redazione il torinese

Chiamparino: “Il Salone è una grande rivincita”

Dall’ospedale delle Molinette, dove si trova per un intervento urgente ma non grave, il presidente della Regione, Sergio Chiamparino parla del Salone del Libro: “E’ una “grande rivincita e la certezza che il futuro della manifestazione si appoggia su un solido presente. Questo è il miglior stimolo per continuare a lavorare e a trovare le risorse per garantire la continuità e la solidità che il nostro Salone, il Salone di Torino, e non solo, meritano”.

Il tempo del perdono di Fernando Aramburu

Domenica 13 maggio, poche ore prima di essere insignito del prestigioso Premio Strega Europeo per il suo romanzo “Patria”, uscito in Spagna nel 2016, Fernando Aramburu ha presentato i suoi libri in un incontro partecipato, tenutosi presso il Salone Internazionale del Libro di Torino

Aramburu, nato a San Sebastian nel 1959, ha affrontato con coraggio la questione dell’Eta (Euskadi ta Askatasuna), organizzazione armata terroristica il cui scopo era l’indipendenza del popolo basco, dandone una visione unica che tiene conto di tutti i punti di vista della società.In “Patria” e in “Anni lenti”, in fondo due pezzi della stessa storia, le vicende e i drammi umani di vittime e carnefici si intrecciano e si annodano, regalandoci l’immagine di un mondo in cui i semplici rapporti tra vicini di casa che si stimano, che si apprezzano e si ammirano, che si frequentano, in un attimo, vengono lacerati dal terrorismo che li costringe quasi a scegliere da che parte stare, attraendo molti con false dottrine e false lotte.Nel 2012 l’ETA depone le armi e al tempo della violenza dovrebbe seguire quello della pacificazione e del perdono, tuttavia il tempo del perdono di presenta disagevole, difficile, complesso, dilatato e sembra non chiudersi mai perché nessuno crede in un perdono pubblico, davanti alle telecamere. La riconciliazione deve avvenire in modo più intimo, il cambiamento deve partire dall’anima di coloro che hanno vissuto questa storia, una storia che si è intrecciata alle singole vite.

Nella folla di personaggi che animano le vicende di “Patria” emergono prepotentemente le figure di due donne, di due madri, di due mogli. Da un lato Miren, la madre di un ragazzo che si è unito all’Eta e che è diventato un terrorista, pronta a giustificare e a difendere sempre e a qualunque costo il figlio, quasi accecata da una sorta di fanatismo, e dall’altra Bittori che parla con il marito, Txato, che non c’è più, un imprenditore vittima di un attentato. Bittori, dopo tanti anni, vuole provare ad abitare il tempo del perdono e lo fa tornando nei luoghi in cui è vissuta con il marito, riaprendo la casa, facendosi rivedere per le strade alla ricerca di una riconciliazione necessaria a lei, ma anche a tutti coloro che sono stati protagonisti di quei fatti. Aramburu ha spiegato che uno scrittore deve sforzarsi di entrare nella testa dei suoi personaggi e deve raccontarne la storia senza giustificare, ma nemmeno giudicare perché questo non gli compete. Spesso si arriva a giustificare tutto in nome di un’idea e ci si lascia indottrinare senza rendersene conto. La propaganda, in quegli anni, era molto forte e il fascino eroico dei detenuti dell’Eta che, nelle fotografie, apparivano sempre giovani e belli affascinava e attraeva. Purtroppo è accaduto spesso, nel corso della storia, che tutto venga giustificato e accettato in nome di un’idea. L’identità che ci lega alla nostra terra, alla lingua, alle usanze, che ci riporta alla mente ricordi dell’infanzia e del passato può essere deformata dall’indottrinamento che finisce per imporre una visione deviata ed estremista delle cose, creando i nazionalismi che possono sfociare in azioni violente. Lo scrittore basco ha confessato di non aver aderito all’Eta perché, pur non essendo credente, l’educazione cristiana, ricevuta dalla famiglia, l’aveva formato a criteri morali che gli impedivano di credere che si potesse costruire una società migliore togliendo la vita a qualcuno. Inoltre, vivere in una grande città, anziché in un piccolo paese, come quello che ospita i personaggi di “Patria”, gli ha consentito una maggiore libertà di scelta.Fernando Aramburu ha confessato di non sapere perché il suo romanzo abbia avuto tanto successo e ha ammesso che forse, semplicemente, era necessaria una storia così. In un capitolo del libro la vedova Bittori dice: “Perché credi che sono ancora viva? Ho bisogno di quel perdono. Lo voglio e lo pretendo, e fino a quando non lo avrò non penso di morire.” “Non è orgoglio. Non appena metterete la lapide sulla tomba e sarò col Txato, gli dirò: quell’idiota si è scusato, adesso possiamo riposare in pace.” Occorre costruire una memoria, fare i conti con il passato e tentare di andare avanti, è neccessario farlo per i superstiti e per le generazioni che verranno.

