ilTorinese

Lui non è tornato, sole in casa ci sono Briciola, Luna e Wanda

Al Gobetti, sino al 26 aprile

 

Quando, per la presentazione della stagione, i giochi non erano pienamente fatti (poche note scritte e “cast in via di definizione”), davanti al lungo titolo di Diego Pleuteri ci siamo chiesti che cosa riuscisse a inventarsi l’autore dopo il successo – tre stagioni di repliche – di “Come nei giorni migliori”, se avesse al momento buttato giù delle tracce di un testo fatto per raggiungere un pubblico infantile, come sarebbe stato lo svolgimento della vicenda dei tre animali una volta in scena. Chi scrive, lo confesso, temeva doppiamente, guardando confusamente al progetto e leggendo con il solito sospetto il nome di Leonardo Lidi alla regia. Invece. Invece “Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti” è un testo che con intelligenza “ricalca” la diversità dei linguaggi, umanissimo e sofferente, una favola amara che si tinge di commedia e diverte, ma che attraverso gli occhi, le abitudini infrante, i gesti, le zuffe e gli atti d’amore, le visioni del dentro e del fuori, la protezione o una gabbia con la sua pretesa fuga, le paure e i languori sempre persi dietro l’immagine di Lui e la voglia di libertà, quell’orecchio teso alla serratura di una porta – clic clac clic – in una continua attesa, guarda al mondo degli umani. È una regia che convince appieno, attenta ai tanti e più piccoli particolari, che con tensione cinematografica incolla la sua macchina da presa al viso, al fiuto, alle orecchie, ai bisogni corporali, alla fame e al disgusto, alla disperazione per un’assenza, alla solitudine e alle ribellioni di una cagnolina, di una gatta e di un pesce rosso chiuso dentro la sua boccia di vetro dagli stretti confini. Una regia che ha centellinato di suo ma che ha trovato terreno fertilissimo in tre splendide attrici, magnifiche e superlative (chiunque, vedendo lo spettacolo al Gobetti sino al 26 aprile per la stagione dello Stabile torinese, potrà usare quegli aggettivi che saprà trovare), che usano la voce e soprattutto i corpi, snelli o no che siano, in maniera esemplare, con dedizione estrema, con una immedesimazione che rasenta il brivido, non scimiottando, non avendo necessità di nessun travestimento. Fuori subito i nomi: Marta Malvestiti, pronta a uggiolare, Beatrice Verzotti che abitualmente miagola e tira fuori le unghie, Teresa Castello che solitamente boccheggia, piroetta e dimentica (davanti a lei, al suo monologo finale, non stupitevi che ancora ci siano giovani attrici, fresche di scuola, sui nostri palcoscenici: esistono! E a guardarle mentre occupano la scena, la ballerina di “Affari tuoi” credo che dovrebbe iniziare a farsi qualche domanda: i perfetti movimenti scenici sono dovuti a Riccardo Micheletti). Hanno il valido aiuto di Hana Daneri, che introduce, commenta, drammaticamente racconta.

La platea del Gobetti è stata svuotata a metà delle sue poltrone e si sono create due ali di sedie laterali, il palcoscenico è occupato soltanto da un’immagine di Alessandro Bandini e Alfonso Devreese dei “Giorni migliori”, a uno di loro ci si rivolge di tanto in tanto. Un catino e una scopa, i tanti abiti sparsi di Lui, morsicchiati o presi a calci o trascinati, tutto è lì pronto a raccontarci una favola amara, forse nerissima. Che anche in una casa del bergamasco, dove in tempo d’epidemia correvano le file delle bare verso i cimiteri, qualcuno attende il suo Godot. Didi e Gogo oggi hanno altri nomi, si chiamano Briciola, Luna e Wanda. Un mattino dopo l’altro, una sera dietro l’altra si continua a coltivare “un amore cieco e sproporzionato, pieno di affetto e di dipendenza”, si continua ad aspettare Lui, Lui che se n’è andato come sempre un giorno e non è più tornato, il clic clac clic della porta non lo hanno più sentito. Continuano la vecchia abitudine di godersi “La signora in giallo”, su quel divano che dà sicurezza, da cui qualcuno saltava giù quando Lui mostrava la corda che portava al passeggio o se arrivava qualche profumo che significava sostentamento. Briciola piange, Luna si gode per qualche attimo la propria indipendenza, Wanda nuota e dimentica. Mentre la nostalgia lascia il posto al desiderio di sopravvivenza e di superare quell’assenza, mentre sopravanza la dipendenza, nascono la fame e la violenza mentre quelle pareti si fanno prigione, mentre anche al di là di una finestra che dà sul verde tutti sono scomparsi, mentre la vicina arriverà a spalancare e a offrire crocchette: quando il mondo non sarà più come prima, quando gli abitanti della casa non saranno più quelli di prima. In un arco perfetto, Pleuteri reclama ”il bisogno di un altro che ci garantisca il mondo, ci dica che esistiamo, ci permetta di sopravvivere in un luogo che non ci appartiene”.

