ilTorinese

Le piattaforme aeree più richieste a Torino

Informazione promozionale

Moltissime lavorazioni sia in ambito edile che industriale, così come nella manutenzione degli impianti e del verde, vengono effettuate in quota.

Per poter sollevare gli operatori a determinate altezze, e soprattutto per lavorare in sicurezza, vengono impiegate delle particolari macchine per il sollevamento che sono le piattaforme aeree.

 

Nelle grandi città come Torino è sempre più frequente vedere all’opera questi macchinari ed è interessante sapere che quasi tutti sono a noleggio.

Da un recente studio è emerso che 7 piattaforme su 10 vendute nel nostro paese entrano nelle flotte noleggio. La spiegazione è piuttosto semplice: esistono diverse tipologie di piattaforme, ognuna con un utilizzo specifico, ed è importante avere a disposizione quella più adatta al lavoro da svolgere. Ricorrere al noleggio è quindi la soluzione migliore per avere la piattaforma aerea più adatta al lavoro in quota che deve essere svolto.

 

Il Piemonte è storicamente una regione industriale e nel secolo scorso ha visto le sue città allargarsi a dismisura per venire incontro alle esigenze abitative e produttive della zona.

Per la costruzione, così come per la ristrutturazione, dei numerosi immobili civili e dei fabbricati industriali vengono tuttora impiegate le macchine per il sollevamento ed il noleggio di piattaforme aeree a Torino è in forte crescita.

 

Le piattaforme più richieste rientrano in quattro categorie, ognuna delle quali ha peculiarità ed usi specifici. Dato che questi macchinari sollevano le persone anche oltre i 30 metri, per poter manovrare le piattaforme aeree la normativa richiede a ciascun operatore di essere in possesso di una specifica abilitazione alla conduzione in sicurezza di questo tipo di macchine.

La prima di esse è la piattaforma autocarrata, un veicolo speciale composto da un autocarro con cabina su cui è installato un braccio articolato. Questa particolare piattaforma può circolare su strada ed è sufficiente la patente B per poterla guidare, mentre per la manovra è richiesta l’abilitazione appena menzionata. Una volta raggiunto il cantiere si può posizionare e stabilizzare la macchina ed iniziare le manovre di sollevamento.

Ampiamente utilizzate per lavori edili, di impiantistica e di manutenzione le piattaforme autocarrate possono raggiungere altezze anche superiori ai 40 metri.

Le piattaforme autocarrate possono muoversi in autonomia mentre è necessario trasportare con mezzi idonei le altre tipologie di piattaforme che sono dette semoventi.

Le semoventi possono essere articolate, cingolate o verticali e, a differenza delle autocarrate, non presentano una cabina di guida.

Le piattaforme semoventi articolate si compongono di un carro gommato su cui è installato un braccio articolato dotato di cesta. Le dimensioni contenute del carro permettono a questa macchina si muoversi agilmente anche in spazi stretti e di evitare ostacoli in altezza, come cavi o rami.

Questo genere di piattaforma può raggiungere gli oltre 25 metri di quota e trova impiego sia nel settore edile che in quello industriale.

I ragni, così come vengono chiamate in gergo le piattaforme semoventi cingolate, hanno una struttura simile ma presentano un carro cingolato che permette loro di muoversi anche su terreni non lineari o su lievi pendenze. Una volta raggiunto il punto di lavoro possono essere aperti gli stabilizzatori che garantiscono equilibrio alla macchina e la fanno somigliare ad un vero e proprio ragno. Anche le piattaforme cingolate possono superare i 25 metri di altezza ed evitare ostacoli aerei, e risultano particolarmente noleggiate per lavori di ristrutturazione, di manutenzione e di impiantistica.

Le piattaforme semoventi verticali, conosciute anche come scissor, hanno una struttura totalmente diversa dalle precedenti e possono elevarsi solo in verticale. Sul carro gommato è installata un’ampia cesta che si solleva grazie ad una serie di segmenti metallici, garantendo all’operatore ampia libertà di movimento.

L’applicazione principale delle piattaforme verticali riguarda gli ambiti industriale, dei magazzini e della GDO ma questa tipologia di macchina è utilizzata anche per lavori di ristrutturazione o tinteggiatura.

