OPINIONI

Mobilitazione per le condizioni di autisti e autotrasportatori a Torino

Riceviamo e pubblichiamo

Basta stress e turni massacranti! Basta morti sul lavoro!

Lunedì 20 luglio giornata di mobilitazione per le condizioni di autisti e autotrasportatori a Torino

Le morti sul lavoro che sono giunte alle cronache recentemente, e le molte altre che restano in silenzio, hanno cause molto diverse. Eppure il comune denominatore è spesso una condizione diffusa di stress, sovraccarico di lavoro, turni massacranti e oppressione e discriminazione di capi e responsabili, a fronte di salari invece del tutto insufficienti.

Per questo invitiamo tutti gli autisti, lavoratori e solidali a partecipare al doppio appuntamento di lunedì:

👉 Ore 9 davanti all’Ispettorato del lavoro in via dell’Arcivescovado 9, con gli autisti degli appalti BRT, che continuano a soffrire discriminazioni, demansionamenti, cambi turni improvvisi e cambi appalti irregolari, nonostante la recente morte il 26 giugno sul piazzale del magazzino di Settimo Torinese di un loro collega

👉 Ore 11 davanti al Tribunale di Torino in corso Vittorio Emanuele II 130, per l’ultima udienza del processo contro l’azienda AF Logistics e il suo preposto, per il suicidio di un lavoratore camionista nel 2023 della piattaforma GS Carrefour di Rivalta, dove ancora oggi i camionisti vivono nel timore di addebiti di danni, comportamenti oppressivi, punti di carico e scarico pericolosi a fronte di salari invece inadeguati al costo della vita

S.I. COBAS

“Caro Direttore, per i NoTav io sono un nemico…”

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Lettera aperta di Mino Giachino ai Direttori dei Giornali e al Prefetto

Caro Direttore, Signor Prefetto
E’ proprio vero che al peggio non c’è limite. Sono SITAV da sempre, da esperto di trasporti e di logistica ne conosco tutte le grandi ricadute per il nostro territorio, che Torino, il Paese e tanti governanti non hanno ancora capito, così la TAV va avanti molto lentamente e il Paese, a partire dalla Valle di Susa, ne sta pagando le conseguenze, le ricadute occupazionali e di maggiore crescita economica arriveranno tardi e i costi intanto sono  già aumentati di alcuni miliardi.
E’ inutile dire che manca lavoro e che il Paese cresce poco e non mettercela tutta a realizzare un’opera che porterà lavoro e, trasferendo traporti passeggeri e merci dalla strada alla rotaia, diminuirà inquinamento e incidenti stradali.
Ecco perché dopo ver organizzato, con la collaborazione delle madamin, la grande manifestazione di piazza Castello del 10.11.2018 che convinse il Senato a bocciare la mozione Notav dei cinque stelle, ho chiesto a tutti i governi e alla TELT di accelerare i lavori e di aprire il dialogo con i NoTav, un dialogo che portavo avanti con grande soddisfazione con Carlo Ravetto, una personalità della Valle, noto No Tav, come sa bene la Sua Signora. Purtroppo un male incurabile ci ha portato via Carlo troppo in fretta.
 Recentemente in un confronto col Signor Cavargna l’ho invitato a pranzo per proseguire il confronto.
Cavargna, come puoi leggere su ValsusaOggi mi rispose: “Non mi siedo a pranzo con Giachino, sto in piedi”. L’altro giorno dopo aver ricevuto la ennesima minaccia da un Notav che si camuffa sotto un nome di comodo su FB mi chiedevo: Perché i Notav sono sempre scortesi? Ieri tra le tante risposte L.C. mi dice: “a tavola mi siedo con un avversario, non con un nemico!!!!”
Sono andato sul suo profilo dove ho trovato una stupenda interpretazione di Milva di una canzone di Amodei sui morti di Reggio Emilia e tanti riferimenti ai Fratelli Cervi. Lui ha ancora in testa quel clima, di qui la sua concezione dei nemici. Purtroppo dimentica le esecuzioni del famoso triangolo della morte così ben raccontati da Giampaolo Pansa.
Nel 2026 essere considerati dei nemici solo perché si è a favore di un’opera che il Parlamento nazionale ha votato come opera di interesse nazionale, mi sembra grave.  Gli amici Notav, io insisto a chiamarli così, e alcuni magistrati dimenticano purtroppo che il Parlamento è l’unico organismo che rappresenta la volontà del popolo italiano e avendo definito la TAV di interesse nazionale, chi ne impedisce la realizzazione, chi la assalta,  compie un delitto contro l’interesse generale che vuole lo sviluppo della economia e del lavoro.
Io sicuramente non mi lascio intimidire e continuerò la mia battaglia in tutte le sedi,  a partire dal Comune di Torino, per dare un futuro al Paese,  a Torino e alla Valle di Susa.
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Mino Giachino
già Sottosegretario di Stato ai trasporti

