Un incendio è divampato nelle scorse ore in un edificio residenziale in borgo Aurora, in via Maria Ausiliatrice. I residenti sono stati fatti evacuare per precauzione. Una nube di fumo è visibile da molte zone di Torino. Pare siano andate in fiamme per cause da accertare alcune mansarde.
XVII Edizione
Dal 13 giugno al 4 luglio 2026, Torino Nord (Falchera e Barriera)
Teatro Comunità in Festival, il progetto culturale e sociale ideato da Choros con la direzione artistica artistica di Maria Grazia Agricola, che da diciassette edizioni attraversa quartieri, scuole, biblioteche e piazze trasformandoli in luoghi di incontro, relazione e produzione culturale.

Il titolo scelto per l’edizione 2026, “NOSTOS – Ritorno a casa”, richiama il viaggio di ritorno di Ulisse nell’Odissea e diventa metafora di un percorso collettivo che mette al centro Torino Nord, i suoi abitanti e il ritorno simbolico al Teatro Marchesa, spazio storico, oggi al centro di un processo di rigenerazione urbana e culturale.
Il progetto nasce con l’obiettivo di accompagnare la riapertura del Teatro Marchesa valorizzandolo come futuro polo artistico e culturale di riferimento per il territorio. Nel corso del festival, spettacoli, performance itineranti, laboratori, incontri e stage di formazione coinvolgeranno scuole, giovani artisti, associazioni, biblioteche e cittadini in un grande racconto collettivo dedicato ai temi della memoria, delle trasformazioni urbane, dell’identità e delle nuove fragilità contemporanee.
«Con “NOSTOS – Ritorno a casa” vogliamo attraversare Torino Nord come si attraversa una grande biografia collettiva» dichiara Maria Grazia Agricola, Direttrice artistica di Choros. «Il teatro diventa uno strumento per ascoltare i territori, dare voce alle comunità, creare connessioni tra generazioni e immaginare nuovi futuri possibili»
Tra gli elementi centrali del festival vi sono il coinvolgimento diretto delle scuole e delle realtà territoriali, la collaborazione con l’associazione Sguardi e il progetto “Villaggio di Luci”, oltre alla valorizzazione di luoghi simbolici della periferia nord attraverso linguaggi teatrali, visivi e performativi.
PROGRAMMA
13 giugno 2026 – ore 11.30
Resta Viva – Performance teatrale
Cortile Cascina Marchesa, Torino
Performance teatrale dedicata al contrasto della violenza contro le donne. L’evento si inserisce nell’ambito dell’Open Day di Cascina Marchesa, dedicato alla valorizzazione degli spazi e delle realtà culturali che abitano il centro civico.
“Resta Viva”: Performance teatrale a cura di Maria Grazia Agricola.
La cultura della violenza fisica, psicologica, economica e sociale nei confronti delle donne è una cultura incapace di generare futuro: non lascia spazio all’innovazione, non fa crescere le nuove generazioni, non sa immaginare sviluppo. È una cultura che produce guerra e conflitto. Uscire dal buio è necessario, per le donne e per restare vivi tutti. La performance teatrale Resta Viva, a cura di Maria Grazia Agricola, porta in scena storie, racconti e visioni di ciò che accade alle donne e di un nuovo mondo possibile, evocati attraverso biografie e risonanze teatrali.
A CURA DI: Maria Grazia Agricola, Camilla Branda, Samuele Guzzo e Giorgio Maruccia.
In scena: Giuseppina Choc, Antonio Fenu, Samuele Guzzo, Enza Lasalandra, Mario Loforte, Giorgio Maruccia.
14 giugno 2026 – ore 17.30
Resta Viva – Presentazione progetto, podcast e performance
Biblioteca civica Don Lorenzo Milani – Via dei Pioppi 43, Torino
Un appuntamento dedicato alla riflessione sul tema della violenza di genere e alla promozione di una cultura fondata sul rispetto, sull’uguaglianza e sulla dignità della persona. L’incontro prevede la presentazione del progetto “Resta Viva”, promosso in collaborazione con la Direzione Artistica di Banca Patrimoni Sella & C., e del podcast “Non chiamatela fortuna”, ideato e curato da Daniela Magnetti e Daniele Scaglione.
A seguire, la performance teatrale Resta Viva, a cura di Associazione Chorós, con la regia e il coordinamento di Maria Grazia Agricola. Attraverso racconti, testimonianze e risonanze teatrali, lo spettacolo porta in scena storie di donne e prospettive di cambiamento, utilizzando il linguaggio del Teatro Comunità come strumento di consapevolezza, partecipazione e trasformazione sociale.
