La presentazione all’Educatorio della Provvidenza di Torino giovedì 4 giugno


Una giusta punta d’orgoglio, sin dall’inizio di questa presentazione della 71ma stagione del TST – Teatro Nazionale, autorità e in quella fotografia e in quel titolostaff e dirigenza tutti schierati sul palcoscenico del Gobetti, nelle parole del presidente Alessandro Bianchi: “Quella che stiamo concludendo in questi giorni ha raggiunto la quota dei 170mila biglietti venduti, un record che mai avevamo raggiunto. Non significa soltanto maggiori ricavi, in quella cifra c’è la verità di un interesse crescente, per il teatro e per le scelte dei nostri spettacoli, come la spinta a proseguire.” E allora vai! con la numero settantuno, tre sale a far da palcoscenico – le abituali Carignano, Gobetti e Fonderie Limone – più l’apporto di un appartamento al piano nobile di piazza Carignano 2 dentro il quale verrà proposto “L’evento”, per la regia di Kriszta Székely, a cui darà voce e corpo la giovane e talentuosa Alice Fazzi, testo del premio Nobel 2022 per la Letteratura Annie Ernaux, una vicenda che sa d’autobiografia, ambientata nell’ottobre del 1963, in cui una studentessa ventitreenne è costretta a ricorrere a vie clandestine per interrompere una gravidanza, nell’illegalità che ancora vige in suolo francese: una esperienza umana dolorosa che incrocia ambiguità e silenzi, la vicinanza di poche compagne, l’incontro con una madre.
“Elisir” è il titolo della stagione, stampato in negativo sulla copertina del programma, cento pagine di titoli e di notizie e di futuri appuntamenti, due rosate vegliarde, torretta di gelato in mano, qualche grinza in viso e occhialoni e una tuta da catwoman, compresa la stella del Guarini in rilievo, una selva di significati in quella fotografia e in quel titolo, dove “l’elisir” – non inteso certo come ricetta per l’immortalità né come mezzo per arrestare il corso del tempo – ci aiuta a vivere più a lungo, dove il teatro migliora l’aspetto della vita, dove di fronte a palcoscenico e attori lo spettatore è assai più felice, dove giganteggia una linea pop e dove si tende a sottolineare una discontinuità rispetto al passato. Insomma aria di festa, desiderio di produrre e di mostrare, un calendario che è stato d’obbligo “comporre e scomporre”, confesserà Valerio Binasco – mentre sfoglia i siparietti che da qualche tempo ci regala, mentre si alza e si risiede sulla sedia, mentre improvvisa o legge, mentre spiega o più o meno silenziosamente rimugina -, per farsi meraviglioso carico della teatrale potenzialità italiana e per votarsi sempre di più a quella internazionalizzazione che, con il nome della Székely, porterà a Torino Eline Arbo, regista norvegese direttrice dell’International Theatre di Amsterdam, con “The End of Eddy” di Eduard Louis, il ritorno dell’inglese Ben Duke con la sua ultima creazione “The Last Hamlet” e la réunion dei discendenti di quello che è stato il mito Charlie Chaplin guidati da James Thierrée e Victoria Chaplin che presenteranno “Rendez-vous”.
94 titoli in sede e in tournée, tra cui 21 produzioni e coproduzioni, 57 ospitalità e 16 spettacoli per Torinodanza Festival: “per entrare a teatro e uscire più diversi” sostiene Binasco. Si inaugura il 5 ottobre al Carignano con “Una delle ultime sere di carnovale” di Goldoni, regia di Binasco (“è il mio primo spettacolo in costume, voglio dare retta a Goldoni più che posso”), l’abbandono di Venezia e la partenza dell’autore per Parigi, ma uomini e donne come noi, “si parla di gente povera, di mestiere e di classe operaia, di emigrazione”, nella continuazione di questi ultimi due anni in cui “mi sono dedicato a mettere in scena i ‘signor nessuno’, a leggere le nostre storie comuni”. Tra gli interpreti, Orietta Notari, Natalino Balasso, Marta Cortellazzo Wiel, Giordana Faggiano, Nicola Pannelli e Milvia Marigliano fresca del successo personale nella “Grazia” di Sorrentino come Coco Valori. Ma, ad essere esatti, avrà già anticipato il giorno precedente al Gobetti Mathias Martelli – raggiunto al telefono in quel di Madrid prima tappa del lungo tour che all’insegna di “Dario Fo 100” lo porterà ai quattro lati del mondo, da New York a Sidney, da Rio de Janeiro a Tunisi, da Santiago del Cile a Stoccarda, da Atene a Parigi – con “Lu santo jullàre Françesco”, ancora Fo, nell’800mo centenario della morte del Santo, un ritratto “contemporaneo, folle, necessario e luminosamente irregolare”.