No al lasciapassare ideologico

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Avevamo già espresso un pensiero negativo, senza drammatizzare perché si trattava di una cosa ridicola, quando il Salone dei Libri “Liberi” (sic!) di Roma voleva imporre un patentino antifascista agli editori e agli autori. In realtà lo stesso Salone ha poi deciso di fare marcia indietro, senza peraltro spiegare con chiarezza il perché. A volte il caldo riesce anche a fare il miracolo di far capire le assurdità e non sempre eccita i cervelli negativamente, come raccontava Guareschi parlando del solleone della bassa parmense.

Adesso spunta a Rivoli un nuovo fatto: l’amministrazione, per concedere spazi pubblici, richiede l’adesione ai valori dell’antifascismo. Questa richiesta giunge al ridicolo quando viene imposta anche ai privati che devono potare un albero o fare un trasloco. In un modulo di richieste basta spuntare la formula prestampata relativa all’antifascismo, una sorta di aberrante autodichiarazione di sana e robusta costituzione politica.

Una dichiarazione “estorta” ai cittadini che neppure Starace pensò di introdurre nel burocratismo asfissiante del Ventennio. Ennio Flaiano mi disse una volta che gli Starace non muoiono mai e forse non aveva torto, dimenticando che il gerarca seppe almeno morire con dignità.

Hanno invece ragione il presidente Cirio e l’assessore Ricca a voler intervenire perché le amministrazioni non possano più imporre richieste di natura politica ai cittadini che chiedano un servizio di cui hanno diritto. L’antifascismo è una cosa seria e non può essere ridicolizzato, minando uno dei principi costituzionali: l’imparzialità della Pubblica Amministrazione di cui all’articolo 97. È incredibile come certi funzionari non abbiano mai letto il testo per eccellenza nato proprio dall’antifascismo.

“La partecipazione selezionata della Giunta Comunale che ha paura anche della sua ombra”

Caro direttore,

sul sito della Città, a cose fatte, secondo la nuova linea della partecipazione cui è scesa la Amministrazione comunale, abbiamo saputo che la sera del 9 luglio alle Gallerie d’Italia si è tenuto il talk”Torino: il futuro ha una storia antica”. Il Sindaco, la Rettrice della Università e il Rettore del Politecnico moderati da una brava giornalista della RAI, Chiara Pottini, si sono confrontati in una conversazione informale sulle prospettive dello sviluppo e sulle future vocazioni della Città.
Una Città che in molti anche nella Amministrazione considerano in declino malgrado dal 1993 sia amministrata da Amministrazioni di sinistre autodefinitesi  progressiste per potere ottenere l’appoggio di mondi di centro che con la sinistra a Torino non si erano mai accompagnati. Mentre le analisi non proprio esaltanti di Banca d’Italia e dell’IRES erano state presentate a tutta la Città qui a sentire parlare di futuro , chi dopo trent’anni non ci presenta una Torino proprio in forma , gli inviti sono stati fatti nell’assoluto riserbo e nel circolo chiuso di quelli cui piace la torino con la t minuscola, che non si sono indignati quando un Vescovo genovese figlio di un operaio cassaintegrato arrivato a Torino la aveva vista divisa in due , la metà della Città che sta bene che non si accorge della metà della Città che sta male. Un giudizio che per essere nella Città dei Santi sociali non era proprio il massimo.

