OPINIONI

Torino ha già dimenticato l’arcivescovo Nosiglia? La città no, la politica… sì

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IL COMMENTO

Caro Direttore,

Una Città vive di tante iniziative intelligenti, ma vive anche delle denunce delle cose che non vanno, soprattutto se aiutano a vedere cosa la politica non ha visto. Ma la Città vive anche a seconda di come ricorda i suoi grandi personaggi, delle cose che han detto e delle loro denunce. Quando ho lavorato con Donat-Cattin ricordo le telefonate dei Vescovi per difendere l’azienda in crisi della loro Città. Ma ci sono Città che dimenticano i personaggi scomodi. È la sensazione che ho provato ieri sera alla bella Messa alla Consolata in ricordo dell’arcivescovo Nosiglia, un genovese zero diffidente, dal sorriso che apriva i cuori al dialogo. C’era tanta gente, ma qualche assenza faceva rumore, a partire dalla Giunta Comunale. Eppure Nosiglia per le crisi aziendali e per le difficoltà economiche e sociali di questa nostra bella Torino ne aveva fatto una malattia. Certo, Nosiglia non ha fatto sconti quando proprio alla Consolata aveva lanciato una denuncia arrivata anche nei palazzi romani. A Torino la metà della Città che sta bene non si accorge della metà della Città che sta male. Ma come nella Città amministrata dalla sinistra dal 1993 era dimenticata la metà della Città povera? Il PD reagì male, ma sostanzialmente non capì se è vero che oggi quella metà della Città sta ancora peggio. L’arcivescovo aveva preso iniziative forti che cercavano di coprire il vuoto della politica con l’Agorà sociale, andando nelle fabbriche in crisi… Come dimenticare la Messa all’Embraco? Aveva fatto convocare dal Prefetto il Comitato provinciale della sicurezza per ascoltare dal Parroco della Madonna della Pace la situazione della sicurezza in Barriera.

Nosiglia e Donat-Cattin, insieme a Zaccagnini e Paolo VI, sono le persone che esprimevano alla grande le mie analisi politiche e sociali. Per Nosiglia e Donat-Cattin ho pianto e piango, ma sono sempre dentro di me quando parlo e scrivo. La politica deve impegnarsi contro le grandi diseguaglianze, sapendo che la metà della Città che sta male può solo sperare in una politica buona che ne faccia una priorità. Se la priorità è sistemare via Roma e non Barriera, Aurora e il resto della Città mai sotto i riflettori, non è una buona politica.

Ma una politica cittadina che dimentica i personaggi che più si son dati da fare per la Città non è una buona politica. Eppure, a pochi mesi dalle elezioni, la speranza sta nel fatto che qualcuno faccia della denuncia di Mons. Nosiglia un forte programma per il rilancio della economia e del lavoro, a partire da quei torinesi che hanno grandi capitali e li investano su Torino, come ha chiesto il nostro Cardinale Repole.

Buona Domenica,

Mino Giachino

UDC Torino

Per Oriana Fallaci a Torino

Abbiamo appreso con grande soddisfazione che la sindaca di Firenze ha accolto la petizione popolare   per valorizzare lo spazio intitolato ad Oriana Fallaci che diventerà giardino. In onore della giornalista verrà anche piantato un albero. Attendiamo dal Sindaco di Torino e dalla presidente del Consiglio comunale di Torino una risposta alla proposta del Centro Pannunzio di ricordare  Oriana Fallaci  nella toponomastica torinese. Non chiediamo nulla di che, vorremmo soltanto  che Torino ricordasse degnamente la più grande giornalista italiana del secolo scorso, donna  di livello  internazionale. Proporre il nome di giornaliste locali alternative a quello di Oriana Fallaci ci pare una forma di  provincialismo ideologico piuttosto vecchio e non in linea con una città che ha saputo vedere sempre oltre le Alpi.

Pier Franco Quaglieni
presidente del Centro Pannunzio

Resistenza Verde: “Clima, cosa fa il Comune per gli alberi?”

Riceviamo e pubblichiamo

LE MISURE STRUTTURALI A FAVORE DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO DELLA GIUNTA LO RUSSO

Un articolo di propaganda pre-elettorale elargito gratis a tutti da «La Stampa» del 20 agosto riferisce che Lo Russo, in visita al centro di accoglienza per persone senza fissa dimora dell’ex Buon Pastore in corso Regina Margherita, ha affermato che le piante di Torino «fanno riferimento a un certo tipo di clima, ma quello di oggi le sta mettendo in completa sofferenza». Il sindaco ha citato gli alberi di corso Belgio, perché, guarda caso, era appena stato lì e aveva notato foglie ingiallite, per cui «questo tema della gestione dell’ambiente che ci circonda e del patrimonio [arboreo] della città deve essere adeguato». A ottobre si completerà il quinto anno del mandato di Lo Russo: eppure, malgrado i blackout di maggio e giugno, il sindaco sembra scoprire soltanto ora “l’aria calda”, ossia gli effetti del cambiamento climatico e la necessità di «una risposta, che non può più essere solo emergenziale, ma deve essere pensata in maniera strutturale». Tipo? Climatizzare le bocciofile… Chiaramente non ci sembra essere una risposta “strutturale” adeguata per tutelare la salute della popolazione anziana in costante crescita. Quanto al verde pubblico, le “risposte” di Lo Russo fanno intuire che la Giunta non è guarita dalla fissazione maniacale di far partire da corso Belgio la rottamazione del patrimonio arboreo torinese. Lo sospettiamo anche perché proprio in questi giorni gli alberi di corso Belgio stanno subendo gli ennesimi controlli di stabilità.

