ilTorinese

La polizia perquisisce sedi e abitazioni della destra estrema

Blitz  della Digos di Torino negli ambienti della destra oltranzista

 

Sono state effettuate diverse perquisizioni di abitazioni e sedi di militanti d’area di Torino e Ivrea.

Il blitz ha interessato la sede cittadina di Legio Subalpina, in corso Allamano,nelle abitazioni di militanti di Forza Nuova e di rappresentanti del gruppo di estrema destra Rebel Firm di Ivrea.

Luigi Cortese, coordinatore cittadino di Forza Nuova, in un precedente controllo era stato denunciato per apologia di fascismo.

L’attività di indagine per il reato di apologia del fascismo – scaturita a seguito dell’esposizione lo scorso 22 maggio, in questo corso Unità d’Italia, di uno striscione recante la scritta “SPEZZA LE CATENE DELL’USURA VOTA FASCISTA VOTA FORZA NUOVA” (seguita dal simbolo del fascio littorio), la cui foto ritraente l’azione criminosa era stata anche postata sul profilo facebook di Forza Nuova Torino – ha trovato ulteriori risvolti probatori e spunti investigativi dopo il rinvenimento, lo scorso 20 giugno, nel corso di analoghe perquisizioni, di diverso materiale d’area inneggiante al fascismo e al nazismo, nonché al sequestro presso la sede di Forza Nuova di mazze da baseball e di 25 scudi in plexiglass con simbologie di estrema destra.

L’attività investigativa è stata, poi, estesa anche al sodalizio eporediese “Rebel Firm” (contiguo a Forza Nuova) e all’associazione d’area Skin, “Legio Subalpia” (evidenziatasi in questo capoluogo già nel dicembre 2015, la cui nuova sede è stata ufficialmente inaugurata lo scorso 2 marzo con la partecipazione di militanti d’area provenienti anche da altri contesti territoriali) inserita in un più ampio progetto dell’estrema destra nazionale denominato “FEDErAZIONE”, che si prefigge l’obiettivo di coalizzare e rafforzare le varie realtà della destra extraparlamentare presenti sul territorio italiano.

Nel corso delle perquisizioni è stato rinvenuto e sequestrato materiale inneggiante al fascismo e al nazismo (quadri, poster, libri, bandiere, oggetti, cimeli, capi di abbigliamento ecc.) nonché diversi coltelli anche a scatto, mazze, tirapugni, un machete, proiettili, manganelli telescopici, elmi nazisti, pistole giocattolo senza tappo rosso e diversi fucili e pistole per soft air.
E’ stato altresì rinvenuto materiale (vestiti, adesivi, stendardi, caschi) riconducibile ai gruppi ultrà della Juventus (con particolare riferimento al sodalizio di estrema destra “Drughi Giovinezza” e al gruppo “Tradizione Antichi Valori”) nonché inneggiante alla violenza.

Dalla tipologia del materiale sequestrato e stato possibile riscontrare alcuni collegamenti con omologhe formazioni oltranziste, quali “Generazione Identitaria” ed il movimento anglosassone “Combat 18 (I Combattenti di Adolf Hitler)”.

