È morto in ospedale il piccolo di due anni che era caduto nella piscina di casa in una frazione di Asti, lo scorso lunedì. Era già in gravi condizioni quando è stato trasferito al Regina Margherita di Torino. Il bambino non ha mai ripreso conoscenza. I genitori hanno dato il parere positivo per la donazione degli organi.
Calciomercato: Vlasic al Toro!
Un graditissimo ritorno:
Il Torino ha acquistato,a titolo definitivo,Vlasic trequartista e nazionale croato.È sempre stata la prima scelta del tecnico granata Juric.Costo dell’operazione 12,7 milioni di euro.
L’anno scorso il già,ed ora nuovamente,giocatore granata ha totalizzato 37 presenze tra campionato e Coppa Italia mettendo a segno 5 reti ed 8 assist vincenti per i compagni di squadra
Nulla di nuovo in casa bianconera.Mercato in entrata bloccato in attesa di uscite importanti dalla rosa bianconera.
Il neo direttore sportivo Giuntoli sta procedendo,in comune accordo col tecnico bianconero Allegri,per cedere Vlahovic al Chelsea in cambio di Lukaku e 35 milioni di euro.L’affare è in dirittura d’arrivo.
Enzo Grassano
Luigi Tenco, poeta fragile e incompreso
E’ una data triste, maledetta quella di venerdì 27 gennaio 1967.
Nello stesso giorno in cui, duecentoundici anni prima ( era il 1756) nasceva a Salisburgo il genio irregolare della musica Wolfgang Amadeus Mozart e nel 1901, agli albori del “secolo breve”, nella stanza numero 105 del Grand Hotel et de Milan nel cuore del capoluogo meneghino spirava dopo sei giorni d’agonia a causa di un ictus il Maestro Giuseppe Verdi, la musica conosceva uno dei suoi giorni più tristi. Nella camera 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo, Luigi Tenco si suicidò dopo esser stato eliminato dalla diciassettesima edizione dell’omonimo Festival , alla quale concorreva in coppia con Dalida, con la canzone Ciao amore ciao. Il brano fu escluso dalla finale dalla commissione di ripescaggio che preferì alla canzone di Tenco e Dalida La rivoluzione ,interpretata da Gianni Pettenati e Gene Pitney. Luigi Tenco visse quel verdetto come una profonda ingiustizia, una ferita tremenda che lo gettò nella disperazione più nera. Mise fine alla sua vita con un colpo di pistola, lasciando un duro e disperato messaggio d’accusa: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”. Tenco non aveva nemmeno ventinove anni, essendo nato il 21 marzo del 1938 a Cassine, tra le colline alessandrine alla sinistra del basso corso della Bormida. Considerato dai critici tra i più grandi cantautori italiani, esordì a vent’anni nel mondo della canzone, prendendo parte a diversi gruppi musicali. Con Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli e Umberto Bindi diventò uno degli esponenti della cosiddetta “scuola genovese”, un gruppo di artisti impegnati nella canzone d’autore che rinnovò profondamente la musica leggera italiana. Luigi Tenco era un cantautore di talento e dalla personalità inquieta, introversa, decisamente crepuscolare. Al suo primo 45 giri (I miei giorni perduti) del 1961 seguirono altri brani molto apprezzati, come Mi sono innamorato di te, Un giorno dopo l’altro (sigla di coda della serie TV Il commissario Maigret, interpretato da Gino Cervi), Lontano, lontano e Vedrai vedrai. Nel 1972, cinque anni dopo la sua morte, l’infaticabile Amilcare Rambaldi, costituì a Sanremo il Club che porta tuttora il nome del cantante, con lo scopo di riunire tutti coloro che si propongono di valorizzare la canzone d’autore. In sua memoria, ormai dal 1974, il Teatro Ariston di Sanremo ospita il Premio Tenco, manifestazione a cui hanno partecipato i più grandi cantautori degli ultimi decenni. A noi, oltre mezzo secolo dopo, cosa resta? Restano la sua poesia, le sue canzoni, la sua aria imbronciata e triste. E le parole della sua ultima canzone: “La solita strada, bianca come il sale;il grano da crescere, i campi da arare. Guardare ogni giorno , se piove o c’e’ il sole, per saper se domani si vive o si muore, e un bel giorno dire basta e andare via. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao”. Ciao, Luigi.