 

Barbara Castellaro

 

 

 

Ikea per il Wwf

Dal 16 al 27 maggio IKEA Torino donerà 1€ al WWF per ogni articolo acquistato tra le serie DJUNGELSKOG e URSKOG: prodotti che, ideati in collaborazione con l’associazione, sono stati realizzati con l’utilizzo di cotone proveniente da coltivazioni sostenibili. Nello stesso periodo sarà donato 1€ al WWF per ogni menu Bimbi Biologico venduto al ristorante e i clienti potranno sostenere l’associazione con una donazione volontaria alla cassa. Dal 2005, IKEA è scesa in campo a sostegno del WWF per migliorare i metodi di produzione del cotone, aderendo a Better Cotton Initiative (BCI), l’iniziativa che promuove la diffusione di tecniche di coltivazione più sostenibili sia per l’ambiente che per gli agricoltori. Grazie a corsi e iniziative di formazione, IKEA insieme alle Onlus ha aiutato più di 100.000 agricoltori a imparare metodi di coltivazione più sostenibili, che hanno permesso loro di ridurre i costi, aumentare i margini di guadagno e migliorare le proprie condizioni lavorative.

Trapianto di rene su paziente sveglio

E’ stato effettuato un trapianto di rene su un paziente sveglio di 40 anni, affetto dalla Sindrome di Prune-Belly, una malattia rara congenita, presso l’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. L’intervento, durato quasi 5 ore, è avvenuto senza anestesia generale, ma con sola anestesia combinata peridurale e spinale

La Sindrome Prune-Belly è una rara sindrome congenita, caratterizzata da assenza dei muscoli addominali, anomalie delle vie urinarie, ipotonia vescicale, megauretere, criptorchidismo o agenesia testicolare, ipertensione arteriosa e malattia renale cronica ingravescente. A questi si possono associare eventualmente altri aspetti, come una malformazione del disegno toracico nota come “pectus excavatum” che può portare ad insufficienza respiratoria. L’incidenza è stimata da 1 ogni 35.000 a 1 ogni 50.000 nati vivi e riguarda prevalentemente il sesso maschile (97%).

L’insufficienza renale cronica porta alla necessità di dialisi ed alla valutazione della fattibilità di un trapianto di rene, che si presenta come un’ardua sfida dal punto di vista chirurgico in considerazione del quadro addominale ed urologico. In questo caso si è aggiunta la presenza di “pectus excavatum” con un’insufficienza respiratoria di tipo restrittivo, che ha reso impossibile effettuare un’anestesia generale e pertanto ha escluso la possibilità di effettuare un trapianto renale in modo tradizionale. L’unica possibilità è stata quella di ricorrere ad una anestesia combinata peridurale e spinale a paziente sveglio, considerando però la eccezionalità e l’estrema difficoltà relative all’effettuazione stessa di questo tipo di anestesia per le anomalie della colonna vertebrale e la complessità chirurgica addominale ed urologica di questo paziente, che ha portato ad un intervento durato quasi 5 ore. L’anestesista che ha perfezionato questa tecnica e permesso di mantenere il paziente in anestesia spinale per tutto questo tempo è il dottor Fabio Gobbi, dell’équipe diretta dal dottor Pier Paolo Donadio, ed i chirurghi che hanno potuto quindi effettuare lo straordinario intervento sono il dottor Omidreza Sedigh (Urologia universitaria diretta dal professor Paolo Gontero) ed i dottori Aldo Verri e Caterina Tallia (Chirugia vascolare ospedaliera diretta dal dottor Maurizio Merlo). L’intervento è perfettamente riuscito ed il paziente è attualmente degente presso il reparto di Nefrologia universitaria diretta dal professor Luigi Biancone. Nonostante le malattie rare rappresentino il 6 – 8% della popolazione europea, negli ultimi dieci anni presso l’ospedale Molinette di Torino sono state trapiantate di rene circa 250 persone affette da malattie rare non glomerulari negli utlimi dieci anni. Commenta il professor Biancone: “E’ un dato che abbiamo rilevato recentemente, sicuramente legato all’effetto – Centro a livello nazionale per trapianti di rene complessi, ma anche alle competenze ed all’esperienza di fondo per la gestione delle malattie rare indipendentemente dai trapianti che ha questo ospedale e che emerge alla prova dei fatti”.

