Dice ai giornali di non provare “nè rabbia né delusione. Accetto il verdetto pronto a voltare pagina. Dispiace solo essere caduto qui all’Open d’Italia”. Così Francesco Molinari sull’eliminazione arrivata nel 76° Open d’Italia all’Olgiata Golf Club di Roma. “Il livello di gioco – riconosce il campione piemontese – è stato mediocre ad essere generosi. E’ andata così. E ora sono chiamato a rialzarmi. Non ha funzionato niente, dovrò lavorare a testa bassa su tutto”.
Chiude Oktoberfest con 120 mila presenze
Si è chiusa ieri sera, domenica 13 ottobre, la quarta edizione di Oktoberfest Torino, l’unica ufficiale fuori dal territorio tedesco. L’evento è stato ospitato per la prima volta al Parco del Valentino, per renderlo ancora più aderente al format originale, ospitato all’interno del Parco Theresienwiese di Monaco.
Il numero totale di visitatori registrato – grazie al sistema di rilevamento accessi realizzato in partnership con le società Onevo e Itelica – negli 11 giorni di evento è di oltre 120.000, con un 20% di presenze di stranieri. Numeri che confermano la manifestazione come una delle bierfest più grandi d’Italia. I cittadini hanno risposto benissimo, mostrando di apprezzare la nuova location: Oktoberfest Torino ha richiamato gente di tutte le età, con molte famiglie e bambini, anche grazie alle attività ludiche organizzate nei weekend.
I visitatori sono stati accolti nei due tendoni allestiti nei pressi del monumento ad Amedeo di Savoia, dove hanno sorseggiato la birra Hofbräu Oktoberfest, la stessa che viene servita nel tendone Hofbräuhaus all’Oktobefest di Monaco di Baviera, e gustato i piatti tipici della Bierfest bavarese.
Due settimane all’insegna dello scambio culturale tra Torino e la Baviera. Particolarmente apprezzati gli incontri a cura dell’associazione di homebrewing Birrafacendo, che ha proposto laboratori e seminari che hanno spaziato a 360° nel mondo della birrificazione; molto partecipate anche le divertenti pillole di tedesco in collaborazione con il Goethe-Institut-Turin.
Il pubblico inoltre ha potuto divertirsi, cantare e ballare sulle note delle band bavaresi Andy & the Lausbuben e Die Schweinhaxen, provenienti direttamente da Monaco; il secondo tendone ha invece ospitato giovani band emergenti del panorama torinese, in un clima di allegria e convivialità.
“Desideriamo ringraziare la Città di Torino, la Regione Piemonte, la Circoscrizione 8, le Forze dell’Ordine e tutte le istituzioni locali che sono state fondamentali per la progettazione e la riuscita dell’evento – dichiara Lamberto Mancini, amministratore delegato di GL events Italia. Un ringraziamento anche a tutti i partner, ai fornitori che che hanno creduto nel progetto e a tutto lo staff, che ha lavorato con passione e a ritmi elevatissimi.” Oktoberfest Torino è stata infatti anche un’ottima opportunità di lavoro per molti giovani: oltre 100 persone hanno fatto parte dello staff negli 11 giorni di evento.
Sito www.oktoberfesttorino.com
Fanpage ufficiale: facebook.
instagram oktoberfesttorino
Nel pomeriggio di sabato 12 ottobre, presso la sala polifunzionale di Toceno, uno dei sette comuni della Valle Vigezzo, si é svolta la cerimonia di premiazione del “Premio Andrea Testore Plinio Martini Salviamo la Montagna”.

Tanti i premiati sia italiani sia svizzeri per le quattro sezioni ( narrativa, poesia, giornalismo ed emigrazione). Tra i premiati il nostro collaboratore Marco Travaglini, (nelle foto mentre riceve il premio) primo classificato nella sezione dedicata al giornalismo e il professor Giorgio Cheda, dell’Università di Friburgo, per il suo impegno nelle ricerche sull’emigrazione ticinese. Il pomeriggio è stato allietato dai canti del gruppo Amici della Montagna. Il premio internazionale, giunto alla decima edizione, è dedicato a due figure importanti della montagna di confine tra il nord del Piemonte e il cantone elvetico del Ticino. Il nome di Andrea Testore ( 1855- 1941) maestro, letterato, saggista è legato soprattutto alla realizzazione della Ferrovia Vigezzina della quale fu il primo e il più determinato promotore. Fu anche tra i primi a promuovere lo sviluppo turistico dell’area, a fondare la Società Operaia di Mutuo Soccorso, la Società Elettrica Vigezzina per cui la valle dei Pittori è stata una delle prime valli dell’arco alpino a dotarsi di luce elettrica. Plinio Martini, del quale ricorreva il quarantennale della scomparsa, è stato uno degli scrittori più conosciuti ed amati della Svizzera italiana.