“Resteremo per sempre” è ben lontano dal lasciarti indifferente, lo si è visto anche nella replica a cui ho assistito, applauditissima con bis finale. Pleuteri pone – con bella scrittura, lo ripetiamo – sul tavolo problemi e ansie, ricordi e piccole felicità, il vivere quotidiano che ci appartengono, rivestiti di altre vesti, ci ricorda il mondo affatto leggero di La Fontaine: e per l’intera serata (stra)vince quella immedesimazione che ha tolto ogni barriera, e le riflessioni sul tempo sospeso e una società con un dolore che è vero.

Elio Rabbione  

Nelle immagini di Luigi De Palma alcuni momenti dello spettacolo.               

 

Corteo per Ramy, chieste otto condanne

La pubblica accusa ha chiesto otto condanne in tribunale a Torino al processo per
 gli incidenti del 9 gennaio 2025 nel corso della manifestazione antagonista per Ramy Elgamy, il ragazzo morto a Milano
 durante un inseguimento dei carabinieri. 
Le pene proposte vanno dai tre anni ai 20
 mesi di reclusione.

La ricerca in sanità: il San Luigi Gonzaga di Orbassano

Sclerosi multipla: al via una nuova ricerca sul microbiota orale

Un importante riconoscimento alla ricerca dell’Azienda ospedaliero-universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano e dell’Università degli Studi di Torino arriva con il finanziamento assegnato nell’ambito del bando annuale della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), tra i più autorevoli e competitivi a livello nazionale nel campo della sclerosi multipla.

La sclerosi multipla è una delle patologie neurologiche più diffuse e invalidanti del sistema nervoso centrale. Colpisce prevalentemente i giovani adulti, tra i 20 e i 40 anni, e rappresenta una delle principali cause di disabilità in questa fascia di età. La malattia si manifesta con sintomi molto variabili — tra cui disturbi visivi, alterazioni della sensibilità, difficoltà motorie e deficit cognitivi — rendendo fondamentale lo sviluppo di strumenti diagnostici sempre più precoci e personalizzati.

Le cause della sclerosi multipla sono complesse e derivano dall’interazione tra fattori genetici e ambientali. Tra questi ultimi, un ruolo crescente è attribuito al microbiota, cioè l’insieme dei microrganismi che convivono con il nostro organismo, in particolare a livello intestinale e del cavo orale. Il progetto finanziato si inserisce in questo ambito innovativo e mira a indagare una possibile correlazione tra microbiota orale e sclerosi multipla, con particolare attenzione al coinvolgimento dei disturbi cognitivi.

A guidare lo studio è Simona Rolla, ricercatrice dell’Università di Torino all’interno del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, vincitrice del finanziamento FISM. Il team vede come referente clinico Eleonora Virgilio, neurologa della struttura di Patologie Neurologiche e Specialistiche del San Luigi Gonzaga e ricercatrice dello stesso Dipartimento universitario. A coordinare l’integrazione delle attività di ricerca e clinica, valorizzando un approccio multidisciplinare e traslazionale, sarà invece Marinella Clerico, responsabile della struttura di Patologie Neurologiche e Specialistiche del San Luigi Gonzaga, docente del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell’Università di Torino e Presidente del Corso di Laurea in Medicine and Surgery dell’Università degli Studi di Torino.