Eppure a me sarebbe piaciuto sentire il parere della Professoressa Prandi , una donna sincera, colpevole di aver detto che Lei in  Barriera non avrebbe mai abitato, e il Prof. Corgnati. Anche a me sarebbe piaciuto vedere il filmato sulla Storia della nostra Città. Neanche aver organizzato la più grande Piazza della Società civile torinese SITAV, una piazza che salvò l’opera più importante per il futuro di Torino, non mi ha dato il diritto di essere invitato nella bella Sala del Sanpaolo. Così mentre il Sindaco  sfuggiva il confronto, noi dell’UDC con una trentina di amici abbiamo iniziato a parlare di Torino, dei suoi problemi economici, sociali, dell’isolamento in cui vivono oltre centomila anziani, delle difficoltà economiche di tanti cassa integrati e abbiamo iniziato a discutere alcune proposte per rilanciare la economia e il lavoro nella nostra Città.
La proposta di istituire una ZES anche al Nord mi sembra interessante anche se complicata. Con la Zes le aree industriali del Nord diventerebbero più competitive e si potrebbe far arrivare un secondo produttore di auto , il settore più importante della economia piemontese. Torino dovrà puntare molto di più del passato recente sulla Organizzazione di grandi Congressi o di Fiere internazionali.  Mentre aspettiamo di capire cosa stiano facendo nel Centro per la Intelligenza Artificiale. Così come occorre accelerare la costruzione della TAV l’opera che ci porterà oltre un milione di turisti in  più all’anno.  Ci stiamo preparando alle prossime elezioni comunali,  perché se si vuole rilanciare davvero il Lavoro e la Sicurezza a Torino , occorre assolutamente cambiare l’amministratore delegato come farebbero gli azionisti di  qualsiasi grande azienda in calo da oltre vent’anni. C’è qualcuno che vuole continuare ad appoggiare la sinistra con una Città che nelle classifiche dei giornali economici e’ scesa di molti punti?

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Mino GIACHINO
UDC Torino

La Costituzione diventa arma politica devastante?

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Io non leggo mai né, tanto meno, ascolto l’ex magistrato Scarpinato, oggi ruggente esponente dei Cinque Stelle. Per mantenere fiducia nella Magistratura, l’ho sempre trascurato anche come magistrato, come ho fatto per Ingroia e qualche altro, a partire da Borrelli.

Io resto fermo a Bruno Caccia, il magistrato martire del dovere che evitava le interviste e le ostentazioni politiche.

Adesso apprendo dal “Corriere della Sera” che il prode Scarpinato ha sostenuto che la Costituzione “non è di tutti”, contravvenendo allo spirito e alla lettera del testo del 1948, che risultò essere un compromesso alto tra posizioni in partenza divergenti. Certo, alla Costituente non ci furono i missini, ma essi già nel ’48 vennero eletti in Parlamento senza problemi di ordine costituzionale. Scarpinato riprende in modo rozzo l’idea dell’arco costituzionale di De Mita, che avrebbe dovuto escludere i missini, che invece crebbero in voti. De Mita diceva qualcosa di anticostituzionale, perché la Costituzione è una garanzia per tutti gli italiani. Salvo che in una norma transitoria, non fa mai riferimento al passato regime perché i Costituenti seppero guardare avanti a un nuovo modello di società democratica. Scarpinato elenca i delitti di mafia e le stragi attribuite ai neo-fascisti, ma, ad esempio – è il Corriere a ricordarlo – dimentica di citare il terrorismo rosso che ha insanguinato il Paese, uccidendo anche dei magistrati. Sarebbe interessante sapere se le Br sono fuori o dentro la Costituzione, visto che per Scarpinato essa “non è di tutti”.