 

Ricorrere al noleggio di piattaforme aeree è la soluzione ideale per ogni tipo di cliente che vuole avere a disposizione la macchina più adatta al lavoro che deve effettuare a Torino e dintorni. Dato che ognuna di queste macchine presenta caratteristiche proprie ed utilizzi piuttosto specifici, sono sempre di più le aziende che desiderano affidarsi uno specialista del settore che può affiancarle durante tutto il periodo di noleggio garantendo il supporto necessario sia nella scelta della piattaforma aerea ma anche nella gestione di tutti gli aspetti inerenti al noleggio.

Illuminazione pubblica a Torino, una lunga storia

A CURA DI TORINO STORIA

La grande avventura della luce in città, dalle prime lampade ad olio di fine Seicento fino alle moderne luci a led

La storia dell’illuminazione pubblica a Torino parte nel 1675, quando la Madama Reale, Giovanna Battista di Nemours, ordinò al Consiglio generale della città di illuminare le vie di Torino, posizionando in corrispondenza degli incroci semplici lampade ad olio ricoperte di tela cerata sorrette da leggere pertiche.
Cento anni dopo il primo salto tecnologico: nel 1782 l’architetto Francesco Valerio Dellala di Beinasco progettò un sistema composto da 625 lanterne, parte a olio, parte a sego…

Continua a leggere:

La storia dell’illuminazione pubblica a Torino

Merlo, Olimpiadi 2026: da Lo Russo proposta di buon senso 

“La riflessione avanzata dal Sindaco di Torino e della Città Metropolitana Stefano Lorusso sulla
disponibilità delle valli olimpiche – in particolare dei trampolini di Pragelato e del bob di Cesana –
di ospitare alcune discipline sportive in vista delle Olimpiadi invernali di Milano/Cortina del 2026,
non può che essere condivisa radicalmente. Certo, se fosse dipeso dall’Amministrazione
Comunale a guida Lorusso, l’opportunità di avere in Piemonte le Olimpiadi del 2026 sarebbe stato
risolto diversamente e sin dall’inizio, senza assistere al balletto orchestrato dall’allora
amministrazione grillina. Ma, al di là delle supposizioni, è indubbio che l’invito del Sindaco di
Torino, oltrechè essere di buon senso e del tutto razionale, coglie anche un altro aspetto. Ovvero,
queste due strutture dovranno a breve trovare una sistemazione definitiva, a fronte del ritardo che
si è già accumulato dopo l’evento mondiale di Torino 2006.
E la scelta di sfruttare questi due impianti, seppur preceduti da un necessario lavoro di
ristrutturazione e di riadeguamento, forse sarebbe dettata anche da ragioni contingenti. E mi
riferisco, nello specifico, ai forti e massicci rincari energetici e degli stessi materiali che, come tutti
sanno, hanno fatto schizzare in modo spropositato il costo dei canteri previsti per la realizzazione
delle Olimpiadi del 2026.
Comunque sia, le parole di Stefano Lorusso confermano che c’è la volontà, concreta e tangibile,
di risolvere definitivamente il cosiddetto post olimpico. Cogliendo tutte le opportunità che nel
frattempo possono intervenire. E la scelta di sfruttare gli impianti olimpici di Pragelato e di Cesana
torinese per le prossime Olimpiadi risponde, appunto, a quell’obiettivo. Speriamo, quindi, che
prevalga il buon senso e la responsabilità dei vertici politici che devono fare quella scelta”.
Giorgio Merlo, Sindaco Pragelato, Consigliere Nazionale Anci.

Vandalismo al centro sportivo Massari

Non c’è pace per il Centro polisportivo Massari ubicato nell’omonima via e gestito dalla asd Sportdiborgata della Uisp.

All’alba, ed è già la seconda volta, ci sono stati atti vandalici con danni ingenti, i malviventi hanno rotto e forzato porte, spaccato vetri, senza rubare nulla.

L’impianto è videosorvegliato, ma i danni arrecati sono consistenti e viene da chiedersi, cosa c’è da rubare in una struttura sportiva di così importante.

La scorsa estate sono stati sparati addirittura due colpi contro le vetrate della piscina.

Obiettivo del raid, forse, solo la voglia di creare danni e scompiglio, dato che non è stato sottratto nulla.

Oltre al danno economico, c’è l’amaro in bocca e l’umiliazione per chi lavora con passione nell’impianto aperto sette giorni su sette per 14 ore al giorno.

