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La statunitense Karen Russell è la vincitrice del Premio Lattes Grinzane

Con il suo romanzo I donatori di sonno (Edizioni Sur, traduzione di Martina Testa), la statunitense Karen Russell è la vincitrice della XIII edizione del Premio Lattes Grinzane, il riconoscimento internazionale intitolato a Mario Lattes e promosso dalla Fondazione Bottari Lattes, che anche quest’anno ha visto concorrere insieme i migliori libri di narrativa italiana e straniera pubblicati nell’ultimo anno.

La cerimonia di premiazione, condotta da Alessandro Mari, si è svolta sabato 14 ottobre 2023 al Teatro Sociale Busca di Alba (CN). A determinare la vittoria di Russell sono stati i voti di 400 studentesse e studenti di 25 giurie scolastiche delle scuole superiori in tutta Italia, più una di Parigi.

Si legge come motivazione della Giuria Tecnica del Premio, che aveva selezionato I donatori di sonno tra i finalisti: «La qualità di certe storie del terrore si può misurare con la quantità di sonno che sottrae, per l’eccitazione che non fa chiudere occhio. Poi si cede, altrimenti il corpo collassa. Come ne I donatori di sonno, dove Karen Russell trasforma l’insonnia stessa in un incubo di massa: la misteriosa epidemia che impedisce di dormire fiacca la mente e il corpo fino alla morte. È l’apocalisse, bianca. Ci sono alcuni donatori, che con il loro sonno idratano le menti dei malati, ma rischiano di infettarli con gli incubi. Il genere umano rischia l’estinzione. L’unica speranza sono i bambini, il sonno purissimo. A scoprirlo è la voce narrante del romanzo, che ha perso la sorella, tra le prime vittime della pandemia: la sua storia è una ferita pulsante, perché la usa per convince i più riluttanti a donare, come il padre di una bambina prodigiosa. Così la distopia diventa riflessione sul senso del dono, il sacrificio per la salvezza, il potere delle storie. E il romanzo, uscito negli Usa nel 2014, non si riduce a profezia del Covid, ma re-invenzione del mito di Morfeo-Hypnos. Con uno stile essenziale, tra guizzi psicologici e colpi d’ala dell’immaginazione, Russell ci ricorda che certi traumi non si superano, ma possono venire trasformati in storie che danno senso al dolore e alla paura di tutti. E la letteratura è far proprio, incubare, ciò che è stato sognato da altri».

Domani Karen Russell terrà una masterclass alla Scuola Holdendi Torino, con la quale da quest’anno il Premio Lattes Grinzane ha avviato una nuova collaborazione preceduta da una lezione introduttiva a cura di Loredana Lipperini. Al centro, il tema della letteratura di genere secondo l’autrice, con un approfondimento sul suo metodo di lavoro. Informazioni sul sito scuolaholden.it

Jonathan Safran Foer, pubblicato in Italia da Guanda, è il vincitore del Premio Speciale Lattes Grinzane, attribuito ogni anno a un’autrice o a un autore internazionale di fama riconosciuta a livello mondiale che nel corso del tempo abbia raccolto un condiviso apprezzamento di critica e di pubblico. Durante la cerimonia, secondo la tradizione, lo scrittore ha tenuto una lectio magistralis dal titolo Cuori di macchina, tradotta in italiano da Irene Abigail Piccinini, incentrata sul rapporto tra il valore del tempo e la società tecnologica in cui viviamo: «Cambierà tutto» è ciò di cui si vanta qualunque novità tecnologica di rilievo. Ma questo cambiamento ha una direzione, e come facciamo a sapere per certo che si tratti di una direzione positiva? È un progresso?   

È possibile rivedere l’intera cerimonia sulla pagina Facebook e sul sito della Fondazione Bottari Lattes.

Nel corso della cerimonia, come stabilito lo scorso aprile dalla Giuria Tecnica in accordo con la casa editrice Bompiani, è stato reso pubblicamente omaggio ad Hanif Kureishi. “Grande scrittore contemporaneo che, colpito da un malore durante lo scorso Natale, ha subito una lesione spinale perdendo l’uso degli arti e che, nonostante la gravissima condizione, ha continuato a servire e onorare la scrittura dettando i suoi tweet e, subito dopo, una newsletter che raccoglie i suoi testi, dove racconta di ‘scrivere con una voce più libera le parole che in qualche modo si erano bloccate o inceppate’. Un segnale di grande speranza e coraggio nei confronti della letteratura, e della vita”.

