ilTorinese

Traffico ferroviario sospeso tra Settimo e Chivasso

  • Tra Settimo e Chivasso

Sulla linea convenzionale Milano-Torino, la circolazione ferroviaria è sospesa tra Settimo e Chivasso per gli accertamenti in prossimità di Brandizzo da parte delle Autorità competenti.

I treni Regionali delle linee Torino-Milano, Sfm2 Pinerolo-Chivasso, Torino-Aosta, Biella-Torino E Chivasso-Alessandria subiranno ritardi e cancellazioni e sono sostituiti da un  servizio bus attivo tra Torino Porta Nuova e Chivasso e tra Chiasso-Brandizzo e Settimo. I treni Intercity tra Milano e Torino subiscono cancellazioni, limitazioni di percorso e sostituzioni con bus.

La circolazione sulla linea ad Alta Velocità è regolare.

“NERO E ORO. Anche il coraggio è fatto di paura”

In mostra all’ “Ufficio del Turismo” di Sauze d’Oulx, l’intensa narrazione pittorica del torinese Claudio Campini

Fino al 17 settembre

Sauze d’Oulx (Torino)

La pittura come coraggioso racconto di sé. Come emotiva confessione dell’ “io” più profondo narrato in contesti astratti (ma non solo) dove segno e colore si fanno voce inquieta e inquietante di esistenze spesso costrette nella routine del vivere quotidiano a immaginare di dover scegliere fra due opposti che opposti non sono.  Il “coraggio” e la “paura”. “Oro” e “Nero”. Non realtà totalmente  “altre” o sentimenti paralleli fra loro, sul cui possibile ipotetico incontro meglio non giocare un centesimo che sia uno, ma assidue compagne di strada, da tenere addosso e per mano con giusta considerazione, saggezza e tenace pacatezza. “Anche il coraggio è fatto di paura”: su questa ferma convinzione – fortemente espressa, in ogni tempo, da non pochi “grandi” della storia – trovano vita e diventano storie di “cuore”, “ragione” e “anima” gli acrilici (una ventina) esposti, fino a domenica 17 settembre prossimo, presso il salone espositivo dell’ “Ufficio del Turismo”di Sauze d’Oulx, dal pittore torinese Claudio (Claude) Campini, che già in precedenza, aveva realizzato un’analoga personale, sempre a Sauze, nella suggestiva location dello “Scacco Matto” di Paola Debili.

 

Non un’improvvisa (né tantomeno improvvisata) “folgorazione sulla via di Damasco”, la passione per la pittura, per Campini, ha radici ben profonde nel tempo. E per varie ragioni, motivazioni anche professionali. Ma esplode, in tutta la sua concretezza e nelle sue giuste esigenze di raffronto espositivo, solo di recente. “E’ solo nel 2018, al termine della mia vita professionale – ricorda il pittore – che decido di dedicarmi in toto a sviluppare quell’amore per segni e colori portato avanti da sempre, dedicandomi completamente al ‘mestiere’ del dipingere, con la volontà di sviluppare in particolare, oltre  all’immagine, idee che siano ‘idee creative’”.

Idee specchio del reale, frutto di  contesti sociali su cui confrontarsi e dialogare e aprirsi al mondo. Il colore è il grande protagonista delle sue tele. Grigi, neri, gialli luminosi si contendono, in grumosi grovigli materici, spazi di tela su cui la cifra stilistica riporta alle grandi lezioni dell’espressionismo astratto e informale non meno che a certe intuizioni arrivate dall’attenta osservazione e ammirazione per quei color field paintings espressioni di “avanguardie” novecentesche (Mark Rothko su tutti) sul cui tracciato Campini muove il suo attuale percorso creativo, per “raccontare, senza la pretesa di essere compreso, l’importanza del coraggio”. Coraggio “fatto anche di paura”. Come scriveva Oriana Fallaci, ricorda Campini, nel suo celebre “Insciallah”, ambientato ai tempi della guerra civile in Libano negli anni ’80, durante l’intervento delle forze internazionali, cui partecipò anche l’Italia. Romanzo corale, ma soprattutto “storia di coraggio”.

