ilTorinese

Cuorgnè: Avetta, Pd: “La Regione faccia riaprire il pronto soccorso”

Il consigliere regionale Alberto AVETTA ha presentato un’Interrogazione per sollecitare l’intervento della Regione Piemonte.

 “L’ospedale di Cuorgnè è l’unico presidio sanitario del Canavese occidentale a garantire il servizio di Pronto soccorso. Un punto di riferimento non solo per i 10mila abitanti di Cuorgnè, ma anche per i residenti delle aree limitrofe e per i numerosi turisti che affolleranno le straordinarie valli canavesane. Il Pronto soccorso era stato chiuso durante la fase più critica della pandemia. L’AslTO4, prima si è dichiarata pronta a riaprire il PS, non appena la Regione Piemonte l’avesse consentito. Ora, nonostante il via libera della Regione, la AslTO4 ha comunicato l’impossibilità di riaprire in tempi celeri il Pronto soccorso per carenza di personale. A questo punto, è indispensabile e urgente un intervento dell’assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi, come anche sollecitato dal Sindaco di Cuorgnè Beppe Pezzetto”.

È stata organizzata una petizione online sottoscritta in pochi giorni da 2000 persone per chiedere l’immediata riapertura del PS presso l’Ospedale di Cuorgnè.

Alberto AVETTA  – Consigliere regionale Pd

(foto archivio)

Referendum sulla Giustizia, idee a confronto. Il dibattito del centro Pannunzio

Lunedì 5 luglio alle ore 21, il Centro “Pannunzio” organizza on line un dibattito su Zoom sul tema: Referendum sulla Giustizia, idee a confronto.

Parteciperanno Anna Chiusano, Mario Barbaro, Guido Barosio, Pier Franco Quaglieni.

Modera la giornalista Mara Antonaccio, redattore capo della rivista on line “Pannunzio Magazine”.

Il link per partecipare è il seguente: https://us02web.zoom.us/j/5545579464.

L’isola del libro

/

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

Speciale desaparecidos argentini e dittatura militare

 

Marco Bechis “La solitudine del sovversivo” -Guanda- euro 18,00

Ci sarebbero innumerevoli pagine da scrivere su questo libro, sull’esperienza di Mario Bechis e sui film che ha fatto; pietre miliari per capire cosa hanno vissuto i desaparecidos durante la dittatura militare in Argentina dal 1976 al 1982. E potete anche ascoltare la lunga intervista che ha concesso a Benedetta Pallavidino, che trovate su You Tube.

Marco Bechis, nato a Santiago del Cile da madre cilena e padre italiano, profondo conoscitore dell’America Latina, ha 20 anni quando viene catturato a Buenos Aires, nel 1977, all’uscita dalla scuola che frequenta per diventare maestro con il sogno di andare a insegnare nel nord del paese ai bambini indigeni.
Condivideva un appartamento con alcuni compagni coinvolti nella guerriglia contro i militari; ma aveva preso le distanze dalla loro strategia suicida, fatta di lotta armata e attentati. A denunciarlo era stata la giovane Muñeca catturata prima di lui e torturata. E’ l’inizio di un’atroce prigionia, bendato, incatenato e seviziato con le scariche elettriche della “picana”.

Nei sotterranei del Club Atlético diventa il detenuto AO1, bloccato dai lucchetti alle caviglie numeri 190 e 191, rinchiuso nella cella 16 (un asfittico buco sotto terra) e perennemente bendato.
Nel libro racconta tutto l’orrore vissuto in pagine che lasciano il segno e spingono ad approfondire uno dei capitoli più crudeli della storia dell’umanità. Non per niente i luoghi in cui venivano rinchiusi e ammazzati i prigionieri erano chiamati campi di concentramento. Metodi di eliminazione diversi da quelli nazisti, ma identico scopo: sterminare l’altro, in questo caso gli oppositori al regime.
Negli anni della dittatura almeno 30.000 persone sono scomparse nel nulla. Sedate e gettate in mare ancora vive; o comunque uccise, sotterrate chissà dove, oppure bruciate. Cancellate dalla faccia della terra, senza che le loro famiglie avessero un luogo dove piangere i familiari perduti.

Nelle pagine di Bechis c’è la cronaca della sua prigionia, le torture che non hanno lasciato segni visibili sul corpo, ma cicatrici immense nell’anima; riassumerle non renderebbe appieno la portata di ciò che ha subito. Lui è un “sopravvissuto” attanagliato dal senso di colpa per essere stato salvato e aver avuto quella possibilità di vita e futuro, strappata invece alle migliaia di desaparecidos.
Ha impiegato anni per arrivare a riconoscersi nel ruolo di “vittima”; ed è stato un percorso impervio che 44 anni dopo lo ha portato a scrivere questo libro, una sorta di catarsi all’alba dei 65 anni.

