ilTorinese

Scontri No Tav: la solidarietà di Mattarella e Meloni agli agenti feriti

/

Di fronte agli scontri avvenuti, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contattato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per manifestare la propria vicinanza alle forze dell’ordine impegnate nelle operazioni. Il Capo dello Stato ha espresso «gratitudine e vicinanza agli agenti feriti», riconoscendo il lavoro svolto dagli uomini e dalle donne in divisa a tutela della sicurezza.

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato gli episodi di violenza con un messaggio pubblicato sui social: «Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le Forze dell’Ordine non sta difendendo un’idea, sta attaccando lo Stato». La premier ha quindi aggiunto: «A loro va la mia solidarietà e quella del Governo» e ha ribadito che «la violenza non piegherà lo stato : chi serve l’Italia non sarà mai lasciato solo».

Le indagini sono ora concentrate sull’identificazione dei responsabili delle violenze, mentre il dispositivo di sicurezza predisposto nell’area rimane operativo per prevenire nuovi disordini.

Antonello da Messina. Torino – Cefalù, andata e ritorno

Al siciliano “Museo Mandralisca” di Cefalù,Cefalù, fino al 4 novembre / Torino, dal 12 novembre al 22 febbraio 2027

Cefalù (Palermo)

Il più celebre di sempre è, fuor di dubbio, quello dell’eterna “Monna Lisa”(1503-1506). Il suo “sorriso”. Quell’accenno di incerto sorriso, misterioso e sfuggente della “Gioconda”, realizzato, con la tecnica a olio dello “sfumato” che ammorbidisce i contorni e “fonde le ombre intorno agli occhi e alla bocca”, dall’infinito Leonardo. Ma altrettanto certo è che la “Storia dell’Arte” e della “Ritrattistica” nella fattispecie è un oceano infinito e variegato di “sorrisi”, più o meno celebri e indagati. Volti, sguardi e “sorrisi”, specchi di anime, graffianti, ironici, bizzarri e sognanti, crudeli e compassionevoli, ribelli o dolci da toccare fino al fondo le corde del cuore. Due su tutti. A firma, entrambi, del grande Antonello da Messina (1435-1479), il principale pittore siciliano del Quattrocento, per i contemporanei addirittura “Non humani pictoris”, “pittore sovrumano”, firma usata solo dal figlio Jacobello, pare, in un dipinto del 1480, per omaggiare la grandezza artistica di cotanto padre. Due, dunque, si diceva, i “Ritratti” eccellenti di Antonello, degni di posare al fianco della leonardesca “Gioconda”: il “Ritratto d’uomo” o “Ritratto Trivulzio” (1476; nome derivato dalla storica milanese “Collezione Trivulzio”, cui l’opera è appartenuta) custodito nel “Palazzo Madama” di Torino e il “Ritratto d’Uomo” o “Ritratto d’ignoto marinaio” (1465; marinaio locale o potente ambasciatore siciliano o possibile “autoritratto” dell’artista stesso) proprietà del “Museo Mandralisca” di Cefalù. E proprio nel “Museo” cefaludese sono da alcuni giorni messi in dialogo e a confronto, fino a mercoledì 4 novembre, i due “Ritratti” antonelliani; ritratti che segnarono la nascita della “ritrattistica moderna” e la “scoperta psicologica dell’Io”, esposti all’interno di un “Mostra” (di eccezionale rilievo scientifico e culturale) dal titolo “L’enigma del sorriso. Antonello da Messina tra Cefalù e Torino”, nata dalla collaborazione tra la “Fondazione Culturale Mandralisca ETS” (in omaggio al 160° anniversario della nascita della stessa e del cinquantennale dall’uscita de “Il sorriso dell’ignoto marinaio” dello scrittore siciliano Vincenzo Consolo, che contribuì ad accrescere la fama del capolavoro del Maestro messinese) e il sabaudo “Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica” di Torino.