Nell’ambito del progetto, sono state inviate alcune opere dell’autore ai ragazzi delle scuole superiori che compongono le Giurie Scolastiche.

Gli altri finalisti di questa edizione sono stati Una notte di Giosuè Calaciura (Sellerio), Melancolia di Mircea Cărtărescu (La Nave di Teseo, traduzione di Bruno Mazzoni), Avere tutto di Marco Missiroli (Einaudi) e Stupore di Zeruya Shalev (Feltrinelli, traduzione di Elena Loewenthal).

I cinque romanzi finalisti, così come il Premio Speciale, sono stati selezionati dalla Giuria Tecnica, composta da otto membri tra docenti, giornalisti, critici e scrittori. Successivamente ai 400 studenti e studentesse che compongono le Giurie Scolastiche è stato affidato il compito di leggere, giudicare e individuare il vincitore di quest’anno. I giovani coinvolti provengono da tutta Italia, da Aosta a Messina, da Volterra a Salerno, fino a Parigi, per un totale di 25 scuole partecipanti. Nella mattinata di oggi, i finalisti hanno incontrato gli studenti e le studentesse delle scuole in giuria al Castello di Grinzane Cavour.

Bio premiati

Jonathan Safran Foer è nato a Washington nel 1977 e vive a New York. Ha esordito a venticinque anni con Ogni cosa è illuminata (2002), bestseller internazionale e vincitore del National Jewish Book Award e del Guardian First Book Award; ugualmente fortunato il secondo romanzo, Molto forte, incredibilmente vicino (2005). Da entrambi i romanzi sono stati tratti film di successo. Nel 2010 è uscito il suo saggio-reportage Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?, mentre l’ultimo romanzo, Eccomi, del 2016, è stato scelto come miglior libro dell’anno dalla giuria della Lettura – Corriere della Sera. Nel 2019 è uscito il saggio Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Tutti i suoi libri sono pubblicati in Italia da Guanda.

Karen Russell (Miami, 1981) ha pubblicato tre raccolte di racconti (di cui in Italia sono uscite per Elliot Un vampiro tra i limoni e Il collegio di Santa Lucia per giovinette allevate dai lupi), ed è stata finalista al Premio Pulitzer con il romanzo Swamplandia! (Elliot, 2011). Ha ricevuto le due più importanti borse di studio americane per le arti, quella della MacArthur e della Guggenheim Foundation.

 

Le giurie

I cinque romanzi finalisti e il vincitore del Premio Speciale sono stati scelti dalla Giuria Tecnica: presidente Loredana Lipperini (scrittrice, giornalista, conduttrice radiofonica), Marco Balzano (scrittore, poeta, italianista), Valter Boggione (docente di Letteratura italiana all’Università di Torino), Anna Dolfi (docente di Letteratura italiana nelle Università degli Studi di Trento e Firenze), Paola Italia (docente di Filologia della Letteratura Italiana all’Università di Bologna), Alessandro Mari (scrittore, editor), Luca Mastrantonio (giornalista, critico letterario) e Bruno Ventavoli (giornalista, critico letterario).

Le 25 scuole che costituiscono le Giurie Scolastiche 2023 sono: Liceo Classico Statale “G. Govone” di Alba (Cn), Licei “Giolitti-Gandino” di Bra (Cn), Istituto di Istruzione Superiore “Baruffi” di Ceva (Cn), Liceo Classico “Alfieri” di Torino, Istituto di Istruzione Superiore “Amaldi -Sraffa” di Orbassano (To), Liceo Scientifico “G.P. Viesseux” di Imperia, Istituzione Scolastica di Istruzione Liceale, Tecnica e Professionale di Verrès (Ao), Liceo Classico “E. Cairoli” di Varese, Liceo delle Scienze Umane e Artistico “Giovanni Pascoli” di Bolzano, Liceo Ginnasio Statale “A. Canova” di Treviso, Liceo Scientifico “Michelangelo Grigoletti” di Pordenone, Liceo Statale “Volta-Fellini” di Riccione, Istituto