Che di insensata fissazione si tratti, lo rivela il fatto che «La Stampa» dell’altro ieri (23/08/2026) non cita alcuna moria degli aceri di corso Belgio tra i 253 alberi adulti che la siccità degli ultimi tre mesi ha fatto soccombere. Gli Acer negundo di corso Belgio e di corso Umbria, infatti, sono una specie che reggerebbe benissimo al caldo e alla siccità se non fosse afflitta da una malevola malagestione (vedasi potature dello scorso giugno, nel pieno della seconda ondata di calore). Lo Russo dovrebbe quindi volgere lo sguardo altrove, ma evidentemente è affetto da “corsobelgite” cronica come l’assessore Tresso. Se la città viene colpita da una tempesta, subito Tresso evoca crolli di alberi in corso Belgio, anche quando lì è caduto soltanto qualche ramo. Ora i dati (e le osservazioni dirette dei cittadini) rivelano che la sofferenza degli alberi urbani è diffusa, anche se non come nel 2022. Il Comune si vanta di essere «riuscito a mantenere finora la quota di alberi morti sotto il 10 percento del patrimonio arboreo. Quest’anno, spiegano dalla Città, quella soglia potrebbe essere superata.» Il Comune in realtà non ha nulla di che vantarsi, in quanto per salvaguardare gli alberi adulti dal cambiamento climatico non ha fatto e non sta facendo niente. Dichiara infatti di stare annaffiando soltanto 5.000 alberi giovani (erano 7.000 nelle dichiarazioni di Tresso di inizio agosto, poi sono scesi a 6.500, ora a 5.000: nel momento del bisogno idrico sono quindi improvvisamente spariti dalla narrazione ufficiale almeno 26.000 nuovi alberi dei 31.700 vantati sui manifesti verdi dell’anno scorso). Peraltro l’irrigazione di soccorso prevista per questi 5.000 risulta comunque insufficiente: per fare qualche esempio dell’incuria comunale tra i tantissimi, sono morti o moribondi tutti i giovani platani di corso Monte Grappa, nonché numerosi nuovi impianti alla Pellerina, al Valentino, alla Tesoriera, in corso Francia ecc.

Il Comune dovrebbe invece vergognarsi, perché ha peggiorato e continua a a peggiorare le condizioni degli alberi adulti potandoli in giugno, luglio e agosto, durante le ondate di calore: danni al patrimonio arboreo che hanno anche un riflesso negativo sulla salute della popolazione umana. Leggiamo quindi con preoccupazione che saranno effettuate ancora su ben 1.500 alberi «potature necessarie per salvare gli 2 esemplari malati, deboli o danneggiati»: si presentano come «risanamento» operazioni che spesso mirano soltanto a mettere provvisoriamente in sicurezza alberi già danneggiati da precedenti capitozzature e potature drastiche. Sospettiamo che la causa della “corsobelgite” di Tresso e Lo Russo sia l’invidia per quegli amministratori di altri Comuni che in questi anni sono riusciti ad avviare il nuovo business della rottamazione degli alberi urbani. Gualtieri a Roma tra il 2021 e il 2025 ha abbattuto 30.000 piante (ma la mattanza non si è fermata e l’ultimo dato che circola è 39.000): un massiccio guadagno per le imprese appaltatrici delle operazioni, che si sono accaparrate anche un ricchissimo bottino di legno da ardere. A Torino, dopo l’infelice episodio di corso Umbria, ove 77 aceri – di cui 73 sani – sono stati sostituiti con peri cinesi di scarsissima chioma che produce scarsissima ombra e servizi ecosistemici insignificanti, il progetto pilota non è potuto proseguire in corso Belgio a causa della mobilitazione dei cittadini che, dopo aver bloccato le ruspe con un presidio 24 ore su 24 per 4 mesi, hanno intrapreso le vie legali. A maggio 2024 l’ordinanza del Giudice ha bocciato il progetto di abbattimento integrale e simultaneo del viale, riconoscendo che avrebbe leso il diritto alla salute. Se nei scorsi giorni Lo Russo è stato in corso Belgio, non vi è andato per incontrare i residenti, di cui ormai un anno fa ha ignorato la petizione che chiedeva un intervento non emergenziale ma strutturale, cioè Il ripristino di almeno 120 degli ormai 160 alberi abbattuti e non sostituiti nel corso di 25 anni.

