In occasione del semestre di Presidenza italiana del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, il Politecnico di Torino ospiterà al Castello del Valentino la mostra sui 29 Itinerari Culturali in Italia, che fanno parte dei 45 itinerari complessivi riconosciuti in Europa grazie al Programma degli Itinerari Culturali avviato nel 1987 con la Dichiarazione di Santiago di Compostela.
Ciascun Itinerario Culturale nasce come progetto di cooperazione turistica, finalizzato allo sviluppo e alla promozione di un percorso, o una serie di percorsi, basati su un cammino storico, un concetto culturale, una figura o un fenomeno di rilevanza transnazionale e significativo per la comprensione e il rispetto di valori europei comuni.
Dopo essere stata inaugurata lo scorso novembre a Strasburgo e aver fatto tappa a Venezia e nei locali del Giardino Garzoni a Collodi, la mostra “Itinerari culturali del Consiglio d’Europa in Italia: un patrimonio europeo”, promossa dalla Presidenza italiana del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, giunge al Castello del Valentino, nell’ambito del programma di eventi che accompagnano il semestre di Presidenza italiano.
Il percorso espositivo – curato dalla dottoressa Roberta Alberotanza del Ministero degli Affari Esteri, task Force per la Presidenza italiana del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa – affronta, in 29 pannelli, temi che vanno dall’arte all’architettura, dai pellegrinaggi ai percorsi di artisti, scrittori, condottieri e imperatori, e attraverso i quali vengono illustrati alcuni dei principi fondamentali dell’Europa, quali i diritti umani, la democrazia, il dialogo, lo scambio reciproco e il superamento dei confini. La mostra, allestita nella Sala delle Colonne, è visitabile gratuitamente dall’11 al 20 maggio negli orari di apertura della struttura. Dall’11 al 14 maggio l’accesso alla mostra sarà dall’ingresso della Promotrice delle Belle Arti di via Crivelli 11.
Inoltre, mercoledì 18 maggio dalle ore 9 alle 13, presso la Stanza della Caccia del Castello del Valentino si svolgerà il convegno dal titolo “Il patrimonio internazionale tra materiale e immateriale: itinerari culturali e convenzioni di Faro del Consiglio d’Europa, un confronto verso il futuro”.
Il coordinamento, l’organizzazione e la supervisione dell’allestimento torinese e del Convegno sono stati affidati alla professoressa Anna Marotta, che spiega: “Per i suoi contenuti, e per le riflessioni alle quali induce verso i temi più attuali come la pace, la Mostra è dedicata con specifica attenzione ai giovani e alla loro formazione. Mi auguro che l’iniziativa susciti interesse e una buona adesione da parte di dirigenti, docenti e allievi, configurandosi come momento unico ed essenziale nella realtà culturale della città”, e non solo.
“Questa iniziativa testimonia l’importanza, anche culturale, che il nostro Ateneo riconosce al dialogo europeo – aggiunge il Rettore Guido Saracco – per la promozione e valorizzazione del nostro territorio e per il consolidamento dei valori europeisti che lo caratterizzano”.
Si sono dati appuntamento il 13 Maggio nel giardino del Collegio che li ha visti giovani studenti per i festeggiamenti di questo anniversario tutto loro, di questo importante raggiungimento di cui condividono pienamente lo spirito immutato nel tempo. Era il 18 Dicembre 1921, i duri anni della ripresa dopo la fine del conflitto e nel cuore della storica Torino barocca, tra le mura di una delle più prestigiose istituzioni torinesi nasceva l’Associazione ex Allievi per volere di un gruppo di amici che al termine degli studi vollero continuare a condividere quei valori forti e vitali acquisiti giorno dopo giorno negli anni, in un legame che quel tempo passato insieme aveva cementato, grazie agli insegnamenti ricevuti tra quelle mura accoglienti e sicure, testimoni del tempo e dei cambi generazionali in una realtà cittadina in continua trasformazione.
Questa data parla di un progetto che è stato raggiunto, perseguito negli anni e fortemente voluto e che più che mai oggi non intende essere soltanto un momento commemorativo ed una evocazione verso un importante passato con uno sguardo riconoscente ed affettuoso ai fondatori ma anche e soprattutto un nuovo punto di partenza con la volontà di continuare ad essere presenti e propositivi per successivi impegni nel sociale e nel mondo della cultura, come già avvenuto in passato.
Massima è la loro sollecitudine verso le nuove generazioni con un occhio attento all’innovazione accompagnando la crescita degli studenti con le più avanzate risorse tecnologiche, grazie anche alla presenza ed al supporto di un corpo docenti di prim’ordine, fedeli ed affezionati ad un compito che è diventato per loro una missione. Va anche sottolineata la volontà di partecipare fattivamente con contributi assistenziali e culturali alla vita del Collegio in linea con la Direzione dei Fratelli delle Scuole Cristiane ancora e sempre presenza rassicurante e forte.
Una scelta ponderata quella del sovrano che ben conosceva il loro valore di educatori già da quei tempi, con una particolare attenzione volta ad offrire alle giovani generazioni una preparazione che andasse al di là ed oltre l’apprendimento sui testi scolastici, arricchita cioè di insegnamenti , di valori, di solide basi cristiane di fondamento per la vita. La loro storia si fonde e si interseca con quella cittadina, con le vicende di quel lungo periodo storico che vide i Fratelli impegnati testimoni del tempo nel cuore della città sabauda. Tanti i fatti degni di essere ricordati che hanno preso vita tra quelle mura. Nel 1913 venne aperta una scuola domenicale nelle ore serali per offrire la possibilità di studiare ai giovani spazzacamini mentre nel 1915, in pieno periodo bellico, venne ospitato l’Ufficio Notizie per prigionieri, combattenti e profughi della Prima Guerra Mondiale.
battenti alla frequenza femminile mentre dal 2010 gli spazi al pianterreno vengono adibiti a polo espositivo per numerose mostre. E mentre gli ex Allievi hanno varcato la soglia dei cent’anni, queste sagge parole di Fratel Enrico ben riassumono lo spirito che anima quanti tra queste mura ci sono passati: “ Illuminarsi per illuminare, addestrare campioni, spiritualmente e moralmente ben attrezzati, perché si facciano anche allenatori di altri. Il San Giuseppe si propone a stadio che allena alla vittoria in tutte le gare della vita”.
