OPINIONI

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Un errore storico – Minetti, la grazia – Lettere

Un errore storico

In questi giorni rievocativi del referendum del 2 giugno 1946 abbiamo sentito dire che la Repubblica instaurò la democrazia in Italia. Una vecchia banalità di Ferruccio Parri, a cui rispose Benedetto Croce nell’Assemblea Costituente, dimostrando che prima del fascismo, e non solo nell’età giolittiana, l’Italia fu una democrazia liberale come la volle Cavour.

Una democrazia a suffragio ristretto che crebbe negli anni fino al suffragio universale maschile voluto da Giolitti. Ci furono conati reazionari a fine Ottocento, ma essi non prevalsero. Il suffragio universale in altri Paesi fu una scelta graduata nel tempo. Sarebbe stata sicuramente una democrazia la monarchia di Umberto II, animata dal motto “Autogoverno di popolo e giustizia sociale”.

La democrazia c’è in tutte le monarchie europee: dall’Inghilterra al Belgio, dalla Spagna all’Olanda, ai Paesi scandinavi, mentre molte repubbliche si rivelano poco democratiche. Pensiamo alla storia greca e ungherese recente, per non parlare dei tanti regimi repubblicani oppressivi della libertà.

Nel sesquipedale messaggio del principe Emanuele Filiberto, passato nell’assoluta indifferenza, questo tema dirimente non è stato neppure toccato ed era invece indispensabile affrontarlo per difendere il pensiero e l’azione del re Umberto, che non volle un trono macchiato di sangue.

Che la Repubblica abbia ereditato palazzi, cerimoniali e corazzieri appare insignificante per un’analisi storica che si impone, andando al cuore dei problemi.

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Minetti, la grazia

Premetto che la persona di Nicole Minetti mi ha sempre infastidito, specie se nominata d’autorità consigliere regionale lombarda nel listino. La politica non si improvvisa e non è lecito confondere vita privata e vita pubblica. Fu un grave errore di Berlusconi la vicenda delle “cene eleganti”, che provocò un danno politico a Forza Italia di incalcolabili dimensioni.

Ma non posso che essere lieto nel constatare che la manovra del Fatto Quotidiano, di Bianca Berlinguer e di Report per travolgere il presidente Mattarella nella concessione della grazia alla Minetti, è fallita miseramente, ponendo in evidenza la trasparenza del ministro Nordio.

Così ritengo che il riconoscimento della piena estraneità di Berlusconi e Dell’Utri nelle stragi di mafia, di cui sono stati accusati dal 1994, sia un episodio che rivela un tardivo ravvedimento, ma anche la faziosità di certi magistrati indegni della toga che portano. Dell’Utri, come la Minetti, non mi è mai piaciuto, ma la verità non può restare negata per decenni con la complicità di giornalisti, nella migliore delle ipotesi incapaci, che dovranno finalmente pagare.

I Travaglio e i Ranucci, in una democrazia, dovrebbero avere professionalmente i giorni contati. Sarà l’ilarità tragica a travolgerli.

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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

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Una società violenta che sta per affogare

Ho partecipato a un incontro sul tema dell’insicurezza provocata dalla microcriminalità e dalla maranza a Torino. Credo che la situazione non sia più raddrizzabile. Troppi complici tra i politici, una massa troppo ampia di immigrati che delinquono, insufficienza di prevenzione ecc. C’è chi, nella disperazione, ha rimpianto il regime totalitario cinese. Il governo, in quattro anni, non ha fatto nulla di utile e concreto. Dove andremo a finire?   Julia Torelli

Sottoscrivo quasi tutto quanto lei dice, estendendo la colpa a tutti i governi succedutisi nei decenni e non solo all’ultimo. Sperare di salvarsi portandosi il peperoncino in tasca è davvero umiliante. Per non parlare della delinquenza politica che ci appesta e vanifica la democrazia.

Io ormai, in molti casi, mi muovo in taxi. In bus il borseggio è diventato abituale. Stiamo perdendo la nostra libertà. Proporre la Cina come antidoto è proprio di malati mentali che sognano regimi totalitari. Con i generali in pensione non si andrà da nessuna parte. Non lasciamoci abbagliare da qualche gallone: è un’ulteriore presa in giro.

