agricola in montagna. Gliene rendiamo merito e siamo pronti a collaborare ovunque sia necessario». In particolare, annunciando il sostanziale sostegno alla nuove legge regionale sulla caccia, impugnata dalle associazioni venatorie, ma secondo l’Uncem Piemonte non su aspetti fondamentali, sul proliferare degli ungulati Riba auspica “un’attenta riflessione con la Regione Piemonte e le altre Regioni dell’arco alpino”, in quanto “se i censimenti confermano che gli ungulati sono troppi, bisogna permettere prelievi aggiuntivi”. Quanto al lupo, lo stesso presidente dell’Uncem Piemonte afferma che “il Piano nazionale deve partire dalla esigenza di tutelare non solo la biodiversità alpina, ma soprattutto l’uomo e le sue imprese che garantiscono sviluppo sociale ed economico nelle aree montane”: «La presenza del lupo – argomenta Riba – non può minare la presenza dei montanari con le greggi di pecore e le mandrie di vacche da portare in alpeggio, al pascolo. Per gli esemplari sbranati, gli indennizzi sono sempre più bassi e i cani, oltre alle reti, non sono la soluzione. Il Piano lupo, che Governo e Parlamento dovranno analizzare a breve dopo anni di sospensione, riparta dunque dalle esigenze dei montanari e degli allevatori». Musica per le orecchie del presidente di Cia Torino, che questa primavera a Fenestrelle aveva promosso un affollatissimo convegno, con centinaia di pastori, politici, amministratori locali e operatori del settore, al termine del quale il sindacato agricolo giunse alle medesime conclusioni.

I 160 anni del primo istituto tecnico d’Italia

Una scuola con i piedi ben piantati nel presente (ed uno sguardo al futuro) ma che non dimentica il passato. E’, questo, in sintesi, il senso dell’evento #160° Leardi: dalle radici … alle gemme del futuro”, presentato ufficialmente lunedì 27 agosto dalla dirigente Nicoletta Berrone, con la vice preside Giuliana Boschi e lo staff che sta lavorando da tempo all’evento del 29 settembre prossimo per celebrare i centosessanta anni di vita di un istituto tecnico voluto nel suo testamento dalla contessa Clara Leardi. E proprio per ricordare la benefattrice il giorno precedente una piccola delegazione di insegnanti e studenti si recherà al camposanto per rendere omaggio alla nobildonna casalese dal cui lascito è partito tutto il processo che ha portato alla nascita del primo istituto tecnico in Italia. Correva l’anno 1858 e, giova ricordarlo, c’era ancora il Regno di Sardegna e l’Italia era ancora da fare. Nacque così il primo Istituto Tecnico istituito con Regio decreto a seguito del generoso lascito della Contessa Clara Leardi che disponeva che nel suo Palazzo nascesse un Istituto con Convitto il cui scopo essenziale fosse rivolto “all’insegnamento dei principi generali sia delle scienze fisiche ed economiche colla loro applicazione agli usi più comuni della vita come del diritto privato e pubblico e delle pubblica amministrazione e di alcune fra le principali lingue viventi ed ad un’istruzione per il commercio e per l’agricoltura teorico-pratica”. “Quella del 29 sarà una giornata in due tempi, una mattinata dal taglio istituzionale – dice la dirigente Berrone – con un convegno che prevede ospiti prestigiosi con argomenti che toccheranno, in un certo senso, i vari settori della nostra offerta formativa, ed uno, pomeridiano dal taglio più ludico. Inoltre, dalle 9 alle 15 Poste Italiane garantirà un annullo filatelico”. Tra i relatori del mattino ci saranno il commercialista Severino Scagliotti, che del Leardi è stato allievo, il notissimo scrittore e giornalista scientifico Piero Bianucci, il vice rettore dello Iulm, Angelo Miglietta, lo storico Gabriele Angelini. Al pomeriggio invece la scena sarà occupata da una mostra di pittura botanica dell’artista inglese (ma che vive a Novara) Mary Ann Scott, visite guidate all’Istituto, lettura del testamento della Contessa Clara Leardi con rappresentazione degli allievi in costume d’epoca, musica e parole con l’ex allievo Daniele Selvitella, in arte Daniele Doesn’t Matter. Centro degli eventi sarà al mattino l’aula magna dell’Istituto, al pomeriggio il ‘Giardino Leardi’ o, in caso di condizioni meteo non favorevoli l’androne. L’incontro è stata anche occasione per la dirigente di fare anche alcune anticipazioni sulle novità dell’anno scolastico 2018 – 2019 ormai alle porte: “Il corso di Mastro di cantina vedrà la sua conclusione per i 25 partecipanti il 4 settembre e da metà del mese partirà la seconda edizione, nel campo delle metodologie didattiche innovative verrà avviato, in una prima del turistico, un percorso di flipped class, ovvero di ‘classe capovolta’, nell’ambito del Pon (sigla che sta a significare Programma operativo nazionale) abbiamo ricevuto i fondi per la creazione di due laboratori innovativi” e a tutto questo si aggiunge l’esperienza maturata con l’alternanza scuola/lavoro ed il corso serale Afm – Amministrazione finanza marketing, con una trentina di iscritti con lezioni in orario preserale e serale durante la settimana ed il sabato mattina.