C’è anche il racconto della sua complicata liberazione, il ritorno in Italia e la sua vita, dopo quella tragedia, dedicata a denunciare le atrocità della dittatura. C’è l’accusa verso un sistema perverso che dopo la deposizione dei militari ha comunque consentito ai tanti aguzzini di vivere liberi a fianco delle loro vittime sopravvissute e sempre dilaniate da una paura e un’ incertezza che stravolgevano la vita.
E c’è la sua deposizione contro i torturatori che non hanno mai mostrato un’oncia di pentimento. Anzi si sono fatti scudo di un’arroganza smisurata, complice l’amnistia di cui godettero per un certo tempo. E, ad aggiungere infamia, c’è il fatto che non hanno mai rivelato che fine avessero fatto i desaparecidos, né dove li avevano sepolti e fatti sparire.

 

Marco Bechis è diventato sceneggiatore, regista e produttore, punto di riferimento per chi vuole capire più a fondo queste tragiche vicende.
Vi consiglio la visione del suo film “Garage Olimpo” ( lo trovate su Prime Video), presentato nel 1999 al Festival di Cannes. Un potente pugno nello stomaco perché le immagini, i suoni, le parole e le dinamiche di questa pellicola esprimono appieno il clima che si respirava nei sotterranei in cui i prigionieri venivano ingoiati.
Protagonista è la giovane attivista Maria che si oppone alla dittatura e insegna nelle baraccopoli. Vive con la madre Diane (un’intensa Dominique Sanda) che per le difficoltà economiche ha affittato alcune stanze della magnifica villa in cui vive. Maria viene catturata e sprofonda nel buio della prigionia e delle scariche elettriche. Non avrà speranze e alla fine sarà sedata e caricata con altri prigionieri sui camion che li portano fuori dal Garage maledetto…destinazione i voli della morte.
C’è anche la descrizione di quanto i militari si ritenessero autorizzati a qualsiasi nefandezza, come derubare della propria casa la mamma di Maria in cambio dell’ingannevole e spregevole promessa di farle rivedere la figlia.

Un film che, quando uscì nelle sale cinematografiche in Argentina, fu visto da poche persone, perché all’epoca gli aguzzini vivevano tranquillamente graziati dall’amnistia ed era troppa la paura che appesantiva l’aria. Poi quando sono usciti i VHS le vendite sono balzate alle stelle e almeno 30.000 hanno visto questo film che oggi è punto di riferimento. Ogni 24 marzo, anniversario del giorno del Colpo di Stato dei militari,
viene proiettato nelle scuole e Marco Bechis apre a tutti la possibilità di vederlo su Vimeo.

Horacio Vertbitsky “Il volo” -Feltrinelli- euro 30,00

Altro libro imprescindibile sull’argomento è questo racconto delle rivelazioni agghiaccianti fatte dal militare pentito Adolfo Scilingo, raccolte dal giornalista argentino Horacio Verbitsky.
Scilingo era stato capitano di corvetta e membro dell’apparato repressivo che detenne il potere in Argentina dal 1976 al 1983. Fu processato insieme ad un centinaio di altri aguzzini e condannato, nel 2005, da un tribunale spagnolo a 640 anni di carcere.

Nel 1995 l’ex militare -che aveva prestato servizio nel principale campo di concentramento clandestino, l’EMA, ovvero la Scuola di meccanica della Marina- contatta Vertbitsky e inizia a raccontare l’orrore della dittatura e la “guerra sporca” contro gli oppositori o presunti tali. E quello che tutti già sapevano, raccontato da chi aveva perpetrato l’orrore, ebbe l’impatto di un uragano.

Fu una caccia ai “sovversivi” spietata e senza quartiere. Gli squadroni li braccavano per strada, nelle case, ovunque e poi li facevano sparire.
E’ la tragedia dei 30.000 desaparecidos che durante la prigionia venivano torturati con le scariche elettriche della “picana”, e poi, stupri, mutilazioni e barbarie varie, infine giustiziati con le armi, cremati o sedati con potenti sonniferi, caricati sugli aerei e gettati vivi e intontiti nel mare.

Due i metodi di eliminazione privilegiati: il volo e la griglia. Al riguardo Scilingo racconta «Nel deposito di costruzioni vidi una vasca lunga 2 metri e alta 30 centimetri, con sopra una griglia. Su un bordo c’era un tubo con un imbuto rialzato. Mettevano lì i corpi e attraverso l’imbuto facevano passare il gasolio. Era così che scomparivano».

Racconta come i prigionieri venivano ingannati dicendo loro che sarebbero stati trasferiti in luoghi di detenzione migliori, poi una prima dose di sonniferi spacciata per vaccino necessario per il trasferimento. Secondo Scilingo nessuno di loro sospettò che quella in realtà era la condanna a morte.
Per lo più perdevano le forze poco dopo essere saliti sui camion che li portavano alla pista dell’aeroporto militare. Lì ormai semicoscienti venivano caricati a forza sull’aereo, dove un altro medico faceva in volo una seconda iniezione sedante; poi si ritirava in cabina, mentre i corpi venivano denudati e scaraventati in mare.

