A proposito della Repubblica ellenica (Ελληνική Δημοκρατία)

Risale a una decina di anni la pesantissima sanzione inflitta da Bruxelles ad opera dell’allora cancelliera tedesca Merkel.

Ricordiamo tutti una potente levata di scudi contro questo fatto. Giravano per il continente immagini di una Donna Merkel vestita da SS, forche per i poveri greci giustiziati da nordici protestanti, razzisti e intolleranti verso i simpatici popoli del sud Europa.

E’ passato tanto tempo e l’Ellade si è ripresa piuttosto bene, dopo aver passato anni difficili di generale impoverimento a causa delle sanzioni imposte.

Per carità, simpatici i greci lo sono sempre stati, anche per un loro insostituibile passato culturale, al quale Europa e intero pianeta sempre saranno debitori.

La mannaia di Bruxelles non cadde però casualmente per un razzismo anti mediterraneo.

Torniamo indietro nel tempo. La verità è che il sig. PAPANDREAU, leader incontrastato del partito socializzante Pasok, gestì per tanti anni un Paese povero, senza materie prime, né industrie manufatturiere, come un’impresa di famiglia, non facendo pagare le tasse ai pochi ricconi nazionali e distribuendo a pioggia – per garantirsi il potere alle elezioni – alcuni ‘benefit’ ai dipendenti pubblici (chiaramente sovra-numerari rispetto alle esigenze dello Stato) e in generale alla popolazione.

Gli Stati devono vivere e i tributi dei cittadini sono dovunque fondamentali, ma in quella terra di Bengodi gli armatori di potentissime flotte private (un caso è la famiglia Onassis) … non pagavano le tasse!

Eppure le navi erano e restano la prima e migliore industria veramente potente del Paese. La flotta di proprietà ellenica controlla il 22% del tonnellaggio marittimo mondiale.

Come permetteva il Pasok tutto ciò? Con questo sistema levantino, le aziende ingigantivano la loro ricchezza, distribuendone enormi dividendi alla casta politica stra-corrotta nelle solite banche off-shore.

La bomba esplose quando ci si accorse che la Grecia faceva pagare il suo enorme debito pubblico all’Europa, falsificando i bilanci statali e dragandone somme immense. Nell’ottobre 2009 si scoprì che il deficit pubblico era del 12,7%, rispetto al PIL, il doppio di quanto dichiarato dal precedente governo greco.

Il Pasok utilizzò a lungo fondi strutturali e di coesione europei per alimentare un colossale sistema di clientelismo politico e corruzione interna, truccando i bilanci dello Stato. Si nascondevano i miliardi di debito nazionale facendoli apparire come transazioni valutarie e permettendo ad Atene di continuare a ricevere prestiti favorevoli. Il tutto era rinforzato da voti di scambio, una macchina statale esorbitante, tangenti ‘no-limits’ e appalti pubblici concessi esclusivamente a oligarchi e aziende compiacenti, in cambio di sostegno politico.

Ma la gente, i giornali, l’opinione pubblica, conoscevano questi maneggi?

Nei fatti, il grosso furto politico allo Stato era stra-conosciuto; il dissennato accordo fra uno Stato che tanto rubava ma che un poco ne restituiva/distribuiva era sotto gli occhi di tutti. Generalizzando, si può dire che sotto Papandreu nessuno fu veramente innocente.

Le follie criminali del Pasok non furono perciò a carico del suo Paese ma dell’intero nostro continente.

Si arrivò quindi a una severa sentenza: Atene doveva restituire il maltolto fino all’ultima dracma… e così fu.

Dopo la creazione della famosa Troika (FMI, BCE e Commissione Europea) furono imposti drastici tagli alle pensioni, una riduzione dei salari pubblici e si attivarono privatizzazioni di massa. L’intera nazione cadde in una disperante povertà per anni, anche se – anche grazie a nuovi politici – lentamente riuscì poi a uscirne fuori.

Avessero occupato in quegli anni certe cariche un Draghi o una Christine Lagarde, avrebbero probabilmente avuto la stessa fermezza che ebbe la cancelliera tedesca, titolare della maggioranza dei fondi di salvataggio dati alla Grecia (e principalmente sulle spalle della più potente nazione europea).

I governi, come gli individui, hanno un portafoglio in mano, con precise responsabilità nei confronti dei loro elettorati. DEVONO QUINDI ESSERE politicamente ADULTI e considerare cosa giusto fare o meno. Questa deresponsabilizzazione toccò un’intera nazione che a lungo sperò che – spesso capitato nella storia – nessuno si sarebbe accorto del raggiro.

E noi?

Chiaramente non può mancare un paragone con la NOSTRA allegra politica, ancora recentemente criticata dai cosiddetti Paesi Frugali (detentori di noiosissime ma corrette gestioni delle loro spese pubbliche) anche se non è più paragonabile a quella di 10/15 anni fa.

Se il nostro debito pubblico è stratosferico non è causa di una strega cattiva ma di una deresponsabilizzazione non troppo distante da quella greca, anche se il nostro dramma economico è pagato interamente dall’Italia.

I paragoni non sono però azzardati, e la nostra classe politica al tempo non poteva ergersi a moralista con nessuno.

Una enorme differenza fra Roma e Atene però c’era e ancora sussiste.

La nostra Italietta corrotta, mafiosa, malavitosa, nel ‘pubblico’ accusata di colpevoli inefficienze, era ed è ancora la prima nazione esportatrice di beni industriali verso la Germania ed è ben superiore a Francia e Gran Bretagna.

Mentre il piccolo Stato nel mare Egeo (10 mio di abitanti) non era di utilità per nessuno, l’Italia partecipava all’allora felice macchina da guerra industriale dell’intero continente.

La Grecia era sacrificabile, l’Italia no!

Il Pubblico era certo criticabile, ma il privato non era disonorevole, allora come ora.

Come il filosofo Bobbio disse scandalizzando tutti: “il vero problema del meridione d’Italia sta principalmente nei meridionali” … si può modificare il suo dire, affermando che in quegli anni il vero problema greco fu principalmente nei greci, non nei cattivi tedeschi, non della UE.

Da come NON si sente più parlare di debito greco, si direbbe che la lezione sia stata appresa. Atene ha ancora un’evasione fiscale stimata attorno al 20/25% ma ormai un niente rispetto al passato. 

Ferruccio Capra Quarelli

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