ilTorinese

Malattie rare, Magliano: 28 febbraio Giornata Mondiale


«Costruiamo insieme, associazioni e Regione, risposte concrete ed efficaci per pazienti e famiglie»

Ieri all’Università di Torino si è tenuto il convegno dedicato alle malattie rare, promosso dalla Rete Associazioni Malattie Rare Piemonte e Valle d’Aosta insieme alla Fondazione CMID, alla vigilia della Giornata Mondiale a loro dedicata del 28 febbraio. Nel corso dei lavori è intervenuto il Capogruppo della Lista Civica Cirio Presidente PML, Silvio Magliano, nel momento riservato alle associazioni.

«Le associazioni – dichiara Magliano – rappresentano da sempre un interlocutore essenziale nel rapporto con la Regione Piemonte, perché portano nel confronto istituzionale l’esperienza concreta di pazienti e famiglie. In Piemonte sono stati raggiunti grandi obiettivi, ma esistono ancora ambiti nei quali, lavorando insieme, possiamo introdurre innovazioni decisive. Per questo dobbiamo rafforzare e rendere sempre più strutturali strumenti come la coprogrammazione e la coprogettazione tra associazioni, professionisti sanitari e istituzioni. Il confronto deve tradursi in scelte operative chiare e in risultati concreti per le persone».

In Piemonte sono presenti 408 patologie delle 456 inserite nel nomenclatore, per un totale di circa 43mila pazienti, pari al 1,1% della popolazione residente.

Silvio Magliano ha indicato come priorità il rafforzamento complessivo del sistema sanitario regionale, per evitare che le persone si vedano costrette a cercare in strutture sanitarie fuori regione le risposte di cui hanno bisogno. «Dobbiamo creare le condizioni – afferma Magliano – perché, indipendentemente dalla patologia rara e al netto di ciò che già si fa, ed è moltissimo, chi riceve una diagnosi possa trovare nella nostra regione competenze, percorsi chiari e un accompagnamento costante lungo tutto l’iter di cura. Possiamo riuscirci mettendo in azione le proposte che sono state espresse questa mattina: tutela dei diritti e informazione chiara per i pazienti, sostegno alle famiglie, presa in carico efficace e orientamento nella rete dei centri di riferimento, attenzione alla transizione dall’età pediatrica a quella adulta con un accompagnamento multidisciplinare, mappatura delle patologie e riconoscimento delle malattie rare con percorsi terapeutici definiti, rafforzamento del collegamento tra Piemonte e Valle d’Aosta».

Il Consigliere ha evidenziato come il lavoro condiviso rappresenti la strada più solida per affrontare le criticità ancora aperte, partendo dai bisogni reali di pazienti e famiglie. «Le associazioni sono fatte di pazienti, familiari e caregiver – afferma Magliano – e conoscono da vicino le difficoltà che seguono una diagnosi. Non lasciare sole le persone e le famiglie nel momento in cui devono riorganizzare la propria vita è un obiettivo da perseguire con continuità: dobbiamo poter dire con chiarezza che il percorso di cura si costruisce insieme, passo dopo passo. Quanto è stato realizzato fino ad ora, con il contributo di tutti gli attori coinvolti, è già un grandissimo punto di partenza, da cui proseguire recependo gli spunti emersi questa mattina».

La “relazione” di Paolo Oricco, impareggiabile tra trucco e voce

I Marcido ripropongono il testo di Kafka

Una autentica Pagina di Teatro, di quelle che sarebbero da far apprendere in ogni scuola di recitazione e regia (ma forse irraggiungibile). Nella loro minuscola platea (anzi, uno spazio privilegiato d’immaginazione) del Marcidofilm! gli indistruttibili Marcido ripropongono ancora una volta (repliche sino a domenica 1° marzo alle ore 20,45) “Una relazione per l’Accademia”, drammatico gioco che Franz Kafka pubblicò nel 1917 e poi nel ’19 nella raccolta di racconti “Un medico di campagna”, ri-nato – attraverso loro – nel dicembre di dieci anni fa, Paolo Oricco interprete, regista Marco Isidori, tappa importante e insostituibile di un lungo percorso teatrale. Una scommessa stravinta: altro capitolo, “lo pitturammo con un colore diverso dall’originale”, lì erano memorie che salivano dal sottosuolo di Dostoevskij, qui riflettono con uno sguardo tutto personale quelle dell’uomo scarafaggio. O scimmiesco. Una scommessa che arriva al/dal lavoro dell’attore, centrale – scriverà negli anni l’Isidori – nello “spettacolarissimo sacrificio di una carnalità, nonché d’una vocalità che partecipano ancora delle conoscenze tecnico/canoniche dell’arte della recitazione ma da queste prendono congedo, per avventurarsi in quella landa minata e incantata e di rado violata dal mero professionismo, che per noi è il territorio di corso obbligato.”