Non soltanto i classici, nelle scelte del direttore artistico, del direttore artistico junior Pleuteri, del vicedirettore artistico di nuova nomina Leonardo Lidi (a lui si dovrà a febbraio al Gobetti la messinscena dell’”Inserzione” di Natalia Ginzburg, “una storia di solitudine, amicizia, gelosia e follia”, interpreti Marta Pizzigallo e Ilaria Campani, e la ripresa dell’”Amleto” con Mario Pirrello) e del Direttore Generale Filippo Fonsatti, ma una buona parte di contemporaneità, fatti male i conti due terzi delle proposte, “sui venticinque spettacoli del Carignano – sottolinea Pleuteri, immaginando una colorata torta da suddividere – quindici si devono ad autori viventi “, come ampia è la presenza femminile a tirare le fila di vari spettacoli, attrici e registe, mentre già ad inizio dell’incontro (“ma non è una polemica quella che voglio fare”) Rosanna Purchia, assessore alla Cultura del Comune, s’augura una scalata in rosa anche verso le responsabilità manageriali e organizzative dell’Ente torinese. Tra le tante proposte, Alessandro Haber affronterà “Le ultime lune”, testo di Fulvio Bordon con cui Marcello Mastroianni, già malato, dette l’addio alle scene, la brechtiana “Madre Courage” con Lunetta Savino per la regia di Leo Muscato, “una figura contraddittoria che vive nel conflitto come dentro un mercato permanente, scivolosa, inafferrabile, in una parola umana”, mentre s’annunciano per la prima quindicina di dicembre “la musica dal vivo e un deciso taglio rock, a trasformare la scena in un concerto di luce, suono e corpi”. Giuseppe Cederna affronta il mondo animale di Bernardo Zannoni, vincitore del Campiello 2022 con “I miei stupidi intenti”, vedremo la coppia Favino regista e Anna Ferzetti (anche lei successo personale con “La grazia”) interprete in “People, Places & Things” del britannico Duncan Macmillan, a raccontare un percorso di recupero dalla dipendenza da alcol e droghe da parte di Emma, attrice fragile e smarrita; Davide Livermore proporrà con lo Stabile genovese “Orlando Furioso” “da” Ludovico Ariosto, Shakespeare (“Otello”) e John Ford (“Peccato che sia una sgualdrina”) a onorare il teatro seicentesco d’oltremanica, Emma Dante e “Dopo la prova” con cui Gabriele Lavia rende omaggio a Ingmar Bergman, Stefano Massini a fare e a farci fare i conti con “Lo zar” che al secolo ha il nome di Vladimir Putin: dopo “Mein Kampf” e “Donald”, un nuovo percorso, “lo spettacolo attraversa il crollo dell’URSS fra violenza, fame, tumulti e bande criminali, e ricostruisce la metodica scalata al potere del futuro leader”.
Nella sala di via Rossini, tra gli altri, “Lettere a Bernini”, amaro quanto rabbioso ricordo del genio verso l’odiato collega Francesco Borromini, “Predatori di pianura”, ispirato a Ruzante, per la regia di Gabriele Vacis e l’interpretazione di Andrea Pennacchi, in pieno successo con i suoi compagni dopo l’exploit di “Le città di pianura” al cinema, “Figli” scritto dallo scomparso Mattia Torre e adattato e diretto da Fausto Paravidino, interpretato da Edoardo Pesce, poi Stefania Rocca e Michele Di Mauro, Jurij Ferrini ancora una volta pronto a cimentarsi con Rafael Spregelburd, Giordana Faggiano – era ora che qualcuno la chiamasse a protagonista assoluta! è stato il compito di Davide Sacco – con “Lettera di una sconosciuta” dalla novella di Stefan Zweig, la storia di una donna che, mai notata, ha trascorso la intera vita all’ombra di un celebre scrittore, tra sacrificio e devozione. Sbirciando nelle sale delle Fonderie Limone di Moncalieri, Roberto Andò dirige Lino Musella e un nutrito cast di interpreti in “Non posso narrare la mia vita”, a rendere omaggio alla voce indimenticabile di Enzo Moscato, Gabriele Vacis affronta in maniera definitiva la “Trilogia dei Libri” con il Corano, una quindicina di giorni a maggio per riapplaudire uno degli spettacoli più convincenti della stagione che si sta per concludere, quel “Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti”, Pleuteri e Lidi a preparare una ottima pista a un trio d’attrici di eccezionale bravura, Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti e Teresa Castello, tra i “giorni migliori” del teatro italiano, un cane un gatto e un pesciolino rosso di sesso femminile che vivono una loro avventura (in tempo di Covid) in attesa di un personale Godot che non arriverà mai.