Sottolineano a ragione gli organizzatori: “La mostra non nasce da una logica comparativa tradizionale, ma da una precisa ipotesi critica: rendere visibile la ‘trasformazione del ritratto come luogo di costruzione dell’identità moderna’, in cui il volto diventa spazio della coscienza, della relazione e del pensiero. Il dialogo tra le due opere, tra i due sorrisi — quello ironico e mobile di Cefalù, quello trattenuto e concentrato del ‘Trivulzio’ – consente di leggere la trasformazione del soggetto quattrocentesco: dall’individuo come carattere sociale all’individuo come presenza interiore”. Tecnicamente, ancora una volta e in entrambi i casi, i due “Ritratti” testimoniano, anche dal punto di vista storico, la grande “lezione” di Antonello, quella sua esemplare capacità nell’unire “due culture diverse”, la luce, i colori e i piccoli dettagli dei pittori fiamminghi (in particolare quelli provenienti da Bruges e Bruxelles, da Petrus Christus a Hans Memling e a Jean Fouquet in particolare) con lo spazio, la geometria e le forme solide tipiche, per linguaggio stilistico, dell’arte italiana. Il tutto, attraverso l’uso particolare di quella “tecnica a olio” (Antonello fu uno dei primi artisti italiani ad usarla) che permetteva di stendere il colore in successive velature trasparenti, ottenendo effetti di precisione, morbidezza e luminosità impossibili ad ottenersi con l’uso della tempera. Pittore “apripista”, dunque in tal senso a quella “pittura tonale” i cui principi seppe, generosamente, trasmettere soprattutto nel suo soggiorno veneziano, ai “maestri lagunari” del grande “Rinascimento veneto”. E non solo. Mentre nel torinese “Trivulzio”, dove si custodisce uno degli esiti più compiuti della stagione lagunare, il dialogo si rovescia: “il volto mediterraneo incontra la forma universale”“Il percorso espositivo ripercorre idealmente il cammino dell’artista: dal crocevia meridionale alla dimensione europea, dal dato individuale alla sintesi assoluta”.

Alla tappa siciliana, seguirà quella torinese: dal 12 novembre 2026 al 22 febbraio 2027, il “Ritratto d’uomo” del “Mandralisca” sarà ospite di “Palazzo Madama”, dove dialogherà con il “Ritratto Trivulzio”, nella concezione di “un gesto – come ha sottolineato a Cefalù Vincenzo Garbo, presidente della ‘Fondazione Mandralisca’ – che non riduce, ma amplifica il suo significato”. Concetto ribadito anche dal direttore di “Palazzo Madama”, Giovanni Carlo Federico Villa“Tra queste due opere non c’è opposizione, ma continuità trasformativa. Palazzo Madama accoglie questo dialogo come parte della propria missione istituzionale: non solo conservare le opere, ma attivare relazioni di senso, generare nuove letture, aprire prospettive critiche. Il ‘Ritratto Trivulzio’, inserito in questo contesto, non viene isolato, ma restituito alla sua dimensione storica e culturale più ampia”.

Per ulteriori info: “Museo Mandralisca”, via Mandralisca 13, Cefalù (Palermo); tel. 0921/421547 o info@museomandralisca.it

Gianni Milani

Nelle foto: Giovanni Carlo Federico Villa e Vincenzo Garbo all’inaugurazione della mostra a Cefalù; Antonello da Messina “Ritratto d’uomo -Trivulzio”, olio su tavola, 1476 e “Ritratto d’ignoto marinaio”, olio su tavola, 1465;

La Palazzina di Caccia di Stupinigi celebra i cento anni del suo museo

/

Domenica 26 luglio ingresso gratuito nel giorno dell’anniversario dell’inaugurazione del Museo di Arte e di Ammobiliamento

 

Il 26 luglio 1926 apriva al pubblico il Museo di Arte e di Ammobiliamento della Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO). A cento anni da quella inaugurazione, la Fondazione Ordine Mauriziano celebra l’anniversario con una giornata speciale: domenica 26 luglio 2026 l’ingresso alla Palazzina sarà gratuito per tutti i visitatori.

Il centenario riporta l’attenzione su una data fondamentale nella storia del complesso juvarriano. Come testimonia l’invito ufficiale dell’epoca, conservato negli archivi, il museo venne inaugurato alle ore 17.30 alla presenza del principe Umberto di Savoia, per iniziativa dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, che si assunse il compito di conservare la Palazzina e garantire l’apertura al pubblico del Museo come “prezioso documento dell’arte settecentesca in Piemonte”.

Con la sua inaugurazione, la Palazzina divenne uno dei primi esempi in Italia di residenza storica trasformata in museo. L’obiettivo era preservarne gli ambienti e riunire a Stupinigi una collezione di mobili e dipinti che documentasse l’eccellenza dell’arte dell’arredo del Settecento italiano. La scelta maturò dopo che la Palazzina cessò di essere residenza reale nel 1919, in seguito alla cessione al Demanio di numerose dimore della Corona. Per Stupinigi fu individuata una destinazione diversa rispetto ad altre residenze: diventare un museo dedicato all’arte del mobile del Settecento, raccogliendo capolavori provenienti da palazzi ormai dismessi o destinati a nuovi usi.Arrivarono così preziosi arredi e dipinti francesi dalle regge emiliane di Parma e Colorno e capolavori di ebanisteria provenienti dal Guardamobili del Castello di Moncalieri, destinato a diventare caserma dei Carabinieri. Per rendere possibile questo progetto, nel 1925 lo Stato affidò la Palazzina e le sue collezioni all’Ordine Mauriziano, garantendone la tutela e l’inalienabilità. Il museo fu allestito in appena un anno grazie alla direzione scientifica di Augusto Telluccini, pioniere degli studi sull’ebanisteria piemontese del Settecento e sull’opera di Pietro Piffetti, e all’impegno del presidente dell’Ordine Mauriziano Paolo Boselli, che ne sostenne con perseveranza e capacità diplomatica la realizzazione.