20 giugno 2026 – ore 21.15
Cosa resta di Giulietta – Performance teatrale itinerante
Falchera – Piazza Astengo, Falchera Vecchia e Giardini Biblioteca Don Milani
Spettacolo site-specific ispirato a Romeo e Giulietta, interpretato da giovani performer.
27 giugno 2026 – ore 21.15
Le Nostre Stirpi
Piazza Astengo – Falchera, Torino
Grande affresco teatrale urbano tra teatro, videomapping, installazioni artistiche e memoria collettiva.
30 giugno 2026 – ore 10.00
Dialoghi con il Futuro – Incontri e seminari
Un incontro pubblico aperto ad abitanti, associazioni, operatori culturali e realtà del territorio dedicato al tema della rigenerazione urbana a base artistica e culturale, in relazione al percorso di riapertura del Teatro Marchesa. Un momento di confronto che mette al centro il ruolo del teatro, dell’arte e della cultura come strumenti concreti di trasformazione sociale e investimento sulle nuove generazioni.
Ospiti dell’incontro saranno rappresentanti della Cooperativa Sociale La Paranza del Rione Sanità di Napoli — esperienza nazionale di valorizzazione culturale e riscatto comunitario nata attorno al patrimonio storico e artistico del quartiere — insieme al drammaturgo e regista Mimmo Sorrentino, tra le principali figure italiane del teatro partecipato e sociale contemporaneo.
2, 3, 4 luglio 2026
Stage di formazione teatrale
Auditorium Biblioteca Don Lorenzo Milani – Via dei Pioppi 43, Torino
Tre giornate di alta formazione dedicate a giovani attori, operatori culturali, docenti e associazioni.
Tutti gli eventi sono a ingresso libero con prenotazione consigliata.
Info e prenotazioni: infochoroscomunita@gmail.com | 331 4649092
www.choroscomunita.com
Dimesso il tifoso juventino ferito prima del derby
E’ stato dimesso dalle Molinette Marco Leonardo Basoccu, il tifoso bianconero di 36 anni rimasto gravemente ferito negli scontri prima del derby del 24 maggio scorso. Dopo un delicato intervento neurochirurgico il decorso clinico è positivo e il paziente presenta buone condizioni neurologiche.
Modifiche alla circolazione ferroviaria da sabato 6 a domenica 14 giugno per lavori programmati tra le stazioni di Novara e Agognate.
Al fine di garantire la continuità del servizio e limitare l’impatto dei lavori sul territorio, Regionale di Trenitalia (Gruppo FS) ha riprogrammato l’offerta con un servizio bus tra Novara e Biella.
L’orario dei bus può variare in funzione delle condizioni del traffico stradale, con possibile aumento dei tempi di percorrenza. Si consiglia pertanto di valutare la ripianificazione del proprio viaggio.
Sui bus non è ammesso il trasporto bici e non sono ammessi animali di grossa taglia, eccetto i cani da assistenza.
Lucento, il quartiere delle radici profonde
Un viaggio tra storia, verde, cultura e senso di comunità nella periferia che custodisce una delle identità più forti della città.
Lucento è uno di quei quartieri torinesi che raccontano molto dell’evoluzione della città. Situato nella zona nord-occidentale, lontano dai percorsi turistici più battuti, conserva una storia che attraversa secoli di trasformazioni: da borgo rurale immerso nei campi a quartiere operaio, fino alla realtà residenziale e multiculturale di oggi.
Le sue origini sono antiche e affondano nel Medioevo quando il territorio era caratterizzato da cascine, terreni agricoli e piccoli insediamenti sorti lungo la Dora Riparia. Il simbolo di questa storia è il Castello di Lucento, che ancora oggi ricorda il passato del quartiere e il suo ruolo strategico nei secoli. Per lungo tempo quest’area rimase separata dalla città, con una vita scandita dal lavoro nei campi e dalle attività legate all’acqua dei canali e del fiume. L’ingresso nel Novecento segnò una svolta radicale, l’espansione industriale di Torino, infatti, trasformò profondamente l’intera area; la vicinanza alle grandi fabbriche attirò migliaia di lavoratori provenienti da altre regioni italiane e Lucento divenne una delle destinazioni privilegiate dell’immigrazione interna che contribuì a costruire la Torino industriale. Nacquero nuovi edifici, scuole, servizi e impianti sportivi. Le vecchie campagne lasciarono spazio ai condomini e alle case popolari che ancora oggi caratterizzano gran parte del quartiere. Questa origine operaia è rimasta impressa nell’identità collettiva del luogo e a differenza di altre zone della città, che hanno conosciuto una rapida trasformazione sociale, Lucento conserva ancora un forte senso di appartenenza. Molti abitanti parlano del quartiere come di una piccola comunità all’interno della grande città, dove il rapporto di vicinato, le associazioni, le parrocchie e le attività sportive continuano a svolgere un ruolo importante nella vita quotidiana.