Perché carne e voce (e sudore che gronda) esprime Paolo Oricco nei 45’ dello spettacolo. Un uomo impegnato davanti al pubblico dell’Accademia a raccontare della sua precedente vita di scimmia, una vita penosamente quanto grottescamente raccontabile, la cattura nelle terre della Costa d’oro e il trasporto per mare, verso l’Europa, chiusa in una gabbia con i tanti bagagli all’interno dello scafo di una nave e privata della libertà, colpita e ferita, al viso e nel fianco, rivoli di sangue difficilmente rimarginabili che l’hanno fatta definire Pietro il Rosso, una scimmia “che osservando dalla sua prigione gli uomini dell’equipaggio muoversi indisturbati (liberi?), decide di imitarli nella speranza, una volta divenuta come loro, di ottenere lo stesso ambito premio”, ovvero il sembiante della condizione umana. Finire in un giardino zoologico oppure immergersi nel mondo del Music Hall? “Far finta di essere umani”, con conoscenze, sentimenti, emozioni, le soddisfazioni rivolte al futuro. Quel bagaglio di grottesco che pervade “gran parte dell’istanza umana” è quanto ha interessato Marco Isidori nella messinscena, “umanissima”, bella e tragica, diremmo “disperante” e pronta a coinvolgere lo spettatore che è a pochi passi dal protagonista. È stata questa la scommessa, la difficoltà scenicamente riuscita di tradurre la pagina dello scrittore boemo per un palcoscenico, minimo o immenso che fosse. Esprimere, al di là di eventuali cadute in un irriverente posticcio, “la superiorità biologica delle forze istintuali che si spappola in caduta libera a contatto con le esigenze preponderanti delle leggi della galoppante Civiltà”, sottolinea ancora il regista. Porre il protagonista davanti alla folla “civilizzata” e inventare un “rapporto” attraverso certi suoni gutturali che scivolano a poco a poco in un linguaggio che darà ragione del mutamento, di quei caratteri in groviglio e imprecisi che si plasmano nella forma umana, per osservarla prima di farla propria, in un misto di seduzione e di ritrosia.

Questo e altro ancora attraverso la parola e il movimento e il trucco: e credo che non ci sarebbe né scimmia né uomo senza il lavoro smisurato e l’immedesimazione e la ricerca ad ogni attimo della “conoscenza” del primate e di chi viene dopo di lui che Paolo Oricco rende sulla scena. Isidori scrive della “realtà della nostra carne (attorale)” e della “realtà del nostro sudore (attorale)”: ed è questo che Oricco esprime e porta in scena, con la appassionata caparbietà e la smisurata bravura del Grande Attore. Al di là di quel sipario “delle Metamorfosi” che già visualizza le creature selvagge in un confondersi di tronchi nodosi nel mezzo della giungla e di incombenti e moderni grattacieli e che Daniela Dal Cin gli ha regalato, Oricco solo in scena ça va sans dire si riveste del trucco della medesima, un’ombra scura che circonda il viso in un sapiente gioco di ombre avvalorato dalle luci, due occhi scavati ricchi di un chiaroscuro che li rende stupiti e feroci e interrogativi allo stesso tempo, mobilissimi, il corpo sporcato qua e là, le unghie laccate, a ricoprirlo un ampio scialle e sfrangiato, i colori il rosso il nero e il marrone. Alcuni attimi iniziali di fissità, poi spasmo dopo spasmo le guance iniziano impercettibili movimenti, a sinistra e poi entrambe, il viso s’aggiusta e s’umanizza, il corpo prende vita, le movenze animalesche, sempre diverse e mai improvvisate dove credo che l’attore (con il regista) abbia speso ore di studio, s’inseguono in quella che diventa una amara pseudoarmonia. E tutto alla fine diventa “naturale” e sempre più vero. L’attore “è” quel che rappresenta. E con quel viso la parola, e la gola che la forma ricavandola dalla profondità, i grugniti e le urla e l’emettere prolungato dei suoni sibilanti, squittìi di dolore e di rabbia, le voci sussurrate e le altre lanciate verso l’alto, tutto prende forma a definire un lessico. Impareggiabile: per un successo personale che il pubblico ha decretato con più e più chiamate.

Elio Rabbione

Paolo Oricco nelle foto di Giorgio Sottile.

Arte e letteratura si incontrano alla Gam

Domenica 1° marzo dalle 14:30 alle 17:00 un pomeriggio tra libri, silenzio e bellezza

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Via Magenta, 31

Un Reading Party pensato per chi ama i libri, l’arte e i luoghi che sanno accogliere il pensiero.

 

Il museo come luogo di sosta, ascolto e connessione. Domenica 1° marzo, dalle 14:30 alle 17:00, la GAM di Torino apre le sue porte a un’esperienza culturale inedita: un Reading Party che trasforma le sale espositive in uno spazio di lettura silenziosa, condivisione e incontro tra persone.

