OPINIONI

L’esempio di Marco

Di Vittorio Pezzuto

Dalla prima pagina de LA RAGIONE oggi in edicola www.laragione.eu

Per decenni il congresso annuale del Partito radicale è stato il vero compleanno di Marco Pannella. Una festa che una tenace minoranza laica, libertaria, liberista, federalista europea e nonviolenta dedicava anche a sé stessa impastando incontri fecondi, la fatica dell’ascolto reciproco fra pazzi (di libertà e non solo), l’omaggio degli avversari e non di rado la messa in gioco di ogni avere nel tentativo di conquistare l’improbabile ma necessario. A due lustri dalla sua morte quel congresso si rinnova sotto altra forma: maratone oratorie, interviste e commemorazioni di quanti nel suo ricordo celebrano soprattutto la parte migliore della loro vita.
La più grande lezione che ci lascia è quella imparata a 29 anni in una pensione di Cattolica: convintosi di essere inadeguato a questo mondo, scelse di tagliarsi le vene. Lo salvò per caso Franco Roccella e fino all’ultimo dei suoi giorni ha dimostrato di avere avuto torto: regalandoci buone leggi, splendide battaglie, l’esercizio della fantasia senza potere, un inesausto dialogo con il diverso e una teoria della prassi rivelatasi efficace antidoto alla spesso impotente politica di Palazzo.

 

Chiarelli: “Il Salone del libro ha fatto sistema”

«La vera forza di questo Salone del Libro è stata la capacità di fare sistema. La sinergia costruita tra istituzioni, operatori culturali, editori, territori, partner e tutte le persone che hanno lavorato dietro le quinte ha dimostrato che quando il lavoro viene fatto bene e insieme i risultati arrivano. È questa la differenza che il Piemonte ha voluto dimostrare», dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura, Pari opportunità e Politiche giovanili della Regione Piemonte.

 

«Grazie all’investimento della Regione e a una collaborazione sempre più forte tra tutti i soggetti coinvolti, questa edizione ha saputo mettere al centro la cultura, facendo prevalere contenuti, partecipazione e qualità. I numeri confermano una crescita importante del Salone, ma il dato più significativo è vedere migliaia di giovani partecipare agli incontri, confrontarsi e cercare strumenti per interpretare il presente. La cultura non è un settore marginale: è una infrastruttura strategica capace di generare crescita, lavoro, identità e coesione sociale», aggiunge Chiarelli.

 

«Il successo di questa edizione, senza polemiche, non rappresenta un punto di arrivo. Da domani si torna al lavoro per costruire la 39ª edizione del Salone del Libro con l’ambizione di renderlo ancora più internazionale, partecipato e vicino alle nuove generazioni» conclude Chiarelli.

 

La Regione chiude la 38ª edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino con un bilancio estremamente positivo, confermando il proprio ruolo centrale all’interno di uno dei più importanti appuntamenti culturali europei.

 

Gli spazi della Regione, con quasi 200 appuntamenti, si sono confermati i luoghi simbolo del Salone: uno spazio immersivo e contemporaneo pensato per raccontare il Piemonte attraverso cultura, idee, libri, cinema, memoria, innovazione e nuove generazioni. 

 

Nei cinque giorni del Salone, la Regione e l’intera Giunta regionale sono state protagoniste registrando grande partecipazione di pubblico e un forte interesse su temi che hanno spaziato dalla lettura ai giovani, dall’editoria all’innovazione, dal cinema alla formazione, fino ai territori e alle nuove politiche culturali. 

 

Il Salone oggi è sempre più un grande spazio nazionale di incontro e di elaborazione culturale. E il fatto che dalla prossima edizione il Lazio sarà Regione ospite e la Catalogna lingua ospite rafforza ulteriormente questa dimensione nazionale e internazionale.