Oggi Lucento si presenta come un quartiere prevalentemente residenziale, dotato di una buona rete di servizi, scuole, centri sportivi, attività commerciali e servizi pubblici che contribuiscono a renderlo una zona vivibile, apprezzata soprattutto dalle famiglie e dagli anziani. Negli ultimi decenni la composizione sociale si è nuovamente trasformata in seguito all’arrivo di nuove comunità straniere, che hanno aggiunto ulteriori sfumature a una realtà già abituata all’incontro tra culture diverse.
Tra gli elementi che rendono Lucento particolarmente interessante è la presenza di una grande porzione di verde; il Parco della Pellerina, il più grande della città, rappresenta per molti abitanti un’estensione naturale del quartiere; le sue ampie aree alberate, i percorsi lungo la Dora e gli spazi dedicati allo sport e al tempo libero costituiscono una risorsa preziosa in un contesto urbano densamente abitato. Di particolare interesse sociale sono la presenza dell’AIEF – Fondazione per l’Infanzia e l’Adolescenza, che si trova all’interno del Castello e il Centro culturale Principessa Isabella, a via Verolengo, nato alla fine dell’Ottocento come asilo per i figli delle famiglie operaie e oggi importante presidio culturale del quartiere. La sua storia racconta l’attenzione ai temi dell’educazione e dell’assistenza sociale che hanno accompagnato lo sviluppo di Lucento.
Lucento custodisce testimonianze storiche spesso poco conosciute. Il Castello di Lucento rimane il punto di riferimento più significativo, mentre la chiesa dei Santi Bernardo e Brigida richiama le radici religiose e comunitarie della zona. Passeggiando tra le vie del quartiere si possono ancora cogliere tracce della Torino industriale del Novecento, nei grandi complessi residenziali, nelle strutture nate per accogliere i lavoratori e nei racconti di chi ha vissuto gli anni della crescita economica della città.
I punti di forza riconosciuti dagli stessi residenti sono numerosi: la presenza di servizi di prossimità, il costo delle abitazioni relativamente accessibile rispetto ad altre aree torinesi, la disponibilità di green e soprattutto quel senso di vicinanza che continua a distinguere il quartiere. Non mancano però le criticità, sarebbe necessaria, infatti, una maggiore valorizzazione del patrimonio storico locale, il recupero di alcuni spazi inutilizzati, il sostegno al commercio e nuovi investimenti in ambito culturale e sociale. Anche il tema della sicurezza e del decoro urbano compare frequentemente tra le priorità indicate dagli abitanti. Più che una semplice periferia, Lucento appare oggi come un luogo in equilibrio tra memoria e cambiamento. Le sue strade raccontano la storia di generazioni di contadini diventati operai, di famiglie arrivate da ogni parte d’Italia in cerca di lavoro e di nuove comunità che continuano a trovare qui uno spazio in cui costruire il proprio futuro. È un quartiere che forse non possiede la monumentalità del centro storico, anche se sono presenti opere come “1706”, di Luigi Nervi, che richiama l’assedio di Torino e il ruolo che Lucento ebbe in quell’evento storico, ma conserva un patrimonio umano e sociale capace di raccontare, con particolare autenticità, una parte importante della storia di Torino, qui la vera protagonista è la comunità.
Maria La Barbera

A cura di piemonteitalia.eu
Ivrea, capoluogo del Canavese, denominata Eporedia in epoca romana, è una città ricca di storia, arte e cultura, nonché sede dello storico e importante Carnevale di Ivrea.
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“Dialogues avec les images” rappresenta un progetto di cooperazione culturale, didattica e formativa tra Italia e Senegal, che mette in relazione istituzioni accademiche, docenti e studenti di due Paesi attraverso la fotografia e le arti visive. Ideato e promosso dalla Fondazione Garuzzo, ente culturale senza scopo di lucro con sede a Torino che, dal 2005, opera nella diffusione in Italia e nel mondo dell’arte contemporanea, in collaborazione con l’ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino), l’Ambasciata d’Italia a Dakar e l’Istituto Italiano di Cultura a Dakar, il progetto prende avvio nelle prime settimane di luglio 2026, e costruisce un percorso condiviso di formazione e produzione artistica con l’obiettivo di avviare un dialogo strutturato e continuativo tra sistemi culturali accademici europei e africani.