Un pomeriggio fuori dal tempo, tra opere e parole

 

L’iniziativa nasce dalla sinergia tra il Dipartimento Educazione GAM, Libri Sottolineati Compagne di Banco, realtà accomunate dalla convinzione che leggere insieme – anche in silenzio – sia un atto profondamente umano e collettivo. L’appuntamento si inserisce nel contesto della mostra NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni, che fa da scenografia ideale a un pomeriggio in cui il tempo rallenta e il museo si abita in modo diverso.

Circondati dalle collezioni che spaziano dall’Ottocento al Novecento fino al contemporaneo, i partecipanti potranno immergersi in due sessioni di lettura silenziosa da trenta minuti ciascuna, con il proprio libro, in uno dei contesti più suggestivi dell’arte italiana.

Il programma: leggere, incontrare, condividere

 

Un Reading Party pensato per chi ama i libri, l’arte e i luoghi che sanno accogliere il pensiero:

Leggi – porta il tuo libro e immergiti in due sessioni di lettura silenziosa da 30 minuti.

Socializza – incontra altri appassionati e crea connessioni autentiche con conversazioni one-to-one.

Condividi – scambia idee, titoli e consigli nella sessione di gruppo

 

La prima fase di lettura si svolgerà nelle sale espositive, circondati dalle opere esposte; le restanti fasi si terranno nell’Area Education. Al termine del Reading Party i partecipanti avranno accesso alla collezione permanente e alla mostra.

“Not A Book Club”: un format che viene da lontano

È Libri Sottolineati ad aver importato in Italia il format dei Reading Party nati negli Stati Uniti, portando in vita una pratica che trasforma la lettura solitaria in esperienza collettiva. Per questa edizione, Libri Sottolineati ha scelto la GAM come cornice straordinaria e ha costruito l’evento insieme a Compagne di Banco, dando vita a un pomeriggio che unisce la forza della cultura visiva a quella della parola scritta.

Costo: 10€

Biglietti: A QUESTO LINK

Organizzatori: Dipartimento Educazione GAM, Reading Rhythms, Libri Sottolineati, Compagne di Banco

Cosa portare: il proprio libro preferito

Per ulteriori informazioni:

+39 376 242 4472 Antonio Roberto

Quelle buche rattoppate sono un segnale positivo

Nei giorni scorsi il professor Pier Franco Quaglieni, sulle pagine de Il Torinese, aveva rivolto una lettera aperta al sindaco Stefano Lo Russo per denunciare lo stato di degrado della pavimentazione di piazza Cavour / via Calandra. In particolare, l’attenzione era stata posta sulle numerose buche presenti, diventate ormai un pericolo concreto per i pedoni, soprattutto per anziani e persone con difficoltà motorie.
Un richiamo civile privo di polemiche sterili. Un invito all’amministrazione a intervenire per ripristinare condizioni minime di sicurezza e decoro in una delle piazze più belle della città.
L’intervento del Comune non si è fatto attendere. Nei giorni successivi alla pubblicazione dell’articolo, le buche sono state rattoppate e la pavimentazione sistemata nei punti più critici. Un’azione circoscritta, certo, ma significativa. Perché dimostra capacità di ascolto rispetto alle segnalazioni, anche della stampa.
La cura dello spazio pubblico, la sicurezza dei cittadini, la prontezza nel recepire suggerimenti costruttivi sono indicatori concreti di attenzione da parte dell’amministrazione pubblica.

Anno record per i trapianti in Piemonte. Torino al vertice in Italia

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Il 2025 rappresenta un anno record per donazioni e trapianti in Piemonte. Le donazioni di organi hanno raggiunto il secondo miglior risultato di sempre e hanno permesso di realizzare 536 trapianti, risultato a pari merito con il 2023, ed in aumento dell’8% rispetto al 2024.L‘AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, con 488 trapianti, risultato record, si conferma azienda leader a livello nazionale.

