Psicologo e psicoterapeuta a San Mauro Torinese e online
L’INTERVISTA
La sofferenza psicologica non è debolezza: spesso è una forma di adattamento che ha smesso di funzionare e psicologi e psicoterapeuti si confrontano quotidianamente con questa dimensione complessa e articolata
A tal proposito, Dottor Caricchi, cosa l’ha portata a scegliere la professione di psicologo e psicoterapeuta?
Credo che alla base di questa scelta ci sia sempre stato un forte interesse per il mondo interno delle persone. Mi ha sempre colpito il fatto che spesso i sintomi psicologici non siano semplicemente “problemi da eliminare”, ma tentativi profondi della mente di gestire sofferenze, conflitti o esperienze difficili.
Nel tempo ho capito che molte persone convivono per anni con ansia, blocchi emotivi, senso di vuoto o difficoltà relazionali senza riuscire davvero a sentirsi comprese. La psicoterapia, per come la intendo io, non è soltanto un insieme di tecniche ma uno spazio in cui una persona può iniziare gradualmente a dare un significato più profondo a ciò che vive.
Nel suo lavoro di psicologo a San Mauro Torinese, quali sono le difficoltà psicologiche che incontra più spesso?
Le richieste più frequenti riguardano sicuramente ansia, attacchi di panico, depressione, difficoltà affettive, problematiche relazionali e momenti di crisi personale.
Molte persone arrivano in studio dopo anni in cui hanno cercato di “resistere da sole”. Spesso all’esterno continuano a funzionare: lavorano, portano avanti relazioni, rispettano i propri impegni. Ma interiormente sentono di essere in costante tensione oppure molto stanche emotivamente.
Nel territorio di San Mauro Torinese e Torino nord vedo spesso persone molto responsabilizzate, abituate a tenere tutto sotto controllo, che fanno fatica a concedersi uno spazio autentico per sé.
Lei ha un approccio psicodinamico. In parole semplici, cosa significa?
Significa cercare di comprendere non soltanto il sintomo ma anche la storia emotiva che c’è dietro.
Per esempio, dietro un’ansia molto intensa può esserci una paura profonda di perdere il controllo, di deludere gli altri o di non sentirsi abbastanza. Dietro alcune forme di rabbia o chiusura emotiva possono esserci esperienze relazionali dolorose mai davvero elaborate.
L’approccio psicodinamico prova a mettere in relazione il presente con certi vissuti più profondi, spesso inconsapevoli. Non per “colpevolizzare” o stigmatizzare il proprio passato familiare ma per aiutare la persona a conoscersi meglio e a vivere con maggiore libertà e consapevolezza emotiva.
Molte persone sono ancora diffidenti verso la psicoterapia. Cosa si sente di dire a chi vorrebbe chiedere aiuto ma continua a rimandare?
Che chiedere aiuto non significa essere deboli.
Molte persone arrivano in terapia quando ormai sono esauste dopo aver cercato per anni di gestire tutto da sole. E spesso scoprono che poter parlare in uno spazio protetto, senza sentirsi giudicate, produce un sollievo molto più profondo di quanto immaginassero.
La sofferenza psicologica non sempre si manifesta in modo evidente. A volte prende la forma di irritabilità costante, insonnia, vuoto, autosvalutazione o difficoltà nelle relazioni. Imparare ad ascoltare questi segnali può essere molto importante.
Oggi molte sedute avvengono anche online. Qual è la sua esperienza?
Lavoro sia online sia in presenza nel mio studio di San Mauro Torinese, e negli ultimi anni ho visto che molte persone riescono a costruire percorsi molto profondi anche a distanza.
Naturalmente la scelta dipende dalla persona, dalle esigenze pratiche e dal momento di vita. Alcuni preferiscono la presenza fisica dello studio, altri trovano più semplice iniziare online.
Quello che conta davvero è la qualità della relazione terapeutica: sentirsi ascoltati, compresi e accolti in uno spazio autentico.
C’è qualcosa che considera particolarmente importante nel suo modo di lavorare?
Credo molto nell’importanza dell’ascolto profondo e nel costruire un clima umano, non giudicante.
Molte persone arrivano dopo essersi sentite fraintese per anni, oppure con la sensazione di “dover funzionare” continuamente. In terapia cerco di creare uno spazio in cui non sia necessario indossare maschere o dimostrare qualcosa.
Ogni percorso è diverso e richiede tempi diversi. Non credo nelle formule standardizzate valide per tutti.