Manca coordinamento tra le Forze dell’ordine e soprattutto volontà politica. Chi vuole includere a ogni costo tutti è un traditore dell’Italia. L’immigrazione senza controlli ci ha messi ko. Le parole non servono più, servono i fatti. L’Italia va salvata dal tracollo.

“Lo rivendico il mio diritto di uscire di casa, mettendo la collanina lasciatami da mia zia”, mi scrive un’altra lettrice. Ed aggiunge: “Chiedo troppo?”.

No, non chiede troppo, chiede il minimo. C’è gente che, senza sapere, rimpiange il fascismo. Siamo davvero caduti in basso.

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Erri De Luca

Non ho mai potuto soffrire Erri De Luca, sostenitore della sommossa violenta No Tav in Valle di Susa. Adesso è diventato sionista e rifiuta la parola genocidio attribuita a Israele per Gaza. Per questo motivo è stato allontanato dal festival letterario di Sorrento. Cosa ne pensa? Rita Cirielli

Ho polemizzato con De Luca in passato perché la sua faziosità è davvero molto faticosa da accettare. Adesso ha cambiato idea. Mi fa piacere, ma di De Luca non mi fido.

Condanno l’intolleranza dimostrata nel cacciarlo dal piccolo festival di Sorrento, al quale in passato partecipai. Penso che Sorrento debba accontentarsi dei suoi ottimi limoni, lasciando perdere i temi letterari, che richiedono equilibrio e cultura non settaria.

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Monopattino selvaggio
I monopattini continuano a girare senza targa. Neppure questo piccolo rimedio si riesce ad imporre per un controllo indispensabile. I monopattini sfrecciano ad alta velocità e servono agli scippi . Sono un mezzo usato per delinquere. Cosa vogliamo fare?   Tiziano de Giulio
Bisogna chiederlo al prefetto, al questore. al sindaco. Così  non si può andare avanti.
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L’ex allievo
Egregio Professore, sono  stato un suo studente  nel 1973/4. Volevo ringraziarLa a distanza di tanti anni. Se ricorda, erano anni particolari, in un ambiente particolare, in cui la frase più ricorrente, durante le assemblee studentesche, era “chi non è comunista, è fascista”… Ricordo come Lei non abbia mai avuto timore, di fronte a chiunque, nell’esprimere le sue idee di libertà e cultura. Grazie a Lei ho cominciato a leggere più intensamente, primo fra tutti quel Giovannino Guareschi che proprio Lei mi fece conoscere… Alla fine ho realizzato il mio sogno di bambino, e sono diventato aviatore in Alitalia. Ho pensato fosse buona cosa ringraziarLa per tutto ciò che di buono fece per noi, compresa quella lezione in cui ci fece sentire dei caproni ignoranti e stupidi, buoni solo a muoverci in gregge… Con riconoscenza, R. T.
Che piacere risentirla dopo tanti anni! Quell’anno lo vissi male, ma il conforto di un numero ristretto di studenti mi ha aiutato. La scuola era una caserma comandata da caporali  catto-comunisti del sindacato della CGIL. Io ritenni, pur professore non ancora  di ruolo, di dovermi  ribellare  al conformismo e la sua lettera è una testimonianza che mi onora molto. Grazie. Non voglio comprometterla  e ho tolto particolari identificativi. Venga a trovarmi. Per lei la mia porta sarà sempre aperta e le donerò un mio libro.