Il futuro del sistema sanitario piemontese

Convegno al Golden Palace di Torino

Dal Piano di rientro al futuro della sanità in Piemonte

Un nuovo futuro per il Piemonte e per l’Italia? Con questo interrogativo e speranza sono partito da Alba per andare ad assistere al convegno organizzato da Motore Sanità al Golden Palace di Torino, lunedì 8 luglio, dal tema ”il futuro del sistema sanitario piemontese”. Nonostante il puntuale ritardo del treno, sono riuscito ad arrivare persino in anticipo, tanto che pensavo di essere uno dei primi, e invece la sala era già gremita e mi sono dovuto accontentare quasi delle ultime file. Il convegno è stato introdotto dal senatore Michele Vietti, presidente di Finlombarda e Gruppo Santa Croce, che ha lanciato alcuni spunti per i dibattiti successivi, come quella di una maggiore e migliore messa in rete, del bisogno di eliminare la tendenza a lavorare per compartimenti stagni, della qualità dell’accreditamento e della interdisciplinarietà del comparto sanitario che è una filiera che dalla sanità arriva all’assistenza che – per una società che invecchia – sarà sempre più rilevante e andrà affrontato in modo diverso senza che la lunga degenza venga gestita assieme alla sanità, mentre vanno gestite separatamente. Vietti ha poi introdotto il presidente della Regione Piemonte che, in ottima forma, ha sciorinato una serie di cifre: dal Bilancio della Sanità, che incide per 82% , lasciando al resto la parte residuale, per passare alla rata annuale di circa 570 milioni di euro del debito che paga ogni anno la Regione Piemonte, toccando anche il problema delle Borse di studio per le specializzazioni e della loro carenza e sul nodo da affrontare per risolvere la penuria di medici e la scarsa lungimiranza del passato.«La Corte dei Conti recentemente ha ricordato che gli sforzi fatti dalla Regione Piemonte hanno portato a un buon risultato, ma bisogna mantenerlo per il futuro» – ha commentato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio – «All’interno di questo contesto dobbiamo risolvere i problemi più gravi della nostra sanità che sono quelli delle liste d’attesa. Le persone non possono aspettare sei mesi per fare un intervento alla cataratta o per fare una visita alla prostata. Questo problema si risolve soltanto attraverso nuovi medici. Su questo stiamo lavorando. Abbiamo aumentato del 50%, rispetto al passato, le borse di studio pagate dal Piemonte per avere in futuro nuovi medici specializzati e soprattutto abbiamo introdotto un requisito: i piemontesi pagano la specializzazione, ma il medico specializzato si impegna a rimanere sul territorio almeno cinque anni dopo aver ottenuto la specializzazione. Sono convinto che un’analisi onesta della situazione piemontese imponga a chiunque di vedere, nella reimpostazione di un rapporto pubblico-privato, la soluzione dei problemi e l’impostazione della sanità del futuro, perché non ci sono altre vie. Nei prossimi tre anni vivremo uno stato di emergenza che dovremo affrontare insieme al privato piemontese, è uno stato di necessità. Noi siamo certi che il controllo della sanità debba sempre rimanere saldo nelle mani del pubblico, ma non abbiamo alcun tipo di pregiudizio pratico a che invece operativamente si possa ridefinire il rapporto che la Regione ha con il privato». Per Rossana Boldi, Vicepresidente XII Commissione (Affari Sociali) Camera dei Deputati: “L’uscita dal piano di rientro e il cambio di maggioranza politica alla guida del Piemonte, hanno creato, giustamente, grandi aspettative nei cittadini-pazienti della nostra Regione. Essi si aspettano un cambio di passo che permetta di migliorare le prestazioni del SS piemontese, dalle liste di attesa all’accesso ai farmaci, alla migrazione sanitaria. Se pensiamo – prosegue l’Onorevole – che il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale è speso per le malattie croniche, che rappresenteranno nel 2020, cioè domani, l’80% di tutte le patologie, è facile comprendere come la sfida, non solo per il Piemonte, sia proprio questa. La potremo vincere – conclude il Vicepresidente -s olo con la prevenzione, l’innovazione e la realizzazione di modelli integrati ospedale territorio. L’assessore alla Sanità Luigi Genesio Icardi avrebbe dovuto affrontare il tema: “Verso un riequilibrio della Rete ospedaliera”, ma giustamente ha fatto osservare che, essendo arrivato da poco all’assessorato, si riserva di riprendere il tema in un prossimo momento quando sarà più consapevole dello stato della situazione piemontese. Icardi ha affermato che la situazione sanitaria in Piemonte è in buono stato ed ha accennato al rapporto con i privati. I temi discussi durante la giornata dedicata al futuro del Piemonte sono stati moltissimi: dal piano regionale per le cronicità e la continuità terapeutica al problema del tempo delle liste d’attesa, dando inoltre spazio ad un confronto con gli esperti sull’innovazione nei vari settori della medicina. Tutto questo in un’ottica della sostenibilità, per far fronte all’innovazione che, da una parte offre nuove opportunità terapeutiche, ma dall’altra comporta investimenti importanti e che quindi richiede di rivedere i metodi di pagamento e di rimborso da parte del SSR. Ventisette relatori per parlare del futuro della Sanità in Piemonte sono tanti e i temi affrontati lo sono stati con discernimento. Mi sa che un ritorno al passato non sarebbe male, perché ogni modifica ci porta il peggio…che non ha mai limite.

 

Tommaso Lo Russo

Ravetti: “Chiediamo a Cirio di essere Autonomo dalla Lega e di non costruire muri”

“Il Gruppo del Pd sarà serio e responsabile”

Il Presidente del Gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionaleDomenico Ravetti è intervenuto in aula per replicare all’illustrazione del programma di governo da parte del Presidente della Giunta regionale Alberto Cirio.

