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Il Centro, Giampiero Leo: “La politica torni ai valori culturali, etici e sociali”

All’incontro sul Centro in politica organizzato all’hotel Diplomatic di Torino ha partecipato, come invitato, Giampiero Leo che nel suo intervento ha evidenziato che è tornata l’esigenza – da parte di una platea di cittadini, magari non molto estesa, ma particolarmente qualificata – di essere rappresentata da soggetti politici portatori di valori culturali, sociali ed etici forti e chiari. Valori per es.  come quelli contenuti nella dottrina sociale cattolica, da porre con capacità di dialogo, ascolto, mediazione e moderazione, per realizzare il massimo possibile di bene comune. Cioè l’opposto della politica faziosa, violenta e polarizzata proposta da gran parte delle forze politiche. Quindi, per recuperare  la fiducia del Paese –ha ancora affermato Leo – si prospettano due scenari:

Il primo è che entrambi le coalizioni risolvano e superino le ambiguità e i populismi di componenti partitiche presenti in entrambi le alleanze, come nel caso emblematico delle simpatie filo putiniane e trumputiniane di fatto anti Europeiste e con venature sostanzialmente anti democratiche.

Il secondo è che si concretizzi una area politica indipendente dai due poli che abbia come riferimento chiaro e netto la nostra Costituzione, l’Unione Europea e – per essere ancora più espliciti –  il pensiero e il valori incarnati dal Presidente Mattarella.

Due scenari sicuramente molto difficili da concretizzare, ma altresì necessari, perché la prima conseguenza sarà un ulteriore aumento dell’astensionismo, e non tanto da parte di cittadini “qualunquisti” ma anche da parte dei tanti che auspicano e desiderano un salto di qualità della nostra Politica che in qualche  modo si ricolleghi alle migliori stagioni e alle grandi personalità che hanno guidato il nostro Paese dalla Liberazione in poi. 

L’importanza del centro in politica

Merlo, Nallo e Giachino a confronto

Bel convegno al Diplomatic di Torino organizzato dalla UDC torinese il partito che vede l’impegno di ex democristiani come Mino Giachino, Vito Bonsignore che negli anni della seconda Repubblica hanno avuto incarichi importanti nell’ultimo Governo Berlusconi o nel Parlamento europeo . Nel dibattito politico le novità sono sia alla estrema destra come alla estrema sinistra dove AVS sempre più in sintonia con i Centri sociali  di Askatasuna . Estreme però che hanno molta meno attitudine a governare i tanti problemi economici e sociali di questi tempi dalla crisi dell’auto . Un conto è alzare i toni sui problemi della sicurezza , della immigrazione clandestina, della cassa integrazione e del forte aumento del lavoro a tempo parziale o precario . La analisi storica dice Giachino nella introduzione ci dimostra come i governi centristi sono stati nel dopoguerra i migliori nell’affrontare i problemi e a dare risposte concrete e positive. Non a caso i governi De Gasperi diedero luogo al Boom economico, seppur costruire la seconda rete autostradale europea, col Piano Casa di Fanfani diedero una risposta importante al grande problema della abitazione e con l crescita forte della FIAT e della industria dell’auto seppero dare una risposta sostanziale al problema del lavoro.
Per Vittoria Nallo, la consigliera regionale di Italia Viva, il centro deve allearsi con la sinistra. Per l’ex parlamentare della Margherita Giorgio Merlo invece occorre puntare ad un Centro autonomo citando i risultati importanti ottenuti nelle varie elezioni prima dalla UDC, poi dalla Lista Monti e infine dal Centro di Calenda e Renzi.
Stimolati dall’esperto Vice Direttore di Torino cronaca, Marco Bardesono, Nallo, Merlo e Giachino hanno risposto agli interventi di Giampiero Leo, della consigliera comunale Marina Arduino di Chieri e del Vice presidente della quinta Circoscrizione, Antonio Cuzzilla. Mino Giachino, organizzatore della grande Manifestazione SITAV che portò quasi 40.000 torinesi in piazza Castello, ha parlato della situazione della TAV che insieme alla Metropolitana e alla Linea 12 saranno temi importanti delle prossime elezioni comunali di Torino. Secondo Giachino la sinistra di AVS molto vicina a Askatasuna sarà sempre più decisiva per il risultato di Lo Russo e questo imbarazzerebbero molto i cittadini torinesi e i gruppi centristi che guardano a sinistra. Accelerare i lavori della TAV, difendere il settore dell’auto lo sviluppo delle Fiere e dei Congressi renderanno il Centro del Centro destra più determinante.
Il gruppo ha dato appuntamento a settembre per approfondire i lavori della formazione delle liste dei gruppi centristi e in vista della nuova Manifestazione SITAV in piazza Castello domenica 27 settembre .

