ilTorinese

Un ricordo di Mary de Rachewiltz

Di Paolo Pera

Mary de Rachewiltz, figlia naturale del poeta americano che molto criticò i suoi States, nacque a Bressanone (BZ) nel 1925 da Ezra Pound e Olga Rudge: l’amata di Pound, ma non sua moglie.

Data in affidamento a una coppia di contadini tirolesi, Mary crebbe come “pastora” (usava definirsi nelle sue poesie), pur con continue visite dei genitori e scambi di lettere col padre; in particolare, quest’ultimo la incoraggiò anche a diventare una donna di lettere, tanto da mandarle spesso “compiti a casa”: da letture imprescindibili a inviti a tradurre in italiano l’opera che stava compendo, i Cantos. Quel che nacque come un gioco a distanza tra padre e figlia, restò in Mary come una missione vera e propria, sino al suo culmine: il Meridiano Mondadori del 1985, che traduceva interamente il poema paterno.

La Mary poetessa, ha lasciato piccole scintille di una vita in sei librini in versi che, con Massimo Bacigalupo, chi scrive ha raccolto in Processo in verso (Bertoni Editore, 2024). Uscito, in occasione dei suoi 99 anni.

Mentre, a mia cura, è edita la monografia Tenere è la vestale (Bertoni, 2025), nella quale studiosi noti e meno noti hanno indagato l’opera in versi della Poetessa per restituirle la sua dimensione di autrice indipendente all’importante presenza di Pound. È seguito, In quel ‘tu’ di luce (ivi, 2026) dove il lavoro sulle poesie di Mary l’ha vista tradotta in lingue europee, extraeuropee e dialettali. Il motivo che ha condotto a una simile operazione verso lo swahili, il thai, l’yiddish, il coreano, l’abruzzese, il napoletano, il milanese, il tabarchino (vernacolo genovese proprio dell’Isola di San Pietro, in Sardegna) etc. fu la natura sia di figlia biologica di genitori cosmopoliti e che di figlia presa in affido da genitori di cultura rurale. Mary infatti, pur avendo sempre tenuto legami con gli USA e possedendo un’educazione raffinata e internazionale, mai rinunciò alla sua identità di cultrice di tradizioni e folklore locale, né mai si assentò da un po’ di sano lavoro nelle vigne come nei meleti del suo Alto Adige. Questo pure fu un principio tutto poundiano: rapportarsi alla terra come alle lettere. Mary ha saputo fondere queste due identità affatto contraddittorie ed è anche di questo che tratta la sua poetica.

Chi scrive ha avuto la fortuna di conoscerla sin dal 2018, ma solo grazie ai lavori condotti negli ultimi due anni, la Famiglia de Rachewiltz mi ha pian piano fatto sentire “di famiglia”. E questo anzitutto grazie alla bontà della figlia di Mary, Patrizia, anch’essa poetessa, che nelle monografie dedicate a Mary collaborò attivamente insieme a poeti quali Giuseppe Conte, Davide Rondoni, Alessandro Rivali e studiosi del calibro di Valter Boggione, Paolo Lagazzi, Luca Gallesi, Roberto Galaverni et al.

Mary possedeva una simpatia rara e ancora nei suoi cento e poi centouno anni sapeva donare battute leggere e molto godibili quali: “Ho cento anni, bene. Ricordatevelo: potrebbe capitare anche a voi”. Oppure, mi piace offrire questo nostro piccolo e terminale scambio: “Stanno andando bene le vendite dei due volumi?”, e io “Sai, poesia e saggistica non è che vendono molto in Italia; ma direi che un piccolo interesse ci sia” e lei: “Pazienza, vorrà dire che non ci daranno il Nobel”.

Mary, insomma, è stata per me una figura quasi iniziatica: conoscerla fu quasi un momento di “autorizzazione” alla poesia. Per questo, ebbi forte la necessità di occuparmi della sua opera e di diffonderla, sin dalla collaborazione con Bacigalupo.

Ora che Mary ci ha lasciato, mi consola sapere che le sue poesie siano nuovamente di interesse e che questo nel profondo la lusingava; anche perché, per eccesso di modestia, lei si considerava anzitutto traduttrice e solo poi poetessa. I suoi versi, però, vanno letti; e cui voglio rimarcare il mio invito.

I funerali di Mary si terranno a Tirolo la prossima settimana e a Tirolo, dove visse col marito Boris e dove crebbe i figli Siegfried e Patrizia, verrà inumata. Patrizia mi faceva anche sapere che una ciocca dei suoi capelli, un tempo biondi, raggiungerà la sepoltura dei genitori sull’Isola di San Michele, a Venezia.

Concludo volendo ricordare qui di seguito una delle sue prime poesie. Credo, salutandovi, che Mary sia stata esaudita.