Giachino: “Lo Russo Non ha rilanciato Torino”

Aumentati il disagio e la precarietà giovani, periferie abbandonate

Sala piena nello storico ristorante Defilippi di Gassino uno dei templi del Boom Economico ottenuto dai Governi De Gasperi e centristi. Negli ultimi venticinque anni l’Italia è cresciuta mediamente dello 0,4 l’anno, l’Europa dello 1,4 gli USA del 2.1. Il debito pubblico è cresciuto a 3.200 miliardi con il costo degli interessi a 90 miliardi  con un forte aumento delle diseguaglianze. 100.000 ragazzi andati all’estero solo negli ultimi 5 anni. Torino è più povera dopo noi, la Caritas lo dice anche LA CISL. I giovani al lavoro tra 16 e 29 anni vedono Torino solo 54a. Per UDC occorre difendere a tutti i costi l’industria, spingere di più sulla Intelligenza artificiale legata all’auto spinta all’aerospaziale e alla digitalizzazione. Per Torino le priorità sono le Alpi, la TAV, la tangenziale , la logistica e cercare una azione sinergica con Lione, Genova e Milano. Grave errore l’aver cercato il dialogo con Askatasuna con i lavori della TAV pressoché fermi dal lato italiano. Troppo accondiscendente con la fuga della Fiat dall’Italia. Grave che gli assessori pagati con i soldi nostri parlino già di liste elettorali senza presentare un BILANCIO DEL LAVORO SVOLTO.
In conclusione SICUREZZA, LAVORO GIOVANI e PERIFERIE sono gli obiettivi  dei fans dello Scudo crociato per rilanciare la Città dell’auto e della Unità nazionale con l’appello ai torinesi e in modo particolare a quelli in difficoltà a battersi andando a votare in massa per cambiare la Amministrazione comunale

Mino GIACHINO UDC Torino

Quella strana voglia di censura

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

I recenti interventi pubblici di due esponenti storici della sinistra italiana, seppur molto diversi fra di loro, hanno innescato un dibattito politico e una riflessione culturale che non possono essere frettolosamente archiviati. Parlo, come ovvio, del cantautore Francesco De Gregori e dello scrittore, intellettuale e poeta Erri De Luca. Due personalità molto diverse, come ovvio e scontato, ma anche due figure che da sempre hanno ispirato con le loro gesta il cammino e il percorso della sinistra italiana, e non solo della sinistra italiana. De Gregori, storico ed apprezzatissimo cantautore, è sempre stato un interprete universalmente apprezzato per i testi che accompagnavano le sue note musicali. Musiche uniche ed irripetibili. De Luca, invece, è stato un autorevole dirigente di Lotta continua ed un esponente storico di quella sinistra estremista e radicale che ha accarezzato anche i settori più rivoluzionari di quell’universo culturale che proprio nel nostro paese ha sempre giocato, e gioca tuttora, un ruolo politico e culturale non indifferente. Ora, per motivi diversi e con argomentazioni del tutto diverse fra di loro, sono entrambi incappati in una spiacevole situazione. Perchè, dopo aver sostenuto tesi ed argomentazioni che non rientravano nei canoni del cosiddetto “politicamente corretto” – tesi che ormai è diventata un totem ideologico dell’attuale sinistra italiana – hanno subito una serie di contestazioni, anatemi, insulti ed attacchi personali che sino a qualche tempo fa non erano nè pensabili e nè lontanamente immaginabili. Attacchi che provengono quasi esclusivamente dal pianeta variegato e composito della sinistra italiana. Una sorta di “damnatio memoriae” simile a quella che investì anni fa lo storico giornalista di Repubblica, Giampaolo Pansa, dopo aver scritto un libro sgradito alla sinistra sulla Resistenza e, soprattutto, sul dopo Resistenza nel nostro paese. Insomma, è scattata prima l’abiura e poi, puntuale come una stagione meteorologica, la censura. Al punto che ad Erri De Luca è stato addirittura cancellato il discorso inaugurale per l’edizione di Salerno Letteratura dopo aver pronunciato quelle parole su Gaza, su Israele e sulla situazione in Medio Oriente. Ma, per restare al punto centrale di questa singolare ed anacronistica discussione, non possiamo non evidenziare un aspetto che, purtroppo, rappresenta un autentico filo rosso che lega la sinistra ideologica ed intollerante del passato con la sinistra radicale massimalista del presente. E il filo rosso è persino troppo semplice da spiegare. E cioè, ogniqualvolta qualche esponente di spicco di questo filone culturale ed ideologico – anche se molto diversi tra di loro – osano mettere in discussione l’impianto ideologico su cui si regge l’intera impalcatura della narrazione ufficiale, non solo viene pubblicamente e platealmente contestato ma, ancor più, viene individuato e bollato come un “traditore” della causa. Insomma, un personaggio da emarginare e da espellere definitivamente ed irreversibilmente dalla comunità di riferimento. Per queste ragioni, semplici ma purtroppo oggettive, dobbiamo prendere amaramente atto che il pluralismo – principio cardine della tradizione e della cultura del cattolicesimo politico, liberaldemocratica, socialdemocratica, socialista, azionista e repubblicana – continua ad essere un tabù in molti e corposi settori della sinistra italiana. Spiace che le recenti riflessioni liberamente e democraticamente espresse da Francesco De Gregori ed Erri De Luca abbiano confermato, forse inconsapevolmente, cosa significa praticare concretamente un atteggiamento profondamente illiberale ed antidemocratico. Non vorrei, per usare un paradosso ma sino ad un certo punto, che d’ora in poi l’ex di Lotta continua De Luca non venga più invitato ai convegni e agli incontri letterari – come è già concretamente capitato a Salerno in questi giorni – e che del grande De Gregori non si ascoltino più gli indimenticabili “generale” e “la donna cannone” ai festival dell’Unità…