Sacrifici per offrire, in una zona nord della città priva di strutture sportive, uno sport alla portata di tutti e per qualunque età a prezzi popolari.

Con il rischio, che queste spese non previste, possano in qualche modo influire e penalizzare le attività rivolte ai cittadini.

Un atto vandalico che non punta solo al portafoglio, ma al cuore!

Si sente male in casa Muore ragazza di 20 anni

Una giovane di  20 anni si è sentita male in casa a Briga Novarese. È intervenuto  il 118 per cercare di rianimarla. Sul posto anche l’elisoccorso per trasportare la ragazza in ospedale. Purtroppo nonostante l’intervento del personale sanitario, non c’è stato nulla da fare. Gli esami stabiliranno la causa della morte. La giovane lascia i genitori e una sorella.

Leggi le atre notizie: www.iltorinese.it

Ultimo cda Juve con Agnelli presidente

Ieri all’Allianz Stadium si è tenuta l’ultima assemblea dei soci della Juventus presieduta da Andrea Agnelli. Oltre all’approvazione del bilancio è stata occasione per ascoltatore l’intervento del presidente dimissionario.

Agnelli ha spiegato che per lui dimettersi non è stato facile, ma ha fatto questa scelta perché “la Juve viene prima di tutto”. A proposito dell’inchiesta sulla società ha detto che i rilievi mossi alla Juventus non sono giustificati.

Il 18 gennaio sarà operativo il nuovo cda bianconero.

“C’è sempre un peccatore più peccatore di te”

Music Tales, la rubrica musicale 

E prendo quello che passa il convento

Non tengo fede mai a un giuramento

C’è sempre un peccatore

Più peccatore di te”

Si potrebbe pensare che il blues stesse nel patrimonio genetico di Pino Daniele: qualcosa di inseparabile da tutta la sua carriera d’artista.

Così è, in effetti.

Ma, a guardar bene, si scopre che nel suo primo album «Terra mia» (1977) di blues non c’è quasi traccia se non, a essere di manica molto larga, in «Che calore» (che l’anno prima era stato il singolo d’esordio) e negli accordi di settima di «’Na tazzulella ’e cafè».

Per essere ancora più puntigliosi, si potrebbe dire che in quel disco folgorante non c’è praticamente nulla di «americano».

Ma la canzone “Blues del peccatore” (con l’Art Lounge Ensemble) si trova nell’album “Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui” uscito nel 2006 per Sony BMG Records.

E questa si che porta le impronte del Blues.

Ma, come si sa, nel vasto repertorio di Pino Daniele figurano molti testi cui caratteristica prima è la mescolanza fra italiano o, per meglio dire, napoletano e inglese, operata su un piede di assoluta parità a partire dalla medesima attitudine ossitona delle due lingue.

In tal modo, il napoletano precede e completa l’inglese, e viceversa, secondo un procedimento che, timidamente già messo a fuoco da Renato Carosone, ha conosciuto in seguito singolari momenti di originalità: basti ricordare gli Shampoo, il gruppo che alla metà degli anni Settanta riuscì a rifare le canzoni dei Beatles con testi in napoletano che parevano calchi degli originali in inglese, da «Si ’e llave tu» («She loves you») a «Pep» («Help»), da «Tengo ’e uaie» («Tell me why») a «N’ommo ’e niente» («Nowhere man»).

Pino arricchisce questi meccanismi attraverso la sua particolarissima vocalità che, tendenzialmente afona, s’impone in virtù di un timbro singolare, diventando uno strumento musicale simile alla chitarra, e che del resto con la chitarra finisce sempre per duettare: svisando, distorcendo, arpeggiando, improvvisando, essendo sempre un «assolo». Napoletano e inglese soccorrono in maniera uguale.

Dal 1993 Pino ci tiene a sottolineare di essere un cantante Blues, e noi gli crediamo, da sempre, e godiamo all’ascolto di brani incantevoli come quello che ho scelto oggi per voi.

Il blues è verità, senza distinzione di colore.”

https://www.youtube.com/watch?v=jL7IL9bdhfs&t=62s&ab_channel=InsolitoIgnoto

CHIARA DE CARLO

scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!

      Ecco a voi gli eventi da non perdere!
 