L’iniziativa si inserisce in una fase di rafforzamento delle relazioni diplomatiche culturali tra Italia e Africa, oggi al centro di un ri notato dialogo strategico ch3 coinvolge cooperazione internazionale, formazione, mobilità accademica, sviluppo sostenibile e diplomazia culturale. In questo contesto la fotografia è intesa come un dispositivo di relazione e linguaggio operativo comune, capace di attivare pratiche di scambio che superino la dimensione espositiva per entrare nel campo della coproduzione il progetto si sviluppa attraverso fasi successive che intrecciano workshop, produzione di opere, esposizione pubblica, editoria e consolidamento istituzionale. La fase iniziale del progetto si svolge in Senegal, con due workshop tematici tra Dakar e Saint-Louis. I laboratori sono condotti congiuntamente da docenti dell’ISIA di Urbino e da docenti delle Istituzioni senegalesi partner, coinvolge do studenti selezionati dell’ISIA, dell’École des Arts di Dakar e dell’Università Gaston Berger di Saint-Louis.
Il gruppo di lavoro internazionale e interdisciplinare, opera in condivisione progettuale in cui la produzione fotografica nasce dall’interazione diretta tra pratiche didattiche e contesti culturali differenti. L’obiettivo non è la semplice documentazione, ma la costruzione di un corpus di immagini originali, sviluppato attraverso un processo di confronto continuo.
I primi risultati del workshop troveranno una prima restituzione pubblica nell’autunno del 2026, con una mostra collettiva allestita negli spazi dell’Istituto Italiano di Cultura di Dakar. L’esposizione sarà inserita all’interno di Dak’Art OFF, programma collaterale della Biennale d’Arte di Dakar, che si svolgerà dal 19 novembre al 19 dicembre 2026 e rientrerà nel festival Partcours che, ogni anno, costruisce una rete diffusa di istituzioni, musei e spazi indipendenti nella città.
La Biennale di Dakar, tra le più importanti piattaforme dedicate all’arte contemporanea africana e della diaspora, rappresenta, da oltre trent’anni, un punto ristoro riferimento internazionale per la ricerca artistica, il confronto culturale e la riflessione sulle trasformazioni sociali e politiche del presente. Fondata nel 1990, si distingue per la capacità di intrecciare pratiche artistiche e riflessione pubblica.
In occasione dell’inaugurazione verrà presentata una pubblicazione dedicata al progetto, accompagnata da un programma pubblico di incontri, talk, tavole rotonde e proiezioni con artisti, curatori e studiosi italiani e senegalesi. Il volume, pubblicato in italiano e in francese, è concepito come un dispositivo editoriale autonomo rispetto alla mostra: alle immagini si affiancano contributi scientifici che ampliano il campo di riflessione sul progetto e sui suoi processi di lavoro. Il progetto grafico è affidato a ISIA Urbino, mentre la pubblicazione è edita da Skinnerboox, realtà di riferimento internazionale nel panorama del libro fotografico.
Mara Martellotta
La nuova stagione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai da ottobre 2026 a giugno 2027, sarà caratterizzata dalla celebrazione dai 200 anni dalla morte di Beethoven. Il cartellone prevede l’esecuzione di tutte le sinfonie, tutti i concerti per pianoforte, il concerto per violino, l’overture Coriolano, e la Missa Solemnis. Per il Concerto di Natale verrà eseguita la“Nona Sinfonia” diretta da Fabio Luisi con il Coro del Regio. Leonidas Kavakos solista nel concerto per violino e Orchestra diretto da Giulio Cilona. Nel Concerto di Pasqua Juraj Valcuha dirige la Missa Solemnis” con il Coro del Regio. Nel “Quinto concerto per pianoforte e Orchestra” solista Jan Lisiecki. Andres Orozco Estrada dirige la “Quinta Sinfonia”. Passaggio di testimone tra Andres Orozco Estrada che lascia il ruolo di direttore principale a Michele Mariotti. Orozco Estrada apre la stagione il 22 ottobre con la “Sesta” di Mahler e Mariotti la chiude il 27 maggio con la “Quinta” di Mahler. Dal 3 al 30 giugno Beethoven Pops presenta in 6 concerti tutte le altre pagine Beethoveniane dirette da Hussein Piskar, Michele Mariotti, Aurel Dawidiuk, Giulio Cilona, Kevin Chen, Diego Ceretta (nel doppio ruolo di pianista e direttore) e i pianisti KevinChen, Nikola Meeuwsen, Lukas Sternath. Ritorna Daniele Gatti con la “Decima” di Mahler. Juraj Valcuha dirige il “Concerto n.1 per pianoforte e Orchestra” di Rachmaninov” solista Alexander Malofeev. Spazio ai giovani direttori, Giulio Cilona, Ana Maria Patino Osorio, Giedre Slekyte, Diego Ceretta. Giuseppe Mengoli propone una carrellata di brani ispirati alla storia del Valzer. Robert Trevino dirigerà un concerto per Rai NuovaMusica, nella “Nona” di Brukner e nella “Turangalila Symphonie” di Messiaen, che mancava da Torino da 25 anni, con Alessandro Taverna al pinoforte e Nathalie Forget alle ondes Martenot. Prima dell’inizio della stagione ci saranno 2 omaggi : uno a Tornatore con la proiezione ed esecuzione dal vivo di “Nuovo Cinema Paradiso” diretta da Pietro Mianiti e uno a Giovanni Sollima come compositore, direttore e solista al violoncello.