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Vent’anni dopo Gomorra, Saviano lancia l’allarme: «Non c’è più tempo per capire il potere criminale»

L’INTERVISTA

Vent’anni dopo la sua prima pubblicazione, Gomorra torna in libreria in una nuova edizione pubblicata da Einaudi. Un ritorno che non rappresenta soltanto una celebrazione editoriale, ma l’occasione per interrogarsi sull’eredità di un libro che ha segnato profondamente il giornalismo e la letteratura italiana contemporanea.
Quando uscì nel 2006, Gomorra infranse il racconto tradizionale della criminalità organizzata. Attraverso una scrittura capace di fondere inchiesta, testimonianza diretta e narrazione letteraria, Roberto Saviano mostrò ai lettori una realtà che andava ben oltre i confini della Campania: la camorra emergeva come una potenza economica globale, intrecciata ai mercati internazionali, alla finanza, alla politica e alle dinamiche del potere contemporaneo.
Vent’anni dopo, molte cose sono cambiate. Sono cambiati i mezzi di comunicazione, le modalità con cui si costruisce il dibattito pubblico e soprattutto il tempo che si è disposti a dedicare alla comprensione dei fenomeni complessi. Eppure Gomorra continua a interrogare il presente, forse proprio perché le domande che pone restano ancora aperte.
Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Roberto Saviano per riflettere sullo stato del giornalismo, sul racconto del potere criminale e sulle nuove forme di influenza che attraversano le nostre democrazia.
Quanto è stato difficile continuare a raccontare la verità e la realtà dei fatti dopo questi vent’anni?
«Sono cambiati gli spazi più che i modi della narrazione, infatti è molto più difficile far passare queste tipologie di storie rispetto al passato. Mentre un tempo l’agenda dei quotidiani imponeva il dibattito pubblico di questi temi tramite gli articoli, adesso non è così e questo è avvenuto anche alla luce della distrazione internazionale. I temi che riguardano il crimine passano completamente inosservati, salvo gravi vicende di sangue. Questo è il vero problema»
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Si percepisce una maggiore superficialità in questo tipo di narrazione?
«Sì, totalmente. Anche nel caso di inchieste ben costruite non si ha davvero più lo stesso spazio di un tempo, soprattutto a livello di attenzione del pubblico»
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Quello che manca è il tempo o l’attenzione reale delle persone?
«Sicuramente una forma di attenzione reale su questi temi, in quanto la velocità impedisce a queste storie di essere approfondite e di conseguenza capite. È molto più facile parlare di un omicidio: il crimine comune è molto più facile da raccontare perché in un attimo si crea la narrazione. Il potere criminale ha bisogno di più tempo, se no non capisci, e questo tempo non lo si vuole più dedicare a questo tipo di narrazione»
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Qual è la forma di potere invisibile che oggi ti preoccupa di più rispetto a vent’anni fa?
«Probabilmente il fatto che il giornalismo sia morto e la comunicazione a noi sembri neutrale ma in realtà non lo è. Questo è un potere invisibile. Meta ha in mano il destino delle democrazie»
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Ed è forse proprio qui che risiede l’attualità di Gomorra: nella sua capacità di ricordarci che comprendere il potere richiede ancora tempo, attenzione e il coraggio di guardare oltre ciò che appare immediatamente visibile.
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Valeria Rombolá 

