ilTorinese

Riduzione delle accise mentre il debito pubblico sale a 3.200 miliardi. Cattivi pensieri

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Di Carlo Manacorda

L’attrazione fatale del debito pubblico, andiamo verso i 3.200 miliardi, e vengono cattivi pensieri sulle riduzioni delle accise sui carburanti: non si restituiscono forse somme già pagate dai cittadini?

 

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Twelve Automobiles, 12 automobili, il nuovo allestimento di Spazio Design al MAUTO

Il Museo Nazionale dell’Automobile presenta il nuovo allestimento di “Spazio Design”, progetto espositivo curato da Paolo Tumminelli che interpreta il car design come un arcipelago di forme, visioni e idee. Dodici automobili, organizzate in sei aree tematiche, attraversano oltre mezzo secolo di storia dell’automobile moderna, mettendo in dialogo modelli iconici, prototipi sperimentali e vetture da corsa attraverso accostamenti inattesi e prospettive trasversali.
Il percorso si sviluppa come una narrazione circolare dove inizio e fine si riflettono reciprocamente. In questo senso risulta emblematica la relazione tra il Volkswagen Maggiolino del 1952 e il New Beetle del 2000, che apre e chiude idealmente il racconto trasformando la visita in un’esperienza di continuità, memoria e ritorno.
Le dodici vetture selezionate restituiscono una lettura stratificata dell’automobile come fenomeno culturale complesso, in cui innovazione tecnica, ricerca formale e immaginario collettivo si intrecciano continuamente.
Dalle architetture ingegneristiche del “tutto dietro” e del “tutto avanti”, alle oscillazioni tra stili sferici, lineari e cubici, ogni automobile diventa espressione di un’epoca, di un sistema di valori e di un’idea precisa di modernità.
Ne emerge una fenomenologia del design automobilistico che supera la dimensione puramente industriale dell’oggetto per restituire l’automobile come costruzione simbolica, specchio delle trasformazioni sociali, economiche e culturali del Novecento.
Il dialogo sul design si amplia ulteriormente attraverso due approfondimenti dedicati rispettivamente alle celebri macchine da ufficio Olivetti e alla grafica pubblicitaria di Fiat e Lancia, ponendo in relazione il progetto automobilistico con il design industriale e la comunicazione visiva italiana.
Il ciclo dell’automobile classica si apre e si chiude con la Volkswagen Typ1 Maggiolino del 1952, archetipo della mobilità moderna per razionalità progettuale e diffusione globale, e la Volkswagen New Beetle del 2000, rilettura contemporanea fondata su memoria ed emozione.
La nascita dell’automobile moderna si esprime nella Studebaker Champion Regal de Luxe Coupé del 1947, prima affermazione del linguaggio Porton, e nella Porsche 356 SC del 1964, sintesi tra funzionalismo e sportività.
Il confronto tra culture progettuali emerge dalla Cadillac Sixty Special Fleetwood del 1958, icona dello stile americano spettacolare  e nella BMW Neue Klasse 1800 del 1968, manifesto del rigore formale europeo.
La rivoluzione dello spazio interno è data dalla Autobianchi Primula 3P del 1967, anticipatrice del modello di automobile compatta moderna resa poi celebre dalla Volkswagen Golf e dalla Lancia Megagamma del 1978, prototipo che prefigura il concetto di Monovolume.
Il design italiano sperimentale trova espressione nella Pininfarina BLMC 1100 del 1968 che supera la berlina tradizionale attraverso una forma integrale, e nella Dallara Bertone ICSunonove del 1974, esempio estremo della linea a Cuneo.
La maturità del progetto automobilistico si riflette nella Mercedes Benz 190 E 2.3-16 del 1984, paradigma di precisione formale e nella Mazda Miata del 1991, icona globale di immediatezza emotiva.
Il progetto espositivo si inserisce nel più ampio percorso di ricerca che il Museo Nazionale dell’Automobile dedica al design come strumento interpretativo privilegiato per leggere l’automobile oltre la sua dimensione tecnica, evidenziandone i valori formali, simbolici e culturali.

