E’ proprio messo male questo PD. Tra presunte corruzioni in Europa e una modesta nevicata che manda in tilt il traffico. Sembra che proprio non ne azzecchi una.
Soprattutto a sinistra è incolpato di tutto e di più. Oramai è di moda il tiro a segno al pd e ai suoi esponenti.
Congresso? Da quello che mi risulta non riescono a trovare manco i candidati per le segreteria provinciale e regionale della nostra ragione. Altra cosa quella nazionale. Tanto affollamento, Gianni Cuperlo sbarra la strada alla Schlein che incassa l’ appoggio della madre nobile delle politiche sociali, Livia Turco. E Oramai Franceschini e Piero Fassino sono separati in casa. Il primo con la Schlein ed il secondo con Bonaccini.
Ma c’è discussione? Mi sa che è proprio quello che manca. Rifondare vuol dire chiedersi che cosa si vuole diventare. Sinteticamente, ricapitoliamo. Il pd era nato per la cosiddetta alternanza tra centro destra e centro sinistra. Poi sono arrivati i cinque stelle a sconpaginare tutto. Ciliegina sulla torta la nascita del terzo polo. Calenda e Renzi mano nella mano. Dunque? Caos assicurato. Non che nel centro destra le cose vadano meglio. Sicuramente il tutto è più ovattato, ma le divisioni sono all’ordine del giorno e non solo tra partiti diversi, ma nei partiti. Umberto Bossi ritorna alla grande.
W il nord ed abbasso Matteo Salvini chiamato ragazzino viziato. In gioco la maggioranza qualificata in Lombardia. Difatto la Moratti non sfonda e non incassa il sì della sinistra sempre coerente nel cercare la sconfitta. Forza Italia dipende dalla briosità del Berlusca. Un giorno va ed un giorno non va. Chi sembra che abbia il controllo della situazione è il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni oramai politica non più di destra ma di centro seguendo, ad esempio, l’insegnamento di Gianfranco Fini.
Cova sotto la cenere il malcontento? Francamente non so se cova, so che i fasci presenti in Fratelli d’Italia non sono tanto contenti. Traduzione? La legge di bilancio è un gran guazzabuglio e l’Europa impone i suoi dictat ricordando che stanno ancora aspettando le riforme tanto promesse e mai mantenute. Insomma… Insomma caos e poi ancora caos. E noi che facciamo? Quello che fanno un po’ tutti: navighiamo a vista sperando. Intanto a Torino pure la fiera Automotoretro’ si trasferisce a Parma.
Prima era la Famiglia Agnelli che si comprava la Ferrari ora sembra che l’Emilia espropri Torino. Mamma mia come siamo caduti in basso. La Fiat non esiste più e solo i dirigenti francesi contano ed in corso Marconi girano quattro gatti di dirigenti oramai ex dirigenti. Dunque siamo tutti un po’ ex di qualcosa o di qualcuno. Ma Torino è più ex di altre ex. Altro esempio. Ieri era la capitale del lavoro. Ora dopo il sud ha il più alto numero di percettori del reddito di cittadinanza in rapporto con la popolazione.
La richiesta di lavoratori c’è, ma di manodopera specializzata e qualificata. Una volta si sarebbe detto che non si incontrano domanda ed offerta. Mala tempora currunt?
Direi di più. Siamo oltre. Molto oltre. Stiamo precipitando e non ce ne accorgiamo.