I monarchici hanno fatto la Resistenza

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

La scelta di intervistare l’onorevole missino Boetti Villanis come rappresentante monarchico piemontese lascia perplessi. Boetti è una degnissima persona che per ragioni anagrafiche durante la guerra civile aveva solo 12 anni, anche se anelava arruolarsi nella repubblica sociale. Il suo fascismo è successivo al 25 aprile 1945, sia pure venato di monarchismo  per l’estrazione aristocratica della sua famiglia. Quando Boetti sembro’ aver desiderato i gladi dei repubblichini alle stellette militari sia pure come un desiderio impossibile, negò chi per quelle stellette è stato prigioniero in Germania, gli IMI, nega il valore del generale Perotti, dei martiri militari del Martinetto, di Montezemolo, che morirono per la loro fedeltà al Re. Nega il valore delle divisioni alpine di Martini Mauri. E’ lecito che Boetti lo faccia in democrazia, ma è fortemente disinformativo che “La stampa” scelga come esempio di monarchico lui, con il suo passato. I Monarchici veri furono ufficiali come il colonnello Enzo Fedeli e il conte Prunas Tola. Basta documentarsi. Questa scelta del giornale porta il lettore a pensare che i monarchici anche durante  la Repubblica di Salò fossero con Mussolini. Un vero falso storico. Lo storico Piero Operti, monarchico e antifascista, venne cacciato dall’insegnamento. E potremmo citare tanti altri monarchici nella Resistenza come la MOVM Paola del Din .

TPL, Filt Cgil: “bloccati 400 milioni, aziende e stipendi a rischio”

 “STOP A GIOCHI SULLA PELLE DI LAVORATRICI E LAVORATORI E PENDOLARI. PRONTI ALLA MOBILITAZIONE GENERALE.”

 

Torino, 28 Maggio 2026 

 

Il Trasporto Pubblico Locale (TPL) su ferro e su gomma in Piemonte è a un passo dal baratro. Da inizio anno, i trasferimenti ministeriali del Fondo Nazionale Trasporti sono completamente bloccati a Roma: oltre 400 milioni di euro congelati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che stanno soffocando il nostro sistema di mobilità.  

Come FILT CGIL Piemonte riteniamo questo stallo insostenibile e politicamente irresponsabile. Non siamo di fronte a un mero ritardo burocratico, ma a un attacco al diritto alla mobilità e alla stabilità delle lavoratrici e lavoratori. Le pezze calde messe dalla Regione Piemonte a inizio anno con le anticipazioni di cassa sono ormai esaurite; le aziende sono stremate e si profila un rischio imminente sul pagamento degli stipendi di giugno e sulla tenuta stessa delle corse di bus e treni locali.  

“Questa drammatica emergenza si inserisce pienamente nella nostra vertenza regionale e permanente ‘Il trasporto che ci salva’.  Non accetteremo che i tagli occulti di Roma e l’accondiscendenza della giunta regionale vengano scaricati sui salari di chi lavora o sui diritti di chi viaggia.”

Il Presidente della Regione, Alberto Cirio, non può restare in silenzio per non disturbare gli equilibri politici del governo centrale, mentre il Ministro Matteo Salvini rincorre grandi opere propagandistiche tagliando l’ossigeno ai trasporti utilizzati ogni giorno da operaie e operai, studentesse e studenti e pensionate e pensionati.  