“La prova che senza il coraggio – sottolinea il pittore –  non fai nulla, che se non hai coraggio nemmeno l’intelligenza ti serve. Il coraggio ha molti volti, il volto della generosità, della curiosità, della necessità, dell’orgoglio, della disperazione perfino della ‘paura’ cui rimane sempre legato da un vincolo quasi filiale”. E conclude: “Nei protagonisti di quel romanzo ci siamo noi tutti, donne e uomini, quelle e quelli, ad esempio, che hanno avuto il coraggio di affrontare la pandemia e le sofferenze derivatene, portandosi dietro lo zaino ‘nero’ della paura”. “Nero” e “Oro”. L’ “oro” della sfera che sorge e sferza il “nero” del cielo o il contrapporsi dei ruvidi grovigli “gialli”e “grigi” e “neri” de “Il coraggio e la paura”, fino all’esplosione salvifica di skylines urbane capaci di aprire spazi d’azzurro in cieli ancora nuvolosi e mitigare il grigiore terrifico di oceani infernali, oscuro imbuto di disperse speranze. Campini ci apre il libro dei suoi “sogni” e delle sue emozioni. Cosa non semplice. Perché “ci vuole un sacco di coraggio – com’ebbe a dire la grande scrittrice statunitense, Erma Bombeckper mostrare i tuoi sogni a qualcun altro”.

Gianni Milani

“NERO E ORO. Anche il coraggio è fatto di paura”

“Ufficio del Turismo”, viale Genevris 7, Sauze d’Oulx (Torino); tel. 0122/858009 o www.comune.sauzedoulx.to.it

Fino a domenica 17 settembre

Orari: tutti i giorni, 9/12 e15/18

Nelle foto:

–       Claudio Campini

–       Claudio Campini: “Città dorata”

–       Claudio Campini: “Il coraggio e la paura”

–       Claudio Campini: “Notte di coraggio”

PO-LI23: In sella alla solidarietà attraverso i capolavori italiani

 Opere dell’ingegno e delle arti, un’avventura in bicicletta per la lotta ai tumori 

Si concluderà a Torino il 10 settembre l’edizione 2023 di un eccezionale progetto ciclistico, la “Pontedera – Lingotto” promosso in collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT), il Politecnico di Torino e il Touring Club Italiano. Questa iniziativa unisce passione, impegno sociale e scoperta del patrimonio italiano in un’avventura senza precedenti.

In un’epoca in cui la salute e il benessere assumono un ruolo centrale nelle nostre vite, la ciclomobile diventa una metafora di speranza e resilienza. Il progetto si prefigge di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo all’importanza della prevenzione e della ricerca oncologica, promuovendo nel contempo un approccio attivo e sostenibile alla scoperta del nostro Paese.

Partendo da Pontedera il 31 agosto, un nutrito gruppo di “ciclisti”, seguiti da un team di supporto dell’Associazione “La Storia in Bici”, che da anni promuove la cultura e la storia attraverso la passione per la bicicletta, intraprenderà un emozionante viaggio attraverso alcune delle regioni italiane più affascinanti. 1000 chilometri, 10 tappe, per attraversare 6 Regioni e 100 Comuni e località per incontrare comunità locali, appassionati delle due ruote, esperti e sostenitori dell’iniziativa, in questa edizione dedicata alla scoperta dei principali protagonisti dell’ingegno, dell’industria e della tecnologia, toccando con mano i prototipi che hanno fatto grande il nostro Paese e lasciato un segno indelebile tutto italiano, nella cultura e nella storia. Una profonda riflessione intorno alle origini dei miti della tecnologia e dell’innovazione che, con la leggerezza di un viaggio su due ruote, ha l’obiettivo di riscoprire e valorizzare personaggi e luoghi che hanno affermato i marchi e i prodotti del “made in italy” nel mondo. Un percorso studiato per essere alla portata di tutti, con il filo conduttore rappresentato dallo stile e dalla creatività che, dalla fine dell’Ottocento, hanno reso grande l’Italia.

Il Politecnico di Torino, accreditata dai ranking internazionali come una delle principali università tecniche in Europa, si unisce a “La Storia in Bici”: in occasione dell’ arrivo dell’ultima tappa a Torino il 10 settembre, sarà inaugurata la mostra allestita presso il Castello del Valentino “Biciclette Politecniche. Tra invenzioni, innovazioni e sfide sociali” curata dal professor Claudio Germak e presentato l’omonimo volume di Vittorio Marchis.