PATRIZIO TOSETTO
Mario Rigoni Stern racconta che “quel mattino divenne più silenzioso degli altri.. Mi alzai, accesi la stufa, scaldai l’acqua, con pazienza e con la lametta che non tagliava e con poca saponata mi tagliai la barba, e dopo, per quel giorno, mi passai sulle guance alcune gocce di acqua di colonia: pensando a quello che avrebbe dovuto essere il mio Natale, una settimana prima avevo scambiato con un marinaio di passaggio due lamette da barba nuove con un quarto di bottiglietta di acqua di colonia Prima di mezzogiorno la guardia venne a chiamarci per la zuppa; e fu allora che vidi scritto sulla neve lungo i reticolati, pestata con i piedi, questa frase.. Fröhliche Weihnachten (Buon Natale,ndr)”. E’ il secondo degli otto testi raccolti nel volumetto Quel Natale nella steppa, edito da Interlinea nella collana Nativitas. Scritti da Rigoni Stern tra il 1978 e il 2000, divisi in due parti ( Natali di guerra e Natali vecchi e nuovi) rappresentano una sintesi dei valori più autentici e genuini che il grande vecchio dell’altipiano di Asiago, il più grande scrittore di montagna del nostro secondo ‘900, attribuiva alla più importante delle festività di fine anno. Una sessantina di pagine dove la scrittura sobria, precisa e rigorosa di Rigoni Stern conduce il lettore alla scoperta o a un nuovo incontro con i valori di un mondo che sta irrimediabilmente scomparendo. L’intensità morale della sua narrazione trasforma la lucida testimonianza delle ultime disastrose guerre ( la ritirata di Russia, la prigionia nei lager) in una indimenticabile lezione civile, ricostruendo le ragioni profonde dell’essere uomini e dello stare insieme. Il Natale emerge come rappresentazione del mondo più autentico che l’autore porta con sé, custode di quei valori, delle tradizioni cerca di conservare e tramandare, e che rappresentano una formidabile e attualissima chiave di lettura con cui leggere e interpretare la realtà di ogni giorno. La stessa breve autobiografia che chiude il libro riassume la sua straordinarietà e l’attualità di uno dei protagonisti del nostro migliore panorama culturale. Ha ragione da vendere lo storico Gianni Cerutti quando commenta che “resta la forza straordinaria, per chi li ha vissuti, di quei Natali bambini, trascorsi intorno a un focolare sempre acceso di legna secca, quando due mandarini, quattro datteri e un pezzo di cioccolata regalavano emozioni in grado di sorreggere una vita intera. La forza che questi racconti ci restituiscono, per accompagnarci nel nostro cammino”.
Un presepio tutto speciale, un “cavagnin” con grappoli di malvasia passita e spighe di grano, concepito a Schierano d’Asti, frazione di Passerano Marmorito, è stato donato a Papa Francesco in occasione della sua visita ad Asti il 19 e 20 novembre. Proprio a Schierano nel 1816 nacque il suo trisnonno, Giuseppe Bergoglio. I presepi che anche quest’anno colorano e scaldano le vie di borghi e paesi sono moltissimi e sono vere e proprie opere d’arte. Presepi grandi e piccoli, curiosi, antichi, moderni, esotici, fatti con materiali poveri e di recupero, ce ne sono per tutti i gusti, realizzati da artigiani, artisti e soprattutto da gente comune, semplici appassionati. Nelle vie dei paesi sono esposti centinaia di presepi come messaggio francescano di pace e fede, davanti alle chiese, alle porte delle case, su balconi e finestre, nelle viuzze interne, tutti illuminati di notte. Ad Aramengo in piazza del Municipio un presepe ospita i personaggi della Sacra Famiglia intagliati su legno e dipinti dal maestro Gian Luigi Nicola. A Castagnole Lanze i presepi si trovano per le vie del borgo storico e nel parco della Rimembranza. A Castagnole Monferrato nelle cantine della settecentesca tenuta La Mercantile sono allestiti diversi presepi come quello del vino. Cocconato accogli i turisti con un centinaio di presepi esposti in ogni angolo del centro, a Frinco d’Asti presepi nella Confraternita di San Bernardino e davanti alla chiesa di San Defendente. A Grana il grande presepe è esposto nei locali sottostanti la chiesa in piazzetta Maria Ausiliatrice, a Monale il percorso parte dal presepe di Remo Marangon le cui statue raffigurano alcuni cittadini monalesi e prosegue fino al castello. A Montegrosso d’Asti, mostra di presepi, tra i quali quelli realizzati dalle scuole locali e dai paesani, nella cantina con volta a botte e mattoni a vista. A Passerano Marmorito e nelle frazioni di Schierano e Primeglio centinaia di presepi creati dagli abitanti si fanno ammirare nei vicoli e nelle strade principali che attraversano i borghi. Infine a San Damiano, nel cuore del borgo dei Sutè, tra vicoli e antichi cortili, viene rappresentato il racconto della Natività. Filippo Re