In una visione democratica la Costituzione dovrebbe essere la legge di tutti senza eccezioni. Estremizzare il discorso porta inevitabilmente a ridurre la Carta a un documento di parte. La Carta ha garantito libertà e pace e solo le quasi inapplicate leggi Scelba e Mancino fecero da gendarme al neo-fascismo, che andava combattuto e va combattuto con la politica più che con le manette, usate in via preferenziale, se non esclusiva, dal fascismo. Lasciamo fuori la Costituzione dalle diatribe di parte. Essa merita rispetto e non può essere un richiamo elettorale come poteva essere Garibaldi nel 1948, che non portò fortuna a chi se ne appropriò come simbolo elettorale. Il fatto che il “Corriere” prenda posizione su questi temi mi pare cosa molto importante. Guai se la Costituzione diventasse un’arma politica devastante. Salterebbe lo Stato di diritto.

Riso, Confagricoltura: “Difendere reddito aziende e leadership del Piemonte”

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La crisi del comparto risicolo continua a destare forte preoccupazione anche in Piemonte, prima regione italiana per superficie coltivata a riso. Prezzi in calo, importazioni in aumento, costi di produzione elevati e criticità legate alla gestione dell’acqua stanno comprimendo la redditività delle aziende e mettendo a rischio uno dei comparti simbolo dell’agricoltura regionale.

Confagricoltura guarda con favore al tavolo nazionale convocato dal Ministero dell’Agricoltura il prossimo 30 luglio, richiesto dall’organizzazione degli imprenditori agricoli, per individuare interventi concreti a sostegno della filiera.

 

“È positivo che il Governo abbia raccolto le sollecitazioni del settore aprendo un confronto dedicato – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia – così come apprezziamo l’impegno che il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio sta portando avanti in sede europea, quale relatore del Comitato europeo delle Regioni sul futuro della risicoltura, per chiedere una maggiore tutela delle produzioni europee dalla concorrenza sleale proveniente dai Paesi extra UE. Sono iniziative importanti che ora devono tradursi in decisioni concrete a sostegno delle imprese”.

 

Per Confagricoltura Piemonte il rilancio del comparto passa da un insieme di interventi strutturali: controlli più efficaci sulle importazioni, semplificazione della PAC e delle procedure amministrative, innovazione varietale attraverso le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), diffusione delle nuove tecnologie, investimenti nelle aziende e nella rete irrigua, oltre a una maggiore aggregazione dell’offerta e allo sviluppo di accordi di filiera che favoriscano una migliore programmazione delle produzioni.

 

“La competitività si costruisce riducendo i costi e aumentando la capacità di innovare”, sottolinea Benedetto Coppo, presidente di Confagricoltura Vercelli e Biella. “La prossima programmazione regionale – aggiunge Coppo – dovrà sostenere gli investimenti nelle aziende, nella ricomposizione fondiaria e nelle infrastrutture irrigue, creando le condizioni per una risicoltura più moderna, efficiente e competitiva”.

 

Accanto alle prospettive di medio periodo restano le difficoltà del mercato.

“Le quotazioni dei risi Lunghi A destinati al parboiled continuano a non coprire i costi di produzione – osserva Giovanni Chiò, presidente di Confagricoltura Novara e Vco – e le proposte contrattuali avanzate dall’industria non sono oggi sufficienti a garantire un’adeguata remunerazione. A questo si aggiunge una situazione idrica sempre più delicata, che aumenta l’incertezza delle imprese. È indispensabile lavorare insieme, lungo tutta la filiera, per restituire prospettive ai risicoltori e salvaguardare un patrimonio produttivo che appartiene all’intero Paese”.