 

 

 

Strategie militari degli antichi romani

Sabato 19 maggio alle ore 16 nella sala Kolbe, Convento di San Francesco, I piano, piazza San Francesco 3 a Susa la Segusium Società di Ricerche e studi valsusini presenta un evento di archeologia sperimentale con Marco Berardinelli (Habemus in cena), la posca come strategia militare e Filippo Crimi (Legio VIII Augusta), il lavoro militare delle legioni romane. Ospite d’onore Gabriella Pantò, in rappresentanza dei Musei Reali di Torino. 

Empowerment femminile

Mercoledì 16 maggio, dalle 11 alle 13, Sabrina Allegra, sociologa freelance, fondatrice e Presidente della neonata associazione Women Social Inclusion, presenterà il progetto “Percorsi di Empowerment Femminile”, realizzato in stretta sinergia con l’ Associazione Rete al Femminile Torino

Grazie alla preziosa collaborazione con alcune professioniste della Rete al Femminile, associazione di promozione sociale di libere professioniste, realizzeremo un percorso multidisciplinare che intende offrire alle partecipanti strumenti teorici e pratici per promuovere consapevolezza e supporto nella vita di noi donne.Un’occasione di formazione e riflessione in tema di genere e di empowerment per contrastare qualsiasi forma di violenza e/o discriminazione basate sul genere.

IL PROGRAMMA E LE SEDI

 

Mercoledì 16 maggio dalle ore 11 alle 13 presso Toolbox Coworking in via Agostino da Montefeltro, 2, 10134 Torino: Conferenza di presentazione del progetto “Percorsi di empowerment femminile”Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

 Link evento facebook: https://www.facebook.com/events/1226407500829442/

Il successo del Salone tra problemi di logistica e tardivi digitali

Il primo giorno accedere al Salone del Libro di Torino è stato uno strazio così come trovarne la porta per uscire. Questione di logistica e di informazioni che non circolavano fra gli addetti, ma anche di personale insufficiente per gestirne il flusso

A parte questo, il Salone è stato un successo (meritato) e prevedibile, ma anche superiore alle aspettative e questo ha creato la ressa. Se non si finisce mai di imparare, vuol dire che si resta sempre giovani. Per dirla con altre parole, un novello Peter Pan e per me la sindrome di Peter non è un dispregiativo, ma un desiderio di voler essere parte del mondo, avere tanti interessi e mettersi in gioco continuamente. Chi al Salone ci è andato con questo spirito ha certamente avuto ragione delle aspettative. Per me che non sono un nativo digitale, ma un “tardivo”, data l’età, il Salone (questo più che mai) è sempre stata un’occasione per imparare…ancora. Forse, per questo, mi ha incuriosito, particolarmente, la presentazione, nello stand Hoepli, della Netlife di Francesca Anzalone, PR Manager e Digital PR per le nuove figure professionali nell’era della trasformazione digitale. L’Anzalone, fra le tantissime attività che cura (in modo eccellente), c’è pure quella dei mediatori di segni. La PR, nel web dal 1997, ha fatto del “villaggio globale” la sua casa e con questo straordinario mezzo di comunicazione che permette formazione permanente, condivisione della conoscenza e diffusione delle informazioni in tempo reale ha stretto con la Community un patto indissolubile. Non basta: alla fine degli anni Novanta ha creato “Ciberino”, un robottino che attraverso le fiabe racconta il digitale ai piccoli. Chissà perché, per assonanza, mi viene in mente il concorso il Bosco Stregato, le sue fiabe e gli ex libris. Saranno affinità elettive o più semplicemente voglia di rimanere sempre giovani?