Marco Travaglini
Sanità, Ruffino (Az): “Tagli al Piemonte”
Dichiarazione dell’on. Daniela Ruffino (Azione):
Il governo Meloni va avanti con sovrana indifferenza e continua a smobilitare la sanità pubblica. Al pari di altre Regioni, il Piemonte subirà un taglio di 400 milioni nei trasferimenti previsti dal Fondo sanitario nazionale. Azione insiste dal primo giorno di insediamento del governo di destra a richiamare l’attenzione della presidente Meloni sullo stato di intollerabile sottofinanziamento di un settore cruciale perché uno Stato possa ancora dirsi solidale e sociale. Il governo si assume una grave responsabilità verso quei milioni di italiani costretti a mesi di attesa per ricevere terapie salvavita o fare accertamenti diagnostici.
TRANSIZIONE ENERGETICA
IL GRUPPO DI LAVORO CONGIUNTO GREEN DISTRICT HEATING (GDH),
PRIMO CENTRO ITALIANO DI SVILUPPO PER LA DECARBONIZZAZIONE
DELLE RETI DI TELERISCALDAMENTO
- La multiutility, leader italiano nel teleriscaldamento, e l’ateneo torinese hanno dato il via a un gruppo di lavoro congiunto, per accelerare il processo di decarbonizzazione del teleriscaldamento.
- Previsto un investimento da parte di Iren pari a oltre 1 milione di euro per i primi due anni destinati all’iniziativa
- Il progetto rappresenta una best practice inedita nella collaborazione tra imprese e università, con l’obiettivo di sviluppare in sinergia nuove tecnologie e modelli di business a favore della transizione ecologica
Torino, agosto 2023 – Con l’obiettivo di individuare le modalità e le tecnologie necessarie per la transizione energetica della rete metropolitana di teleriscaldamento di Torino, il Gruppo Iren e il Politecnico di Torino hanno avviato Green District Heating (GDH), un nuovo gruppo di lavoro che, mettendo a fattor comune competenze ingegneristiche, tecniche e gestionali, lavorerà per sviluppare nuove soluzioni tecnologiche e modelli di business per rendere possibile la decarbonizzazione di questo importante asset industriale.
Il progetto si inserisce nell’ambito dell’accordo di partnership tra i due enti, rinnovato a fine 2022 dal Presidente Iren Luca Dal Fabbro e dal Rettore del Politecnico Guido Saracco, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione strategica di lungo periodo.
Un target di primaria importanza per il Gruppo Iren, che ha tra i pilastri del proprio piano industriale proprio la decarbonizzazione e, con riferimento al teleriscaldamento, l’integrazione e l’accumulo di energia da fonti rinnovabili per le proprie reti urbane.
Il percorso di decarbonizzazione delle reti esistenti richiede l’approfondimento di numerose tematiche di frontiera altamente innovative ed è quindi fondamentale la collaborazione sinergica con
un’accademia all’avanguardia come il Politecnico. Per il Politecnico il gruppo di lavoro sarà l’occasione di applicare sul campo e mettere al servizio del territorio e della comunità le proprie competenze tecniche e di ricerca.
“Il gruppo di lavoro congiunto, che sarà ospitato negli spazi della Direzione Innovazione di Iren presenti all’interno dell’Energy Center del Politecnico, lavorerà inizialmente con un orizzonte temporale di due anni e approfondirà temi tecnici che spaziano su una pluralità di aspetti – dai data analytics al quadro regolatorio, dalla termodinamica all’analisi dei dati ambientali fino alla valutazione economica delle soluzioni – per ottimizzare il mix energetico a servizio del teleriscaldamento” ha dichiarato Enrico Pochettino, Direttore Innovazione del Gruppo Iren. Il gruppo di lavoro rappresenta l’opportunità di mettere a fattor comune competenze e conoscenze altamente qualificate per sviluppare insieme nuove tecnologie e modelli di business che portino ad un futuro sostenibile.