Tecnico Statale Commerciale e per Geometri “F. Niccolini” di Volterra, Convitto Nazionale “Principe di Napoli” di Assisi, Liceo Classico Linguistico “Giacomo Leopardi” di Macerata, Liceo Ginnasio Statale “Virgilio” di Roma, Convitto Nazionale “Melchiorre Delfico” di Teramo, Liceo Artistico “Sabatini-Menna” di Salerno, Liceo Statale “G. M. Galanti” di Campobasso, Liceo Classico Statale “Quinto Orazio Flacco” di Potenza, Liceo Classico “V. Lanza” di Foggia, Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria, Istituto di Istruzione Superiore “La Farina-Basile” di Messina, Liceo Scientifico “Pacinotti” di Cagliari, Istituto Italiano Statale Comprensivo “Leonardo Da Vinci” di Parigi.

Volontari “soccorrono” le fioriere di via Stradella

Le fioriere e le aiuole di via Stradella, all’altezza di largo Giachino, avevano bisogno di qualcuno che se ne prendesse cura. In loro soccorso sono arrivati dei volontari pieni di determinazione e che non si lasciano scoraggiare facilmente.  “Noi siamo pronti a supportarli e non vediamo l’ora di vedere i fiori sbocciare!”, scrive sui social Torino Spazio Pubblico.

Facebook: #torinospaziopubblico #volontariato #volontari #cittadinanzaattiva #torino #verdepubblico #stradella

Corteo pro-Palestina a Torino, partecipano i centri sociali

“La Palestina vive, la Resistenza vive”: questo lo striscione in testa al corteo partito oggi pomeriggio da piazza Crispi a Torino organizzato dall’associazione Palestinesi in Italia, da Progetto Palestina e da Bds Torino. Centinaia di partecipanti, alcuni con bandiera palestinese, hanno raggiunto Porta Palazzo, corso Regina Margherita, corso San Maurizio,  via Po e piazza Vittorio. Presenti anche i centri sociali, assenti naturalmente le attestazioni di solidarietà per  le vittime israeliane trucidate nel massacro terroristico di Hamas.

Chiude LiberAzioni Festival

Termina domenica 15 ottobre, la quarta edizione di LiberAzioni Festival. Alle ore 20.45, la Sala Poli del Centro Studi Sereno Regis di Torino ospiterà la proiezione del secondo blocco di cortometraggi in gara per il concorso cinematografico, fra cui diverse prime nazionali.

Ubriaco tenta di strozzare in strada ragazza 16enne

La ragazzina è stata insultata, poi l’uomo ha tentato di strozzarla. Lui un ventenne egiziano, lei una liceale sedicenne, residente a Vercelli, che stava camminando a Novara tra via dei Mille e corso della Vittoria. La giovane  ha tentato di ribellarsi all’aggressore: lo ha spintonato, lo ha graffiato cercando di divincolarsi fino a cadere all’indietro. Lei è stata soccorsa dal 118 e l’egiziano è stato arrestato dalla polizia municipale.
NOTIZIE DAL PIEMONTE

Giachino: i Trasporti si battano per infrastrutture e industria

Il mondo dei trasporti deve battersi di più per le Infrastrutture ma anche per la difesa dell’industria a partire dal settore Auto.

Ieri partecipando al 60* anniversario della FAI torinese, una delle associazioni più importanti del settore , ho avuto il piacere di reincontrare i due dirigenti nazionali storici di questa Associazione, Paolo UGGÈ e Pasquale RUSSO. Oltre a ricordare la importanza del lavoro svolto insieme quando fui al governo, quando istituii il Fondo di garanzia al credito del settore , unico a non averlo, quando ridussi il costo dell’Inail e feci approvare la Legge 127/2010 nella quale c’erano due norme importantissime come il pagamento entro 60 giorni è il pagamento dei tempi di attesa al carico e allo scarico , ho sollecitato la FAI a battersi di più e per tempo a favore delle infrastrutture di trasporto e a battersi per la difesa del settore auto e dell’industria in generale. Ho ricordato a Uggè e Russo che per la TAV fui io ad organizzare insieme alle Madamin la più grande Manifestazione di piazza a favore di una infrastruttura di trasporto.
L’industria rappresenta almeno la metà della domanda di trasporto.
La diminuzione della produzione di auto a Torino oltre al calo economico della Città che denunciai per primo nel 2009 ha portato alla riduzione del lavoro per i trasportatori con la diminuzione delle imprese e del fatturato. Mentre in altri settori a partire dalla logistica il fatturato è cresciuto così come il lavoro. La azienda genovese che amministro da 8 anni ha quasi raddoppiato il fatturato.
Ecco perché insieme all’on.le Comba, membro della Commissione Industria della Camera, abbiamo spiegato a Uggè e Russo quanto sia importante sostenere il Piano Urso sul settore auto che punta a riportare a 1 milione le auto prodotte nel nostro Paese , il doppio di quelle prodotte nello scorso anno, con conseguente raddoppio dei volumi di trasporto.
Mino GIACHINO 
Responsabile piemontese trasporti e logistica FDI