Mercoledì 10 giugno alle ore 18.30 Giorgetto Giugiaro, Paolo Martin e Gian Beppe Panico, tre protagonisti della carrozzeria italiana, si incontreranno al MAUTO per un dialogo dedicato al car design tra progetto, comunicazione e industria, moderato da Paolo Tumminelli.
A partire dalle vetture esposte nello Spazio Design il talk ripercorrerà visioni, intuizioni e processi che hanno definito la rivoluzione, tutta torinese, del design automobilistico tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. Accanto allo sguardo di Giorgetto  Giugiaro, protagonista della Fondazione di Italdesign nel 1968, è di Paolo Martin, protagonista del rinnovamento della linea Pininfarina tra il 1967 e il 1972, Gian Beppe Panico porterà il punto di vista della comunicazione e della narrazione industriale maturato all’interno di Bertone, il più radicale tra i carrozzieri torinesi.
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.
Mara Martellotta

Cinemambiente, Castello (Lista Cirio): “Rassegna di valore culturale e civile”

Il Consigliere regionale Mario Salvatore Castello (Lista Civica Cirio Presidente PML), Consigliere Segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Piemonte, ha partecipato alla 29ª edizione del Festival CinemAmbiente, portando il saluto istituzionale del Presidente Cirio e del Consiglio regionale in occasione della serata di premiazione della manifestazione.

Nel suo intervento, Castello ha sottolineato «il valore culturale e civile di un appuntamento che da quasi trent’anni rappresenta un punto di riferimento internazionale per il racconto delle grandi sfide ambientali contemporanee, confermando il sostegno della Regione Piemonte a una manifestazione capace di coniugare cinema, divulgazione scientifica e partecipazione civica».

«CinemAmbiente – ha evidenziato Castello – dimostra come la cultura possa essere uno strumento concreto per costruire consapevolezza, responsabilità e futuro. Attraverso il linguaggio universale del cinema, il Festival invita a riflettere sulle trasformazioni che interessano il nostro Pianeta, dai cambiamenti climatici alla tutela della biodiversità, fino alla necessità di ripensare modelli economici e sociali più sostenibili».

Il Consigliere ha inoltre rimarcato l’importanza del coinvolgimento delle nuove generazioni e della collaborazione tra istituzioni, mondo della ricerca, associazioni e realtà del territorio, elementi che caratterizzano l’edizione 2026 del Festival e ne rafforzano la capacità di generare conoscenza e sensibilità sui temi ambientali.

L’edizione 2026 di CinemAmbiente ha posto al centro temi di grande attualità, dallo scioglimento dei ghiacciai ai conflitti legati alle risorse naturali, dalle conseguenze del cambiamento climatico alle nuove prospettive offerte dall’agricoltura rigenerativa, proponendo un ricco programma di proiezioni, incontri e approfondimenti con ospiti nazionali e internazionali.

«Il Piemonte – ha concluso Castello – continua a distinguersi come territorio capace di investire nella cultura e nel cinema, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nella formazione di una cittadinanza sempre più consapevole e attenta alle sfide del futuro»

Anziano in bici travolto da un tir: in condizioni critiche

Era in sella alla sua bicicletta quando, all’improvviso, è stato investito da un tir: anziano in condizioni critiche. È accaduto ieri intorno all’ora di pranzo a Madonna di Campagna, all’incrocio tra via Veronese, strada dell’Aeroporto e via Stampini.

Sul posto sono intervenuti immediatamente i soccorritori del 118 Azienda Zero per prestare i primi interventi. La vittima è stata trovata in condizioni critiche, con gravi lesioni agli arti inferiori, e trasferita d’urgenza al presidio ospedaliero San Giovanni Bosco. Secondo una prima ipotesi degli agenti della polizia locale, l’uomo stava pedalando in direzione di piazza Stampalia mentre il tir procedeva in senso opposto e avrebbe girato a sinistra per strada dell’Aeroporto. L’incrocio è regolato da semafori: sarà quindi fondamentale stabilire quale dei due mezzi abbia attraversato con il rosso.