Maxi blitz nel Torinese, smantellata fabbrica del contrabbando di sigarette sequestri per 140 milioni

 

Un’organizzazione criminale capace di produrre decine di migliaia di pacchetti di sigarette ogni giorno è stata smantellata grazie a una vasta operazione coordinata da Guardia di Finanza e Carabinieri. Il bilancio dell’intervento è pesante: beni sequestrati per un valore di circa 140 milioni di euro e 23 provvedimenti cautelari emessi dall’autorità giudiziaria. Quattro persone sono state condotte in carcere, una è stata posta agli arresti domiciliari, mentre per altre 18 è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’indagine ha fatto emergere l’esistenza di una rete ben organizzata, composta da cittadini moldavi, rumeni, bulgari e ucraini, che aveva trasformato il Torinese in un vero e proprio polo della produzione clandestina di tabacco. Gli investigatori hanno scoperto cinque stabilimenti illegali e due depositi destinati alla lavorazione e allo stoccaggio delle sigarette, tutti allestiti con impianti industriali, macchinari di ultima generazione e attrezzature altamente specializzate.

I siti erano distribuiti tra i quartieri torinesi di Madonna di Campagna, Barca e Rebaudengo e nei comuni di Caselle Torinese, Venaria Reale e Avigliana. Qui il tabacco veniva lavorato e confezionato prima di essere immesso sul mercato nero.

L’operazione, ribattezzata “Chain Smoking”, ha consentito di intercettare oltre 230 tonnellate di tabacco lavorato proveniente da Paesi esterni all’Unione Europea e circa 22 tonnellate di sigarette già confezionate, pronte per la distribuzione.

Secondo gli accertamenti degli inquirenti, gli impianti clandestini avevano una capacità produttiva di circa 48 mila pacchetti al giorno. Un’attività illecita che avrebbe garantito all’organizzazione ricavi stimati in almeno 175 milioni di euro, sottraendo ingenti risorse al fisco e alimentando il mercato del contrabbando.

Dopo la sperimentazione positiva diventano definitive quattro aree pedonali

 

Erano nate come sperimentazioni per rispondere alle richieste di residenti, scuole e Circoscrizioni. Oggi diventano definitive. La Giunta comunale, su proposta dell’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta, ha approvato la trasformazione delle aree pedonali di via Aquileia, via Doria, via Fattori e via Coazze in provvedimenti permanenti, al termine di un periodo di monitoraggio che ne ha confermato l’efficacia.

“Le sperimentazioni ci permettono di verificare sul campo gli effetti delle trasformazioni urbane prima di renderle definitive. In questi quattro casi il monitoraggio ha confermato che gli spazi sono diventati più vivibili e più sicuri per pedoni e studenti, senza creare criticità significative per la circolazione – spiega l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta –.  È il risultato di un percorso costruito insieme a scuole, residenti e Circoscrizioni, che ci consente oggi di consolidare interventi capaci di migliorare la qualità dello spazio pubblico e la sicurezza degli spostamenti a piedi”.