Una macchina di morte ben organizzata che prevedeva voli fissi ogni mercoledì, ma anche altri nel corso della settimana,.
Scilingo partecipò a due trasferimenti aerei. Durante il primo, con 13 prigionieri a bordo, rischiò di scivolare dallo sportellone aperto insieme a un corpo nudo; questo shock contribuì a incrinare dentro di lui il perverso meccanismo militare di spersonalizzazione e a fargli vedere per la prima volta le vittime come esseri umani.

Racconta anche un’onta che macchia la storia ecclesiastica argentina dell’epoca: dal punto di vista religioso tutto ciò era accettato.
I cappellani militari approvavano i voli della morte, giustificavano gli assassini affermando che quella era una morte cristiana «…perché non soffrivano, non era traumatica». Scilingo riporta che il prete diceva che dovevano essere eliminati e che «anche la Bibbia prevedeva l’eliminazione dell’erba cattiva dai campi di grano».

 

C’è poi un’altra pagina nera nella storia della dittatura. Il sistema efficiente e perverso con cui gli aguzzini rubavano alla nascita i bambini delle prigioniere per darli a famiglie delle alte sfere e dei militari. Una doppia morte per le madri, che dopo il parto venivano immancabilmente uccise, mentre i neonati crescevano proprio con chi le aveva eliminate.

Ne ha parlato anche Marco Bechis nel suo film “Figli”; mentre io vi segnalo il libro scritto da

Elsa Osorio – “Doppio fondo”, che l’autrice venne a presentare al Salone del Libro di Torino nel 2017.
La Osorio e’ anche l’autrice di quello che in America latina è ormai un classico, “I 20 anni di Luz”, sui “desaparecidos con vida”, una delle pagine più aberranti della follia.

In “Doppio fondo”, a distanza di 30 anni, si incrociano due storie.
Anno 2004, in un tranquillo villaggio di pescatori bretoni viene ripescato il cadavere di Marie, riservatissima dottoressa di origine argentina. Ha le ossa spappolate dall’impatto con l’acqua e tracce di Pentonaval (l’anestetico usato per sedare i prigionieri prima di scaraventarli, vivi, in mare). Suicidio o altro?
Buenos Aires 1977, nel pieno della dittatura, la giovane militante dei Montoneros, Juana, è catturata insieme al figlio di 3 anni. Per metterlo in salvo e sfuggire ai “voli della morte” finge di pentirsi, diventa ostaggio dell’Esma -l’abisso della tortura- e di Rulo, l’aguzzino che la manda in Francia come spia con l’incarico di scoprire le mosse degli esuli sovversivi. A trovare il filo che lega le due vicende sarà la giornalista Muriel Le Bris, la cui carriera riprenderà slancio.

Vi ripropongo alcuni stralci dell’intervista che le feci al Salone del Libro.
Quanto l’ha toccata da vicino la dittatura argentina? E perché torna spesso sui figli dei desaparecidos?
«La dittatura ha spezzato in due la nostra vita…e lo ha fatto nel periodo in cui iniziavamo ad avere figli e una vita lavorativa. Io ho vissuto un esilio interno, nascosta per un po’ in Argentina con il mio ex marito; poi in Francia ed infine siamo ritornati. Ma non potevo lavorare perché vigeva la legge di sicurezza nazionale ed ero stata licenziata. Non ho mai fatto parte di gruppi armati; semplicemente ho sempre pensato con la mia testa e al massimo ho avuto rapporti con il sindacato».
Quanto le è costato scrivere di quel periodo ?
«Per molto tempo non sono stata in grado di farlo; non perché qualcuno me lo impedisse, ma per una sorta di mia evoluzione interiore. Ci sono riuscita solo dopo 20 anni dal golpe».
Il confine tra fatti storici realmente accaduti e finzione narrativa?
«Mi interessa il metodo narrativo della composizione. Invento liberamente, ma sempre basandomi su fatti reali. Prendo elementi e caratteristiche di una persona o di un’altra, li metto insieme e costruisco un personaggio di finzione che faccio interagire con personaggi che hanno una realtà storica. Per esempio, in “Doppio fondo” Rulo è inventato, ma sono realmente esistiti i suoi compagni torturatori che cito».
La letteratura cosa e quanto può fare?
«Scrivere significa mettere in parole questi fatti e credo sia importante soprattutto per il recupero della memoria storica. Sono convinta che i popoli debbano tornare al loro passato per poter vivere il presente. Scrivendo riesco anche a capire meglio quello che nella vita mi sfugge: come quando cerco di mettermi nei panni di personaggi che trovo ripugnanti, e riesco ad afferrare di più anche il loro lato di esseri umani con determinati sentimenti».
Torture, furti di neonati e voli della morte. Che spiegazione si è data di tanta crudeltà?
«E’ una domanda che mi faccio spesso e continuo a non trovare risposta. E non solo nei confronti della dittatura: in genere non riesco a capire come l’uomo possa arrivare a certi livelli di atrocità».
In “Doppio fondo” uno dei personaggi si chiede perché, visto che i militari disprezzavano tanto i prigionieri, prendevano e crescevano i loro bambini. Effettivamente sembra un controsenso.
«Me lo spiego considerandolo una sorta di esperimento che hanno voluto fare. Allevare e crescere i figli del nemico, cercando di convertirli alla loro ideologia, renderli ostili ai genitori naturali. Come dire: sterminare un’ideologia dalle radici».
La storia è piena di tragedie ,dai lager nazisti al genocidio attuato dai Khmer rossi di Pol Pot in Cambogia: la repressione argentina ha avuto connotati unici ?
«Caratteristico è stato il furto dei bambini per farli crescere dagli oppressori. Poi… ed è un tema centrale di “Doppio fondo”… ad un certo punto la persecuzione ha smesso di essere ideologica ed è diventata di stampo mafioso. Venivano sequestrate persone con grandi patrimoni, e costrette a firmare documenti con cui passavano tutti i loro beni ai torturatori».
Madri e poi abuelas, le nonne di Plaza de Mayo, quanto hanno fatto la differenza?
«Sono state l’unica vera resistenza alla dittatura. 40 anni fa ci fu la loro prima uscita in Plaza de Mayo; quando iniziarono a chiedere cosa fosse successo a figli e nipoti. In quel momento c’era uno stato di assedio ed erano proibiti gli assembramenti di qualsiasi tipo. E cosa fecero? Al centro della piazza c’è un albero e loro, a 2 a 2, gli girarono intorno, continuando a manifestare in questo modo ogni giovedì».
A che punto è la ricerca dei neonati desaparecidos con vida?
«Si scava ancora in quel periodo; c’è un lavoro incredibile e si continuano a trovare quei bambini. Ora sono uomini e donne di circa 40 anni che credevano di essere figli di una certa coppia, e così non è».
E’ vero, come ha scritto, che qualcuno nella gerarchia della chiesa argentina suggerì che era più cristiano mettere i prigionieri su un aereo che non sarebbe mai arrivato a destinazione”?
«Si e non lo dico io, è un fatto storico. La chiesa ha avuto sicuramente una responsabilità molto forte perché è stata complice. Il Nunzio Apostolico disse alle abuelas che non dovevano preoccuparsi: i nipoti sarebbero cresciuti meglio nelle famiglie abbienti a cui erano stati dati, più che con i genitori e i nonni biologici».