VI.G

Export, turismo e vendemmia: per il vino piemontese si prospetta un’ottima annata

La vendemmia 2026 si presenta nei prossimi mesi come un banco di prova importante per il comparto vitivinicolo piemontese, chiamato a confrontarsi con un contesto climatico sempre più complesso e con mercati internazionali in rapida evoluzione. Dopo alcune annate segnate da forti oscillazioni meteorologiche, il settore ha ormai compreso che il cambiamento climatico non rappresenta più un’eccezione, ma una nuova condizione strutturale con cui convivere. In questo scenario il Piemonte, una delle regioni vinicole più prestigiose d’Europa, sembra possedere gli strumenti per trasformare le difficoltà in opportunità.

Le condizioni osservate negli ultimi anni mostrano un progressivo aumento delle temperature medie, una maggiore frequenza di periodi siccitosi durante la stagione estiva e precipitazioni sempre più concentrate in eventi intensi e ravvicinati. Questi fenomeni hanno modificato il ciclo vegetativo della vite, anticipando spesso le fasi di maturazione e costringendo i produttori a ripensare pratiche agronomiche consolidate da decenni. Se il quadro meteorologico del 2026 dovesse confermare le tendenze recenti, è plausibile attendersi una raccolta leggermente anticipata rispetto alle medie storiche e una produzione quantitativamente contenuta ma caratterizzata da un elevato profilo qualitativo. In particolare, i grandi vitigni piemontesi, dal Nebbiolo al Cortese, dall’Arneis alla Barbera, potrebbero beneficiare di una maturazione tecnologica e fenolica particolarmente favorevole, a condizione che le riserve idriche accumulate durante la primavera risultino sufficienti ad affrontare eventuali ondate di calore estive.

Negli ultimi anni le aziende piemontesi hanno investito con crescente convinzione nell’innovazione. Sensori climatici, monitoraggio satellitare dei vigneti, gestione di precisione delle risorse idriche e tecniche agronomiche orientate alla conservazione dell’umidità del terreno stanno diventando strumenti sempre più diffusi. Questo processo di modernizzazione rappresenta una delle principali risposte del settore alle sfide ambientali e testimonia la capacità di adattamento di un comparto che continua a essere tra i più competitivi del panorama nazionale.

Sul piano economico il vino piemontese mantiene una posizione di assoluto rilievo. C’è preoccupazione per il calo del prezzo del uve ma il sistema vino è consolidato. Il valore della produzione regionale supera ormai il miliardo di euro e una quota significativa delle bottiglie prodotte trova sbocco oltre i confini italiani. Nonostante le incertezze che hanno caratterizzato il commercio mondiale negli ultimi anni, il Piemonte continua a distinguersi per la forte reputazione dei propri marchi territoriali e per la capacità di presidiare i segmenti premium del mercato internazionale. Le denominazioni più prestigiose, come Barolo, Barbaresco, Gavi, Roero e Alta Langa, conservano una forte attrattività presso consumatori e collezionisti, contribuendo a sostenere il valore medio delle esportazioni.

Le prospettive per questa seconda metà 2026 e per il successivo quinquennio indicano una trasformazione profonda del modello di sviluppo. La crescita futura non sarà trainata dall’aumento dei volumi ma dalla valorizzazione della qualità, dell’identità territoriale e della sostenibilità. In molti mercati maturi si osserva infatti una diminuzione dei consumi complessivi di vino, mentre cresce l’interesse verso etichette di fascia alta, produzioni certificate e vini capaci di raccontare una storia legata al territorio di origine. In questo contesto il Piemonte dispone di un vantaggio competitivo difficilmente replicabile, fondato sulla combinazione tra tradizione, paesaggio e notorietà internazionale.