Massimo Iaretti

 

 

Case-albergo, anche a Torino il nuovo investimento immobiliare

Un po’ casa, un po’ albergo: ci sono novità nel business immobiliare, che per esempio una città in espansione turistica come Torino può cogliere al volo. Da quest’anno è in vigore il nuovo regolamento che disciplina il “condhotel”: “Un’opportunità di investimento immobiliare, ma anche un nuovo modo di fare impresa nel campo dell’accoglienza turistica”, dichiara Aurelio Amerio, presidente di Fiaip Torino, la Federazione degli agenti immobiliari professionali (da non confondersi con gli immobiliaristi). “La nostra associazione – aggiunge – è pronta per svolgere attività di consulenza in questo campo nei confronti di tutti i cittadini che abbiano intenzione di acquistare immobili per questa finalità o trasformare quelli già di proprietà al fine di perseguire tale interessante business”. Come spiega Paola Aglietta, dottore commercialista e revisore dei conti torinese, “i condhotel sono strutture miste: esercizi alberghieri che affiancano alla proposta delle camere anche unità abitative. Sono gestiti da un unico soggetto che mette a disposizione sia camere di albergo, sia appartamenti in locazione, con la condivisione di servizi comuni”. Il condhotel può nascere sia dalla trasformazione in appartamenti di una porzione di un albergo esistente (non più del 40% della superficie), sia dall’aggregazione di un certo numero di appartamenti ubicati nelle immediate vicinanze (200 metri lineari). Nel primo caso, le unità abitative risultanti dalla conversione da albergo a condhotel possono essere anche vendute ai privati: questa è una opportunità molto interessante per i privati che vogliano investire in immobili destinati ad attività ricettive (si pensi all’attuale grande interesse per le locazioni brevi e per le locazioni turistiche). Gli agenti immobiliari di Fiaip possono seguire i clienti passo passo, dall’acquisto dell’immobile alla trasformazione effettiva in condhotel. “Il regolamento che lo disciplina è arrivato a inizio 2018 – chiarisce Aglietta – le Regioni dovranno poi emanare la specifica disciplina locale. Elemento caratterizzante – aggiunge – è la compresenza di un contratto di trasferimento della proprietà verso un privato, da una parte, con un mandato di gestione dal privato all’impresa alberghiera, dall’altro, la quale conserva il diritto di affittare l’unità residenziale nei periodi di inutilizzo da parte del proprietario. Il contratto stabilisce le modalità di ripartizione degli oneri nonché dei ricavi”. “Per il privato – spiega Amerio – l’operazione rappresenta un investimento immobiliare su unità abitative che vengono “messe a reddito” nel settore ricettivo, con la gestione interamente delegata al condhotel. Una formula nuova e molto interessante. Dal lato dell’operatore alberghiero, sono previste semplificazioni per la rimozione del vincolo di destinazione alberghiera e trasformazione in unità abitative. Inoltre – conclude il presidente di Fiaip Torino – le spese per l’intervento di conversione possono dare diritto al “bonus alberghi” del 65%”.