La LILT, con il suo costante impegno nella lotta contro i tumori e nel sostegno ai pazienti e alle loro famiglie, sarà il prezioso partner sociale in questa avventura. Grazie alla sua esperienza e dedizione, si pedalerà su una strada di consapevolezza, cambiamento e speranza per un futuro migliore.

Il Touring Club Italiano, noto per la sua dedizione nella scoperta e tutela del patrimonio culturale e naturale del nostro Paese, supporterà l’itinerario del viaggio, in questa esperienza autentica alla scoperta delle meraviglie italiane che coniuga attività fisica, cultura, conoscenza, tecnologia, cibo, musica, arte. In definitiva, il buon vivere.

Anche in questa edizione 2023 la Polizia di Stato accompagnerà il gruppo della “PO-LI23”, per vegliare sulla sicurezza dei partecipanti e sul rispetto delle regole lungo le strade d’Italia e delle norme del Codice della Strada. Un ulteriore, prezioso contributo che, grazie al reparto Polizia Stradale, arricchisce la campagna di educazione stradale e promuove la consapevolezza dei pericoli derivanti da condotte scorrette e pericolose.

Durante il percorso, gli appassionati di ciclismo, sostenitori della causa e chiunque voglia unirsi al gruppo per pochi km o per una tappa, sarà il benvenuto. L’invito è esteso ai media e agli influencer che vogliano condividere una storia di impegno sociale, scoperta e avventura: “La Storia in Bici”.

Le tappe della Po-Li23: 

Ven 01/09 PONTEDERA – RUFINA

Sab 02/09 VICCHIO – SASSO MARCONI

Dom 03/09 BOLOGNA – MODENA

Lun 04/09 CARPI – MONTECCHIO MAGGIORE

Mar 05/09 VALDAGNO – PERGINE VALSUGANA

Mer 06/09 TRENTO – RIVA DEL GARDA

Gio 07/09 SALÒ – BRESCIA – BERGAMO

Ven 08/09 BERGAMO – VARESE – CITTIGLIO

Sab 09/09 VERBANIA – OMEGNA – BIELLA

Dom 10/09 BIELLA – IVREA – TORINO

Rinnovata la passerella della stazione di Chivasso

La storica passerella pedonale della stazione di Chivasso è completamente rinnovata. L’apertura al pubblico è avvenuta questa mattina alla presenza dell’Amministrazione Comunale, guidata dal sindaco, Claudio Castello, e dei referenti di Rete Ferroviaria Italiana (società capofila del Polo Infrastrutture del Gruppo FS) rappresentati da Daniele Mari, responsabile della Direzione Infrastrutture del Piemonte.

La nuova opera realizzata da RFI, che sovrasta la linea ferroviaria Torino-Milano, riveste una notevole importanza logistica per la città, permettendo un più agevole collegamento tra via Caluso e via Clara.

L’investimento complessivo per l’opera è di circa 2,5 milioni di euro.

La passerella metallica è stata radicalmente rinnovata e adeguata agli standard di sicurezza di RFI con l’aggiunta di un nuovo pilastro in corrispondenza dell’area dello scalo ferroviario, lato via Caluso, e dotata di moderni impianti di illuminazione Led.

Durante i lavori, che nei mesi scorsi hanno richiesto anche la sospensione della circolazione ferroviaria, sono stati effettuati interventi di manutenzione, ripristino e consolidamento alle scale in muratura.

Per garantire l’accessibilità a tutti i passeggeri, nei prossimi mesi RFI provvederà a installare due ascensori in corrispondenza delle scale.

Controlli in Barriera: identificate 244 persone

Continuano i servizi di controllo straordinario del territorio coordinati dalla Polizia di Stato nel quartiere Barriera di Milano che nelle ultime settimane ha consentito di registrare i seguenti risultati:

ü sono state identificate 244 persone di cui 169 stranieri;

ü sono state denunciate 7 persone;

ü sono stati arrestati 2 soggetti con ordine di carcerazione;

ü sono stati controllati 11 esercizi pubblici e sanzionati per 4.000 euro;

 

Con l’ausilio della Polizia Municipale sono stati controllati diversi locali in via Cimarosa e via Spontini a seguito dei quali, in una pizzeria, è stata verificata e sanzionata la violazione dei sigilli apposti alle strumentazioni musicali e di filo diffusione alla quale è conseguita la denuncia del titolare e l’apposizione nuovamente dei sigilli. Mentre, in un bar della zona è stato sottoposto a sequestro una soundbar, strumento idoneo a riprodurre musica ad alto volume.