Accanto all’export, un ruolo sempre più determinante viene svolto dal turismo enogastronomico. Negli ultimi anni il Piemonte ha registrato una crescita costante dei flussi turistici, superando i livelli precedenti alla pandemia e consolidando la propria immagine come destinazione d’eccellenza per chi ricerca esperienze autentiche legate al vino e alla cucina. Le colline delle Langhe, del Roero e del Monferrato rappresentano oggi uno dei principali poli dell’enoturismo europeo. Sempre più visitatori scelgono il territorio non soltanto per degustare vini di fama mondiale, ma per vivere un’esperienza completa fatta di paesaggi, cultura, ospitalità e tradizioni gastronomiche.

“COSE. Stanze come mondi”

Nell’ottocentesca “Villa Giulia” di Verbania, la “città giardino” sul Lago Maggiore dedica un’importante retrospettiva ad Alessandro Mendini

Dal 16 maggio al 27 settembre

Verbania

Una grandiosa (in tutti sensi) “Poltrona di Paglia”, che mi fa subito venire alla mente le “Big Benches” (“Panchine Giganti” panoramiche, oggi sparse in tutta Italia, la maggior parte in Piemonte), ideate dal designer automobilistico americano Chris Bangle quando insieme alla moglie, nel 2009, si trasferì nelle Langhe di Clavesana e proprio lì creò la sua prima “Panchina Gigante”. La “Panchina n. 1”. Correva l’anno 2010. Non una novità, se si pensa all’enorme “Poltrona di Paglia”, di cui sopra, progettata da Alessandro Mendini, era il 1974 (ben 35 anni prima!), tra i più geniali interpreti del “design” e dell’“architettura” del nostro Novecento, cui la Città di Verbania dedica nell’ottocentesca “Villa Giulia”, sul versante piemontese del Lago Maggiore, una prestigiosa retrospettiva, curata da Loredana Parmesani (con allestimento di Alex Mocika), e visibile da sabato 16 maggio a domenica 27 settembreBen 130 le opere in mostra, tra le più significative della sterminata produzione di Mendini (Milano, 1931 – 2019) e capaci di ripercorrere tutta la sua lunga carriera, dando voce e corpo ad un vasto arco cronologico che scorre dai primi passi nel “Radical Design” milanese degli anni Settanta fino alle più pronunciate “teorie post-moderne”, che ritroviamo anche nella sua collaborazione con l’Azienda “Alessi”, la cosiddetta “Fabbrica dei sogni”, che proprio nel Verbano-Cusio-Ossola (precisamente ad Omegna, dove fu fondata nel 1921 da Giovanni Alessi) ha la sua sede operativa.

Organizzata dal “Comune di Verbania”, in collaborazione con l’“Archivio Alessandro Mendini (Elisa e Fulvia Mendini)”, il Patrocinio di “Regione Piemonte” e “Provincia del Verbano-Cusio- Ossola” (insieme ad altri numerosi Enti ed Istituzioni), la rassegna segue fedelmente un particolare “percorso espositivo” che si snoda lungo un allestimento modulato sulla struttura interna di “Villa Giulia”. In cui s’affiancano, per l’appunto (per dirla con il titolo della stessa mostra), “Cose” che guardano – in un gioco ludico fatto di alta maestria ma anche di sottile ironia e non poca visionarietà – alle “Stanze come mondi”.  Ogni stanza, infatti, é dedicata a un capolavoro di Mendini, scelto in collaborazione con le figlie Fulvia ed Elisa.

In mostra, ci si muove dunque dalla famosa “Poltrona di Paglia” del 1974, progettata per dichiarare quanto il “design” possa essere non solo creazione di “oggetti utili”, ma anche “strumento di provocazione, sensibilizzazione e attivismo sociale”, alla “Poltrona di Proust” del 1978, dedicata allo scrittore francese e a metà tra “Rococò” e “Puntinismo”; dal “Divano K2”  per “A LOT OF Brazil” (importante industria di “design” brasiliana) del 2013 – omaggio ai riferimenti artistici a lui più vicini, quali De ChiricoSavinioCarràKandinskijFuturismo e le avanguardie storiche del tempo – al “Mendinigrafo” del 1985, una sorta di “normografo” o “strumento da disegno” in legno che racchiude i segni e i decori caratterizzanti la sua produzione, fino al “100% Make up” di “Alessi” del 1992, una “Collezione di 100 vasi in porcellana” con il coperchio disegnato da Mendini, ma decorati da altrettanti artisti, architetti e “designer” internazionali. E tant’altro, ancora, di imprevedibile e geniale creatività. Ciascuna opera, inoltre, ci appare accompagnata da disegni, oggetti, dipinti e testi che ne spiegano la genesi e ne sottolineano la collocazione storica e l’importanza estetica.