Le quattro aree pedonali sono state avviate in momenti diversi. La prima di questo gruppo è stata quella di via Aquileia, dove il tratto davanti alla scuola, tra corso Sicilia e il civico 5/d, era stato chiuso al traffico in via sperimentale fin dal settembre 2024. Le successive proroghe hanno consentito di affinare il provvedimento, risolvendo anche le criticità iniziali legate alla sosta abusiva. In via Doria, nel tratto tra via Accademia Albertina e via San Francesco da Paola, la sperimentazione era invece iniziata nel settembre 2025. Nello stesso periodo era stata avviata anche quella di via Fattori, dove, tra via Marsigli e largo Bardonecchia, erano state installate transenne fisse per creare una zona scolastica protetta. Via Coazze, infine, nel tratto compreso tra via Saffi e via Almese, è diventata pedonale nell’ambito dell’intervento di riqualificazione dello spazio pubblico promosso dalla Circoscrizione 3 su richiesta dei residenti e finanziato con fondi europei. Il progetto ha interessato anche il giardino pubblico adiacente e una parte di via Almese, con nuovi spazi verdi, arredi urbani, punti luce a LED e l’eliminazione delle barriere architettoniche, rendendo l’intera area più accessibile, sicura e fruibile.

I riscontri positivi raccolti sul campo, uniti al parere favorevole dei quartieri, hanno spinto l’amministrazione a convertire le limitazioni provvisorie in provvedimenti stabili, dando così stabilità e valore definitivo alle nuove aree pedonali.

La linea che veglia su chi è stato: il Cimitero Monumentale

Oltre Torino: storie miti e leggende del torinese dimenticato

È l’uomo a costruire il tempo e il tempo quando si specchia, si riflette nell’arte

L’espressione artistica si fa portavoce estetica del sentire e degli ideali dei differenti periodi storici, aiutandoci a comprendere le motivazioni, le cause e gli effetti di determinati accadimenti e, soprattutto, di specifiche reazioni o comportamenti. Già agli albori del tempo l’uomo si mise a creare dei graffiti nelle grotte non solo per indicare come si andava a caccia o si partecipava ad un rituale magico, ma perché sentì forte la necessità di esprimersi e di comunicare. Così in età moderna – se mi è consentito questo salto temporale – anche i grandi artisti rinascimentali si apprestarono a realizzare le loro indimenticabili opere, spinti da quella fiamma interiore che si eternò sulla tela o sul marmo. Non furono da meno gli autori delle Avanguardie del Novecento che, con i propri lavori “disperati”, diedero forma visibile al dissidio interiore che li animava nel periodo tanto travagliato del cosiddetto “Secolo Breve”. Negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale nacque un movimento seducente ingenuo e ottimista, che sognava di “ricreare” la natura traendo da essa motivi di ispirazione per modellare il ferro e i metalli, nella piena convinzione di dar vita a fiori in vetro e lapislazzuli che non sarebbero mai appassiti: gli elementi decorativi, i “ghirigori” del Liberty, si diramarono in tutta Europa proprio come fa l’edera nei boschi. Le linee rotonde e i dettagli giocosi ed elaborati incarnarono quella leggerezza che caratterizzò i primissimi anni del Novecento, e ad oggi sono ancora visibili anche nella nostra Torino, a testimonianza di un’arte raffinatissima, che ha reso la città sabauda capitale del Liberty, e a prova che l’arte e gli ideali sopravvivono a qualsiasi avversità e al tempo impietoso.

 

Torino Liberty

Il Liberty: la linea che invase l’Europa
Torino, capitale italiana del Liberty
Il cuore del Liberty nel cuore di Torino: Casa Fenoglio
Liberty misterioso: Villa Scott
Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti
Inseguendo il Liberty: altri consigli per chi va a spasso per la città
Storia di un cocktail: il Vermouth, dal bicchiere alla pubblicità
La Venaria Reale ospita il Liberty: Mucha e Grasset
La linea che veglia su chi è stato: Il Liberty al Cimitero Monumentale
Quando il Liberty va in vacanza: Villa Grock