Attraverso l’analisi della saliva, i ricercatori studieranno la composizione del microbiota orale e i metaboliti presenti nel cavo orale, con l’obiettivo di identificare biomarcatori precoci, facilmente accessibili e utili a prevedere l’evoluzione della malattia. Particolare attenzione sarà rivolta al possibile legame tra disbiosi orale e declino cognitivo.

Studiare il microbiota orale nella sclerosi multipla apre nuove prospettive per comprendere meglio i meccanismi della malattia e per individuare biomarcatori precoci, accessibili e utili nella pratica clinica.

Il finanziamento FISM premia un lavoro di squadra che mette insieme competenze diverse, dall’attività clinica alla ricerca, con l’obiettivo di sviluppare approcci sempre più personalizzati a beneficio dei pazienti.

In questa prospettiva, il progetto rappresenta anche un esempio concreto del valore della collaborazione interdisciplinare all’interno dell’Università di Torino: lo studio infatti si avvale anche del contributo del gruppo Quantative Biology (qBio), guidato da Francesca Cordero del Dipartimento di Informatica, e di Marco Beccuti dello stesso dipartimento e referente scientifico per la componente informatica e bioinformatica del Nodo italiano MIRRI-IT dell’infrastruttura di ricerca europea MIRRI-ERIC. Fondamentale anche il contributo del Centro Interdipartimentale Atlantis, diretto da Paola Costelli.

Il finanziamento è stato assegnato attraverso il bando annuale FISM, che sostiene progetti di ricerca innovativi e di eccellenza mirati a migliorare la comprensione della malattia, lo sviluppo di nuove terapie e la qualità della vita delle persone con sclerosi multipla. I progetti sono selezionati tramite una rigorosa procedura internazionale di valutazione “peer review”, che garantisce indipendenza, qualità scientifica e rilevanza clinica, premiando in particolare approcci collaborativi e multidisciplinari.

CURARSI CON LA RICERCA IN PIEMONTE

La rubrica della Regione Piemonte, in collaborazione con il DAIRI Regionale (DAIRI-R), che racconta la ricerca all’interno delle singole Aziende Sanitarie Regionali. Dopo aver raccontato l’importanza di fare ricerca e di avere Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) sul territorio al fine di migliorare sempre di più le cure e i servizi offerti, nonché il ruolo del DAIRI – R nella governance della ricerca sanitaria del Piemonte, ogni settimana verrà approfondita un’esperienza diversa, per valorizzare il lavoro svolto nelle diverse ASR e le buone pratiche che contribuiscono a costruire un sistema sanitario innovativo e fondato sull’evidenza scientifica.

Nuove risorse per le liste di attesa

E’ stato siglato  l’accordo sindacale regionale sull’utilizzo di risorse  una tantum per prestazioni aggiuntive finalizzate al recupero delle liste d’attese, al rafforzamento del sistema 118 e alla riduzione del ricorso alle esternalizzazioni.

 

“La Regione Piemonte destina, in via straordinaria, risorse fino a 5 milioni di euro. E’ un segnale di grande attenzione da parte dell’Assessorato alla Sanità alle istanze che sono state rappresentate dai sindacati nelle scorse settimane e che sono state accolte, al termine di un confronto anche serrato nel merito ma sempre improntato alla soluzione dei problemi. Un metodo che fin dal primo giorno ha caratterizzato il mio operato. Un particolare ringraziamento al presidente Cirio che, come sempre, ci ha aiutato nel trovare le risorse all’interno del bilancio regionale ” afferma l’assessore alla Sanità Federico Riboldi.

 

In base all’accordo, le prestazioni aggiuntive sono rese al di fuori dell’orario ordinario di lavoro, devono determinare un effettivo incremento dell’offerta assistenziale ed essere coerenti con la programmazione regionale.

 

La Regione, tramite la Direzione Sanità, procederà al riparto delle risorse tra le Asr sulla base dei fabbisogni aziendali, della consistenza delle liste d’attesa, delle criticità del sistema 118 e della capacità di produzione aggiuntiva.

Trasporto pubblico: al via il 2° lotto della linea 15

Ha preso il via ieri 20 aprile 2026, il cantiere del secondo lotto per l’adeguamento della Linea 15, un intervento atteso che rientra nel più ampio piano di potenziamento e ammodernamento del trasporto pubblico cittadino. I lavori, interamente finanziati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) per un valore di 9,4 milioni di euro, proseguiranno fino ad ottobre.