“Il centrodestra ha ottenuto, alle elezioni, un risultato che, probabilmente, è andato oltre le sue aspettative e ha il diritto e il dovere di proporre e realizzare un programma in linea con l’idea di futuro presentata agli elettori. Il Partito Democratico porterà avanti un’opposizione seria e responsabile, dedicando il giusto tempo all’analisi dei provvedimenti e a formulare proposte utili, non ricorrendo allo strumento dell’ostruzionismo fine a se stesso” ha dichiarato il Presidente Domenico Ravetti

“Entrando nel merito del programma illustrato – ha proseguito Ravetti – voglio partire dal tema dell’ambiente. Dal titolo ricco di suggestioni “Piemonte green” la Giunta Cirio sarà costretta a passare presto a compiere scelte: dovrà decidere se rispettare pedissequamente l’Accordo di programma fra le Regioni del bacino Padano e il Ministero dell’Ambiente, con tutte le limitazioni, le prescrizioni e i divieti che miglioreranno l’aria, ma non i rapporti con coloro che vorranno conservare stili di vita non adeguati ai tempi, dovrà pronunciarsi sul tema dei rifiuti, dovrà scegliere da che parte stare oppure decidere di non decidere”.

“Questa nuova Giunta – ha affermato Domenico Ravetti – si troverà di fronte ad un welfare europeo e italiano inadeguati a rispondere alle esigenze di una società che è mutata rapidamente, al problema del sottofinanziamento del Sistema Sanitario Pubblico, alla mancanza di medici, infermieri, OO.SS. Il processo di risanamento della sanità piemontese, portato avanti dal centrosinistra nei cinque anni scorsi, non è terminato e, per questo è importante che il nuovo Governo regionale apra un fronte con quello nazionale per difendere il diritto alla salute e le caratteristiche democratiche del nostro Servizio Sanitario Nazionale. La Lega è abituata a slogan ad effetto, voglio proporne due: “prima la salute” e “prima il Sistema Sanitario pubblico”. Chiedo, in particolare, a questa Giunta di non fermare il programma di edilizia sanitaria, un programma che può essere ampliato, rafforzato, ma non smontato. Ci impegneremo, inoltre, per ottenere l’elaborazione di un Piano Regionale della Ricerca Scientifica e biomedica finalizzato a programmare su tutto il territorio piemontese politiche per l’innovazione tecnologica, la formazione del personale e per la ricerca scientifica, anche attraverso gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico ”.

“Il Presidente Cirio si è candidato a garantire un sogno e vincerà o perderà questa sfida se saprà indicare un percorso per lo sviluppo economico e per il lavoro. In campagna elettorale sono state tante le proposte a favore di imprese e commercianti, proposte interessanti che dovranno, tuttavia, fare i conti con i vincoli di Bilancio e con la sostenibilità economica. Il nostro Gruppo manterrà un atteggiamento propositivo, ma chiede che questa Giunta difenda quanto di buono è stato fatto in passato, dagli interventi sui conti alla scelta compiuta per garantire il 100% della copertura delle borse di studio universitarie agli aventi diritto fino agli interventi per riportare sobrietà nell’uso dei fondi pubblici per i costi della politica” ha precisato il Presidente Ravetti.

Ravetti ha concluso, affrontando il tema dell’autonomia e affermando: “Questa delega ha tinte evidentemente verdi e appare come una scatola vuota. Spero che il Presidente Cirio non si identifichi completamente con le politiche leghiste e sviluppi il tema dell’autonomia come uno strumento utile nelle dinamiche politiche piemontesi e nazionali e al Piemonte nella dimensione europea. Alla nostra Regione, al nostro Paese non occorrono altri muri”.

Mirafiori, operazione antidroga

Nel  pomeriggio del 5 Luglio agenti del Commissariato Mirafiori hanno coordinato un servizio di polizia  nella zona di propria competenza mediante l’impiego di cinque equipaggi del Raggruppamento prevenzione crimine e di due unità cinofile della Questura.

Il servizio trae origine da alcune segnalazioni giunte in Commissariato che denunciavano episodi di microcriminalità nel  quadrilatero compreso tra via Artom, via Pisacane, via Fratelli Garrone e via Somalia, per lo più legate allo  spaccio di sostanze stupefacenti, evidenziando più in generale un incremento di episodi di violenza e di intimidazione ai danni di alcuni cittadini lì residenti.

