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Forza Italia, il ritorno di Daniele Cantore

Il rientro nel partito annunciato durante l’incontro con Stefania Craxi a Torino


Giovedì 11 dicembre nella sede di Forza Italia, alla presenza del Coordinatore Regionale Ministro Paolo Zangrillo, del Vicecoordinatore Regionale Sen. Roberto Rosso e del Segretario Cittadino Marco Fontana, del presidente della Regione Alberto Cirio e con la presenza della Sen. Stefania Craxi presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato quale autorevole testimone e amica, Daniele Cantore con tutti i membri del coordinamento regionale di Alternativa Popolare Piemonte, con gli aderenti all’associazione “Italia Riformista” e all’associazione (già federata ad AP) “Comunità Territoriali d’Europa” è ritornato in Forza Italia. Con lui oltre ai dirigenti regionali e provinciali di AP e agli iscritti, sono rientrati o entrati anche alcuni amministratori locali. Erano presenti circa un centinaio di persone arrivate per arricchire la casa di FI.

Cantore ha dichiarato: “per un socialista liberale Craxiano, riformista, moderato Forza Italia è l’unico spazio per potersi esprimere e rimanere uomini liberi. Mi sono confrontato con gli amici di AP, che ho costruito io sul Piemonte, e delle due associazioni e con loro abbiamo condiviso questo convincimento. Il nostro è un nutrito gruppo di cittadini che provengono da tutte le fasce sociali, attenti ai bisogni dei più deboli ma anche a valorizzare i meriti delle persone che impegnano intelligenza e cultura per costruire il futuro della nostra società”.

Daniele Cantore è stato Segretario Nazionale dei Giovani Socialisti; segretario della Federazione del PSI di Torino, grazie anche al suo contributo è stata eletta Sindaco di Torino la prima donna e la prima socialista, l’Avv. Maria Magnani Noja; è stato Assessore Regionale e capo delegazione in Giunta per il PSI al commercio, sport, turismo, parchi, polizia locale e altre deleghe; è entrato in Forza Italia, è stato Capogruppo di FI nel Consiglio Comunale della Città di Torino per due consigliature e Consigliere Regionale del Piemonte, sempre per due consigliature, nella prima presidente della Commissione Ambiente.

 

Daniele Cantore, il percorso politico 


Daniele
Cantore nasce a Torino il 12 gennaio 1954. Il padre, Riccardo, nato a Chiusa San Michele nel 1919 e morto nel 2002, socialista e sindaco del paese dopo la Liberazione nel 1945 e poi per tre mandati negli anni ’70, è stato un imprenditore e la madre, Nelida Ravina, nata a Torino nel 1921 e morta nel 2015, è stata una docente di pianoforte.

Daniele, figlio unico, consegue la maturità classica dai padri gesuiti dell’Istituto Sociale di Torino nel 1973 e successivamente si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Torino.

Dal 1970 a oggi si dedica all’attività politica e svolge l’attività di libero professionista, amministrando negli anni due società di servizi per le aziende; è inoltre giornalista pubblicista.

Nel 1984 sposa Patrizia Ferrero, nata a Torino nel 1956, casalinga. Dal matrimonio nascono tre figli, Riccardo, nato nel 1986, di professione imprenditore (e Sindaco di Chiusa di San Michele dal giugno 2024), Andrea, nato nel 1988, di professione manager pubblicitario e Carlo, nato nel 1990, imprenditore.

Cattolico e di ispirazione socialista liberale, si iscrive al PSI nel 1972 (vi rimarrà fino al 1994), in Valle di Susa, dove milita, fino al 1980, nella Sinistra socialista (facendo riferimento alla componente lombardiana guidata in Piemonte da Nerio Nesi)insieme a una nuova leva di socialisti valsusini; tra il 1974 ed il 1979 è vicesegretario di zona, durante la segreteria di Ercole Pent.

Nel 1975 fonda con Padre Gianni Baget Bozzo la scuola popolare “Centro Storico” per consentire ai figli di famiglie disagiate di conseguire la licenza di terza media. La scuola è gratuita e insieme alla moglie Patrizia insegnano italiano, storia e scienze,matematica.

