Sarà quello di Torino il primo ateneo ad avere una cattedra in storia dell’ omosessualità. Verrà avviata nell’anno accademico 2017/2018 nell’ambito del corso in Dams -Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo, all’interno del Dipartimento di Studi Umanistici e sarà esame a scelta disponibile per tutta l’università subalpina.
Oggetto del corso la storia culturale dell’omosessualità, le trasformazioni in età contemporanea, dal XVIII secolo fino ad oggi tra Europa e Stati Uniti. Particolare attenzione verrà riservata alla produzione culturale dei movimenti storici di liberazione omosessuale e all’attivismo LGBT. La docenza a contratto spetterà a Maya De Leo. Il nuovo corso è stato ideato dal professor Antonio Pizzo, docente di storia dello spettacolo.
(foto: il Torinese / archivio)
Sabato 28 ottobre, ore 18
possibilità ai protagonisti, ai collaboratori, ai volontari e ai cittadini di raccontare aneddoti, storie, emozioni legate al proprio coinvolgimento nelle iniziative di “Progetto Cantoregi”. L’attività della compagnia prende il via nel 1977 (nel 1999 l’approdo a Racconigi e l’inizio di collaborazioni che investono l’intero sistema sociale del luogo), grazie all’idea del regista e autore Vincenzo Gamna di creare un teatro popolare capace di coinvolgere tutta la comunità nelle varie fasi di preparazione e realizzazione di una pièce, una sorta di autodramma sul modello del gruppo del “Teatro Povero” di Montichiello in Val d’Orcia. «Progetto Cantoregi – spiega il
presidente Marco Pautasso – trae la propria denominazione da un progetto, commissionato dai Savoia nel XVIII secolo, per la costruzione di un teatro nella città di Carignano, ideato dall’architetto Pietro Maria Cantoregi. Assumendo il nome di Progetto Cantoregi, la compagnia ha inteso affermare la propria vocazione progettuale, volta ad una teatralità popolare, vagante, senza fissa dimora, come in una perenne bohème di ricerca. Le sue proposte espressive si ispirano
in particolare alla storia contadina e degli eroi del quotidiano».
Nella campagna chivassese, in frazione Castelrosso, i carabinieri hanno trovato due cadaveri.
sindaci hanno invocato il blocco inutile senza intervenire sugli impianti di riscaldamento in modo credibile. Solo Fassino non cedette alla demagogia dei Verdi . Adesso la sindaca Appendino vuole addirittura che non si mettano in funzione gli impianti di riscaldamento . Oggi ci sono torri che” mangiano” l’inquinamento ,un po’ come le candele mangiafumo. Sono una soluzione che andrebbe sperimentata. Soprattutto un provvedimento elementare e di efficacia immediata , in assenza di piogge, sarebbe
lavare le strade. Possibile che non venga in mente? Tutto il clamore suscitato può invece coprire quello provocato dal secondo avviso di garanzia, usando il tema della salute dei torinesi per la propaganda? Se così fosse apparirebbe piuttosto abietto. Finora la sindaca non ci ha ancora invitato ad andare in bicicletta come ai tempi di Achille Starace ma ha già predisposto le piste , usando strade in cui le auto sono costrette alla follia dei 30chilometri orari. Invece di pensare a nuove piste ciclabili pensi a lavare le strade quando non piove. Un provvedimento utile, immediato, senza creare allarmismi tra la gente.