Per Confagricoltura Piemonte il riso non rappresenta soltanto una produzione agricola di eccellenza, ma un presidio del territorio, dell’ambiente e dell’economia delle aree risicole. Difenderne la competitività significa garantire il futuro di migliaia di aziende e di una filiera che fa dell’Italia il primo produttore europeo di riso.

Regolamento verde: “La delibera non è quella di iniziativa popolare”

Riceviamo e pubblichiamo

“LA DELIBERA SULLA MODIFICA DELL’ART. 45 DEL REGOLAMENTO DEL VERDE
NON È QUELLA DI INIZIATIVA POPOLARE PROPOSTA DA 2500 CITTADINI, È IL SUO ROVESCIO”

“PD, Sinistra Ecologista e Torino Domani si schierano con i tecnici comunali contro i cittadini,
sacrificando democrazia, ecologia e buon senso”

I consiglieri di maggioranza del Comune di Torino sembrano guardare ai cittadini con lo stesso fastidio con
cui i cortigiani di Versailles consideravano il popolo suddito. Nella seduta consiliare del 06/07/2026 PD,
Sinistra Ecologista e Torino Domani hanno “diversamente bocciato” la delibera di iniziativa popolare per
salvaguardare gli alberi sani modificando l’art. 45 del Regolamento del Verde. L’hanno cioè approvata dopo
averla riscritta da cima a fondo, compresa la premessa. Non si sono accontentati di riportare il testo
dell’articolo, mediante i loro emendamenti, a una versione affine e anche peggiore di quella di partenza, ma
si sono pure permessi di intervenire sulle considerazioni preliminari che motivavano la proposta.
A questo revisionismo di stampo orwelliano hanno cooperato diversi soggetti. Gli emendamenti portano la
firma della consigliera Anna Maria Borasi (PD), che sino all’ultimo ha sostenuto assurdamente che la
maggioranza consiliare condivide la sensibilità dei firmatari, mentre allo stesso tempo rivendicava la scelta
politica di non vietare nettamente la rottamazione delle alberate torinesi, anche se comprendenti esemplari
non a rischio crollo. Sotto l’etichetta di manutenzione straordinaria si potranno ancora tirar giù viali, interi o
a tratte, come avvenuto in corso Chieti e corso Umbria.
È chiaro però che Borasi ha scritto gli emendamenti salienti sotto dettatura dell’assessore Tresso e dei
funzionari del Verde Pubblico, che vogliono difendere a ogni costo la loro libertà d’azionamento delle
motoseghe. Verde, Parchi e Tutela Animali sono (per sfortuna del verde, dei parchi, degli animali e nostra)
assegnati per delega alle competenze di Tresso e per nomina alla dirigente Bertolotto, autrice di un parere
tecnico negativo che persino il consigliere Cerrato ha dovuto ammettere essere “extraprocedurale”, ossia
non conforme alla procedura prevista dal TUEL: anziché attestare la regolarità tecnica della delibera proposta
dai cittadini, la dipingeva (e respingeva) come un attentato alla “discrezionalità” degli uffici. Quel
pronunciamento negativo anomalo, per usare un eufemismo, è stato sottoposto ai consiglieri delle 8
Circoscrizioni (che a loro volta dovevano esprimersi sulla delibera), e ha influenzato anche i membri della
Commissione Ambiente.
A demolire la delibera si è impegnata anche la presidente del Consiglio Grippo che, lungi dal mantenersi
neutrale come sarebbe stato suo dovere, durante l’iter si è più volte “sbagliata”, sostenendo che anche il
parere di regolarità contabile fosse negativo (falso) e che quello della Consulta non fosse chiaro (era
favorevole).
I drammatici effetti del cambiamento climatico, sempre più percepibili in queste ultime settimane – e si
tratta anche di aumento dei ricoveri in ospedale e dei decessi – non hanno smosso di un millimetro i
cortigiani di Lo Russo e Tresso. Costoro blaterano di partecipazione, ma appena si trovano allo stesso tavolo
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con persone che non sono ingessate da vincoli istituzionali, ma semplici cittadini, manifestano un’arrogante
