Il recupero dei fabbricati per evitare l’eccessivo consumo di suolo, le ristrutturazioni edilizie, l’utilizzo dei rustici, dei locali sottotetto e dei seminterrati, la delocalizzazione dei fabbricati costruiti in aree a rischio idrogeologico, le premialità e le agevolazioni per i cittadini, le competenze dei Comuni in rapporto con i Piani regolatori: sono i principali argomenti della nuova legge approvata martedì a maggioranza dal Consiglio regionale (27 si e 16 no).
La nuova norma sull’urbanistica e le ristrutturazioni edilizie – identificata in questi mesi come Pdl Semplificazione urbanistica – che modifica le leggi regionali 56/1977, 16/2018 e 13/2020 è legge dopo mesi di accesa discussione tra maggioranza e opposizione, prima in Commissione e negli ultimi mesi in Aula.
I consiglieri di maggioranza intervenuti per dichiarazione di voto hanno apprezzato il testo approvato, mettendo in risalto l’importanza di una norma che sostiene il settore edilizio in un periodo difficile per tutta l’economia piemontese e in particolare per l’edilizia.
Il gruppo della Lega, a cui appartiene il firmatario della proposta, ha salutato con soddisfazione l’approvazione della nuova legge sostenendo che si tratta di una norma che va verso la diminuzione del consumo di suolo e che farà scuola anche per la legge nazionale sulla rigenerazione urbana. Questa legge, è il parere espresso, darà la possibilità di recuperare molti dei fabbricati esistenti soprattutto nelle campagne e in montagna, abbandonati ormai da anni.
Il gruppo di Forza Italia si è detto convintamente favorevole a un testo che costituisce una revisione importante delle norme preesistenti su riuso, recupero e rigenerazione urbana. A suo giudizio, le norme precedenti erano di difficile applicazione e, per produrre questa nuova legge, la maggioranza si è messa in ascolto dei tecnici comunali, dei professionisti, degli operatori del settore e dei cittadini per individuare i punti critici da analizzare.
Il gruppo dei consiglieri di Fratelli d’Italia ha sottolineato che l’approvazione di questa legge è importante per le piccole imprese artigiane, soprattutto in questo periodo di difficile situazione geopolitica che vede i costi delle materie prime aumentati sensibilmente.
I gruppi di opposizione invece hanno criticato la nuova legge che a loro parere liberalizza in maniera eccessiva le norme edilizie, in particolare sui limiti delle altezze dei locali abitabili.
I consiglieri del Partito Democratico hanno espresso un convinto voto contrario al provvedimento, anche se si sono detti favorevoli all’impostazione principale della legge sul recupero del costruito, per evitare nuovo consumo di suolo. Hanno però sostenuto che in realtà la norma non va in questa direzione e, anzi, permette di rendere abitabili i seminterrati anche con altezze modificate al ribasso, permettendo forti speculazioni. Critiche anche per l’eccesso di deregolamentazione e per lo svuotamento di contenuti dei piani regolatori comunali.
Il Movimento 4 Ottobre ha ribadito il voto contrario sostenendo che la semplificazione annunciata dalla legge in realtà toglie possibilità di controllo dei Comuni sulle costruzioni.
Il capogruppo di Luv ha sostenuto che questa legge rischia solo di fare danni perché è piena di deroghe e renderà abitabili anche i locali più bassi che saranno soltanto utilizzati dagli speculatori per creare nuovi spazi insalubri da affittare ai più poveri. Ha concluso augurandosi che la Corte Costituzionale cancelli le parti di questa legge che vanno contro l’ambiente e contro i meno abbienti.