Amalia, una grande donna di inizio ‘900. Origini, passioni e delusioni

 

L’amicizia con Gozzano, iniziata nella Società della Cultura, fece molto scalpore tra i contemporanei. Amalia, molto sensibile, raffinata ed elegante, incarnava il modello di donna colta e sofisticata secondo la moda parigina dell’epoca. Durante i mesi del loro breve rapporto, lui scelse la libertà personale e la solitudine come sostituti dell’amore man mano che la salute gli veniva a mancare, contrastando i desideri di Amalia. La poetessa riuscì ad avere con Gozzano una amicizia letteraria e, nonostante fosse ispirata da motivi anche scabrosi, fu apprezzata mantenendo con lui una buona corrispondenza.
I due scrittori non erano certo a conoscenza delle loro comuni origini della Valstrona. Il poeta discendeva da un esponente emigrato ad Agliè da Luzzogno alla fine del XVI° secolo; Amalia discendeva da una famiglia di artigiani originaria di Sambughetto della stessa Valstrona ed era sicuramente a conoscenza della storia dei suoi nonni. La sua origine è stata tratta dall’archivio parrocchiale di Sambughetto emersa grazie alle ricerche di Giuseppe Femia. Il trisavolo Giacomo Antonio e la moglie Antonia Maria Vittoni erano i capostipiti. Il bisnonno Pietro, ottavo dei nove figli di Giacomo, passato a Cravanzana nelle Langhe, si trasferì a Torino nel 1851 ed abitò nella centralissima via Cappel Verde nella zona di piazza San Giovanni. Fu inventore della famosa borraccia in legno per il Regio Esercito. Pietro, con il fratello primogenito Nicola e Giovanni Beltrami, un tornitore di Casale Corte Cerro, si erano presentati all’accademia delle scienze di Torino nel 1826 per ottenere un brevetto sostenendo di essere riusciti a far muovere un carro definito volante composto da leve meccaniche e ruote dentate, sostituendo così la forza animale. Tentativo fallito.
 Il dottor Ernesto, originario di un’altra famiglia Guglielminetti, fu l’inventore dell’attuale asfalto stradale. Rimasta orfana del padre a soli cinque anni, Amalia fu accolta con la mamma Felicita Avezzato e i fratelli Ernesto, Emma ed Erminia nella casa dei nonni Lorenzo (terzogenito dei sei figli di Pietro) e Monnalisa Monza. Sui Guglielminetti è utile consultare quanto pubblicato da Maria Chiara Acciarini, moglie di Marziano (figlio di Giovanni Amabile, quartogenito di Pietro) professore di storia e letteratura italiana, direttore del centro studi Gozzano dell’università di Torino e prefatore del manoscritto “La via del rifugio” di Gozzano, in contatto con il poeta monferrino Piero Ravasenga di Borgo San Martino. La signorina Amalia, cugina di Marziano, furba, ammaliatrice, emancipata e seducente ma molto lontano dalla mediocrità femminista, si oppose fermamente di stare all’ombra di un solo uomo padrone assoluto.
L’amica Lyda Borelli, regina del cinema muto, interpretò alcune scene tratte da una pubblicazione provocante di Amalia, mandando in visibilio il salotto “Donna di Torino”. Il giornalista ebreo Pittigrilli, di dodici anni più giovane di lei, brillante torinese legato alla polizia fascista e collaboratore letterario rifiutato da Giorgio Almirante, fu un amante turbolento di Amalia, vicenda giudiziaria di pubblico dominio. Di questa sua avventura, Gozzano scrisse: “Ecco una delle sue solite crisi di bontà, meglio rimanesse perfida”. Lasciò come da testamento il patrimonio allo Stato, poi rinunciato dalla Finanza, vincolandolo a due condizioni, l’istituzione di un premio annuale di poesia classica a lei intitolato e l’erezione del suo monumento funebre a forma di piramide egizia. Amalia non voleva riposare per terra ma in alto e la piramide doveva misurare cinque metri sia alla base che in altezza.
Scelta non causale, dato che il numero cinque simboleggia esotericamente la volontà, l’intelligenza, l’individualità, la genialità e l’ispirazione. L’ultima casa in via San Donato, dove iniziò la fortuna economica dei genitori, fu ereditata dai fratelli mentre la sua ultima residenza fu l’albergo Principi di Piemonte. Amalia, graffiante e spigliata, non era certo la signorina Felicita ovvero la ricerca della felicità, immobile come le bambole di ceramica o nelle vesti campagnole di un tempo. La sua immagine di poetessa fu deteriorata, dimenticata e nessuna delle sue volontà fu rispettata. Non ebbe miglior fortuna nell’amore, anche se sicuramente fece il possibile per piacere ai suoi amanti, ricchi di opposti entusiasmi. Ma D’Annunzio l’aveva ben valorizzata, definendola “L’unica poetessa che oggi abbia l’Italia”. Anche la città di Torino non la dimenticò, intitolandole una via nel quartiere di Santa Rita.
Armano Luigi Gozzano