 

Un risultato reso possibile anche dalla capacità di fare sistema tra istituzioni, operatori culturali, editori, fondazioni, territori e partner, elemento che ha rappresentato uno dei tratti distintivi dell’edizione 2026 del Salone. Una visione condivisa che ha permesso di rafforzare ulteriormente il ruolo del Piemonte all’interno del panorama culturale nazionale, valorizzando il lavoro comune e la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti. 

“Liberale è”, al Salone del Libro il nuovo libro di Giuseppe Benedetto

“Ogni promessa è debito… pubblico”, scrive Giuseppe Benedetto nel suo nuovo libro “Liberale è. Predicare inutilmente” (Rubbettino). Con la prefazione dell’economista Carlo Cottarelli, il volume – presentato al Salone internazionale del Libro di Torino, con la professoressa Elsa Fornero e con il direttore de La Stampa Andrea Malaguti – affronta un viaggio dentro le contraddizioni più profonde dell’Italia.

“All’inizio degli anni ’90 il debito era già intorno al 124% del Pil, adesso siamo al 137%. È impossibile ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil se continuiamo a crescere dello 0,5%”, spiega Benedetto. “Negli ultimi dieci anni la Grecia ha ridotto il rapporto tra debito e Pil di 50 punti percentuali, con una crescita intorno al 2%; il Portogallo, con lo stesso tasso di crescita, ha ridotto questo rapporto di 40 punti percentuali; Cipro lo ha fatto di 55 punti percentuali, con una crescita del 3,5%. L’unica eccezione è la Spagna che comunque, negli ultimi anni, dopo il Covid, ha ridotto il rapporto debito/pil di undici punti percentuali. Da noi invece il debito continua a crescere, non riusciamo a ridurlo nemmeno di un punto percentuale”.

E allora, si chiede Benedetto, quali riforme servono per far crescere l’economia? “In primis, ridurre la burocrazia. Ad esempio, le Zone economiche speciali (Zes) ideate per il sud e per alcune regioni del centro Italia, che comportano semplificazioni burocratiche per le imprese che investono nell’area, funzionano. Partiamo da lì, rendiamo l’Italia tutta una Zes. Poi bisogna ridurre il peso della pressione fiscale, ma per farlo deve diminuire anche il peso della spesa. L’anno scorso la pressione fiscale è arrivata al 41,1% del Pil e se guardiamo il documento di finanza pubblica, pubblicato qualche settimana fa, si rimane al 43% fino al 2029. La Spagna, che l’anno scorso è cresciuta del 3%, ha una pressione fiscale di sei punti percentuali di Pil più bassa. Se chiedete a un’impresa dove preferisce investire, questa ti risponderà che va dove le tasse sono minori. Per questo non riusciamo ad attirare capitali esteri”.

“Nessun governo si assumerà mai la responsabilità di fare le riforme necessarie, perché sono impopolari”, sottolinea Benedetto. E allora, al termine del ragionamento che si sviluppa lungo tutto il libro, il presidente della Fondazione Einaudi propone una soluzione: istituire un’Assemblea costituente. “L’unica strada percorribile”, la definisce lui. “Con l’attuale sistema, gli attori politici cercheranno sempre di far prevalere il proprio interesse di parte rispetto all’interesse comune. L’idea della Fondazione Einaudi è di proporre una snella assemblea composta da cento membri di alto spessore eletti dai cittadini. Un luogo nobile, parallelo al Parlamento e in carica per un tempo predefinito, in cui lavorare per una riforma organica della seconda parte della Costituzione, sospendendo temporaneamente le appartenenze partitiche”.