Il progetto è suddiviso in tre lotti: il primo, già completato, ha visto la realizzazione di due nuove fermate in via Monginevro; il secondo, al via da oggi, riguarda il rifacimento del nodo tranviario tra corso Vittorio Emanuele II, via Borsellino e via Fratelli Bandiera; il terzo, previsto per il 2027, porterà alla realizzazione di un nuovo capolinea.

I lavori sono necessari per permettere il passaggio dei nuovi tram della serie 8000 di Hitachi, più moderni e performanti, che richiedono raggi di curvatura e standard tecnici specifici.

Il cantiere sarà organizzato in due fasi. La prima, fino a fine giugno, si concentrerà su via Fratelli Bandiera e comporterà alcune modifiche alla viabilità privata: chi percorre via Borsellino in direzione via Monginevro dovrà obbligatoriamente svoltare a destra in via Vochieri. Nessuna variazione, invece, per il traffico proveniente da via Monginevro verso corso Vittorio Emanuele II.

Per quanto riguarda il trasporto pubblico, l’unica linea interessata sarà la 94, che subirà una deviazione temporanea in direzione via Biscaretti, transitando su corso Vittorio Emanuele II, corso Ferrucci e via Monginevro prima di riprendere il percorso abituale.

La seconda fase, prevista da giugno a ottobre, riguarderà invece il tratto tra corso Vittorio Emanuele II e via Borsellino, con il rifacimento delle curve tranviarie in entrambe le direzioni.

Si tratta di un progetto strategico non solo per migliorare sicurezza e funzionalità della linea, ma anche per aumentare l’integrazione con il resto della rete. Un aspetto che diventa ancora più rilevante alla luce delle trasformazioni urbane in corso, come lo sviluppo dell’area ex Westinghouse e la futura realizzazione della Metro 2.

In questo scenario, la linea 15 sarà fondamentale per garantire la continuità del servizio su ferro durante i lavori della metropolitana, offrendo un’alternativa valida e contribuendo a ridurre l’impatto sulla mobilità cittadina.

Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione della logistica: le operazioni più impattanti saranno concentrate nei mesi estivi, con soluzioni studiate per mantenere, dove possibile, almeno un senso di marcia attivo.

 

TorinoClick

Oggi Congresso Regionale UILTEC Piemonte

/

Martedì 21 aprile a Torino, presso  la Chiesa del Santo Volto (Via Val della Torre, 11) si terrà il 4° Congresso Regionale UILTEC Piemonte.

“L’appuntamento rappresenta un momento centrale di confronto sul futuro dei settori dell’energia, della chimica, del tessile e della manifattura nella Regione, con un focus sulle trasformazioni industriali, sull’impatto dell’intelligenza artificiale e sulla tutela del lavoro”, scrive Uiltec in una nota.

Alle ore 10:00 è previsto un punto stampa con la Segretaria Generale UILTEC nazionale, Daniela Piras, disponibile a incontrare i giornalisti per approfondire i temi al centro del dibattito, con particolare attenzione alle principali vertenze piemontesi, tra cui il caso Kering e la tutela del Made In Italy.

Agenti speciali, alieni o angeli custodi? Quando gli animali ci insegnano a vivere

