Irresponsabile la divisione politica del Centro alle europee
“Il Centro e le forze centriste e moderate dovevano presentarsi uniti alle prossime elezioni
europee. E, di conseguenza, anche a livello regionale, anche se su questo versante si tratta di
elezioni locali. Un progetto, purtroppo, per il momento sfumato non per ragioni politiche e
programmatiche ma solo per motivazioni personali e per ridicole pregiudiziali ‘ad personam’.
Dopodichè, è di tutta evidenza che le forze centriste, moderate e riformiste in vista delle prossime
elezioni regionali piemontesi scelgono liste e progetti amministrativi che maggiormente
rispondono a quei requisiti politici e culturali. Come puntualmente sta capitando in Piemonte con
il comportamento politico concreto di Azione, Italia Viva, i Popolari centristi e altre forze che si
riconoscono in quel campo.
Per queste semplici ragioni Tempi Nuovi, l’area popolare e cattolico sociale centrista nazionale ha
scelto la lista civica, centrista, riformista ed espressione degli amministratori locali – soprattutto
dei piccoli e medi Comuni che rappresentano il perno del sistema istituzionale piemontese – del
Presidente Cirio.
Un progetto politico, quello di un Centro dinamico, riformista e di governo che riprenderà quota
dopo le elezioni europee attraverso una inevitabile ed obbligata ricomposizione delle forze che
sono lontane tanto dal massimalismo radicale della sinistra della Schlein quanto dal sovranismo
conservatore di alcuni settori della destra.
Un Centro, comunque sia, che si presenta in ordine sparso alle elezioni europee e anche alle
consultazioni regionali – nel caso specifico in Piemonte – ma che è destinato a ritrovare presto le
ragioni dell’unità e della compattezza in vista dei prossimi appuntamenti elettorali nazionali”.
Giorgio Merlo, Dirigente Nazionale Tempi Nuovi.



volgarità di Bramieri, abbiamo chiaro chi fosse Chiari. Andò con Mussolini a Salò e si lasciò sedurre dalla cocaina come molti altri attori. Ebbe un tramonto triste. Lo ricordo in un teatro Alfieri semi vuoto: una grande tristezza. Eppure fu uno dei più grandi comici italiani. Dimenticarlo oggi appare meschino oppure è il segno dei tempi bui che viviamo. Fu tanto più grande di D’Apporto e di Campanini anche loro dimenticati. Chiari fu secondo solo a Rascel. In Tv era molto meglio della coppia Vianello-Mondaini e anche della coppia Tognazzi – Vianello. Tutti provenienti dalla Rsi e transitati in Rai senza problemi. Solo Nuto Navarrini ebbe difficoltà a “riciclarsi” . Ma Walter Chiari oltre ad essere un grande professionista ebbe anche le fierezza intima di rimanere sé stesso senza mai eccedere. Era la raffinatezza del teatro di Terenzio rispetto a quello di Plauto infarcito di battute dozzinali estranee al repertorio di Chiari.
Rispetto un ottuagenario ormai a riposo ed evito le polemiche sterili perché fatte tra persone che non possono intendersi perché troppo diverse. Se penso a esponenti della corte sabauda come Vittorio Prunas Tola o Umberto Provana di Collegno che conobbi in passato e vedo gli attuali cortigiani rabbrividisco.
Avrei preferito che lei avesse deciso di uscire allo scoperto con tanto di firma, ma io pubblico la Sua lettera egualmente, senza toccare una virgola, al di là del fatto di condividere o non condividere le sue riflessioni che possono riferirsi, penso, all’associazionismo Lionistico, Rotaryano o di qualche altra sigla minore. I Suoi toni mi sembrano ingenerosi anche perché nessuno è obbligato a rimanere socio e tutti i Suoi problemi – se reali – Lei li risolve con una bella letterina di dimissioni. Io vado spesso volentieri a parlare, ospite di questo associazionismo e mi sono sentito sempre a mio agio e non ho mai subito dei veti o delle restrizioni. Sono luoghi di libero dibattito. Se qualche esponente di quell’associazionismo, vuole intervenire, sarei lieto di pubblicare delle repliche. Non c’è bisogno di nessuna difesa d’ufficio da parte mia. Faccio solo una riflessione oggettiva: l’associazionismo nel suo insieme purtroppo è in crisi. Io fui socio in passato di un club di circa 150 soci molto autorevoli. Forse quell’esperienza appartiene al passato. Il Covid, il pc, la vita professionale e sociale di oggi hanno inciso pesantemente. Quale sarà l’associazionismo del futuro? Non saprei rispondere, ma credo che la necessità di ritrovarsi insieme tra uomini e donne in libertà in un clima di amicizia sia destinata a vivere anche nel futuro. Nessun collegamento a distanza potrà sostituire l’incontro tra persone. Creda a me, lasci stare i club libertini del ‘700 tanto amati da Scalfari: io li ho studiati all’Università con Venturi e non sono un modello né per l’oggi né per il futuro.