La Palazzina ha così attraversato un secolo mantenendo fede alla missione originaria di tutela, ricerca e valorizzazione del proprio patrimonio. Nel corso di questi cento anni il museo ha conosciuto importanti restauri, campagne di studio e nuovi allestimenti. Alla sua inaugurazione il percorso di visita comprendeva gli appartamenti storici del piano nobile, ad eccezione dell’Appartamento del Principe di Carignano, e proponeva un allestimento che alternava ambienti arredati e sale dedicate al confronto tra tipologie di mobili, secondo i più aggiornati criteri museologici dell’epoca.

La giornata del 26 luglio sarà quindi un’occasione per visitare gratuitamente uno dei capolavori dell’architettura europea del Settecento, progettato da Filippo Juvarra e riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’UNESCO insieme alle Residenze Reali Sabaude, ripercorrendo un secolo di storia del museo che oggi presenta una duplice identità, quella di museo dell’arredo e di residenza sabauda.

L’ingresso gratuito sarà valido per l’intera giornata secondo il consueto orario di apertura del museo

Centro, ora serve una Costituente

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

È ormai sempre più evidente che esiste un’alternativa politica, culturale e programmatica realisticamente praticabile rispetto agli “opposti estremismi” oppure, con maggiore finezza lessicale, agli “opposti populismi” che stanno caratterizzando e inquinando la vita democratica del nostro Paese.

Un’alternativa che deve crescere, allargarsi econsolidarsi se non vogliamo che le peggiori derive di stampo antidemocratico e anticostituzionale si diffondano ulteriormente. Del resto, dobbiamo prendere atto che i due schieramenti maggioritari sono ormai attraversati da una vena populista, estremista eradicale che difficilmente potrà essere ridimensionata.

Il profilo politico e culturale della sinistra è oggisegnato dal radicalismo massimalista di Elly Schlein, dal populismo demagogico del Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, dall’estremismo ideologico del trio Fratoianni-Bonelli-Salis e dal pansindacalismo classista della CGIL di Maurizio Landini. Il tutto accompagnato e amplificato da ungiornalismo televisivo che, da anni, contribuiscead alimentare questa impostazione.

Sul versante del centrodestra, il sovranismorappresenta ormai una cifra politica consolidata, tanto da non richiedere ulteriori approfondimenti. Anche in quella coalizione il Centro è ormaisoltanto un pallido ricordo, mentre l’irruzionedel generale Roberto Vannacci è destinata adaccentuare ulteriormente questa deriva.

Sul fronte opposto, invece, la nuova e aggiornata”gioiosa macchina da guerra”, per richiamare una celebre espressione della Seconda Repubblica, sembra aver abbandonato ogni ambizione autenticamente riformista per tornare a una logica di alleanze riconducibile ai vecchi “partiti contadini” della tradizione sovietica, sotto l’attenta regia politica di Goffredo Bettini.

Un Centro autonomo e riformista

È proprio in questo contesto che si rafforza lanecessità di un Centro autonomo, autenticamentedemocratico, rigorosamente riformista, culturalmenteplurale e politicamente orientato al governo.

Un’alternativa che non può mancare in una stagione segnata da una pericolosa radicalizzazione del confronto politico, dove ogni posizione responsabile, equilibrata, rispettosa e riformista viene sistematicamente sacrificata sull’altare della polarizzazione ideologica.

Una deriva che finisce inevitabilmente per trasformare l’avversario in un nemico da eliminare, anziché in un interlocutore con cui confrontarsi democraticamente.

La necessità di una Costituente

Per costruire una prospettiva davvero credibile di Centro, riformista e democratica, è arrivato ilmomento di dare vita a una Costituente nazionaleche rappresenti concretamente la volontà di mettere in campo un progetto politico largo, plurale, articolato e capace di intercettare letante domande che provengono dalla societàe che, negli ultimi anni, non hanno trovato un interlocutore politico serio, credibile e affidabile.

Una Costituente che, partendo dall’iniziativagià avviata da Pina Picierno, Carlo Calenda e da numerosi gruppi, associazioni, movimenti e partiti, sappia raccogliere anche il contributo di tuttequelle culture politiche che, per loro natura, non possono riconoscersi nelle derive del radicalismo, dell’estremismo, del massimalismo e del populismo.