/

TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono libri che si leggono con gli occhi. E poi ce ne sono altri che si attraversano con il cuore. Il libro di Paola Burzio appartiene senza esitazione alla seconda categoria.
Torinese, libraia per passione e osservatrice sensibile della vita, Burzio costruisce un’opera composta da cinque racconti che si muovono sul filo sottile tra realtà e visione, tra quotidianità e mistero. Il titolo – Agenti speciali, alieni o angeli custodi? – non è una semplice suggestione, ma una chiave di lettura: quella che invita a guardare gli animali non solo per ciò che sono, ma per ciò che rappresentano dentro di noi.
Al centro della narrazione c’è Paola, ma potrebbe essere chiunque abbia condiviso la propria vita con un animale. Attorno a lei si muove un piccolo “branco” fatto di presenze vive e indimenticabili: gatti e cani che non sono semplici compagni, ma veri e propri “agenti speciali”, coinvolti in una missione invisibile quanto essenziale, quella di salvare il cuore.
È proprio qui che il libro trova la sua forza più autentica. Non si limita a raccontare episodi di vita quotidiana – pur presenti, teneri e riconoscibili – ma scava più a fondo, interrogandosi sul senso degli incontri, su quella sottile trama che lega le nostre vite a quelle degli animali. Ogni arrivo, ogni presenza sembra rispondere a un bisogno preciso, a uno stato d’animo, come se nulla accadesse davvero per caso.
Nel corso degli anni, l’autrice ha condiviso la propria esistenza con un gruppo di animali che hanno lasciato un segno profondo. E quando, inevitabilmente, è arrivato il momento della separazione, il dolore si è rivelato potente, quasi spiazzante nella sua intensità. È da lì che nasce la necessità della scrittura, come forma di elaborazione, ma anche come ricerca di senso.
E allora entra in scena la fantasia, o forse qualcosa di più. Un’immagine lontana, quasi infantile, prende forma: quella di un’astronave. È una visione che consola, che apre uno spiraglio, che suggerisce una possibilità diversa. E se davvero i nostri animali non se ne andassero del tutto? Se continuassero, in qualche modo, a vegliare su di noi?
Il confine tra immaginazione e verità, in queste pagine, si fa volutamente sfumato. Non interessa stabilire cosa sia reale e cosa no, quanto piuttosto lasciarsi attraversare da una prospettiva nuova, capace di alleggerire il dolore e restituire bellezza anche alla perdita.
C’è una costante che accompagna l’intero libro: un inno d’amore agli animali. Creature autentiche, mai ambigue, incapaci di finzione. In un mondo in cui spesso si indossano maschere, loro restano fedeli a una verità semplice e disarmante. Ed è forse questa la lezione più grande che lasciano.
Non manca, tra le righe, anche una riflessione più ampia sul valore della pet therapy, troppo a lungo sottovalutato. Oggi sappiamo quanto la presenza di un animale possa incidere positivamente sul benessere fisico e psicologico. Lo ricordava anche Enzo Jannacci, osservando come, in molti casi, l’affetto di un animale riesca ad arrivare dove le medicine non bastano.
Ma il libro di Paola Burzio va oltre la dimensione scientifica. Propone una visione più ampia, quasi spirituale: gli animali come guide silenziose, come presenze che accompagnano, insegnano, trasformano. Angeli custodi? Alieni? O semplicemente esseri capaci di amarci senza condizioni?
Forse la risposta non è così importante. Quello che conta è lo sguardo che questo libro riesce a generare. Perché, dopo averlo letto, sarà difficile osservare il proprio cane o il proprio gatto con gli stessi occhi di prima.
E in fondo, è proprio questo che fanno le storie più sincere: non cambiano il mondo, ma cambiano il modo in cui lo guardiamo.
MARZIA ESTINI

Inail, cambio al vertice della Direzione regionale piemontese

Cambio al vertice della Direzione regionale Inail del Piemonte: dopo oltre un anno di intensa attività istituzionale di Domenico Princigalli, dal 15 aprile Alessandra Lanza è di nuovo alla guida dell’Inail Piemonte dopo aver ricoperto diversi incarichi dirigenziali a livello regionale, da ultimo presso la Direzione regionale Lombardia.

“Sono felice e onorata di ritornare in un territorio nei cui confronti sento un profondo legame, sia istituzionale che affettivo, e di cui ho sempre apprezzato l’inestimabile e non comune ricchezza di risorse e di valori” dichiara Alessandra Lanza. “Intendo dedicare tutto il mio impegno per contrastare il fenomeno infortunistico e tecnopatico – prosegue Lanza – con l’auspicio di poter fare affidamento come in passato sulla rete di collaborazione tra istituzioni, associazioni e parti sociali, al fine di intervenire sinergicamente sul versante della prevenzione, soprattutto nei settori più a rischio, compreso quello riguardante l’incidentalità stradale, perseguendo l’obiettivo della legalità e sicurezza sui luoghi di lavoro. Allo stesso tempo sarà mia cura potenziare il ruolo di Inail Piemonte nel portare al centro le persone che hanno subito un infortunio o una malattia professionale, anche attraverso gli interventi e i percorsi di reinserimento sociale e lavorativo realizzati dall’Istituto”.