“Come Gruppo Iren siamo leader italiani del teleriscaldamento e impegnati nello sviluppo di best practice capaci di rendere le nostre reti sempre più green ed efficienti. La partnership con il Politecnico di Torino evidenzia la volontà di investire in innovazione e valorizzare le eccezionali competenze tecnico scientifiche presenti tanto all’interno del nostro Gruppo quanto nell’ateneo.” ha dichiarato Giuseppe Bergesio, Amministratore Delegato Iren Energia
“L’applicazione delle fonti energetiche rinnovabili al teleriscaldamento è un tema di grande rilevanza e vari Paesi nel nord Europa hanno già fatto molto in questo ambito. Qui la questione è molto più sfidante perché si tratta di intervenire su una infrastruttura di grande estensione già funzionante. Il metodo di lavoro che sarà utilizzato si basa su una stretta collaborazione tra i ricercatori del Politecnico di Torino e i tecnici del Gruppo Iren, con l’obiettivo di superare gli approcci progettuali e gestionali tipici dei sistemi basati sui combustibili fossili, ma senza perdere di vista le problematiche di una rete estremamente complessa” ha dichiarato Vittorio Verda, docente del Dipartimento Energia del Politecnico di Torino.
”Questo progetto rappresenta per il Politecnico di Torino un’occasione importante non solo per rafforzare la collaborazione con un partner strategico come Iren ma anche per sperimentare un modello integrato di interazione con un’impresa: vogliamo offrire alle imprese con cui collaboriamo un portfolio completo e ampio di competenze che fanno riferimento ad ambiti disciplinari diversi, in modo da poter meglio rispondere a problemi complessi quali quelli affrontati oggi da Iren. Siamo convinti che questo approccio porterà significativi vantaggi sia all’azienda sia all’ateneo, contribuendo ad un’integrazione ancora più efficace del mondo universitario e di quello industriale.” ha dichiarato Matteo Sonza Reorda, vice-rettore per la ricerca del Politecnico di Torino.
Tra leoni e stelle cadenti al bioparco Zoom
DOPPIA FESTA PER LA GIORNATA INTERNAZIONALE DEL LEONE E SAN LORENZO
Il 10 agosto sarà una giornata davvero speciale al Bioparco ZOOM Torino. Festeggiamenti doppi e tante iniziative imperdibili.
In occasione della giornata internazionale del leone saranno molte le attività, da mattina a tarda sera, a lui dedicate: talk, incontri con i ranger, aperitivo di beneficenza, proiezione cinematografica e spettacolo live. Ma il 10 agosto è anche San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti… e perché non fermarsi al calar della notte, per poterle ammirare e assistere ad un evento unico?
Sono partiti in 15, destinazione Porto Maurizio, quartiere di Imperia in Liguria, come stabilito dal programma dei soggiorni estivi per le persone con disabilità della Città di Torino.
L’appuntamento in via Mottarone 6, dove 11 persone del gruppo – tra cui Antonio, 80 anni – vivono negli appartamenti gestiti dalla cooperativa sociale Anteo. Con loro anche Jacopo Rosatelli, assessore comunale al Welfare, che ha voluto salutarli prima della partenza. La seconda tappa in via Bernardo De Canal per raggiungere gli altri 4 compagni di viaggio. Anche loro sono ospitati negli alloggi gestiti dalla medesima cooperativa, in accreditamento con i Servizi Sociali comunale e l’ASL Città di Torino. Ad accompagnare il gruppo 7 operatori di Anteo, che si occuperanno degli ospiti durante la settimana di mare tutta dedicata al relax: andranno in spiaggia, passeggeranno e potranno fare gite nell’entroterra ligure o visitare l’acquario di Genova.
Ogni settimana, fino a settembre, sono previste partenze per il mare, la montagna, le città d’arte o le campagna. Da molti anni la Città, in collaborazione con le organizzazioni del privato sociale, promuove la realizzazione di soggiorni per le persone con disabilità, a cui ogni anno hanno partecipato centinaia di persone.
I soggiorni, durante i quali vivranno insieme ad altri ragazzi, giovani e adulti una esperienza di vacanza di gruppo serena e gioiosa progettata sulle proprie esigenze e aspettative in contesti nuovi e stimolanti, consentiranno loro di acquisire nuove autonomie. Rappresentano un sollievo per le famiglie impegnate quotidianamente ad assistere e curare il proprio congiunto con disabilità che possono così beneficiare, a loro volta, di un periodo di riposo.