Nel 1979 si candida alla Camera dei deputati, con una candidatura di servizio ottenendo quasi duemila voti.

Nel 1980 viene nominato responsabile per il Piemonte del Tribunale del malato, fondato da Giovanni Moro (figlio di Aldo Moro).

Nel 1980 aderisce alla componente craxiana di Giusi La Ganga, di cui diviene uno dei giovani ed emergenti collaboratori.

E’ segretario provinciale della Federazione Giovanile Socialista di Torino tra il 1979 ed il 1982, quando viene eletto presidente nazionale della FGS (fino al 1985), entrando anche nella direzione nazionale del PSI. Farà anche più volte parte dell’Assemblea nazionale del PSI.

Nel 1982, durante la sua segreteria provinciale, prepara e gestisce il passaggio della Gioventù Liberale (quasi tutta) nella Federazione Giovanile Socialista di Torino. Confluiranno giovani capaci e brillanti che faranno importanti carriere professionali e politiche.

Nel 1982 alle elezioni universitarie di Torino viene eletto membro del Consiglio di amministrazione dell’Università, in una lista di sinistra.

Nel periodo 1980/82 è responsabile cultura della Federazione provinciale PSI di Torino; nel periodo 1982/84 è responsabile organizzazione della Federazione provinciale PSI di Torino; nel periodo 1984/85 è responsabile enti locali della stessa Federazione provinciale; nel periodo 1985/90 è segretario della Federazione provinciale di Torino, a lui, in intesa con Bettino Craxi, si deve l’elezione nel 1987 di Maria Magnani Noya prima donna Sindaco di Torino e prima donna Sindaco socialista d’Italia. Nel periodo della sua segreteria organizza, dopo tanti anni, due feste Nazionali dell’Avanti al Palavela di Torino, con grande partecipazione di iscritti e cittadini; nel 1988 chiusa da Claudio Martelli e nel 1989 chiusa da Bettino Craxi.

Introduce per primo, nel territorio della federazione provinciale di Torino, il rapporto abitanti iscritti nel tesseramento che porta a emarginare i signori delle tessere.

Dal 1986 al 1990 fa parte del consiglio di amministrazione della Sitaf.

Nel mandato 1985/90 è eletto consigliere comunale per il PSI a Grugliasco; nel mandato 1990/95 è eletto consigliere comunale a Sauze d’Oulx, in una lista civica progressista e fa parte anche del Consiglio della Comunità Montana Alta Valle Susa, in rappresentanza della minoranza di Sauze d’Oulx.

Nel mandato 1990/95 è eletto consigliere regionale, con ventiseimila voti di preferenza, nella lista PSI e svolge il ruolo di capo delegazione in Giunta e il ruolo di assessore al Turismo, Sport, Commercio, Artigianato, Parchi, Cave e Acque Minerali, Caccia e Pesca, Polizia Locale (fino al 1994), nella giunta di pentapartito guidata dal democristiano Giampaolo Brizio; nel 1994/95 aderisce al neocostituito gruppo consiliare dei Laburisti e viene eletto presidente della commissione Statuto.

Nel 1995 si iscrive a Forza Italia alla quale successivamente aderiranno anche Margherita Boniver, Fabrizio Cicchitto e altri socialisti e costituiranno la componente socialista all’interno del partito e diventa responsabile regionale dei Clubs.

Nel mandato 1997/2001 è eletto consigliere comunale di Torino nella lista di Forza Italia e svolge il ruolo di capogruppo, in opposizione al sindaco Valentino Castellani.

Nel mandato 2000/05 viene eletto consigliere regionale, come esponente di Forza Italia nel listino maggioritario del presidente Enzo Ghigo e svolge il ruolo di presidente della commissione ambiente.

Nel periodo 2004/06 è consigliere comunale a Chiusa San Michele, eletto in una lista civica e fa parte del consiglio della Comunità Montana Bassa Valle Susa e Val Cenischia, in rappresentanza della minoranza di Chiusa San Michele.

Nel mandato 2006/11 viene rieletto consigliere comunale di Torino, nella lista di Forza Italia e svolge ancora il ruolo di capogruppo e di capo della minoranza, in opposizione al sindaco Sergio Chiamparino.