Lo Russo in corso Belgio e altrove va nelle bocciofile a circuire elettoralmente gli anziani, e va a fare discorsi sul verde pubblico all’ex Buon Pastore di corso Regina Margherita, tacendo sul fatto che proprio in quell’isolato la sua maggioranza ha permesso all’impresa edile CO.GE.FA. S.p.A. (attualmente sottoposta a un programma di vigilanza antimafia in relazione ai cantieri del TAV) la ristrutturazione di un immobile includente un boschetto urbano spontaneo, che era stato a lungo preservato dal collettivo che occupava l’edificio di corso Principe Eugenio (donde il nome di “giardino boscoso del Prinz Eugen”). Boschetto che è stato in gran parte distrutto. Completamente distrutti sono stati altri boschetti spontanei in via Druento, dove il Comune ha edificato un cohousing, e in via Borgaro, per costruire dei condomini. La Giunta Lo Russo è inoltre responsabile della devastazione del polmone verde nonché riserva naturale protetta del Meisino convertita in area fitness, e intende insediare nel parco della Pellerina un ospedale, intervento che comporterebbe inizialmente l’abbattimento di almeno 53 dei circa 250 alberi adulti attuali, salvo modifiche in corso d’opera (abbiamo riscontrato al Meisino l’inaffidabilità delle previsioni progettuali). Inoltre l’Amministrazione ha mancato di salvaguardare il patrimonio arboreo di Torino durante la siccità di 17 mesi (autunno 2021 – primavera 2023), a seguito della quale sono morti non centinaia ma migliaia di alberi anche adulti.

Ancora, la Giunta ha abbattuto centinaia di alberi lungo le sponde fluviali. Quanto alle sostituzioni, è noto già dal 2022 che alcune specie di alberi (soprattutto faggi e carpini) non sopravvivono più alle estati torinesi rese torride dal cambiamento climatico. Il Comune dice che inserirà «specie ritenute più idonee al rischio di siccità»: si tratta in realtà di scelte determinate principalmente da ciò che passa il convento, ossia i vivai: che non dispongono di tigli e bagolari, ma di peri cinesi, noccioli turchi e parrotie persiane (specie tra l’altro più costose). Il nuovo modello di “alberata” torinese quindi sarebbe quello del filare che costeggia Porta Nuova, che consente di ridurre quasi a zero i costi di gestione ma anche l’ossigeno, l’ombra e l’evapotraspirazione che riducono la temperatura, la captazione di inquinanti, ecc. Queste sono le principali “misure strutturali” (perché irrimediabili e durature) a favore dell’incremento del cambiamento climatico effettuate e progettate dalla Giunta Lo Russo nell’ultimo quinquennio a Torino. Misura strutturale essenziale contro il cambiamento climatico resta quindi l’attivazione permanente dei cittadini contro qualsiasi Amministrazione che insista in simili progetti anacronistici, pratiche nocive e condotte antidemocratiche.

Torino, 25 agosto 2026

RESISTENZA VERDE, RETE DEI COMITATI TORINESI: Acqua Pubblica Torino Alberi urbani Difesa del Parco della Pellerina Essenon Salviamo gli alberi di Corso Belgio Salviamo i prati Salviamo il Meisino Salviamo il Paesaggio – Torino

Torino indietro nella classifica della Città ideale 

Caro Direttore,
I migliori politici come i migliori medici sono quelli che studiano meglio e capiscono prima i problemi della Città che amministrano analizzando gli studi e le tabelle che le confrontano con le altre Città italiane o estere. Ognuno di noi se può cerca di andare dal Medico più bravo, che capisce prima e meglio degli altri i problemi della nostra salute. Per studiare meglio ovviamente sono fondamentali i parametri di riferimento.
Nella classifica delle Città ideali elaborata dal Sole 24 Torino, che è la quarta Città italiana per numero di abitanti e terza per PIL prodotto annualmente, per la qualità di vita degli anziani e’ solo 21a (non è un bel risultato), come il 22° posto per la qualità della vita dei bimbi. addirittura e’ 46ì per la qualità della vita dei giovani. Milano capitale economica e’sempre nei primi posti, Cuneo è ai primi posti a dimostrarci che si può fare di più.
A Torino che 170 anni fa ha unito l’Italia, che ha promosso l’industrializzazione del Paese, che  ha trainato la ricostruzione del Paese semidistrutto dalla seconda guerra mondiale ci si dovrebbe vivere meglio. Una Città capitale anche nella sua struttura urbana con quasi venti chilometri di portici, con piazze fantastiche, con Caffè storici bellissimi, con pasticcerie e ristoranti di grande qualità ci si dovrebbe vivere meglio. Pochi kilometri di metropolitana, con una crescita della economia che da venticinque anni è bassa, inferiore alla media nazionale, capitale italiana della cassa integrazione, periferie abbandonate, grandi problemi di sicurezza influiscono notevolmente sulla qualità della vita. Dal 1993 Torino è amministrata dalla sinistra con la parentesi grillina. Torino e’ la Città ideale per noi che la amiamo  ma ci si potrebbe vivere molto meglio, per questo vale la pena battersi per migliorare per rilanciarla e migliorarne la qualità della vita. Certo, quando sarà realizata la Tav Torino si troverà al centro dell’Europa e potrà raggiungere le più belle città europee comodamente in treno.
Mino Giachino
UDC Torino

