Caro direttore,
mi rivolgo a voi per esprimere la mia profonda preoccupazione riguardo alla presenza di spacciatori nei giardini di Italia 61 e di fronte al Koko Moda di Via Nizza 389. Mi dispiace constatare che queste aree pubbliche, che dovrebbero essere luoghi di svago e relax, siano diventati dei punti di incontro per individui che lucrano sulla vendita di sostanze stupefacenti.
In particolare, sono colpito dalla situazione che si è venuta a creare davanti al laghetto di Italia 61. Un luogo solitamente frequentato da famiglie e persone in cerca di tranquillità, ora è divenuto un triste spettacolo, dove gruppi di spacciatori si spostano liberamente causando disagio e paura tra i visitatori. La presenza di questi individui fa sì che i residenti e i frequentatori abbandonino i giardini, privandosi di un’opportunità di svago e divertimento.
La situazione non è migliore di fronte al Koko Moda di Via Nizza 389. In uno dei quartieri più vivaci e frequentati della città, assistere alla vendita di droga in piena luce del giorno è semplicemente inaccettabile. È umiliante che spacciatori si appropriino di spazi pubblici come se fossero loro proprietà, limitando la sensazione di sicurezza e tranquillità per i cittadini che di lì transitano.
Mi aspetto che le autorità competenti intervengano con decisione per contrastare queste situazioni. È necessario che vengano aumentati i controlli delle forze dell’ordine e che si attuino azioni mirate per risolvere efficacemente il problema della presenza di spacciatori. È inconcepibile che questo tipo di attività possa svolgersi impunemente nelle nostre città, intaccando la qualità della vita dei cittadini.
FATEVI UN GIRO ANCHE TRA ALCUNI LOCALI PRESENTI TRA EATALY E PIAZZA CARDUCCI.
Chiedo, altresì, che il giornale si faccia portavoce di questa problematica, sensibilizzando l’opinione pubblica su quanto accade nei giardini di Italia 61 e di fronte al Koko Moda di Via Nizza 389. È necessario che il problema sia affrontato in maniera concreta e che si sensibilizzino tutti gli attori coinvolti, compresi i residenti, affinché si possano mettere in atto strategie efficaci per porre fine a questa situazione.
Spero che le mie parole riecheggino nei corridoi delle istituzioni e che l’attenzione si rivolga nuovamente verso queste aree, per ripristinare la sicurezza e il benessere pubblico.
LETTERA FIRMATA
Appuntamento di quelli particolarmente attesi. Sarà il simpaticamente estroso Vittorio Sgarbi a chiudere alla “Reggia di Venaria”, nella “Cappella di Sant’Uberto”, giovedì 22 giugno (ore 21), con una lectio in cui il “Sottosegretario alla Cultura” seguirà la traccia del suo ultimo libro “Scoperte e rivelazioni” raccontando le opere d’arte “scoperte” nella sua carriera – in una sorta di avventurosa e magnifica caccia al tesoro – la giornata inaugurativa delle due mostre in programma per tutta l’estate alla “Reggia”, nell’ambito della XXIV edizione del Festival “La Milanesiana”, ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, seguendo per questa edizione il tema “Ritorni” ispirato dallo scrittore nigeriano Ben Okri.
emblematiche realizzate dall’artista torinese (nel suo “studio d’artista” alle spalle della Gran Madre, disegnato dall’architetto Andrea Bruno) dagli anni Sessanta ad oggi. Opere in cui potrà perfettamente leggersi “il percorso straordinario del maestro torinese approdato all’età dell’oro con instancabile spirito sperimentale e di avanguardia”. Un viaggio fantastico, fra grafica scultura e pittura, fra sogni fantasie e voli dell’anima, in compagnia dei suoi “logogrifi” (Primo Premio per la “Grafica” alla “XXXIII Biennale di Venezia”, 1966), poi diventati “metallogrifi” e “saccogrifi”, per arrivare ai celeberrimi “flani” fino agli ultimi “Dinosauri”, ancora disegnati poco prima della scomparsa.
attraverso l’uso di tecniche innovative. “Jo Endoro – Sottolinea Vittorio Sgarbi – si esercita in pittura e scultura con l’intenzione di rigenerare teste e torsi antichi, rielaborando le immagini classiche su superfici logorate, nel caso delle pitture, o con articolazioni dell’avambraccio e della mano compressi in parallelepipedi che ne accentuano il valore iconico, nel caso delle sculture. Endoro sa che la dimensione monumentale è preclusa al nostro tempo. La storia degli uomini e della loro immagine sembra conclusa, e noi costretti ad agitarci nel vuoto di un dopo storia”. Ed Elisabetta Sgarbi: “Erede di una grande tradizione di scultori del marmo, Jo Endoro non smette di cercare di rinnovarla. E nella cornice dei giardini della Venaria, le sue opere si segnaleranno per una elegante distonia”. Maschere “strozzate” di umane emozioni. Dalla tristezza alla felicità, alla rabbia, al disgusto, alla paura e alla sorpresa.