Preghiera

O Signore fa che quando e se verrà

sia benigna,

e il mondo che si chiude a chi ha visto

sia benigno!

Inesorabile in me rifiorirà

per aver visto.

Non m’importerà d’aver gli occhi spenti

il sorriso ebete e i piedi incerti,

ma il tormento dell’ira risparmiami.

Da Mary de Rachewiltz, Processo in verso. Tutte le poesie italiane, a cura di Massimo Bacigalupo, con la collaborazione di Paolo Pera, Perugia, Bertoni Editore, 2024, p. 26, ISBN 9788855357722: https://www.bertonieditore.com/shop/it/libri/1289-processo-in-verso.html

A proposito della Repubblica ellenica (Ελληνική Δημοκρατία)

Risale a una decina di anni la pesantissima sanzione inflitta da Bruxelles ad opera dell’allora cancelliera tedesca Merkel.

Ricordiamo tutti una potente levata di scudi contro questo fatto. Giravano per il continente immagini di una Donna Merkel vestita da SS, forche per i poveri greci giustiziati da nordici protestanti, razzisti e intolleranti verso i simpatici popoli del sud Europa.

E’ passato tanto tempo e l’Ellade si è ripresa piuttosto bene, dopo aver passato anni difficili di generale impoverimento a causa delle sanzioni imposte.

Per carità, simpatici i greci lo sono sempre stati, anche per un loro insostituibile passato culturale, al quale Europa e intero pianeta sempre saranno debitori.

La mannaia di Bruxelles non cadde però casualmente per un razzismo anti mediterraneo.

Torniamo indietro nel tempo. La verità è che il sig. PAPANDREAU, leader incontrastato del partito socializzante Pasok, gestì per tanti anni un Paese povero, senza materie prime, né industrie manufatturiere, come un’impresa di famiglia, non facendo pagare le tasse ai pochi ricconi nazionali e distribuendo a pioggia – per garantirsi il potere alle elezioni – alcuni ‘benefit’ ai dipendenti pubblici (chiaramente sovra-numerari rispetto alle esigenze dello Stato) e in generale alla popolazione.

Gli Stati devono vivere e i tributi dei cittadini sono dovunque fondamentali, ma in quella terra di Bengodi gli armatori di potentissime flotte private (un caso è la famiglia Onassis) … non pagavano le tasse!

Eppure le navi erano e restano la prima e migliore industria veramente potente del Paese. La flotta di proprietà ellenica controlla il 22% del tonnellaggio marittimo mondiale.

Come permetteva il Pasok tutto ciò? Con questo sistema levantino, le aziende ingigantivano la loro ricchezza, distribuendone enormi dividendi alla casta politica stra-corrotta nelle solite banche off-shore.

La bomba esplose quando ci si accorse che la Grecia faceva pagare il suo enorme debito pubblico all’Europa, falsificando i bilanci statali e dragandone somme immense. Nell’ottobre 2009 si scoprì che il deficit pubblico era del 12,7%, rispetto al PIL, il doppio di quanto dichiarato dal precedente governo greco.

Il Pasok utilizzò a lungo fondi strutturali e di coesione europei per alimentare un colossale sistema di clientelismo politico e corruzione interna, truccando i bilanci dello Stato. Si nascondevano i miliardi di debito nazionale facendoli apparire come transazioni valutarie e permettendo ad Atene di continuare a ricevere prestiti favorevoli. Il tutto era rinforzato da voti di scambio, una macchina statale esorbitante, tangenti ‘no-limits’ e appalti pubblici concessi esclusivamente a oligarchi e aziende compiacenti, in cambio di sostegno politico.

Ma la gente, i giornali, l’opinione pubblica, conoscevano questi maneggi?

Nei fatti, il grosso furto politico allo Stato era stra-conosciuto; il dissennato accordo fra uno Stato che tanto rubava ma che un poco ne restituiva/distribuiva era sotto gli occhi di tutti. Generalizzando, si può dire che sotto Papandreu nessuno fu veramente innocente.

Le follie criminali del Pasok non furono perciò a carico del suo Paese ma dell’intero nostro continente.

Si arrivò quindi a una severa sentenza: Atene doveva restituire il maltolto fino all’ultima dracma… e così fu.

Dopo la creazione della famosa Troika (FMI, BCE e Commissione Europea) furono imposti drastici tagli alle pensioni, una riduzione dei salari pubblici e si attivarono privatizzazioni di massa. L’intera nazione cadde in una disperante povertà per anni, anche se – anche grazie a nuovi politici – lentamente riuscì poi a uscirne fuori.

Avessero occupato in quegli anni certe cariche un Draghi o una Christine Lagarde, avrebbero probabilmente avuto la stessa fermezza che ebbe la cancelliera tedesca, titolare della maggioranza dei fondi di salvataggio dati alla Grecia (e principalmente sulle spalle della più potente nazione europea).