La domenica di Roberto Cota: Tav molto a rilento

La realizzazione della TAV Torino-Lione è stata decisa circa quarant’anni fa. Il vero tunnel, per quanto riguarda il versante italiano, non è ancora stato iniziato. Per quanto riguarda la parte francese, hanno iniziato a scavare, ma la talpa che sta lavorando in profondità è in ritardo sulla tabella di marcia, avendo appena realizzato il 3% dell’obiettivo. La tratta avrebbe dovuto entrare in esercizio nel 2033 ma, a quanto pare, se ne riparlerà nel 2035. Speriamo. La percezione è che quest’opera vada molto a rilento. Intanto, imperversano le manifestazioni, non pacifiche, ma violente, anzi, veri e propri atti di terrorismo. Ciclicamente, assistiamo a polemiche ed a commenti che sono sempre gli stessi. Anno dopo anno. Il modo più semplice per mettere fine a queste violenze è quello di realizzare l’opera. Punto e basta. Ogni lungaggine, ogni ritardo, è un pretesto che si fornisce a chi usa la violenza contro un sistema che spera ancora di inceppare. Una volta finita l’opera, non ci sarebbero più cantieri da fermare. Buona domenica e buona settimana.

ROBERTO COTA

L’Aeroporto di Torino deve dare molto di più: non dobbiamo aver paura di discutere con Milano

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IL DIBATTITO

Caro Direttore,

stamane, al bar dove vado a leggere i giornali alle 6.30, si parlava di aeroporto. Ho promesso che avrei fatto il punto su IL TORINESE. L’iniziativa milanese di riorganizzare l’offerta degli aeroporti di Malpensa, Linate e Caselle ha messo a nudo i gravi errori fatti dalle Amministrazioni torinesi che negli anni scorsi, da un lato, hanno venduto le nostre azioni dentro la SAGAT, la società che gestisce l’aeroporto di Torino Caselle, e, dall’altro lato, non hanno fatto crescere abbastanza i volumi di traffico del nostro aeroporto.

Ora di aeroporto se ne parla anche nei bar, sui giornali e sui social. L’unico che non ne parla è il nostro Sindaco, che conosceva benissimo la situazione perché era Assessore nella Giunta Fassino, il primo a vendere; era consigliere comunale quando la Sindaca Appendino vendette le altre quote e sapeva benissimo che anche Chiamparino stava vendendo la sua quota parte.

Parlare dell’aeroporto vuol dire parlare di un importante motore di sviluppo dell’economia locale. Dobbiamo parlarne perché, se l’aeroporto si rilancia, dà sicuramente un contributo all’economia torinese che, solo per dare un dato, negli ultimi vent’anni ha perso 20 punti rispetto a Bologna. L’aeroporto di Bologna, città più piccola di Torino, ha più del doppio dei passeggeri di Torino: 11 milioni contro 5 milioni. Torino avrebbe bisogno come il pane che l’aeroporto desse un contributo più forte alla nostra economia.

Da dieci anni, mentre la SAGAT raccontava i dati di crescita senza mai parametrarli alle altre città, io scrivevo a destra e a manca, compreso IL TORINESE, che era grave che Torino avesse un aeroporto con traffici più bassi di Pisa, Bari, Catania, Bologna.

Nell’economia le situazioni cambiano più velocemente di quello che pensano in Comune. Dopo il Covid il trasporto aereo ha preso vigore più di prima e le aziende, a differenza dei Consigli comunali, ogni mese devono presentare report agli azionisti che, a fronte dei mutamenti economici, adeguano i piani di sviluppo delle aziende. È ciò che hanno fatto i milanesi mentre Torino si beava di una piccola crescita dei passeggeri.

La telefonata del Sindaco Sala al Sindaco Lo Russo ha squarciato il velo. Torino si è scoperta nuda di fronte a un interlocutore di peso e determinato. Allarmi. Milano vuol portarci via l’aeroporto, dimenticando che erano stati i nostri Sindaci a venderlo.

Qualcuno che non si era mai preoccupato dell’aeroporto, sdegnato, ha detto: mai con Milano, piuttosto ragioniamo con Levaldigi e Genova. Una scemenza frutto della grande incompetenza. I due aeroporti milanesi con Torino sarebbero il secondo polo italiano dopo Roma, ma il bacino economico, industriale interessato dai tre aeroporti è più importante di quello romano e quindi destinato ad avere una crescita importante del traffico aereo.