Da Genova gli alpini ci dicono che c’è anche un’altra Italia

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

L’adunata degli Alpini a Genova si è chiusa senza polemiche e la sindaca Salis si è ricreduta e ha espresso parole di elogio per l’incontro degli Alpini con la città. Rispetto ai maranza e ai  proPal, per non dire dei centri sociali, la sfilata ordinata di 90mila  Alpini rappresenta un’altra Italia  che si ispira a valori ideali che oggi molti giovani, e non solo loro, ritengono sorpassati.
Anzi, per alcuni, quella sfilata può addirittura suonare una provocazione. La mancanza di esponenti del Pd di un certo livello a Genova  è indicativo di un pregiudizio sfavorevole nei confronti di raduni che potrebbero essere considerati bellicistici e nostalgici. Il Pd in passato ebbe ben altro atteggiamento . Il corpo degli Alpini è popolo in divisa, null’altro che popolo. Il ruolo che gli alpini hanno avuto durante le grandi calamità nazionali dovrebbero riabilitarli anche agli occhi dei più scettici, ma spesso non è così. Certo ascoltare le fanfare alpine che eseguono  le canzoni patriottiche della nostra storia, da Monte Grappa alle ragazze di Trieste, può dare fastidio in questa Italia che ha smarrito il senso della sua storia. Ma può anche suscitare sentimenti di commozione in chi ritiene che la Patria non è un’invenzione borghese per fregare il proletariato, ma è la sintesi che deve ricomporre tutti i dissensi e dare unità alle differenze. La Patria come elemento unificante della comunità nazionale. Anche il termine “nazionale“ appare a molti un aggettivo equivoco da bandire. Ma per fortuna dell’italia non ci sono solo gli scettici verdi e rossi  , ma c’è anche gente come gli Alpini e tra poco i Bersaglieri che si radunano, a proprie spese, per testimoniare la presenza viva, palpitante, forte di un’Italia capace di guardare al futuro sperando in un destino che appare nebuloso , contraddittorio, addirittura angosciante.   Il fatto che certi giornali nelle loro cronache abbiano ignorato la sfilata di Genova ci fa comprendere come anche l’informazione sia condizionata da preconcetti che sono l’esatto opposto del dovere di informare il lettore.

Neanche Lo Russo e’ riuscito a rilanciare economia e lavoro a Torino

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L’OPINIONE 

L’ultima domanda dell’intervistatore al dibattito che si è tenuto ieri nelle splendide sale di Palazzo Carignano in occasione del 150* anniversario del più importante settimanale diocesano La Voce il Tempo, ha chiarito che neanche Lo Russo è riuscito a rilanciare economia e lavoro a Torino mentre le difficoltà della metà della Città che è in difficoltà come disse l’Arcivescovo NOSIGLIA sono ancora aumentate.
Avremo la seconda Biblioteca d’Europa, via Roma sara’ pedonalizzata, nel 2027 partiranno finalmente i lavori della Linea 2 della Metro ma i primi risultati si vedranno nel 2033-4. Nel frattempo chi non ce la fa a arrivare a fine mese e fa fatica a mangiare due volte al giorno dovrà contare sui pasti delle Caritas parrocchiali o sulle 12 Mense dei poveri. In questi anni la distanza tra il Centro e la periferia è ancora aumentata. Il degrado in Barriera e Aurora è sicuramente cresciuto.
Cosi dopo 33 anni di Giunte di sinistra che si definiscono progressiste a Torino le diseguaglianze sono aumentate. Quanto manca a Torino la cultura democratica cristiana che aveva una sensibilità e una attenzione agli ultimi che derivava dai Santi sociali. Non avendo difeso  l’industria sottovalutata da Castellani e seguaci oggi il 75% dei giovani ha un lavoro precario perché da chi collabora alla lavorazione dei film ai grandi eventi trova occupazioni a tempo parziale da 1 mese a tre mesi massimo. Torino nello studio Zangola sul lavoro figura agli ultimi posti tra le Città italiane.
In qualsiasi azienda privata di fronte a questi risultati si cambierebbe guidatore. Nella attesa  degli incontri sulla nuova strategia di Stellantis con FILOSA e’ evidente che la carta più grande non può essere il sogno delle Olimpiadi del 2040 ma l’arrivo della TAV di cui però nessuno parla piu’ . Dimenticata nel dibattito di ieri, dimenticata dai giornali su spinta del PD fortemente diviso al suo interno. In un dibattito subito chiuso di repubblica e’ emerso come sia stato il PD a frenare l’opera dalla parte italiana negli ultimi anni. L’opera si farà solo perché noi SITAV avemmo il coraggio di organizzare la grande Piazza Castello del 10.11.2018. Anche se qualcuno , dimenticando di gestire fondi pubblici e di essere pagato edita  pubblicazioni molto parziali.