Articolo 9. La linea che veglia su chi è stato: il Cimitero Monumentale

Il Liberty al Cimitero Monumentale
Il Cimitero Monumentale, un tempo chiamato Cimitero Generale, si trova a Nord della città, in una zona non lontana dalla Dora Riparia, nell’area del Regio Parco. Nel 1827 la città di Torino ne deliberò l’edificazione decidendo di situarlo lontano dal centro abitato, in sostituzione del piccolo cimitero di San Pietro in Vincoli, nel quartiere Aurora. L’opera si poté attuare grazie alla donazione di 300 mila lire piemontesi del marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo. Aperto nel 1828, su progetto dell’architetto Gaetano Lombardi, con disegno a pianta quadrata dagli angoli smussati, il Monumentale fu presto ingrandito con una parte aggiunta a cura dell’architetto Carlo Sada Bellagio, collaboratore di Pelagio Palagi e vincitore del concorso per la realizzazione della chiesa dedicata al primo vescovo torinese, San Massimo. Seguirono poi necessari ampliamenti, e negli anni tra Ottocento e Novecento l’alta società borghese di Torino affidò a celebri scultori il mandato per la costruzione di imponenti edicole funerarie, a solenne affermazione del prestigio raggiunto dalle singole famiglie. Proprio l’estetica Liberty, sintesi raffinata di natura, tecnica e arte, riuscì ad interpretare il compianto pietoso verso il defunto, delineando il triste tema della morte attraverso pure ed efficaci metafore di una grande arte funeraria.

Tra le opere che possiamo visionare in rigoroso e rispettoso silenzio vi è il Monumento Porcheddu, dedicato al grande ingegnere Giovanni Antonio Porcheddu, che ha introdotto in Italia la tecnica delle costruzioni in cemento armato. Figura essenziale per l’imprenditoria torinese, alla sua impresa si devono imponenti opere, quali l’immenso Stadium del 1911 (demolito nel 1946), il progetto dello stabilimento Fiat Lingotto del 1922, il Ponte Risorgimento a Roma. Il monumento, realizzato dallo scultore Edoardo Rubino e dal decoratore Giulio Casanova, è composto da un semplice sacello marmoreo su cui è posto un corpo femminile, lievemente ricoperto da un lenzuolo che ne lascia scoperto il volto e che scivola appena oltre i bordi del sepolcro. Da una parte e dall’altra di questo, quattro figure femminili, due per ciascun lato, vegliano il feretro: quelle che stanno dal lato del capo porgono su questo le mani un poco rialzate come in segno di protezione, dall’altro lato una delle due donne veglia sul corpo con il capo reclino e l’altra alza il braccio sorreggendo una lampada. La compostezza delle figure lascia trasparire una sobrietà di sapore classico, nei gesti, nei panneggi, nella postura, mentre un delicato senso di pietas avvolge con intensità l’intera struttura compositiva. Sullo sfondo compare una particolare croce con tralci stilizzati di rose nella parte verticale e motivi dorati nel lato orizzontale. Al centro della croce una corona di rose bianche è posta intorno all’inquadratura dorata con la scritta “IHS” (sigla intesa come “Gesù salvatore degli uomini”, ma in realtà è la trascrizione latina abbreviata del nome greco di Gesù). Sulla volta del portico che accoglie il gruppo scultoreo, un cielo stellato d’oro mosaicato su fondo blu inquadra una grande croce.

Un’altra opera che richiama la mia attenzione in questo luogo di assordante silenzio è il Monumento Kuster, realizzato da Pietro Canonica nel 1921. Esso mostra una figura femminile con abito succinto che, inarcando la schiena, si solleva con il busto in posa quasi teatrale, ed emerge da un giaciglio posto di fronte ad una croce. I suoi lunghi capelli sono scompigliati dal vento che gonfia anche un drappo posto sulla croce e agita le foglie morbidamente rappresentate sulla bronzea stele verticale. Tra le note di tristezza e di intenso pathos, vi aleggia in primo piano la spettacolarità della scena, la figura si pone come la “divina” del cinema muto, la nuova arte che nei primi anni del Novecento andava affermandosi in città.La protagonista del Monumento Roggeri è una fanciulla inginocchiata e piegata dal dolore, le mani le coprono il volto, e i capelli fluenti e raccolti dietro il capo le scendono fin oltre la schiena. Il lungo abito, movimentato dal panneggio di morbide linee, scende e si posa sul basamento in travertino e in parte lo ricopre. La nota di un patire intenso e irrefrenabile è il messaggio che viene dalla donna che, inginocchiata e chiusa al mondo, sembra pregare, tormentata da un affanno senza fine. Su di un lato, si intravvede appena la firma di O.Tabacchi, allievo di Vincenzo Vela, al quale succederà nella cattedra di scultura presso l’Accademia Albertina di Torino.