Povertà, carità e decoro

STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
Penso di conoscere molto bene la nostra città. Soprattutto il centro, perché sono tutto il giorno alla ricerca di notizie. Notizie o episodi che possono raccontare che cosa è diventata e forse potrà essere Torino. Il mio ricordo si alterna a ciò che vedo. Finalmente la mia curiosità è stata appagata da un incontro e le mie domande  mi hanno dato la possibilità di andare oltre ciò che vedevo. L’ essenza molto più profonda di ciò che mi appariva. Via Cernaia, due donne accovacciate a ridosso della vetrina di un minimarket. Le noto ma sono in ritardo ad una riunione.  Visivamente memorizzo ma non ci faccio caso più di tanto. Passata un’oretta le rivedo. La prima chiaramente una senzatetto.  La seconda che fa assistenza all’altra. Le parla e prima di lasciarla riassetta e pulisce intorno.  Mi fermo per osservare. La seconda ha una improvvisa accelerazione del passo. Mi chiedo: sarà di qualche associazione che si occupa di questi “poveretti”. Prendo coraggio e la fermo premettendo le mie intenzioni di voler conoscere.  Gentilissima e sorridente precisa: non lavoro per nessuna associazione. Sono anche io una di loro. Sono anche io una senza fissa dimora. D’istinto replico che non ci credo.  Non ha i segni di sofferenza tipici di una vita sulla strada. Bellissima, occhi celesti tendenti al blu.  Vestiti magari dimessi ma assolutamente non sdruciti. Lei incalza: sì, sì, sono senza fissa dimora ancorché ci tenga alla mia dignità e decoro. Semplicemente davo una mano ad una amica. Aveva bisogno di una carta d’identità e non sapeva come fare.Scelta consapevole?
Proprio cosi. Posso farle delle domande e riportare le risposte?
Si, basta che non sia strumentale.
In che senso?
Che non ci ricami sopra.
Bene. Quanti anni hai?
31 e sono laureata in filosofia. Poi ho deciso un mio percorso interiore.
In strada?
Anche, e come avrai notato aiutando gli altri.
C’è chi aiuta i senza tetto…
Sì, ma il più delle volte  c’è troppa burocrazia. Meglio le organizzazioni cattoliche o statali?
Sicuramente  le cattoliche.
Quanti sono i senza tetto a Torino?
Probabilmente 7 o 8 mila.
Cosi tanti?
Aumenta la povertà.
Tu sei di Torino?
No, ma piemontese.
Come mai nella nostra città?
E’ più accogliente di altre. Perlomeno lo era.