La TAV che fa parte di un corridoio che collega un quinto del PIL europeo porterà traffici commerciali e turistici 365 giorni l’anno e ci renderà più attrattivi di investimenti esteri . A quel punto forse anche i capitalisti torinesi ,che oggi investono sulla piazza di Londra o N. York, torneranno ad investire su Torino.

Mino GIACHINO
UDC Torino

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

Sommario: La passeggiata Mario Soldati a Tellaro – Gli Alpini a Genova – Edoardo Massimo Fiammotto – Lettere

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La passeggiata Mario Soldati a Tellaro
Tellaro, amena località marina  nel comune di Lerici, in provincia di La Spezia, quasi ai confini con la Toscana, sta per dedicare ufficialmente  la  sua passeggiata a mare a Mario Soldati, lo scrittore e regista che scelse di vivere nel golfo dei poeti per molti anni. La intitolazione è per festeggiare i 120 anni della nascita di Soldati a Torino nel 1906. La benemerita società di  Mutuo  Soccorso di Tellaro, animata dall’entusiasmo di Silvio Vallero, il 30 luglio insieme al Comune di Lerici, ricorderà, in una mitica e suggestiva  terrazza sul mare Soldati.
Ho provato  mesi fa a sentire in modo informale  il Comune di Torino per promuovere un’iniziativa in ricordo di Soldati, ma ho trovato freddezza, malgrado Soldati fosse stato nominato cittadino onorario ed abbia una via a  lui intitolata per iniziativa del sindaco Valentino Castellani.
Forse il sindaco Lo Russo  potrebbe essere decisivo, insieme alla Città metropolitana, per promuovere un evento nella città più soldatiana d’Italia ,anche se Soldati è vissuto soprattutto a Roma e a Milano, pur ma tendo la residenza sempre a Torino. Il sindaco Fassino lo onoro’ nella Sala rossa del Consiglio Comunale con una solenne cerimonia a cui partecipai insieme ad Ugo Nespolo. Il sindaco Zanone gli consegno’ la pergamena di cittadino onorario. Una lapide ai Murazzi ricorda  il suo gesto eroico di sedicenne che si buttò nelle acque del Po in piena per salvare un compagno di scuola dell’Istituto  sociale che stava annegando. Per quell’episodio ebbe la medaglia d’argento al valor civile. In una Torino che sta  inevitabilmente perdendo sempre più la sua identità più profonda,forse ,avrebbe un senso ricordare Soldati. Al cimitero monumentale dove è sepolto andarono a rendergli omaggio i presidenti della Regione Cirio (nella foto) e Bresso, oltre al sindaco Castellani che partecipò ai suoi funerali privatissimi  nel 1999.
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Gli Alpini a Genova
Che il femminismo oltranzista si schieri contro l’adunata degli Alpini che porterà a Genova un numero incredibile di persone, non è un bel segno. Generalizzare un piccolo episodio  che ebbe protagonista in passato  un gruppetto di penne nere, e’  sbagliato ed è ingiusto. Alle adunate si aggregano o  addirittura si aggiungono senza controlli  persone che non hanno nulla a che vedere con l’ Associazione Nazionale Alpini. Nelle feste nelle piazze e nelle vie si possono mescolare persone che acquistano per l’occasione un cappello alpino. Invece di distinguere e dare il benvenuto agli alpini, la sindaca di Genova Salis prende lo spunto dalle proteste di una parte di femministe, per acuire ancora di più il dissenso espresso nei confronti di un episodio che non ebbe mai contorni certi e precisi. La sindaca avrebbe avuto invece il dovere anche di ricordare cosa fanno gli alpini nel caso non solo delle grandi calamità nazionali. E questo proprio nell’anniversario del terremoto del Friuli che nel 1976 devastò quelle terre che seppero riprendersi con coraggio e capacità impensabili.
A dare un soccorso immediato ed  importante furono proprio gli alpini. La sindaca di Genova avrebbe dovuto ricordarlo. Le associazioni d’arma – per quanto decimate dall’abolizione della leva obbligatoria – sono una parte sana del Paese e il loro richiamarsi ai valori patriottici è un antidoto al clima di violenza generato dai tanti estremisti che invadono le piazze ed attaccano le Forze dell’ordine. Gli alpini portano sempre una parola solidale che va ben oltre al folclore. In periodo di guerra come il nostro può sembrare arcaico o addirittura assurdo parlare di associazioni combattentistiche,perché il desiderio di tutti è la pace. Le associazioni d’arma sono un’altra cosa e rappresentano la storia italiana, come ci ha insegnato il generale degli alpini Franco Cravarezza un uomo e un soldato davvero “fuori ordinanza”.
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Edoardo Massimo Fiammotto
Ai primi di giugno sarà un anno dalla morte improvvisa di Edoardo Massimo Fiammotto, giornalista e politico liberale che negli ultimi anni collaborò fattivamente con il Centro Pannunzio di cui sarebbe divenuto direttore se un cavillo statutario non l’avesse impedito per la mancanza del requisito di anzianità di associazione. Sarebbe comunque diventato direttore in futuro. Fiammotto morì di un infarto a neppure 60 anni.
Molti sentono il vuoto che ha lasciato, soprattutto io che lo ebbi leale, prezioso e colto collaboratore. Seppe diventare da uomo di partito, anche un po’ deluso di un PLI che fece una fine ingloriosa, uomo di cultura. Proprio un anno fa a Ivrea lo ascoltai in una magistrale relazione che affrontava i temi del pensiero liberale, andando molto oltre il liberalismo di partito. Cito’ Bobbio e Gobetti, dimostrando una cultura non superficiale, cumulata negli anni. Spero che sia ricordato almeno nella città, Pinerolo, dove fu consigliere comunale ed assessore.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