La vacanza, inoltre, consente agli operatori di conoscere meglio queste persone, di comprenderne la capacità di relazionarsi con il gruppo in un ambiente diverso da quello frequentato abitualmente. Per coloro che non possono o non vogliono spostarsi sono previsti servizi diurni, un’opportunità per restare nel proprio contesto di vita, circondati da parenti e da amici, e offrire un sostegno alle famiglie.
Grazie alla collaborazione con le Circoscrizioni, che cofinanziano una parte della spesa, è aumentato il numero delle adesioni. Sono 193, contro i 162 dello scorso anno, coloro – tra i beneficiari di interventi domiciliari effettuati dai servizi sociali e che frequentano i centri diurni a gestione diretta comunale organizzati dalla Città – che vi hanno aderito
Superano i mille, a cui si aggiungono altri 110 ospiti potenziali (di cui i Servizi sociali attendono ancora il progetto delle attività), rispetto agli 865 del 2022, gli iscritti ai soggiorni che usufruiscono dei servizi residenziali – come il gruppo partito questa mattina – e diurni del privato sociale accreditato, a totale carico del bilancio cittadino.
“Nel 2021, il Decreto Incendi ha previsto100 milioni di euro a favore degli enti territoriali, di cui 40 per il 2022 e 40 per il 2023, per realizzare interventi di prevenzione nelle aree interne del Paese. 40 milioni di euro sono ancora da ripartire e assegnare. Non si perda tempo. I territori aspettano quelle risorse anche per gestione e pianificazione forestale come previsto dalla legge forestale nazionale. 40 milioni di euro vanno ripartiti con urgenza dal Governo, agli Enti locali che coordinano la Strategia delle Aree interne e montane. Non c’è tempo da perdere. Si deve partire dal bosco, dai nostri 12 milioni di ettari di foreste che rendono l’Italia un Paese forestale. Ridurre il livello di rischio è un’urgenza. L’abbandono dei territori, la riduzione delle superfici agricole, l’invasione del bosco aumenta il rischio di incendi boschivi, come registriamo in Sardegna e nel Mezzogiorno. Si faccia infretta a investire 40 milioni”.
Lo afferma Marco Bussone, Presidente Uncem.
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Torino e l’acqua
Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato
Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce
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Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere l’acqua. L’acqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, l’acqua come elemento essenziale per la sopravvivenza delpianeta e di tutto l’ecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.
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1. Torino e i suoi fiumi
2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia
3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia
4. La Fontana dell’Aiuola Balbo e il Risorgimento
5. La Fontana Nereide e l’antichità ritrovata
6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?
7. La Fontana Luminosa di Italia ’61 in ricordo dell’Unità d’Italia
8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma
9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta l’acqua
10. Il Toret piccolo, verde simbolo di Torino
1. Torino e i suoi fiumi
Il fil rouge di questa serie di articoli vuole essere l’acqua. L’acqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, l’acqua come elemento essenziale per la sopravvivenza del pianeta e di tutto l’ecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.
Il 71% del Pianeta Terra è coperto d’acqua.

Il corpo umano è costituito di acqua per il 60%; alla nascita, il peso corporeo di un bambino è costituito d’acqua per l’80%.
Eppure, per capire quanto tale elemento sia essenziale è necessario fare riferimento ad altre cifre: gli studi dell’Unicef sottolineano che ogni giorno circa 700 bambini muoiono a causa di malattie causate dall’utilizzo di acqua non pulita; 2,1 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile e almeno 263 milioni di individui impiegano più di 30 minuti per raccogliere dell’acqua pulita. Secondo altre statistiche ONU sono ben 3900 i bambini che decedono ogni giorno per scarsità idrica.
Cifre, queste, terrificanti e obbrobriose, che dovrebbero comparire nelle nostre menti tutte le volte che per un po’ di calore, per stanchezza o anche solo per capriccio, ci fermiamo con tranquillità e noncuranza ad abbeverarci ad una fontana.
La definizione del termine “acqua” sul dizionario dice “trattasi di un composto chimico di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, è inodore, incolore e insapore, costituente fondamentale degli organismi viventi, in natura si trova allo stato liquido, (fiumi laghi, mari), allo stato solido, (neve, ghiaccio), allo stato aeriforme, (vapore acqueo).”