I governi, come gli individui, hanno un portafoglio in mano, con precise responsabilità nei confronti dei loro elettorati. DEVONO QUINDI ESSERE politicamente ADULTI e considerare cosa giusto fare o meno. Questa deresponsabilizzazione toccò un’intera nazione che a lungo sperò che – spesso capitato nella storia – nessuno si sarebbe accorto del raggiro.

E noi?

Chiaramente non può mancare un paragone con la NOSTRA allegra politica, ancora recentemente criticata dai cosiddetti Paesi Frugali (detentori di noiosissime ma corrette gestioni delle loro spese pubbliche) anche se non è più paragonabile a quella di 10/15 anni fa.

Se il nostro debito pubblico è stratosferico non è causa di una strega cattiva ma di una deresponsabilizzazione non troppo distante da quella greca, anche se il nostro dramma economico è pagato interamente dall’Italia.

I paragoni non sono però azzardati, e la nostra classe politica al tempo non poteva ergersi a moralista con nessuno.

Una enorme differenza fra Roma e Atene però c’era e ancora sussiste.

La nostra Italietta corrotta, mafiosa, malavitosa, nel ‘pubblico’ accusata di colpevoli inefficienze, era ed è ancora la prima nazione esportatrice di beni industriali verso la Germania ed è ben superiore a Francia e Gran Bretagna.

Mentre il piccolo Stato nel mare Egeo (10 mio di abitanti) non era di utilità per nessuno, l’Italia partecipava all’allora felice macchina da guerra industriale dell’intero continente.

La Grecia era sacrificabile, l’Italia no!

Il Pubblico era certo criticabile, ma il privato non era disonorevole, allora come ora.

Come il filosofo Bobbio disse scandalizzando tutti: “il vero problema del meridione d’Italia sta principalmente nei meridionali” … si può modificare il suo dire, affermando che in quegli anni il vero problema greco fu principalmente nei greci, non nei cattivi tedeschi, non della UE.

Da come NON si sente più parlare di debito greco, si direbbe che la lezione sia stata appresa. Atene ha ancora un’evasione fiscale stimata attorno al 20/25% ma ormai un niente rispetto al passato. 

Ferruccio Capra Quarelli

Arco: bronzo fantastico di Matteo Reusa

L’azzurro sale sul terzo gradino del podio nel Boulder U19. È la seconda medaglia italiana dopo l’argento conquistato da Andrea Ludovico Chelleris nella Lead U19.

Si conclude nel migliore dei modi l’edizione 2026 dei Campionati Mondiali Giovanili di arrampicata sportiva, ospitati al Climbing Stadium di Arco, in provincia di Trento, e organizzati dalla Federazione Arrampicata Sportiva Italiana, in collaborazione con World Climbing, la Federazione internazionale di arrampicata sportiva.

Nell’ultima giornata di competizioni è arrivata una splendida medaglia di bronzo per la squadra italiana grazie a Matteo Reusa, salito sul terzo gradino del podio nella finale Boulder Under 19.

Davanti a circa 1.500 spettatori, il Campione Italiano Boulder Senior e Giovanile ha affrontato con grinta, tecnica e grande determinazione i quattro blocchi decisivi, riuscendo a conquistare una meritatissima medaglia mondiale e a regalare al pubblico di casa un’ultima, straordinaria emozione.

UN PERCORSO IN CRESCENDO FINO AL PODIO

Reusa aveva superato la lunga fase di qualificazione con tre top, due dei quali realizzati al primo tentativo, e due zone, ottenendo il pass per la semifinale.

Nel turno successivo, estremamente selettivo, l’azzurro aveva incontrato alcune difficoltà sui primi due blocchi, senza però smettere di credere nella qualificazione. Dopo aver conquistato la zona sul terzo problema, aveva trovato uno splendido top sull’ultimo blocco, facendo esplodere il pubblico del Climbing Stadium.

Con il sesto posto in semifinale, Matteo si era così assicurato uno degli otto pass disponibili per la finale mondiale.

Un pizzico di rammarico invece per Giovanni Bagnoli, che ha accarezzato il sogno della finale fino all’ultimo, chiudendo al 9° posto. Una prestazione di grande spessore, affrontata con cuore, coraggio e determinazione, che gli è valsa comunque un prestigioso piazzamento nella top 10 mondiale e conferma il suo valore a livello internazionale.

DOPPIETTA COREANA, REUSA TERZO

Nell’ultimo atto della competizione Matteo ha mantenuto concentrazione e lucidità, dopo un primo blocco rimasto irrisolto, ha flashato il secondo e risolto con abilità gli ultimi due, fra le ovazioni del pubblico. Mettendo in parete tutto il proprio bagaglio tecnico ha conquistato un fantastico bronzo mondiale nel Boulder U19.