Nuoto, i risultati delle gare

Prima convocazione internazionale per il Giudice di Nuoto piemontese Simone Turcato – E’ entrato nel Gruppo Ufficiali Gara nel 2002 e nel 2011 ha esordito in una manifestazione nazionale, il Campionato a squadre di serie B.

Dal 2013 è nella lista dei Giudici Arbitri Nazionali ed è docente regionale di nuoto. Ora è stato convocato per lil suo primo impegno internazionale: la Len lo ha chiamato dal 6 all’11 luglio prossimi, a Roma, per gli European Junior Championships 2021. “Sono felice per questa convocazione – afferma Simone – e ringrazio la mia famiiglia e tutti i colleghi del Gruppo Ufficiali Gara che mi hanno supportato e aiutato a farmi crescere”. Alle felicitazioni del Presidente del Gruppo Ufficiali Gara Piemonte e Valle d’Aosta, Gianluca Fassino, anche il saluto e l’apprezzamento del Presidente del Comitato Regionale, Gianluca Albonico.

NUOTO – Si è svolta al Palazzo del Nuoto di Torino, via Filadelfia 89, la quarta prova di qualificazione per i Campionati Italiani di Categoria (valida come Campionato Regionale Assoluto), in vasca da 50 metri, tutte le informazioni e i risultati qui: https://www.federnuoto.piemonte.it/finpiemonte/risultati_settori5.asp?id_manifestazione=1647&menu=agonismo&area=1&read=nuoto Le foto che realizza LC Zone qui: https://drive.google.com/drive/folders/1ck6XgZPlxSq5xUZHi02yc9MjMdDpYCG0

 

Qui i podi:

100 metri Rana – FEMMINE

1a Roberta CALO’ (Centro Nuoto Torino) 1’12.27

2a Ludovica PAVIA (V02 Nuoto Torino ssd) 1’13.29

3a Giorgia CREPALDI (Libertas Nuoto Novara) 1’13.46

 

100 metri Rana – MASCHI

1° Marco SECONDO (Rari Nantes Torino) 1’05.34

2° Gabriele Giovanni RIZZO (Centro Nuoto Torino) 1’06.95

3° Diego BORTOLOZZO (Team Dimensione Nuoto asd) 1’07.06

 

200 metri Farfalla – FEMMINE

1a Beatrice DEMASI (Rari Nantes Torino) 2’17.23

2a Cristina CARUSO (Team Dimensione Nuoto asd) 2’17.82

3a Angelica FERRARA (Rari Nantes Torino) 2’22.12

 

200 metri Farfalla – MASCHI

1° Nicolò TOSETTO (Sisport Spa ssd) 2’06.94

2° Federico MACRI’ (Sisport Spa ssd) 2’09.42

3° Edoardo COLUCCI (Rari Nantes Torino) 2’10.14

 