Elio Rabbione
Nelle immagini: Valerio Binasco, regista di “Una delle ultime sere di carnovale” (ph. Virginia Brown); “Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti” (ph. Luigi De Palma); “People, Places & Things” (ph. Enrico De Luigi); “Rendez-vous” (ph. Richard Haughton).
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Il tema richiama i principi essenziali della danza – corpo, gesto, composizione, relazione tra spazio e tempo – e la capacità di immaginare nuove connessioni tra artisti, luoghi, pubblici, operatori italiani e stranieri, istituzioni e territori, favorendo opportunità di crescita, collaborazione e circuitazione oltre confine.
La scelta delle quattro città riconosce al territorio la capacità di presentarsi come un vero ecosistema culturale diffuso, integrato e riconoscibile a livello nazionale e internazionale. Sono stati infatti individuati luoghi già segnati da processi di rigenerazione urbana e culturale: Lavanderia a Vapore a Collegno, Fonderie Limone a Moncalieri, Teatro Astra, OGR, Casa del Teatro Ragazzi e Giovani a Torino, Reggia di Venaria Reale.
Saranno 18 le proposte capaci di offrire un’ampia mappa della scena coreografica italiana: la sezione Programmazione presenterà 14 spettacoli, Open Studios 4 lavori in fase di sviluppo. Ad alternarsi autrici, autori, compagnie consolidate, nuove generazioni, linguaggi ibridi, formati diversi e pratiche che attraversano danza, teatro fisico, performance, immagine, parola, suono, relazione con lo spazio e rapporto con il pubblico. Si aggiungeranno inoltre due produzioni ospiti, scelte per le caratteristiche che le rendono completamento del panorama artistico della programmazione.
Nel corso della presentazione della manifestazione, svoltasi a Roma nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli ha messo l’accento sul fatto che «la presenza della NID in Piemonte non rappresenta soltanto l’arrivo di una manifestazione importante sul nostro territorio. È il riconoscimento di un sistema culturale che ha investito con continuità sulla danza come linguaggio artistico, come ambito di ricerca e come componente strategica delle politiche per lo spettacolo dal vivo. La NID Platform 2026 sarà anche un’occasione per raccontare il Piemonte attraverso una geografia culturale ampia: teatri, centri di residenza, spazi industriali riconvertiti e patrimonio storico-architettonico concorreranno a costruire una piattaforma diffusa, restituendo l’immagine di un territorio in cui la cultura non è concentrata in un unico luogo, ma vive attraverso una pluralità di spazi, funzioni e comunità».
L’edizione 2026 della NID Platform è sostenuta dal Ministero della Cultura e dalla Regione Piemonte ed è coordinata dalla Fondazione Piemonte dal Vivo, soggetto capofila e attuatore designato dall’Associazione Danza Esercizio e Promozione con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo.

È stato tratto in salvo dopo 12 ore il giovane speleologo di 20 anni, bloccato a 120 metri di profondità nella Grotta dei Cinghiali Volanti, sulle montagne di Garessio, in provincia di Cuneo. All’alba di questa mattina è stato estratto vivo e subito trasferito in ospedale: è cosciente.
Tutto era cominciato domenica pomeriggio, intorno alle 17, durante un’escursione: un grosso masso si è staccato mentre lo speleologo passava, bloccandogli una gamba. I compagni di escursione hanno allertato subito il soccorso alpino.
Da ieri sera al lavoro 42 tecnici e operatori del soccorso alpino e speleologico di Piemonte, Lombardia e Liguria, affiancati da vigili del fuoco volontari di Garessio e dal nucleo SAF di Cuneo. Tra loro 8 sanitari e 8 disostruttori. Per mantenere i collegamenti con l’esterno è stata predisposta una linea telefonica all’interno della grotta. I tecnici hanno lavorato senza sosta per tutta la notte: per sminuzzare il masso, per allargare i passaggi e per valutare le condizioni del giovane prima di muoverlo.