Avendo venduto le sue quote, la Città di Torino oggi conta molto poco, mentre le quote sono state vendute ad azionisti che gestiscono Milano e Torino, oltreché Bologna e Napoli. È con quegli azionisti con cui bisogna discutere perché l’aeroporto non è più nostro.

Torino, quindi, deve fare valere le proprie ragioni di efficienza competitiva e di qualità dei collegamenti infrastrutturali per attrarre una quota importante dell’aumento dei traffici previsto. Come fa Torino oggi a contare in questo ragionamento, tenuto conto anche del carattere del Sindaco di Milano? Usare gli azionisti pubblici ancora presenti nell’azionariato, dalla CDP al S. Paolo alla Fondazione CRT.

Ecco perché ha fatto bene CIRIO a mettersi in contatto con il Ministro dell’Economia che controlla CDP. Il Governo e CDP non hanno alcun interesse a privilegiare i due aeroporti milanesi perché la crescita dell’economia torinese è un interesse nazionale.

Sarà importante la qualità dei collegamenti stradali e ferroviari con l’aeroporto di Caselle. Tra poco più di un anno, quando sarà ultimato il Terzo Valico, da Genova si arriverà a Torino con un’ora di treno.

Insomma, Torino in questi anni poteva attrezzare ancora di più il suo aeroporto e non avrebbe mai dovuto vendere le sue azioni, ma ha ancora delle carte in mano per puntare a migliorare la sua economia. Occorre usarle con competenza e determinazione.

Certo che quelli che hanno venduto le azioni e non sono stati capaci di far crescere di più il nostro aeroporto non potranno più essere premiati alle prossime elezioni comunali.

Mino Giachino
Udc Torino

Emozionante la S. Messa a Roma in ricordo di Alcide De Gasperi

SAN LORENZO FUORI LE MURA – Emozionante la S. Messa in ricordo di Alcide De Gasperi, lo statista che guidò la ricostruzione dell’Italia semidistrutta dalla Seconda Guerra Mondiale. Se Cavour fece l’Italia, De Gasperi la ricostruì dopo una guerra distruttrice. Un Paese che aveva dichiarato la guerra al mondo, l’aveva persa ed era povero.

Grazie alla grande qualità dei governi di De Gasperi, il Paese venne ricostruito e arrivò ad avere un periodo di boom economico studiato nelle università cinesi e giapponesi, ma non in quelle italiane. Utilizzò i fondi del Piano Marshall meglio di come sono stati usati i soldi del PNRR, fece la riforma agraria, il Piano Casa di Fanfani, diede il via alla costruzione delle autostrade. Con Adenauer e Schumann diede il via all’Europa.

Purtroppo, a scuola si studia troppo poco quel periodo fondamentale. A ciò si aggiunga una storiografia del dopoguerra egemonizzata dalla sinistra, che ha illustrato in modo molto riduttivo la grande qualità di quella classe politica e governativa. Non a caso, stamane il vescovo celebrante ha sottolineato il suo grande impegno pubblico, incitando gli italiani a un maggiore interesse alla cosa pubblica.

Nella foto sono con Beppe Sangiorgi, capo ufficio stampa di De Mita, l’ex sottosegretario Angelo Sanza, l’on. Nicodemo Oliverio, che collaborava con me, che ero l’assistente del sen. Gianni Fontana, cui mando un pensiero grande, segretario organizzativo nazionale della DC.

Ricordare chi ha dato tanto all’impegno per il Paese è un dovere, ma anche un grande piacere.

Mino Giachino
UDC Torino

La rubrica di Ferragosto di Pier Franco Quaglieni

In occasione della festività di Ferragosto anticipiamo di un giorno l’uscita della “rubrica della domenica”

SOMMARIO: Ferragosto – Maria José, terza regina d’Italia – Il moralista Ranucci – L’ing. Ghidella – Lettere

Ferragosto

Il 15 agosto è una festa che mette d’accordo laici e cattolici, latinisti e gente che non conosce la lingua di Roma. Le Ferie d’Augusto  e la festa dell’Assunzione di Maria in Cielo, un dogma  di fede proclamato da Pio XII. E’ un Ferragosto speciale con un caldo tropicale che porta tutti a desiderare la pioggia. Molti trascureranno la festività religiosa che è una delle più importanti e si limiteranno paganamente  a bere e mangiare senza misura.

Aldo Viglione

Le Ferie di Augusto coincidevano con i raccolti, come accade quest’anno con l’uva per il troppo caldo. Il presidente della Regione Piemonte Aldo Viglione si concedeva a Ferragosto tre giorni di Vacanza in un alberghetto a santo Stefano al Mare. Diceva che faceva le ferie che erano concesse ai “fucinatori” delle fabbriche. Una razza di socialisti purtroppo estinta con la morte di Aldo.