“Una dura prova per le nostre squadre della Protezione civile e dei Vigili del fuoco che però si stanno dimostrando all’altezza”
Questo ciclo del progetto, ideato e varato dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna Onlus, di cui è Presidente la Prof.ssa Chiara Benedetto, in collaborazione con l’ AVO-Associazione Volontari Ospedalieri, si colora di note jazz
Ospedalieri, si colora di note jazz. La Comunità degli Artisti Jazz infatti, capitanata dal regista Raimondo Cesa ( si ricordano lavori teatrali come Jazz Commedia e Barrelhouse ,citati, tra l’altro, nel libro di Marco Basso “Torino è la città del Jazz”) si è offerta di sposare, arricchendolo, il progetto delle “vitamine”. Trentacinque artisti jazz scendono in campo da qui a fine anno, portando a quasi cento gli appuntamenti 2017 del progetto “Vitamine musicali”, realizzati da 130 musicisti provenienti da una rete di dodici istituzioni culturali. Altrettanti musicisti jazz stanno già collaborando alla programmazione 2018. ” Assisteremo ad una invasione pacifica di artisti che con il loro contributo confermano l’importanza di questa musica nella storia culturale della nostra città – ha affermato Raimondo Cesa, presentando il progetto con il Varaldo-Taufic-Silveira Trio – La musica è conversazione, comunicazione in armonia. Il jazz in particolare è condivisione continua sia tra gli stessi musicisti sia tra musicisti e pubblico “. “E’ ormai dimostrato che un ambiente piacevole e rilassante e la partecipazione culturale attiva
contribuiscono ad attenuare gli effetti negativi dello stress – ha sottolineato la Prof.ssa Chiara Benedetto – D’altra parte la “salute” è da intendersi non soltanto come assenza di malattia, ma come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Ne vediamo gli effetti attraverso le trasformazioni avvenute grazie alle arti nei luoghi di attesa, di transito e nei reparti dell’ospedale S.Anna”. Le “Vitamine musicali” sono ad oggi
autofinanziate dai cantautori dell’Associazione Magica Torino con Ars Nova, dai cantanti del Teatro Regio e i Maestri della Filarmonica, dagli studenti del Conservatorio”Giuseppe Verdi”, dai musicisti di Xenia Ensemble e di S.Pelagia, dalle energie di Festival Mito in Città e di Adotta un pianista, oltre a musicisti come Anton Mario Semolini e Mario Calisi. Alla presentazione dell’entrata del mondo del jazz in ospedale sono intervenuti anche Loredana Segreto, Direttore Generale dell’Università di Torino, Massimo Giovara, consigliere comunale in rappresentanza della Sindaca Chiara Appendino, Marco Basso, giornalista e critico musicale,Sendy Ghirardi, ricercatrice dello IULM di Milano.
A un anno dallo sblocco del turn over
Sindacato dalle Aziende, riferiti all’anno 2015, dicono che gli infermieri piemontesi hanno generato in un anno più di un milione di ore straordinarie e accumulato più di 220 mila giornate di ferie residue. Insomma, gli infermieri stanno lavorando anche per 1500 unità che non ci sono. Inoltre, in questi ultimi anni l’età media del popolo infermieristico piemontese ha raggiunto i 50 anni, il che significherebbe che a 60 anni si continua a turnare anche di notte. “È importante che le ASL abbiano recepito dai
sindacati l’indicazione di limitare forme precarie di lavoro e stabilizzare il personale, come l’Assessore Saitta ha fatto sapere” – dichiara il Segretario di Sinistra Italiana Grimaldi. – “L’Assessore ha sollecitato le aziende sanitarie a fornire le informazioni necessarie. Ora sappiamo anche che l’ASLTO1 assumerà 85 infermieri entro l’anno e che l’ASLTO5 ne assumerà 25. Tuttavia non è possibile che, a ormai un anno dallo sblocco del turn over, non siano chiari i termini e i tempi del piano assunzioni, né si possa disporre di una mappatura ASL per ASL delle carenze rispetto alle reali esigenze, che possa garantire un rapporto infermiere/paziente ottimale ed evitare il sovraffollamento dei DEA”.
Una delegazione del sindacato delle professioni infermieristiche (Nursind) è stata ricevuta dal presidente del Consiglio regionale del Piemonte Mauro Laus.“Ringrazio per i toni pacati con cui si è svolto l’incontro. Mi farò parte attiva per facilitare l’interlocuzione tra voi, la Giunta regionale e l’assessore competente”