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I Promessi Sposi
Cosa pensa del progetto di spostare nella scuola superiore la lettura dei “Promessi sposi” ,dal secondo al quarto anno? A me sembra un’idea condivisibile. Prof.   Anna De Giulio
Il problema della lettura del romanzo manzoniano è controverso perché in molte scuole  nel secondo anno,  da tempo e’ stato sostituito da romanzi novecenteschi relativamente recenti .
Persino in quelli che erano i ginnasi si è pensato di innovare. Si pone seriamente la questione se ragazzini di 15 anni siano in grado di capire l’opera di Manzoni che in passato veniva ripresa anche nell’ultimo anno. La riforma sul Novecento come materia  esclusiva di studio nell’ultimo anno, nota come riforma Berlinguer, ha ridotto ai minimi termini anche l’800 come tutti i secoli precedenti. Dedicare un intero anno al ‘900 fu una scelta sbagliata che non  starò qui a confutare perché ne ho scritto in passato .  In questo contesto la lettura dei “Promessi sposi“ ne ha risentito molto. Io ricordo che al ginnasio la mia lettura del romanzo si ridusse alla redazione  di pagine e pagine di riassunti. Il docente, tal Frassino di Pinerolo, non fu mai in grado di tenere una lezione decente. Lo stesso mi accade nell’ultimo anno di liceo, quando lo studio di Manzoni avrebbe consentito di approfondire anche il romanzo. Ci fu detto di rileggere per conto nostro l’opera. La rilessi di corsa perché il tempo non consentiva altro. Fu all’ Università che ripresi a rileggerlo in altro modo sotto lo stimolo di un maestro come Giovanni Getto, autore di un commento che insieme a quelli di  Momigliano e di Russo rappresentavano una riflessione critica di alto livello.  Può essere accettabile spostare al IV anno la lettura, ma tutto dipende dal tempo dedicato. Molto dipende dai professori. Quando insegnai al Classico, cercai di far apprezzare Manzoni anche se tanti colleghi lo ritenevano superato.
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Buttafuoco
Cosa pensa del suo amico in verità piuttosto recente Buttafuoco circa la scelta di ammettere alla Biennale la Russia e Israele? Adesso sono cominciate le contestazioni ai relativi padiglioni di ucraini, proPal e femministe selvagge senza reggiseno.  Roberto Leccisi
Ho sostenuto Buttafuoco nelle sue scelte perché la Biennale e Venezia sono luoghi di incontro che vanno oltre le politiche estere dei paesi e anche oltre le guerre. La cultura è somma vocazione alla pace. Lo dimostravano già le Olimpiadi nell’antica Grecia quando ogni guerra veniva sospesa. Ha torto il ministro per la cultura ad inviare ispettori. Sangiuliano non l’avrebbe fatto. Che adesso gli Ucraini, i proPal e le femministe furiose contestino e’ fatto da condannare senza ambiguità. Essi sono l’esempio dell’estremismo che porta all’odio e alla violenza. L’esatto opposto della cultura.
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D’Alema solidale
Ho letto la totale solidarietà di D’Alema a Bianca Berlinguer per un possibile azione legale del ministro Nordio, vista come una grave  minaccia alla libertà e quasi un preannuncio dell’arrivo di uno Stato autoritario .D’Alema richiama l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero e di stampa. Cosa ne pensa?  Nunzio Carolei
Ritengo che la conduttrice Berlinguer, sempre pronta ad interrompere i suoi ospiti televisivi , avrebbe dovuto  precisare subito che l’ipotesi di Ranucci che lo stesso non dava per certa, ma in via di accertamento , non era informazione , ma un qualcosa volto a screditare il ministro Nordio. Avrebbe dovuto intervenire  dicendo  che la deontologia giornalistica non poteva accettare le insinuazioni di Ranucci che alla fine ha dovuto chiedere scusa al ministro. Questi metodi diffamatori di Ranucci sono incompatili  in particolare con una rete pubblica come Rai tre. Fa sorridere l’indignazione solidale di D’Alema che per una vignetta non gradita di Forattini chiese un indennizzo di tre miliardi di lire. L’articolo 21 non si può invocare a corrente alternata.