Continuando a leggere ci si accorge di quanto sia presente tale parola nel linguaggio, sia che si tratti di argomenti scientifici, sia che ci si riferisca a modi di dire o frasi fatte; vi è poi anche il richiamo alle proprietà purificatrici attribuite all’acqua nelle diverse culture e religioni.
Si parla di “acqua corrente”, cioè disponibile grazie ad un dato sistema di condutture; “acqua minerale”, cioè contenente minerali, utili e necessari per il funzionamento dell’organismo; per i puntigliosi esiste l’ “acqua frizzante”, per alcuni sistemi chimici si utilizza l’ “acqua distillata”. Si differenzia l’ “acqua dolce” dall’“acqua salata”, diversa ancora da quel che si intende per “acqua morta”, cioè stagnante, ancora diversificabile a sua volta dalle “acque bianche” e dalle “acque nere”. Distaccandosi daisignificati più terreni, possiamo fare riferimento a quell’acqua utilizzata nelle funzioni religiose, per questo definita “santa”; se esiste poi una sorta di via di mezzo tra la terra e il cielo, per coloro i quali usano un approccio salutistico o olistico, nella lunga definizione del dizionario, sono presenti le tanto elogiate proprietà delle “acque termali”. In ultima analisi, per sottolineare quanto tale parola sia presente non solo nell’immenso ecosistema, ma anche nel complesso universo linguistico, proponiamo ad esempio alcuni modi di dire: “acqua in bocca”, “fare un buco nell’acqua”, ragazza “acqua e sapone” ecc.
La questione non si esaurisce solo in un lungo elenco di espressioni linguistiche e di statistiche geologiche, una “cosa” di tale arcana importanza e ancestrale essenzialità non può che essere portatrice di significati nascosti, interni ed esoterici. L’acqua è un simbolo ricco di significati, è presente, sotto tale accezione nella Bibbia e nel Nuovo Testamento, è, inoltre, uno dei quattro elementi principali, (acqua, aria, terra, fuoco), a cui tradizionalmente sono attribuite qualità di intuizione e adattabilità. L’acqua è associata alla sfera femminile e alla passività. In alchimia è l’elemento associato al numero 2, simboleggia le polarità in antitesi all’unità, (identificata con l’elemento fuoco). Quando l’acqua si trova allo stato liquido può insinuarsi ovunque e assumere svariate forme, portando al significato traslato di “unione tra spirito e materia”.
La religione cristiana associa l’acqua a Cristo, in quanto sorgente che disseta eternamente. L’acqua è anche purificatrice, utilizzata durante il battesimo, quando i bambini vengono bagnati con l’acqua santa. L’acqua, dunque, pulisce non solo a livello materiale ma anche spirituale, proprio per questo è elemento essenziale in quasi tutti i rituali di purificazione. Nella religione ebraica, l’acqua, viene associata a Dio, perché ritenuta come sua manifestazione all’inizio della creazione. L’elemento viene anche associato al concetto di “nascita” perché essa “dona la vita”, così come accade durante la gestazione, che vede il nascituro immerso per 9 mesi in un liquido. Sono molte le culture dell’antichità in cui l’acqua era considerata fonte di vita, principio cosmico femminile e Madre, proprio in quanto generatrice. Per gli antichi greci i mari, i fiumi, i laghi erano nati da Oceano, figlio di Urano e Gea; rimanendo sempre in ambito classico, si pensi poi al mito di Narciso, vicenda in cui l’acqua è lo specchio che permette di scoprire se stessi.
L’acqua ha anche un significato onirico: quando si sogna l’acqua, significa che l’inconscio richiama a sé significati di energia materna, legati all’ambito profondo e sentimentale, e può indicare stati emotivi diversi a seconda che l’acqua appaia limpida o torbida.
In alcune culture si parla di “prova dell’acqua”, momento importante per il cammino iniziatico, in cui si mette alla prova il candidato, chiamato a resistere ad una serie di difficoltà. La prova diventa metafora di una capacità di adattamento alle diverse condizioni di vita, che l’iniziato deve avere: o ci si adatta o si perisce.