Buon ferragosto alle lettrici e ai lettori

 

Maria José, terza regina d’Italia

Nasceva il 4 agosto 1906 a Ostenda la terza regina d’Italia, Maria José. La conobbi a Sintra, in Portogallo, quando partecipò insieme al marito Umberto II al matrimonio del nipote, il giovane Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta. Ero un giovane liceale e lei si fermò a parlare con me e, quando apprese che ero già allora appassionato di storia, mi parlò dei suoi studi storici sui Savoia. Mi fece mandare da Ginevra anche il suo libro su Amedeo VI, con prefazione di Benedetto Croce. Fu nettamente contraria al regime fascista e appoggiò i partigiani. Non ebbe una vita matrimoniale felice, anche se, da Regina Cattolica, non divorziò mai da Umberto II. Una via di Roma è a lei intitolata. Dopo l’abolizione della norma iniqua dell’esilio, ritornò per un viaggio in Italia, dove volle visitare Torino, città che la ospitò da sposa. La rividi anche in quell’occasione e mi regalò una sua fotografia con dedica. Era persona colta, amante delle arti e in particolare della musica. Massimo Mila non volle avere rapporti con lei per il suo livore antimonarchico. Il nipote scrisse di recente di lei in modo assai superficiale, senza cogliere il valore storico della regina che, al referendum istituzionale del ’46, votò per Saragat. Ricordo che il presidente ricambiò la stima e mi disse che sarebbe stata un’ottima regina, come mi dissero anche il presidente Ciampi e il presidente Cossiga.

Fu amica di molti intellettuali e scrisse libri in cui rivelò la sua tempra di studiosa.

Ne ho un ottimo ricordo e Torino, se non fosse prigioniera della faziosità anti-sabauda, dovrebbe ricordarla nella sua toponomastica. Il povero Carpanini andò su tutte le furie quando, dopo la fine del lungo, iniquo esilio, venne invitata in Comune dal vice sindaco-mecenate Marzano.

Il moralista Ranucci

Il moralista Ranucci, che in modo odioso ha cercato di distruggere tanti suoi avversari politici, non avrebbe dovuto essere amico del faccendiere Lavitola, ma, come diceva Dickens, i moralisti sono come i segnali stradali: indicano la via giusta, ma loro stanno immobili. Bisogna allontanarlo dalla Tv di Stato.

Ci saranno altre reti che lo accoglieranno come un martire. I moralisti che si arrogano il diritto di giudicare gli altri, di norma, sono persone pericolose da cui si deve stare lontano. L’anno scorso in Liguria i più faziosi e sciocchi “vecchi malvissuti”, con un piede nella fossa, l’avevano festeggiato come si festeggiano gli eroi.

L’ing. Ghidella

Ricorre l’anniversario della morte dell’ing. Vittorio Ghidella, che solo io ho ricordato sul Corriere. Ghidella è stato, dopo Valletta, il manager che salvò la Fiat dopo gli scioperi che avevano messo alle corde l’industria. Ghidella la rilanciò con nuovi modelli molto validi e curati, che ebbero successi incredibili nel mercato europeo. Si comprava italiano perché una 164 Alfa era il meglio sul mercato. Parola di chi la comprò e si trovò meglio che sulla BMW. Ma il dissidio con l’arrogante Romiti costrinse Ghidella a lasciare con stile il suo posto. Si ritirò senza polemiche. Con l’esclusione di Ghidella, la Fiat tornò in crisi e non bastò neppure Marchionne a salvarla. Poi il resto lo fece il cavaliere del lavoro Elkann.

LETTERE — scrivere a quaglieni@gmail.com

Salvini e il gioielliere

Salvini raccoglierà fondi a Pontida per il gioielliere di Grinzane Cavour. È vergognoso solidarizzare con un pluriomicida, come ha fatto anche Emanuele Filiberto di Savoia, che non ha il dono del silenzio. Cosa ne pensa.

Luciana Ghio

Concordo con lei. Salvini è ormai alla canna del gas. Dovrebbe lasciare la guida all’ex presidente del Veneto, che è uomo equilibrato. Reclutando Vannacci ha dimostrato una improvvisazione che un leader non dovrebbe avere. E il generale traditore gli porterà via molti consensi.

Iniziative ad Albenga

Perché non promuove più iniziative culturali ad Albenga? Enrica Delfino

Non ci sono più le condizioni. Ho operato su Albenga con tante iniziative con sindaci come Guarnieri e Cangiano. Pur senza entusiasmo — perché avevo impegni nazionali sempre più pressanti — ero salito idealmente sul tandem dei giornalisti Chiaramonti e Strizioli e pedalavo anch’io per contribuire a rendere Albenga una città della cultura, come volevano l’avv. Costa e il prof. Lanboglia. Adesso, quando posso, collaboro con i sindaci di Alassio, Andora e vado a Bordighera e a Loano. Ad Albenga ho ancora un ottimo rapporto con il prof. Nante della Clinica San Michele, dove andava il mio amico Ceronetti. I miei molti impegni nazionali, anche in rapporto ai miei libri, mi costringono a delle scelte inevitabili.