100 metri Stile Libero – FEMMINE

1a Emma Virginia MENICUCCI (Sisport Spa ssd) 56.93

2a Giulia BORRA (Centro Nuoto Torino) 57.05

3a Sara CURTIS (Team Dimensione Nuoto asd) 58.56

 

100 metri Stile Libero – MASCHI

1° Fabio FASOLO (Sisport Spa ssd) 51.13

2° Cristian NATTA (Swimming Club Alessandria) 51.47

3° Lorenzo CAVEDINI (Centro Nuoto Torino) 51.75

 

50 metri Dorso – FEMMINE

1a Sara CURTIS (Team Dimensione Nuoto asd) 29.93

2a Fabiana BARCIA (Centro Nuoto Torino) 30.47

3a Giada GORLIER (Aquatica Torino ssd) 30.69

 

50 metri Dorso – MASCHI

1° Matteo PISCITELLI (Centro Nuoto Torino) 26.86

2° Lorenzo ACTIS DATO (Sisport Spa ssd) 27.16

3° Diego SIVIERO (Sisport Spa ssd) 27.68

 

200 metri Misti – FEMMINE

1a Francesca FRESIA (Aquatica Torino ssd) 2’18.39

2a Giulia CAROFALO (Rari Nantes Torino) 2’20.17

3a Irene ZANIRATO (Centro Nuoto Torino) 2’20.24

 

1500 metri Stile Libero – FEMMINE

1a Beatrice VACCARI (Aquatica Torino ssd) 17’36.58

2a Federica GHISLA (Aquatica Torino ssd) 17’46.27

3a Francesca CIPULLO (Aquatica Torino ssd) 18’07.10

 

1500 metri Stile Libero – MASCHI

1° Luca BRUNO (V02 Nuoto Torino ssd) 15’55.37

2° Andrea ZANELLINI (Libertas Nuoto Novara) 16’09.72

3° Tommaso Sebastiano GALLESIO (Team Dimensione Nuoto) 16’09.93

 

50 metri Stile Libero – FEMMINE

1a Sara CURTIS (Team Dimensione Nuoto asd) 26.26

2a Giulia BORRA (Centro Nuoto Torino) 26.51

3a Anita GASTALDI (Team Dimensione Nuoto asd) 26.61

 

50 metri Stile Libero – MASCHI

1° Cristian NATTA (Swimming Club Alessandria) 23.48

2° Fabio FASOLO (Sisport Spa ssd) 23.50

3° Andrea GIORDANO (Team Dimensione Nuoto asd) 23.82

 

200 metri Rana – FEMMINE

1a Rachele MATTIEL (Team Dimensione Nuoto asd) 2’36.68

2a Anita GASTALDI (Team Dimensione Nuoto asd) 2’38.15

3a Angelica FERRARA (Rari Nantes Torino) 2’38.85

 

200 metri Rana – MASCHI

1° Marco SECONDO (Rari Nantes Torino) 2’20.91

2° Emiliano TOMASI (Rari Nantes Torino) 2’21.47

3° Diego BORTOLOZZO (Team Dimensione Nuoto asd) 2’25.32

 

400 metri Stile Libero – FEMMINE

1a Federica GHISLA (Aquatica Torino ssd) 4’22.12

2a Beatrice VACCARI (Aquatica Torino ssd) 4’27.27

3a Maddalena DARAIO (SA-FA 2000 ssd – Torino) 4’27.44

 

400 metri Stile Libero – MASCHI

1° Lorenzo CAVEDINI (Centro Nuoto Torino) 4’02.39

2° Andrea ZANELLINI (Libertas Nuoto Novara) 4’02.44

3° Gabriele MANCINI (Centro Nuoto Torino) 4’07.44

 

200 metri Dorso – FEMMINE

1a Giulia QUARA’ (Rari Nantes Torino) 2’18.37

2a Sara PUSCEDDU (Aquatica Torino ssd) 2’19.06

3a Giulia Teresa LASORSA (Rari Nantes Torino) 2’19.52

 

200 metri Dorso – MASCHI

1° Mattia PALMIERI (Aquatica Torino ssd) 2’08.79

2° Lorenzo ALTINI (Centro Nuoto Torino) 2’10.32

3° Alessandro GAMBATESA (Rari Nantes Torino) 2’10.59

 

100 metri Farfalla – FEMMINE

1a Giulia CAROFALO (Rari Nantes Torino) 1’01.93

2a Beatrice DEMASI (Rari Nantes Torino) 1’02.13

3a Cristina CARUSO (Team Dimensione Nuoto asd) 1’02.29

 

100 metri Farfalla – MASCHI

1° Luca BRUNO (V02 Nuoto Torino ssd) 55.96

2° Massimo FRANCAVILLA (Centro Nuoto Torino) 56.14

3° Lorenzo CAUSIN (Centro Nuoto Torino) 56.82

 