Ma cosa centra il discorso dell’acqua con la nostra città? Ebbene, esso si collega al capoluogo piemontese più di quanto ci possa sembrare. Torino è posta alla confluenza di tre fiumi: il Po, la Dora Riparia e la Stura di Lanzo. Anche altre città sorgono vicino a dei corsi fluviali, ma il nostro è un caso particolare, infatti a Torino, città magica, città in cui si respira l’ascendenza egizia, si percepiscono le linee sincroniche, proprio i due fiumi, il Po e la Dora, assumono una particolare importanza. Analizzati in chiave esoterica, il primo rappresenta il Sole e la componente maschile, la seconda corrisponde alla Luna e alla parte femminile. Sui fiumi inoltre incidono correnti energetiche che, incrociandosi, generano un punto d’intersezione di peculiare forza. Chi si intende di esoterismo sottolinea che il castello del Valentino e il vicino Borgo Medievale simboleggiano forza e per questo si trovano in riva al Po. Il grande cimitero monumentale, invece, si situa sulle sponde del fiume più “notturno”, la Dora.
I due fiumi giustificherebbero dunque l’ambivalenza torinese: città solare e maschile, a cui fa da contraltare una città lunare, femminile, come una sorta di grande madre.
Non dimentichiamo, infine, che a specchiarsi sulle acque del Po c’è anche una chiesa assai particolare, la Gran Madre.
Tre sono i fiumi che bagnano Torino, ma due sono particolarmente cari alla cittadinanza, il Po e la Dora, i due corsi d’acqua diventano, infatti, protagonisti di un angolo di città, fissati in personificazioni statiche e solenni. Si tratta della piazzetta CLN, posta nel centro storico della città, appena dietro le due chiese gemelle di piazza San Carlo (Santa Cristina e San Carlo), lungo l’asse di via Roma in direzione di piazza Carlo Felice e dei giardini Sambuy. Prima del 1935 la piccola piazza era conosciuta come piazza delle due chiese.
L’aspetto attuale si deve alla ristrutturazione del 1935 prevista dal progetto di Marcello Piacentini, avvenuta in pieno periodo fascista, che riguardava il secondo tratto di via Roma e la zona circostante. Nel progetto erano comprese anche le statue di Benito Mussolini, Vittorio Emanuele III di Savoia e due fontane poste sul retro delle due chiese, con allegorie antropomorfe dei fiumi Po e Dora Riparia. Solo le ultime due statue vennero effettivamente realizzate e la piazza venne rinominata Piazza delle due Fontane, realizzate dallo scultore Umberto Baglioni nel 1973. Durante l’occupazione nazista la piazzetta si incupisce di un’ombra crudele ma purtroppo reale, e ospita il comando della Gestapo, ubicato presso l’albergo Nazionale. Alla fine della guerra, forse proprio per chiudere quella ferita storica, il nome della zona vene cambiato e dedicato al Comitato di Liberazione Nazionale costituitosi al termine del fascismo.
Il tempo scorre, proprio come l’acqua delle due fontane che guardano ieratiche il susseguirsi degli uomini e degli avvenimenti. Eppure anche loro hanno avuto delle peripezie da affrontare, nel1987 le fontane furono svuotate e messe fuori servizio a causa dell’usura della copertura della vasca e dell’impianto idrico.
Solo nel 2005, dopo un significativo restauro, vennero rimesse in funzione; nel 2013 altri lavori di ristrutturazione costrinsero la fontana del Po ad essere chiusa nuovamente, finché il 23 dicembre dello stesso anno vennero nuovamente inaugurate entrambe, con una cerimonia alla presenza dell’allora sindaco di Torino Piero Fassino.
Nel 2017 un pezzo di cornicione di marmo del retro della chiesa di Santa Cristina precipitò sulla fontana dedicata alla Dora Riparia, fortunatamente senza danni né alle perone né al monumento.
Infine, dopo varie vicissitudini, per il Po e per la Dora arriva il vero momento di gloria: la piazza venne scelta nel 1975 dal regista Dario Argento per alcune scene del film Profondo Rosso, rimanendo impressa per sempre sia in una delle pellicole cinematografiche più conosciute, sia nella mente degli appassionati dell’horror.
Alessia Cagnotto