Il titolo di Campione del Mondo Giovanile è stato conquistato dal coreano Beomjin Park, seguito dal connazionale Chanjin Jung, medaglia d’argento.

Matteo Reusa ha completato il podio, riportando l’Italia tra le prime tre nazioni al mondo nell’ultima gara del programma iridato.

Il suo bronzo rappresenta la seconda medaglia conquistata dalla squadra azzurra in questa edizione dei Campionati Mondiali Giovanili, dopo lo splendido argento ottenuto da Andrea Ludovico Chelleris nella Lead Under 19.

UN FINALE PERFETTO PER ARCO 2026

La medaglia di Matteo Reusa corona un’edizione da record dei Campionati Mondiali Giovanili, che per otto giornate ha portato ad Arco i migliori giovani interpreti internazionali di Lead, Speed e Boulder.

Atleti, tecnici e delegazioni provenienti da tutto il mondo hanno animato il Centro Tecnico Federale e il Climbing Stadium, dando vita a un evento di altissimo livello sportivo e organizzativo.

Il bronzo conquistato nell’ultima finale rappresenta il modo migliore per chiudere una manifestazione che ha regalato spettacolo, partecipazione ed emozioni, confermando ancora una volta Arco come uno dei luoghi simbolo dell’arrampicata sportiva mondiale.

 

Rivarolo Canavese celebra San Giacomo Apostolo: fede, tradizione e comunità


“La Festa Patronale – ha dichiarato il Consigliere regionale del Piemonte e Presidente della V Commissione Ambiente, Sergio Bartoli – rappresenta un’occasione preziosa per riscoprire il valore delle nostre radici e rafforzare quel senso di appartenenza che rende vive e coese le nostre comunità”

Rivarolo Canavese ha celebrato la Festa Patronale di San Giacomo Apostolo con la tradizionale Santa Messa Solenne e la successiva processione per le vie cittadine, appuntamenti che ogni anno rappresentano un importante momento di fede, condivisione e identità per l’intera comunità.

Alla celebrazione hanno preso parte numerose autorità civili e militari, i Sindaci e gli Amministratori dei Comuni limitrofi, le associazioni del territorio, la Filarmonica Rivarolese e molti cittadini, a testimonianza del profondo legame che unisce la comunità alle proprie tradizioni.

«La Festa Patronale – ha dichiarato il Consigliere regionale del Piemonte e Presidente della V Commissione Ambiente, Sergio Bartoli – rappresenta un’occasione preziosa per riscoprire il valore delle nostre radici e rafforzare quel senso di appartenenza che rende vive e coese le nostre comunità. Celebrare il Santo Patrono significa custodire una storia condivisa, tramandare valori e guardare al futuro senza dimenticare la nostra identità.»

Bartoli ha inoltre espresso il proprio apprezzamento per il lavoro svolto da quanti hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, rivolgendo un ringraziamento al Sindaco Martino Zucco-Chinà, all’Amministrazione comunale, ai Priori della Festa, al Parroco don Raffaele Ruffino, ai sacerdoti concelebranti, ai volontari della Parrocchia, alle autorità civili e militari, ai Sindaci e agli Amministratori dei Comuni limitrofi, alla Filarmonica Rivarolese, alle associazioni di volontariato e a tutti coloro che, con il loro impegno, hanno reso possibile una celebrazione così partecipata.

«Le feste patronali – ha concluso Bartoli – non sono soltanto un appuntamento religioso, ma un patrimonio culturale e sociale che rafforza il legame tra le persone e contribuisce a mantenere viva l’identità dei nostri territori. Il mio augurio è che San Giacomo Apostolo continui a essere guida e punto di riferimento per tutta la comunità di Rivarolo Canavese.»

Traffico intenso sulle strade per le vacanze

Weekend trafficato anche sulle arterie piemontesi 

Si avvia alla conclusione l’ultimo fine settimana di luglio contraddistinto dalle partenze verso le località di villeggiatura e contrassegnato da Viabilità Italia con ilbollino rosso per il pomeriggio di venerdì 24 luglio, la mattina di sabato 25 luglio e il pomeriggio di oggi, domenica 26 luglio.

Sulla rete Anas (Gruppo FS Italiane) sono state confermate le previsioni traffico in aumento già a partire da venerdì con traffico intenso durante tutto il fine settimana.

Gli incrementi rispetto al fine settimana di metà luglio hanno interessato in particolare le isole maggiori, con aumenti compresi tra lo 0,29% in Sardegna e lo 0,57% in Sicilia, e lezone di montagna, dove l’incremento medio si è attestato sull’1,3%, con un picco dell’1,6% sulla rete statale del Veneto.