Nel 2007 fonda l’Associazione Culturale “Italia Riformista” della quale diviene Presidente con la Senatrice Margherita Boniver Presidente Onorario.

Nel 2010, viene eletto per la terza volta Consigliere Regionale con la lista PDL/Popolo delle Libertà (partito nato dalla fusione tra Forza Italia ed Alleanza Nazionale).

Nel 2013 aderisce e si iscrive al NCD/Nuovo Centro Destra,partito fondato da Angelino Alfano, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliariello e altri esponenti del PDL nazionali e ne diventa capogruppo alla Regione Piemonte, fino al 2014.

Nel 2014 entra nell’assemblea nazionale di NCD.

Nel 2018 NCD si divide e nasce AP/Alternativa Popolare, della quale è attualmente membro dell’Ufficio di Presidenza e coordinatore regionale del Piemonte e Valle D’Aosta.

Nella sua attività amministrativa nei vari enti si evidenziano in particolare: la predisposizione della nuova legge sul commercio e la realizzazione del nuovo centro commerciale Le Gru. La riorganizzazione delle APT/Aziende di Promozione Turistica e la predisposizione di un ente pubblico/privato che le sostituisse e diventasse l’interlocutore della Regione Piemonte. L’organizzazione, insieme a Luigi Chiabrera, della prima Turin Marathon nel 1991, che proseguirà poi negli anni con grandi successi nazionali e internazionali. Primo in Italia ha l’intuizione di sponsorizzare gli atleti piemontesi, in particolare quelli dello sci, con il logo del Piemonte; la fotografia di Stefania Belmondo con il logo del Piemonte sul cappellino ha fatto il giro del mondo portando una ricaduta sportiva e turistica insieme a molti altri atleti piemontesi. La revisione della legge nazionale sulla caccia. La proposta di legge insieme ai colleghi Nerviani e Montabone, diventata legge nel 1992, che istituisce la Sacra di San Michele simbolo del Piemonte, l’illuminazione insieme a partners privati della Sacra di San Michele. L’assegnazione nel 1992 a Budapestdei Mondiali di Sci del 1997 in alta Valle Susa, Via Lattea e Bardonecchia, in qualità di Assessore Regionale e di Vice Presidente del Comitato Promotore presieduto da Giovannino Agnelli e costituito anche da Alberto Zunino, Pierino Gros, Giuliano Besson e Aldo Timon (manifestazione di grande successo che ha permesso di ottenere successivamente le Olimpiadi del 2006). L’impegno nel settore sanità e assistenza (2010/2014) con un’impegnativa e forte battaglia politica, la mobilitazione di amministratori e cittadini, per mantenere il robot nel reparto di urologia (ottenuto grazie all’impegno del Primario Prof. Francesco Porpiglia, primo in Piemonte ad operare con il robot) e la divisione di emodinamica nel reparto di cardiologia nell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano e nella cardiologia di Moncalieri, ottenendo il risultato.

Sono passati 12 anni dall’addio a Gipo Farassino

Al Teatro Carignano il 13 dicembre 2013 la sua città gli dava l’ultimo addio. Farassino, lo chanssonier, autore,drammaturco,attore, capocomico, musicista.
Un uomo poliedrico che è andato per il mondo a farsi le ossa ma poi è tornato nella sua città natale e l’ha difesa,raccontata, cantata. Lasciandoci composizioni e poesie.
È stato anche politico accanito in difesa del suo territorio, il. cittadino del mondo che si sentiva prima Piemontese, poi Italiano ed infine europeo.
In consiglio comunale ha raccolto molte querele per aver criticato la politica degli  Agnelli, in consiglio regionale ha riportato dignità alla bandiera del Piemonte il Drapo, in Giunta regionale ha dato voce ai piemontesi nel mondo ed in Europa, la legge sulla patente europea porta la sua prima firma.
Molto altro ha fatto e  in tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo ha lasciato un profondo vuoto.

GABRIELLA DAGHERO

Rejoice Gospel Choir, Natale è vicino!