Contestualmente l’associazione Onlus  “Casa nel parco”, che si pone l’obiettivo di riqualificare la zona di via Artom Mirafiori sud con iniziative di tipo socioculturale e ricreativa attraverso l’aggregazione dei cittadini, ha segnalato la presenza di alcuni ragazzi dediti allo spaccio ed al consumo di sostanze stupefacenti che, permanendo nella struttura, intimidivano i frequentatori dell’associazione e comunque rendevano difficoltoso lo svolgersi delle normali attività del centro.

Al fine di arginare gli episodi di illegalità diffusa, il Commissariato è intervenuto con un servizio volto ad intensificare di intensificare la cornice di sicurezza  sul territorio, mirando ad una sempre più proficua collaborazione con gli enti, le associazioni e le comunità che agiscono sul territorio di Mirafiori sud.

Nel merito del servizio, l’impiego di unità cinofile ha permesso un accurato controllo degli scantinati di sette stabili ubicati in via F.lli Garrone, ove in passato erano state rinvenute e sequestrate cospicue quantità di sostanza stupefacente.

La capillare  attività di controllo delle persone ha inoltre consentito l’identificazione di 59 persone, perlopiù italiane e pregiudicate.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla vigilanza relativa alla circolazione stradale ed alla ricerca di veicoli rubati: sono state contestate 3 violazioni al c.d.s. e controllati 25 veicoli.

L’intervento del Commissariato ha dato una risposta concreta ai residenti che hanno manifestato il loro apprezzamento agli operatori, auspicando ulteriori attività similari nel prossimo futuro.

Massimo Iaretti

Atleti di spicco allo Stage di pattinaggio dell’Ice Club Torino

 A Fondo – Lago Smeraldo

 

Volge al termine lo stage che l’Ice Club Torino Asd ha tenuto a Fondo – Lago Smeraldo, in Trentino dal 24 giugno al 13 luglio, un appuntamento che ha coinvolto uno staff internazionale di allenatori: le allenatrici olimpioniche Claudia Masoero e Joanna Szczypa, l’allenatore e coreografo olimpionico Edoardo De Bernardis, Emanuela Gaia, Debora Savaris, Andrea Vaturi e Luca Mantovani.

Alla preparazione hanno preso parte, oltre a molti pattinatori tesserati per l’Ice Club Torino, anche atleti di spicco come la campionessa italiana nella categoria junior Marina Piredda, pattinatrice della Fiemme on Ice allenata da Joanna Szczypa che, durante la scorsa stagione, ha gareggiato ai Campionati del mondo, categoria senior e al World Team Trophy 2019, gara a squadre di pattinaggio artistico, nella quale ha ottenuto il punteggio totale di 180.55, risultato raggiunto in Italia soltanto da Carolina Kostner. La Piredda presenterà, nella prossima stagione, programmi coreografati da Edoardo De Bernardis.

Hanno partecipato allo stage la campionessa svizzera Anaïs Coraducci, la campionessa italiana assoluta Alessia Tornaghi (Agorà), la pattinatrice della YGA Elisabetta Leccardi che ha rappresentato l’Italia ai Mondiali senior di Milano 2018, l’atleta della nazionale svizzera Isabella Albertoni, il pattinatore della nazionale polacca Egor Khlapkov, Allison Perticheto, campionessa delle Filippine, i pattinatori della nazionale italiana giovanile Raffaele Zich e Francesca Prato, allenati da Renata Lazzaroni e Chiara Pazienza della nazionale giovanile svizzera.

De Bernardis ha curato anche le coreografie dei programmi di Lucrezia Gennaro che ha rappresentato l’Italia ai Campionati europei, della giovane promessa svizzera Anaïs Coraducci che dal 2018 si allena con lui, di Sofia Sula, campionessa finlandese categoria junior 2017, che ha deciso di trasferirsi a Torino per allenarsi con l’Ice Club Torino al Pala Tazzoli.

Una nuova stagione ricca di appuntamenti attende anche la coppia di artistico rivelazione del 2018/2019 formata da Vivienne Contarino e Marco Pauletti, allenata da Cristiana e Fabiana Di Natale che, in pochi mesi, ha conquistato medaglie importanti e il titolo di campioni italiani junior.

 

BC

Dirottava i pagamenti sul proprio conto corrente: arrestato

Si è inserito in alcune trattative commerciali consolidate da anni e, sostituendosi alla ditta creditrice attraverso un vero e proprio stratagemma informatico, ha dirottato i pagamenti dovuti sui propri conti correnti.