Rispetto all’ultimo fine settimana di luglio 2025 i dati complessivi nazionali mostrano un lieve aumento, pari allo 0,2%, con valori che nelle regioni del Nord della Penisola raggiungono il +5%.

Rallentamenti con code sono stati registrati in particolare inLombardia lungo la statale 36 “del Lago di Como e dello Spluga” in provincia di Lecco e in Sicilia sul Raccordo Autostradale 15 “Tangenziale Ovest di Catania” in prossimità del Casello di San Gregorio.

Traffico in aumento nella mattina di oggi anche sulla statale 18 “Tirrena Inferiore” in Calabria e, sempre in Calabria, sulla statale 106 “Jonica”.

La giornata di oggi è stata caratterizzata dagli incendi che hanno determinato l’adozione di limitazioni temporanee alla circolazione in Sicilia sull’Autostrada A19 “Palermo-Catania” a Termini Imerese (PA), in Puglia sulla statale 693 “dei Laghi di Lesina e Varano” a Cagnano Varano (FG), inMolise sulla statale 16 “Adriatica” a Campomarino (CB) e nel Lazio lungo il Grande Raccordo Anulare di Roma tra Laurentina e Pontina.

Sulla A2 “Autostrada del Mediterraneo” i volumi maggiori di traffico sono stati registrati a Pontecagnano Faiano con oltre 240.190 transiti, a Salerno con 203.950 veicoli transitati e a Battipaglia con 165.810.

In Sicilia, sulla A19DIR “Diramazione per via Giafar”, sono transitati 181.410 veicoli, 108.565 sulla A19 “Palermo-Catania” presso Altavilla Milicia e 33.447 ad Alimena.

Nel Lazio, sul “Grande Raccordo Anulare” sono transitati 324.180 veicoli tra Laurentina ed Eur, 298.160 tra Pisana e Aurelia e 273.460 tra Cassia Tomba di Nerone e Cassia Veientana Sant’Andrea. 138.240 i veicoli transitati sullastatale 148 “Pontina” a Roma e 128.360 sulla statale 7 “Via Appia” a Ciampino.

In Calabria, sulla strada statale 106 “Jonica” sono stati registrati 72.610 transiti a Castellaneta, 69.800 all’altezza di Reggio di Calabria e 36.000 a Portigliola. Sulla SS107 “Silana Crotonese”, a Rende, sono 55.960 i veicoli transitati, mentre sulla strada statale 18 “Tirrena Inferiore” sono stati rilevati 83.190 transiti a Capaccio Paestum.

In Lombardia, lungo la statale 36 “del lago di Como e dello Spluga” i sensori hanno fatto rilevare 227.650 transiti all’altezza di Monza e oltre 146.000 sulla statale 336 “dell’Aeroporto della Malpensa” a Gallarate.

Tra le sezioni con i dati di particolare rilievo emergono: inUmbria la statale 16 “Adriatica” con 318.725 transiti all’altezza di Bari e il Raccordo Autostradale 6 “Perugia-Bettolle” con 80.119 transiti a Corciano, in Campania la SS162NC “Asse Mediano” con 180.500 transiti a Giugliano, in Puglia la statale 101 “Salentina di Gallipoli” con 131.595 transiti a Lequile.

Per quanto riguarda i dati complessivi regionali, in Veneto i sensori di traffico hanno registrato il transito di quasi 650.500 veicoli, oltre 693.500 in Piemonte, oltre 2 milioni in Emilia-Romagna, 775.000 in Abruzzo, quasi 78.000 in Valle d’Aosta, 219.500 in Liguria, 780.000 nelle Marche e 300.000 in Basilicata.

Il divieto di transito dei veicoli pesanti resterà in vigore fino alle ore 22:00 di oggi, domenica 26 luglio.

 

 

Il calendario dei bollini per l’estate è disponibile sul sito di Anas (https://www.stradeanas.it/it/esodoestivo) e su quello di Viabilità Italia (https://www.poliziadistato.it/articolo/28345).    

 

Per la situazione dei cantieri inamovibili Anas invita i viaggiatori a consultare prima di partire la pagina Esodo estivo del sito stradeanas.it (link https://www.stradeanas.it/it/esodoestivo).

Dodecarun, Aimar ed El Kannoussi a Osasco

 

Caresio e Chiabrera sempre primi in classifica                             

Torino, 25 agosto 2026

Nella prima gara del circuito Dodecarun organizzata dall’Atletica Pinerolo (il Cross della Pace dell’11 gennaio) era rimasto ai piedi del podio per una manciata di secondi, ma nella replica di sabato sera a Osasco Giacomo Aimar si è preso una bella rivincita, staccando di oltre mezzo minuto l’esperto marocchino dell’Olimpiatletica Youness Bourouk, l’unico a tenergli testa sui sette chilometri del percorso: 21’53” e 22’24” il responso del cronometro.