Un robot al servizio dei pazienti oncologici ed ematologici all’ospedale Mauriziano di Torino

All’ospedale Mauriziano di Torino la robotica, dopo aver rivoluzionato l’ambito della logistica dei medicinali, approda in Oncologia. Un sistema automatizzato di nuova generazione, integrato con il Sistema Informativo Clinico, che, grazie all’ausilio di braccia antropomorfe, è in grado di dosare perfettamente la quantità di farmaci oncologici necessari alle esigenze di ogni singolo paziente, preparando in sicurezza ed autonomia le chemioterapie. Si tratta dell’ultima tecnologia introdotta in Azienda, installata presso l’Unità Farmaci Antiblastici (UFA) della Farmacia ospedaliera (diretta dalla dottoressa Annalisa Gasco), dove vengono preparate più di 25.000 terapie oncologiche all’anno. Questo progetto ha un valore economico complessivo di circa 500mila euro.
Il professor Massimo Di Maio, del Dipartimento di Oncologia dell’Università degli studi di Torino, dichiara: “Nei sette anni trascorsi come Direttore della Oncologia Medica universitaria del Mauriziano, ho visto un’importante crescita nella quantità e nella qualità dell’attività clinica dedicata ai pazienti oncologici seguiti al Mauriziano. Le nuove terapie stanno modificando in modo significativo le prospettive dei pazienti affetti da tumore, ma il processo di “allestimento” che ne consente la somministrazione rimane un momento delicatissimo nel percorso di cura dei malati. La preparazione delle terapie oncologiche è personalizzata per singolo paziente ed è un procedimento complesso, che richiede personale specializzato, tempo e soprattutto precisione, poichè è fondamentale che ogni paziente riceva la giusta combinazione di farmaci al giusto dosaggio. I farmaci oncologici sono caratterizzati da una finestra terapeutica ristretta, al di sotto della quale la terapia rimane inefficace causando la progressione della malattia, mentre al di sopra si manifestano effetti tossici molto pericolosi. Gli eventuali errori di dosaggio potrebbero avere conseguenze gravi per il paziente. L’automazione del processo di preparazione delle terapie garantisce accuratezza e precisione ed inoltre permette di efficientare il processo di allestimento delle chemioterapie. Questo è particolarmente importante considerando il crescente numero di pazienti che necessitano di questi trattamenti e che afferiscono ogni giorno al nostro Day-Hospital”.