Una scelta per la democrazia

Ecco perché oggi si impone una nuova, aggiornata e contemporanea Costituente di Centro.

Non soltanto per dare finalmente forma compiuta a un progetto politico che ancora non esistenella sua piena organicità, ma soprattutto per salvaguardare e rafforzare la qualità della nostra democrazia, evitando che continuino ad affievolirsii principi e i valori fondanti della Costituzione.

Più di 50 agenti feriti. Pietre e bombe carta contro la polizia, come previsto degenera l’Alta felicità

/

INCENDIATI SEI MEZZI DEI CARABINIERI 

Al corteo organizzato in concomitanza con il Festival “Alta felicità” in Val di Susa un gruppo di manifestanti No Tav ha tentato l’assalto al cantiere dell’alta velocità di San Didero. Diverse decine di attivisti dell’area antagonista hanno lanciato pietre e bombe carta contro le forze dell’ordine che hanno risposto con un lacrimogeni. Sono state incendiate sei camionette dei carabinieri, sono più di 50 gli agenti feriti e altrettanti i manifestanti. Molti  a volto coperto si sono diretti verso il cantiere di Chiomonte. La marcia con migliaia di partecipanti era partita nel  pomeriggio da Venaus. Alcuni tratti della A32 sono stati chiusi e i treni sospesi.

Scontri No Tav, il Siulp dice “basta!”

Torino, 25 luglio 2026 – In seguito ai violenti scontri avvenuti in Val di Susa, il Segretario Generale Provinciale del SIULP Torino, Eugenio Bravo, interviene con una dura presa di posizione sul bilancio degli eventi e sulla tutela degli appartenenti alle Forze dell’Ordine.

«Ancora una volta ci troviamo a commentare un bilancio inaccettabile: circa un centinaio di appartenenti alle Forze dell’Ordine feriti durante gli scontri avvenuti in Val di Susa. Un copione che si ripete puntualmente ogni anno e che non può più essere archiviato con le solite dichiarazioni di circostanza e con l’ennesima solidarietà di facciata.

È ormai evidente che il cosiddetto Festival dell’Alta Felicità rappresenta da anni il contesto all’interno del quale centinaia di antagonisti, delinquenti e violenti italiani ed europei si organizzano per assaltare, travisati, il cantiere e attaccare violentemente uomini e donne in divisa. È undato di fatto che si ripete sistematicamente e che non può più sorprendere nessuno.

Risulta incomprensibile come vi siano ancora politici e commentatori che fingano stupore davanti a quanto accade. È un’ipocrisia che offende chi, ogni anno, paga il prezzo più alto con ferite, ricoveri ospedalieri e conseguenze fisiche e psicologiche per aver semplicemente svolto il proprio dovere al servizio dello Stato.

“Basta”

Se davvero si vuole prevenire il ripetersi di queste violenze, occorre assumere decisioni chiare e coraggiose. Non è più accettabile consentire che situazioni già note da anni continuino a degenerare in gravissimi episodi di guerriglia urbana. La prevenzione non si realizza con le parole, macon scelte politiche e amministrative concrete.

Siamo stufi della mediocrità di chi prende decisioni con leggi sulla sicurezza praticamente “inutili”. E siamo stanchi delle passerelle istituzionali e delledichiarazioni di solidarietà rilasciate a giochi fatti. Di quella solidarietà non sappiamo più cosa farcene.

La solidarietà non impedisce che decine di poliziotti, carabinieri e finanzieri finiscano in ospedale. Non protegge chi ogni giorno indossa una divisa ed è mandato ad affrontaresituazioni di estrema violenza.

“Si è sfiorata la tragedia”

In questa occasione si è addirittura sfiorata la tragedia. Si è sfiorato il morto. E non è nemmeno la prima volta. Non possiamo consentire che il rischio di perdere la vita tra gli appartenenti alle Forze dell’Ordine diventi un fatto da archiviare con rassegnazione.

Chi indossa una divisa, in questi contesti, non si trova semplicemente a gestire una manifestazione, ma viene esposto a veri e propri attacchi con strumenti e modalità che mettono concretamente a rischio la vita degliOgni volta si sfiora l’irreparabile, ogni volta si promettono interventi, ogni volta tutto torna come prima. È una deriva inaccettabile per uno Stato di diritto.

Chi indossa una divisa, in questi contesti, non sitrova semplicemente a gestire una manifestazione, ma viene esposto a veri e propri attacchi con strumenti e modalità che mettono concretamente a rischio la vita degli operatori: bombe incendiarie, ordigni artigianali, bombe carta, pietre lanciate anche attraverso strumenti rudimentali come fionde, razzi e altri oggetti contundenti.