Capodanno al Prandi’s di Corso Savona 17 a Moncalieri, cenone e musica a € 75,00 – ultimi posti

Monza-Torino Gara amichevole allo stadio Brianteo

28 dicembre 2022
Ore 16

Ultima amichevole per i granata di Juric:il campionato riprenderà mercoledì 4 gennaio 2023 in casa,allo stadio Grande Torino, contro il Verona.Intanto il
Monza sfiderà il Torino in amichevole al Brianteo di Monza, mercoledì 28 dicembre alle ore 16 e la partita si potrà vedere in diretta su Italia 1. Continuano le amichevoli dei brianzoli e dei granata in vista della ripresa del campionato il 4 gennaio 2023.Dopo aver sfidato il Lugano e il Lione, è il turno del Torino di Juric e il match servirà per capire lo stato di forma delle due squadre dopo la sosta per il Mondiale. Il 4 gennaio il Monza di Berlusconi giocherà in casa della Fiorentina, mentre il Torino ospiterà il Verona.

Enzo Grassano

Riavetti (Pd): “Trasformazione in atto della rete ospedaliera?”

RICHIESTA DI CHIARIMENTI ALL’ASSESSORE ALLA SANITÀ 

27 dicembre 2022 – “Ho appreso dagli organi di informazione notizie, che per il momento non sono state smentite, che mi spingono a porre alcune domande sull’organizzazione della sanità in provincia di Alessandria. Ho rilevato, infatti, che entro la fine del 2022 dovrebbe essere nominato il collegio commissariale impegnato a realizzare la nuova Azienda Sanitaria Ospedaliera Infantile Regina Margherita, autonoma rispetto alla Città della Salute di Torino. Oltre all’autonomia aziendale si evidenzierebbe per l’Infantile torinese l’obiettivo del riconoscimento ad Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Ho letto, inoltre, che tra i possibili Commissari, è stato indicato il nome del Direttore Generale del Santi Antonio e Biagio di Alessandria, fatto di per sé poco significativo (se non per la qualità del professionista), ma potenzialmente indicativo rispetto ad una possibile traccia di lavoro che vorrei fosse cancellata dalle mappe della Regione Piemonte” spiega il Consigliere regionale del Partito Democratico Domenico Ravetti.

“Qualora infatti – prosegue Ravetti – nelle valutazioni regionali fosse inserita la possibilità di eliminare l’Ospedale Infantile “Cesare Arrigo” dalla gestione dell’Azienda Sanitaria Ospedaliera di Alessandria per assegnarlo alla nuova Azienda Sanitaria Ospedaliera Infantile di Torino, mi farò promotore di un un’azione istituzionale e politica decisamente contraria. Purtroppo, in passato, ho dovuto rilevare che le “voci di corridoio” spesso anticipano le scelte ufficiali e, quindi, se fosse in atto la trasformazione dell’Azienda ospedaliera di Alessandria in Azienda Ospedaliera Universitaria vorrei conoscere nei particolari gli effetti, i limiti e i vantaggi. Non ho maturato pregiudizi in tal senso, anzi, ma sarebbe quantomeno normale un confronto in modalità aperta, oltre che nei tempi giusti”.

“Vorrei, pertanto – conclude Ravetti – fare chiarezza e porre alla Giunta regionale, nelle sedi opportune, due domande importanti per la nostra Provincia: “È prevista la trasformazione dell’ospedale in Azienda Ospedaliera Universitaria? Nel frattempo si può escludere che l’infantile sarà gestito dai torinesi? Alla ripresa dei lavori istituzionali, inoltre, chiederò una comunicazione ufficiale da parte dell’Assessore alla Sanità per avere aggiornamenti sulle magnifiche sorti progressive dei lavori del nuovo ospedale. Del futuro di Alessandria si discuta ad Alessandria. Almeno questo!”.

Un romanzo siciliano raccontato con fantasia maccheronica

informazione promozionale 

Per lo scrittore Salvatore Seguenzia  la sua Sicilia è la musa ispiratrice: con i suoi paesaggi, storpiati nel loro nome d’origine; il suo dialetto, che per l’autore dialetto non è, ma è una vera e propria lingua utilizzata dai personaggi nei loro dialoghi diretti

Salvatore Seguenzia è un megarese verace in quanto nato ad Augusta (SR) il 19 maggio del 1969. È sposato, padre di due figli e laureato. Vive nella sua città natale: un’isola nell’Isola. Un fazzoletto di terra piena di fascino posta in un meraviglioso angolo del Mediterraneo. Uno dei più bei posti della Sicilia con una stupenda scogliera selvaggia, il cui mare è di un colore Tiffany con fondali a mozzafiato e trasparenti; il tutto contornato dall’immenso panorama che è abbracciato dall’Etna.