In attesa dei dati nazionali, che potranno confermarla al vertice di questa attività in Italia per la terza volta nell’ultimo triennio, Torino ribadisce la sua vocazione dicapitale dei trapianti.
Questi risultati dimostrano ancora una volta la grande sensibilità dei nostri cittadini e la professionalità e organizzazione della nostra sanità.
I dati dell’attività sono stati illustrati oggi nel corso di una conferenza stampa presenti l’Assessore alla Sanità Federico Riboldi, il Coordinatore Regionale Donazioni e Prelievi di Organi e Tessuti Anna Guermani, il Coordinatore Regionale Trapianti Renato Romagnoli, ed il Direttore Sanitario dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino Lorenzo Angelone.
Il Piemonte si conferma anche nel 2025 un punto di riferimento a livello nazionale ed europeo nel campo della donazione e dei trapianti. Questo straordinario traguardo deve spronarci a rafforzare il nostro impegno per raggiungere nuovi obiettivi di progresso. Un sincero ringraziamento va a tutti i professionisti, in particolare della Città della Salute e della Scienza di Torino e dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, che, in queste complesse attività, uniscono eccellenza tecnica e straordinarie qualità umane. Un riconoscimento doveroso anche alle Associazioni dei donatori di sangue e a quelle attive nella donazione e nei trapianti di organi, tessuti e cellule. L’ultimo, ma più intenso, ringraziamento è rivolto ai donatori e alle loro famiglie, il cui altruismo ha reso possibile salvare tante vite umane”- afferma l’assessore alla Sanità Federico Riboldi.
Donazioni: grande performance
Il 2025 è stato un anno positivo per le donazioni. I donatori sono stati 172 (39,3 per milione di popolazione – pmp), il secondo miglior risultato di sempre. Nello scenario nazionale la nostra Regione si pone ancora una volta fra le migliori per procurement di organi.Tutti i programmi si sono consolidati. I donatori di organi con cuore battente (DBD) sono stati 132; il 30% di queste donazioni sono avvenute negli ospedali senza neurochirurgia, dimostrando che la donazione di organi può avvenire in ogni ospedale con Terapia Intensiva.
I donatori di organi a cuore fermo (DCD) sono stati 40, con un incremento del 42% rispetto al 2024; gli ospedali autorizzati ad eseguire questa forma di donazione molto complessa per tecnica e organizzazione sono il San Giovanni Bosco, Molinette e Maria Vittoria di Torino, l’Ospedale di Alessandria, l’Ospedale di Cuneo, l’Ospedale di Novara, l’Ospedale di Rivoli e l’Ospedale di Savigliano; in queste strutture avvengono altresì i prelievi dei donatori identificati in numerosi ospedali della Rete (nel 2025 a Chivasso, CTO, Orbassano, Moncalieri). I donatori di cornee sono stati 1.217, dato che conferma i valori del 2024. Questa forma di donazione ha visto coinvolti anche gli ospedali privi di rianimazione, numerosi reparti di cure oncologiche e Hospice, per il forte valore consolatorio insito nella donazione. Le opposizioni alla donazione sono state al 26,6%.
Il focus sui trapianti
L’eccellente risultato registrato nel numero di donazioni, unito alle competenze del Centro Regionale Trapianti e alla capacità tecnica e gestionale dei centri trapianto, ha permesso al Piemonte di raggiungere il miglior risultato di sempre, pari merito con il 2023. Nel 2025 sono stati effettuati 536 interventi, per un totale di 581 organitrapiantati, 5 volte in combinazioni simultanee nello stesso ricevente, i cosiddetti trapianti “combinati”: presso l’ospedale Molinette sono stati eseguiti 2 trapianti combinati rene-fegato, 2 rene-pancreas e 1 cuore-fegato. La Città della Salute e della Scienza di Torino si conferma al vertice dell’attività trapiantologica in Italia, con un totale di 488 trapianti eseguiti nel 2025: 482 presso l’ospedale Molinette e 6 presso l’Ospedale Pediatrico. Dato record per Città della Salute, miglior risultato di sempre, con 39 interventi in più (aumento del 9%) rispetto al 2024 (449 totali) e meglio del 2023, quando erano stati 468.Il centro trapianto di fegato, con i suoi 194 trapianti, e il centro trapianti di rene, con i suoi 240 interventi (235 alle Molinette e 5 all’Ospedale Pediatrico), si confermano ai vertici nazionali. Molto rilevanti i risultati per il trapianto di cuore, con 32 trapianti effettuati alle Molinette – che comprendono 4 organi da donatori DCD – e 1 presso l’Ospedale Pediatrico, nonché per il trapianto di polmoni, con 24 interventi realizzati. Unica altra sede di trapianto in Piemonte, l’Ospedale Maggiore della Carità di Novara ha effettuato 48 trapianti di rene, con un lieve incremento rispetto ai numeri del 2024.
La qualità dei programmi di trapianto è in linea con i migliori standard internazionali. La donazione da vivente, realtà importante in Piemonte, ha visto 14trapianti di rene e due trapianto di fegato.
Il trapianto di tessuti migliora la qualità della vita e la nostra Regione si distingue anche in questo ambito: le Banche dei Tessuti sono attive per tutte le richieste dei chirurghi specialisti, e i trapianti del 2025, oltre 1.300, confermano i valori del 2024.Nel corso del 2025, 2.144giovanissimi si sono messi a disposizione per donare le loro cellule staminali emopoietiche o CSE (midollo osseo); questo loro gesto ha portato il numero di donatori attivi nel Registro Piemontese al totale di 61.624.

Il Piemonte si conferma un punto di riferimento a livello nazionale non solo per l’elevato volume di attività trapiantologica, ma anche per il contributo fornito in diversi ambiti strategici. La regione ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo di protocolli e linee guida nazionali e europee, tra cui i nuovi programmi di allocazione degli organi, il registro della malattia renale cronica e le Linee Guida Europee sulla Biovigilanza nei trapianti di Organi, Tessuti e Cellule. Inoltre, si distingue come centro di eccellenza per la diagnosi di malattie genetiche che possono beneficiare del trapianto, rafforzando così il proprio valore nel panorama sanitario nazionale.Malgrado l’impegno e i risultati della rete trapiantologica, sono ancora molti i pazienti che attendono di ricevere un organo nelle nostre liste: al 31 dicembre del 2025 ne registriamo 622 in attesa di trapianto di rene, 71 di fegato, 156 di cuore e 72 di polmone.È dunque ancora forte il dovere e l’impegno di cura verso questi pazienti.

