Il prossimo concerto




Oggi Massari Gioielli è uno spazio dove il cliente non compra solo un oggetto, ma un’esperienza:

Beatrice Miroglio, borgarese, già Vicesegretaria del Circolo e Vicesegretaria nella federazione provinciale, è una giovane donna di grande esperienza politica e impegno civile. Laureanda in Gurisprudenza, negli ultimi anni si è occupata in prima linea di diritti civili e sociali, diritto al fine vita e lavoro dignitoso, contribuendo in modo determinante alle attività dei Giovani Democratici sul territorio, collaborando con associazioni ed istituzioni con proposte ed iniziative.
«Beatrice non è stata solo la mia Vicesegretaria – ha dichiarato il Segretario uscente Andrea Borello – ma una parte complementare ed essenziale di tutto il percorso politico del nostro circolo. In tre anni abbiamo costruito dal nulla una realtà oggi tra le più grandi della provincia e della Regione. Abbiamo insistito su tutto il territorio con eventi, banchetti, presidi e campagne, crescendo in numeri, responsabilità e credibilità. Ora Beatrice saprà portarci ancora più lontano».
La serata è stata arricchita da numerosi interventi, tra cui quello della capogruppo del PD in Consiglio Regionale Gianna Pentenero, che ha sottolineato l’importanza del protagonismo giovanile nella politica e nelle istituzioni, riconoscendo al Circolo Torino Nord il ruolo di presidio attivo e innovativo sul territorio.
La neo-eletta Segretaria, Beatrice Miroglio, ha ringraziato il Circolo per la fiducia e ha ribadito l’impegno a proseguire il lavoro avviato, rafforzando la partecipazione, la presenza sul territorio e la capacità dei Giovani Democratici di essere punto di riferimento per la comunità. «Fare politica nella Giovanile del Partito Democratico vuol dire anche fare comunità, costruire un luogo in cui tutti e tutte si sentano accolti e siano liberi di esprimere la loro opinione, con l’obiettivo di crescere sia a livello personale, sia a livello politico».
POLITICA
23 novembre 2025
Leggi l’articolo su L’identità:
Domenica 30 novembre la Città di Giaveno, la sezione ANPI Giaveno Val Sangone e l’Ecomuseo della Resistenza della Val Sangone terranno la commemorazione dell’81° anniversario del rastrellamento nazifascista del 27, 28 e 29 novembre 1944, costato la vita a 14 partigiani e 38 civili. La cerimonia, patrocinata dalla Città metropolitana di Torino, inizierà alle 14 con l’omaggio ai caduti di piazza San Lorenzo e a quelli ricordati nelle lapidi di via Ruata Sangone angolo via Beale, nel pilone della borgata Tetti Via e nella chiesa della borgata Mollar dei Franchi. Alle 15, nella chiesa di San Michele Arcangelo in borgata Provonda, sarà celebrata una Messa in suffragio dei caduti, animata dalla cantoria parrocchiale San Lorenzo e Santa Cecilia di Sangano, diretta dal maestro Gianfranco Accastello. A seguire l’omaggio al sacrario nel cimitero di Provonda.
Il 27 novembre 1944 due colonne tedesche, provenienti dalla Valle di Susa e dalla Val Chisone, attaccarono la Val Sangone con l’obiettivo di convogliare nel fondovalle e circondare le formazioni partigiane. In previsione del secondo inverno di guerra i comandi della Resistenza avevano trasferito in pianura la maggior parte degli effettivi. Le forze rimaste in quota avrebbero dovuto adottare un atteggiamento difensivo, appoggiandosi ai numerosi rifugi e depositi ben occultati nei boschi e nelle zone più impervie della valle. La tattica si rivelò efficace: il 27 novembre, frazionate in piccoli distaccamenti, le formazioni partigiane riuscirono a sfuggire all’accerchiamento. Gli scontri furono limitati e le perdite contenute. Mancato il loro obiettivo primario, i nazisti rivolsero la loro aggressività contro la popolazione civile. La valle fu isolata e alla popolazione fu imposto il coprifuoco. Il 28 novembre i tedeschi iniziarono a incendiare le borgate di Provonda, Mollar dei Franchi, Pian Paschetto e Tetti Via. Nei centri di fondovalle, drappelli di soldati, nei quali c’erano anche italiani, entrarono nelle case sfondando le porte che non venivano loro aperte, perquisirono, malmenarono gli occupanti, spaccarono i mobili e rubarono cibo, scarpe, vestiti, denaro e oggetti preziosi. Nelle borgate sospettate di dare aiuto ai partigiani molti civili furono uccisi sul posto: a Provonda vennero fucilate due giovani sorelle; in borgata Ceca un ragazzo di quattordici anni, sua madre, sua zia e un’altra anziana parente morirono bruciati vivi del rogo della loro casa. Il 30 novembre in piazza San Lorenzo a Giaveno vennero fucilati 17 partigiani, alcuni dei quali presi dalle carceri di Torino. La popolazione fu costretta ad assistere all’esecuzione e i corpi degli uccisi furono lasciati in piazza fino al giorno successivo.Il 1° dicembre, forse per un errore di comunicazione, gli Alleati effettuarono un lancio di armi, munizioni, viveri e abiti nella zona a monte di Maddalena. La colonna tedesca, appena partita, risalì in valle e riprese il rastrellamento, le uccisioni, i saccheggi e gli incendi. Nelle borgate Prafieul, Chiarmetta, Alpe Colombino, Prese Vecchie e Re centinaia di civili furono fermati e sottoposti a interrogatori. Alcuni vennero arrestati e tradotti in carcere: tra questi, anche i parroci di Trana e Maddalena e altri preti della valle. Tedeschi e fascisti decisero di impiantare presidi permanenti nei maggiori centri e di intensificare le azioni di rastrellamento. Alcuni rifugi e depositi vennero scoperti e una parte delle forze partigiane ancora in valle decise di scendere in pianura scivolando fra le maglie degli occupanti. Lo fecero, in molti casi, con l’aiuto della popolazione locale, che ben conosceva i sentieri e i boschi. Franco Nicoletta, comandante partigiano, dirà poi che “se non ci fossero stati i civili, forse non avremmo superato la crisi. Noi comandanti tenevamo i contatti, eravamo sempre in movimento da un nucleo all’altro, ma senza la popolazione non sarebbe bastato”. Una storia destinata a trasformare la memoria della valle, che ancora oggi, dopo ottant’anni, è uno dei tratti fondanti della sua identità.
