Fabbian
Zirkzee
Fallito l’ennesimo assalto all’Europa è ora che il Toro si guardi alle spalle,metta più punti possibili,come distanza,sulla terzultima in classifica e si salvi il prima possibile arrivando, quanto prima, ai fatidici 40 punti che significano permanenza matematica in serie A.Tutto il resto è fiato, parole e scritto sprecato.Anche stasera,dopo un buon primo tempo,i granata di Juric si sono sciolti come neve al sole appena il Bologna è passato in vantaggio, grazie ad un errore clamoroso del portiere Gemello che ha fallito un’uscita in maniera incredibile.Fuori M.Savic per scelta tecnica.Ancora una volta qualche giocatore è apparso fuori forma,i cambi sbagliati con Juiric che non ne azzecca più una.Le soste della Nazionale non fanno bene al Torino,troppi giocatori rientrano al di sotto delle loro possibilità.
Lunedì prossimo in casa contro l’Atalanta,forse è ora che torni a giocare Radonijc,l’uomo di maggior classe del Toro.È giunto il momento che il mister granata torni a fare scelte congrue per il bene del Toro,poi a fine stagione addio senza rimorsi e rancore…a meno che non avvenga un ribaltone nelle prossime settimane.La squadra è troppo discontinua.Serve una scossa.
Enzo Grassano
Invisibili o sottovalutate o non poco ostacolate. E’ quanto, per secoli, anche nel mondo dell’arte è capitato alle donne, considerate nell’immaginario comune tutt’al più come “muse ispiratrici” o “protagoniste” di opere immortali. Di rado come possibili artefici, loro stesse, di pagine d’arte degne di attenzione o, comunque, di rispettosa considerazione. Come sempre e in ogni caso, il prezzo da pagare per essere nate “donne”. Così anche se, nel 77 d. C., Plinio il Vecchio nella sua enciclopedica “Naturalis Historia”, già parla di eccellenti artiste greche come Aristarete e soprattutto Iaia (II – I secolo a. C.), bisogna comunque giungere fino ai secoli XVI e XVII, all’arte rinascimentale, per avere un primo e limitato riconoscimento a figure femminili che, a fatica, riescono a irrompere e a farsi largo in un ambiente fino ad allora dominato da soli uomini.
allora i “ritratti” degli anni Trenta, in pieno stile “Art Decò” della pittrice polacca Tamara de Lempicka, le delicate e forti (ad un tempo) immagini femminili della ceca, naturalizzata italiana, Felicita Frai, allieva di Funi e De Chirico, per proseguire con le opere della pittrice e filantropa Sofia di Bricherasio, della torinese Evelina Alciati (allieva di Giacomo Grosso) e della veneziana Emma Ciardi, presente con il bozzetto di un’opera esposta alla “Biennale” di Venezia. In parete, ancora, fra le futuriste: Benedetta (Beny) Cappa Marinetti, moglie di Filippo Tommaso, ideologo del movimento, Annaviva ceramista albisolese e Alexandra Exter, affiancate dalla scultrice Regina che per prima coraggiosamente lavora con plexiglass colorati. Dopo una fase di multiforme ritorno al “figurativo” di ispirazione soprattutto “casoratiana” (si vedano in particolare Daphne Casorati, Paola Levi Montalcini, Lalla Romano, fino all’espressionista Raphael Mafai) in prossimità degli anni Cinquanta molte sono le artiste che occhieggiano all’arte “astratta” (Giosetta Fioroni, fra le non poche in mostra) o alla ricerca “optical” e d’avanguardia. In rassegna anche esempi interessanti legati all’uso di “materiali inediti”: Maria Lai (che mescola scrittura e cucito) e Carol Rama (che usa gomme di bicicletta per composizioni astratte). Si chiude con le ceramiche della savonese “spazialista” Milena Milani e con le bizzarre rappresentanti della “body art” e le inquietanti “performer”. Fra tutte , la serba Marina Abramović, la “nonna della performance art”.