È ancora un’altra fanciulla ad essere al centro della composizione funebre del Monumento Maganza, posta tra colonnine in marmo verde Roja, una giovane dal volto delicato, da cui traspare una espressione affranta; una sottile tunica le avvolge lieve il corpo esile, ha un’acconciatura alla moda, con i capelli corti, il volto, appena piegato e reclinato sulla mano sinistra, sembra voler trasmettere un messaggio di triste rimpianto. Alle spalle, marmorei tralci di fiori e, dietro, la croce. Soffermiamoci ancora sull’opera che si trova sulla sinistra, entrando dall’ingresso principale del Cimitero. Si tratta di un gruppo statuario che comprende una figura velata da un ampio panneggio, rappresentata mentre sta per avvolgere in un abbraccio simbolico una giovane figura femminile in piedi, con le braccia abbandonate lungo il corpo e il capo reclinato su una spalla. Dal basamento crescono steli e boccioli di rosa che paiono voler avvolgere i corpi sovrastanti: si tratta di una sintesi di decorazione Art Nouveau, completata dalla dedica dei committenti. L’opera fu eseguita da Cesare Redduzzi, scultore affermato e insegnante di scultura presso l’Accademia Albertina, più noto ai Torinesi come l’autore dei gruppi scultorei allegorici: l’arte, il lavoro, e l’industria, collocati nel 1909 a coronare le testate verso corso Moncalieri del ponte dedicato a Umberto I.
Moltissimi sono i monumenti funebri di squisito gusto Liberty davanti ai quali sarebbe opportuno soffermarsi, e numerose le figure femminili modellate con l’estetica della Nuova Arte, o che, con il loro atteggiamento da “dive” affrante del cinema muto, sorvegliano le anime di chi non c’è più e accompagnano silenziose gli sguardi di chi le va a trovare.

Alessia Cagnotto

I No Tav: “Uscita collettiva domenica dal presidio di Venaus”

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Senza supporto esterno, grazie ai divieti della prefettura, i no tav si trovano impossibilitati a manifestare in modo massiccio. Si sono ritrovati in poche decine e hanno annullato la “serata di lotta”. Ma da Venaus i militanti hanno annunciato per domani mattina un’uscita collettiva dall’area, alle 10: ” domani saremo in giro e chiamiamo un appuntamento la mattina alle 10 per uscire insieme dal presidio di Venaus.”L’appello prosegue così sui social : “Invitiamo chi può a raggiungerci, invitiamo chi non può venire a mostrare la sua solidarietà No Tav, a stendere un telo o mettere una bandiera No Tav fuori dalla propria casa o luogo di lavoro”.

Dehors più “facili”. Nuove regole per sburocratizzare l’allestimento

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 il Comune approva le modifiche al Regolamento: concessioni a tempo indeterminato e meno vincoli per le imprese

Torino — Cambia volto la disciplina che regola l’installazione dei dehor nel capoluogo piemontese.

La Giunta comunale, su proposta dell’assessore al Commercio Paolo Chiavarino, ha approvato una proposta di modifica del Regolamento che disciplina l’allestimento dei dehor su suolo pubblico o privato attrezzato per il consumo di alimenti e bevande. 

Un provvedimento atteso da tempo dagli operatori del settore, frutto di un confronto con le associazioni di categoria, gli uffici comunali e gli enti competenti, e pensato per alleggerire il carico burocratico che finora ha accompagnato la gestione di questi spazi, sempre più centrali nella vita commerciale della città.