In due minimarket di via Montanaro e via Martorelli sono stati rinvenuti prodotti con ingredienti e indicazioni non in lingua italiana e alimenti scaduti e in collaborazione con i Carabinieri del NAS venivano comminate sanzioni per un totale di 4 mila euro.

Nel corso di uno degli ultimi controlli la volante ha notato un soggetto bivaccare sui gradini nei pressi di alcuni distributori automatici di c.so Giulio Cesare. Alla vista degli operatori l’uomo, un marocchino quarantenne, si presenta da subito molto nervoso. A seguito di approfonditi accertamenti risulta, infatti, a suo carico un ordine di esecuzione per la carcerazione con una pena residua da scontare di 4 mesi di reclusione.

Il giorno successivo, intorno alle 22.00, nei pressi di via Montanaro angolo via Baltea, gli agenti sottopongono a controllo i presenti in strada. Alcuni di questi, privi di documenti, vengono accompagnati in Questura per l’identificazione e per uno di loro, un cittadino mauritano, con ordine di carcerazione per l’espiazione della pena della detenzione di quasi 3 anni per detenzione ai fini di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale, si sono aperte le porte del carcere “Lorusso e Cotugno”.

 

 

Gli altri 4 soggetti, tutti irregolari sul territorio nazionale e provenienti da Algeria, Egitto, Senegal e Gambia, sono stati muniti di espulsione del Prefetto con ordine di allontanamento dal territorio nazionale entro 7 giorni.

 

+Europa: “Euro 5, Giunta Cirio responsabile”

“REGIONE PIEMONTE  COLPEVOLIZZA EUROPA, MA UNICI RESPONSABILI LORO STESSI!”

“La confusione della Giunta regionale del Piemonte, la regione più inquinata d’Italia, sui provvedimenti sullo stop ai mezzi Euro5 è lo specchio del pressappochismo col quale viene governata la nostra Regione. Non riconoscono di non aver promosso azioni di transizione prima del provvedimento che loro stessi hanno adottato. Come sempre, la buttano in caciara dando colpa alla cattiva Europa anziché a loro stessi.” Lo scrive sul suo account Facebook Flavio Martino, Coordinatore regionale del Piemonte di +Europa.