Responsabili dei Programmi

La Regione ringrazia iresponsabili dei programmi di trapianto e alle loro equipe mediche ed infermieristiche. Per la Città della Salute di Torino sono: Luigi Biancone per il trapianto di rene nell’adulto, Mauro Rinaldi per i trapianti di cuore e polmoni, Renato Romagnoli per i trapianti di fegato e di pancreas, BrunoGianoglio per quello renale pediatrico e Carlo Pace Napoleone per il trapianto di cuore pediatrico.Per l’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, il responsabile del programma di trapianto renale è Vincenzo Cantaluppi.

“7 spose per 7 fratelli”, il musical che avete sempre sognato

All’Alfieri, repliche sino a domenica 1° marzo

L’assistere a “7 spose per 7 fratelli” – le radici nel film di Stanley Donen del 1954, un brillante trio di sceneggiatori tra cui la Frances Goodrich del “Diario di Anna Frank”, della “Vita è meravigliosa”, del “Padre della sposa”, una vulcanica interprete Jane Powell, già un avvio quattro anni fa con tappe quasi tutte sold out e un’affluenza di 100.000 spettatori – significa (se ancora ce ne fosse necessità) andare incontro a una doppia conferma. Che il binomio teatrale Fabrizio Di Fiore/Luciano Cannito, produttivo e registico, continua a funzionale a meraviglia, una stupefacente macchina da guerra (pacificissima) che si mette più volte in campo nel corso della stagione e aziona forze di prim’ordine, di passione, di un lavoro estremamente visibile, in quel campo del musical che ci avevano promesso, all’epoca del loro ingresso a Torino, sul palcoscenico dell’Alfieri (con il confratello Gioiello, più adatto alle pagine della prosa), di rinfrescare appieno, anche con quelle prime nazionali per cui sino a oggi hanno pienamente mantenuto le promesse. Una macchina da guerra che non bada a sforzi e spese, che allinea primizie o ama rispolverare quei titoli “antichi” che continuano a macinare curiosità e successi, sempre operazioni fatte con eleganza, con agilità, con una propria e completa ragion d’essere, con quella autentica possibilità di circuitazione che può viaggiare in qualsiasi parte del territorio italiano (e non? un affascinante made in Italy); una piacevolissima macchina da guerra che guarda alla totale preparazione, che allinea scene e costumi di prim’ordine, che per l’occasione accampa una compagine d’attori/cantanti/ballerini infaticabile e non comune di oltre venti compagni di lavoro, dai più importanti a quanti sono nella seconda fila durante i saluti finali, senza contare l’attento gruppo tecnico attento a ogni particolare.

Ed è la conferma (se ancora ce ne fosse necessità) di una vera attrice di teatro leggero, cantante e ballerina senza intoppi altresì, una sorta di Delia Scala del nuovo millennio, un viso che s’esprime in cento espressioni e più, un corpo che si muove senza far trasparire fatica o cliché, una donna che s’imprime con attenzione e con forza sulle tavole di un palcoscenico, che rende davvero intelligentemente ogni personaggio che tocchi (aspettatela a fine marzo, sempre all’Alfieri, e sognatevela come Adriana in “Rocky”): Giulia Ottonello è qui Milly, con i suoi messaggi di femminismo calato tra le montagne dell’Oregon di metà dell’Ottocento, con l’innocenza e l’amore, con la simpatia e l’umanità e la saggezza soprattutto ad aggiustare ogni situazione, una calamita per il pubblico ad ogni canzone, ad ogni esibizione. Trova un partner massiccio e felicemente ironico, sbrigliato quanto basta, questa volta sin dai primi momenti, a rivestire i panni del boscaiolo Adamo, in Mario Ermito, eremita lassù in compagnia di quei sei fratelli – l’irsuta famiglia Petipee – che gli sono venuti appresso, per cui il padre – nell’intenzione di completare l’alfabeto – ha iniziato a compilare un elenco in ordine alfabetico ponendo un alt alla G di Gedeone, un eremita che sceso un giorno in città t’agguanta la Milly, colpo di fulmine immediatamente ricambiato, per portarsela tra le bianche vette. A rassettare, a lavare, a cucinare per gente affamata e che mai ha visto un barbiere e forse una vasca da bagno: ma lei non vorrà certo essere scambiata per la serva di casa e saprà ben muoversi e destreggiarsi in perfetto omaggio al suo stato di donna. Come la storia proceda con l’innamoramento dei tanti fratelli e delle amiche della sposa, ognuno l’ha appreso dal film e da edizioni precedenti.

