Presentato il progetto di rigenerazione della GAM
Era il 1959 quando, dopo otto anni di lavori, i giovani architetti Carlo Bassi e Goffredo Boschetti inaugurarono – negli spazi tra corso Galileo Ferraris e le vie Magenta e Vela – la Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino, per tutti in seguito più semplicemente e familiarmente quasi “la GAM”: che vide raccolte al suo interno, sui suoi due piani, per volere di Vittorio Viale, le collezioni che racchiudevano i nomi dei pittori e degli scultori più importanti degli ultimi due secoli – da Canova a Fontanesi, da Medardo Rosso a Cremona, da De Chirico a a Morandi, da Picasso a Calder a Pistoletto -, che chiuse negli anni Ottanta per la dichiarazione d’inagibilità e che, dopo una serie di restauri, venne riaperta nel luglio 1993. Si respirava aria di accesa vocazione sperimentale e d’innovazione circa settant’anni fa e la medesima aria la si è respirata pochi giorni fa, mentre tra le mura del teatro Regio è stata presentata la nuova veste, modernissima e sfavillante, quella che la GAM – pur ben ancorata in un passato che la rende la più antica Galleria civica di arte moderna e contemporanea in Italia, grandiosa nella sua collezione di 50.000 opere – sarà negli anni futuri. Grazie al fondamentale sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo – “tra i più importanti investimenti nazionali in ambito museale e più significativi a livello europeo”, è stato sottolineato durante la presentazione: in collaborazione con la Città di Torino e con il supporto della Fondazione per l’Architettura / Torino insieme al gruppo vincitore del Concorso Internazionale di Progettazione, MVRDV di Rotterdam, Balance Architettura ed EP&S Group di Torino -, il medesimo luogo vedrà nascere e svilupparsi il grandioso progetto da 27,5 milioni di euro, tutto questo in un tempo che visto dai più ottimisti dovrebbe concludersi entro un anno o che si prolungherà a quattro nella necessità da parte del Comune di dover reperire un luogo – il dismesso Museo Ettore Fico? la Biblioteca Civica di corso Palestro quando in autunno ci sarà il trasloco nei nuovi spazi di Torino Esposizioni? – pronto a contenere le cinquanta mila opere durante il lungo periodo dei lavori.
Mentre dal primo luglio sono in mostra anche i progetti finalisti che completano la cinquina – sulle 49 proposte di altrettanti studi d’architettura provenienti da tutto il mondo -, specchio della “volontà di cogliere le sfide contemporanee” che porta a “un importante percorso di trasformazione e di nuova partecipazione”, ci poniamo di fronte al vincitore di patria olandese che guarda a “una grande piazza civica, piattaforma culturale e luogo di incontro: la nuova GAM abbraccia un modello di museo contemporaneo e internazionale, pensato per le nuove generazioni, mettendo al centro una visione capace di coniugare innovazione architettonica e tecnologica, sostenibilità, accessibilità e partecipazione per una rinnovata fruizione culturale, nel solco della vocazione sperimentale che da sempre la caratterizza e nel rispetto della sua identità storica e architettonica.” A proporre e a firmare questo nuovissimo quanto efficace balzo verso il futuro, incontro alle prossime generazioni, in una ferma idea di coinvolgimento del pubblico che animerà le ancora inesplorate forme, erano presenti il Sindaco della città Stefano Lo Russo, il Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo e Presidente della giuria Marco Gilli, il Presidente della Fondazione Torino Musei Massimo Broccio, con i rappresentati del team vincitore, Winy Maas e Bertrand Schippan per MVRDV, Alberto Lessan e Jacopo Bracco per Balance Architettura ed Elena Bo per EP&S.
Stefano Lo Russo ha sottolineato come “per la GAM è iniziato un percorso di rinnovamento che, anche attraverso il grande piano di riqualificazione architettonica che l’esito del concorso di progettazione sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo permetterà di mettere in campo, la riporterà all’antico splendore, riprendendo quello spirito avanguardistico che caratterizzò la sua nascita arricchito di elementi nuovi e innovativi, per valorizzarne sempre di più il prestigio al livello nazionale ed internazionale” mentre Marco Gilli ha spiegato: “Come per il Museo Egizio e per la Cavallerizza Reale, crediamo che la valorizzazione del patrimonio debba misurarsi con le esigenze del presente e con le sfide del futuro. È un investimento sulla qualità della città, sulla sua capacità di attrarre talenti, generare conoscenza e offrire nuove opportunità di partecipazione culturale alle generazioni future”. Ha ribadito Massimo Broccio: “Il progetto affronta le principali sfide contemporanee legate alla evoluzione dei musei e dei luoghi di cultura: sostenibilità ambientale, risparmio energetico, innovazione architettonica e tecnologica, ma anche e soprattutto l’attuazione di nuovi modelli di fruizione museale orientati al pubblico di domani”; e Winy Maas, socio fondatore di MVRDV, ha dichiarato: “Per molti aspetti, il nostro progetto riprende le idee e l’ottimismo che hanno ispirato la realizzazione di questo edificio settant’anni fa; il nostro obiettivo è ripulire e rendere il più accessibile possibile questo edificio, creando un dialogo tra passato e futuro. Mi piace pensare che se Carlo Bassi e Goffredo Boschetti potessero vedere oggi la nostra proposta sarebbero colpiti da come le nuove tecnologie, i materiali e i valori contemporanei possano spingere le loro intuizioni progettuali ancora oltre rispetto a quanto fosse possibile negli anni Cinquanta.”