50 metri Farfalla – FEMMINE

1a Giulia BORRA (Centro Nuoto Torino) 27.96

2a Giulia CAROFALO (Rari Nantes Torino) 28.21

2a Anita GASTALDI (Team Dimensione Nuoto asd) 28.21

 

50 metri Farfalla – iiMASCHI

1° Fabio FASOLO (Sisport Spa ssd) 25.02

2° Matteo PISCITELLI (Centro Nuoto Torino) 25.41

3° Lorenzo CAUSIN (Centro Nuoto Torino) 25.69

 

400 metri Misti – FEMMINE

1a Francesca FRESIA (Aquatica Torino ssd) 4’21.99

2a Rachele MATTIEL (Team Dimensione Nuoto asd) 4’31.80

3a Angelica FERRARA (Rari Nantes Torino) 4’33.32

 

400 metri Misti – MASCHI

1° Ludovico Blu Art VIBERTI (Centro Nuoto Torino) 4’39.04

2° Luca DI PAOLO (Aquatica Torino ssd) 4’40.35

3° Nicolò TOSETTO (Sisport Spa ssd) 4’42.99

 

200 metri Stile Libero – FEMMINE

1a Carola VALLE (Centro Nuoto Torino) 2’05.33

2a Beatrice DEMASI (Rari Nantes Torino 2’06.83

2a Federica GHISLA (Aquatica Torino ssd) 2’06.83

 

200 metri Stile Libero – MASCHI

1° Lorenzo CAVEDINI (Centro Nuoto Torino) 1’52.88

2° Luca BRUNO (V02 Nuoto Torino ssd) 1’54.12

3° Gabriele MANCINI (Centro Nuoto Torino) 1’55.79

 

100 metri Dorso – FEMMINE

1a Giulia BORRA (Centro Nuoto Torino) 1’04.27

2a Carolina CERMELLI (V02 Nuoto Torino ssd) 1’04.79

3a Giulia QUARA’ (Rari Nantes Torino) 1’04.96

 

100 metri Dorso – MASCHI

1° Lorenzo Giuseppe CIANCIA (Rari Nantes Torino) 59.06

2° Nicolò TOSETTO (Sisport Spa ssd) 59.90

3° Mattia PALMIERI (Aquatica Torino ssd) 1’00.27

 

50 metri Rana – FEMMINE

1a Roberta CALO’ (Centro Nuoto Torino) 32.39

2a Ludovica PAVIA (V02 Nuoto Torino ssd) 32.66

3a Aurora VENTURI (Rari Nantes Torino) 33.48

 

50 metri Rana – MASCHI

1° Emiliano TOMASI (Rari Nantes Torino) 29.31

2° Fabio FASOLO (Sisport Spa ssd) 29.43

3° Marco SECONDO (Rari Nantes Torino) 29.89

 

800 metri Stile Libero – FEMMINE

1a Francesca FRESIA (Aquatica Torino ssd) 8’58.49

2a Federica GHISLA (Aquatica Torino ssd) 9’03.43

3a Rebecca DE ROSA (Rari Nantes Torino) 9’19.62

 

800 metri Stile Libero – MASCHI

1° Marco LAFRONZA (Sisport Spa ssd) 8’34.30

2° Federico MACRI’ (Sisport Spa ssd) 8’42.69

3° Francesco GARINO (Centro Nuoto Torino) 8’43.42

 

TUFFI – Al Grand Prix di Bolzano (2, 3 e 4 luglio), nella prima giornata, medaglia d’oro per la coppia Eduard Timbretti e Andreas Larsen per la gara piattaforma 10 metri sincro uomini (vedere foto); Eduard convocato nella squadra italiana, si allena a Torino con la squadra piemontese Blu 2006 seguita da Claudio Leone, presente anche lui a Bolzano.

 

 

(foto Claudio Leone)

 

La grande sete: fiumi a secco, è allarme siccità

I primi sei mesi del 2021 in Piemonte hanno registrato un calo delle piogge del 7,3% rispetto alla media storica del periodo

Sono particolarmente carenti il Pellice (-32%), la Dora Riparia (-29,5%) e l’alto Po (-28,8%). Male anche il mese di giugno, con un -6,8% di piogge in media su tutta la regione e  precipitazioni dimezzate  su alcun settori orientali.

Nel mese di giugno si è dimezzata la portata del Po a Torino, e nel tratto di San Sebastiano è scesa  del 71% con deflusso mensile del fiume si 155 milioni di metri cubi a Torino: la media è 414 milioni. Questo quanto rilevato dal rapporto di Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale).

foto di Paolo Liguori

Scuola d’estate al Galileo Ferraris di Vercelli, Trino e Crescentino

Non c’è limite al dinamismo e all’entusiasmo nella fucina dell’IIS “G. Ferraris”:

 

non erano infatti ancora terminati gli esami di Stato ma già i docenti delle tre sedi di Vercelli, Trino e Crescentino erano alla ricerca di attività per coinvolgere gli studenti nel Piano Scuola Estate, che accompagna le Istituzioni scolastiche nell’organizzazione e gestione di iniziative finalizzate al potenziamento delle competenze disciplinari, al recupero della socialità almeno in parte perduta e al traghettamento degli studenti al nuovo anno scolastico.