“I vantaggi di questa tecnologia sono davvero molti e si apprezzano quanto più alti sono i numeri delle terapie preparate” afferma la dottoressa Annalisa Gasco, Direttore della Farmacia Ospedaliera, presso i cui Laboratori è stato installato il nuovo robot. “Prima dell’arrivo di questa tecnologia tutte le terapie oncologiche richieste quotidianamente dai nostri oncologi erano allestite manualmente: selezione dei farmaci, misurazione delle dosi e dei volumi di prelievo, miscelazione delle soluzioni, etichettatura delle terapie ai fini della tracciabilità… attività di grande precisione, complesse, ripetitive ed alla lunga usuranti, condotte in ambienti sterili, secondo procedure stringenti e rotazioni periodiche del personale per mantenere la concentrazione ed evitare gli errori. La presenza del robot, precisissimo e molto veloce, consente a tutti gli operatori sanitari di concentrarsi maggiormente sull’assistenza ai pazienti e di dedicarsi ad attività altrettanto complesse e di valore”.

“L’Azienda – prosegue il dottor Maurizio Dall’Acqua (Direttore generale dell’A.O. Ordine Mauriziano di Torino) – con questa nuova tecnologia affidata all’esperienza dei nostri farmacisti ospedalieri ha voluto prima di tutto investire in più sicurezza, per i propri pazienti e per gli operatori che manipolano farmaci citotossici, ma il complessivo efficientamento del processo di allestimento delle terapie oncologiche ha consentito di ridurre i tempi di attesa in sala d’aspetto ed ha avuto senza dubbio un impatto positivo sull’organizzazione delle strutture che collaborano alla cura del paziente oncologico e sulla qualità degli ambienti di lavoro e di cura. Certamente si è anche voluto porre la massima attenzione alla sostenibilità dell’investimento: stiamo monitorando le conseguenze economiche derivanti da una riduzione del numero di operatori dedicati al processo, dall’ottimizzazione dei residui dei farmaci e dispositivi utilizzati, da una migliore gestione dei rifiuti in condizioni di aumentata sicurezza. Stiamo lavorando per massimizzare il profilo costo beneficio di questa nuova tecnologia ed ampliare il più possibile la coorte di pazienti che potrà trarre vantaggio da questa importante innovazione tecnologica”.

Autolavaggio irregolare sversava acqua sporca nella Dora

Martedí mattina gli agenti del Reparto di Polizia Commerciale della Polizia Locale hanno posto sotto sequestro amministrativo un autolavaggio Self Service ubicato in corso Svizzera che svolgeva l’attività in assenza della Scia sanitaria.

I tecnici di ARPA, intervenuti sul posto su richiesta dei ‘civich’, hanno effettuato accurati controlli sugli scarichi delle acque di lavaggio e hanno accertato che, oltre a non essere in possesso delle autorizzazioni ambientali per lo scarico delle acque reflue ambientali, l’autolavaggio sversava le acque prodotte dal lavaggio dei veicoli direttamente nel vicino fiume Dora Riparia, motivo per cui il titolare dell’attività è stato sottoposto a indagini. (e.b.)

Il cubo gastronomico torinese e le sue facce

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ITINERARI E SORPRESE TORINESI