In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, la Compagnia Teatrale Elefthería porta in scena l’intenso dramma 27 vagoni di cotone di Tennessee Williams. Appuntamento il 25 novembre 2025 alle 20.45 al Teatro San Barnaba, con la regia di Claudio Destino e Federica Tucci.
Nel cuore del Deep South, tra campi di cotone e un’aria che sa ancora di piantagioni, prende forma la vicenda di Flora, giovane donna inchiodata a un matrimonio che la annienta. Il marito, Mr. Meighan, cotoniere in declino, è un uomo burbero, violento, frustrato: la svalutazione costante che riserva alla moglie si traduce in una quotidianità asfissiante, dove lei sopravvive aggrappandosi a brandelli di attenzioni tanto fugaci quanto ambigui.
L’equilibrio, già precario, si spezza quando Jake Meighan medita di rovinare il vicino Vicarro, affarista duro e cinico, incendiandogli la sgranatrice pur di accaparrarsi il lavoro sui suoi ventisette vagoni di cotone. Nel baratto perverso che ne consegue, a essere messa sul piatto è la stessa Flora: offerta come moneta di scambio in un duello di potere tra uomini.
Williams attraversa questo triangolo soffocante con la sua consueta lucidità. Flora è una donna ridotta all’infanzia, privata di voce e autonomia; Jake è il padrone che esercita controllo per sopravvivere alla propria insignificanza; Vicarro utilizza il potere economico come un’arma. Il corpo di Flora diventa il terreno di scontro tra mascolinità ferite, specchio di una cultura che non concede alla donna lo status di soggetto, ma la relega a spazio da occupare.
Il testo, articolato in tre quadri, racchiude molti dei nuclei drammaturgici tipici di Williams: solitudine, frustrazione, desideri soffocati, personaggi che si consumano dentro un’esistenza che non riescono a modificare. Il mondo che ne esce è quello di anime arrendevoli, intrappolate in una rassegnazione che suona più tragica della violenza stessa.
Sul palco, a dare corpo a questo intreccio teso e crudele, saranno Maryam Ainane, Giorgio Cavalieri e Claudio Destino. Musiche e luci sono curate da Marcello Coco, chiamato a delineare l’atmosfera sensoriale del Sud profondo, tra buio, calore e oppressione.
Info e prenotazioni
12 € intero – 10 € ridotto (under 26, over 65)
eleftheria.teatro@gmail.com
WhatsApp/SMS: +39 340 789 6306
Lori Barozzino
Proseguono gli interventi in Piazza Bengasi per la realizzazione del nuovo parcheggio interrato di interscambio collegato alla stazione della metropolitana e per la riqualificazione complessiva dell’area. Per garantire la continuità della circolazione durante le fasi più delicate degli scavi e consentire lo svolgimento dei lavori in condizioni di sicurezza, da lunedì 24 novembre 2025 sarà attivata una nuova organizzazione della viabilità.
L’elemento principale della nuova configurazione è un collegamento stradale provvisorio in asse nord-sud che attraverserà la piazza, regolato da un impianto semaforico posizionato tra gli incroci Bengasi–Vigliani–Nizza e Bengasi–Sestriere. Sul nuovo tracciato saranno in vigore il limite massimo di velocità di 30 km/h e il divieto di sosta e fermata, mentre l’accesso sarà vietato a pedoni e velocipedi.
Contestualmente verrà chiuso al traffico veicolare il lato est della piazza, nel tratto compreso tra i civici 11 e 17, che resterà accessibile esclusivamente ai residenti, per i quali sarà istituito un senso unico alternato a vista.
Tutte le modifiche alla viabilità saranno segnalate attraverso apposita segnaletica di preavviso.
TorinoClick
Sono quattro i tifosi bianconeri che hanno ricevuto un Daspo. In occasione dell’ultimo derby con il Torino, avevano mimato con le mani il gesto di un aeroplano che si schianta al suolo, in riferimento alla tragedia di Superga del 4 maggio maggio 1949, che costò la vita all’intera squadra del ‘Grande Torino’. Il provvedimento della Questura ordina il divieto d’accesso agli impianti calcistici per un anno.

Secondo lo storico Gianni Oliva, che è uno dei pochi studiosi non a priori ideologicamente schierati , le rivolte e la repressione nel Mezzogiorno dopo l’Unità d’Italia rappresentarono la prima guerra civile italiana. Non so se la tesi sia totalmente condivisibile perché chi scrive resta fermo al magistero di Rosario Romeo che ebbe una visione diversa del problema del brigantaggio, del latifondo e della stessa questione meridionale -a partire dall’ episodio di Bronte -perché vide nel Risorgimento e nell’ Unità d’Italia la prospettiva reale di un riscatto delle plebi meridionali. Anche Giajme Pintor, che si era occupato del socialismo risorgimentale di Carlo Pisacane, riconobbe nel Risorgimento l’unico episodio della nostra storia politica capace di restituire all’ Europa “un popolo di levantini e di africani“.