Le richieste del SIULP

Da decenni il SIULP di Torino denuncia criticità, propone soluzioni e chiede interventi normativi e organizzativi efficaci. Da decenni, però, le nostre richieste restano inascoltate.

Chi ha avuto responsabilità politiche e istituzionali in questi anni dovrebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere che, di fronte a problemi così evidenti e ripetuti, non sono state date risposte adeguate.

Il cantiere TAV rientra tra gli obiettivi sensibili strategici nazionali e la sua tutela rappresenta una priorità dello Stato. Per questo motivo, l’impiego di militari, con compiti e responsabilità ben definiti, non può essere considerato una scelta folle o straordinaria, ma uno strumento possibile per garantire una migliore gestione delle risorse e consentire alle Forze dell’Ordinedi essere maggiormente disponibili per gli altri contesti urbani e territoriali.

Allo stesso modo, di fronte a una situazione che si ripete da anni con le medesime modalità violente, riteniamo che vietare manifestazioni che rappresentano il presupposto per questi episodi debba essere valutato come unascelta necessaria e inderogabile nell’interessedella sicurezza pubblica.

L’appello alla politica

Se una classe politica sulla scena nazionale da decenni non è in grado di garantire il rispetto dello Stato di diritto, di far applicare le leggi e di assicurare la tutela degli operatori di polizia, dovrebbe avere il coraggio e la responsabilità di fare un passo indietro, lasciando spazio ad altri che, ci auguriamo, siano maggiormente capaci di affrontare e risolvere questi problemi.

Il SIULP Torino non intende più assistere passivamente a questa continua orribile situazione. Se la politica continuerà a dimostrarsi incapace di garantire un’adeguata tutela agli appartenenti alle Forze dell’Ordine, il sindacato valuterà ogni iniziativa legittima e consentita per difendere con maggiore forza la dignità, la sicurezza e i diritti di tutti gli operatori di polizia.

Torino, 25 luglio 2026

Ufficio Stampa SIULP

Inseguendo il Liberty

Oltre Torino: storie miti e leggende del torinese dimenticato

È l’uomo a costruire il tempo e il tempo quando si specchia, si riflette nell’arte

L’espressione artistica si fa portavoce estetica del sentire e degli ideali dei differenti periodi storici, aiutandoci a comprendere le motivazioni, le cause e gli effetti di determinati accadimenti e, soprattutto, di specifiche reazioni o comportamenti. Già agli albori del tempo l’uomo si mise a creare dei graffiti nelle grotte non solo per indicare come si andava a caccia o si partecipava ad un rituale magico, ma perché sentì forte la necessità di esprimersi e di comunicare. Così in età moderna – se mi è consentito questo salto temporale – anche i grandi artisti rinascimentali si apprestarono a realizzare le loro indimenticabili opere, spinti da quella fiamma interiore che si eternò sulla tela o sul marmo. Non furono da meno gli autori delle Avanguardie del Novecento che, con i propri lavori “disperati”, diedero forma visibile al dissidio interiore che li animava nel periodo tanto travagliato del cosiddetto “Secolo Breve”. Negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale nacque un movimento seducente ingenuo e ottimista, che sognava di “ricreare” la natura traendo da essa motivi di ispirazione per modellare il ferro e i metalli, nella piena convinzione di dar vita a fiori in vetro e lapislazzuli che non sarebbero mai appassiti: gli elementi decorativi, i “ghirigori” del Liberty, si diramarono in tutta Europa proprio come fa l’edera nei boschi. Le linee rotonde e i dettagli giocosi ed elaborati incarnarono quella leggerezza che caratterizzò i primissimi anni del Novecento, e ad oggi sono ancora visibili anche nella nostra Torino, a testimonianza di un’arte raffinatissima, che ha reso la città sabauda capitale del Liberty, e a prova che l’arte e gli ideali sopravvivono a qualsiasi avversità e al tempo impietoso. (ac)

 

Torino Liberty

Il Liberty: la linea che invase l’Europa
Torino, capitale italiana del Liberty
Il cuore del Liberty nel cuore di Torino: Casa Fenoglio
Liberty misterioso: Villa Scott
Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti
Inseguendo il Liberty: altri consigli per chi va a spasso per la città
Storia di un cocktail: il Vermouth, dal bicchiere alla pubblicità
La Venaria Reale ospita il Liberty: Mucha e Grasset
La linea che veglia su chi è stato: Il Liberty al Cimitero Monumentale
Quando il Liberty va in vacanza: Villa Grock

Articolo 5. Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti

Negli articoli precedenti mi sono soffermata su due particolari edifici torinesi assai noti, Villa Fenoglio e Villa Scott, ma, poiché la nostra città è ricca di palazzi e ville in stile Liberty, nei due articoli che seguono vorrei proporre una sorta di “guida turistica” rivolta sia a chi, per caso, si trovi a passare nei dintorni di case e ville Liberty, e sia a chi, per pura curiosità, amerebbe approfondire l’argomento.