Nato e cresciuto a Cavergno in Valle Maggia, in una famiglia di modeste condizioni,ottenuto il diploma di maestro alla Magistrale di Locarno, Martini ha sempre insegnato nella sua valle difendendone, appassionatamente, in diversi articoli, il patrimonio storico e civile. Il suo libro più importante, Il fondo del sacco (1970), è un’opera impregnata di passione civile, che racconta il fallimento di un’illusione collettiva, nutrita sin dall’Ottocento da migliaia di emigranti ticinesi, di trovare fortuna oltreoceano.
Il Requiem di Mozart in Santa Giulia
Il concerto nella chiesa torinese in collaborazione con l’Accademia della Cattedrale di San Giovanni

Il Requiem di Mozart costituirà il tema del concerto in programma lunedì 14 ottobre alle 21, nella chiesa torinese di Santa Giulia, promosso dal coro Eufone’ ed orchestra Amade’ 1791. A dirigere l’orchestra il maestro Alberto Vindrola, solisti il soprano Caterina Borruso, il mezzosoprano Daniela Valdenassi, il tenore Dario Pola ed il basso Riccardo Mattioli. Il concerto è promosso in collaborazione con l’ Accademia della Cattedrale di San Giovanni.
L’Associazione Eufone’, dal greco “bel suono”, rappresenta il nome assunto nel 1993 da un gruppo vocale capace di raccogliere diverse esperienze musicali precedenti, e di operare nell’ambito della diffusione della cultura musicale attraverso conferenze, didattica, registrazioni, pubblicazioni, oltre che di promuovere concerti a scopo benefico.
Quello di lunedì 14 ottobre sarà un concerto dedicato dal maestro Vindrola (nella foto) alla memoria della moglie Paulette.
Alberto Vindrola, torinese, è violinista, pianista, arrangiatore e direttore d’orchestra. La sua formazione è avvenuta sotto maestri famosi quali von Abel, Manghini, Brun, Quaranta e Celibidache, che gli hanno poi permesso di occupare ruoli di rilievo in importanti istituzioni musicali, quali l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, il Gruppo di Archi di Torino e la Rai torinese.
Mara Martellotta
Chiesa di Santa Giulia, piazza Santa Giulia 7 bis. Ingresso libero
(La foto della chiesa è di MuseoTorino)
Un milione di utenti in più sui treni regionali
Nei primi nove mesi dell’anno
settembre 2019: 85.000 viaggiatori in più
puntuali nove treni regionali su dieci
93 persone su 100 soddisfatte del viaggio nel complesso
29 addetti per servizio customer care regionale
Un milione di persone in più (+3,5%) sui treni regionali in Piemonte nei primi nove mesi del 2019, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Circa ottantacinquemila in più (+2,3%) a settembre 2019.
Cresce anche la puntualità percepita dai viaggiatori: il 90,4% dei treni arriva entro i cinque minuti. Crescita annuale pari a 1,7 punti percentuali.
Sono i principali numeri dei primi nove mesi dell’anno per il trasporto ferroviario regionale e metropolitano di Trenitalia in Piemonte (Gruppo FS Italiane). A ciò si aggiunge una crescita costante della customer satisfaction: 93 viaggiatori su 100 sono soddisfatti del viaggio nel suo complesso, 2,2 punti percentuali in più rispetto a settembre 2018.
L’ultima indagine demoscopica, commissionata da Trenitalia a una società esterna, registra risultati in aumento anche per tutti gli altri indicatori: pulizia (80,4%, +1,9), comfort (90,1% di gradimento, +1,2), puntualità (81,5%, +2,2), informazioni a bordo treno (88,1%, +2,2) e security (83,6%, +3,0).
Ventinove addetti di customer care offrono assistenza, informazione e security a tutti i passeggeri del trasporto regionale, sia a bordo sia sotto bordo oltre che presso i desk posizionati nelle stazioni ferroviarie di Torino Porta Nuova e Milano Centrale. Il servizio, avviato a novembre 2018, ha introdotto nel trasporto regionale alcuni plus che erano prerogativa delle Frecce.
Trenitalia è da sempre attenta alle esigenze delle persone e per questo favorisce l’intermodalità con servizi differenziati che soddisfano le esigenze di mobilità dei viaggiatori incentivando lo shift dai mezzi privati ai trasporti pubblici più convenienti, sicuri e sostenibili, agevolando gli spostamenti smart e le modalità di acquisto dei biglietti e invogliando i viaggiatori a lasciare l’auto privata a casa. Ciò ha permesso di incrementare il numero di persone che ha scelto il treno regionale anche per gli spostamenti nei fine settimana e durante le festività.
