IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Umberto di Savoia, principe di Piemonte, in seguito all’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III, salì al trono il 9 maggio di 80 anni fa. Era luogotenente generale del Re ed aveva già di fatto già esercitato le funzioni sovrane dalla Liberazione di Roma del 4 giugno 1944. Resta un dileggio gratuito e antistorico definirlo “re di maggio” perché Umberto II solo formalmente regnò poco più di un mese, essendo partito per l’esilio il 13 giugno 1946.
Lo studio dell’economista Mauro Zangola ci ha appena detto che Torino ha perso 12.000 posti di lavoro, che la nostra Città dopo trentatré anni di amministrazioni che si definiscono progressiste è solo 84a in Italia e il Comune sta lavorando alla ricerca di un brand per comunicare di più Torino nel mondo?
E’ comprensibile che un quadro internazionale come quello attuale provochi ripercussioni anche sul 25 aprile. Anime candide vorrebbero un 25 aprile rievocativo senza implicazioni politiche legate all’oggi. Diceva Croce che ogni storia è storia contemporanea e il 25 aprile è una evidente conferma di questa affermazione. Lo storico dovrebbe avere un distacco critico rispetto al passato, ma spesso la contemporaneità finisce di deglutire il passato che resta divisivo anche oggi. Parlare della Resistenza come delle guerre puniche diventa impossibile, anche se gli storici non dovrebbero lasciarsi trascinare nella polemica settaria e dozzinale. Oggi il clima avvelenato impedisce la serenità di giudizio. In effetti, tuttavia, va detto che la Resistenza non ebbe la coralità concorde che alcuni vorrebbero attribuirle.
Nel tumulto delle polemiche e anche delle violenze che hanno caratterizzato il 25 aprile di quest’anno credo occorra tentare di storicizzare qualcosa che ci aiuti a capire.