Con questo successo Aimar sale al quinto posto della classifica del circuito, al cui vertice rimane il canavesano Giuliano Caresio, assente a Osasco. Alle sue spalle, però, si fanno sempre più vicini Massimo Bono e Luca Laratore, rispettivamente ottavo e settimo sul traguardo. In campo femminile vittoria per Mina El Kannoussi (Atletica Saluzzo) che ha preceduto la torinese della Sisport Giulia Sara Cavalieri, che ha rosicchiato qualche punto alla leader della classifica Nadia Chiabrera. 

La prossima tappa del circuito sarà il 18 agosto, con la trentesima edizione del Tour di Carcoforo, nel comune della Val d’Egua (Vercelli) a 1300 metri di altitudine premiato dalla rivista Airone come “villaggio ideale d’Italia”.

Ordine d’arrivo (7 km). Uomini. 1. Giacomo Aimar (Atl. PInerolo) 21’53”, 2. Bourouk (Olimpiatletica) 22’24”; 3.  Scuro Vincenzo (Applerun Team) 23’35”; 4. Falco (Pod. Valle Infernotto) 24’18”, 5. Imperiale (Pod.Torino) 24’39”, 6.  Peyran (Applerun) 24’48”; 7. Laratore (Roata Chiusani) 25’00”; 8. Bono (Pod. Robbiese) 25’55; 9. Malano (Applerun) 26’01”; 10. De Masi (Runcard) 26’04”; 11. Cardetti Applerun) 27’04”; 12. Arezzi (Atl. PInerolo) 27’45”; 13. Assom (Ranarunner Villastellone) 26’47”, 14. Cena (Durbano Gas Energy Rivarolo) 27’54”; 15. Giva (Pod. Torino) 28’26”. Donne. 1. Mina El Kannoussi (Atl. Saluzzo) 26’52”; 2. Cavalieri (Sisport) 27’04”; 3. Laino (Brancaleone Asti) 28’09”; 4. Chiabrera (Brancaleone Asti) 29’18”, 5. Giovine Brancaleone Asti) 29’19”, 6. Conte (Fun for Sports) 21’21”; 7. Mates (Giannonerunning) 31’44”; 8. Plavan (Baudenasca) 32’00”; 9.Di Salvo (Roata Chiusani) 32’27”; 10. Rabbia. (Brancaleone Asti) 33’15”; 11. Brunchi (Brancaleone Asti) 33’39”; 11. Solaro (Vignonechecorre) 34’32”; 12. Bongiovanni (Vigonechecorre) 34’32”; 13. Buscema (Pod. None) 36’03”; 14. Sulis (Brancaleone Asti) 36’03”; 15. Giusto (Atl. PInerolo) 36’06”.