Per questo motivo la Guardia di Finanza di Torino, su ordine del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale del capoluogo Piemontese, ha arrestato nei giorni scorsi E.O.W., trentenne di origini nigeriane, per aver riciclato ingenti somme di denaro ottenute attraverso una serie di frodi informatiche ai danni di alcune imprese.

Le indagini, condotte dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria e coordinate dalla locale Procura della Repubblica, hanno ricostruito la frenetica attività finanziaria di E.O.W., il quale, solo nell’ultimo anno e mezzo, ha utilizzato i propri conti correnti bancari per ricevere i proventi di truffe di cui sono state vittime diverse società estere.

Il denaro, destinato a regolare dei normali rapporti commerciali, veniva dirottato sui conti dell’indagato utilizzando una serie di artifizi informatici e non giungendo mai nella disponibilità delle imprese che attendevano il pagamento per la fornitura di beni e servizi.

Subito dopo aver ricevuto il denaro, l’indagato riusciva a far perdere la traccia del denaro, disponendo bonifici verso altri soggetti o prelevando il contante, prima che le vittime del raggiro potessero accorgersi della truffa.

A far scattare l’allarme la denuncia presentata da una società con sede in Lettonia, a seguito della quale gli inquirenti hanno immediatamente sequestrato all’indagato 36.000 euro nonché accertato operazioni di riciclaggio di denaro per circa 160.000 euro.

La truffa è quella nota come “man in the middle”, un tipo di frode che colpisce le imprese, attentando alla sicurezza dei rapporti commerciali e al patrimonio di aziende e privati. In questo genere di frode l’autore del reato si intromette in comunicazioni commerciali reali intercettando messaggi tra le controparti (invio di ordinativi o di fatture); vengono quindi generati dei messaggi rivolti al soggetto che dovrà effettuare il pagamento e, simulando di essere la controparte, vengono comunicati gli estremi di un rapporto finanziario che, in realtà, è nella disponibilità del reo.

Tali condotte illecite minano la sicurezza dei rapporti commerciali nazionali e dell’UE, avendo le vittime sede in diverse parti del mondo.

Le giovani promesse dello Stabile tra “Bisbetica” e “Otello”

Al Carignano, repliche sino al 21 luglio

 

Per il secondo finale di stagione, lodevolissimo quanto piacevole appuntamento al Carignano. Ovvero quel Prato inglese che vede, al riparo delle calure estive, la sala riporre in magazzino buona parte delle poltrone di platea e venir occupata da un soffice manto verde che quest’anno ospita La bisbetica domata e Otello (fino al 21 luglio, a sere alterne), emblemi dei versanti divertente e tragico del mondo shakespeariano, e altresì si prende il merito di formare pressoché un corpo unico tra scena e spettatore. Non solo per gli ammiccamenti e per i piccoli dialoghi che qualche attore instaura con qualcuno tra il pubblico, gli a parte come se fossero dirette confessioni, ma pure per quel coinvolgimento assai più concreto che si viene a creare, di partecipazione e di sentimenti condivisi.

In una sorta di soffocante bric-à-brac che invade le sponde, e non soltanto, del nuovo esteso palcoscenico, poltrone scalcagnate, letti, coperte polverose, bambole, altarini, slot machine, seggiole, fiori di carta, cassette per l’acqua a fare da sedili, lampade e lampadari (le scene sono di Gregorio Zurla, i costumi di Alessio Rosati), il primo titolo vede la guida di Elena Gigliotti, che agguanta con una buona dose di dinamismo il caratteraccio di Caterina e la sua sfrontatezza – laddove Alice Spisa si fa in quattro per l’energia che butta nel personaggio, senza risparmio -, la voglia di libertà e la resa ai modi rudi di Petruccio, non tanto innamorato pazzo quanto più sbruffone assai simile ai montanari di 7 spose per 7 fratelli – con il difetto in Damien Escudier di non lasciar avvertire le tappe dei suoi mutamenti, di burbero matricolato prima e di caramelloso poi –, per sfilacciare il tutto con brani musicali e balletti che devono aver dato un gran da fare alla coreografa Claudia Monti. È chiaro che “l’essenza e lo spirito del Bardo” non vengono traditi, ma la sensazione è quella di vedere del tutto appannata la centralità della vicenda. Ben altrimenti corposo Otello, affidato alla regia di Marco Lorenzi, una Venezia che si confonde con le postazioni per il trucco degli attori, una scritta sul fondo ad indicare il cuore della tragedia, “io non sono quello che sembro”, un biglietto da visita che denuncia l’essere e l’apparire e che offre le subdole credenziali di Iago come quelle disperate del Moro.