Io non volendola urtare sottolineo che  tossicodipendenza ed alcolismo sono alla base del fenomeno. Lei annuisce e sottolinea : non sempre. La discussione e il confronto continuano. Altri mi stanno aspettando ma lei ha voglia di parlare…. E prosegue: I senza tetto non solo dormono. Fanno tutto, dal mangiare al bere ai loro bisogni fisiologici. Situazione insostenibile. In città sono tanti e troppi i punti dove ” bivaccano”.
***
Ci si lascia, ma questa storia ha due puntate. La settimana di ferragosto ho un appuntamento di lavoro, giornate terse. Belle. Arrivo in piazza San Carlo, splendida  come isola pedonale. Tanti turisti che la rendono ancora più bella e il Caffè Torino tutto un programma, con tutti i tavolini occupati. Del resto é l’ ora dell’aperitivo. Passo veloce sono in ritardo. Ho un appuntamento con Roberto Gerace sociologo. Giusto per una ricerca sui senzatetto a Torino. Quasi inciampo sul “giaciglio ” che si sono fatti dei giovani accompagnati da cani in libertà, a due passi dallo storico caffè, sotto i portici all’angolo con via Alfieri. Manca solo la televisione e  la lavatrice e poi ci sarebbe tutto, in questa casa improvvisata visibile da tutti i passanti. I “residenti” leggono un libro o consultano il telefonino. Anche loro cercano conforto nella modernità. Una situazione che il Comune o chi di competenza dovrebbe risolvere. Siano rispettati i diritti di questi senzatetto (che così non mi pare proprio vivano con dignità, bivaccati come sono sotto i portici) ma si trovi il coraggio di rendere decoroso il salotto di Torino. A Roberto chiedo subito come è possibile un simile fenomeno.
Parte tutto dalla cassa integrazione dell’ottanta alla Fiat.
Sicuro? Sono passati quasi 40 anni. Non ti sembra di partire troppo lontano?
Forse. Sono condizionato dal fatto che mio padre cassaintergrato Fiat mi ha indirettamente stimolato nella mia tesi di Laurea sui cassintegrati Fiat.
Dunque?
É stato il momento in cui la nostra città ha cominciato a perdere identità. Ed un filo sottile attraversa questi anni. Questo filo sottile si chiama povertà.
Su questo ti sequo…
Gli racconto dell’incontro con la ragazza che ha scelto di vivere in strada.
Roberto sorride e commenta ciò che gli racconto.
Non stento nel crederci.
Precisa che i senza tetto censiti in Torino sono 2200. E sottolinea censiti. Anche qui il fenomeno non è tutto alla luce del sole. Ribatto che a 100 metri di distanza non si direbbe e gli chiedo come risolvere la questione. Ed appunto lui mi parla di inclusione e lotta alla povertà. Insomma è un mostro tentacolare e non si sa come affrontarlo. Con la mia modesta e personale convinzione che se non lo affronteremo ne saremo travolti.