La grotta si trova nell’area carsica Rocca d’Orse, in Val d’Inferno, scoperta nel 2007 dallo Speleo Club Tanaro. È nota per la sua natura aspra e frequentata da speleologi, escursionisti e geologi. Alle 5:40 lo speleologo è stato estratto e affidato ai sanitari.
VI.G
–Immagine di archivio–
Proseguono gli appuntamenti di Torino Comics, giunto alla sua 30esima edizione, dopo le giornate di sabato 30 e domenica 31 maggio alla Certosa Reale di Collegno e al Parco Dalla Chiesa. Il grande evento dedicato al fumetto e alla cultura pop chiuderà oggi, lunedì 1 giugno, la sua rassegna che ha incluso mostre, cosplay, concerti, videogiochi, sport, giochi da tavolo, incontri e attività per grandi e piccini.
Dopo il grande successo di visitatori, che non hanno fatto mancare il loro calore al simpaticissimo Giovanni Muciaccia e agli altri grandi ospiti della rassegna, tra cui il divulgatore e content creator Kenta Suzuki e la cantante, amatissima anche dai bambini, Cristina D’Avena, oggi è atteso il main guest di questa edizione di Torino Comics, Milo Manara. Alle 12, nel Teatro della Lavanderia a Vapore, il maestro del fumetto dialogherà con Ivo Milazzo in un incontro dedicato alla creatività per immagini moderato da Fabrizio Accatino.
Al termine dell’incontro, Poste Italiane presenterà la cartella “Litografia d’Autore”, con una litografia dedicata a Caravaggio realizzata dallo stesso Manara. In questa occasione si svolge anche la cerimonia dedicata allo speciale annullo filatelico per i trent’anni dalla pubblicazione de “I Custodi del Maser 1” di Massimiliano Frezzato, alla presenza di Ida Ciancia, direttrice di Filatelia Torino.
Alle 16 Milo Manara incontrerà il pubblico nella Sala delle Arti, sede della mostra “Manara e l’arte del racconto: letteratura, cinema e storia”, dedicata alla sua lunga carriera e visitabile fino al 28 giugno.
Sul mainstage spazio ai concerti: dalle 12 si svolge la finale della Battle of the Bands, seguita dai concerti degli Spork e degli Only One BlacK; gran finale alle 18.30 sul palco principale con Giorgio Vanni, la voce simbolo delle sigle dei cartoni animati degli anni Novanta e Duemila.
30esima edizione di Torino Comics
30-31 maggio e 1° giugno 2026 – dalle ore 10 alle 20
Certosa Reale e Parco Dalla Chiesa, Collegno (TO)
Mara Martellotta
La scelta di intervistare l’onorevole missino Boetti Villanis come rappresentante monarchico piemontese lascia perplessi. Boetti è una degnissima persona che per ragioni anagrafiche durante la guerra civile aveva solo 12 anni, anche se anelava arruolarsi nella repubblica sociale. Il suo fascismo è successivo al 25 aprile 1945, sia pure venato di monarchismo per l’estrazione aristocratica della sua famiglia. Quando Boetti sembro’ aver desiderato i gladi dei repubblichini alle stellette militari sia pure come un desiderio impossibile, negò chi per quelle stellette è stato prigioniero in Germania, gli IMI, nega il valore del generale Perotti, dei martiri militari del Martinetto, di Montezemolo, che morirono per la loro fedeltà al Re. Nega il valore delle divisioni alpine di Martini Mauri. E’ lecito che Boetti lo faccia in democrazia, ma è fortemente disinformativo che “La stampa” scelga come esempio di monarchico lui, con il suo passato. I Monarchici veri furono ufficiali come il colonnello Enzo Fedeli e il conte Prunas Tola. Basta documentarsi. Questa scelta del giornale porta il lettore a pensare che i monarchici anche durante la Repubblica di Salò fossero con Mussolini. Un vero falso storico. Lo storico Piero Operti, monarchico e antifascista, venne cacciato dall’insegnamento. E potremmo citare tanti altri monarchici nella Resistenza come la MOVM Paola del Din .
Il ritiro di Pentecoste, alla Casa della Madia, ha avuto come tema centrale la riflessione di fr. Enzo Bianchi sullo Spirito Santo, vissuto come pienezza della Pasqua. Il suo intervento ha cercato di riportare questa festa al cuore del mistero cristiano, liberandola da una comprensione ritenuta un po’ troppo abitudinaria.