Questa la classifica ufficiosa del circuito Dodecarun

Uomini. 1. Giuliano Caresio (Durbano Gas Energy Rivarolo) 486 punti; 2. Bono (Pod. Robbiese) 447; 3. Laratore (Roata Chiusani) 420; 4. Arnaudo (Cambiaso Risso Genova) 401; 5. Aimar (Atl. Pinerolo) 304; 6. Zamuner (Atl. Santhià) 175. 7. Roselli (Atl. Novese) 190; 8. Agoglia (Brancaleone Asti) 178; 9. Chiabrera (Brancaleone Asti) 175; 10. Castellino (Roata Chiusani) 169. Donne. 1. Nadia Chiabrera (Brancaleone Asti) 516 punti; 2. Cavalieri (Sisport) 414; 3. Rabbia (Brancaleone Asti) 410; 4. Di Salvo (Roata Chiusani) 370; 5. Laino (Brancaleone Asti) 316; 6. Mocci (Bio Correndo Avis) 271; 7. Gagliardi (Atl. Saluzzo) 225; 8. Pejrani (Durbano Gas Energy Rivarolo) 229; 9. Sulis (Brancaleone Asti) 226. 10. Azeroual (Atl. Alessandria) 191. Categorie. Uomini. JPSM: 1. Aimar 220;  Magagna (Atl. Alessandria) 186; 3. Celestre (Atl. Alessandria) 126. SM35: 1. Zottarelli (Atl.Alessandria) 214; 2. Roselli 186; 3. Rendine (Pod. None) 140. SM40: 1. Caresio 570; 2. Martinotti (Run of Made) 206; 3. Russo (Iinternational Security) 150. SM45: 1. Laratore 582; 2. Arnaudo 486; 3. Salavastru (Brancaleone Asti) 162. SM50: 1. Bono 772; 2. Agoglia 482; 3. Cena (Durbano Gas Energy Rivarolo) 326; SM55: 1. Zamuner 350; 2. Bocchio (Atl. Novese) 280; 3. PIras (Cogne Aosta) 276. SM60: 1. Murgia (Bio Correndo Avis) 410; 2. Ventrice (Sant’Orso Aosta) 226; 3. Crivellari (Accademiatletica) 176. SM65: 1. Castellino (Roata Chiusani) 502; 2. Chiabrera 488; 3. Martignetti (Bio Correndo Avis) 284. SM70: 1. Comuzio (Pod. Robbiese) 424; 2. Molinari (Trinese) 354; 3. Forzan (Bio Correndo Avis) 296. SM75+: 1.  Gioffrè (Atl. Novese) 178; 2. Ceccarelli (Dant’Orso Aosta) 70; 3. Marquis (Atl. Monterosa) 68. Donne. JPSF: 1. N.Chiabrera 606; 2. Cavalieri 392; 3. Gagliardi 178. SF35: 1. Lenti (Frecce Bianche) 170; 2. Chirila (Tapporosso)120; 3. Salzani (Atl. Novese) e El Kannoussi (Atl. Saluzzo) 118. SF40: 1. Mates (Giannonerunning) 172; 2. Ricaldone (Bio Correndo Avis) 158; 3. Marchisa (Atl.Alessandria) 136. SF45: 1. Laino 364; 2. Brunchi (Brancaleone Asti) 168; 3. Tomasova (Atl. Santhià) e Zavanone (Brancaleone Asti) 120. SF50:1. Giusto (Atl.Pinerolo) 360; 2. Busa (Sant’Orso Aosta) 128; 3. Ferro (Vittorio Alfieri) 120. SF55: 1. Rabbia 630; 2. Mocci 376; 3. Bruno (Runcard) 256. SF60: 1. Di Salvo 612; 2. Re (Azalai) 116; 3. Semprini (Vittorio Alfieri) 112. SF65: 1. Pejrani 702; 2. Sulis 612, 3. Villabruna (Trinese) 416. SF70:1. Carchedi (Brancaleone Asti) 180; 2. Gallia (Verdenero)118; 3. Borretta (Vittorio Alfieri) e Frontespezi (Roata Chiusani) 60. SF75+. 1. Stefani (Atl. Baudenasca) 68; 2. Crivellaro (Run of Made), Monasterolo (Borgaretto ’75) e Vaccari (Atl.Santhià) 60.

 

 

Scontri No Tav, il sindacato Fsp Polizia: “Stufi di tutta la politica”

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 “Ieri ennesima sconfitta dello Stato incapace di metterci in condizione di difendere gli altri e noi stessi”  

 L’opinione 

“Al di là di tutte le solite frasi di circostanza, ieri a Chiomonte è stata l’ennesima sconfitta dello Stato. E’ inutile girarci intorno, dopo 20 anni in cui si è registrata un’escalation inquietante di violenza, dopo migliaia di feriti, di danni, di azioni che hanno messo ripetutamente in pericolo l’incolumità pubblica, stiamo ancora qui a contare feriti e, solo per miracolo, nessun morto. La politica tutta e, a cascata, l’intero apparato della Sicurezza, sono stati incapaci di mettere le forze dell’ordine in condizione di difendere e difendersi, lasciando donne e uomini in divisa ostaggio dei violenti ed esposti a rischi enormi. I poliziotti sono ormai stufi di essere semplice argomento di scaramucce fra politicanti che in queste circostanze parlano utilizzando la ‘prima persona’ mentre sul campo, a prendere bombe, non ci sono loro ma servitori in divisa utilizzati come pedine, numeri, fantocci. In tanti denunciano in queste ore un ‘attacco allo Stato’, ma allora cosa si aspetta a prendere le contromisure adeguate? Ci chiediamo cosa si attenda per rendere l’intera area del cantiere zona militare in modo da impedire l’avvicinamento di chiunque. Ci aspettiamo che l’autorità giudiziaria proceda per terrorismo, visti i presupposti inequivocabili. Torniamo, con forza, a rilanciare la nostra proposta per l’introduzione del terrorismo di piazza perché le forze dell’ordine, costrette a subire violenze di ogni genere, oggi operano con armi spuntate. Pretendiamo che vengano finalmente fornite dotazioni adatte a fronteggiare questo tipo di attacchi. Da Bologna a Chiomonte a ogni altra occasione, il tema della sicurezza è strumentalizzato solo come slogan per le campagne elettorali, ma del personale in divisa che finisce in ospedale in verità non frega nulla a nessuno”.

Così Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato, dopo quanto avvenuto ieri a Chiomonte.

Più efficienza energetica per scuole e asili: lavori per 1,35 milioni

 

Un investimento di circa 1,35 milioni di euro renderà più efficienti dal punto di vista energetico due complessi comunali che ospitano servizi educativi: quello di via Servais 62, sede dell’asilo nido Il Cerchio, della scuola dell’infanzia C.P.B.L. e della piscina, e quello di via Terraneo 1, che ospita l’asilo nido I Delfini e la scuola dell’infanzia Anna Bechis.