Umberto II, la “regalità” al servizio della Nazione

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

Umberto di Savoia, principe di Piemonte, in seguito all’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III, salì al trono il 9 maggio di 80 anni fa. Era luogotenente generale del Re ed aveva già di fatto esercitato le funzioni sovrane dalla Liberazione di Roma  del 4  giugno 1944. Resta un dileggio gratuito e antistorico  definirlo “re di maggio” perché Umberto II solo formalmente regnò poco più di un mese, essendo partito per l’esilio il 13 giugno 1946.

Non solo i monarchici riconoscono che mise le premesse per essere un grande Re, come aveva visto Luigi Barzini jr. Scelse come ministro della Real Casa l’avvocato Falcone Lucifero che nella sua giovinezza era stato un socialista vicino a Matteotti. Ho conosciuto di persona Umberto II in più occasioni e la sua “regalità” era palpabile e ben viva. Per regalità intendo soprattutto il fatto di  non essere mai stato uomo di parte, ma di essersi sempre posto al servizio della Nazione. Questo è il mestiere dei re , come ben ha dimostrato Carlo d’Inghilterra nel suo incontro con Trump. In Umberto non fu solo “mestiere” , ma cultura, equilibrio, patriottismo  autentico, si direbbe oggi passione civile. Nel ricostituito  Regno al Sud fu l’anima del risorto esercito italiano e,  malgrado l’opposizione degli Alleati ad un suo comando , seppe essere vicino ai soldati di Montelungo e Monte Marrone con sprezzo del pericolo e  della vita. La Repubblica sociale fece strame della sua figura per colpire la dinastia.
Durante il referendum istituzionale dimostrò un equilibrio quasi impossibile perché, pur essendo in giuoco la Monarchia, il re seppe restare al sopra della mischia. Parti’ per l’esilio prima della proclamazione della Repubblica per evitare una probabile seconda guerra civile tra il Nord repubblicano e il Sud monarchico che rivelò con il voto  di non essere stato oggetto di una colonizzazione forzata  da parte dei Savoia. Il suo costante richiamo fu l “Italia innanzi tutto” e Autogoverno di popolo e giustizia sociale“. Dall’esilio il re ha continuato ad amare disperatamente l’Italia .
I monarchici in Italia furono inadeguati e litigiosi, sperperando milioni di consensi in partiti che hanno immiserito la causa monarchica. Il Re da Cascais ha rappresentato un esempio  civile  di grande italiano che ne rappresentava la storia migliore,  quella del Risorgimento e non solo. Per cercare di non far sentire troppo la differenza la Repubblica dovette scegliere come presidente il monarchico e scienziato Luigi Einaudi. Ma la figura di Umberto non è mai stata dimenticata, neppure tanti anni dopo quando morì nel 1983 e  la Repubblica gli negò di rivedere per l’ultima volta la sua Patria.