REJOICE GOSPEL CHOIR
in concerto con “Re-Load”
Direttore Gianluca Sambataro
Mercoledì 17 Dicembre 2025 – ore 21
Chiesa di Santa Pelagia – via San Massimo 21
Non è Natale senza musica Gospel..Protagonista della serata,ultima dell’anno all’interno della rassegna “Contatti Sonori”, sarà il Rejoice Gospel Choir, diretto da Gianluca Sambataro. La formazione unisce la potenza del gospel afroamericano alle sonorità dello swing, del pop e del jazz, portando sul palco uno spettacolo ricco di suggestioni: dal groove intenso del gospel americano alle linee melodiche più dolci.
Il loro repertorio abbraccia suggestioni che spaziano dal groove energico del gospel americano (Kirk Franklin, Kurt Carr) alle linee melodiche del gospel europeo, ma negli ultimi anni il gruppo ha inoltre arricchito le proprie esibizioni con brani di artisti internazionali dei generi pop, musical e rap, rivisitati in chiave gospel con testi e arrangiamenti originali.
Lo spettacolo offre  ma un vero e proprio viaggio, fatto di atmosfere coinvolgenti e di emozioni profonde.
GD

Sciopero, migliaia in piazza a Torino e in Piemonte

Secondo i sindacati sono diecimila le persone in piazza a Torino per lo sciopero generale. Altre migliaia nelle città del Piemonte per le manifestazioni contro la legge di bilancio del governo proclamate dalla Cgil. Il sindacato comunica che l’adesione è alta nei luoghi di lavoro,  fino al 90% nella provincia di Torino.

(foto archivio)

Città metropolitana incrementa fondo salario accessorio ai dipendenti

Lo Russo: “valorizziamo il nostro personale”   

Il sindaco della Città metropolitana di Torino Stefano Lo Russo, dando attuazione al decreto legge 25/2025, ha deciso di destinare maggiori risorse al Fondo per il salario accessorio dei dipendenti dell’ente, fermo dal 2016.

Firmando il decreto che approva l’incremento annuo per l’importo di 488mila euro, ha dichiarato:  “Il 2025 è stato un anno di grande impegno per il personale della Città metropolitana di Torino che – nei dieci anni dall’entrata in vigore della Legge Delrio e del passaggio da Provincia di Torino a Città metropolitana – ha sempre operato con impegno e senso di appartenenza, garantendo lo svolgimento delle funzioni fondamentali assegnate, con particolare riferimento ai progetti di maggiore impatto sul territorio, dalla viabilità all’edilizia scolastica, e che continua a dimostrare slancio per raggiungere gli obiettivi dell’ente, compresi quelli sfidanti correlati al PNRR”.

“Una maggior valorizzazione economica per il personale – aggiunge Lo Russo – ci consente anche di rendere attrattivo l’impiego nell’Ente, nel quale negli ultimi anni abbiamo già avviato una intensa manovra di assunzioni di giovani”.

Cade in alta quota a Bobbio Pellice, escursionista recuperato in tempo

Si infortuna durante un’escursione a circa 2.500 metri di quota, cadendo lungo il percorso: salvato in tempo dai soccorsi. È successo nella tarda serata di ieri nel territorio di Bobbio Pellice, poco sotto il colle Malura.
L’uomo è riuscito a contattare i soccorsi prima di perdere i sensi a causa di un trauma cranico riportato in seguito alla caduta. Grazie alla localizzazione del telefono, i soccorritori sono riusciti a individuarlo e a recuperarlo con l’elisoccorso del 118 Azienda Zero, che ha trasportato sul posto anche un tecnico del Soccorso alpino e speleologico (Cnsas).
Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto, al momento del recupero l’uomo si trovava in stato di confusione e non ricordava quanto successo. È stato quindi trasferito all’ospedale di Pinerolo e le sue condizioni non sono gravi.