Fa caldo governo ladro

Non trova ridicoli gli attacchi al governo per il troppo caldo estivo che ci opprime?

Luigi Di Carlo

Gilberto Pichetto

Attacchi ridicoli quelli di Bonelli. Nel 2003 fece un caldo disumano, ma nessuno attaccò Berlusconi, anche se va detto che troppi ministri del governo Meloni non sono all’altezza. Non sono all’altezza molti sindaci, come Gualtieri, che non pensa al verde romano. La classe politica oggi ha livelli molto bassi, non solo in Italia: Trump, Macron e tanti altri sono inadeguati e anche pericolosi per la pace del mondo. A salvarci sarà l’energia nucleare che il ministro Pichetto Fratin cerca di riavviare dopo il referendum abrogativo, che mandò il fisico Tullio Regge in crisi perché, come scienziato, fu per il nucleare, mentre il suo partito, il PCI, voleva eliminarlo.

Carabinieri Formentera, Zangrillo: “Senso del dovere senza confini”

«Esprimo il mio apprezzamento e la mia gratitudine ai due Carabinieri dei Comandi Provinciali di Torino e Savona che, a Formentera, sono intervenuti con coraggio e lucidità per trarre in salvo un giovane rimasto bloccato all’interno di un’autovettura ribaltatasi nel canale della salina», lo dichiara Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, che prosegue:

«Anche se liberi dal servizio e in un periodo di riposo all’estero, i due militari non hanno esitato un solo istante a tuffarsi per salvare un trentenne dall’annegamento, praticando le manovre salvavita e gestendo lo scenario dell’incidente con altissima professionalità fino all’arrivo dei soccorsi locali.

Questo episodio dimostra, ancora una volta, come l’appartenenza alle Istituzioni e il senso del dovere non conoscano orari, divisa né confini geografici. Essere un servitore dello Stato è una vocazione che si vive ogni giorno e che si traduce in un impegno costante a tutela della vita e della sicurezza altrui, ovunque ci si trovi.

Il plauso e la profonda riconoscenza espressi dai soccorritori spagnoli sono motivo di orgoglio per il nostro Paese, che questi ragazzi hanno rappresentato ai massimi livelli anche fuori dai nostri confini.

A loro va il mio personale “grazie”, che desidero estendere a tutte le donne e gli uomini delle Forze dell’ordine che, quotidianamente e con silenziosa abnegazione, mettono le proprie competenze e la propria vita al servizio della comunità», conclude il ministro Zangrillo

Comitato Alberi di corso Belgio: “Più cura per il verde”

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 L’opinione

“TRESSO SI DISSOCIA DA TRESSO (MA È SEMPRE LO STESSO)”

Caro direttore,

a fine Ottocento i sudditi torinesi di re Umberto I furono coinvolti in un lungo dibattito pubblico sulla trasformazione di via Roma, culminato nel 1907 in un referendum sulla «Gazzetta del Popolo», che fu vinto dai favorevoli all’ampliamento della strada. Quasi a irridere i Torinesi che vivono nell’epoca della “democrazia” e della “partecipazione”, questo fatto storico veniva rammentato l’anno scorso sui pannelli “Torino cambia” del cantiere della “riqualificazione” di via Roma, decisa in solitaria dalla Giunta Lo Russo.

Ora, a lavori quasi ultimati, è emerso che molti torinesi avrebbero voluto che i 12 milioni di euro di fondi Metro Plus producessero una via Roma diversa: in particolare dotata di vegetazione, anche per adeguarla al cambiamento climatico.  

«La Soprintendenza non autorizza la posa di elementi che ostacolino e oscurino la visuale prospettica immaginata negli anni ’30» spiega l’assessora Chiara Foglietta, proponente del progetto, a «La Stampa» del 6 agosto. Tre giorni dopo, l’assessore al Verde Pubblico Francesco Tresso si dichiara invece «favorevole a piante basse e ombra» in via Roma. Il Tresso di agosto 2026 si dissocia quindi dal Tresso che a luglio 2024, insieme agli altri membri della Giunta, aveva approvato il progetto senza verde tranne le fioriere.

Ma non ci si illuda che tra le due versioni di Tresso ci sia differenza. Il Tresso edizione 2026 infatti esclude l’inserimento di «alberi in nuda terra», e pensa a «sistemi temporanei di ombreggiamento che consentano di utilizzare le sedute senza cuocersi». Niente di più facile, quindi, che immagini orripilanti alberi in vaso come quelli piazzati nel centro storico di Bologna dal sindaco Matteo Lepore. A crepare di sete in via Roma, dopo gli arbusti nelle fioriere, toccherebbe quindi ad alberelli, e ciò «per dare un segnale chiaro che questa amministrazione crede nel valore della tradizione ma guarda avanti». Per Tresso il verde da mettere e togliere in via Roma «servirebbe a ribadire, proprio nel cuore più centrale di Torino, un concetto oggi sempre più fondamentale: le città hanno bisogno di natura, la natura deve diventare una infrastruttura urbana al pari di una rete elettrica o di una rete viaria.»