Sottolinea la curatrice, Loredana Parmesani“In ogni spazio, l’oggetto iconico dà il via a un racconto progettuale ed emozionale che si sviluppa in un percorso fatto di oggetti, disegni, fotografie, scritti che sostengono la peculiarità teorica e formale dell’argomento affrontato. Perché le stanze? Perché le stanze come mondi? Perché le stanze sono state uno dei fili conduttori della sua ricerca. La stanza, a lui così cara, è luogo della riflessione, del riposo, della quiete, del lavoro ma anche il luogo della turbolenza, dell’inquietudine che può divenire anche prigione da cui fuggire grazie all’immaginazione”.

Particolarmente intenso e fecondo anche l’estroso lavoro di “architetto” di Mendini che, insieme al fratello Francesco e con il loro “Atelier”, ha dato vita a innumerevoli progetti in Italia e nel mondo, dalle “Fabbriche Alessi” a Omegna alla “Piscina Olimpionica” di Trieste e alle stazioni della “Metropolitana” a Napoli, fino, in estrema sintesi, al “Museo di Groningen” in Olanda, a un quartiere di Lugano in Svizzera, a un “Palazzo Commerciale” a Lörrach in Germania e, in Corea del Sud, alla “Torre Osservatorio” di Suncheon.

Gianni Milani

“COSE. Stanze come mondi”

Villa Giulia, corso Zanitello 10, Verbania; tel. 0323/503249 o www.viviverbania.it

Dal 16 maggio al 27 settembre

Orari: dal lun. al ven. 10,30/13 e 16/19; sab. e dom. 11/19

Nelle foto: Alessandro Mendini seduto sulla “Poltrona di paglia”, 1974 (Ph. Enrico D. Bona); “Poltrona di Proust”, 1978 (Ph. Carlo Lavoratori); “K2 Amazzonia”, 2013 (“Archivio Alessandro Mendini”); “100% Make Up, Alessi”, 1992 (“Archivio Alessandro Mendini”)

Thyroid Eye Disease, incontro a Torino

Motore Sanità promuove un momento di confronto dedicato alla Thyroid Eye Disease (TED), una patologia autoimmune rara e ancora poco conosciuta che colpisce prevalentemente le donne e può compromettere in modo significativo la vista e la qualità di vita dei pazienti.

Secondo i dati epidemiologici disponibili, la TED presenta una prevalenza stimata di circa 9 casi ogni 10.000 abitanti; un terzo dei pazienti sviluppa forme moderate o severe e una quota dei casi più gravi può essere esposta al rischio di perdita della vista.

Nonostante i recenti progressi della ricerca e l’arrivo di nuove prospettive terapeutiche, la malattia resta spesso sottodiagnosticata, con conseguenti ritardi nella presa in carico. Da qui la necessità di rafforzare la collaborazione tra endocrinologi e oculisti, sviluppare reti multidisciplinari e garantire un accesso più rapido ed equo all’innovazione.

 

L’evento “THYROID EYE DISEASE. Innovazione e accessibilità nel percorso di cura”, in programma a Torino, martedì 9 giugno, dalle 11,30 alle 15, presso l’HN Collection Torino Santo Stefano (Via Porta Palatina, 19), intende portare all’attenzione di istituzioni regionali, clinici, operatori sanitari e stakeholder il tema della riorganizzazione dei percorsi assistenziali e delle nuove opportunità terapeutiche, in uno scenario che vede il passaggio dalle sole cure sintomatiche a trattamenti mirati e innovativi capaci di migliorare concretamente diagnosi, cura e qualità di vita delle persone affette da TED.

 

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