Blocco diesel Euro 5, si corre ai ripari con misure alternative

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AL VIA IL CONFRONTO GOVERNO REGIONE PER GARANTIRE LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI 
Prosegue intanto il confronto con le associazioni di categoria per favorire il rinnovo delle flotte dei veicoli commerciali più inquinanti
Dopo le decisioni assunte lunedì scorso dal Consiglio dei ministri, ha preso il via ufficialmente il confronto tra il governo nazionale e la Regione Piemonte per individuare una soluzione che garantisca la tutela della salute e il mantenimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni inquinanti, scongiurando il blocco dei veicoli diesel Euro 5 a partire dal 15 settembre.
È un confronto tecnico tra i ministeri dei Trasporti, dell’Ambiente e della sicurezza energetica e delle Politiche Europee insieme alle strutture tecniche della Regione Piemonte e dell’Arpa.
L’obiettivo è valutare l’aggiornamento del piano della qualità dell’aria con la pianificazione di misure e interventi alternativi al blocco Euro 5, alla luce degli interventi già messi in campo negli ultimi anni, grazie agli investimenti regionali, nazionali e alle misure del Pnrr. Il lavoro proseguirà nei prossimi giorni.
«Come è noto, la Regione Piemonte sul blocco degli Euro 5 si è trovata costretta ad attuare una scelta figlia di una procedura di infrazione europea – spiegano il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio e l’assessore all’ambiente Matteo Marnati – Però, il governo italiano nel Consiglio dei ministri di lunedì scorso ha aperto alla possibilità di rivalutare le misure messe in campo e di procedere ad una analisi tecnica che prenda in considerazione l’impatto effettivo misure alternative al blocco dei veicoli diesel Euro 5. Si tratta di un passaggio di estrema importanza perché ci dà la possibilità di mettere sul tavolo e di valorizzare tutte le misure messe in campo dal 2021 ad oggi che, allora, non erano né conosciute né tanto meno previste. Ad esempio in questi due anni sono stati rottamati 704 autobus inquinanti e la quota di emissioni è stata ridotta notevolmente grazie agli interventi del bonus 110 per cento. Il lavoro è in corso e coinvolge ministeri dei Trasporti, dell’Ambiente e della sicurezza energetica e delle Politiche Europee insieme alle strutture tecniche della Regione Piemonte e di Arpa. L’obiettivo del governo è individuare possibili soluzioni tecniche che rispettino le indicazioni di Bruxelles, tutelando l’ambiente e la salute dei piemontesi, scongiurando però il blocco dei diesel Euro 5. Tutto questo in base a dati scientifici degli scenari predisposti da Arpa».
«Mentre tanti parlano – conclude il presidente – e strumentalizzano politicamente questa situazione che invece va affrontata con serietà e rigore, noi siamo al lavoro in silenzio da settimane  ed apprezziamo la sensibilità del governo nazionale e dei ministri Pichetto, Salvini e Fitto che si sono fatti carico di lavorare ad una rapida soluzione».
Nel pomeriggio gli assessori alle Attività produttive, Andrea Tronzano, e al Commercio, Vittoria Poggio hanno una serie di incontri con i rappresentanti delle associazioni di categoria per fare il punto sugli incentivi già in campo per la rottamazione dei veicoli e per raccogliere suggerimenti sul potenziamento di questi strumenti in modo che possano rispondere alle esigenze delle imprese e dei cittadini. La Regione Piemonte previsto una serie di misure già in campo per favorire la sostituzione dei veicoli più inquinanti. Nei mesi scorsi ha attivato un bando per la sostituzione dei veicoli commerciali che ha ancora una dotazione di 5 milioni di euro per i quali saranno rivisti i criteri di accesso. Altri 10 milioni sono disponibili già ora sul Fondo artigiani per l’acquisto di automezzi con una dotazione che può crescere fino a 25 milioni.
«Abbiamo aperto un tavolo col Governo che ringraziamo per la sensibilità dimostrata avviando un dialogo in un momento difficile – sottolineano gli assessori alle Attività Produttive, Andrea Tronzano e al Commercio, Vittoria Poggio -. Imprese e famiglie devono poter svolgere le proprie attività. Per questo stiamo lavorando su alcune misure anche ascoltando i consigli delle associazioni di categoria con le quali abbiamo avviato un confronto costruttivo. L’obiettivo è di individuare soluzioni che, oltre a superare il blocco dei diesel Euro 5, possano essere risolutiva anche e soprattutto nel lungo periodo».
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Traforo Monte Bianco, unioni montane chiedono incontro con il prefetto

La chiusura programmata del Traforo del Monte Bianco, dalle ore 17 del 4 settembre fino alle ore 22 del 18 dicembre, avrà certamente un impatto importante sul traffico stradale. Criticità che andranno a ripercuotersi anche e soprattutto sul territorio valsusino: proprio per questo, i presidenti delle Unioni Montane Valle Susa, Pacifico Banchieri, e Alta Valle Susa, Mauro Carena, hanno scritto oggi al prefetto di Torino Raffele Ruberto, al presidente della Regione Alberto Cirio e al questore di Torino Vincenzo Ciarambino.

I problemi sono molteplici. L’afflusso di traffico sulle vie alternative, tra cui il tunnel del Frejus (attualmente inagibile a causa della frana) e l’autostrada A32, genererà seri rallentamenti e disagi, con conseguenze per il trasporto merci e la mobilità quotidiana. Al di là dei disagi, c’è il fattore economico: l’aumento dei tempi di consegna si traduce in un aumento dei costi operativi per le imprese. Senza contare il problema ambientale: un aumento del traffico stradale così significativo, andrà a peggiorare sensibilmente la qualità dell’aria in tutto il territorio. E infine occorre considerare lo stato della rete stradale in cui andranno a confluire questi veicoli, spesso già quasi satura e soggetta a lavori di manutenzione, con il conseguente incremento del rischio di incidenti.

Di fronte a questa complessa situazione, i Presidenti delle Unioni Montane Valle Susa e Alta Valle Susa hanno chiesto con urgenza al Prefetto di organizzare un incontro: l’obiettivo è un confronto costruttivo che porti all’identificazione di soluzioni nel breve e lungo periodo. Tra queste, la realizzazione di una doppia canna anche al Monte Bianco (come al Frejus), così da equilibrare il traffico ed evitare che la maggior parte dei mezzi pesanti, per ragioni di sicurezza, attraversi comunque la Val di Susa.