Con Cia sette talk agricoli a Carmagnola

All’ora dell’aperitivo da sabato 1 a sabato 8 settembre, con produttori, agronomi, cuochi e operatori del settore. Protagonisti gli agricoltori delle aree terremotate del Centro Italia e lo chef argentino Martin Vera

Ci sarà anche Martin Vera, lo chef argentino delle Tavole Accademiche dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, tra gli ospiti della Confederazione italiana agricoltori di Torino ai “talk” in programma da sabato 1 a sabato 8 settembre alla Fiera nazionale del Peperone di Carmagnola. Sette incontri con produttori, agronomi, cuochi e operatori del settore, ogni sera all’ora dell’aperitivo, dalle 19,45 alle 20,15, all’Accademia di San Filippo, in piazza Manzoni a Carmagnola, intervistati da Paolo Massobrio e Renata Cantamessa. Dall’innesto del peperone con i semi di terre lontane, al confronto con le produzioni di altre parti d’Italia, attraverso inedite degustazioni che vedranno protagonisti in primo piano gli agricoltori delle aree terremotate del Centro Italia e i loro prodotti tipici, dall’olio ai salumi, dal formaggio allo zafferano…

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IL CALENDARIO. In particolare, ecco gli argomenti e gli ospiti dei singoli incontri: sabato 1 settembre “La salsiccia di Norcia al peperone di Carmagnola”, con l’azienda Dall’Orso di Norcia; lunedì 3 settembre “Peperoni con radici lontane: la tecnica dell’innesto”, con il tecnico agronomo Flavio Reburdo; martedì 4 settembre “L’olio biologico delle Marche incontra il Peperone di Carmagnola per il pinzimonio. La tradizione marchigiana del vino cotto”, con le aziende Conca d’Oro di Appignano Del Tronto (Ascoli Piceno) e Carboni Settimio di Castignano (Ascoli Piceno); mercoledì 5 settembre “La ricotta salata aromatizzata al peperone e la lenticchia di Castelluccio”, con l’azienda Brandimarte di Norcia; giovedì 6 settembre “Segreti e sapori del peperone nel mondo”, con lo chef delle Tavole Accademiche dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Martin Vera; venerdì 7 settembre “Le produzioni di peperone nel Sud Italia”, con Edoardo Ramondo del Gruppo T18  di Torino; sabato 8 settembre “Lo zafferano e l’aglio nero di Norcia incontrano il peperone”, con l’azienda Bosco Torto -Etiche Terre di Norcia. L’ingresso e le degustazioni sono gratuiti. In più, nelle domeniche 2 e 9 settembre, sempre la Confederazione italiana agricoltori di Torino sarà presente in via Piero Gobetti a Carmagnola con le bancarelle dei produttori de “La spesa in campagna”.

Come nascono i pensieri? Se ne parla al Poli

Com’è organizzato il cervello dal punto di vista della struttura gerarchica e quanto è complesso il suo funzionamento? Qual è il nesso mente-cervello e come nascono i pensieri? Le moderne neuroscienze propongono per rispondere a queste domande un approccio multi-scala, che parte dagli aspetti molecolari e termina con aspetti psicologici, psichiatrici e farmacologici. La Summer School“Brain and Gut Neuroscience: From Molecules to Mood”, organizzata dal Research Institute for Quantitative and Quantum Dynamics of Living Organisms – Center for Medicine, Mathematics & Philosophy Studies insieme a Bromatech, Politecnico di Torino, Società Italiana di Biologia Sperimentale, intende presentare una visione integrata del cervello umano sia in termini di organizzazione strutturale gerarchica che di complessità funzionale.

Le ipotesi della neuroscienza cognitiva utilizzano le astrazioni teoriche della fisica del XIX secolo. Nello specifico, i modelli di rete neurale di “esperienza cosciente emergente” si basano su analogie con le relazioni tra molecole di cristalli, fluidi e gas e utilizzano ipotesi chimiche sull’emergenza di pensieri, stati d’animo e percezioni dalla modulazione chimica delle interazioni sinaptiche tra i neuroni. Tuttavia, la scienza del XX e XXI secolo offre prospettive probabilistiche da cui osservare il nesso mente-cervello. La meccanica quantistica e la teoria dei campi quantistici hanno dato ai fisici “gradi di libertà” in più. Derivazioni relativamente nuove della fisica quantistica sono poi la teoria dell’informazione quantistica, la crittografia quantistica e il calcolo quantico reale, che, insieme alla cosiddetta biologia quantistica, aprono la strada a nuovi paradigmi cognitivi  e a una nuova letteratura psicologica. Lo studio di queste teorie può offrire prospettive nuove per la ricerca relativa alla genesi e alla natura della malattia mentale.

Il corso sarà ospitato dal Politecnico, dal 26 al 31 prossimi e vedrà riunirsi a Torino 50 medici da tutta Italia e circa 15 studenti di discipline tecniche e fisiche, che discuteranno con 15 speaker di livello internazionale su questi argomenti, tra i quali i professori Ted Dinan (Ireland), Gustav Bernroider (Austria), Paavo Pylkkanen (Finlandia), Mark Rasenick (Chicago, USA) e i docenti italiani Massimo Cocchi, Francesco Cappello, Giuseppe Vitiello e Alessandro Vercelli.