Da qualche anno è un novello scrittore e poeta e, col passare del tempo, sta cercando di comprendere gli accadimenti quotidiani che hanno un valore ed un significato a seconda dell’età: infatti, quando si è giovani, spesso, la spensieratezza non aiuta a capire qual è lo scopo della vita; quando si raggiunge l’età degli “anta” la ricerca diminuisce e aumenta la scoperta del proprio significato. Quel significato che talvolta è celato, appunto, dietro una parola; nel caso suo questa qualità è apprezzata dalla Casa Editrice Aletti Editore la quale gli ha permesso di pubblicare questo suo secondo libro di narrativa definendolo una “fantasia maccheronica”. All’uopo la casa editrice Aletti lo ha fotografato tale;  questa nuova moderna fantasia dello scrittore siciliano ha un linguaggio in vernacolo molto estroso. Ha inventato una fiaba siciliana incentrata in un periodo e contesto storico che ha portato lo scrittore siciliano a mescolare la sua esperienza professionale con i racconti e i trascorsi dei suoi nonni.

Lo stesso Seguenzia  spiega il titolo dell’opera “Il Calendario Storico”;  essendo da oltre trent’anni un Ispettore della Guardia di Finanza, uno degli elementi rappresentativi del Corpo è appunto il Calendario Storico che ogni anno ha la sua diffusione nel periodo di dicembre come omaggio natalizio. Nella sua fantasia uno dei personaggi principali è, appunto, un sottufficiale del Corpo (il Maresciallo Seguino) il quale, nell’affrontare le vicissitudini vissute nel corso di alcune indagini delegate ha cercato di considerare l’elemento chiave delle medesime, proprio il calendario. Una cosa certa che p garantire il piacere di leggere questo libro sta nel fatto che, per il suo scopo utilizzato nel racconto, lo stesso ha un finale particolare. Per lo scrittore la sua Sicilia è la musa ispiratrice: con i suoi paesaggi, storpiati nel loro nome d’origine; il suo dialetto, che per l’autore dialetto non è, ma è una vera e propria lingua utilizzata dai personaggi nei loro dialoghi diretti. Un “parlare” goliardico che trascina il lettore a girare la pagina e continuare a leggere tutto d’un fiato senza interrompere la lettura. In questa fantasia l’attenzione maggiore è rivolta al concetto di “ricchezza”, intesa come valore e non come materialità delle cose. La migliore ricchezza – afferma Seguenzia – è nel dare e non nel ricevere. Se questo principio si incolla dentro di noi la nostra vita sarà stravolta positivamente e saremo da esempio per gli altri, che ancora credono il contrario. La libertà è l’autentica ricchezza che si realizza sugli eventi esterni a seguito della conseguenza di ciò che siamo e di come ci trasformiamo nel corso del tempo. La trama è ambientata negli anni ‘60, quando la realtà era ben diversa da oggi;   è il supporto per poter spiegare come la vita di quel periodo era molto più semplice e genuina a cospetto di quella attuale. Lo stesso autore afferma che: “quando scrivo le vicissitudini o le esperienze descritte, narro un misto tra il modo di essere di cinquant’anni fa e l’attuale vita quotidiana.” Il romanzo,  puramente di fantasia, è scritto in modo spumeggiante e, pagina dopo pagina, si crea un percorso che conduce a fantasticare con la realtà. La conclusione è un “finale aperto”, in cui il lettore è libero di esprimersi con la sua immaginazione. Il linguaggio è lineare e scorrevole. Uno stile “maccheronico”, che suscita allegria e spensieratezza, che non stanca mai, perché ricco di suggerimenti comunicativi. Un altro aspetto di questo romanzo consiste nel fatto che il racconto, le frasi e le descrizioni attingono ad una metrica esistenziale che, in alcuni casi, si allontana anche dalla grammatica, per accedere al mondo dei sentimenti che non sono raggiungibili con le regole della quotidianità. Ogni personaggio, nel suo modo di esprimersi, trasmette quell’immagine “patriarcale” dell’epoca ma, di contro, apprende che in fondo è sempre sé stesso: dedito alla famiglia, lavoratore terrano e professionista emergente. Come detto, nel romanzo lattenzione è rivolta al valore ed al significato in sé della parola ricchezza. Lui stesso pone un quesito: lo sappiamo che cos’è la ricchezza?