Nino Ventura, messaggero dell’arcaico, del fantastico e del mistero

Osservo dal basso la testa di una alta figura in terracotta: il viso é antico, sereno, concentrato, con gli occhi chiusi; sulla testa, come copricapo, una vecchia lattina arrugginita tenuta da una cinghietta in cuoio -sottogola, a mò di elmetto- a fianco della quale ne é attaccata un’altra, ma rivolta in avanti, con una lampadina dentro. Scendo con lo sguardo lungo il corpo stilizzato, modellato come una grande anfora rastremata verso l’alto, e questo gendarme (o forse sacerdote? La differenza é sfumata) reca sul petto dei fregi in oro a forma di pesce, riccamente decorati con decise incisioni. Sotto ancora, a lato, un pesce in oro a tecnica mista scende giù, passando sopra a una sorta di alta gonna che divide la metà inferiore della figura, di colore bruno distinto da quello naturale della materia, e corre fino a terra, alla parte più solidamente ampia della figura. La gonna funge da base e nasconde i piedi. Dietro la schiena, due grandi ali in metallo. Tutto é spesso, consistente, impreziosito da fregi e glifi: reminescenze di un alfabeto familiare, volutamente composto -per assonanza visiva- da grafie appartenenti alla nostra cultura mediterranea più antica. Citazioni, ricostruzioni, memorie, rielaborate variamente da una mano sensibile.

Estendo lo sguardo e comprendo di essere in piedi di fronte a uno dei nove Uomini Faro, che lo scultore chivassese Nino Ventura espone a Castellamonte, per la Mostra della Ceramica 2023,    unitamente alla Tribù dei Leviti, opera composta da 9 personaggi e 12 vasi officinali in terracotta bianca.

Il progetto generale si intitola «Arrivano dal Mare» e vede impegnato l’Artista da diversi anni a Castellamonte e, il prossimo anno, anche in Spagna. Nella suggestiva cornice della Rotonda Antonelliana, possiamo quindi ammirare Gli Uomini Faro, e nella Fornace Pagliero l’installazione «La Tribù dei Leviti ed i vasi officinali». Scende la sera, le ombre degli Uomini Faro si allungano e si disperdono, ma le loro luci si accendono, illuminando la Rotonda e abbagliando, come nove lampare nel mare di notte, il pubblico posto di fronte a loro, in mezzo a loro. L’ esposizione, nella sua veste notturna, trasla verso altri meridiani, cambia visione: bellissimi, suggestivi, immobili, i Nove Uomini vanno oltre la nostra dimensione, controllano che nel mondo invisibile avvenga solo ciò che é Scritto; che possa riprendere il proprio viaggio chi si é perso. Essi presidiano il nostro mondo, silenti e potenti; lì da sempre, da prima dei tempi.

 

Vorrei tornare indietro e scrivervi dell’artista che, dopo essersi impegnato per anni nel teatro come autore, registra e attore, inizia a modellare la terra dal 1991. Nino Ventura rifugge da posizioni puramente concettuali e autoreferenziali, come dalla corrosiva chimera della replica seriale di un modello riuscito. Egli auspica che di fronte al proprio lavoro non risultino necessarie interpretazioni preliminari, distinguo, classificazioni: le opere devono parlare in modo diretto alla testa e al cuore e l’approfondimento deve, semmai, partire con spontanea impellenza, dopo. Ventura é materico, necessita di solidità. E non c’é nulla di più concreto della terra e dei riferimenti alle culture che ci appartengono per camminare su un terreno solido. Lo scultore arriva infatti da Acireale, ovvero da uno dei gioielli della civiltà mediterranea, cittadina ricca di arte e dedicata alla figura mitologica di Aci, ucciso da Polifemo per gelosia, essendo entrambi innamorati di Galatea. Sangue, terra, amore e gelosia: tinte forti e profonde. E manipolare la terra, riutilizzare gesti arcaici, toccare la materia con le mani, può far riemergere antiche sapienze, tornare indietro e comprendere, rivivere, ritrovarsi. E con la terra si possono, ad esempio, modellare i pesci, uno dei topoi portanti dei lavori di Ventura sin dall’ inizio della sua attività. Infatti, in greco ichthys -ovvero pesce– é un acronimo/acrostico di “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”, simbolo identitario della nascente fede cristiana, ma anche offerta del mare, vita dei pescatori, racconti della sera, vita e morte, cicli della Natura.