Addio al rinnovo annuale

La novità più significativa riguarda senza dubbio la durata delle concessioni. Gli esercenti potranno infatti richiedere la concessione del dehor a tempo indeterminato, superando l’obbligo di rinnovo annuale che finora costringeva le imprese a ripetere periodicamente l’iter autorizzativo.

Non solo: viene meno anche l’obbligo di presentare una nuova comunicazione o istanza per la semplice sostituzione di arredi, elementi o ombrelloni con altri dalle medesime caratteristiche, purché conformi al Regolamento.

Più flessibilità per padiglioni e nuove tipologie

Il nuovo testo apre inoltre alla trasformazione di strutture già autorizzate in padiglioni: chi gestisce un dehor continuativo potrà chiedere la conversione senza dover prima smontare la struttura esistente, a condizione che siano già presenti le caratteristiche tecniche richieste.

Per dehor e padiglioni, inoltre, sarà possibile presentare progetti in deroga in presenza di particolari esigenze di interesse pubblico o di oggettiva necessità.

Il Regolamento introduce anche categorie inedite, tra cui il padiglione e il dehor su terrazza fissa in prossimità dei corsi d’acqua, con uno sguardo particolare rivolto all’area dei Murazzi del Po, storico affaccio fluviale della città.

Sì alla semplificazione per i piccoli dehor

Un capitolo a parte è dedicato alle installazioni di dimensioni ridotte.

Per i dehor composti da non più di due tavolini e quattro sedie, con un’occupazione complessiva fino a quattro metri quadrati, non sarà più necessario né allegare una planimetria né rivolgersi a un professionista abilitato — un alleggerimento pensato soprattutto per i piccoli esercizi di vicinato.

Più controlli e sanzioni più severe

A fronte delle semplificazioni, il Comune ha scelto di inasprire i controlli. Il nuovo Regolamento amplia infatti le ipotesi che possono portare alla revoca dell’occupazione: alle violazioni già previste si aggiungono quelle relative a impatto acustico, ordine pubblico e sicurezza, vendita di alcolici e inosservanza delle ordinanze sindacali.

Chi incorre in violazioni reiterate rischia grosso: l’operatore non potrà occupare nuovamente il suolo pubblico con dehor o padiglioni per un anno, per il medesimo locale.

Tra le condizioni ostative al rilascio delle concessioni figurano infine anche i debiti verso la Città relativi alla monetizzazione del fabbisogno parcheggi.

L’iter e i tempi

Il provvedimento non è ancora definitivo. Dopo il via libera della Giunta, la proposta dovrà infatti passare al vaglio delle Circoscrizioni, per poi essere esaminata dalla Commissione comunale permanente e infine approvata dal Consiglio comunale.

Stando alle previsioni, l’approvazione definitiva e l’entrata in vigore delle nuove disposizioni sono attese, indicativamente, entro ottobre.

 

CRISTINA TAVERNITI

Fonte: ascomtorino.it

Visita del Partito Radicale nel carcere di Torino

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SOVRAFFOLLAMENTO, CARENZA DI AGENTI, CRITICITÀ STRUTTURALI

Nell’ambito delle visite in carcere del Partito Radicale organizzate in tutta Italia, questa mattina si è svolta la visita della delegazione del Partito Radicale al carcere di Torino, composta da Mario Barbaro (componente del Consiglio Generale), On. Alberto Nigra (parlamentare della XIV legislatura) ed Ezio Dore.

Mario Barbaro al termine della visita della delegazione: ““Nulla di particolarmente incoraggiante rispetto alle visite precedenti. Oggi da più parti si parla di ‘emergenza carceri’, ma non è un’emergenza: è una situazione fuori legge, stabile e documentata. Lo denunciamo da tempo, e le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo lo confermano. Con il Partito Radicale abbiamo più volte provato ad affrontare le cause strutturali, con proposte di legge e iniziative referendarie. Sono rimaste senza risposta. I numeri parlano da soli: oltre 1.500 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 1.000 posti, e una carenza di circa 200 agenti rispetto alla pianta organica. A questo si aggiungono le criticità strutturali dell’istituto. Non serve immaginare nulla: questa è la realtà quotidiana.”