 

Come Comitato Salviamo gli Alberi di corso Belgio respingiamo totalmente l’assimilazione della Natura a una morta infrastruttura: una visione antropocentrica e totalmente anacronistica, per cui il verde urbano si progetta, si installa, si manutiene (poco e male), si rottama, si sostituisce. No! La Natura vera, anche urbana, è viva, e per conservarsi tale deve essere curata, irrigata, fertilizzata quando serve e poi lasciata a se stessa o quasi. Invece a Torino si potano alberi in tutte le stagioni, spesso malamente, si distruggono boschi urbani spontanei e riserve naturali per progetti edilizi (il cohousing di via Druento, i condomini di via Borgaro angolo *via Verolengo, la conversione del Meisino in area fitness). A “compensazione” delle devastazioni si piantano migliaia di alberelli.

Ora la cialtronaggine di queste operazioni sta emergendo in tutto il suo squallore, perché, a differenza della Natura spontanea che si sostenta da sola, gli alberelli piantati a mo’ di infrastruttura necessitano di una manutenzione che il Comune non è più in grado di assicurare. E infatti i conti non tornano.

 

Nonostante le ondate di calore, il Comune ha atteso fino a luglio per potenziare l’irrigazione di 7.000 giovani piante. Ma giusto un anno fa Torino era tappezzata di manifesti verdi che vantavano la messa a dimora di 31.700 alberi tra il 2022 e il 2025. Altre centinaia sono state aggiunte negli scorsi mesi nel quadro del progetto triennale “Torino cresce nel verde e nella salute” finanziato da Fondazione Compagnia di San Paolo. Com’è allora che le piante giovani che beneficiano dell’irrigazione settimanale sono soltanto 7.000? Parte di quei 31.700 alberi erano forse frutto di fantasia? Certo non è fantasia ma triste realtà la morte di una crescente percentuale dei nuovi alberelli, tra i quali quelli del celebratissimo intervento nel parco del Valentino.  Se ne deduce che, a parte 7.000 fortunati esemplari, molti dei giovani alberi superstiti saranno lasciati al loro destino, insieme alla totalità degli alberi adulti, che sono pure in grande sofferenza a causa della siccità e delle alte temperature, cui si somma la malagestione (potature effettuate nel pieno dell’ondata di calore).

Tresso inoltre sostiene che il Piano Regolatore dovrà disegnare corridoi ecosistemici verdi, fingendo di ignorare che il PRG preliminare già approvato (redatto dall’assessore Mazzoleni, rinviato a giudizio a Milano per la disinvoltura burocratica con la quale fa crescere palazzine nei cortili) non tiene conto nemmeno del Nature Restoration Regulation (UE 2024/1991).

In sostanza, l’amministrazione eletta nel 2021 avrebbe dovuto tener fede al suo impegno di zero consumo di suolo e puntare prioritariamente alla conservazione del patrimonio arboreo, anche nel quadro della mitigazione del cambiamento climaticoOrmai verso la fine del mandato, Tresso afferma spudoratamente «Sulla lotta ai cambiamenti climatici serve una linea più netta»: questo, dopo che ha contrastato in ogni sede i cittadini che chiedono e propongono appunto politiche di mitigazione dell’isola di calore urbana e di conservazione del verde pubblico, e perciò hanno difeso la riserva naturale del Meisino, corso Belgio e la Pellerina contro i progetti dissennati varati proprio da Tresso e dagli altri membri della Giunta in carica.

Giunta che purtroppo è stata assecondata da tutti gli Enti che dovrebbero tutelare l’ambiente e il paesaggio. Tra questi, la Soprintendenza, che non sembra amare gli alberi, e non solo in via Roma dove non ci sono mai stati: non si è opposta al progetto del parco dello Sport che ha sfigurato il Meisino né al progettato abbattimento del viale di corso Belgio (ancorché da considerare bene culturale ai sensi del combinato disposto dell’art. 10 co. 1 lettera a, co. 4 lettera g e co. 5 e dell’art. 12 co. 1 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, ovvero D.lgs. 42/2004).

Per tutto questo, ci preoccupa molto che il Piano Urbano della Natura che l’Unione Europea chiede di adottare entro il 2030 a tutte le città sopra i 20.000 abitanti sia redatto dall’assessore Tresso e dai funzionari comunali, che sistematicamente rigettano la partecipazione democratica della cittadinanza. Temiamo che nelle loro mani anche questo ennesimo Piano comunale sarà un mero esercizio di greenwashing, la cui applicazione servirà solo a distribuire fondi e far girare le ruspe di soggetti privati.

Torino, 11 agosto 2026

Comitato Salviamo gli Alberi di corso Belgio