La scarsa cultura di alcuni che non hanno una frequenza di scuole regolari ha portato anni fa alla creazione di un monstrum chiamato associazione consiglieri emeriti del Comune di Torino da parte di chi non sa neppure cosa significhi in ambito universitario quella parola. Essere ex non significa essere emerito perché almeno alcuni consiglieri comunali con precedenti penali o anche per la loro presenza insignificante, non possono certo essere definiti emeriti. Ne ho avuto dimostrazione evidente quando il presidente, ex comunista, Giancarlo Quagliotti di questo gruppo di ex consiglieri rifiuto’ la mia proposta di ricordare un vero emerito, l’on. avv. Valdo Fusi con argomentazioni capziose che facevano davvero ridere i polli, avrebbe detto Valdo. Io non insistetti e lasciar perdere perché non volli abbassarmi a queste discussioni. Ieri ho ascoltato su Facebook il ricordo del mio amico Giuseppe La Ganga in consiglio comunale, dove sedette per un breve periodo perché il PD non consenti’ la sua elezione in prima battuta nel 2011 e meno che mai la rielezione. La Ganga e‘ stato un grande leader socialista che ha trasformato un partito piemontese rissoso in un partito riformatore . Come capo gruppo alla Camera, guidò il PSI in uno dei momenti più delicati e storicamente importanti. Appare già di per se’ paradossale che Quagliotti, caduto politicamente in disgrazia in seguito allo scandalo Zampini, sia stato il protagonista del ricordo di La Ganga che, per la demonizzazione che di lui venne fatta proprio in rapporto allo scandalo Zampini, non divenne ministro. Ma Quagliotti avrebbe avuto il dovere almeno di documentarsi su La Ganga, invece ha appiattito, da vero ex comunista, il leader, invitando ex socialisti come Marzano o addirittura lombardiani di terza fila pregiudizialmente ostili a Giusy, visto come uno spregiudicato uomo di potere esponente della “malavita”, per dirla con uno dei giudizi più stupidi e immotivati di Salvemini. Ricordo io le frasi trancianti che ascoltai su di lui. Gente come Marzano, che fu vice sindaco su designazione di La Ganga, dovrebbe starsene ritirato a godersi la pensione. La Ganga fu quello che realizzo ‘ il lib – lab a Torino con Zanone sindaco e seppe essere un vero socialista liberale alla maniera di Rosselli, anche se sarebbe impossibile considerarlo il creatore di una cultura politica perché Giusi fu soprattutto un uomo di azione non privo di interessi culturali. Zanone tradì le aspettative di La Ganga dimettendosi, ma il valore di quella scelta politica resta, dopo oltre dieci dieci di subordinazione servile dei socialisti al PCI. Questi discorsi, alla faziosità di Quagliotti, appaiono troppo ostici ed è anche comprensibile per uno che osteggio’ per dieci anni la Metro eseguendo le direttive del sindaco Novelli. Basterebbe confrontare lo spessore politico di La Ganga con i deputati Cardetti e Fiandrotti, per rendersi conto della realtà oggettiva dei fatti. La presidente pro tempore del Consiglio conunale ha partecipato per pochi minuti alla cerimonia e anche lei è comprensibile perché non sa neppure chi sia stato La Ganga. L’assenza totale del sindaco Lo Russo è meno accettabile perché il sindaco aveva il dovere di essere presente con la fascia tricolore. Sia reso merito a Salvatore Vullo curatore acuto e colto dei due libri di La Ganga usciti postumi. Vullo, amico di Sciascia, ha, da par suo, concluso il convegno su La Ganga, alzando il tono culturale della mesta cerimonia. Vullo non ha abbandonato l’amico Giusi, oggetto di “codardo oltraggio”, come fu oggetto in precedenza di “servo encomio”. Io ero a Venezia per impegni programmati da tempo . Se avessi saputo che andava a finire così, avrei disdetto tutto e sarei intervenuto non da amico di Giusi ma da storico. È giusto che si sia tornati a parlare di La Ganga che da raffinato intellettuale e da professore universitario che rinuncio’ alla carriera accademica per la passione per la politica, avrebbe meritato ben altro trattamento. Bobbio che firmò una lettera di appoggio alla prima candidatura di Giusi alla Camera , sarebbe indignato di una Torino così lontana da quella “ civile “ che il filosofo ha rappresentato e rievocato.
“Italia Music Lab” e “Keeponlive”. “L’obiettivo – dicono gli organizzatori – è dare spazio e voce ai talenti delle nuove generazioni che si inseriscono e ispirano alla corrente dell’afrofuturismo e ai cosiddetti stili ‘contemporanei’ di creazione e performance”. “Un ambito – proseguono – dove si registra molto fermento a livello artistico ma dove serve un mirato lavoro di ‘scouting’ e uno specifico spazio per far emergere nuove proposte”. Parola d’ordine non “integrazione”, quanto piuttosto “interazione”. “Afrovision” nasce infatti con lo scopo ben preciso di accompagnare soprattutto questi artisti, regalare loro, durante le serate, occasioni di confronto con professionisti indipendenti, programmatori e addetti del settore musicale. Quanto mai ampio, si diceva, il programma. Ospite internazionale di questa prima edizione sarà Kizaba. In arrivo da Montreal, origini congolesi, Kizaba è l’esempio di spicco della “cultura afrofuturista canadese” del momento. La sua carriera musicale lo ha portato a suonare, da adolescente, con “Jupiter and The Okwess”. Già presente in Italia in tour con il gruppo “AfrotroniX”, sarà a Torino giovedì 16 giugno con il suo nuovo progetto da solista. Da non perdere, anche Amal. Torinese di nascita, classe ’89, origini tunisine e grande voce, sarà proprio lei ad aprire il Festival, giovedì 19 maggio, presentando sette brani di sua creazione. Molto atteso, in chiusura di Festival, giovedì 23 giugno, anche il napoletano dj Jesa, origini eritree, messosi in luce per il lavoro di educazione alle “sonorità afro” che ha portato avanti nella sua città di adozione e lo ha reso, nel giro di pochi anni, il dj di punta delle serate a più alto spessore musicale di Napoli.