Piossasco, il paese dei tre castelli

Nel 2026 ricorre il quindicesimo anniversario della fondazione dell’Associazione Corona Verde di San Vito, creata nel 2011 con l’obiettivo di promuovere la diffusione della cultura e la valorizzazione della zona collinare di Piossasco, con un’attenzione e una cura particolari rivolti al Borgo di San Vito, che con i suoi tre castelli, i palazzi nobiliari e le chiese, rappresenta un museo a cielo aperto.

In questo articolo faccio scoprire al lettore la storia di questo borgo straordinario.

La cittadina di Piossasco, ubicata in Provincia di Torino, a metà strada tra le Valli di Susa e del Chisone, è stata il feudo di una delle cinque famiglie feudali più antiche e potenti del Piemonte: i Merlo, detti anche “Piossasco”, casato che prese il nome di questa località, alla quale fu legato per più di 800 anni e da dove gestiva la sua ampia consortile.
I Merlo furono infatti Signori di Piossasco dal 1100 al 1933 ed il loro cognome originario deriverebbe da un fatto accaduto intorno all’anno mille, quando Merlo, il figlio del crudele feudatario del luogo, s’innamorò di una carbonaia. La coppia fuggì sui monti, dove mise al mondo nove bambini; alla scomparsa del feudatario, la famiglia tornò in città, ma i bimbi erano talmente sporchi che la gente cominciò a chiamarli “i piccoli merlot”. Da quel momento lo stemma di Piossasco si arricchì di nove piccoli merli. Il casato nel tempo si suddivise in quattro rami, poi sei e infine in nove.
Le prime notizie certe della famiglia risalgono al 1172 con Gualfredo di Piossasco, custode per Conte dei Savoia del Castellaccio, il maniero più antico, risalente al X secolo.
Il nobile nel 1175 era a Montebello insieme al Beato Conte di Savoia Umberto III per giurare i patti dell’Imperatore dei romani Federico I Barbarossa con la Lega Lombarda.
La famiglia estese il suo potere anche a Volvera, a Scalenghe dal 1223, a None dal 1235, a Airasca, Castagnole e Vinovo. Dal 1239 la loro presenza fu stabile a Beinasco. Essi gestivano i loro beni tramite una consortile ed i quattro rami principali erano “de Feys”, i “de Federicis”, i “de Rubeis”, i “de Fulgore”. Nel 1254 i Piossasco acquistarono la Corte di Sangano dall’Abbazia di S. Solutore di Torino, per poi rivendergliela nel 1284.
Fino a tutto il XIII secolo i nobili strinsero legami con tutte le entità politiche gravitanti in Piemonte: con il Vescovo di Torino, con Asti e con il Marchesato di Saluzzo, per poi legarsi in modo definitivo a Casa Savoia.
Nel Trecento essi furono in combutta con i Signori di Rivalta, proprietari del feudo di Trana, i quali non gradivano il fatto che i Piossasco prelevassero da Trana un terzo dell’acqua del Sangone attraverso un canale che esiste ancora oggi: il Sangonetto.