VI.G

La famiglia Leardi, genealogia. Eredità torinesi e monferrine 

 

Nella cultura monferrina del XIX secolo si distinse la contessa Clara (1782-1854), gentildonna di alto rango figlia del marchese Gian Giacomo Coconito Montiglio di Montiglio e di Vittoria Maria Gaspardone. Nel 1803 Clara si unì in matrimonio al conte Giulio Cesare Leardi (1765-1839), tenente colonnello al servizio di Sua Maestà il re di Sardegna, rimasto vedovo nel 1788 di Teresa Gambera, cugina di primo grado di Clara tramite la madre Paola Caterina Gaspardone, sorella di Vittoria Maria.

Fabrizio Gambera, padre di Teresa, conte di Mirabello, decurione e grande viaggiatore, aveva giurato fedeltà nel passaggio del Ducato di Monferrato ai Savoia unitamente al marchese Dalla Valle, entrambi residenti a Casale. Nel 1750 la giurisdizione annuale del territorio di Mirabello era suddivisa in 5 mesi per il feudo comitale e in 7 mesi per il feudo marchionale, parte ceduta nel 1775 da Gambera a Dalla Valle. Dopo il trattato di Aquisgrana del 1748 che espandeva i confini dei Savoia fino al Ticino, la potente famiglia Leardi, originaria della Lomellina residente a Pieve del Cairo e non ancora investita di titoli nobiliari, contraeva affari generando nuove parentele con le nobili e ricche casate del Monferrato.
Diego Giuseppe Leardi, padre di Giulio Cesare, residente a Casale e sposato con la damigella astigiana Isabella Angelieri di Incisa, nel 1780 fu investito da Vittorio Amedeo del feudo di Terzo a tre km ad ovest di Acqui, aggiungendo il nuovo cognome e la proprietà al titolo paterno e costruendo a Casale il palazzo di famiglia nel 1785. La freschezza intellettuale della nobildonna Claretta diventata contessa Clara Leardi Angelieri di Terzo e la conoscenza artistica del marito portarono molti benefici a Casale, lasciando in eredità cospicue donazioni agli istituti di beneficenza, le raccolte librarie del figlio collezionista d’arte Luigi e del cugino viaggiatore Carlo Vidua, scomparsi prematuramente.

Dal testamento di Clara stilato nel 1854, la città ricevette in legato il palazzo di famiglia per fondare un istituto con convitto per impartire lezioni di economia, commercio e diritto privato e stabilire la sede del primo museo civico della città, un capitale da gestire stimato in 220 mila lire. Nel 1858, nel palazzo Leardi situato nella omonima via a loro dedicata, fu inaugurato il primo istituto tecnico in assoluto nella storia d’Italia da Filippo Mellana, sindaco e deputato del collegio di Casale. Il conte di Conzano senatore Pio Gerolamo Vidua e Marianna, sorella di Teresa Gambera, erano i genitori di Carlo, il coraggioso cugino di secondo grado di Clara da lui chiamata affettuosamente Clarine.

Nel 1834, quattro anni dopo la morte di Carlo Vidua, l’amico conte Cesare Balbo ne pubblicò a Torino la vita in quattro volumi. Pio Gerolamo Vidua, sopravissuto a Carlo, donò alla Reale Accademia delle Scienze di Torino libri, stampe, documenti e rari oggetti raccolti durante i viaggi del gracile figlio, accompagnato dai Gozzani. Se Torino possiede la preziosa e unica raccolta di antichità egizie si deve in gran parte a Carlo Vidua e, per riconoscenza, la città gli ha dedicato una via in zona San Donato.

Fondamentale la genealogia primordiale dei conti Gambera del XVII secolo, origine dei consortili familiari dei marchesi Ricci di Cereseto e Fassati di Balzola, conti Pico Gonzaga di Uviglie, Avellani di Cuccaro, Callori di Vignale, Langosco di Langosco, Sordi di Torcello, Sannazzaro di Giarole e Gozzani di San Giorgio, ancora privi del titolo marchionale. Il marchese Giovanni Gozzani, edificatore dello splendido palazzo Treville di Casale con la moglie Lucrezia Gambera, rappresenta la continuità familiare dei cugini di secondo grado conte Pio Gerolamo Vidua e conte Giulio Cesare Leardi. La cappella gentilizia con lo stemma dei nobili Leardi è situata accanto a quelle dei cugini Scozia, Gozzani, Sordi e Langosco nel cimitero di Casale.
Armano Luigi Gozzano

Frontale sulla provinciale 22: due conducenti ferite, una in gravi condizioni

Scontro frontale tra due auto: una finisce contro l’alberata a bordo della carreggiata, ferite due conducenti, una è in gravi condizioni. È successo nella serata di ieri sulla strada provinciale 22 a Grosso. Le vetture coinvolte sono una Fiat Panda e una Volkswagen Polo, con la prima urtata violentemente e sbalzata fuori dalla carreggiata, finita contro gli alberi a margine della strada.