Dove è possibile trovare maggiori informazioni sul suo lavoro?
È possibile trovare maggiori informazioni sul mio lavoro e sui percorsi psicologici che seguo sul sito psicologo-online24.it oppure sulla pagina dedicata allo studio di psicologia a San Mauro Torinese, dove pubblico anche articoli di approfondimento su ansia, relazioni, depressione e benessere psicologico. Ricevo online e nel mio studio di San Mauro Torinese.



I recenti interventi pubblici di due esponenti storici della sinistra italiana, seppur molto diversi fra di loro, hanno innescato un dibattito politico e una riflessione culturale che non possono essere frettolosamente archiviati. Parlo, come ovvio, del cantautore Francesco De Gregori e dello scrittore, intellettuale e poeta Erri De Luca. Due personalità molto diverse, come ovvio e scontato, ma anche due figure che da sempre hanno ispirato con le loro gesta il cammino e il percorso della sinistra italiana, e non solo della sinistra italiana. De Gregori, storico ed apprezzatissimo cantautore, è sempre stato un interprete universalmente apprezzato per i testi che accompagnavano le sue note musicali. Musiche uniche ed irripetibili. De Luca, invece, è stato un autorevole dirigente di Lotta continua ed un esponente storico di quella sinistra estremista e radicale che ha accarezzato anche i settori più rivoluzionari di quell’universo culturale che proprio nel nostro paese ha sempre giocato, e gioca tuttora, un ruolo politico e culturale non indifferente. Ora, per motivi diversi e con argomentazioni del tutto diverse fra di loro, sono entrambi incappati in una spiacevole situazione. Perchè, dopo aver sostenuto tesi ed argomentazioni che non rientravano nei canoni del cosiddetto “politicamente corretto” – tesi che ormai è diventata un totem ideologico dell’attuale sinistra italiana – hanno subito una serie di contestazioni, anatemi, insulti ed attacchi personali che sino a qualche tempo fa non erano nè pensabili e nè lontanamente immaginabili. Attacchi che provengono quasi esclusivamente dal pianeta variegato e composito della sinistra italiana. Una sorta di “damnatio memoriae” simile a quella che investì anni fa lo storico giornalista di Repubblica, Giampaolo Pansa, dopo aver scritto un libro sgradito alla sinistra sulla Resistenza e, soprattutto, sul dopo Resistenza nel nostro paese. Insomma, è scattata prima l’abiura e poi, puntuale come una stagione meteorologica, la censura. Al punto che ad Erri De Luca è stato addirittura cancellato il discorso inaugurale per l’edizione di Salerno Letteratura dopo aver pronunciato quelle parole su Gaza, su Israele e sulla situazione in Medio Oriente. Ma, per restare al punto centrale di questa singolare ed anacronistica discussione, non possiamo non evidenziare un aspetto che, purtroppo, rappresenta un autentico filo rosso che lega la sinistra ideologica ed intollerante del passato con la sinistra radicale massimalista del presente. E il filo rosso è persino troppo semplice da spiegare. E cioè, ogniqualvolta qualche esponente di spicco di questo filone culturale ed ideologico – anche se molto diversi tra di loro – osano mettere in discussione l’impianto ideologico su cui si regge l’intera impalcatura della narrazione ufficiale, non solo viene pubblicamente e platealmente contestato ma, ancor più, viene individuato e bollato come un “traditore” della causa. Insomma, un personaggio da emarginare e da espellere definitivamente ed irreversibilmente dalla comunità di riferimento. Per queste ragioni, semplici ma purtroppo oggettive, dobbiamo prendere amaramente atto che il pluralismo – principio cardine della tradizione e della cultura del cattolicesimo politico, liberaldemocratica, socialdemocratica, socialista, azionista e repubblicana – continua ad essere un tabù in molti e corposi settori della sinistra italiana. Spiace che le recenti riflessioni liberamente e democraticamente espresse da Francesco De Gregori ed Erri De Luca abbiano confermato, forse inconsapevolmente, cosa significa praticare concretamente un atteggiamento profondamente illiberale ed antidemocratico. Non vorrei, per usare un paradosso ma sino ad un certo punto, che d’ora in poi l’ex di Lotta continua De Luca non venga più invitato ai convegni e agli incontri letterari – come è già concretamente capitato a Salerno in questi giorni – e che del grande De Gregori non si ascoltino più gli indimenticabili “generale” e “la donna cannone” ai festival dell’Unità…