Il trasporto regionale su ferro registra un trend in crescita confermando l’attenzione costante del Gruppo FS verso le esigenze delle 144.000 mila persone che, ogni giorno, viaggiano sui convogli di Trenitalia in Piemonte. Risultati che sottolineano, inoltre, come il trasporto regionale e metropolitano nel suo complesso sia il perno di tutte le attività del Gruppo e al centro del Piano industriale 2019–2023.
Storie dai confini
Oscar Luigi Scalfaro intervenendo all’Assemblea Nazionale degli esterni della Democrazia
Cristiana nel lontano 1981, disse che nella Dc – ma non solo nella Dc – quando si parlava del
ricambio della classe dirigente si doveva fare riferimento agli “esterni, agli interni e agli eterni”.
Certo, lo statista piemontese aveva usato un linguaggio duro e sferzante a proposito del
rinnovamento del gruppo dirigente di quel partito in quell’epoca storica. Anche se lo stesso
Scalfaro fu, del tutto meritatamente, parlamentare dal 1946 sino alla sua elezione al Quirinale.
Cioè sempre. Ma, al di là del percorso politico di Scalfaro, e’ indubbio che quella riflessione usata
quasi 40 fa conserva tuttora una bruciante attualità. E questo non solo perché il tema della classe
dirigente e, soprattutto, della sua qualità restano al centro del dibattito politico e culturale nel nostro
paese. Perché dalla qualità, dall’autorevolezza e dal prestigio della classe dirigente derivano
anche la credibilita’ e la serietà della stessa politica.
Ora, se il ricambio dei gruppi dirigenti e’ certamente un fatto importante e da praticare senza
finzioni e furbizie, e’ altrettanto vero che non possiamo continuare a sostenere pubblicamente e
privatamente che l’attuale classe dirigente politica, tanto a livello nazionale quanto a livello locale,
e’ infinitamente meno qualificata di quella della prima repubblica – dove addirittura non è possibile
tracciare il benché minimo confronto – ma anche molto lontana dalla cosiddetta seconda
repubblica. E questo per un motivo molto semplice: la qualità e l’autorevolezza non vengono
ratificati per decreto ma sono il frutto di un percorso di preparazione, di radicamento e di
competenza che oggi, purtroppo, non trovano più cittadinanza. Certo, e’ addirittura imbarazzante il
confronto fatto nei giorni scorsi dallo stesso Conte con lo storico leader socialista Bettino Craxi.
Imbarazzante per una molteplicità di motivi ma soprattutto per il profilo e la natura del leader
politico e di governo Craxi e per quello che rappresenta oggi, concretamente, il Presidente del
Consiglio.
Ma, per ritornare alla riflessione iniziale di Scalfaro, forse quel riferimento agli “esterni, interni ed
esterni” oggi andrebbe leggermente corretto. E cioè, rispetto ad un tempo quando la classe
dirigente politica, al di là e al di fuori di qualsiasi santificazione, era comunque l’espressione media
della credibilità della politica, oggi la presenza dei cosiddetti “eterni” forse non solo e’ necessaria
ma è addirittura indispensabile per la stessa conservazione della qualità della nostra democrazia e
delle nostre istituzioni democratiche. Probabilmente sono proprio quegli “eterni”, in alcuni partiti,
che riescono ancora, seppur tra molte difficoltà e contraddizioni, ad evitare il trionfo definitivo del
pressapochismo, della superficialità, del populismo e della demagogia. E, in ultimo, grazie a quei
pochi o tanti “eterni” sarà ancora possibile parlare di partiti, di democrazia, di competenza e di
senso delle istituzioni. Forse. L’alternativa è la consegna definitiva ed irreversibile al populismo e
alla demagogia. Che, di norma, sono sinonimi di povertà culturale, politica, programmatica e forse
anche etica.