ostilità, quasi un’allergia.
L’esercizio della democrazia diretta sotto forma di petizioni e proposte di delibere e di referendum richiede
ai cittadini dispendio di energie e risorse, tra elaborazione, burocrazia, raccolta di firme, confronti nelle
Circoscrizioni e in Comune… I consiglieri a parole ringraziano i proponenti, ma è chiaro che in realtà le
interpretano come un’insolente prova di forza. I cittadini si aspettano forse che i loro sedicenti rappresentanti
si limitino ad approvare, senza emendarle, le loro vili proposte, miranti a conservare con gli alberi la loro
frescura, il loro ossigeno, i loro abitanti alati e canori, a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, a costo
zero? Niente affatto! Non sia mai che i cittadini pensino di poter legiferare direttamente, anche con la
modesta modifica di un articolo di uno dei tanti Regolamenti comunali! Per questo, tra tutti gli interventi, il
più ridicolo è stato quello della consigliera Ciampolini di Torino Domani, che per l’ennesima volta ha
annunciato imminenti modifiche alle regole sulla partecipazione, e si è detta addirittura orgogliosa della
“mediazione” raggiunta (che non solo non c’è stata con i cittadini, ma a quanto pare non si è avuta neanche
all’interno della maggioranza, come hanno affermato i Moderati, astenutisi dalla votazione).
Come Comitato informeremo più compiutamente chi ci segue sui social su chi ha votato cosa, appena i dati
saranno pubblicati sul sito del Comune.
Al momento i cittadini conservano un senso di solitudine, nella loro piena consapevolezza della necessità di
salvaguardare il patrimonio arboreo. Quella di lunedì 6 luglio era l’ottava seduta di Consiglio cui hanno
assistito in silenzio nella galleria sopra la Sala Rossa. E solo alla fine, dopo che erano stati approvati tutti gli
emendamenti che stravolgevano la delibera, hanno osato manifestare il loro dissenso. Immediatamente sono
stati richiamati all’ordine dalla presidente del Consiglio Grippo, che ha chiesto che il pubblico fosse
accompagnato fuori dagli agenti di servizio.
E fuori, i semplici cittadini dei Comitati, dovrebbero, secondo la maggioranza consiliare, restare anche dal
futuro “gruppo di lavoro” per la revisione del Regolamento del Verde, al quale saranno ammessi, insieme
ai tecnici comunali, soltanto soggetti accademici e istituzionali. Si mira a stravolgere ulteriormente il
Regolamento, stabilendo, come suggerito in una Commissione dal prof. Marco Devecchi, livelli di servizi
ecosistemici al di sotto dei quali sia possibile decretare lo stato di “fine ciclo” di un viale e procedere a
sostituire platani, aceri e tigli con peri cinesi e parrotie persiche. Questa miniaturizzazione delle alberate,
rinnovabili secondo scadenze fisse, è funzionale a ridurre i costi di gestione e ad aumentare gli introiti delle
imprese coinvolte nelle sostituzioni, mentre si riduce la città a un rendering invivibile. Si presterà, la Consulta
per l’Ambiente e per il Verde, a sedere a un tavolo dal quale saranno esclusi i Comitati di cui anch’essa in
passato ha chiesto la partecipazione?
Fuori, peraltro, d’estate e d’inverno, al caldo e al freddo, ci sono sempre più persone, che stanno sempre
peggio. Ma anche gli strumenti di partecipazione più formali, come le petizioni, le delibere, i referendum,
non danno loro voce, che si tratti di alberi, acqua o di un tetto sopra la testa. Lo ripetiamo: le sedi degli organi
politici di tutti i livelli, in cui i nostri rappresentanti discutono di cacche di cani e di blackout, di metropolitane
che si arenano e di finanziamenti al TAV, di tangenziali est e di ospedali nei parchi, di decreti sulla caccia e di
riarmo, assomigliano sempre di più alla reggia di Versailles.