E poi Cipro, che è una grande scritta luminosa (le scene ancora di Gregorio Zurla, i costumi, azzeccatissimi tra l’attualità e le preziose stoffe rinascimentali, ancora di Alessio Rosati), dietro cui si consumano false amicizie e sospetti, tradimenti e brutali assassinii. L’innamoramento di una ragazza per il suo eroe e di questi per lei e per la sua purezza, l’infamia di quell’anima del male che è Iago, ebbro di ragionamenti e di crudeltà sussurrate all’orecchio, la povera Emilia trascinata in un gioco più grande di lei, Cassio e Roderigo…: sotto ogni azione, ogni meccanismo che porta al male, all’ombra di ogni personaggio rimane ben saldo il rispetto del testo, il cammino della tragicità avanza in un crescendo sempre condotto con grande padronanza, lo sfruttamento degli spazi è eccellente e la carneficina finale chiude un progetto che avrebbe potuto trovare a ragione un suo spazio nel cartellone principale dello Stabile torinese.

Con differenti mezzi e meriti, undici attori intorno ai trenta si dividono i ruoli nella doppia serata, mettendo in campo tutta la loro agile e spericolata giovinezza e dando la certezza di saper affrontare qualsiasi registro con un buon carico di padronanza. Escudier risolve positivamente il suo Otello, Camilla Nigro è Bianca e soprattutto una Desdemona perfetta nei sentimenti d’amore e nell’incredulità che l’accompagna al letto di morte, Barbara Mazzi è la Vedova e in primo luogo Emilia, Angelo Tronca uno Iago da tener d’occhio, freddo distruttore delle esistenze altrui, Marcello Spinetta, all’interno della Bisbetica, si gioca con straordinaria bravura tre ruoli, Alice Spisa si ritaglia ancora – e con grande estro – il breve ruolo di Bianca nella vicenda del Moro. Con i loro compagni a ricevere i tanti applausi che il pubblico del Carignano, divertito e attento, ha voluto loro tributare.

 

Elio Rabbione

 

Le foto degli spettacoli sono di Laila Pozzo; nell’ordine, due momenti della “Bisbetica domata” (Alice Spisa e Damien Escudier come Caterina e Petruccio) e due tratti dall’”Otello” (ancora Damien Escudier che è Otello, Angelo Tronca Iago e Camilla Nigro Desdemona; Camilla Nigro e Michele Schiano di Cola che è Cassio)

Beni sacri e culturali

Nel generale contesto dei Beni di interesse culturale, quelli di carattere sacro occupano un segmento di particolare rilievo, poiché costituiscono in ambito nazionale, una percentuale assai elevata che copre una rilevante percentuale dell’intero patrimonio artistico italiano

Tuttavia ancor oggi e nonostante l’aumentata tutela esercitata da coloro ai quali è preposta la conservazione, sono frequenti le sottrazioni imputabili alla casualità della scelta, oppure alla commissione proposta da committenti che desiderano appropriarsi illecitamente di un bene particolare e ben definito.. In tal senso si è inserito il corso di formazione che la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, unico in Italia nel suo genere, ha ancora una volta, offerto alle Forze dell’Ordine in generale, ed a tutti i cittadini interessati, ivi compresi professionisti del settore ed operatori di Associazioni finalizzate alla promozione dei Beni Culturali, per migliorare il bagaglio delle loro conoscenze. L’attività svolta è stata convenuta anche d’intesa con la Parrocchia di Pecetto di Valenza. L’articolazione delle lezioni che si sono svolte presso ambienti ricchi di opere sacre o presso il Comando Provinciale di Alessandria dell’Arma dei Carabinieri, ha previsto un totale di molte ore di didattica e di pratica, suddivise in un primo intervento propedeutico, sulla natura del Bene culturale di uso sacro, finalizzato a discernere fra suppellettile, paramento, arredo, iconografia, abito ed apparato liturgico, ed un successivo confronto di valutazione pratica dei Beni medesimi. Il corso, totalmente gratuito, diretto dal professor Luciano Orsini Delegato vescovile per i Beni Culturali  della Diocesi di Alessandria, e titolare del progetto didattico di formazione e tutela, si è regolarmente svolto, come negli anni precedenti, a partire dalla fine del mese di ottobre 2018, con lezioni anche bisettimanali dalle ore 14,00 alle ore 16,30, presso la Sala riunioni del Comando Provinciale dei Carabinieri, piazza Vittorio Veneto oppure, secondo le opportunità, presso la Cattedrale di Alessandria o chiese del territorio, ed è stato frequentato da tutti coloro che hanno intenso acquisire un bagaglio di conoscenza specifica, concludendosi poi, all’inizio del mese di giugno 2019. Grazie alla ripetuta sensibilità della Fondazione, nel prossimo anno di formazione saranno disponibili i due tomi curati dal docente che consentiranno anche uno specifico ed insostituibile supporto didattico, fornito ai corsisti. Le iscrizioni per il prossimo ciclo che inizierà a ottobre, possono essere effettuate già fin d’ora rivolgendosi al 340 1280335.