L’Autore sfiora appena le suggestioni del primitivismo ottocentesco, definendo e consolidando da subito un linguaggio del tutto personale, teso a ribaltare quella visione del mondo definito “primitivo”:    in lui l ‘omaggio all’ arcaico non passa per la semplice rievocazione, la citazione, l’ imitazione; non vuole portare a casa souvenir di un mondo pulito e incontaminato, da preservare e da esporre presso le nostre case come trofei, a contrasto di una cultura contemporanea ormai corrotta e generatrice di disvalori (ci riferiamo ancora a parte del pensiero primitivista ottocentesco e alle critiche che già allora gli vennero mosse). L’arcaico, invece, é letto da Ventura come sedimentazione di valori positivi, legati all’ Uomo e alla creatività, radicati e presenti nel nostro quotidiano; qualcosa che ci appartiene e che é sufficiente illuminare, rievocare, immergere nell’acqua, per vederlo riprendere consistenza e vividamente riaffiorare, per poi rimodellarlo, reinventarlo. Questa memoria é plastica materia che mantiene fecondo il suo portato di umanità; non é nostalgica riesumazione, quindi, ma parte viva di noi.

Nelle opere dello Scultore é spesso presente l’oro, che riporta alla sacralità e ad ambiti regali e magici. La terra é utilizzata nelle sue diverse tonalità e poi, ove necessario, tinta. Sono presenti animali, a volte stilizzati o solo accennati. E c’é uno spazio importante, di fianco al sacro e all’arcaico, per il capriccio e la risata, lo sberleffo, l’abnorme, il complice ammiccamento. Entrambi concorrono a connotare la natura delle opere di Ventura. Ogni pezzo é diverso e ogni argomentare permette interpretazioni a più livelli. Ma, comune a ogni lavoro, é l’ entrare in risonanza con l’osservatore, non lasciare indifferenti. Ecco: la prima sensazione delle opere di Ventura, in particolare quelle che riproducono fattezze umane, é la comunicazione immediata. Esse ci portano un messaggio? Sì, silente: recano doni, decorazioni, bellezza e spirito. Civiltà. Pace. Gioco. Sono in qualche misura doppie, come detto: sono latrici di antiche saggezze e di moniti per il futuro, ma anche di lazzo, motto di spirito e capriccio (nel senso più alto, musicale, pittorico). Si presentano con abnormi piedi e mani, orecchie e preziosità, decorazioni e vestiari. Nino Ventura riesce nella difficile impresa di utilizzare materiale misto, sempre unito alla terra modellata e cotta, senza che vi sia qualcosa di forzato o di maniera: ogni corda, segno, legno, ferro, pulviscolo, sabbia, smalto sgargiante, é lì al proprio posto. Senza eccessi che sfruttino effetti riusciti. E’ un linguaggio con un metro, delle proporzioni, un equilibrio. Queste opere sono legate strettamente alla manualità: lavorare e poi cuocere la terra é arte assai difficile, anche se quasi infantile e istintiva nella prima fase della modellazione, mentre essa é avida di maestria nella cottura, soprattutto delle parti più grandi, nelle quali una piccola bolla d’aria, uno spessore sbagliato, possono portare, in cottura, a crepe esiziali. Le opere più alte, infatti, sono necessariamente realizzate sovrapponendo parti separate, ai limiti della grandezza permessa dai forni. Nino Ventura lavora con mano sicura di artigiano che sa di raccogliere una eredità antica, con il divertimento e la bellezza del piccolo gesto. L’arzigogolo in oro, in corda, in fil di ferro, e le parche autocitazioni rendono la sua opera ben riconoscibile, sebbene sempre varia. Il prendersi non troppo sul serio, essere ironico, é la sua cifra.