Il tempo delle attese è scaduto. Se entro la fine del mese di giugno non arriveranno certezze scritte sull’erogazione immediata dei 400 milioni e sulle piene garanzie per i salari, la FILT CGIL Piemonte attiverà immediatamente le procedure per proclamare lo stato di agitazione e avviare le conseguenti azioni di sciopero in tutto il comparto del TPL regionale.  

Difenderemo il salario, il lavoro e il servizio pubblico senza fare sconti a nessuno.  

 

La Segreteria Regionale FILT CGIL Piemonte

Il Segretario Generale Giuseppe Santomauro

Giovanni Negri: “Tortora liberale e radicale, difensore dei diritti e della libertà”

L’INTERVISTA

A oltre quarant’anni dal caso giudiziario che travolse Enzo Tortora, quella vicenda continua a rappresentare una delle pagine più cupe della giustizia italiana. Arrestato nel 1983 con accuse poi rivelatesi infondate, Tortora divenne il simbolo degli errori giudiziari, della carcerazione preventiva e del rapporto spesso difficile tra magistratura, politica e informazione.

Nel pieno di quella battaglia civile arrivò anche la candidatura alle elezioni europee del 1984 nelle liste del Partito Radicale, fortemente sostenuta da Marco Pannella e da Giovanni Negri. All’epoca Negri era il più giovane segretario politico della storia repubblicana: appena 27 anni quando venne eletto alla guida del Partito Radicale. Oggi imprenditore, giornalista, già protagonista di numerose battaglie garantiste e sui diritti civili, fu tra coloro che videro nella candidatura di Tortora non soltanto un gesto politico, ma una battaglia per lo Stato di diritto.