Io e l’Olivetti / 2

La svolta del ’78 e gli anni da De Benedetti ai “capitani coraggiosi”…

Ermanno Castellaro, classe 1946. Nato a Ivrea, ha sempre vissuto nella “città dalle rosse torri” ed è un eporediese doc.   Per diversi decenni è stato un dirigente alla Olivetti di Ivrea, scalando nel corso della sua vita i vari livelli dell’azienda fondata nel 1908 da Camillo Olivetti e resa grande dall’intuito e dalla capacità del figlio Adriano

Il 1978 fu l’anno del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro e della elezione di Pertini alla presidenza della Repubblica. Nell’agosto venne eletto al soglio pontificio Albino Luciani, Giovanni Paolo I. Il “papa del sorriso”, ultimo pontefice di nazionalità italiana, morì trentatre giorni dopo e a ottobre diventò papa Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II. In quel periodo anche per l’Olivetti ci fu una svolta, iniziò un’altra stagione..

 

“ Nel 1978 arrivò Carlo De Benedetti e con lui iniziò il periodo della rinascita. In modo non traumatico si alleggerirono gli organici adeguandoli ai vari business, si cominciò ad affrontare in modo capillare il mercato, si costituirono le Consociate al fine di poterne controllare i conti, ma soprattutto si guardò all’internazionalità. De Benedetti sensibilizzò tutto il management sui costi, sul cash-flow, sui budget, sull’utile operativo; si cambiò in modo radicale il modo di fare business costruendo sui valori e sulla cultura degli uomini Olivetti che restarono, nelle seconde linee, sempre gli stessi. Il merito dell’Ingegnere fu quello di costruire sulle risorse presenti in azienda il modello di internazionalizzazione che aveva in testa sfruttando altresì il fatto che Olivetti sin dagli anni ’60 era stata una vera multinazionale con stabilimenti al di fuori dei confini nazionali. In questo processo di internazionalizzazione del management la funzione del Personale ebbe il compito di organizzare corsi per il middle e top management di altissimo profilo (corsi Elea a Firenze, centro di Haslemere, ISTUD, università americane), seminari specialistici con orientamento economico-finanziario, corsi tecnici di alto livello, coinvolgendo il maggior numero possibile di dirigenti e quadri italiani e stranieri”.

 

Una fase che durò parecchio…

 

“ Sì, questa fase rinascimentale durerà quasi dieci anni, durante i quali si vivrà, da parte dei dipendenti, una forte identificazione con il successo dell’azienda che continuerà la sua espansione acquisendo società con forte caratterizzazione tecnologica e sviluppando joint-venture di una certa rilevanza. Il mutamento fu rapido e coinvolse in modo particolare gli uomini del Personale che si trovarono costretti ad abbandonare i vecchi stili di gestione incentrati ancora molto sulla risorsa umana fine a se stessa per cominciare a sviluppare quei modelli dove la risorsa si identificava maggiormente con il gruppo, i mercati, i dati economici e lo sviluppo dell’azienda. Non dimentichiamo che tra i primi problemi da affrontare con l’arrivo di De Benedetti ci fu quello spinoso degli esuberi (alcune migliaia); in un contesto molto statico, che non aveva ancora chiaro il piano di sviluppo del nuovo azionista, le reazioni furono dure e anche la funzione del Personale rimase stordita all’annuncio degli oltre cinquemila licenziamenti”.

La città d’Ivrea 54esimo sito in Italia patrimonio mondiale dell’Unesco. Officine ICO ampliamenti (Paolo Siccardi)

Anche in questo frangente l’Olivetti tenne fede alla sua storia di relazioni industriali e sindacali? E’ così?

 

“ Possiamo dire che ancora una volta la cultura olivettiana prevalse e con un De Benedetti attento a non rompere gli equilibri formatisi in tanti anni tra azienda e sindacato, si arrivò al peso forma attraverso modelli di pensionamento anticipato, in parte a carico della Olivetti, dimissioni incentivate, trasferimenti, utilizzando una Cassa integrazione di sole 400 persone. Altro effetto positivo fu quello che, in Canavese, molte persone uscite dall’azienda, iniziarono delle attività industriali o commerciali dando così un notevole incremento all’economia del territorio. Non solo “tagli di teste”, ma anche pianificazione delle carriere, valutazione e grande attenzione alle risorse pregiate, formazione a 360 gradi, piani di incentivazione per obiettivi, nuove assunzioni orientate verso quei settori in via di sviluppo (hardware, software gestionale   e applicativo). Sono gli anni in cui la Funzione diventa una struttura forte e centrale con tutta una serie di compiti e responsabilità supportando il vertice aziendale ed elaborando politiche e linee guida per i settori di line; elaborando come struttura centrale le politiche del personale, gestendo i trasferimenti tra le società del Gruppo, selezionando il personale da assumere. Cose di non poco conto alle quali si sommavano la gestione della formazione e lo sviluppo dei dipendenti individuando i key-people e le relative tavole di rimpiazzo e partecipando alla costruzione di nuovi modelli organizzativi”.