Torino, 8 luglio 2026

Comitato Salviamo gli Alberi di corso Belgio salviamoglialbericb@gmail.com
Comitato Salviamo il Meisino salviamoilmeisino@gm

Giachino, Lettera aperta a Chiara Appendino: “confrontiamoci sulla TAV”

“E’ l’opera più importante per rilanciare Torino e il Paese”

Carissima Onorevole,
Premesso che le grandi opere internazionali sono approvate dal Parlamento e premesso che la mozione NoTav presentata dai Senatori cinque stelle, dopo le nostre grandi Manifestazioni SITAV di piazza Castello a Torino, venne bocciata a stragrande maggioranza dal Senato  il 7 agosto 2019, la TAV si sta costruendo soprattutto dal lato francese che potrai visitare tranquillamente perché in Francia nessuno si sogna di attaccare un cantiere definito di interesse pubblico,
Il ritardo dal lato italiano dipende dai blocchi operati dai due Governi Conte, dagli attacchi violenti al cantiere, da lentezze di chi deve costruirla, dalle lentezze nel portare avanti le opere di compensazione.
La TAV pertanto si farà’ anche perché ogni ritardo costa mancato sviluppo al nostro Paese che pagano i disoccupati e i territori interessati.  E’ chiaro che i torinesi che pensano al futuro, alle prossime elezioni comunali non potranno votare le forze politiche contrarie alla TAV come i cinque stelle e AVS e neanche quelle forze politiche che pensano di allearsi con AVS e cinque stelle. La TAV potrà dare alcuni punti di PIL in più ogni anno a Torino, alla ValdiSusa e al Paese. Non possiamo accontentarci di un Paese che cresce solo dello zero virgola, con un debito pubblico che è arrivato a 3.200 miliardi. Se riparte Torino, riparte l’Italia. La TAV inoltre diminuirà l’inquinamento perché trasferirà una parte importante del trasporto merci e passeggeri dalla strada alla rotaia. appendino chiara social
Sarebbe bello e utile per la nostra Cittadinanza un dibattito-confronto pacifico e costruttivo tra noi due in un teatro torinese. Un confronto sul futuro di Torino.
Ti ringrazio molto dell’attenzione. Buona Domenica,
Mino Giachino 
UDC Torino

Cantiere Club Med: “Troppi 135 milioni”

LETTERA AL GIORNALE

Caro Direttore,

A San Sicario in valle Susa sta partendo un mega-cantiere per costruire un albergo da 1000 posti letto. Il progetto è cofinanziato dalla regione Piemonte. Ha un costo stimato di 135 milioni di euro. Se fosse solo un’opera privata contesteremo solo l’ impatto ambientale dell’opera invitando il comune a valutare attentamente tutti gli aspetti.
Ma essendoci un cofinanziamento regionale crediamo sia un brutto segnale. Si è deciso di finanziare una mega-opera anziché pensare al recupero a fini turistici delle numerose borgate abbandonate presenti in zona.
Con una spesa di quella portata si sarebbe potuto restaurare numerose case abbandonate, creando un buon numero di agriturismi o bed and breakfast.
La decisione invece di creare un nuovo super albergo ex novo segna il declino definitivo di ogni speranza di recuperare queste strutture e probabilmente darà il colpo di grazia anche a queste attività già presenti sul territorio.
Questa decisione sembra andare nella direzione di creare over-turismo, a prezzi bassi e senza dare nulla (o poco) alle nostre valli.
Questa decisione è ormai presa (anche se non è mai troppo tardi per un ripensamento…) ma ci auguriamo che in futuro venga valutato attentamente quali progetti finanziare, nell’ ottica di una rinascita delle località abbandonate ma non ancora in rovina… occorre creare un nuovo sistema per far rinascere le borgate.
Gli agriturismi (soprattutto se abbinati a un bed and breakfast) portano un turismo di qualità, diffuso e che rispetta la cultura delle nostre montagne!
Le valli occitane non sono (e non vogliono diventare) Las Vegas!
La nota positiva di questo mega progetto è che si stima creerà 600 posti di lavoro in valle Susa. Ci auguriamo siano stime realistiche e che soprattutto non siano posti di lavoro stagionali, che attirano giovanissimi per la singola stagione distruggendo le comunità locali…
Il lavoro deve essere stabile per consentire il ripopolamento (e per esperienza nutriamo legittimi dubbi che queste mega strutture generino un turismo destagionalizzato).
Invitiamo la regione a rivalutare il finanziamento a favore di strutture più diffuse!
Ribadiamo che a decidere debbano essere le comunità locali. Le nostre valli.
L’ Assemblada occitana valades