Giorgio Merlo
L’isola del libro
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
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Annalena McAffe -“Ritorno a Fascaray” -Einaudi- euro 25,00

Se amate la Scozia, le ricerche storiche e l’introspezione, questo romanzo fa per voi. E’ ambientato nell’immaginaria isola di Fascaray, un piccolo pugno di terra nel nord della Scozia, ammantato di colline, boschi, torbiere, distese di erba machair, alte falesie e grotte profonde, sabbia d’avorio cosparsa di conchiglie. Tutto nel breve raggio di un fazzoletto percorribile a piedi nell’arco di un giorno. In questa terra ancorata alle origini e all’idea dell’indipendenza dalla perfida Albione, arriva la ricercatrice canadese Mhairi McPhail, con la figlioletta di 9 anni Agnes. Un passato da sradicata: ha antiche origini scozzesi, ma la sua famiglia è emigrata in Canada e lei ha vissuto in più angoli del mondo: l’ultimo, New York, dove ha lasciato i cocci del matrimonio con Marco. Ha attraversato l’oceano per ritirarsi a scrivere l’ambiziosa biografia del bardo isolano da poco scomparso, Grigor Mc Watt. Lui è l’autore del monumentale “Fascaray compendium”: 70 anni di diari su folklore, storia, flora e fauna, vita sociale isolana. Raccolti in oltre 8 milioni di parole vergate con la stilografica “…nella sua grafia infinitesimale e precisa come un ricamo, in 276 taccuini”. Ma il romanzo è anche il resoconto delle difficoltà di una giovane madre alla ricerca di se stessa. L’inesauribile passione per tutto quello che riguarda il poeta, ma anche il tentativo di riassemblare la sua vita. Vicende private e storia pubblica dell’isola si intrecciano in modo indissolubile, il ritorno alle radici è l’elemento chiave. Mhaira raccoglie documenti, testimonianze e oggetti appartenuti a Mc Watt, ricostruisce pregi e difetti dell’autore. Sempre più distaccata e lontana dal vorticoso mondo della metropoli americana, immersa in se stessa e nelle pile di carte, lettere, pamphlet, conti, ricette e tutti i cimeli di una vita intera spesa nel perimetro di Fascaray.
E’ un affascinante affresco di vite questo romanzo scritto da Annalena McAfee (nata a Londra nel 1952), dal 1997 sposata con lo scrittore Ian Mc Ewan e intellettuale poliedrica. Laureata a a Essex, è stata responsabile della sezione Arte e Letteratura del “Financial Times”, ha fondato la “Guardian Review, ed è anche autrice di libri per ragazzi.
Un altro libro di questa autrice che vale la pena di leggere è “L’esclusiva” (sempre pubblicato da Einaudi nel 2012) suo primo bellissimo romanzo un po’ trascurato dalla critica.
Annalena McAffe “L’esclusiva” – Einaudi- euro 21,00

“L’esclusiva è ambientato nel mondo del giornalismo, ruota intorno a due personaggi femminili (che più lontani tra loro non potrebbero essere) e mette a nudo i rischi di un mestiere in cui sarebbe sempre bene controllare a fondo le proprie fonti, perché il pressapochismo e la spudorata ricerca del gossip possono stravolgere un’intera vita. E’ quello che succede all’anziana Honor Tait, mostro sacro del giornalismo d’inchiesta britannico. E’ stata una sorta di bellissima Martha Gellhorn (grandissima reporter del XX secolo e 3° moglie di Ernest Hemingway); spregiudicata, ha conosciuto personaggi cult del mondo del cinema e della cultura. Per 50 anni ha girato il mondo, curato reportage dagli scenari internazionali più importanti, e vinto il prestigioso Premio Pulitzer per un articolo sulla liberazione di Buchenwald.
Ora, nel 1977 è alla soglia dell’80esima candelina e dopo la morte del 3° marito vive appartata, in una casa piena zeppa di ricordi che raccontano la sua vita. Ed ha un’altissima opinione di se stessa. Non ama concedere interviste, ma si lascia convincere ad accettare quella di una giovane free lance che sta disperatamente cercando di emergere dalla melma dei tabloid popolari. Si chiama Tamara, è un un’ochetta svampita, un bel po’ ignorante, digiuna di storia e cultura e, per quella che pensa sia l’intervista che farà balzare avanti la sua carriera, si prepara in modo approssimativo. Ma Honor è un osso duro e fin da subito capisce con chi ha a che fare. E’ lo scontro tra due modi di fare informazione: quello serio e impegnato della decana e quello superficiale e becero della giovane. Ne uscirà un disastro su più fronti….
Simona Lo Iacono “L’albatro” -Neri Pozza- euro 16,50

Forse è vero che il nostro destino da adulti affonda le radici nei sogni di quando eravamo bambini. O almeno è questa l’idea di partenza del bellissimo libro “L’albatro” che la scrittrice e magistrato siracusano Simona Lo Iacono ha dedicato alla vicenda terrena di uno dei giganti della letteratura, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore de “Il Gattopardo”.