 

Cos’altro caratterizzò quel periodo?

 

“Altro elemento nuovo del periodo debenedettiano fu il processo di societarizzazione del Gruppo (creazione delle Consociate) e di acquisizione di nuove aziende: tutto questo portò gli uomini del Personale ad avere una doppia dipendenza, una gerarchica dal direttore o amministratore delegato della società e l’altra funzionale dalla struttura centrale del Personale. Questo nuovo ruolo di gestione dei modelli centro – periferia – centro porterà la funzione ad avere un certo potere, mai burocratico, di controllo sulle organizzazioni e sui processi. Il Personale e l’Amministrazione diventeranno, a livello centrale, le due funzioni di controllo. In questi anni si verificò una forte crescita professionale degli addetti alla funzione soprattutto per quelli che dovettero gestire le Consociate in quanto gestirono in prima persona, e non attraverso le strutture centrali, incontri sindacali, rinnovi contrattuali, piattaforme integrative, etc”.

Poi, come in una parabola triste avvenne il declino dellinformatica italiana..

 

“Alla fine degli anni ’80 inizi ’90 arrivò la crisi dell’informatica e per i settori portanti Personal Computer e Sistemi si perse il riferimento dei business, la fiducia nell’azienda che per dieci anni era stata uno dei punti di forza e si cominciò a parlare nuovamente di eccedenze. Ritornarono in auge i soliti discorsi sugli allineamenti degli organici e si utilizzarono le dimissioni agevolate, la Cassa Integrazione, la mobilità con aggancio alla pensione: soluzioni che piacquero molto al sindacato e poco ai capi che si trovarono di colpo senza quelle professionalità sulle quali si era costruita l’Olivetti degli ultimi anni. Anche il Personale perse la sua forza e in parte quell’identità che lo aveva caratterizzato, si navigò un po’ a vista, pochi riferimenti, pochi obiettivi. Non molto tempo dopo il futuro direttore del Personale, il dottor Celli, biasimerà gli addetti ai lavori in quanto avrebbero dovuto opporre resistenza a quelle politiche di riduzione degli organici e pensare a nuovi modelli, peccato che anche lui, a poca distanza di tempo, comanderà le stesse cose condite da fumose politiche di sviluppo”.

 

Dopo ci fu la scalata dei “capitani coraggiosi” ad uno dei marchi più gloriosi dell’industria italiana…