La Giunta comunale, su proposta dell’assessora alla Transizione Ecologica e Digitale Chiara Foglietta, ha approvato in linea tecnica i progetti per un valore complessivo di 1.353.938,90 euro, interamente finanziati dal concessionario nell’ambito del programma di riqualificazione energetica degli edifici comunali.

Nel complesso di via Servais saranno investiti 549.671,45 euro per la sostituzione dei serramenti e le opere necessarie a completare l’intervento. Per il polo scolastico di via Terraneo sono invece previsti lavori per 804.267,45 euro, che comprendono la sostituzione parziale dei serramenti e gli interventi collegati.

Le opere fanno parte del Piano EfficienTO, il programma con cui la Città di Torino sta riqualificando il proprio patrimonio immobiliare per ridurre consumi energetici ed emissioni climalteranti. Il piano prevede interventi su circa 850 immobili comunali entro il 2030, con un investimento complessivo di circa 110 milioni di euro sostenuto da Iren Smart Solutions.

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Il movimento No Tav: “Una grande giornata di lotta per la Val di Susa”

Secondo i No tav  ieri si è trattato di “Una grande giornata di lotta per la Val di Susa. Il movimento No Tav, a distanza di quindici anni dall’esperienza della Libera Repubblica della Maddalena e dal 3 luglio, ha dimostrato ancora una volta che ha la forza di arrivare là dove la devastazione del territorio è all’ordine del giorno”. Così ha commentato  il movimento No Tav, a conclusione della marcia di ieri, parlando della presenza di “20 mila persone”.

NO TAV, USIC: “143 feriti tra le forze dell’ordine”

 

“PRESIDENTE MELONI, LA SOGLIA CRITICA È STATA SUPERATA”

“L’Unione Sindacale Italiana Carabinieri del Piemonte e della Valle d’Aosta esprime una condanna netta e senza esitazioni per i gravissimi episodi di violenza verificatisi durante la marcia No Tav in Val di Susa, culminati nell’assalto organizzato ai cantieri di Chiomonte e San Didero.
Il bilancio degli scontri richiama un bollettino di guerra e non può più essere tollerato dallo Stato: 85 poliziotti, 48 carabinieri e 10 finanzieri sono rimasti feriti, mentre mezzi di servizio sono stati danneggiati e snodi stradali e ferroviari strategici per il Paese sono stati bloccati. La nostra solidarietà è piena e concreta nei confronti dei colleghi feriti e di tutti gli operatori delle Forze di Polizia che ogni giorno difendono la legalità e la sicurezza pubblica, pagando troppo spesso un prezzo altissimo in termini di incolumità personale. Il dissenso è un diritto costituzionale e nessuno intende metterlo in discussione. Trasformare, però, una manifestazione in un’azione organizzata e di natura paramilitare, finalizzata a colpire lo Stato e le donne e gli uomini in divisa, non è protesta: è violenza eversiva.
Rivolgiamo un appello diretto al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e alle istituzioni di Governo: è il momento di una svolta decisa. Non possiamo più accettare che chi indossa una divisa venga utilizzato come scudo umano contro la violenza organizzata di frange estremiste ed eversive riconducibili ai centri sociali. Servono tutele operative reali, strumenti normativi più efficaci e una risposta dello Stato ferma, visibile e immediata. La soglia critica è stata superata. Chiamiamo in causa tutte le forze politiche, i partiti e i movimenti del Paese. Chi tace, giustifica o minimizza aggressioni di questa gravità si assume una responsabilità morale. Non basta scendere in piazza soltanto per contestare l’operato delle Forze dell’Ordine: ci aspettiamo che tutte le forze democratiche promuovano manifestazioni pubbliche per condannare senza riserve la violenza e testimoniare vicinanza a chi garantisce la sicurezza di tutti.
Come USIC continueremo a far sentire la nostra voce in ogni sede affinché la sicurezza, la dignità e l’incolumità dei Carabinieri e di tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine non vengano più calpestate.
Non possiamo, tuttavia, limitarci alle parole di solidarietà. Da anni registriamo un impegno del Governo ancora insufficiente rispetto alla gravità delle condizioni in cui operano le Forze dell’Ordine: turni massacranti, esposizione costante al rischio, organici sotto pressione, mezzi spesso inadeguati e retribuzioni che non riconoscono pienamente il valore, la responsabilità e il sacrificio quotidiano di chi serve lo Stato.
Chi chiede agli operatori di garantire ordine pubblico, sicurezza e legalità deve avere il coraggio di investire concretamente su di loro, attraverso risorse adeguate, rinnovi contrattuali dignitosi, strumenti operativi efficienti e retribuzioni all’altezza del ruolo svolto”. Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).