Pier Luigi Fuggetta
A cura di Accademia IUAD, tra creazioni ispirate all’antico Egitto
Al Museo Egizio di Torino, nella giornata di martedì 9 giugno, Accademia IUAD presenta un progetto espositivo finalizzato a valorizzare l’arte e la creatività emergenti tra visionarietà, moda contemporanea, simbolismo ancestrale e patrimonio culturale dell’antico Egitto. “HIEROGLAM” è il nome della mostra voluto dai suoi curatori, Pasquale Esposito e Francesco Maffei, che hanno coinvolto un gruppo di studenti delle sedi IUAD di Napoli e Milano per realizzare una sorta di “capsule collection” composta da circa trenta abiti ispirati all’estetica, ai rituali e alla potenza iconografica dell’universo egizio.
Si tratta di un percorso immersivo in cui l’abito muta in esperienza sensoriale, evocazione simbolica e dispositivo narrativo. La mostra accoglie inoltre una selezione di capi provenienti da Archivio di Ricerca Mazzini, luogo di riferimento internazionale per la ricerca e la conservazione della moda storica, con creazioni iconiche firmate da Issey Miyake, Gianfranco Ferré, Roberto Cavalli, Alexander McQueen e altri protagonisti della couture internazionale. HIEROGLAM rappresenta un esempio virtuoso di sinergia tra formazione, cultura e creatività contemporanea, una riflessione sulla necessità di dare senso, significati, identità e appartenenza attraverso la moda e il glamour, un progetto in cui antico e moderno si fondono in una chiave visiva e sensoriale capace di restituire alla moda il suo significato più profondo, quello di linguaggio simbolico, rito identitario e forma di trasformazione. Gli studenti IUAD rileggono l’immaginario dell’antico Egitto attraverso una sensibilità contemporanea, trasformando simboli rituali, armature, amuleti e iconografie divine in volumi scultorei, superfici luminose e tessuti stratificati. Ogni creazione diventa così una presenza evocativa, sospesa tra memoria archetipica e visione futuristica.
I giovani protagonisti dell’esposizione sono i designer Francesca Miniati, Anna Martinetti, Chiara Prearo, Davide Grasso, Chiara Corbo Tedesco, Chiara Stelluto, Chaia Michelle, Fabiana Parente, Salvatore Marigliano, Anita Cimmino, Nicole Sciamanna, Federica Lombardi, Sofia Vettorato, Giulia Gaeta, Alessia Russo, Carmela Alfieri, Francesca Esposito, Jara Apicella, Martina Bianco, Noemi Avallone, Antonio Di Matteo, Isidis Mercuri, Francesco Vitale, Aurora Vigevani, Michelangelo Tagliatela, Marianna Licciardi, Ludovica Capasso, Emiliana Pagliafora, Martina Sorvino, Salvatore Riccio, Simone Spera, Josè Samuel Lesta, Gaetano Pignatelli e Bautista Mary Chluie.
Ogni creazione in mostra diventa una meditazione visiva sull’archetipo: il sole, il serpente, l’occhio, la piramide, le divinità ibride e gli antichi codici spirituali riemergono in una nuova forma estetica, dove il ka e il ba (forza vitale e anima mobile) ispirano volumi fluidi, accessori rituali e palette che fondono oro solare, blu del Nilo, nero cosmico e rosso desertico.
Il visitatore entra così in uno spazio sospeso tra culto dell’immagine e potere del simbolo, nel quale ogni ambiente si trasforma in soglia, ogni abito in presenza evocativa: non solo una mostra, ma un’esperienza immersiva dove il corpo si fa mito e il tessuto diventa rivelazione.
Mara Martellotta