Folk Club, Arci: “Serve una proposta di legge”

 

Dopo la chiusura del Folk Club, Arci Piemonte scende in campo e chiede un incontro urgente al Presidente della Regione. «Il sistema attuale di finanziamento è fallimentare e non tutela i luoghi della cultura: servono strumenti strutturali, a partire dai live club fino a tutti gli spazi culturali e teatrali indipendenti, con attenzione alle aree marginali e interne» afferma Andrea Polacchi, presidente di Arci Piemonte. Definisce la serrata del Folk Club «una ferita per Torino e un allarme per tutto il Piemonte».

La solidarietà

«Esprimiamo la nostra piena solidarietà alle Acli, a Paolo Lucà, ai volontari, alle socie e ai soci e a tutta la comunità che ha fatto di quello spazio di via Perrone uno dei luoghi più importanti della musica dal vivo in Europa. Non chiude solo un circolo: chiude un presidio culturale, con oltre 1.700 concerti e migliaia di artisti passati su quel palco – afferma Polacchi – La vicenda del Folk Club non è un caso isolato: è il sintomo di un problema strutturale».

La proposta

Arci Piemonte accusa la Regione di non avere una politica regionale specifica per la musica dal vivo e per gli spazi culturali. La musica continua a essere sostenuta dentro bandi competitivi e generalisti, con criteri che faticano a riconoscere il valore e la continuità di questi luoghi.
Quando – come emerso in questi giorni – più di un terzo dei soggetti aventi diritto resta fuori dal contributo, il problema non è il singolo esito: è il modello.«Non è più sufficiente ragionare per bandi su singoli progetti. Un progetto finisce; uno spazio resta: produce lavoro, tiene insieme una comunità e genera un capitale sociale imprescindibile. Bisogna sostenere i luoghi dove la cultura nasce e si produce ogni giorno – i live club, i circoli, i teatri e le sale indipendenti – non soltanto gli eventi che li attraversano».

Per questo, Arci Piemonte chiede un incontro al Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. Il primo passo, concreto – già sperimentato con successo dall’Emilia-Romagna – è una legge sui live club che riconosca e sostenga i luoghi della musica dal vivo.
«Ma quel passo non basta e non può bastare: è altrettanto importante, e per noi decisivo, legiferare sull’intera scena degli spazi culturali e teatrali indipendenti – spiega Polacchi – Servono due impegni distinti e complementari – il riconoscimento dei live club e una legge di più ampio respiro sugli spazi della cultura – con un’attenzione particolare alle aree marginali e interne, dove questi luoghi, oltre che centri culturali, sono anche infrastrutture di welfare di comunità».

Che il bisogno sia reale lo dicono i numeri. L’altissima partecipazione a bandi come “Space[s]”, con un numero di proposte molto superiore alle risorse disponibili, dimostra che in Piemonte esiste una scena viva, numerosa e di qualità, che esprime una domanda che non può essere elusa. La chiusura del Folk Club diventa l’occasione per cambiare passo: dalla logica del bando competitivo a una politica strutturale per gli spazi della cultura.

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