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Lunghe code ogni mattina in piazza Carignano, una delle piazze più maestose di Torino, cinquanta sessanta persone in attesa, non solo per il ben noto museo del risorgimento, ma anche dal lato opposto, davanti al bar “Farmacia del Cambio” per il Cube Croissant. Una specialità nata all’estero, ma reinventata divinamente dallo chef del Cambio Matteo Baronetto.
Del Cubo chiamato anche  Kubik, ne vengono sfornati giornalmente 150-200 pezzi, ciò nonostante anche i torinesi più fedeli dicono di averlo sempre dovuto prenotare almeno un mese prima perché se no è quasi impossibile riuscire ad accaparrarsene uno. Questo ed il fatto che sia diventato virale su social come Tik Tok o Instagram lo rende ancora più desiderabile.
Il Cubo torinese nasce nel 2019 quando Matteo Baronetto nonostante la varietà delle sue paste,  non soddisfatto, decise di creare qualcosa di nuovo. Prese degli stampi quadrati per tortini salati e ci mise all’interno l’impasto per le brioches, una volta cotto si rese conto della croccantezza fuori e morbidezza all’esterno, caratteristiche uniche per un croissant. Decise così di farcirlo con una crema molto particolare, con bacche di vaniglia pure. Il cube croissant è davvero qualcosa di molto particolare, l’impasto esterno più dolce e croccante ricorda le brioches francesi di alta pasticceria, all’interno la fragranza dell’impasto diventa la nota di punta, a completare un cuore di fresca crema pasticciera che profuma di vaniglia e lo rende unico.
Il Cubo diventa uno dei simboli di Torino ricordando infatti i san pietrini presenti sulla pavimentazione del centro Città.
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L’ORIGINE DEL CUBE CROISSANT
L’origine del Cubo è incerta, si dice che potrebbe essere nato in Svezia dallo chef Bedros Kabranian, quest’ultimo lo chiamò Crube (ovvero cubo) croissant e riferì di numerosi tentativi prima di riuscire a fare un poligono perfetto la sfoglia infatti nel forno raddoppia le sue dimensioni e spesso non è uniforme da tutti i lati. Tutto ciò finché non ebbe l’intuizione di prendere degli stampi completamente sigillati e riempirli solo all’85% così che potessero lievitare e non perdere la forma.
Altra possibilità è che potrebbe averlo creato il pasticcere francese Cedric Grolet che iniziò a creare torte a somiglianza del cubo di Rubik, vere opere d’arte molto in voga anche nei matrimoni, si dice però che per due piccole paste si arrivi oggi fino a 40 Euro.
Esistono in giro per l’Italia anche altre versioni molto simili al cubo torinese, come ad esempio il Cubo Maritozzo ripieno di panna di Fabrizio Fiorani, noto pasticcere romano. A Milano il Kubo della pasticceria Clea ripieno con una fragorosa crema pasticciera e caramello salato. Ne esistono di vari gusti e sono di dimensione ridotta rispetto al Cubo torinese.
Anche in molte pasticcerie dell’estero troviamo questa specialità, come a Londra, dove vi è il “Cube Croissant” di Le Deli Robouchon al cioccolato e di varie misure.
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PERCHÉ  SIAMO ATTRATTI DALLE NOVITA’
I social hanno reso queste nuove brioches famose in tutto il mondo, il gusto è molto simile a quelle classiche di alta pasticceria, eppure siamo tutti attratti dalle novità soprattutto quando in tanti ne parlano. Questo perché quando vediamo e sentiamo continuamente parlare di qualcosa tendiamo a uniformarci con il pensiero comune e a pensare “se l’hanno provato loro devo assolutamente provarlo anche io”. Moltissimi giovani confermano che volevano fortemente provare il Cubo perché va di moda e per poter postare anche loro la foto e diventare così di tendenza. Quando qualcosa è di moda tendiamo a volerlo anche noi, sicuramente il trend del Cubo è molto valorizzante per la città di Torino e data la location, la qualità degli ingredienti e l’indiscussa bontà, lascia a chi lo assaggia un ricordo indelebile e la pubblicità lo ha sicuramente reso ancor più noto.
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I TORINESI FANNO COLAZIONE CON IL CUBO?
Da numerose interviste ai cittadini torinesi emerge che il Cubo spesso viene preso anche come merenda accompagnato da un tè caldo, perché molte persone con la frenesia del mattino tendono a non fare colazione, il nutrizionista torinese Davide Garetto ci conferma questa mancanza. Secondo il Dott. Garetto “fare colazione è fondamentale non solo per attivarci metaforicamente e per fornirci la giusta energia per affrontare la giorntata, ma ci permette di arrivare ai pasti principali non troppo afffamati, evitando quindi di cadere nell’errore di consumare pranzi abbondanti e nutrizionalmente sbilanciati”. Secondo il nutrizionista il Cubo e brioches similari possono essere adatti alla colazione una volta alla settimana.
Emerge inoltre che i torinesi, ma non solo, difficilmente vanno al bar a far colazione da soli, questo perché inconsciamente o per abitudine noi vediamo luoghi quali il ristorante o il bar come luoghi di convivialità, di svago con amici, ci andiamo in compagnia per una pausa o un pranzo di lavoro o come riferimento per un incontro e se proprio siamo soli ci andiamo per un fugace caffè al banco, raramente per puro piacere di concedersi un momento riservato e speciale.
Sicuramente sedersi in una magnifica location qual’è piazza Carignano,  gustandosi il Cubo e bevendo un buon cappuccino potrebbe essere una speciale coccola personale da non sottovalutare, perché tutti abbiamo bisogno di amarci un po’ di più.
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Noemi Gariano