Grazie infatti alla partecipazione, a maggio, ad un bando del Programma Operativo Nazionale – PON Per la Scuola 2014-2020 e ad un bando ministeriale, l’Istituto Galileo Ferraris è riuscito ad ottenere un finanziamento di circa 140.000,00 euro che verranno destinati, a partire da questi giorni, all’erogazione di attività di recupero e di socializzazione, all’intervento di esperti e all’acquisto di strumenti ed attrezzature a supporto di esse.

Nonostante l’afa che caratterizza queste giornate, gli studenti hanno accolto piacevolmente l’iniziativa che, attraverso tecniche di insegnamento meno tradizionali, permette loro di imparare attraverso attività pratiche, di gruppo e di laboratorio: il learningby doing, il cooperative learning e la peer education piacciono, senza dubbio.

Il Piano Scuola Estate, proposto dal Ministero dell’Istruzione,mira a creare una scuola capace di essere motore di integrazione civile, di uguaglianza e di sviluppo; una scuola che restituiscaspazi e tempi di relazione, luoghi per incontrarsi di nuovo e riannodare quelle relazioni purtroppo bruscamente interrotte, così importanti per lo sviluppo emotivo, affettivo, identitario, sociale di ognuno; una scuola che favorisca l’interazione dialettica fra cultura della scuola e cultura del territorio, promuovendo una retesignificativa di rapporti con il contesto istituzionale e produttivo in cui opera.

Le attività programmate, che si interromperanno nel mese di agosto per consentire agli studenti di trascorrere una parte dell’estate in famiglia e ai docenti di riposare prima dell’avvio del nuovo anno, ripartiranno a settembre e continueranno per tutto l’anno scolastico 2021-22, con l’obiettivo di riaffermare lacentralità della scuola e l’opportunità di sperimentare forme di collaborazione con competenze esterne alla scuola. Un laboratorio didattico a cielo aperto da esplorare guardando al futuro, alla auspicabile ripresa di una scuola in presenza che cercherà di fare tesoro di questa inedita esperienza.

L’augurio pertanto è che il Piano Scuola Estate non sia una misura una tantum, ma si configuri come parte di quel “Patto per la scuola al centro del Paese” che, sottoscritto dal Ministro Bianchi, esplicita la cornice entro cui collocare le misure necessarie per un nuovo inizio della scuola.

Scontro frontale: muore studentessa universitaria di 20 anni

Nella notte è morta una studentessa universitaria di 20 anni, residente a Sant’Albano Stura, nel Cuneese.

E’ rimasta vittima di un incidente stradale avvenuto a Montanera. Viaggiava in auto  con una sua coetanea, anche lei di Sant’Albano, rimasta ferita in modo gravissimo nello scontro frontale.

Le due giovani erano a bordo di una Peugeot 208 sulla strada provinciale 3, quando si sono scontrate con un’Audi A3 guidata da una ragazza di 23 anni.

Ferita anche la conducente dell’Audi,  ma non è in pericolo di vita.

Gli accertamenti dei carabinieri stanno ricostruendo la dinamica dell’incidente.

Scoperta  proteina che causa l’allergia alla nocciola, soprattutto nei bambini

All’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino

 

E’ stata scoperta una nuova proteina che causa l’allergia alla nocciola, soprattutto nei bambini. Arriva dai risultati dello studio condotto dalla dottoressa Giovanna Monti del Servizio di Allergologia pediatrica della Pediatria (diretta dal dottor Marco Spada), afferente al Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino dell’ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino (diretto dalla professoressa Franca Fagioli), in collaborazione con i ricercatori dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del CNR di Torino, coordinati dalla dottoressa Laura Cavallarin e condotti dalla dottoressa Maria Gabriella Giuffrida.

Nello studio i ricercatori hanno isolato una nuova proteina allergenica di nocciola dalla frazione oleosa del frutto, detta per questo oleosina, ed hanno dimostrato che per alcuni bambini questo era l’unico allergene di nocciola responsabile dei sintomi allergici.

Il nuovo allergene é stato depositato nell’apposita banca degli allergeni dell’Organizzazione mondiale della sanità (WHO/IUIS Allergen Nomenclature Subcommittee).

La scoperta della nuova oleosina allergenica è importante perché potrà aiutare a diagnosticare con maggiore facilità l’allergia alla nocciola, molto diffusa in Italia ed in particolare in Piemonte, nei pazienti che risultino negativi ai test allergologici attualmente disponibili, che non consentono di identificare allergie alle oleosine.

Lo studio, condotto con il sostegno della Fondazione CRT di Torino su una popolazione di 37 bambini (dai 2 ai 17 anni) allergici alla nocciola, è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Pediatric Allergy and Immunology, giornale ufficiale dell’Accademia Europea di Allergia e Immunologia Clinica.