Parole che siglano un ulteriore successo dello studio di architettura fondato nel 1993, cresciuto negli anni grazie all’affermazione dei tanti progetti, non ultimi la sede dell’emittente pubblica olandese Dutch Public Broadcaster VPRO e il complesso residenziale per anziani WoZoCo di Amsterdam, che gli hanno permesso di divenire uno studio di fama internazionale, in cui operano oltre trecento persone e che s’avvale di quattro sedi satellite a Shanghai, Parigi, Berlino e New York, dove prevale “un metodo progettuale fortemente collaborativo, basato sulla ricerca e il coinvolgimento di esperti di ogni settore, clienti e stakeholder nella propria rigorosa indagine tecnica e creativa”. Allora, che cosa hanno “inventato” i vincitori? Non soltanto un’eccellenza nel panorama dei luoghi espositivi e di conservazione, ma un luogo di comunicazione e di scambio, di incontri attorno alla Grande Bellezza, che avrà la propria centralità in una nuova piazza civica per la città, in uno dei suoi cuori più elegante e pulsante, destinata a ospitare numerose iniziative all’aperto, uno sguardo ampio approfondito da generazioni e culture, una porzione di quotidianità infiltrata nella grande componente museale. All’eccellente valorizzazione dell’essenza dell’impianto originario, fatta di un occhio tutto contemporaneo, nell’inserimento totale di Storia e nuova architettura, si aggiungeranno aree verdi nuovamente disegnate, pronte ad accogliere opere d’arte poste in permanenza nel paesaggio urbano e oltremodo amplificate nella eliminazione della cancellata esterna, e un nuovo percorso pedonale – definito “Diagonale di luce” – a collegamento del centro del tessuto centrale e dei quartieri più recenti, fatto salvo il vecchio ingresso tra corso Galileo Ferraris e via Magenta.
Per quanto riguarda l’interno, il progetto vedrà il recupero della spazialità dovuta a Bassi e Boschetti, alleggerita delle stratificazioni successive, in una totale restituzione di “chiarezza e continuità”, nella valorizzazione della luce naturale, di una maggiore fluidità nei differenti percorsi, nella più facile delineazione degli spazi. Spazi che s’apriranno maggiormente fruibili al pubblico, ad iniziare dalla riordinata visibilità delle 50.000 opere custodite, non più nascoste nei depositi ma finalmente libere: mentre il piano interrato sarà predisposto alla trasformazione in un “Deposito vivente”, autentico luogo espositivo attivo. Al piano terra, gli spazi dell’accoglienza s’affiancheranno all’area educational, a un’altra per la ristorazione dotata di ingresso indipendente che non escluderà per il visitatore un tempo spaziato durante l’intero arco della giornata, ad un auditorium con foyer aperto, un angolo “pensato come spazio flessibile dedicato alle diverse espressioni formative dell’arte contemporanea”. Tra il primo e il secondo piano verranno distribuite le collezioni permanenti e le aree per le mostre temporanee, nella conclusione piena di suggestioni tra aperture e polifunzionalità. Il occasione dell’evento, è anche stato annunciato un ricco Public Program che accompagnerà la fase di cantierizzazione dell’edificio sino all’estate 2027: a seguire gli inizi e l’intero percorso che ridarà una veste davvero inattesa a quello che nulla vieta a definire il “monumento” torinese per eccellenza del nuovo millennio.
Elio Rabbione
Nelle immagini: GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Progetto architettonico MVRDV + Balance, Credito fotografico MVRDV: in successione, “La diagonale di luce – Un attraversamento urbano all’interno del quartiere”, “La nuova dimensione dell’arte – Uno spazio pubblico in cui arte, didattica e società si incontrano”, “L’angolo civico – Dei nuovi ingressi al Centro Civico e all’Auditorium”, “”Le mostre temporanee – Un organismo vivente che evolve a seconda del contenuto”.
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