Con Giovanni Negri ripercorriamo oggi quella stagione: dalla scelta di portare Tortora in Europa, fino all’eredità che quel caso ha lasciato nel dibattito italiano sulla giustizia e sui diritti dei detenuti.
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Onorevole Negri, uso il titolo che le spetta per la sua precedente vita politica. Partiamo da lontano, parlando proprio di politica, della Prima Repubblica che vide voi radicali protagonisti “rivoluzionari” rispetto al sistema. Che cosa ricorda di allora?
“Noi radicali fummo una pietra miliare del cambiamento, eravamo i ribelli delle grandi battaglie sociali e dei diritti. Ma non fu contestazione fine a sé stessa. Il nostro era un autentico attaccamento alle istituzioni. La nostra passione civile era ispirata dal rispetto dei valori della Repubblica, dall’operare per fare il bene. Montanelli fece l’apologia di Pannella attraverso una metafora che rende bene l’idea: disse che era un cavallo pazzo ma poi alla sera tornava alla fattoria e  rimetteva tutti gli altri cavalli tranquilli al loro posto.
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Veniamo a Enzo Tortora. Ne avrebbe di cose da dire, ma provi a tracciarne un ritratto in sintesi.
Enzo era un gran signore. Prima di diventare il Tortora inguaiato, io già lo vedevo come un radicale e liberale, culturalmente parlando. Lo dipingerei come un “riformatore protestante”, un “anglosassone in Calabria”. Enzo voleva bene come un padre a me e ai radicali, ci aveva giurato fedeltà. Nei lunghi viaggi in macchina prima e dopo la campagna per le Europee del 1984, ci raccontava decine e decine di aneddoti della sua vita da giornalista e conduttore, aveva l’entusiasmo di un bambino, nonostante fosse irrimediabilmente segnato dalla barbarie giudiziaria che lo aveva colpito. E il suo impegno per una giustizia più giusta e per i diritti dei carcerati fu strenuo e sincero. Così come lo fu quello precedente, con la battaglia da vero pioniere per la libertà della televisione contro il monopolio pubblico, quando nacquero grazie a lui e a Renzo Villa, prima Tele Alto Milanese e poi Antenna 3 Lombardia. Alla fine del suo periodo buio era riuscito a riprendersi almeno parte della vita che gli era stata negata dal dramma che lo aveva colpito e che lo avrebbe portato di lì a poco alla morte. Quando morì rimasi annichilito, faccio fatica a parlarne ancora oggi, è come se piombassi in un pozzo nero. Fu la morte di un familiare, di un fratello…”
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Un episodio che fece scalpore, fu l’arrivo di Tortora  in moto per consegnarsi alla polizia in piazza Duomo a Milano, dopo la rinuncia dell’immunità parlamentare…
“Un ricordo indelebile! Fu una combine. Mentre con Pannella tenevo un comizio in piazza, a fendere la folla fu una moto guidata da un signore piuttosto anziano (era un nostro militante che si era prestato al gioco), con un passeggero a bordo: quando quest’ultimo si tolse il casco, lo stupore di tutti: era Tortora, arrivato in quel modo spettacolare, in stile radicale, per farsi arrestare. Un colpo mediatico incredibile, che avevamo preparato con cura! Un dirigente della digos mi disse: “Onorè, le faccio i complimenti…”. E poi la polizia accompagnò Tortora ai domiciliari nella sua casa di via dei Piatti, a poche decine di metri. Dove tra l’altro Enzo si accorse di essere senza chiavi e gli agenti gli dissero: “La lasciamo qui in attesa che arrivino ad aprirle la porta, ci fidiamo di lei”.
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E quella volta con Pippo Baudo?
“Deve sapere che Tortora una volta mi raccontò di avere incrociato –  nel periodo della vicenda giudiziaria – Pippo Baudo all’aeroporto. E mi disse scandalizzato che il suo collega di un tempo fece finta di non conoscerlo. Enzo pareva molto deluso e turbato da questo atteggiamento. Anni dopo mi trovavo nel bel mezzo della Sardegna con un’amica. La moto si guastò. Finchè non arrivò un macchinone dal quale scese un signore gentilissimo che ci aiutò a farla ripartire. Lo ringraziai e lo salutai. La mia amica mi disse: “Ma non lo hai riconosciuto? E’ Pippo Baudo!”: Passò del tempo ed ebbi occasione di rivederlo. A quel punto gli dissi ciò che mi aveva raccontato Tortora. Ebbene, Baudo mi assicurò che quella volta non si era accorto di lui. Forse era talmente provato da risultare irriconoscibile?”
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Se oggi pensa al caso Tortora, si chiede se è mai servito a qualcosa?
“Quello di Tortora fu un urlo contro l’inumana ingiustizia. Enzo fu protagonista, vittima e poi trionfatore. In quei momenti drammatici, quando lo incontravo ripeteva sempre ad alta voce a sé stesso e a chi aveva di fronte: “un orrore, un orrore…” per descrivere quello che gli era capitato. Se è servito a qualcosa? Direi comunque di sì. Molti si sono dimenticati di quella vicenda, ma una storia così grande e terribile non può essere passata invano. Ha lasciato un segno,  sicuramente. E mi permetta di dire che vi fa onore, con il vostro interesse, riportare alla memoria le battaglie di Tortora, per una giustizia migliore e per la libertà di televisione”.
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Cristiano Bussola

Giachino: “bene le manifestazioni, meglio se non ostacolano il commercio”

Caro Direttore,
Ieri il nostro Sindaco Lo Russo, che da mesi è in campagna elettorale, ha organizzato la festa dei nuovi italiani 4000 cittadini provenienti da altri Paesi che hanno avuto la cittadinanza. Bene. Ma era proprio necessario bloccare il traffico in via Po? Non era sufficiente prendere un angolo di piazza Vittorio? Così ieri via Po era come appare dalla foto sia alle 12 che alle 16.30 e i negozianti, come mi ha scritto una commerciante,  a far girare l’aria nel negozio. Il commercio non è nel suo momento più brillante e’ il primo settore che paga le conseguenze del calo della Fiat e di altre aziende. Qualcuno aveva pensato che il commercio potesse viver solo di turismo senza capire che il turismo è importante ma dal punto di vista economico vale un terzo rispetto al settore industriale e che i lavoratori torinesi a tempo indeterminato sono clienti tutti i i giorni e tutto l’anno.  Ora anche la Fornero parla della bassa crescita della economia italiana ma non parla di Torino che cresce meno della media nazionale…e non fa proposte per rilanciare la economia cosa che invece ho fatto io l’anno scorso a marzo quando per primo parlai della Bassa crescita della economia italiana in un libro che venne presentato da Gianni Letta alla Camera dei Deputati. Ora mentre il Governo rifinanzia il fondo del settore Auto assistiamo al silenzio di Lo Russo e del PD sul discorso americano del nuovo ad  FILOSA che per me non è ancora soddisfacente per Torino. Per quanto mi riguarda io sto per iniziare un tour per presentare alcune proposte di rilancio della economia a Torino e nel Paese. Inizio sabato 6 giugno a Gassino dove ho iniziato il mio impegno politico nella DC e con alcuni giovani spinti dalla Rerum Novarum e da un giovane Vice Parroco ex operaio, Don Sergio Bosco.