Le figure umane di Ventura hanno spesso le labbra socchiuse, appaiono permanentemente stupite, e forse vogliono sussurrarci qualcosa. E hanno gli occhi pudichi di chi osserva con rispetto e amore, dopo aver visto tutto. Occhi che sono sempre chiusi e questa é una costante dell’Artista: scrutano lontano anche per noi, vegliano e insegnano, ma non osservano con le pupille, bensì con lo sguardo della mente, perché non hanno necessità fisica di guardare; per non distrarsi e ferirsi, perché l’ oggi é destinato a passare e a volte non é degno di essere visto e ricordato perché doloroso, sbagliato, opaco, miope, disumano, brutto. Queste palpebre immobili, invece, ci portano la bellezza dell’esistenza, l’ importanza di essere umani nel divenire della Storia, raccogliendo l’eredità di una tradizione legata a innumerevoli generazioni, ad antiche filosofie, a simboli e astrazioni appartenenti al Mare Nostrum, raccolti tra i sassi delle nostre spiagge. Sono occhi chiusi che ci sorridono.

Questi nove uomini-luce sono un po’ sacerdoti e un po’ soldati (si diceva all’inizio dei cappelli: elmetti o copricapi rituali?) e ci portano un messaggio, un augurio. Osservano dal passato, immortali, noi e il nostro futuro. Hanno donato la loro presenza oggi, ma lo hanno fatto prima, altrove, e lo faranno ancora. Nino Ventura li ha sentiti nelle mani e ha dato loro un corpo: sono immoti argonauti ai quali é stata restituita forma nello spazio. Posti di fronte a loro, lasciamo che una goccia della nostra singolare esistenza superi la spessa materia che li compone e li penetri. E per un attimo, se c’é silenzio, pare di sentirli risuonare. Loro, comunque, ci attendono. Dietro le loro spalle, scrivevamo, ci sono due grandi ali di metallo. Perché, forse, i variopinti e fantastici personaggi di Ventura, prima che essere giocosi o seriosi sacerdoti e soldati, non sono altro che Angeli.

Le opere di Nino Ventura sono esposte permanentemente a Fuenlabrada (Madrid, la spettacolare grande fontana Liquidas Convergencias); nel Museo de los Angeles” a Turegano (Spagna, Castiglia Leon), di cui è ideatrice e direttrice Lucia Bosé (“Angeli, Evoluzione della specie”, 12 sculture in terracotta alte più di 2 metri, anno 2001), a Chivasso (Il XII Angelo nel Centro storico e il bassorilievo “Mediterraneo Terra Mia” nella Quintana del Cedro), nello showroom di piazza Castello a Verbania e, per le grandi sculture, presso la Pellegrini Art Gallery di Civitanova Marche.

DAVIDE FICCO

Gli orari degli uffici passaporti nel mese di settembre

Si ricordano gli orari degli Uffici Passaporti, valevoli per il mese settembre:

Questura Piazza Cesare Augusto 5

Prenotati: secondo il giorno e l’orario da Agenda on line;

Non prenotati: giovedì dalle 15.00 alle 18.00, dedicato esclusivamente presentazione istanze rilascio passaporti, oltre agli ordinari orari dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 ad eccezione del martedì il cui orario è dalle 15.00 alle 18.00.

Urgenza: coloro che avessero urgenza documentata potranno recarsi in Piazza Cesare Augusto 5, nei suddetti orari di apertura al pubblico.

Commissariati sezionali e distaccati

Prenotati: secondo il giorno e l’orario da Agenda on line, dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 ad eccezione del martedì il cui orario è dalle 15.00 alle 18.00.

 

Urgenza: coloro che avessero urgenza documentata potranno recarsi in Ciascun Commissariato Sezionale o Distaccato della Provincia, nei suddetti orari di apertura al pubblico.

Le istanze connotate dal carattere di urgenza saranno singolarmente valutate al fine di garantire il tempestivo rilascio del passaporto.

Agenda elettronica on line

Si ricorda inoltre che con decorrenza 1 dicembre 2023 l’agenda elettronica on line sarà aperta con una nuova formalità e consentirà di prenotare in ciascun Ufficio Passaporto della Questura e dei Commissariati Sezionali-Distaccati nella fascia oraria 9-11, rimanendo la fascia oraria 11-13 dal lunedì al venerdì, ad accesso libero, ovvero senza prenotazione, eccezione fatta il martedì ove sarà possibile accedere solo previa prenotazione sulla fascia oraria 15-18.

Restano validi gli appuntamenti già fissati fino al 30 novembre p.v.