Alberto Nigra commenta:
“Sconforta constatare come passino gli anni, i governi e i ministri della Giustizia e non si riesca mai ad ottenere un miglioramento della situazione, a Torino così come nella maggior parte dei nostri istituti di pena.
Se il carcere deve essere punitivo per i reati commessi o di cui si è accusati l’obiettivo é pienamente raggiunto, tanto più quando le temperature esterne arroventano gli ambienti interni sovraffollati, se invece la pena deve avere un valore rieducativo e di reinserimento nella società, come previsto da Costituzione, allora bisogna prendere atto del totale fallimento di questo principio, che nulla c’entra con la certezza della pena.
Si noti che solo l’abnegazione, con la quale la maggior parte del personale in servizio, svolge i propri compiti, mitiga e affievolisce i rischi di una tensione che in momenti di condizioni estreme, come quelle di un’estate eccezionalmente calda, potrebbe esplodere in qualunque momento.
La politica italiana, con rare eccezioni, si occupa di un detenuto solo se eccellente e strumentalizzabile, visita le carceri solo quando é certa che all’esterno vi siano telecamere e media, altrimenti dimentica e rimuove un problema imprescindibile per uno stato civile, di diritto e di civiltà.”

Stellantis torna in utile, ma a Torino il futuro di Mirafiori resta la vera sfida

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I conti di Stellantis tornano a dare segnali incoraggianti e il gruppo automobilistico sembra essersi lasciato alle spalle la fase più difficile attraversata nel 2025. La prima metà del 2026 evidenzia infatti un ritorno alla redditività, sostenuto dal recupero delle vendite e da un andamento più favorevole dei principali mercati internazionali.

Per gli azionisti è una buona notizia. A Torino, però, il clima resta improntato alla cautela. Perché se i risultati finanziari migliorano, il nodo del futuro produttivo di Mirafiori continua a essere tutt’altro che risolto.

Negli ultimi mesi lo storico stabilimento torinese ha beneficiato dell’avvio della produzione della nuova Fiat 500 ibrida, che ha riportato movimento sulle linee dopo un periodo caratterizzato da lunghi stop produttivi e dal ricorso agli ammortizzatori sociali. Il numero dei veicoli assemblati è cresciuto rispetto allo scorso anno, ma i livelli rimangono ancora molto lontani da quelli che hanno fatto di Mirafiori uno dei principali poli automobilistici europei.

È proprio questa la preoccupazione condivisa da lavoratori, sindacati e istituzioni locali. Il miglioramento registrato nel 2026 viene considerato un primo passo positivo, ma non ancora sufficiente a garantire prospettive solide nel medio periodo. La vera partita riguarda infatti l’assegnazione di nuove produzioni che possano assicurare continuità allo stabilimento anche negli anni successivi.

L’automotive europeo sta attraversando una trasformazione profonda. La transizione verso l’elettrico, la crescente concorrenza dei costruttori asiatici e la necessità di ridurre i costi stanno ridisegnando gli equilibri dell’intero settore. In questo scenario ogni scelta industriale assume un peso decisivo per i territori che ospitano gli impianti produttivi.

Torino guarda quindi ai risultati di Stellantis con un misto di soddisfazione e prudenza. Se da un lato il ritorno all’utile rafforza la capacità del gruppo di programmare nuovi investimenti, dall’altro resta aperta la questione del ruolo che Mirafiori sarà chiamata a svolgere nella strategia futura dell’azienda.

Anche la Regione Piemonte continua a seguire con attenzione il dossier. Negli ultimi giorni ha rilanciato la proposta di istituire le Aree di Accelerazione Industriale, uno strumento che potrebbe favorire nuovi investimenti attraverso procedure più snelle e incentivi dedicati ai comparti strategici. Tra gli obiettivi indicati c’è proprio quello di rafforzare il sistema automotive torinese e creare le condizioni per consolidare la presenza industriale del gruppo.