Nell’impatto entrambe le conducenti sono rimaste ferite. La più grave è una donna italiana di 42 anni, trasportata dall’elisoccorso del 118 dell’Azienda Zero all’ospedale CTO di Torino, dove le condizioni sono risultate preoccupanti a causa di un trauma toracico. L’altra automobilista, una 51enne italiana, ha riportato ferite di minore entità, con diverse fratture, ed è stata trasportata all’ospedale di Ciriè.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Venaria Reale per ricostruire la dinamica dell’incidente e i vigili del fuoco dei distaccamenti di Nole e di Torino Centrale, che hanno provveduto a estrarre le due conducenti dalle vetture incidentate.

VI.G

Il futuro dei giornali torinesi, interviene il cardinale Roberto Repole

Pubblichiamo la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino diffusa dal settimanale diocesano “La Voce e il Tempo”
In un momento storico molto delicato per il futuro della democrazia in Europa e nel mondo, credo indispensabile che una grande città come Torino, già molto travagliata, conservi strumenti d’informazione adeguati a conoscere la realtà e a formare l’opinione pubblica. Per questo, nel completo rispetto per la libertà d’impresa dell’editrice che pubblica i quotidiani “La Stampa” e “Repubblica” e riconoscendo l’ovvio diritto di operare compravendite anche nel settore dell’editoria, condivido il diffuso timore che Torino possa uscire gravemente impoverita dall’eventuale trasferimento della proprietà delle prestigiose testate a soggetti che operano lontano dal Piemonte e forse dall’Italia. Mi auguro anche che non vengano dispersi posti di lavoro e il grande patrimonio di professionalità maturato dalle redazioni giornalistiche”.

La ferocia, dietro le normali pareti di casa

Sino a domenica 14 dicembre, nella sala dell’Astra

Nell’ambito della stagione allestita dal direttore e regista Andrea De Rosa per il TPE / Teatro Astra, credo che “La città dei vivi” sia lo spettacolo teatrale maggiormente emblematico di quella “idea di identità e delle sue trasformazioni”, riflesso di una umanità in via di disfacimento e di una società in continua trasformazione, radice del più bieco pessimismo, che percorrerà il triennio in cui ci siamo avviati, prima domanda della lunga fila di quante possono sorgere: “che cosa diventano le persone quando si trovano ad affrontare esperienze estreme”. Non più persone né fantasmi ma semplicemente “mostri”. Esseri – ancora umani? – che travalicano i limiti delle nostre comuni aree di normalità per divenire qualcosa di inconsueto, di abnorme, di assolutamente diverso, eroi o assassini essi siano, nelle sfere del bene e del male. Sono i mostri che hanno il potere di sconvolgerci, che si mettono dritti davanti a noi, con forza e prepotenza, che ci terrorizzano “ma che non possiamo ignorare perché ci costringono a guardare come in uno specchio l’immagine di cosa potremmo diventare.”