Massimo Iaretti

 

Un Jihad medioevale tutto italiano. Un libro ne racconta la storia

Focus internazionale Storia / di Filippo Re

Ci fu un tempo molto lontano in cui la penisola italiana fu percorsa, sconvolta e terrorizzata da un Jihad islamico. Era l’epoca in cui anche il Papa diventava un guerriero e in sella a un bianco cavallo lanciava il suo esercito contro gli invasori saraceni nelle prime “guerre sante” della Storia. Una vicenda tutta italiana. Accadde oltre mille anni fa con una sorta di jihad medioevale che tenne in scacco l’Italia centro-meridionale e le sue isole, spaventando anche Roma, cuore pulsante della Cristianità nel mondo. Una lotta santa con la spada in mano decollata dalla Sicilia nel IX secolo per volere degli emiri tunisini aghlabiti e proseguita lungo le isole del Mediterraneo e nell’entroterra, dalla Provenza al Tirreno e all’Adriatico, dai covi dei pirati saraceni al Fraxinetum (presso Saint Tropez) alla colonia araba sul fiume Garigliano e alle bande maomettane che nel 840 conquistarono Taranto, nell’846 saccheggiarono Roma con le chiese di San Pietro e San Paolo senza dimenticare l’emirato di Bari e l’insediamento arabo di Taranto nel mezzo delle aspre lotte tra bizantini e longobardi. L’islam in Italia nell’Alto Medioevo è una pagina di storia poco conosciuta e quasi dimenticata ma che ancora oggi fa discutere gli storici. Si trattò di una vera guerra santa islamica contro gli infedeli con obiettivi di conquista nel segno di un violento fanatismo religioso o più semplicemente un arco di tempo più o meno lungo segnato da scorrerie, saccheggi e occupazione temporanea di città e fortezze da parte dei musulmani? Certo è che agli inizi del X secolo la situazione si stava complicando per i cristiani. Dopo aver occupato la Sicilia gli arabi penetrarono nella penisola prendendo Reggio Calabria e avvicinandosi a Cosenza. Le ambizioni egemoniche dell’emiro tunisino Abdallah Ibrahim gettarono nel panico anche i romani che videro avvicinarsi i musulmani. Ma la morte improvvisa, nel 902, dell’emiro e la sconfitta delle forze arabe alla foce del Garigliano, a Traetto (in provincia di Latina), sede di un presidio militare islamico che minacciava anche Roma, fermò gli islamici che attorno al fiume avevano insediato una base da cui partivano per compiere devastanti incursioni nelle regioni vicine. È qui che Papa Giovanni X alla testa di una milizia armata annientò gli arabi del Garigliano con l’appoggio di contingenti militari bizantini, germanici, longobardi, di Napoli, Gaeta, Capua e Benevento.