Il rilancio di Mirafiori, infatti, non riguarda soltanto Stellantis. Attorno allo stabilimento ruota una rete di centinaia di aziende della componentistica, migliaia di lavoratori e competenze costruite in oltre un secolo di storia dell’automobile. Per questo ogni decisione sul sito torinese ha ricadute che vanno ben oltre i cancelli della fabbrica.

“Divisionismo 1900-1930. Il segno dell’avanguardia in Italia”

A Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero di Biella la mostra si terrà dal 28 novembre prossimo 

Dal 28 novembre prossimo al 4 aprile 2027 si terrà, nelle sedi di palazzo Gromo  Losa e Palazzo Ferrero di Biella,  un’importante mostra dal titolo “Divisionismo 1900-1930. Il segno dell’avanguardia in Italia”, a cura di Niccolò D’Agati e Sergio Rebora.
Attraverso oltre 150 opere  di artisti tra i quali Giovanni Segantini, Giuseppe Pelizza da Volpedo, Gaetano Previati, Vittore Grubicy de Dragon, Emilio Longoni, Plinio Nomellini, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Luigi Russolo e Guido Marussig, la mostra propone una rilettura del divisionismo concentrata sulla sua evoluzione nel XX secolo, quando si afferma quale uno dei linguaggi più radicali e innovativi della ricerca d’avanguardia in Italia.

Nato negli ultimi anni dell’Ottocento e convenzionalmente inaugurato nel 1891 con l’esposizione de ‘Le due madri’ di Giovanni Segantini, il Divisionismo non esaurisce la propria ricerca e vicenda nel secolo che lo ha visto nascere. Questa ricerca proprio nei primi decenni del Novecento avrebbe rivelato pienamente la propria capacità propulsiva, superando i confini geografici e culturali delle sue origini e aprendo la strada a sperimentazioni capaci di ridefinire il senso stesso dell’opera e della rappresentazione pittorica.
L’esposizione prende avvio dall’anno della morte di Segantini, il 1899, assunto come snodo simbolico di un passaggio cruciale. Gli artisti delle generazioni successive, affascinati dalla lezione dei maestri, avrebbero portato alle estreme conseguenze i principi della scomposizione del colore; il segno pittorico, l’intensità luminosa, la saturazione e la forza del colore, il ritmo della pennellata sarebbero divenuti strumenti di una ricerca capace di rompere con la tradizione e di aprire verso nuove possibilità espressive. La scomposizione del colore e la ricerca luministica diventano, così, il punto di partenza per una nuova concezione della pittura, non più interessata esclusivamente a riprodurre la realtà così come appare, ma capace di suggestionare, dare forma ed evocare sensazioni cromatiche e luminose.

Il “segno diviso” diventa un terreno fertile di sperimentazione per artisti destinati a segnare profondamente il Novecento, che raccolgono e rielaborano la lezione divisionista, trasformando una tecnica nata nell’Ottocento in uno strumento capace di interpretare le istanze e le tensioni della modernità.
La mostra ricostruisce l’evoluzione della lezione divisionista fino agli anni Venti, quando le sue ricerche entrano in dialogo con la cultura Déco e con il ritorno all’ordine. Così l’esposizione restituisce al divisionismo il ruolo centrale nel raccogliere, anticipare e interpretare le istanze più  vive della ricerca artistica italiana tra Otto e Novecento.
“La nuova grande mostra sul Divisionismo rappresenta un tassello fondamentale per la crescita del nostro territorio – ha dichiarato Michele Colombo, Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Biella – Questa iniziativa nasce da una forte collaborazione tra le istituzioni locali, unite nell’obiettivo comune di valorizzare il Biellese. Il progetto non rappresenta solo un evento culturale di alto profilo, ma un concreto motore di attrattività turistica. Attraverso l’arte vogliamo richiamare visitatori da fuori provincia, offrendo un’esperienza capace di unire cultura, accoglienza e identità.  La Fondazione Cassa di Risparmio di Biella crede fermamente in questa rete territoriale, capace di generare sviluppo. Biella si conferma così una meta dinamica, aperta e capace di competere nel panorama culturale nazionale “.

Mara Martellotta