Pietro Fenoglio, celebre ingegnere-architetto, figura essenziale per il Liberty torinese, nel 1902 progetta per i fratelli Besozzi il Villino Gardino di corso Francia 12, angolo via Beaumont, dove lo stile floreale si affaccia nelle morbide linee del ferro battuto dei balconi. Nel 1909, sempre per la medesima famiglia, si dedica alla palazzina di via Magenta, e all’ampio isolato situato tra le vie Campana, Saluzzo e Morgari. La Palazzina Ostorero, di via Beaumont 7, del 1900, due piani più sottotetto, è contrassegnata da una raffinata decorazione floreale a graffito, da un tetto a capanna e torrette a tre livelli. La Palazzina Besozzi, di corso Francia 10, ha finestre doppie suddivise da colonne e capitelli, e discrete decorazioni sotto la gronda del tetto in legno. Tra il 1899 e il 1900, l’illuminato costruttore si dedica a Casa Gotteland, di via San Secondo 11. La facciata ha una scansione regolare e simmetrica, le decorazioni si concentrano sul ricco cornicione che corre tra il quarto e quinto piano, sui balconi, sulle finestre, sul portone d’ingresso. Sotto il davanzale, le finestre presentano un motivo decorativo ispirato alle forme di una conchiglia, festoni di fiori ornano i timpani sovrastanti le finestre; un motivo pure a conchiglia si trova nelle ringhiere in ferro battuto dei balconi; il portone d’ingresso in legno e vetri colorati e i fregi dipinti sull’androne ne segnano l’indirizzo apertamente floreale. Nel 1901 l’avvocato Michele Raby commissiona a Fenoglio la propria abitazione privata, da allora conosciuta come Villino Raby, corso Francia 8, vicino a via Beaumont. Una costruzione contrassegnata da un’estrema articolazione degli spazi esterni, a volte arretrati, a volte avanzati, con un originale portico terrazzato utilizzato come ingresso. Di grande rilievo l’originale bovindo angolare decorato da piccole teste di fanciulle. In fondo all’ampio cortile vi è una palazzina di servizio con annesse scuderie, caratterizzata da un tetto conico alla francese. Rimaneggiato nel corso degli anni, il villino nel 2009 è stato acquistato dall’Ordine dei Medici della Provincia di Torino, che si è occupato della sua lunga ristrutturazione. Del 1901 è Casa Boffa Costa, di via Sacchi 28 bis, che doveva necessariamente adeguarsi, per altezza, facciata e dimensioni, agli attigui e omogenei palazzi del tratto del corso porticato. Suggestioni Liberty si evidenziano comunque nelle finestre e nei balconi modellati in pietra artificiale; quattro finte colonne a tutta altezza hanno il compito di snellire il gioco prospettico, armoniosamente ritratto dal tondo dei balconi e il culmine delle finestre. Della vicina Casa Debernardi, via Sacchi 40/42, caratterizzata da due bovindi laterali che si alzano al colmo dei portici, forse Fenoglio ha posto solo la propria firma su di un’opera realizzata da altri. Interessante e aggraziata la facciata che dà sul cortile, con decorazioni Liberty in litocemento. Del 1902 (stesso anno di Palazzo Fenoglio-La Fleur e di Villa Scott) è Casa Pecco, via Cibrario 12, destinata all’affitto di abitazioni e di negozi, che evidenzia un apporto Liberty più modesto e garbato e meno vistoso. Si tratta di un edificio piuttosto imponente, che occupa un isolato trapezoidale nei pressi di via Le Chiuse, contraddistinto al piano terra da un portone in legno, la cui sagoma è ripresa dalle aperture del piano rialzato. Le finestre sono sovrastate da decorazioni geometriche, una cornice con motivi floreali caratterizza il paramento murario del terzo piano. La modellazione del ferro battuto contrasta piacevolmente con i lineari elementi litocementizi dei balconi del primo piano.