La ricchezza è un valore, se così si può definire, che ognuno di noi sogna di raggiungere anche attraverso azioni che non sono di sani principi morali. Oggi, la ricchezza è rappresentata con il dio denaro, che è il modo moderno in cui si manifesta. Quindi avere denaro è essenziale per definire una persona ricca. Il suo, però, è un patrimonio economico ma non morale. Il singolo individuo non vuole distribuire la propria ricchezza per gli altri ma la produce per i propri benefici; sì, è proprio così. In realtà bisogna liberare questa mentalità economica (l’essenza della ricchezza è il donare) libera dal misticismo collettivo. Questa considerazione rafforza l’idea che la ricchezza non si trova nella materialità delle cose, ma nella capacità di scoprirla e usarla; quindi possiamo chiederci se è possibile raggiungere gli stessi risultati (sicurezza, potere, libertà) indipendentemente dalla quantità di denaro posseduta. Io penso che ciò sia fattibile e quindi possibile. Il nostro stato interiore può essere modificato se ci impegniamo, con forza d’animo, in un percorso di cambiamento; un percorso che deve stabilizzare e risvegliare il nostro “io” interiore ed aprire le nostre azioni verso gli altri. La migliore ricchezza è nel dare e non nel ricevere. In sostanza bisogna ribaltare il nostro modo di ragionare: non è il conto corrente che ci rende felici, appagati e potenti; bensì, al contrario, è il manifestare lo stato interiore a far lievitare il nostro aspetto morale. Se questo principio si incolla dentro di noi, la nostra vita sarà stravolta positivamente e saremo da esempio per gli altri che  credono il contrario. La gente che tuttora pensa che i soldi rappresentino la ricchezza e quindi ragiona in questo modo, sta diventando sempre più povera. La libertà è l’autentica ricchezza che si realizza sugli eventi esterni a seguito della conseguenza di ciò che siamo e di come ci trasformiamo nel corso del tempo. Purtroppo comprendo che ciò è ancora lontano da immaginare, perché – in fondo – in ognuno di noi persistono due componenti che, ancora oggi, hanno creato una maschera: l’accidia e la cupidigia. Analizzando il concetto espresso dallo scrittore, si può sintetizzare che lo stesso  Seguenzia ama descrivere la sua Terra, fonte di grandi cantori e cantastorie. Il suo messaggio è rivolto soprattutto ai giovani siculi, ma anche a chi si trova per lavoro in Sicilia: vivere del profumo del loro mare, del calore della loro montagna, della melodia del loro dialetto, della loro antica arte e del valore delle loro tradizioni. Questa Terra ha una forza interiore che si permette di incoraggiare ogni giovane ad esternare ciò che prima viveva inconsciamente dentro se stesso. Per l’autore… le eventuali critiche? Ben vengano per una crescita personale e professionale, ma talvolta si ripropone una celeberrima parola che il Maestro Andrea Camilleri ripeteva sempre nelle sue opere, poi è diventata una delle sue parole preferite: “stracatafottersene”. In conclusione si può aggiungere che, ad oggi, l’autore siciliano Seguenzia  ha scritto alcuni libri di poesia quali “Megar…imando Hyblaea” (2020) e “Stille del mio silere” (2022) ed altri di narrativa quali “Io rivivo dal buio” (2021). Inoltre, talune poesie sono state inserite in varie opere letterarie internazionali, come “Luci Sparse”, “La Panchina dei Versi”, “Il Paese della Poesia”, “L’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei”, “Habere Artem”.

Altre poesie, invece, sono state lette e riprodotte sui canali virtuali dal Maestro Alessandro Quasimodo, figlio del poeta Salvatore premio Nobel nel 1959 per la letteratura;  dal Prof. Hafez Haidar, docente presso l’Università di Pavia nonché scrittore e traduttore libanese naturalizzato italiano. Accademico emerito, presidente di diversi comitati per i diritti umani, Cavaliere della Repubblica Italiana e direttore generale internazionale della Camerata dei Poeti di Firenze e candidato al Premio Nobel per la Pace 2017. Infine lo scrittore è stato già ospite televisivo nelle trasmissioni “Vox libri” e “Eccellenze Italiane”.