Lo studio che ha condotto alla scoperta è stato di carattere altamente interdisciplinare, perché l’isolamento della proteina allergenica è stato possibile anche grazie all’analisi del genoma del nocciolo, condotta dai genetisti e dai biotecnologi vegetali del Dipartimento di Scienze Agrarie Forestali ed Alimentari dell’Università di Torino e dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del CNR.

In Italia, che ne é il secondo produttore mondiale dopo la Turchia, la nocciola é il frutto a guscio più frequentemente utilizzato nelle creme spalmabili di cioccolato, nelle merendine, nei dolciumi o nei gelati, nelle torte, nei biscotti, nei cereali per colazione, oltre ad essere spesso consumata come tale. Il valore nutrizionale elevato di questo frutto a guscio ed il suo gusto particolarmente attraente giustificano la sua presenza nelle abitudini dietetiche dei bambini, specie dopo i primi anni di vita.

Secondo quanto riportato dallo studio EuroPrevall, condotto allo scopo di valutare prevalenza, costi e caratteristiche dell’allergia alimentare in tutta Europa, compresa l’Italia, la nocciola é il frutto a guscio ed in generale l’alimento più frequentemente causa di reazioni allergiche nella popolazione studiata (circa 890mila persone sul totale di 446 milioni di abitanti dell’Europa, dei quali circa 20mila bambini ed adolescenti solo in Italia e 1200 in Piemonte). Le reazioni allergiche alla nocciola possono essere di diversa entità, da lievi (sindrome allergica orale, caratterizzata da prurito o bruciore orale alla sua ingestione) a più severe ed é proprio nel bambino che esse possono essere potenzialmente pericolose per la vita: secondo quanto riportato dal Registro Europeo dell’anafilassi, che raccoglie i dati di bambini ed adolescenti di 10 Paesi europei, inclusa l’Italia, la nocciola é il secondo alimento (dopo l’arachide) causa di reazioni allergiche severe nei bambini in età scolare (6-12 anni) ed il terzo nei bambini in età prescolare (2-6 anni).

 

Rock Jazz e dintorni Patti Smith e il Quintetto Astor Piazzolla

/

Gli appuntamenti musicali della settimana

 

Lunedì. Debutta a Collegno “Flowers”  con i Fast Animals And Slow Kids. Per “Stupinigi Sonic Park” si esibisce Umberto Tozzi. Per 3 giorni di fila in vari cinema si può vedere il documentario firmato da Pietro Marcello “Per Lucio”.

Martedì. Alle OGR per “Summer Vibes” è di scena la cantante Nava. All’Anfiteatro dell’anima di Cervere canta Antonello Venditti.

Mercoledì. Tributo a Frank Sinatra  a “Flowers” proposto da Massimo Lopez con la Big Band diretta da Gianpaolo Petrini.

Giovedì. Alla Tesoriera per “Evergreen Fest” è di scena Oscar degli Statuto. A Stupinigi arriva Nek. Per “Flowers” si esibisce Willie Peyote. Lo spettacolo “ Bogdanoviana” con le parole di Wu Ming e le musiche di Simone Benvenuti e Andrea Rebaudengo è ospitato nel parco Salvemini di Rivoli.

Venerdì. Nel Sound Garden  dell’Hiroshima Mon Amour concerto di Cristiano Godano dei Marlene Kuntz. A Cervere è di scena Francesco De Gregori. Per “Flowers”  l’hip hop di Frah Quintale. Allo Spazio 211 suonano i Bull Brigade. A Stupinigi prima di due sere consecutive per Emma Marrone.

Sabato. Per “Musicastelle” in Val d’Aosta nel Vallone di Vertosan è di scena Daniele Silvestri. Flowers” presenta i “Zen Circus”. A La Magdeleine “Chamoisic” suona il quartetto del pianista Riccardo Ruggieri. Per il vernissage di “Collisioni” ad Alba, si esibisce Patti Smith. Per “Monfortinjazz” suona il Quintetto Astor Piazzolla. Per “Monferrato On stage”  a Baldichieri è di scena Paolo Bonfanti.

Domenica. Sul palco della Tesoriera si esibisce il trio del chitarrista Max Gallo.

Pier Luigi Fuggetta

 

 

Il Toro ufficializza il nuovo responsabile del settore giovanile: Ruggero Ludergnani

Prende il posto di Massimo Bava.

Ludergnani, classe 1986, laureato in economia, dal 2014 ha ricoperto il ruolo di Responsabile del Settore Giovanile della S.P.A.L., contribuendo alla crescita esponenziale di quel vivaio che oggi fa parte delle realtà più importanti del calcio italiano, come dimostrano anche i risultati di questa stagione.Il nuovo organigramma del Toro è più snello ma sempre efficace:Cairo presidente ed amm.delegato
Vagnati direttore tecnico,Moretti vice
Ludergnani responsabile unico di tutto il settore giovanile,dalla primavera ai primi calci granata.
Si ricompone il sodalizio spallino autore della doppia promozione ferrarese e dei buoni risultati del settore giovanile.

Vincenzo Grassano