Fr. Enzo ha mostrato che, nel Vangelo secondo Giovanni, la prospettiva è diversa da quella degli Atti degli Apostoli: Pasqua, Ascensione e dono dello Spirito non vengono separati, ma compresi come parte di un unico mistero. Nel quarto Vangelo, infatti, lo Spirito viene donato già sulla croce. Quando Gesù muore, non “spira” soltanto, ma consegna lo Spirito. Dal suo fianco trafitto escono sangue e acqua, come compimento della promessa dei fiumi di acqua viva. Questa lettura colpisce, perché cambia il modo di pensare la Pentecoste. Lo Spirito Santo non appare come qualcosa di separato dalla Pasqua, ma come il dono più profondo del Cristo crocifisso. Fr. Enzo Bianchi ha insistito anche sul significato della parola Paraclito: lo Spirito Santo è colui che viene chiamato accanto, l’amico inseparabile di Gesù e il compagno fedele del credente.
Nel Vangelo secondo Giovanni, lo Spirito insegna, ricorda, rende testimoni e permette di giudicare la storia. Non giudica le persone, ma aiuta a discernere le situazioni. Davanti al male, alla violenza e all’ingiustizia, la fede non può sempre restare neutrale: a volte è necessaria una parola chiara, capace di distinguere l’aggressore dalla vittima, il male da una pace solo apparente. In questo senso, lo Spirito Santo non è soltanto consolazione interiore, ma una forza che rende più lucidi, liberi e responsabili dinanzi alla realtà.
Nel pomeriggio, Patrizia Valduga ha dato continuità a questa riflessione con un linguaggio diverso: quello della poesia. Ha parlato della guerra e del dolore degli innocenti senza trasformarli in un tema letterario, ma lasciandoli nella loro durezza. Le sue parole sono sembrate nascere dal bisogno di non restare indifferenti davanti a ciò che accade nel mondo. In questo senso, la poesia non rappresenta un modo per allontanarsi dal presente, ma per viverlo con maggiore verità. Forse anche questo appartiene alla Pentecoste: trovare una parola che non copra ciò che fa male, ma aiuti a ricordare, discernere e testimoniare, quando il silenzio rischia di diventare una forma di accettazione implicita.
IRENE CANE
Lucento, Barriera, Aurora, poi San Donato, San Salvario e Madonna di Campagna: negli ultimi giorni la Polizia ha spento macchinette, chiuso sale e multato gestori. E nelle tasche delle slot c’erano quasi 800 euro.
Intensificati, su disposizione della Questura, controlli in bar, sale da gioco, circoli e locali con spettacoli pubblici. La Divisione Polizia Amministrativa e Sociale ha verificato autorizzazioni, sicurezza e rispetto delle norme sul gioco, sulle tasse e sull’intrattenimento.
A Lucento gli agenti hanno sequestrato due slot machine AWP, senza nulla osta e non collegate alla rete per la tassazione. Dentro c’erano circa 800 euro. La titolare del bar è stata denunciata per frode informatica e per gioco d’azzardo vietato. Anche l’installatore è stato denunciato: le modalità di funzionamento rendevano di fatto impossibile per il giocatore fermare i rulli sulle combinazioni vincenti. La mancata connessione alterava il software e bloccava l’invio dei dati fiscali.
Controlli mirati anche nei locali con intrattenimento. In Aurora un bar usava il piano interrato per musica senza le autorizzazioni necessarie: il titolare è stato passato alla magistratura. Ci sono state anche sanzioni per la cucina poco pulita e per la mancanza dell’alcoltest obbligatorio.
A San Donato gli agenti hanno scoperto una saletta in un locale seminterrato dove si svolgevano spettacoli senza autorizzazione: il titolare è stato denunciato e multato per 660 euro per difformità riscontrate anche nella sala fumatori. In San Salvario è stato trovato un piano interrato usato senza autorizzazione in un esercizio pubblico. Il titolare è stato denunciato e multato anche perché l’addetto al controllo non aveva rinnovato l’iscrizione all’elenco prefettizio, come richiede la legge.
I controlli hanno toccato anche circoli privati. A Madonna di Campagna gli agenti hanno visto che i frequentatori erano registrati come “soci”, ma il locale era di fatto aperto al pubblico senza autorizzazioni: il presidente del circolo è stato denunciato per apertura abusiva di locale di pubblico spettacolo. Un altro circolo della zona ha avuto problemi simili: multe al presidente e, in un caso, passaggio alla magistratura; anche lì la sala fumatori non era regolare.
Tutti i procedimenti penali sono ancora nelle indagini preliminari: vige la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva.
VI.G