Dopo un assedio di tre mesi, nell’estate del 915, la coalizione cristiana bloccò il delta del Garigliano, impedendo agli invasori di fuggire. Alle vicende storiche concernenti il tentativo degli arabi di conquistare una parte della penisola italiana tra il IX e il X secolo, di cui si sa ben poco, è dedicato il libro “915. La battaglia del Garigliano, cristiani e musulmani nell’Italia medievale”, Il Mulino. Il volume di Marco Di Branco, studioso di storia romana, bizantina e islamica, docente alla Sapienza e a Beirut, parte proprio dal racconto della battaglia sul Garigliano per poi ripercorrere le tappe principali dell’espansione islamica nell’Italia centro-meridionale. La conseguente distruzione della base islamica segnò la fine delle incursioni saracene in Campania e nelle regioni dell’Italia centrale. Fu una grande affermazione per la lega cristiana e l’evento fu definito da alcuni storici “la più gloriosa impresa nazionale compiuta dagli Italiani nel X secolo”. E fu un successo personale per Giovanni X il cui ritorno a Roma “fu simile al trionfo di un vincitore delle guerre puniche”. Si trattò di un duro colpo all’espansione islamica nel Mezzogiorno ma i saraceni non si fermarono del tutto e colpirono ancora le città di Oria, Siponto e Taranto nel 925-928. L’insediamento sul Garigliano, tra il Lazio e la Campania, che aveva funzioni non solo militari ma era una vera colonia con case, famiglie e una moschea, fu l’ultima roccaforte musulmana sulle coste del Mar Tirreno. Si spensero così i sogni di conquista degli invasori arabi che avevano già fondato l’emirato di Bari (847-871) con il benestare del califfo abbaside di Baghdad. Dai minareti della grande moschea di Bari si alternarono tre emiri in 24 anni. Insediamenti arabi sorsero a macchia di leopardo anche ad Amantea in Calabria, ad Agropoli in Campania, ad Abriola e Pietrapertosa in Basilicata e a Taranto. Fatti che dimostrano l’estensione della presenza musulmana in Puglia e nel meridione a cui bisogna aggiungere, nel Duecento, la Lucera dei Saraceni, dove Federico II, l’imperatore siculo-germanico, trasferì gran parte dei musulmani rimasti in Sicilia. Ma l’emirato più importante fu quello di Bari che resistette per quasi 30 anni per poi cadere nella mani dell’imperatore franco Ludovico II nell’871 dopo tre anni di assedio. Per Di Branco, diversamente dalle tesi di altri storici, le scorrerie arabe sul territorio della nostra penisola alla fine del primo millennio non furono solo semplici incursioni piratesche con razzie, saccheggi e massacri ma molto di più. Si trattò piuttosto di una vera e propria guerra di conquista attuata dagli emiri tunisini che cercarono di approfittare delle divisioni politiche che scuotevano la penisola.

Il rilancio della moda sportiva francese parte da Carmagnola

Il marchio sportivo francese Vuarnet, molto in voga sulle spiagge californiane negli anni Ottanta, rinasce grazie all’azienda Offer Srl, approdando a Pitti Immagine

 

Italia e Francia sono sempre più vicine e mettono in campo sinergie preziose, come nel caso  dell’azienda sportiva Offer Srl di Carmagnola, che rilancia il marchio francese di occhiali ed abbigliamento da montagna Vuarnet per la stagione Primavera 2020. Carmagnola, così, non è solo più il centro noto per la Sagra del Peperone, ma diventa un polo dove si disegnano e sviluppano capi di abbigliamento.

Proprio la Offer Srl si è cimentata di recente in questo, presentando la nuova collezione a Firenze, a Pitti Immagine, composta di felpe, pantaloni tecnici e costumi elasticizzati da uomo, capaci di proteggere il corpo dai raggi solari. La Offer Srl è un’azienda di abbigliamento sportivo nata negli anni Ottanta, che vanta oggi collaborazioni con diversi marchi internazionali, come Museum, Vuarnet, EA 7, Aeronautica Militare, ma anche Juventus, Milan e Roma. Per la prima volta è stata lanciata anche la nuova linea Apparel ed il piumino “Pitti limited edition”, che ha celebrato il debutto di Vuarnet al Pitti Immagine. Prodotto a Carmagnola, costituisce un capospalla in color block sul bianco, rosso e blu, che si richiama alle origini francesi del marchio Vuarnet.

La Offer ha voluto puntare anche sulla linea Legend, rendendo di nuovo più che mai attuale la moda ispirata allo spirito del surf in voga negli anni Ottanta e Novanta, soprattutto sulle spiagge californiane.

Vuarnet rappresenta il fiore all’occhiello della Offer Srl e costituisce lo storico marchio francese nato nel lontano 1957 dalla sinergia tra lo sciatore Jean Vuarnet ed il famoso ottico Roger Pouilloux.

“Nel 2016 abbiamo ottenuto la licenza per la distribuzione e la produzione di Vuarnet – ha spiegato Marco Formato che, con il fratello Diego, ha ereditato la storica azienda di famiglia –

I capi presentati al Pitti Immagine saranno a breve disponibili nello Store Vuarnet di Parigi, sul sito del brand e presso boutique e brand selezionati. Per la nostra azienda cercare di produrre in Italia risulta fondamentale, i pullover di Vuarnet sono tutti confezionati nel nostro Paese. D’altronde il made in Italy è tra i termini più ricercati sul web”.

 

Mara Martellotta