ll Consiglio regionale celebra la Festa dell’Europa

In occasione del 9 maggio, il Consiglio regionale del Piemonte celebra la Festa dell’Europa, nel 76° anniversario della Dichiarazione Schuman. Era il 1950 quando il ministro degli esteri francese Robert Schuman tracciò la via per una cooperazione economica che avrebbe posto fine a secoli di conflitti, dando il via al processo di integrazione europea.

“In questo anniversario, in cui celebriamo i valori di pace, unità e solidarietà, è fondamentale ricordare che l’Europa non è una semplice entità geografica – dichiara il presidente del Consiglio, Davide Nicco – ma è l’espressione di una comunità di popoli legati da una storia millenaria. Oggi, in un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, l’Unione è chiamata a rinnovare il proprio impegno per il dialogo e la democrazia, pilastri del nostro progetto comune.”

Il vicepresidente Franco Graglia, delegato alla Consulta regionale europea, si rivolge in particolare alle nuove generazioni: “Celebriamo l’Europa dei giovani, a cui noi istituzioni dobbiamo fornire gli strumenti per essere i veri protagonisti. Ai ragazzi, che oggi guardano con spirito critico e innovativo al futuro, chiediamo di partecipare alla costruzione di un’Unione capace di proteggere i propri confini e di valorizzare le specificità locali in un mercato globale sempre più aggressivo”.

La Festa dell’Europa commemora il piano di cooperazione economica presentato il 9 maggio 1950, atto che portò nel 1951 alla nascita della CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio). I sei paesi fondatori – Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo – gettarono allora le basi per quella che, da cooperazione economica, si sarebbe trasformata nell’attuale unione politica e sociale.

 

Ufficio Stampa CRP

Scanderebech (FI): “Bene definizione fisco agevolato”

“SODDISFAZIONE PER L’INIZIATIVA DELLA GIUNTA, ORA RAPIDA APPROVAZIONE IN CONSIGLIO”

«A distanza di due mesi dall’approvazione della mia mozione in Consiglio comunale, apprendiamo con soddisfazione l’iniziativa dell’Assessora al Bilancio Gabriella Nardelli per l’introduzione del regolamento sulla definizione agevolata delle entrate.

Si tratta di un segnale concreto nella direzione che avevamo indicato: aiutare i cittadini in difficoltà a regolarizzare la propria posizione debitoria, eliminando sanzioni e interessi e prevedendo modalità di pagamento più sostenibili.

È positivo che la Giunta abbia recepito questo indirizzo politico, dando seguito a un impegno assunto in aula. Ora è fondamentale procedere rapidamente con l’approvazione definitiva in Consiglio comunale, per rendere operativa la misura nel più breve tempo possibile.

Continueremo a vigilare affinché questo provvedimento venga attuato in modo efficace, garantendo reale sostegno ai cittadini e maggiore capacità di riscossione per il Comune, con risorse da reinvestire per le priorità del territorio».

FEDERICA SCANDEREBECH

 

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