 

Juve in festa. Allegri: “Se non mi mandano via sto qui”

Juventus in festa per lo scudetto. Mentre si svolge il carosello di tifosi in piazza San Carlo il tecnico bianconero – come riporta l’Ansa – commenta: “Se non mi mandano via io credo  di restare qui alla Juve anche il prossimo anno”. Il risultato di 0-0 con la Roma ha assegnato alla squadra bianconera il titolo di Campione d’Italia. (Foto: Claudio Benedetto – www.fotoegrafico.net)

Universo Acqua

La Biblioteca Nazionale di piazza Carlo Alberto ospita, tra aprile e maggio, un ciclo di quattro conferenze promosso dal Museo dell’astronomia Infini.To di Pino Torinese, attorno al tema dell’acqua da un punto di vista in primo luogo scientifico, ma aperto a tanti punti di vista multidisciplinari

 

La conferenza del 9 maggio scorso è partita dall’osservazione, quasi un luogo comune, che l’acqua sia fondamentale per la vita: ma perché sia così importante, quanto sia diffusa nell’universo, se possa esserci un’alternativa ad essa, da quanto tempo essa esista nell’universo sono domande che ci portano dritte al cuore della chimica, dell’astrofisica e della ricerca planetologica. Insomma, anche una sostanza così semplice, talmente elementare e scontata che per millenni filosofi naturali e scienziati l’hanno ritenuta un elemento, cosa che in realtà non è, essendo costituita da due atomi di idrogeno (parola che non a caso vuol dire “generatore d’acqua”) e uno di ossigeno, rivela risvolti sorprendenti e ancora inesplorati. La prima sorpresa è che nell’universo primordiale, e per il primo miliardo di anni, l’acqua non esisteva, per il semplice fatto che il Big Bang ha prodotto solo i primissimi elementi, i più leggeri, l’idrogeno, l’elio, il litio, un po’ di berillio e qualcosina di boro. Per l’ossigeno, come del resto per il carbonio, si sono dovute aspettare le prime stelle, nelle quali la nucleosintesi ha potuto procedere fino agli elementi più pesanti, fino al ferro e poi, a poco a poco, con il passare del tempo, tutti gli altri, cucinati nelle fornaci stellari e liberati poco a poco dalle supernove per finire cantati nei racconti di Primo Levi e studiati da fisici e chimici. Tuttavia, a volte, per capire l’universo occorre relativizzare, occorre superare le scale umane di massa, tempo, distanze, persino di abbondanze dei singoli elementi, ed entrare nella dimensione dell’enorme, del lento o del rapidissimo, del rarefatto o dell’estremamente denso: scopriamo così che, in un lontanissimo quasar, formatosi dodici miliardi di anni fa, circa un miliardo e mezzo di anni dopo il Big Bang, l’acqua c’era già e tantissima: centomila miliardi di volte quella presente sulla terra. Una quantità enorme, dispersa nei gas e nelle polveri della galassia, non certo organizzata nei rassicuranti mari o negli immensi oceani terrestri, ma riesce veramente difficile pensare che, da qualche parte non in una, ma in tantissime altre delle galassie ormai scoperte, in un vertiginoso gioco di moltiplicazioni e di inerpicarsi di ordini di grandezza che in breve ci lasciano a bocca aperta, questa non si sia raccolta su dei pianeti, creando a sua volta mari, calotte glaciali, laghi e fiumi.

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E infatti, racconta Luigi Colangeli, dell’Esa, l’ente spaziale europeo, non è necessario fare troppa strada, basta restare in quello che ormai è il nostro cortile di casa, il sistema solare, per scoprire l’acqua sulla Luna, persino sul torrido Mercurio, ai poli di Marte, probabilmente nel suo sottosuolo, dove l’acqua si nasconde dopo aver a lungo prosperato, scavato fiumi e bacini prima di evaporare a causa dell’atmosfera troppo sottile del pianeta rosso, o ghiacciare per le temperature bassissime dovute alla distanza dal Sole e all’assenza di un effetto serra naturale come sulla Terra, sempre legato all’atmosfera troppo rarefatta. Ancora più in là, i satelliti di Giove e Saturno, grandi quasi quanto i pianeti rocciosi, mondi lontanissimi in orbita attorno a giganti di gas, sembrano promettere moltissimo: è praticamente assodato che ci siano croste di ghiaccio che proteggano oceani potenzialmente di acqua fluida, mentre, ancor più distante, su Urano e Nettuno l’acqua è nuovamente presente nelle loro gelide atmosfere.C ’è sufficiente ricerca, per il nostro sistema solare, da riempire le esistenze di migliaia di scienziati alla ricerca dell’acqua, ma i nostri telescopi possono ormai fare di più e molti sono i satelliti puntati verso punti lontani della nostra galassia, dai sistemi planetari, ormai scoperti a migliaia, alle nubi di gas, e anche lì i loro spettroscopi hanno ormai individuato più e più volte le prove della presenza dell’acqua, così come, in determinati casi, addirittura di amminoacidi, i precursori delle proteine. La palla passa, sotto la guida del moderatore Attilio Ferrari, professore di astrofisica all’università di Torino, al docente di biologia Lorenzo Silengo, il quale spiega perché l’acqua sia così importante per la vita: la gran parte della sua natura speciale risiede nelle sue proprietà elettriche, nel fatto che la molecola, grazie alla diversa distribuzione delle cariche tra ossigeno e idrogeno, possa formare tenaci legami residui, i legami a idrogeno. Sono loro, resistenti a sufficienza da formare il ghiaccio, ma fragili il giusto da potersi rompere alle temperature ambiente per generare l’acqua liquida e il vapor d’acqua, a rendere l’ossido di di idrogeno così speciale: imprigionano altre molecole, facendo da solvente, e le trasportano qua e là consentendo loro di reagire, riescono a inerpicarsi nei vasi linfatici delle piante sfidando la gravità, non scivolano via dalle pareti cui aderiscono, si lasciano intrappolare dai lipidi, creando vescicole dentro le quali possono avvenire reazioni chimiche sempre più complesse, delle quali l’acqua è in un modo o nell’altro protagonista.