Il mostro è il riflesso di una società voyeuristica, che scrolla le spalle, posta una storia su Instagram, si annoia a morte”, aggiunge Ivonne Capece che adatta (ben presente a commento la sequela dei video, con attori a essere una sorta di coro) e dirige “La città dei vivi” traendolo liberamente dal romanzo – per chi scrive queste note uno dei più “belli” letti in questa ultima manciata d’anni, se quel termine non sviasse tutto il marciume e l’angoscia che ci sono in quelle pagine – dato alle stampe nel 2022 da Nicola Lagioia, a riscrivere l’omicidio avvenuto nel marzo di sei anni prima in un caseggiato romano al Collatino, anonimo, eguale a tanti, del poco più che ventenne Luca Varani – era nato a Serajevo, adottato in Italia, studente di scuole serali e un aiuto per il padre nella vendita di dolciumi, una fidanzata e una doppia vita di prostituzione maschile, che contattato una sera mercanteggia tra i cento e i centocinquanta euro, è ospitato drogato seviziato colpito con un martello e un coltello, ripetutamente, un centinaio di colpi, martoriato -, ad opera di Marco Prato e Manuel Foffo – trentenni, due ragazzi apparentemente “normali” ma con l’idea di uccidere una persona per “vedere l’effetto che fa”, due buone famiglie alle spalle, quello, laurea in scienze politiche, omosessuale e organizzatore di eventi gay a Roma, da tempo affetto da HIV e da disturbi bipolari, il suicidio nel carcere di Velletri, la testa ficcata in un sacchetto di plastica, il giorno avanti l’inizio del processo, nel giugno del ’19; questo, capace di ripulire sommariamente la scena del crimine e di andare il giorno dopo al funerale dello zio, di fare in macchina le prime confessioni al padre, poi le parole dolorose all’avvocato e agli inquirenti, le ammissioni, le storie di devianze e di ricatti, di paure, di spasmodico uso di cocaina. Nella cancellazione totale della lucidità: davanti alla quale, tuttavia, il pubblico ministero non potè non sottolineare come “davanti a condotte criminali come questa oggetto del processo è difficile credere che possano essere commesse da un umano. Il polimorfismo da cui è affetto Foffo, né l’intossicazione cronica da alcol, giustificano l’accaduto”, aggiungendo che con quei fatti si era toccato “l’abisso umano”.

Già “La ferocia”, Premio Strega, romanzo precedente di Lagioia, era approdato in palcoscenico. Oggi Capece affronta con “La città dei vivi” questo enorme quanto assurdo, disturbante magma di violenza e lo rende con una mirabile lucidità, in cadenze, calibrature, in una scrittura che eccelle nella descrizione di una Roma che si fa universale (riflessa nella scenografia di Rosita Vallefuoco, fatta di ruderi senza valore, dove anche il Giulio II di Raffaello è ormai posto a rovescio), forse autentico “caput mundi” in negativo, in quella polvere bianca che cade da ogni parte e ristagna, nei racconti e nelle esasperazioni, nei fallimenti, nella ricerca edonistica, nel fascino cieco, nei rapporti di incessante violenza e in quelli più intimi tra padri e figli, nel desiderio di spiegare sempre più a fondo quanto sia successo con l’introduzione della figura dell’autore, senza eccedere in quella ragnatela di voyeuristico che sarebbe in agguato e ucciderebbe ben altre problematiche che sono alla base di quel fatto di cronaca. Una stagione all’inferno, radicata, nera, duratura, che coinvolge pesantemente non soltanto quel nucleo di morti e di morte ma altresì la società intera, i vivi forse soprattutto, l’intero atomo opaco del male, irrimediabile, quella che vive tranquillamente dietro le pareti di case confortevoli e di famiglie rispettabili. Non soltanto narrazione: ma pretesa confessione di tutti, scavo che non vorresti mai eseguire, sino a diventare una “ossessione esistenziale”, “un’autopsia interiore” che tutto finisce per coinvolgere. Roma che è diventata caos e pseudo normalità, accettazione e indifferenza, lo specchio ben più ampio della “ferocia”, il lampo di un attimo e la quotidianità che riprende a scorrere. “Fare arte significa misurarsi con un abisso, senza la certezza di uscirne indenne”, aggiunge in ultimo quella che innegabilmente diventa la coautrice.

Il successo incondizionato della serata non potrebbe essere tale senza l’apporto dei quattro interpreti – Sergio Leone, Daniele Di Pietro, Pietro De Tommasi e Cristian Zandonella -, pronti a una inconsueta partecipazione, a una immedesimazione che a tratti è capace di mettere i brividi, a coinvolgere, a porre il pubblico davanti a colpe e momenti bui e situazioni che non hanno rimedio.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Luca Del Pia, alcuni momenti dello spettacolo.