“Dal 1996 iniziò quella che io chiamavo “la storia recente”, quella di Colaninno, ma essendo passati più di venti anni recente non è più (questi appunti li avevo scritti e custoditi in un cassetto verso la fine del secolo scorso). Questa storia parte dalle macerie finanziarie : mancavano i soldi per gli stipendi, i prodotti informatici stavano morendo, mentre le attività legate alla telefonia non decollavano ancora. In poco tempo Colaninno trovò sul mercato le risorse finanziarie (i titoli dopo aver toccato un minimo di 460 lire recuperarono in modo vertiginoso), cedette i settori non più strategici, spinse su Omnitel e Infostrada e diede vita ad un’altra fase rinascimentale. Colaninno giocò tutto sui due nuovi nomi tralasciando quello Olivetti troppo legato al settore fallimentare dei P.C. e all’indebitamento. Chiuse gli stabilimenti di Singapore, Spagna e Brasile; la produzione all’estero di Olivetti Lexikon si concentrò in Messico. Omnitel conseguì notevoli risultati: in un anno i clienti salirono da 51.000 a 713.000.Le due Società del Gruppo Olivetti di Olivetti non ebbero mai nulla: vennero inseriti nuovi managers esterni, si utilizzò pochissimo personale Olivetti, la gestione del personale rimase autonoma, ma molto in mano ai capi di line con i vantaggi e gli svantaggi che ne derivarono. Venne chiamato a dirigere il Personale un uomo nuovo (Pier Luigi Celli) che non dialogherà mai con il Personale Olivetti, cercherà di improntare la sua linea attraverso il “libretto verde” dei valori, vale a dire ciò che deve guidare il nostro lavoro come il lavoro in team, l’attenzione al cliente, la prestazione e così via: senza polemica alcuna, ma a mio avviso, molto fumo e poco arrosto e lo si vedrà quando assumerà, in seguito, la responsabilità della Direzione del Personale di Gruppo”.

 

Sulla soglia del passaggio epocale al terzo millennio cambiò definitivamente il profilo di Olivetti in termini di attività, di organizzazione e struttura societaria…

 

“ E’ così. Nel 1999 il profilo di Olivetti cambiò radicalmente. Tramite la controllata Tecnost (una consociata di poco peso nel panorama Olivetti), in febbraio Olivetti lanciò un’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) del valore di 61.000 miliardi per acquisire il controllo di Telecom Italia. L’OPAS si conclude positivamente con l’acquisizione del 52,12% del capitale ordinario di Telecom. L’operazione fu finanziata con la cessione a Mannesmann delle partecipazioni in Omnitel e Infostrada e con il ricorso a prestiti e aumenti di capitale. Telecom Italia entrò così nel perimetro del bilancio consolidato del Gruppo Olivetti, il cui fatturato salì a 54.616 miliardi; i dipendenti nel mondo 129.063. A fine anno Tecnost si fuse con Olivetti; la complessa operazione accorciò e semplificò la catena di controllo di Telecom. A fine luglio 2001 la Pirelli SpA, d’intesa con Edizione Holding (Benetton), si accordò con Bell S.A. per acquistare da quest’ultima il 23% circa del capitale ordinario Olivetti. L’operazione fu condotta attraverso una nuova società, Olimpia. A fine ottobre, quando l’operazione si perfezionò, Olimpia, partecipata da Pirelli, Edizioni Holding, Unicredit e Banca Intesa, possedeva il 27,7% di Olivetti. Il cambiamento dell’assetto societario e dei vertici aziendali condusse a un’ampia riorganizzazione e all’avvio di una politica di dismissioni per un valore previsto di 6 miliardi di euro in 24 mesi. Olivetti Lexikon mutò la denominazione sociale in Olivetti Tecnost”.

 

E siamo arrivati al 2002. La politica di focalizzazione sul core business comporta la cessione di diverse partecipazioni del Gruppo Olivetti-Telecom in Italia e all’estero. Gli asset immobiliari confluiscono in due nuove società, per un successivo conferimento a un fondo immobiliare…

 

E’ l’anno nel quale io esco di mia volontà da Olivetti Tecnost e dopo 37 anni la mia storia aziendale finisce. Una storia ricca di soddisfazioni e anche di successi, un “mestiere” che mi ha dato tanto sul piano umano e professionale, una storia indimenticabile vissuta tra momenti aziendali di grande entusiasmo e altri un po’ più scuri, purtroppo con un finale che non avrei voluto vedere e vivere e, quando le cose prendono questa piega, anche se hai ancora un certo livello di responsabilità, è meglio andarsene, perchè hai capito che quella non è più latua Olivetti o meglio la “tua Ditta“.

 

Marco Travaglini

 

( seconda parte. Fine)

http://www.iltorinese.it/io-e-lolivetti/