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In un certo senso, il segreto della vita comincia da lì, da quando una membrana ha distinto un fuori ostile, umido come i mari primordiali, ricco di sostanze in agitazione, e un dentro, dove queste sostanze possono reagire in modo controllato, produrre energia, dare vita alla vita: è lo stesso che accade ancora oggi nei citoplasmi di ogni singola cellula del nostro corpo. Rimane allora la domanda, perché, se c’è così tanta acqua nell’universo, non è facile trovare la vita? La risposta si riesce ad avere mettendo assieme tutto ciò che in questa conferenza è stato raccontato: l’acqua è fondamentale, se non unica – visto che altre molecole simili a lei, non presentano la stessa reattività, tendono a formare materia inerte o dissolversi in gas – , ma deve essere tanta, circoscritta nello spazio, deve essere in qualche modo “seminata” da altre molecole, quello che forse hanno fatto le comete e gli asteroidi nel primo miliardo di esistenza della Terra, deve probabilmente essere presente sullo stesso pianeta in tutti e tre gli stati; aeriforme, per poter essere trasportata in ogni dove e partecipare al clima; liquida, per consentire l’attivazione delle prime reazioni vitali e consentire l’evaporazione dell’ossigeno che, per i primissimi organismi fotosintetici, era un prodotto di scarto; solida, per proteggere con il ghiaccio i mari dalle intemperie dei mondi in formazione. Per avere la concomitanza di tutte queste condizioni è necessario che un pianeta si trovi a una distanza adatta rispetto alla stella cui orbita, che riceva il calore sufficiente ma non patisca escursioni eccessive: deve stare cioè nella zona abitabile, quella che per il nostro sistema solare corrisponde proprio alla posizione della terra. L’elenco delle condizioni necessarie per la nascita della vita non finisce qua, e forse perché si realizzino tutte assieme ci vuole tanto tempo, quello che purtroppo manca alla singola vita umana ma non alla ricerca, e tanta fortuna, ma l’universo è grande abbastanza da lasciarci pensare che in qualche altro suo cantuccio si sia sviluppata, chissà come, chissà a che livelli di complessità. Complicata e incredibile, la vita è una primadonna che ben si accompagna alla sua eclettica dama di compagnia, l’H2O, le cui multiformi proprietà, la sua importanza in ogni ambito della scienza e della cultura verranno ancora discusse ed analizzate il 24 di maggio, alle ore 17.30 nell’ultimo incontro sul tema, sempre alla Biblioteca Nazionale.

Andrea Rubiola

Per informazioni https://piemonte.abbonamentomusei.it/Mostre-e-Attivita/Universo-Acqua.-Conferenze

Zenica, dove “il bene” contrasta “il male”