Di raffinatissimo stile Liberty è la Palazzina Rossi Galateri di via Passalacqua 14, (una perpendicolare di via Cernaia, alle spalle di piazza XVIII dicembre), segnata da motivi naturali quasi Rococò: tralci di vite, finta corteccia, fiori di grandi dimensioni, bovindi sormontati da terrazzini, e un elegantissimo portone d’ingresso in legno, al di sopra del quale si evidenziano le linee eleganti in ferro battuto del balcone. La costruzione è stata commissionata a Fenoglio dalla contessa Emilia Rossi, figlia del deputato Teofilo Rossi e moglie di Annibale Galatei, conte di Genola e di Suniglia. Squisita la resa armoniosa dei ferri battuti lavoratissimi, i particolari lignei come i telai delle finestre, la luminosa cromia delle vetrate, la morbida decorazione floreale, la bellissima vetrata ovale al piano rialzato e i particolari decorativi della facciata: tutto è studiato nei minimi particolari, ed è reso all’insegna del bello assoluto. Del 1903 è Casa Guelpa, via Colli 4, all’incrocio con corso Vittorio Emanuele 115, in un raffinato Liberty disegnato sui balconi con i motivi a conchiglia (il lato sul corso si richiama, invece, al Neobarocco). Casa Rey, di corso Galileo Ferraris 16/18, risale al 1904. Il palazzo, tra i cinque e i sei piani, ai lati ha due bovindi su tre ordini con vetri colorati e decorazioni floreali; la facciata si distingue per l’alternanza tra intonaco e laterizio in cui qua e là compaiono piccoli mostri su alcune finestre e capitelli su qualche balcone. Le finestre, che più si innalzano e più si alleggeriscono per gioco prospettico e capacità costruttiva, presentano eleganti modanature Liberty. Molto raffinati i quattro portantini in legno scolpito.

Casa Bellia, di corso Matteotti, angolo via Papacino, è caratterizzata da un ampio rosone, con colonnine poste a raggiera nella parte più alta di una simil-torre e cornici a dente di lupo che si alternano a particolari sia orientali che zoomorfi e fitomorfi. Nella parte angolare, un bovindo dalle linee tonde e dalle finestre ad arco, è sormontato da un tetto fatto a cupola piramidale. Particolari i balconi del primo e del terzo piano con finestre a triplice luce. Sempre in via Papacino e ancora con committenza Bellia, nello stesso anno – 1904 – viene edificato un edificio di quattro piani fuori terra, con seminterrati in vista e mansarde laterali a finestre binate. Un bovindo poligonale, chiuso nella parte superiore da un balcone con balaustra in cemento, allaccia due piani. Ornamenti floreali impreziosiscono il portone. Casa Rama, su progetto di Fenoglio, del 1909, in via Cibrario 63, è per noi torinesi del tutto particolare: in questa palazzina Liberty morì Guido Gozzano, il poeta crepuscolare che così ricorda la sua e nostra città: “Come una stampa antica bavarese/ vedo al tramonto il cielo subalpino/da Palazzo Madama al Valentino/ardono l’Alpi tra le nubi accese/È questa l’ora antica torinese,/è questa l’ora vera di Torino”. Cari curiosi e appassionati di Liberty, sarete ormai stanchi e affaticati, allora vi propongo una meritata pausa prima di riprende il tour nel prossimo articolo.

Alessia Cagnotto

Scontri no Tav, Nicco: “Nemici della democrazia”

“Purtroppo ogni volta va in scena lo stesso copione. Dietro lo slogan della protesta si nascondono professionisti della violenza che trasformano una manifestazione nell’ennesima guerriglia contro lo Stato. Chi lancia pietre, bombe carta e razzi contro le Forze dell’Ordine, chi incendia mezzi di servizio e assalta un cantiere non sta esercitando un diritto costituzionale: sta commettendo reati gravissimi”.
Lo dichiara il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Davide Nicco, commentando gli scontri avvenuti oggi in Valle di Susa.
“È evidente – continua Nicco – che per questi gruppi estremisti ogni pretesto è buono per cercare lo scontro, provocare il caos e alimentare un clima di tensione. Non c’è nulla di ideale in tutto questo: c’è soltanto la volontà di colpire le istituzioni e chi ogni giorno difende la sicurezza dei cittadini”.
“Esprimo la mia piena e convinta solidarietà ai Carabinieri, alla Polizia di Stato e a tutte le Forze dell’Ordine impegnate in Val Susa, che ancora una volta hanno dimostrato coraggio, professionalità e straordinario senso del dovere, operando in condizioni estremamente difficili”, conclude Nicco.

Pantanella (Fsp): “No ai bersagli in divisa”

/

Ci risiamo. Il copione in Val di Susa si è ripetuto, ma questa volta dobbiamo dirci la verità senza mezzi termini: è solo un puro caso se oggi non ci è scappato il morto.

Il cosiddetto “Festival Alta Felicità” si è confermato essere una scusa logistica, un paravento per radunare centinaia di incappucciati e professionisti del disordine, pronti a scatenare la consueta guerriglia urbana contro i cantieri TAV e contro le donne e gli uomini della Polizia di Stato. Oggi abbiamo assistito a un assalto paramilitare con cantieri in fiamme e violenza inaudita.