Cannito – il secondo membro di quella prima conferma, collaborazioni alle spalle con nomi di prima grandezza, da Roberto De Simone a Dalla, da Carla Fracci a Zeffirelli a Rostropovich -, che deve amare il cinema e che va a riscoprire classici hollywoodiani coinvolgendo con estrema facilità quanti, come chi scrive queste note, lo amano, anche questa volta introduce allo spettacolo con i titoli di testa – magari avessero qualche leggero incidente di tremore come una vecchia pellicola! -, lo divide su uno schermo scuro con l’annotazioni dei vari capitoli, fa rapidi cambi di scena inventando un perfetto montaggio, gioca con le scene di Italo Grassi di fronte e di sghembo (ha ragione quando rivendica il piacere di far “entrare” chi guarda nella pellicola) e altrettanto con i costumi piacevolissimi di Silvia Aymonino, imprime in primo luogo un bel ritmo alla storia e si scatena davvero quando s’inventa delle coreografie che vorresti vedere e ancora vedere, in piena ammirazione. Dove può contare sulla bravura senza risparmio di un gruppo invidiabile di ballerine e ballerini (da manuale il brano della “festa”), che all’occorrenza hanno saputo brillantemente integrarsi come attori e cantanti. Tutto è brio, è sfrenato, è invenzione, è un susseguirsi di trovate, è un travolgere le attese del pubblico, è simpatia: per una serata che si esprime in un successo, un successone davvero travolgente. Perché il pubblico, tra risate e applausi a scena aperta, ha toccato con mano quanto di fatica e di resa e di bravura, di volontà di “sorprendere”, ci sia in questo musical firmato Di Fiore/Cannito.

Elio Rabbione

Quando si dice … “Stand Up Comedy”

Quattro serate di “satira tagliente” allo “Spazio Kairos” di Torino. In programma anche un “debutto nazionale” e un’“anteprima” regionale

Dal 5 all’8 marzo (ore 21)

Eccola di nuovo! Ritorna, da giovedì 5 a domenica 8 marzo (ore 21), sul palco dello “Spazio Kairos”, teatro creato e gestito dalla Compagnia “Onda Larsen”, in via Mottalciata 7, a Torino, la “settimana della stand up comedy”. Un ritorno (diciamolo pure!) sempre molto gradito e atteso, particolarmente in tempi bui come quelli odierni, che non c’è verso di mandarli a quel paese, e che, con molta difficoltà riescono a strapparci pochissimi sorrisi e un po’ di beata spensieratezza. Ma con l’iniziativa di “Onda Larsen”, che, in questi anni sta lavorando molto per avvicinare nuovo pubblico – soprattutto giovane – al teatro andiamo sul sicuro! La risata è assicurata. Ma (attenzione!) una risata mai “sbracata”, ma sempre strettamente legata all’intelligenza della satira, quella più tagliente e costruttiva.

Spiega Riccardo De Leo, vicepresidente di “Onda Larsen”“La ‘stand up comedy’ ha il potere di esplorare sentieri impervi, difficili e si colloca in una zona ibrida tra spettacolo, ironia del presente e comicità. Quando abbiamo deciso di organizzare la nostra stagione e in particolare la settimana della ‘stand up’ abbiamo ragionato così: fin dove possiamo spingere con il pubblico a ridere? Dov’è il confine con tra ciò che è verità e ciò che è spettacolo? Fino a dove possiamo osare noi come artisti e fare in modo che il pubblico si innamori del teatro?”.

Nasce da queste sagge domande la “quattro giorni”, comprensiva di “quattro spettacoli”, programmata dalla “Compagnia Teatrale” torinese, operante in quartieri non proprio “facili” della Città, a cavallo fra “Barriera di Milano”, “Regio Parco” e “Aurora”. Ancora De Leo“Tenendo sempre presente che la risata è per noi il miglior veicolo per lanciare messaggi, abbiamo scelto spettacoli che sono unici nel loro stile e capaci di arrivare al cuore dello spettatore. Quattro appuntamenti per sì ridere ma anche per ricordarsi che l’irriverenza unita all’ironia, è la migliore arma contro l’impigrimento mentale”.

Ad aprire le danze (giovedì 5 marzo) sarà la giovane attrice torinese (per lei un debutto nazionale), Giulia Pont che, lo scorso anno, qui firmò tre “sold out”, con “Jukebox Comedy”, per la regia di Claudia Carucci; poi (venerdì 6 marzo) tocca al milanese Walter Leonardi con “Recital (Best of)”, Produzione “buster”, quindi (sabato 7 marzo) torna allo “Spazio Kairos” il torinese Francesco Giorda presentando (in anteprima regionale) “Oh my gods!”, Produzione “Teatro della Caduta”. A chiudere (domenica 8 marzo), un nome amatissimo, Paolo Faroni, con “Flusso d’incoscienza”, per la regia di Elisabetta Misasi.