LA BATTAGLIA DELLA MARSAGLIA E IL DECLINO DEI PIOSSASCO

La Penisola italiana nel corso dei secoli si ritrovò sempre al centro delle contese tra Francia e Spagna ed il piccolo Stato Sabaudo per la sua posizione strategica venne più volte invaso dalla potenza di turno. A fine XVII secolo la Francia di Re Luigi XIV detto “il Re Sole” raggiunse il massimo della sua potenza e le altre Nazioni europee si allearono per cercare di contrastarla, dando vita alla Lega di Augusta, della quale facevano parte Ducato di Savoia, Sacro Romano Impero, Inghilterra, Scozia, Spagna, Portogallo ed altri Stati. La guerra iniziò nel 1690 e continuò con alterne vicende negli anni successivi, fino al 1696 quando dopo pesanti sconfitte il Duca di Savoia Vittorio Amedeo II riuscì a concludere un trattato con i francesi.
Durante una di queste campagne, il 4 ottobre 1693, nel territorio compreso fra Volvera, Orbassano e Piossasco venne combattuta una terribile battaglia: la Marsaglia.
Vinsero i francesi ed il Generale Nicolas de Catinat stilò la relazione per Luigi XIV nel Castello della Marsaglia, al confine di Cumiana e di Piscina. Questo edificio, oggi in rovina, diede il nome alla battaglia.
Lo scontrò porto ad un ulteriore impoverimento della zona ed i Piossasco per saldare i debiti furono costretti a cedere molti terreni nel loro capoluogo. Giunsero così in paese nuove nobili famiglie, tra le quali i Seyssel, i Porporato e gli Ambrosio, Conti di Chialamberto, che fecero edificare signorili ville di campagna dette “vigne” e scelsero questo luogo perché era vicino alla Palazzina di Caccia di Stupinigi.  Proprio i Chialamberto fecero costruire Casa Lajolo, edificio che 1850 fu ereditato dai Conti Lajolo di Cossano, attuali proprietari.

I TRE CASTELLI

Piossasco è celebre per i suoi tre castelli. Il più antico, detto Castellaccio o Gran Merlone, risalente al X secolo, è anche il più alto. Situato in posizione dominante a 457 metri, era composto da un fabbricato quadrangolare con in cima delle finestrelle a feritoia strettissime e da una torre ed era protetto da una cinta muraria. Vi si accedeva tramite una scala a due rampe che conduceva ad una porta alta. Il complesso fu abitato dai Piossasco fino al XVI secolo. A causa della scarsa presenza di corsi d’acqua nelle vicinanze non vennero costruiti fossati e ponti levatoi ed il castello era difeso dal ripido degradare della collina sui lati ovest e sud-ovest, da fortificazioni sul lato opposto e dalla fitta vegetazione. Come molti altri manieri della zona, venne distrutto dalle truppe del Generale Nicolas de Catinat durante la Battaglia della Marsaglia del 4 ottobre 1693.
Il maniero sottostante, detto “Piossasco De Rossi” è situato in posizione intermedia tra il Castellaccio e il Castello dei Nove Merli. Voluto da Gian Michele Piossasco De Rossi, venne eretto tra il XVII e il XVIII secolo, ma a causa della mancanza di fondi non fu mai completato.
L’unico castello giunto intatto fino ai giorni nostri è il più basso, detto “dei Nove Merli”.
Costruito come casaforte militare alle pendici del Monte San Giorgio, l’attuale edificio venne eretto tra il 1300 ed il 1400 e fu rimaneggiato nei secoli successivi. La torre risale alla seconda metà del XX secolo. Gode di un’ottima visuale che comprende il Monviso, la collina torinese, il pinerolese, il saluzzese e le Langhe. Nel 1834 i manieri passarono al Conte Luigi Piossasco di None, il quale avviò importanti lavori di ristrutturazione del Castello dei Nove Merli in chiave moderna. Luigi era esponente di un Ramo secondario dei Piossasco di None; il ramo principale si estinse nel 1863 con la morte della Contessa Luisa Carola Birago di Vische, vedova del Conte Giuseppe Luigi Benedetto. Ella lasciò in eredità al Comune di Virle il settecentesco castello.
Al sopraccitato Conte Luigi succedette la figlia Gabriella, ultima esponente del casato. Alla morte di quest’ultima, avvenuta 16 dicembre 1933, i castelli di Piossasco passarono ai cugini da parte materna, i Mocchia di Coggiola, che dopo qualche tempo li cedettero. Si alternarono quindi vari proprietari, tra i quali i Mottura di Milano, Carlo Ferrari e il Barone Amerigo Sagna, eroe nelle due Guerre Mondiali, fervente antifascista e protettore di molti ebrei. Il nobile iniziò il restauro del Castello dei Nove Merli e fece riassettare il parco. Gli succedette il Cavalier Luciano Savia, che acquistò il castello, i ruderi degli altri due e il comprensorio montano che si estende fino alla cima del Monte San Giorgio. Il nuovo proprietario terminò la ristrutturazione del maniero, la torre venne sopraelevata e incoronata da merli, mentre le alte finestre gotiche del portico al primo piano, dove ai tempi della Contessa Gabriella venivano appese fioriere, furono chiuse con cristalli. Il 19 settembre 1959 Luciano Savia inaugurò un prestigioso ristorante dove cenarono illustri personaggi, tra i quali le Principesse Maria Gabriella di Savoia e Grace di Monaco. Il Salone delle feste al primo piano è caratteristico per il grande camino con gli stemmi araldici dei Merlo ed il pregevole soffitto ligneo a cassettoni originale del 1462. Recentemente nel parco è stata ricostituita la storica vigna dove vengono coltivate uve Sauvignon blanc e Nebbiolo.