Mino Giachino
Responsabile UDC Torino

Staffetta Cisl Piemonte al “Salotto delle Idee” degli Artigianelli

Mercoledì 27 maggio prossimo, dalle ore 9 alle 13, al Salotto delle Idee del Collegio degli Artigianelli, in corso Palestro 14, si terrà la terza tappa del percorso itinerante della Cisl Piemonte per lo sviluppo della regione, dal titolo “Staffetta Cisl – Territori in dialogo”, ciclo itinerante con cui la Cisl Piemonte avanza le proprie proposte per lo sviluppo regionale direttamente nei territori, promuovendo confronti tra rappresentanti istituzionali economici e sociali su temi concreti legati al lavoro, all’industria e alla coesione sociale.
Il titolo dell’incontro torinese, che segue gli appuntamenti di Cuneo e Alessandria del 10 e 13 aprile scorso, è  “ Un’alleanza per il futuro di Torino”. A introdurre i lavori il Segretario generale della Cisl Piemonte Luca Caretti e l’economista  Mauro Zangola che presenterà un’analisi  della società e dell’economia della Provincia di Torino.
Il confronto si articolerà in due panel tematici moderati dalla segretaria Cisl Piemonte, Cristina Maccari.
Il primo panel dal titolo “Torino e le nuove povertà,  tra analisi e impegno” vedrà la partecipazione di William Revello della Fondazione Ufficio Pio, di Elide Tisi della Caritas di Torino, di Antonio Sansone della Fondazione Don Mario Operti e dell’assessore alle Politiche sociali del Comune di Torino Jacopo Rosatelli.
Il secondo panel riguarderà  l’”Industria a Torino: politiche e strategie per il rilancio”, coinvolgendo la vice sindaca Michela Favaro,  il Vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, l’Assessore regionale all’Industria e allo Sviluppo Andrea Tronzano, e il Presidente dell’Unione Industriali Torino Marco Gay.
A concludere il convegno sarà  Giuseppe Filippone, segretario generale Cisl Torino- Canavese.

“Torino –  spiega il Segretario generale della Cisl Piemonte Luca Caretti – è  una città che ha dato al Paese un modello industriale e sociale e che oggi deve fare i conti con povertà crescenti e una transizione produttiva che rischia di lasciare indietro  troppi lavoratori. Vogliamo costruire un’alleanza vera tra istituzioni, imprese e sindacato per disegnare un futuro che non sia solo resilienza, ma anche progetto. Torino ha le competenze, la storia, la forza sociale per farcela. Ma servono scelte condivise e coraggiose”.
Per il Segretario generale della Cisl Torino-Canavese,  Giuseppe Filippone “È necessario lanciare un dibattito che sia  insieme di analisi e proposta sul futuro di Torino, mettendo intorno allo stesso tavolo chi si occupa di welfare e chi si occupa di industria, le istituzioni locali e quelle regionali , perché le sfide di questa città non si affrontano in compartimenti stagni e da soli. Il metodo della Cisl è  fatto di dialogo, concretezza, responsabilità condivisa. Torino non è una città in declino, ma una città in trasformazione. Sta a noi fare in modo che questa trasformazione avvenga con al centro il lavoro, lo sviluppo e una migliore qualità di vita per i suoi abitanti”

MM

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