Provate a immaginare cosa voglia dire veder arrivare amici come quelli di cui si parla in questo libro, amici che ti aiutano a guarire, che t’istruiscono su come proteggerti. Se anche con questo progetto aves­simo salvato una sola vita, il suo scopo sarebbe stato già soddisfacente. Invece parliamo di centinaia e centinaia di donne curate e salvate, oltre a quelle che, grazie a un sistema integrato di osservazione, cura e trattamento, saranno salvate in futuro”. Così scrive, a commento di “Tra il bene e il male” (Infinito edizioni,2017) , Azra Nuhefendić, giornalista di origine bosniaca che da più di vent’anni vive e lavora a Trieste. Una storia di quelle che contano, straordinariamente importante, sulla dura e quotidiana battaglia contro tumori e inquinamento a Zenica, nel lungo e difficile dopoguerra della Bosnia. A raccontarla è  RE.TE , una Ong italiana da trent’anni impegnata in un percorso che accompagna i processi di miglioramento della qualità della vita delle comunità in Africa, America Latina, Balcani ed Europa, per restituire dignità a quella parte di popolazione che vede negati ipropri diritti al cibo, all’istruzione, all’infanzia, alla salute, a un lavoro degno, alla terra. Il libro che raccoglie questa vicenda e  che – come si vedrà – lega la comunità piemontese a quella del Cantone bosniaco-erzegovese di Zenica-Doboj, è curato da Alessia Canzian con la prefazione di Lidia Menapace e l’introduzione di Maria Cinzia Messineo.

Sono molti i protagonisti di questa sto­ria “corale”, iniziata subito dopo la fine della guerra in Bosnia Erzegovina (1992-1995) e ancora non del tutto conclusa. Una storia d’impegno e solidarietà concreta che ha visto protagonisti donne e di uomini che hanno investito una parte della loro vita per realizzare un desiderio di sviluppo equo. Una realtà che ho potuto conoscere da vicino. Anni fa sono stato a Zenica, la quarta città più grande della Bosnia,  capoluogo del cantone di Zenica-Doboj. Si trova circa 70 km a nord di Sarajevo ed è circondata da colline e montagne, mentre la Bosna, il fiume che dà il nome alla nazione, l’ attraversa per intero. Lì era stato avviato un piano sanitario, partendo da una piccola località – Breza – per estenderlo a tutto il territorio del cantone, che prevedeva  un programma di screening dei tumori femminili al collo dell’utero  e l’istituzione di un Polo Oncologico presso l’ospedale del capoluogo, grazie all’aiuto e alle competenze della Regione Piemonte e della Rete Oncologica che ha sede alle Molinette, in corso Bramante a Torino. Un progetto importante perché a Zenica (circa centoquindicimila abitanti) e nel suo cantone (oltre settecento mila) non esistevano nessuna indagine epidemiologica, nessun intervento preventivo per i tumori, nessuna struttura ospedaliera che potesse offrire una cura di contrasto alle neoplasie in regime di  day hospital. Per curarsi ( chi poteva economicamente permetterselo, ovviamente) occorreva andare a Sarajevo o a Zagabria, in Croazia. Così, con un lungo e paziente lavoro, nel maggio del 2008, è stato inaugurato il Polo oncologico dell’ospedale cantonale di Zenica, come logica continuazione dell’esperienza pilota di screening oncologico avviata anni prima nel Comune di Breza e nel Cantone. Un progetto che ha permesso la totale ristrutturazione di un ala dell’edificio della casa di cura per ospitare il reparto di oncologia e lo svolgimento delle attività di formazione in Serbia, a Belgrado,  e in Italia, aTorino, per i medici e per gli infermieri. Oggi l’ospedale cantonale di Zenica, grazie a questo lavoro, alle verifiche ed alla progettazione di percorsi diagnostico-terapeutici svoltisi in questi anni, può disporre di un servizio di oncologia provvisto di posti letto di ricovero ordinario, di day hospital e di spazi dedicati all’attività ambulatoriale. E siccome da cosa nasce cosa, è stata avviata la nuova anatomia patologica, rinnovata nei locali e nelle attrezzature, ed è entrata in funzione la radioterapia. Un’importante e insperata opportunità di avere una possibilità di cura contro i tumori per i cittadini di una delle città più inquinate e a rischio sociale dell’intero Paese. Anni di cooperazione decentrata vengono narrati in un racconto che dimostra come nascono, prendono avvio, si evolvono e giungono a felice compimento i buoni progetti di cooperazione internazionale. Un esempio positivo di contrasto al problema di fondo, all’eredità “nera” della guerra nei Balcani che ha prodotto un “buco nell’anima”: il disagio e le depressioni, i suicidi, il diabete e il “male oscuro”  del cancro, originato dalla pessima alimentazione, dall’uranio impoverito dei proiettili che anche in Bosnia sono stati sparati. Un pessimo lascito che pesa come un macigno.

Marco Travaglini