Diciamolo chiaramente: gli antagonisti cercano la tragedia. Cercano il morto tra le Forze dell’Ordine per puro odio, o cercano il “martire” tra le proprie fila per infiammare definitivamente le piazze.

E se questo morto prima o poi arriverà, i mandanti morali avranno nomi e cognomi ben precisi. C’è una responsabilità gravissima in una certa politica di sinistra che continua a strizzare l’occhio, a giustificare e ad aizzare questi criminali, dipingendoli come “attivisti” e soffiando sul fuoco dello scontro sociale. Lo abbiamo visto pochi giorni fa a Bologna, dove un clima di intollerabile connivenza istituzionale ha di fatto legittimato la violenza di piazza. Chi semina giustificazioni, raccoglie molotov.

Oltre al rischio per la vita dei poliziotti, c’è un tema che viene colpevolmente ignorato: i danni devastanti alla comunità. Non parliamo solo di cantieri danneggiati, ma di milioni di euro di soldi pubblici bruciati. Denaro che viene letteralmente sottratto alla sanità, alle scuole e ai servizi dei cittadini onesti per pagare l’imponente apparato di sicurezza necessario ad arginare questi teppisti, per ripristinare i danni e per curare i feriti. La comunità piemontese e nazionale è ostaggio di una minoranza violenta.

Come FSP Polizia di Stato non siamo più disposti a fare da scudi umani. Pretendiamo dalla Politica e dalle Istituzioni una presa di posizione coraggiosa e definitiva. Proponiamo una soluzione chiara, provocatoria per i benpensanti, ma l’unica ormai legalmente e logicamente percorribile:

  1. REVOCA DELLE AUTORIZZAZIONI PER IL FESTIVAL: Se un evento si trasforma sistematicamente in una base di lancio per attentati, è un problema di Ordine Pubblico. Chiediamo al Prefetto e al Questore che il “Festival Alta Felicità” venga preventivamente vietato. Il diritto a manifestare non può coprire il diritto a delinquere.

  2. CHI ROMPE PAGA (E RISARCISCE LA COMUNITÀ): Chi organizza l’evento deve essere ritenuto oggettivamente responsabile per i danni causati al cantiere, alla collettività e per le lesioni ai poliziotti. Proponiamo che l’autorizzazione di tali eventi sia subordinata al versamento di una maxi-fideiussione assicurativa preventiva. Se i manifestanti distruggono, gli organizzatori pagano di tasca loro i danni allo Stato.

  3. MILITARIZZAZIONE DEL SITO E REGOLE D’INGAGGIO CHIARE: Il cantiere TAV è un’infrastruttura strategica nazionale. Chiediamo che la zona rossa venga interamente affidata all’Esercito Italiano con regole d’ingaggio adeguate per la difesa dei siti sensibili, liberando la Polizia dal ruolo di “bersaglio mobile”.

L’informazione non può più nascondersi dietro la parola “scontri”. Qui c’è lo Stato aggredito e dei criminali che aggrediscono.

La politica scelga: o sta con chi difende la democrazia e la sicurezza dei cittadini a 1.500 euro al mese, o sta con chi usa i boschi della Valsusa per giocare alla guerra e cercare il morto.

Luca Pantanella

Segretario Generale Provinciale FSP Polizia di Stato – Torino

Ruffino (Azione): “Tav un pretesto, sono solo delinquenti”

Il commento dell’on. Daniela Ruffino, segretaria regionale di Azione in Piemonte:
     Sono incappucciati, come tutti i criminali e i vigliacchi che si vergognano del crimine che consumano. Quelli che festeggiano l’Alta felicità con bombe carta e pietre contro la polizia, a cui non mi stancherò mai di rinnovare la solidarietà e la gratitudine mia e dei piemontesi perbene, sono delinquenti a cui non importa un fico secco che si faccia o non si faccia la Tav. Il punto vero è questo. Forse è rimasta soltanto Chiara Appendino, per ragioni più interne al M5S che per altro, a credere che la Tav non si farà o potrà essere bloccata. Tutti, compresi gli sfasciacarrozze incappucciati, sanno che la Tav andrà avanti in Italia come sta procedendo negli altri 12 Paesi interessati al progetto. Perché allora gli assalti contro le forze dell’ordine nei cantieri di San Didero e Chiomonte? Per fedeltà alla logica no global, la stessa che accomuna le ultime due generazioni in un disegno di rifiuto del progresso. Ora è tempo per tutte le forze politiche di esprimere una condanna forte e netta contro queste bande di delinquenti che usano pietre e bombe carte come unici argomenti.