IL BORGO DI SAN VITO

Il Borgo di San Vito, situato ai piedi dei castelli, ospita delle vere e proprie meraviglie, tutte da scoprire. Nel tempo è stato abitato da molte nobili famiglie, tra questi i Borgofranco e i Lajolo, le quali fecero costruire splendidi palazzi e ville signorili che conservano ancora oggi tutto il loro splendore. Tra questi, Palazzo Palma di Borgofranco, una splendida casaforte medievale e Casa Lajolo, una magnifica villa di campagna settecentesca, abbellita da un lussureggiante giardino. L’antico accesso al borgo era Porta del Borgo Piazza, citata per la prima volta nel 1387.
Un vero e proprio gioiello è la Chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, la più antica di Piossasco, risalente all’XI secolo. All’interno ha una forma a pianta longitudinale suddivisa in tre navate e una volta a botte. Le decorazioni catturano l’attenzione per il loro splendore. Gli archi della volta della navata centrale sono decorati da stucchi dorati e sono intercalati da sei affreschi realizzati nel 1853 che rappresentano “la Fede”, Dio Padre, San Gregorio Magno, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino e San Girolamo”. All’ingresso, sulla sinistra, è presente una vasca battesimale ottagonale in pietra bianca risalente al 1461 e donata da Gabriele De Buri.
Dietro l’altare si ammira la grande icona ovale settecentesca attribuita a Rocco Comaneddi, che rappresenta “la Gloria ed il trionfo di San Vito”. In essa il santo è rappresentato circondato dagli angeli e dai Santi Modesto e Crescenzia. Quest’opera fu voluta come voto dagli abitanti di Piossasco, i quali spesero 600 Lire per chiedere la fine delle invasioni straniere. A destra del presbiterio si ammira una macchina votiva a spalla alla cui base è presente uno scudo doppio, donato nel 1739 da Bernhard Otto, barone di Rehbinder e Cristina Piossasco de Feys della Volvera in occasione delle loro nozze.
La vicina Confraternita di Santa Elisabetta è la risultanza della fusione, avvenuta nei secoli, di tre cappelle contigue, legate a diverse confraternite religiose: la Cappella dello Spirito Santo, quella del SS. Nome di Gesù e quella di Sant’Elisabetta. I resti della Cappella Dello Spirito Santo si trovano a destra della scalinata d’ingresso e formano un tutt’uno con la facciata. Si possono ancora ammirare frammenti di affreschi quattrocenteschi, che rappresentano un’Annunciazione con le figure dell’Arcangelo Gabriele e della Vergine.  Le aureole sono state realizzate con la tecnica del rilievo a pastiglia, mentre sulla lesena è raffigurato lo stemma della famiglia De Buri che sovrasta l’effige di San Vito. Sotto di essa era dipinto un letto di ospedale, il quale indicava la presenza di un vicino ospizio per i pellegrini che percorrevano strade alternative alla Via Francigena.

Il pubblico ha la possibilità di scoprire gratuitamente le meraviglie di questo splendido borgo le ultime domeniche di aprile, maggio, settembre e ottobre grazie ai giovani ciceroni dell’Associazione Corona Verde di San Vito.
Nel pomeriggio di domenica 26 aprile si terrà uno speciale evento volto a celebrare i primi 15 anni dell’associazione.

Per maggiori informazioni consultare il sito www.coronaverdedisanvito.it e la pagina Facebook dell’Associazione Corona Verde di San Vito;

Per Casa Lajolo e i suoi eventi: www.casalajolo.it e la pagina Facebook della dimora.

ANDREA CARNINO