L’albatro che dà il titolo al libro è il più fedele degli uccelli: quello che segue come un innamorato la scia delle navi mercantili, senza mai abbandonare il capitano, neanche se infuria la tempesta. Lo Iacono ripercorre la vita dello scrittore affidando pagine di ricordi al fedele servitore Antonno, affiancato da piccolo all’altrettanto imberbe Giuseppe, che ritroviamo nel 1903, figlio unico della nobile famiglia siciliana. Bimbo silenzioso e solitario che vive nello splendido palazzo di famiglia in via Lampedusa a Palermo.
Antonno è bizzarro perché vive e pensa al contrario: se deve andare avanti cammina all’indietro, se deve leggere inizia dall’ultima pagina. Ma la sua fedeltà è assoluta e il fulcro della sua vita è proprio il giovane Giuseppe.
Ecco allora lo scorrere della vita dello scrittore, alternato a pagine dei suoi pensieri e ricordi durante la degenza nella Clinica romana Villa Angela, dove si sottoponeva a sedute di cobaltoterapia nella speranza di sconfiggere, o almeno rallentare, il tumore ai polmoni che finirà per stroncarlo. Ci sono pagine durissime che testimoniano l’orrore delle due guerre mondiali, i bombardamenti che raderanno al suolo “il gigante” (il sontuoso palazzo nobiliare della sua casata). Una ferita mai rimarginata perché “:..con la casa se ne andava il passato, la mia infanzia, il primo sguardo sul mondo…”.
Poi c’è l’amore della sua vita, la tedesca studiosa di psicoanalisi (conobbe personalmente Sigmund Freud) Alexandra Wolff Stomersee, detta Licy; figlia di una cantante lirica e di un barone lettone (che fu anche maestro di corte dello Zar Nicola II). La sposerà a Riga quasi in sordina, con rito ortodosso, nel 1932. Ma il loro sarà per anni un matrimonio a distanza perché Licy -così moderna e mascolina, coltissima e poco elegante- non verrà mai accettata dalla madre dello scrittore e i brevi periodi di convivenza delle due donne saranno all’insegna della belligeranza.
Poi c’è lo struggente racconto della beffa più nera con cui il destino infierì sullo scrittore. Morire prima di essere riuscito a vedere stampato il suo capolavoro, “Il Gattopardo”. La magnifica e immortale storia del Principe di Salina travolto dal cambiamento di un’epoca e dalla caduta dei privilegi dell’antica nobiltà siciliana. E’ curioso come lo scrittore fece morire il suo Gattopardo in una notte di luglio e come lui stesso spirò nel sonno e fu trovato senza vita all’alba del 22 luglio 1957. E tale è la tenacia dell’albatro che Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ormai agonizzante, percepirà anche alla fine la sua presenza pronta ad accoglierlo oltre il mistero della morte.
E giusto per la cronaca…fu lo scrittore Giorgio Bassani, autore de “Il giardino dei Finzi Contini”, a capire che “Il Gattopardo” era un capolavoro assoluto, ancora oggi uno dei libri più letti e tradotti a livello mondiale.
Il penultimo appuntamento, martedì 15 ottobre alle ore 21.00, sarà dedicato all’opera di Giuseppe Varlotta, sceneggiatore, regista, produttore cinematografico e scrittore italiano, oltre che allievo del grande maestro Mario Monicelli, il quale dialogherà con il giornalista del Sole 24 Ore Roberto Coaloa. Ad intervenire alla discussione un ospite d’eccezione, il giornalista e avvocato Alessandro Cecchi Paone. Durante la serata sarà presentato il volume dal titolo “Gli spazi del Novecento. Il paesaggio architettonico nel cinema visto attraverso la “finestra” di montaggio”, con la prefazione di Paolo Conte, edito da L’Erudita. Gli ospiti si concentreranno su un quesito particolare “In che modo lo spazio reale contamina l’architettura cinematografica?” Da questa stessa riflessione nasce il progetto Gli spazi del Novecento: un’attenta ricerca sulle sequenze di montaggio attraverso la rassegna di alcuni capolavori cinematografici come La Grande Guerra e Allora Mambo. Giuseppe Varlotta analizza i movimenti della macchina da presa mettendo in luce l’importanza di elementi architettonici come la finestra, che diventa veicolo di emozioni profonde e diverse e il paesaggio valutato anche sotto l’aspetto tecnico delle luci e del montaggio. All’interno dell’opera la stessa tesi del giovane sceneggiatore è supportata da interviste esplicative a maestri del cinema quali Mario Monicelli, Suso Cecchi D’Amico, Giorgio Arlorio e Lucio Pellegrini che discorrono sull’apporto spaziale dato all’architettura al cinema fin dai suoi esordi, costituendo talvolta la sintassi del film e trasformandosi così in una vera e propria attrice.