Così i quattro presentano le loro pièces:

Giulia Pont“La domanda ‘Che musica ascolti?’ mi ha sempre gettato nel panico: non serve a rompere il ghiaccio, ma a giudicarti. Comicità, musica e ansia si mescolano per dare vita ad una ‘playlist’ di disagi. E l’elenco non finisce qui …”.

Walter Leonardi“Uno spettacolo libero, libero da linee drammatiche, libero da linee comiche e libero da linee di qualsiasi forma lineare / Fa ridere, commuove, ci si incazza ma se si sta attenti a volte si gode di poesia / Ovvero di bellezza / Ovvero ci si diverte …”.

Francesco Giorda. Di lui scrive Maura Sesia (sipario.it): “C’è sempre da ridere con Francesco Giorda […] Ma tutto ha una misura, ‘tout se tient’, ed il gioco a cui l’attore fa partecipare i suoi interlocutori è molto serio”.

Paolo Faroni: “ ‘Flusso d’incoscienza’ si ispira al famoso ‘Flusso di coscienza’ di Joyce. Un’ispirazione così forte che non ho dovuto nemmeno leggere i suoi libri. Anzi, per dirla tutta, non ho nessuna voglia di essere cosciente sul palco, che per quello c’è già la vita. E l’incoscienza è senza dubbio l’unico modo per affrontare questi tempi intricati e paranoici. Soprattutto se vieni dalla provincia”.

Per ulteriori info: tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

g.m.

Nelle foto: Giulia Pont; Walter Leonardi (Ph. Maurizio Anderlini); Francesco Giorda e Paolo Faroni

Sciopero, treni a rischio fino a questa sera

Sciopero nazionale del trasporto ferroviario, in programma dalle 21 di venerdì 27 febbraio, fino alle 20.59 di sabato 28 febbraio. La mobilitazione è stata proclamata da alcune sigle sindacali autonome – Assemblea nazionale Pdm/Pdb, Sgb e Cub Trasporti – a cui si aggiunge uno sciopero di otto ore indetto da Usb Lavoro Privato, dalle 22 di sabato 27 febbraio.

La protesta potrebbe ripercuotersi sulla circolazione dei treni di Trenitalia, Trenord e Italo, anche se, come previsto dalla normativa, saranno garantite specifiche fasce orarie e alcuni collegamenti essenziali. Ecco le fasce orarie e treni garantiti.

Per l’alta velocità e i convogli a lunga percorrenza è stato predisposto un elenco di treni garantiti. Per quanto riguarda il trasporto regionale, sono assicurati i servizi nelle fasce protette dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. L’elenco dei treni garantiti in Piemonte è consultabile sui siti ufficiali di Trenitalia e Trenord.

Aerospazio, asse Regione–Politecnico per il rilancio di Corso Marche

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Il Piemonte rafforza il proprio ruolo di polo nazionale dell’aerospazio. Al Grattacielo Piemonte, è stato presentato il Rapporto “Cluster aerospaziale piemontese: caratteristiche e traiettorie di sviluppo”, realizzato da IRES Piemonte nell’ambito del servizio di valutazione del PR FESR 2021-2027. Nell’occasione è stata anche firmata la Lettera di intenti tra Regione Piemonte e Politecnico di Torino per la riqualificazione e rifunzionalizzazione delle aree della “Città dell’Aerospazio di Torino”.

L’iniziativa si inserisce nel solco dell’Accordo di Programma del 2019 e dei successivi atti attuativi, tra cui l’approvazione dei progetti “Manufacturing Technology Center (MTC)” e “Centro per l’aerospazio”, e rappresenta un ulteriore passo avanti nel potenziamento delle infrastrutture di ricerca, nel trasferimento tecnologico e nell’attrazione di investimenti per il comparto.

Dal Rapporto IRES emerge che l’aerospazio piemontese concentra circa il 20% degli addetti italiani del settore, confermandosi tra i principali poli nazionali. Il sistema conta una presenza significativa di grandi gruppi industriali e una filiera di circa 350 imprese, in prevalenza piccole e medie aziende ad alta specializzazione, con un forte collegamento al mondo universitario e della ricerca. Si tratta di un comparto ad alta intensità tecnologica, con investimenti in ricerca e sviluppo che sfiorano il 10% del fatturato tra aeronautica e spazio, un volume d’affari annuo di circa 8 miliardi di euro e circa 35mila occupati, oltre a una quota rilevante di esportazioni sul totale nazionale.

La Lettera di intenti siglata oggi definisce un quadro di collaborazione per sviluppare nuove azioni comuni di riqualificazione e valorizzazione di aree e immobili, con l’obiettivo di ampliare le infrastrutture dedicate a ricerca applicata, formazione avanzata e servizi alle imprese. In questo contesto, la “Città dell’Aerospazio” viene individuata come ambito privilegiato di sperimentazione dell’accordo.

Il progetto prevede in particolare il completamento e l’estensione degli interventi nell’area di Corso Marche, con nuovi spazi destinati all’ecosistema industriale e un’attenzione specifica alle piccole e medie imprese.

