Un’organizzazione criminale capace di produrre decine di migliaia di pacchetti di sigarette ogni giorno è stata smantellata grazie a una vasta operazione coordinata da Guardia di Finanza e Carabinieri. Il bilancio dell’intervento è pesante: beni sequestrati per un valore di circa 140 milioni di euro e 23 provvedimenti cautelari emessi dall’autorità giudiziaria. Quattro persone sono state condotte in carcere, una è stata posta agli arresti domiciliari, mentre per altre 18 è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
L’indagine ha fatto emergere l’esistenza di una rete ben organizzata, composta da cittadini moldavi, rumeni, bulgari e ucraini, che aveva trasformato il Torinese in un vero e proprio polo della produzione clandestina di tabacco. Gli investigatori hanno scoperto cinque stabilimenti illegali e due depositi destinati alla lavorazione e allo stoccaggio delle sigarette, tutti allestiti con impianti industriali, macchinari di ultima generazione e attrezzature altamente specializzate.
I siti erano distribuiti tra i quartieri torinesi di Madonna di Campagna, Barca e Rebaudengo e nei comuni di Caselle Torinese, Venaria Reale e Avigliana. Qui il tabacco veniva lavorato e confezionato prima di essere immesso sul mercato nero.
L’operazione, ribattezzata “Chain Smoking”, ha consentito di intercettare oltre 230 tonnellate di tabacco lavorato proveniente da Paesi esterni all’Unione Europea e circa 22 tonnellate di sigarette già confezionate, pronte per la distribuzione.
Secondo gli accertamenti degli inquirenti, gli impianti clandestini avevano una capacità produttiva di circa 48 mila pacchetti al giorno. Un’attività illecita che avrebbe garantito all’organizzazione ricavi stimati in almeno 175 milioni di euro, sottraendo ingenti risorse al fisco e alimentando il mercato del contrabbando.
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succinto che, inarcando la schiena, si solleva con il busto in posa quasi teatrale, ed emerge da un giaciglio posto di fronte ad una croce. I suoi lunghi capelli sono scompigliati dal vento che gonfia anche un drappo posto sulla croce e agita le foglie morbidamente rappresentate sulla bronzea stele verticale. Tra le note di tristezza e di intenso pathos, vi aleggia in primo piano la spettacolarità della scena, la figura si pone come la “divina” del cinema muto, la nuova arte che nei primi anni del Novecento andava affermandosi in città.La protagonista del Monumento Roggeri è una fanciulla inginocchiata e piegata dal dolore, le mani le coprono il volto, e i capelli fluenti e raccolti dietro il capo le scendono fin oltre la schiena. Il lungo abito, movimentato dal panneggio di morbide linee, scende e si posa sul basamento in travertino e in parte lo ricopre. La nota di un patire intenso e irrefrenabile è il messaggio che viene dalla donna che, inginocchiata e chiusa al mondo, sembra pregare, tormentata da un affanno senza fine. Su di un lato, si intravvede appena la firma di O.Tabacchi, allievo di Vincenzo Vela, al quale succederà nella cattedra di scultura presso l’Accademia Albertina di Torino.