All’incontro hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, del sistema della ricerca e dei principali gruppi industriali, tra cui Leonardo, partner industriale strategico del polo, e Principia, soggetto gestore del fondo immobiliare che sostiene lo sviluppo della Città dell’Aerospazio. L’appuntamento ha ribadito la volontà condivisa di consolidare il posizionamento del Piemonte nelle principali roadmap europee, dall’aviazione sostenibile alla space economy, in coerenza con la Strategia regionale di Specializzazione Intelligente (S3) 2021-2027.

La Città dell’Aerospazio si conferma così piattaforma strategica per rafforzare la competitività industriale e favorire la crescita di un ecosistema ad alta intensità di conoscenza, capace di generare ricadute economiche e occupazionali sull’intero territorio regionale.

LE DICHIARAZIONI

Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, e Andrea Tronzano, assessore regionale alle Attività produttive

“Il Piemonte ha scelto di essere protagonista nello sviluppo dell’aerospazio perché questo settore rappresenta una delle traiettorie industriali più avanzate e strategiche per il futuro dell’Europa”, hanno dichiarato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore al bilancio, attività produttive e internazionalizzazione Andrea Tronzano. “La nostra filiera integra competenze aeronautiche e spaziali, innovazione e capacità produttiva. Attraverso il PR FESR 2021-2027 sosteniamo progetti di ricerca, infrastrutture tecnologiche e percorsi di certificazione per rafforzare la competitività delle imprese. La Città dell’Aerospazio è il fulcro di questa visione: un ecosistema operativo che mette in rete grandi gruppi, PMI, start up e università, e che rafforza la capacità del territorio di attrarre investimenti, talenti e nuove opportunità di sviluppo”.

Alessandro Ciro Sciretti, presidente di IRES Piemonte

“I dati confermano la solidità e la centralità del cluster aerospaziale piemontese nel panorama nazionale, per dimensione, intensità tecnologica e capacità di integrazione lungo l’intera filiera. Le trasformazioni tecnologiche, industriali e geopolitiche in atto pongono sfide rilevanti, ma aprono anche nuove traiettorie di innovazione e sviluppo. Il lavoro svolto da IRES Piemonte mette a disposizione un quadro aggiornato su struttura produttiva, occupazione e dinamiche competitive, come strumento utile a supporto delle scelte della Regione e al rafforzamento di un settore strategico per la competitività del Piemonte”, dichiara il presidente di IRES Piemonte Alessandro Ciro Sciretti.

Stefano Corgnati, rettore del Politecnico di Torino

“La lettera di intenti firmata oggi si colloca in un quadro di rafforzamento della collaborazione in corso tra Politecnico di Torino e Regione Piemonte. Dotarsi di strumenti di questo tipo ci consente infatti di facilitare l’insediamento di nuovi spazi per l’innovazione, fondamentali per attrarre sul nostro territorio non solo imprese ma anche enti di ricerca e talenti”, commenta il rettore del Politecnico Stefano Corgnati, ricordando come il settore dell’aerospazio rappresenti oggi un tema centrale, di forte attrattività.

Giancarlo Mezzanatto – SVP Strategy & Innovation Divisione Aeronautica, Leonardo

“Il Piemonte è uno dei baricentri strategici dell’aerospazio italiano ed europeo, e Leonardo ne è il principale motore industriale e tecnologico. Con circa 4.800 addetti sul territorio e una filiera che coinvolge quasi 400 imprese, in larga parte PMI, contribuiamo in modo determinante alla forza produttiva e alla competitività dell’ecosistema regionale, che rappresenta il 30% dell’industria hi-tech piemontese.

La Città dell’Aerospazio di Torino è una straordinaria opportunità per consolidare il ruolo di Torino e del Piemonte come polo di eccellenza tecnologica e industriale, riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Leonardo, responsabile dell’Aircraft Innovation Center nell’ambito del progetto, ha realizzato laboratori dedicati all’innovazione di prodotto e di processo nell’intero ciclo di vita del prodotto aeronautico, con soluzioni basate su intelligenza artificiale, supercalcolo e digitalizzazione” ha detto Giancarlo Mezzanatto – SVP Strategy & Innovation Divisione Aeronautica, Leonardo.

Igor De Biasio, amministratore delegato di Principia

“Questo progetto – dichiara Igor De Biasio, amministratore delegato di Principia – rafforza un ecosistema che integra università, ricerca, innovazione e impresa, creando insieme alle istituzioni le condizioni per attrarre sul territorio investimenti e competenze di alto profilo. Principia, che ha come principale azionista il Ministero dell’Economia e delle Finanze e opera per migliorare l’efficienza della funzione pubblica e l’efficacia del coinvolgimento dei privati nei progetti di trasformazione urbana, guarda con grande interesse a questo percorso e conferma la propria disponibilità a collaborare allo sviluppo dell’iniziativa, portando l’esperienza maturata nello sviluppo del Milano Innovation District”.